Le case del Popolo rinunciano a nuove slot. Rimangono le vecchie

Si attende che giungano a scadenza i contratti di locazione dei giochi negli immobili provenienti dal patrimonio degli ex Ds

Ci sono ancora slot e videoleottory nelle ex case del Popolo? Oltre a prendere una serie di impegni come primo cittadino, esattamente un anno fa Fabrizio Matteucci, in quanto iscritto al Pd, aveva espresso il desiderio che nei locali del partito o gestiti dal partito si abbandonasse il gioco d’azzardo. Più o meno in un anno. Il tema lo avevamo sollevato per primi proprio noi di R&D (prendondoci anche qualche critica piccata dal segretario del partito) osservando come due ex case del popolo gestite ora da cooperative che fanno riferimento al Pd (il Pd non ha beni immobili, quelli che erano dell’ex Pci sono stati tutti posseduti da cooperative ad hoc e da una fondazione che però assicura locali a titolo gratuito alle sedi del Pd) c’erano non solo molti bar con slot machine ma addirittura due vere e proprie sale di Videolottery, in particoalare in zona Darsena a Ravenna e a Fosso Ghiaia.

All’epoca ci era stato risposto dal Pd che tutto era fatto secondo le leggi (cosa mai messa in dubbio) senza toccare il possibile problema etico-morale-politico al riguardo. Ma dopo qualche mese, grazie appunto anche all’intervento del sindaco stesso e in generale dalle prese di posizione del Pd che in proposito ha previsto anche normative regionali, i toni sono cambiati. E dal Pd locale stesso era stato detto che nelle ex case del popolo non sarebbe stati rescissi contratti in essere per evitare penali anche gravose, ma non sarebbero state autorizzate nuove slot, né sarebbero stati rinnovati i contratti a chi dovesse continuare a utilizzarle.

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Abbiamo quindi cercato di capire dai vertici del Pd comunale a che punto sia la situazione. Segretario e tesoriera non sono aggiornati perché, ci hanno spiegato, non sono cose che riguardano direttamente il Pd in quanto soggetto giuridico, dunque abbiamo rivolto le domande a Franco Conti, presidente di Sercoop la società che gestisce i servizi per gli immobili posseduti da coop e fondazione. Dopo le opportune verifiche ci ha confermato che nulla si è mosso rispetto all’anno precedente. «È arrivata qualche nuova richiesta a cui è stato detto di no, ma non è scaduto alcun contratto in essere».

Quindi si è rinunciato a potenziali clienti. «Sì – ammette Conti – ora c’è un indirizzo politico che condividiamo e a cui ci atteniamo. È vero che attività come bar e simili sono in difficoltà, ma i guadagni non possono venire da questo genere di fonti». Insomma, davvero un cambio di linea e dunque, tra qualche anno, vedremo chiudere, anche le videolottery di Fosso Ghiaia e in Darsena, le più emblematiche, appunto della contraddizione tra gli orientamenti politici del Pd e le scelte fatte in veste di proprietari di immobili tramite le cooperative. Perché scadranno i contratti in essere che non saranno rinnovati. E forse anche perché entrambe sorgono in aree che il nuovo Rue (targato Pd) indicherà come off-limits per quel genere di attività.

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