L’esperto di Arpae: «Piove la metà di quanto dovrebbe per colpa dell’effetto serra»

Stimoli e riflessioni emerse nel corso dell’incontro organizzato sul tema dall’associazione Punto di Vista

Puntodivsitagiangi

L’assessore Gianandrea Baroncini

Cosa può fare di fronte ai cambiamenti climatici l’amministrazione comunale di un territorio molto esteso, col mare sulla costa, attraversato da cinque corsi d’acqua e sul quale insiste un porto industriale, il petrolchimico e parte del sistema turistico romagnolo? La domanda se la pone Gianandrea Baroncini, assessore all’Ambiente di Ravenna, alla fine dell’incontro organizzato dalla sua associazione ­– “Punto di Vista” – in una calda serata di luglio allo Chalet dei giardini pubblici. A lui le conclusioni di un’iniziativa che ha avuto successo: non è da poco portare una sessantina di persone ad ascoltare un incontro di tre ore sui cambiamenti climatici e le conseguenze sull’ambiente. Segno che il tema è sentito, almeno dalle parti a sinistra del Pd, punto di vista da cui guarda appunto l’associazione di Baroncini, da poco confluito in Mdp.

Cosa può fare, dunque, l’assessore all’Ambiente del Comune di Ravenna? «Noi cerchiamo di lavorare sulla programmazione e far sì che ogni intervento sul territorio abbia le caratteristiche di sostenibilità necessarie a impattare il meno possibile».
L’idea di Baroncini è quella di «agire in modo organico» tra cittadini e politica, spesso chiamata in causa durante l’incontro dalla platea perché non è facile accettare ciò che hanno ripetuto tutti e tre i relatori: il cambiamento climatico è in atto e ognuno di noi dovrebbe fare la propria parte.

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L’assessore sottolinea l’importanza della sensibilizzazione nelle scuole: «A molti sembrava una follia insegnare la differenziata ai bambini delle materne, invece sappiamo che è servito perché a casa molto spesso è il figlio che, ascoltate le conseguenze sull’ambiente, rimprovera il genitore che non differenzia i rifiuti». Ci sono poi documenti programmatici e studi che «saranno resi noti molto presto con dati importanti che riguardano il nostro territorio. In particolare si tratta di dati derivanti dal protocollo Sinatra, firmato il 16 marzo di due anni fa, che punta ad approfondire temi come l’inquinamento correlato all’effetto climatico».

La serata ha dato parecchi spunti di riflessione su cui “Punto di Vista” vuole costruire diverse proposte da sottoporre all’amministrazione. Si tratta di ragionamenti per forza di cose soprattutto globali che partono dall’ampia relazione di Carlo Cacciamani, di Arpae. «In Emilia-Romagna siamo alla quarta siccità in dieci anni. Sta piovendo la metà di quanto dovrebbe, e la colpa è di un eccesso di effetto serra». In Europa del Sud «piove sempre meno e fa sempre più caldo». Inevitabile il riferimento agli accordi di Parigi che, in sintesi, dicono questo: «Le nazioni si sono accordate per evitare che la temperatura media al 2100 aumenti di sei gradi. Sarebbe un disastro dalle conseguenze imprevedibili. Si vuole tenere questo incremento attorno ai due gradi». Come fare lo spiega Leonardo Setti, ricercatore dell’Università di Bologna, città da cui è venuto in auto elettrica. «Ho parcheggiato in Darsena dove c’è la colonnina, ho fatto trecento metri a piedi e sono arrivato qui. Scomodo? Lo è anche il cambiamento climatico. Ora l’auto si sta ricaricando e farò ritorno a casa. La rivoluzione è già in atto». La mobilità elettrica, assicura lo studioso, è il futuro anche se qualche problema pratico al momento non manca: «Ad Oslo ci sono 1.800 colonnine per la ricarica e a Bologna 14». A Ravenna, per la cronaca, le postazioni sono cinque (piazza Baracca, Darsena e via Marabina, Largo Firenze e piazza della Resistenza).

L’altro strumento su cui si può puntare sono i pannelli fotovoltaici. A illustrarlo in questo caso è la professoressa Daniela Cavalcoli, per dodici anni docente al polo universitario ravennate: «Oggi i costi sono calati molto, gli incentivi sono stati tolti perché non più necessari per l’installazione». A far crollare i prezzi, tra il 2009 e il 2012 l’arrivo dei cinesi che con un’operazione di dumping ha messo fuori mercato tutte le concorrenti europee. La legge economica è spietata ma, come riassume Setti, «quando siamo consumatori non guardiamo in faccia a nessuno. Per questo, alla fine, è probabile che siano le dinamiche di mercato a portarci verso queste tecnologie».

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