Corruzione a Ischia? Coinvolta Cpl La coop illumina Ravenna fino al 2033

In associazione con Ciro Menotti e Gemmo nel 2013 vinse l’appalto per l’illuminazione pubblica (38 mln). Arrestato sindaco campano Pd

A capo dell’associazione temporanea di imprese (Ati) che nel 2013 a Ravenna si aggiudicò l’appalto ventennale da 38 milioni di euro per l’illuminazione pubblica del Comune c’è la cooperativa modenese Cpl Concordia coinvolta nell’inchiesta per corruzione della procura di Napoli deflagrata oggi 30 marzo a Ischia con nove arresti: secondo la magistratura partenopea si tratterebbe di un giro di presunte tangenti per oltre 300mila euro pagate al sindaco Pd di Ischia per ottenere i lavori di metanizzazione dell’isola campana. In manette oltre al primo cittadino anche alcuni dirigenti della coop e imprenditori. Alla Cpl, secondo quanto si apprende dalle testate nazionali, i magistrati contestano anche presunti legami con la criminalità organizzata casertana e con amministratori legati a tali ambienti criminali.

A quel tempo l’azienda emiliana firmò una nota per annunciare l’aggiudicazione del contratto di global service «che prevede un monte lavori di 38 milioni di euro: per migliorare l’efficienza energetica Cpl sostituirà un terzo dei 37mila corpi illuminanti con innovative luci a led totalmente “made in Italy” e doterà gli impianti di telecontrolli, con conseguente riduzione dell’inquinamento atmosferico e luminoso». A completare l’Ati vincitrice dell’appalto ci sono il consorzio Ciro Menotti e la Gemmo.

L’inchiesta campana è coordinata dai pm Woodcock, Carrano e Loreto e condotta dai reparti speciali del comando per la Tutela dell’Ambiente del colonnello Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo, ha preso le mosse nell’aprile 2013 – proprio a quel periodo risale l’avvio del appalto ravennate ma, è bene ricordarlo, al momento non ci sono legami con i fatti ravennati – ed ha portato alla luce, secondo l’accusa, un sistema di corruzione basato sulla costituzione di fondi neri in Tunisia da parte della Cpl Concordia con cui retribuire pubblici ufficiali per ottenerne i favori nell’aggiudicazione di appalti. I reati contestati, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere alla corruzione (anche internazionale), dalla turbata libertà degli incanti al riciclaggio, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

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