Abbiamo ricevuto la lettera di una studentessa del liceo scientifico Oriani che dice di scrivere «in rappresentanza di quasi la totalità di una delle classi che si sono dichiarate sfavorevoli alla recente riforma della settimana corta». Una decisione che sta facendo discutere, in città, presa legittimamente dal consiglio d’istituto, ma dopo un referendum on line aperto alle famiglie che aveva visto la maggioranza (circa il 60 percento) contraria alla novità. Gli studenti, invece, si sono praticamente spaccati a metà.
Abbiamo deciso di pubblicarla, per far capire quali siano le perplessità dei ragazzi contrari a una scuola spalmata su cinque giorni.
«C’è stato detto che è stata proposta per il “benessere degli studenti” – scrive la ragazza, che lasciamo anonima in quanto minorenne e troppo coinvolta nei fatti – ma non riusciamo a capire dove dovrebbe esserci benessere in una settimana scolastica composta da 5 giorni in cui uno studente dovrebbe rimanere in classe fino alle 14. Ci sono diverse problematiche, forse ignorate da chi ha proposto, che hanno portato molti studenti a votare contro a questa riforma. Per prima cosa uscendo alle quattordici ci ritroveremmo a tornare a casa e pranzare tardi riducendo il tempo dedicato allo studio, ma anche ad altre attività come sport, musica, corsi scolastici che si svolgerebbero nel pomeriggio, ma anche a ripetizioni per studenti che si trovano in difficoltà in alcune materie. Senza contare che già molti passano i loro pomeriggi sui libri preparando un massimo di cinque materie, in questo modo le materie diventerebbero sei. La concentrazione in classe potrebbe diminuire, provocando un possibile peggioramento nel nostro rendimento e un aumento di stress per gli studenti, perché siamo persone come tutti e non macchine, per cui abbiamo un limite anche allo studio».
«Inoltre – continua la lettera – non è stato tenuto conto di chi viene dal forese che spesso si trova a dover prendere l’autobus per andare e tornare da scuola. Questi ragazzi già ora si trovano costretti a tornare a casa alle quattordici o addirittura alle quindici e pranzare a quell’ ora per poi mettersi a studiare e portare a termine tutti gli impegni del pomeriggio. Con la settimana corta questi studenti rientrerebbero a casa a orari folli, pranzerebbero a orari indecenti e starebbero fino a sera a studiare per il giorno dopo. Il nostro Paese non può pensare di proporre una soluzione simile non essendo attrezzato adeguatamente come altri stati, come gli Stati Uniti per esempio, che sono forniti di mense scolastiche e lo sport è gestito all’ interno della scuola per agevolare l’organizzazione dei pomeriggi per le famiglie. Come appena detto con questa proposta finiremo per pranzare a orari indecenti e probabilmente da soli. Molti magari già mangiano a casa senza nessuno a far loro compagnia, ma per alcuni il pranzo è un momento per stare in famiglia. Sicuramente molti studenti tornano a casa, si siedono a tavola e raccontano la loro giornata e ascoltano quella dei loro parenti (genitori, nonni, zii, …). Uscendo da scuola alle quattordici questa cosa verrebbe a mancare poiché non è detto che tutti possano organizzarsi con il lavoro e mangiare con figli o nipoti a quell’ora».
«La settimana corta è stata proposta per dare a tutti un giorno in più nel weekend e dare un momento in più a tutti di stacco dalla frenesia scolastica. Il problema è che il sabato sarebbe come inesistente poiché lo passeremo a studiare e recuperare le materie che non siamo riusciti a fare durante la settimana o, come più probabile, a dormire per compensare la stanchezza fisica e mentale accumulata durante la settimana, così facendo è come se non esistesse questo giorno in più nel weekend».
«Un’ altra problematica – termina la lettera – riguarda il cambiare a percorso iniziato. Tutti gli studenti che sono stati chiamati a votare per questa riforma si erano iscritti al nostro liceo con una determinata organizzazione dell’orario scolastico, quello basato su sei giorni, e si erano organizzati di conseguenza. Cambiandolo a questo punto per tutti gli anni dalla prima alla quinta, tutti si trovano costretti a stravolgere la loro organizzazione pomeridiana creando difficoltà a tutti, studenti e famiglie. Tra l’altro molti si erano iscritti a questo liceo proprio perché aveva un orario composto da 6 giorni da 5 ore. Così alcuni purtroppo stanno rimettendo in discussione l’idea di finire il loro percorso scolastico in questo liceo trovandosi in difficoltà col nuovo cambiamento. Se proprio si ritiene necessario introdurre questo cambiamento sull’orario, come minimo, sarebbe corretto applicarlo solamente dalle nuove classi prime. In conclusione la settimana corta non pare essere stata pensata per il benessere degli studenti ma per il benessere e l’interesse di chi l’ha proposta».
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