Valle della Canna, «è un disastro ambientale». La denuncia di Ancisi – VIDEO

Il decano dell’opposizione tira in ballo anche il sindaco: «Potrebbe diventare un’emergenza di sanità pubblica»

Valle Canna Agosto 2017 GarzettaIl capogruppo in consiglio comunale di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi, in qualità anche di presidente della commissione consiliare Ambiente, ha presentato ai comandanti del Noe dei carabinieri di Bologna e della polizia provinciale di Ravenna una denuncia per “disastro ambientale” nella Valle della Canna.

Valle della Canna in secca: «E il Comune cosa fa?»

«La condizione di “pericolo di disastro ambientale” della Valle della Canna, a causa delle ricorrenti siccità estive, può dirsi cronica – si legge nella nuova nota inviata alla stampa da Ancisi –. L’andamento climatico caratterizzato dall’aumento dei periodi di siccità e della loro intensità, insieme alla diminuzione delle piogge, ha aggravato il pericolo in questi ultimi anni. Lo dimostrano gli allarmi lanciati dal sottoscritto al sindaco con le tre interrogazioni del 30 luglio 2015, del 27 agosto 2016 e (molto più preoccupante) del 22 giugno di quest’anno, quando la valle era già in secca da maggio (A questo link i documenti con le relative risposte in consiglio comunale).

«L’acqua – ricorda Ancisi – è venuta a mancare a fine maggio. All’inizio di giugno, la valle era asciutta per oltre la metà. In questo periodo, tutti i pulli (definizione della cosiddetta “prole inetta”, cioè dei nidiacei che hanno bisogno di cure da parte dei genitori per diverse settimane prima di involarsi) delle varie specie (Canapiglie, Cavalieri d’Italia, Folaghe, Germani reali, Moriglioni, Pavoncelle, Volpoche, ecc.) erano nati da poco ma non ancora volanti, totalmente dipendenti dai genitori e impossibilitati a difendersi. Essendo venuta a mancar loro la massima parte dell’elemento di sopravvivenza cioè l’acqua, ne è aumentata drasticamente la predazione da parte delle specie opportunistiche, come i gabbiani reali, i rapaci diurni e i mammiferi di terra quali la volpe, con il conseguente calo drastico del successo riproduttivo. Il 16 giugno è stata riversata nella valle acqua dal fiume Reno fino a raggiungere appena il livello + 10 cm della scala idrometrica. La temperatura media di quei giorni è stata di oltre 30 gradi, che hanno significato la riduzione di 1 cm al giorno di tale livello. Il 18 luglio il livello idrico è tornato a 0. La valle, asciutta per oltre la metà, si è interamente prosciugata in una quindicina di giorni. In meno di una settimana dai primi di agosto, si sono prosciugate (si vedano le allegate foto della gallery del 7 e 8 agosto, ndr) anche le fosse arginali della valle – fossa circondariale e fossa detta del Comune – che, in questa contingenza, avrebbero potuto costituire l’unico polmone idrico per la sopravvivenza delle specie ittiche espulse dalla secca valliva. Non c’è più condizione di vita nemmeno per quei pochi pulli nati da nidificazioni di recupero, come quelli (sempre nelle foto della gallery, ndr) del cigno reale e del pesce».

Le immagini e le segnalazioni dei cittadini descrivono le condizioni drammatiche di ciò che resta della Valle, ormai secca e deserta. «La fauna acquatica non esiste più – continua Ancisi –. I pochi pesci sopravissuti sono facilmente ghermiti, ormai agonizzanti, dalle specie predatrici per cibarsene».

«Dimostrata l’alterazione dell’equilibrio dell’ecosistema Valle della Canna, o quanto meno il pericolo, pare dunque ovvio che il “recupero dello stato dei luoghi” (art. 452 duodecies del codice penale) possa avvenire non già solo con le misure ordinarie, contingenti e inadeguate praticate in questi anni, bensì – continua la nota di Ancisi – con provvedimenti risolutivi volti ad instaurare sulla valle, a partire almeno dalla prossima stagione estiva, un regime strutturale di ricambio idrico».

Il Comune ha nel frattempo preventivato per la prossima settimana di ridare acqua alla valle. «Come somministrare ossigeno ad un moribondo», commenta Ancisi, che spiega poi perché la denuncia sia stata trasmessa per conoscenza anche al sindaco di Ravenna: «Sia per il ruolo preminente di governo che esercita sulle strutture e sulle attività dell’ente in ordine alla corretta ed efficace gestione delle sue proprietà immobiliari, sia perché lo stato della Valle della Canna può anche rappresentare un’emergenza di sanità pubblica, per fronteggiare la quale egli è titolare anche di uno specifico potere di ordinanza contingibile e urgente: dalle deiezioni degli uccelli acquatici può infatti ingenerarsi, soprattutto in acque calde e scarse, il botulismo aviare, una delle principali cause di strage per avvelenamento di tali volatili, sviluppandosi esso in ambienti privi di ossigeno, con temperature elevate e tessuti animali in decomposizione».