No, l’Armande Gamache di Louise Penny non è il Maigret canadese

Case Di Vetro Louise PennyCase di vetro di Louise Penny (traduzione di Letizia Sacchini), ovvero di come cominciare una serie dalla fine. Si tratta infatti del penultimo libro che vede protagonista Armande Gamache pubblicato in Canada con grande successo.
In Italia ne erano usciti un paio per Piemme e ora Einaudi Stile Libero propone questo, promettendoci la pubblicazione a seguire dei precedenti. Il protagonista è qui a capo della Sureté del Quebec, nonno, anziano. Ma non deve essere stato sempre così e tra le righe si intuisce che anche gli altri personaggi di contorno abbiano una storia più o meno importante alle spalle. Perché allora partire da qui? Che sia il migliore?

Si tratta di un giallo per certi versi classico, con qualcosa di molto rassicurante nel protagonista e nell’ambientazione così familiare di questo luogo idilliaco in cui Penny ambienta gran parte delle sue storie che è Three Pines, a pochi chilometri dal confine con il Vermont, vicino a Montréal.

Abile nella costruzione non lineare del romanzo, a volte Penny rallenta l’azione fino all’esasperazione per portare il lettore a godere della frequentazione di una serie di personaggi in linea di massima piuttosto cristallini e senza ombre, se non nel passato e ormai remote. Non mancano i camei della poetessa pazza Ruth che se ne va in giro con la sua oca Rose, ma insomma Three Pines e il suo bistrot possono risultare sicuramente accoglienti ma non proprio eccitanti.

Gamache viene associato, si legge in giro, a un Maigret canadese, con poco rispetto però per il grande personaggio di Simenon che sì, era un uomo di pensiero più che di azione, ma che in ogni sua storia ci immergeva in un’ambientazione reale, profonda, tridimensionale, interagiva con personaggi che si muovevano e agivano in un contesto sociale, in una condizione psicologica e in un’ambientazione che rendono la trama solo uno degli ingredienti essenziali del libro.

Qui invece a fare da motore all’azione e a spingere il lettore a girare pagina è proprio la trama, che inizia con una trovata niente male davvero, e anche la costruzione non lineare della storia. Il romanzo poi si spinge ad affrontare dilemmi esistenziali, sul giusto e lo sbagliato, del tribunale “superiore” a quello degli umani senza però mai scalfire nel profondo le granitiche certezze che traspaiono dietro i dubbi che finiscono per risultare “un po’ di maniera” del protagonista e di chi lo circonda.

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