Una situazione definita “insostenibile” quella denunciata dalla Uil Fpl in merito al reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna. A lanciare l’allarme è il segretario generale Luca Lanzillotti, che in una lettera ai vertici aziendali dell’Ausl Romagna evidenzia come la drastica riduzione del personale abbia generato un forte squilibrio tra risorse disponibili e necessità assistenziali. Lo riporta il Carlino Ravenna in edicola oggi, domenica 5 aprile.
Dopo i provvedimenti giudiziari a seguito del caso dei cosiddetti certificati anti rimpatrio, che hanno coinvolto otto medici su undici del reparto – tre sospesi per dieci mesi e cinque con limitazioni operative – il carico di lavoro sui professionisti rimasti sarebbe aumentato in modo significativo, senza che siano state previste sostituzioni. La conseguenza è un ricorso crescente a doppi turni, orari prolungati e reperibilità, con un impatto diretto sul benessere psicofisico del personale, denuncia la Uil.
Secondo il sindacato, la pressione costante e la stanchezza accumulata rischiano di compromettere anche la qualità dell’assistenza e la sicurezza dei pazienti. La sospensione dei medici avrebbe inoltre fatto emergere criticità organizzative già presenti, aggravate da carenze strutturali e dalla mancanza di figure apicali di riferimento nell’ospedale di Ravenna.
Da qui la richiesta di interventi immediati: nuove assunzioni, nomine certe ai vertici e una riorganizzazione complessiva del lavoro, con l’obiettivo di restituire condizioni dignitose ai professionisti e garantire standard adeguati di cura.



