Fra mosaico e fotografia, qual è lo stato dell’arte del Mar?

Fausto PiazzaSebastiao Salgado è fra i più celebri e stimati fotografi del mondo. Le sue immagini naturalistiche capaci di ritrarre un’umanità dolente e commovente, fragile e perseguitata da conflitti, disastri, povertà, hanno fatto scuola. Salgado è autore di scatti in bianco e nero estremamente realistici eppure empaticamente poetici che emozionano e fanno riflettere sul nostro destino sociale e quello del pianeta. Vedere per credere la mostra “Exodus” – allestita fino al 2 giugno al Mar di Ravenna, evento di punta del Festival “multietnico” delle Culture 2024, assieme ad una nutrita serie di incontri, conferenze e performance a tema – che esprime sensibilmente, con la potenza degli sguardi di Salgado, il dramma eterno dei rifugiati, dell’emigrazione, degli esodi di massa.

Fin qui tutto bene, visto il valore estetico e documentario della mostra. Resta però, a margine, da chiedersi il senso dell’evento nell’ambito della programmazione artistica del Mar, che rammentiamo non è solo una notevole struttura espositiva e organizzativa nel campo delle arti visive, ma anche una delle più importanti istituzioni culturali cittadine. E a questo proposito vale ricordare le ormai storiche stagioni di mostre legate alle curatele di Giulio Guberti e Claudio Spadoni. L’impressione è che, in questa fase, si navighi un po’ a vista e non ci sia una direzione precisa, col rischio di offuscare l’identità e indebolire autonomia e ruolo culturale del museo. Passi l’incertezza post Covid e le attuali ristrettezze finanziarie, quale potrebbe essere l’indirizzo? Un filone su cui puntare, vista l’occasione Salgado, è la fotografia? D’altra parte, si era avviata un’indagine sul singolare fenomeno dei fotografi ravennati di fama internazionale, con le belle personali di Alex Majoli e Paolo Roversi (prima si erano visti anche Lelli&Masotti). Mancano all’appello Ettore Malanca e Guido Guidi, ma poi si potrebbe proseguire con altre rassegne del genere, dato che l’arte fotografica ha costi di allestimento relativamente contenuti.

E che dire dell’arte musiva, con suggestioni e citazioni in chiave di creatività contemporanea? L’ultima grande mostra al Mar in questa prospettiva ha proposto un’originale antologica di Alberto Burri. Perché non proseguire, al di là delle scadenze della Biennale del Mosaico Contemporaneo, su questo percorso, visto che nel museo si è anche allestita una pregevole sezione permanente dedicata a questa attuale forma d’arte? In fondo non si è sancito (urbi et orbi) che Ravenna è la “Città del Mosaico”?

Qualunque sia la visione strategica per ridare smalto al futuro del Mar sarà una missione importante nei prossimi anni per l’assessore alla Cultura Sbaraglia e il direttore del museo Cantagalli. Magari difficile ma non impossibile, quantomeno per evitare che questa istituzione si riduca ad un accessorio per esposizioni artistiche, più che contemporanee, estemporanee.

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