In provincia 4mila morti all’anno Per l’ultimo viaggio servono 2mila euro

La cremazione con spargimento delle ceneri è la versione più economica. Per un loculo possono servire fino a 5.300 euro

Ogni anno in provincia di Ravenna, per cause naturali o traumatiche, muoiono tra 4.300 e 4.500 persone (di cui circa un quarto nel comune capoluogo). Numeri in linea con la media nazionale che si assesta sui 600mila decessi annui. Tutto ciò che riguarda il momento del trapasso – ad esempio dichiarazioni di morte, regole per i trasporti delle salme, celebrazioni dei funerali, disposizioni cimiteriali, tariffe di alcuni servizi e altro ancora – fa riferimento a un decreto del presidente della Repubblica del 1990 che gli addetti ai lavori giudicano nato già vecchio. In seguito quando la competenza in materia è stata trasferita alle Regioni, alcune si sono dotate di una legge propria. L’Emilia Romagna l’ha fatto nel 2004 e tutt’oggi è quello il quadro normativo di riferimento. Sul territorio ravennate il biglietto per Caronte costa circa duemila euro, sommando tutte le voci irrinuncabili nella versione più economica.

Obitorio. L’ultimo viaggio parte quasi sempre dalla camera mortuaria (anche se la legge regionale consente l’allestimento della camera ardente nelle abitazioni private sia per i decessi in casa e sia per i decessi in struttura sanitaria). Nel 2014 le salme transitate nella camera mortuaria di Ravenna sono state in totale 1.785 (1.005 provenienti dall’ospedale, 737 da abitazioni private e case di cura, 43 recuperate su richiesta dell’autorità giudiziaria) e 311 sono quelle transitate nell’obitorio di Cervia (63 provenienti dal reparto di lungodegenza cervese, 238 da abitazioni private, strutture alberghiere e case di cura, 10 recuperate su chiamata dell’autorità giudiziaria). La legge impone uno spazio idoneo all’accoglienza delle salme per ogni presidio ospedaliero. Alla struttura in via Fiume Montone Abbandonato a Ravenna, gestita dalla società Azimut come quella di Cervia, lavorano sei operatori. Si occupano dei compiti di polizia mortuaria, del recupero salme in luoghi pubblici, della preparazione e vestizione dei cadaveri (tariffa 196 euro a carico dei familiari, inferiore al tetto massimo fissato dalla legge) per la sistemazione nelle casse. Può accadere, soprattutto per persone che vivono sole con parenti lontani, che le salme non vengano reclamate. In quel caso si attiva una procedura specifica rivolta alla individuazione del parente più prossimo che è tenuto a farsi carico del defunto. Qualora non si riesca a rintracciare qualcuno è il Comune a farsi carico delle spese di sepoltura: a Ravenna accade in media per 3-4 salme ogni anno.

Onoranze funebri. Saldatura e chiusura delle bare non spettano al personale Azimut ma sono compiti esclusivi riservati agli operatori delle agenzie di onoranze funebri. Per l’avviamento dell’attività la legge fissa alcuni paletti (ad esempio un minimo di quattro dipendenti) e deve essere il Comune a rilasciare l’autorizzazione all’esercizio. Poi operano in regime di concorrenza su libero mercato. Nel comune di Ravenna sono sette le agenzie presenti: la legge vieta il procacciamento di clientela in certi ambienti per il rispetto del dolore della famiglia. È l’agenzia a occuparsi di tutte le pratiche per funerale, eventuale cremazione e futura sepoltura.

Forni. In provincia di Ravenna esistono due crematori: a Faenza dal 1999 e a Ravenna dal 2010. «La percentuale di chi sceglie la cremazione è in costante crescita da diversi anni e ci aspettiamo che il trend prosegua», dice Stefano Di Stefano, amministratore delegato di Azimut che ha in gestione anche i due forni. Nel 2014 a Faenza ci sono state in totale 2.220 cremazioni (salme o resti mortali) con un incremento del 17 percento rispetto all’anno precedente: la percentuale di residenti deceduti di Faenza che hanno scelto la cremazione è del 37 percento mentre nel 2010 era il 25,7. A Ravenna le cremazioni totali (salme e resti) nel 2014 sono state 1.975 con un incremento del 4 percento rispetto all’anno precedente: qui la percentuale di residenti deceduti per cui è stata scelta la cremazione è del 26 percento, nel 2010 era il 18,8. La cremazione nei forni ravennati gestiti da Azimut ha una tariffa di 465 euro per i residenti a Faenza, Ravenna, Cervia e Castelbolognese (581 per i residenti in altri comuni). Prima dell’attivazione dell’impianto di Ravenna i tempi di attesa a Faenza potevano arrivare fino a due settimane. Oggi in media si fermano a 5-6 giorni per Faenza e 3-4 per Ravenna salvo guasti degli impianti. Dopo la cremazione le scelte per la destinazione delle ceneri sono tre: la tumulazione in loculi o cellette, la dispersione in spazi aperti, l’affidamento ai familiari. La dispersione è stata scelta nel 7,4 percento dei casi di cremazione a Faenza e nel 18,3 percento a Ravenna mentre l’affidamento è rispettivamente il 3 percento e il 13 percento. «L’andamento crescente delle cremazioni lasciano pensare che nel futuro sarà questa la scelta più frequente, come dimostrano le grandi città dove già oggi si è attorno al 70-80 percento». Chi sceglie di collocare l’urna cineraria in un cimitero deve acquistare la concessione per uno spazio idoneo che solitamente è chiamato celletta o ossario: la tariffa oscilla da un minimo di 450 euro a un massimo di 1.500 in base al territorio di riferimento, alla posizione nel cimitero e alla durata della concessione che non può andare oltre ai 99 anni per legge (ne esistono di durate anche molto inferiori). Nel 2014 le nuove concessioni sono state 150 nei tre cimiteri gestiti da Azimut.

Sepoltura o tumulazione. Per chi invece non sceglie la cremazione le alternative per la collocazione del feretro sono due: tumulazione (sepoltura in loculi o tombe di famiglia) o inumazione (sepoltura a terra). Nel primo caso occorre acquisire una concessione come per le ceneri. Possono servire da 1.330 euro fino a 5.300 euro sempre in base a posizione nel cimitero, durata del concessionamento, territorio di riferimento. Nel 2014 sono state rilasciate circa 500 nuove concessioni. Nel caso della inumazione (circa il 10 percento dei defunti) si pagano le operazioni di seppellimento che vanno dai 157 euro di Cervia ai 343 di Faenza passando per i 276 di Ravenna, il feretro è sistemato in quello che viene chiamato campo comune (obbligatorio per legge in ogni cimitero) senza poter scegliere la posizione collocando una lapide sul punto di sepoltura. Non si pagano costi per la concessione. La legge stabilisce una permanenza minima di vent’anni per le tumulazioni e dieci per le inumazioni. Nel primo caso se la concessione è ancora in vigore il feretro può restare nel loculo mentre nel secondo caso sono i Comuni a decidere quando eseguire le esumazioni per ragioni di spazio (spese a carico dei familiari, da 237 euro a 276). Una volta fatta l’esumazione potrebbe essere necessario ricorrere alla cremazione dei resti mortali.

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