Quei manifesti contro l’aborto che sarebbe stato meglio ignorare

Mentre in Irlanda nei giorni scorsi è stata finalmente abrogata la legge che ancora vietava, nel 2018, l’interruzione di gravidanza, nella piccola Ravenna (ma in generale naturalmente ancora in tutta Italia) il dibattito politico locale è stato catalizzato da una campagna pubblicitaria contro l’aborto. L’assessore competente, per esempio, ha dovuto rispondere recentemente a tre question time sul tema in consiglio comunale. Il tema è, in particolare, quello dei manifesti che tanto hanno scandalizzato per esempio nei mesi scorsi anche Roma (tanto che la sindaca grillina Virginia Raggi aveva pure deciso di rimuoverli), giunti a Ravenna in versione leggermente rivista per evitare altri guai.

Naturalmente femministe, voci di sinistra, la stessa assessora di cui sopra e perfino il sindaco ci sono cascati e hanno recitato alla perfezione la loro parte gridando comunque allo scandalo e denunciando una presunta violenza dei manifesti. In realtà si tratta di manifesti con il titolo “Tu eri così a 11 settimane” sopra la foto di un’ecografia con un feto presumibilmente a quel momento di gestazione (o forse no, ma su questo forse li si può perdonare, visto che hanno pure pagato) e, sotto, l’espressione: “Ora sei qui perché i tuoi genitori hanno scelto la vita”. Nel piede del manifesto si legge, rivolto alle donne: “Aspetti un bambino? Sei in difficoltà? Non avere paura: noi ti aiutiamo”, con l’indicazione dei numeri telefonici dei Centri locali di aiuto alla vita (che ovviamente sono centri dove cercano di non farti abortire, ci mancherebbe).

Non mi pare – mi tocca usare le parole di Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, dico, Alvaro Ancisi della Democrazia Cristiana – sia un manifesto violento né di condanna delle donne. Certo, è un manifesto che fa rabbrividire per il suo messaggio e che sarebbe bello ignorare, visto che non si può rimuovere (è una pubblicità pagata da una o più associazioni “pro vita” e si è dovuta rassegnare anche l’assessora). Ancora una volta, invece, si è data importanza e visibilità su giornali e siti internet a una minoranza di fanatici (o quasi), che tra l’altro non vedevano l’ora di fare un comunicato stampa ogni volta che sono stati strappati o imbrattati i loro manifesti. Contenti voi…

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