Monduzzi, tra Darsena e Pop Up: «Il Moro in un museo nella testata del Candiano»

Parla l’imprenditore che ha lanciato l’esperimento di rigenerazione urbana in grado di cambiare la faccia del canale di Ravenna

Darsena Pop UpUno degli interventi che ha cambiato il modo di vivere la passeggiata lungo il canale, a Ravenna, è Darsena Pop Up, l’esperimento di rigenerazione urbana lanciato da Paolo Monduzzi e dalla sua associazione imprenditoriale, Naviga in Darsena.

La seconda parte del progetto Darsena Pop Up nascerà al posto del bitumificio della Cmc

Paolo Monduzzi

Paolo Monduzzi

Partito nel 2016 sfruttando un’area logistica accanto all’Almagià, Darsena Pop Up conta oggi diverse attività sportive e culturali. Negli ultimi mesi è sorta ad esempio una piccola biblioteca in un salottino ricavato tra i container, unità modulare di cui è costituito il Pop Up. L’ultima novità è però la copertura della terrazza, divenuto un punto panoramico piuttosto conosciuto a Ravenna: a inizio dicembre è stata coperta per essere fruibile anche nei mesi invernali.

«Siamo partiti in solitaria ma abbiamo riscontrato presto interesse da parte dell’amministrazione comunale che ci ha sostenuto in questa sfida – spiega oggi Monduzzi – e il riscontro da parte di imprenditori e cittadini ci soddisfa». Da sempre, la sfida di Naviga in Darsena è quella di far riscoprire l’acqua ai cittadini di Ravenna: «La nostra è una città tradizionalmente rivolta alla terra ma che ha nel porto la sua principale fonte di ricchezza e nella Darsena un nuovo luogo culturale tutto da riscoprire».

Fondatore della Seamond e grande esperto di traffici con il Medio Oriente, in particolare con il Libano, Monduzzi oggi si dedica soprattutto a Darsena Pop Up, dopo aver lasciato nelle mani del figlio Emanuele le redini della società di spedizione che ha portato un colosso come Evergreen nel porto di Ravenna. La valorizzazione dalla Darsena da sempre sta a cuore all’imprenditore che in passato ha criticato alcune decisioni prese che hanno un po’ rovinato il paesaggio di archeologia industriale della zona. È il caso ad esempio delle due gru di banchina smontate: «Si potevano riqualificare, avevamo anche fatto delle proposte che però non sono state prese in considerazione». La storicità della Darsena è del resto uno degli elementi su cui ha puntato da subito l’imprenditore: nel 2014 è stato lui a lanciare l’idea del recupero di alcune foto storiche che, in formato gigante, sono state poi piazzate nella testata di banchina.

Due le proposte per il futuro. Una riguarda il Moro di Venezia che si trova attualmente in Autorità portuale: «Ci stiamo confrontando con l’ente per capire il futuro dell’imbarcazione». Monduzzi vorrebbe portarla in testata di Darsena, anche perché sembra tramontata l’ipotesi di vederlo di nuovo in acqua: «Sarebbe bello che fosse protagonista di un museo ad hoc, magari di fronte a questa proposta potrebbe esserci un interesse delle famiglie Gardini e Ferruzzi».

La seconda idea riguarda il monumento al Marinaio, scultura di Giannantonio Bucci che attualmente si trova nei pressi del cimitero. Un tema che torna fuori ciclicamente e che, in particolare il Pri, sembra avere a cuore. Monduzzi è d’accordo sul recupero ma propone che la statua sia piazzata nella testata di Darsena: «Si tratta del luogo più adatto – dice –, non mi convince la proposta di portarla a Porto Corsini, al terminal crociere. Per due motivi: il primo è che i croceristi sbarcano e vengono subito portati in luoghi turistici, quindi il monumento non sarebbe valorizzato granché. In secondo luogo c’è stata tempo fa una riunione tecnica sul tema in cui era emerso che in quella zona, esposta al vento dal mare, la scultura si sarebbe rovinata in poco tempo. Il suo luogo ideale è in Darsena, magari con lo sguardo rivolto al mare».

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