Ferrara, libri e formazione: «Con le mie storie voglio riorganizzare la speranza»

Lo scrittore per ragazzi (e non solo) ospite della biblioteca Classense. Pusher è il suo ultimo lavoro: «Capitoli brevissimi perché questo aiuta i giovani a leggere»

FerrarascrittoreProlifico e pluripremiato autore per ragazzi (si è aggiudicato in passato anche un Andersen), napoletano di nascita ma residente a Novara, un passato come educatore di comunità, Antonio Ferrara sarà a Ravenna per tre giorni per incontrare studenti di tre scuole medie e terrà un incontro aperto al pubblico allo spazio Holden della Classense, martedì 27 febbraio alle 15 (ingresso fino a esaurimento posti). Riusciamo a contattarlo al telefono un sabato mattina, in una delle rare pause tra un incontro con i ragazzi e l’altro, per una lunga chiacchierata che parte proprio proprio dal contatto diretto con i suoi giovani lettori. «In ogni incontro cerco di farli anche divertire e di provocarli, seguendo una sorta di canovaccio che però mi permette di stare molto attento alle loro reazioni. Questi momenti per me sono importantissimi, perché ricevo molto dai ragazzi, ascolto i loro suggerimenti che mi servono per il libro successivo o mi costringono a riflettere con le loro domande». Un esempio lo cita proprio dal suo ultimo libro, Pusher (Einaudi), una storia durissima che vede protagonista un ragazzino che a tredici anni ha smesso di andare a scuola e la notte vende la droga confezionata dalle sorelle, di otto e nove anni, sotto lo stretto controllo della famiglia. «Per esempio ho fatto capitoli brevissimi, perché questo aiuta a leggere i ragazzi. Poi a loro spiego che la durata di un capitolo è misurata sulla seduta media in bagno… insomma, quando li incontri devi sempre riuscire a farli ridere, piangere e aspettare».

PusherLa ricetta che sembra applicare anche ai suoi libri. Una storia drammatica come Pusher si concede momenti di vera e propria comicità e tiene con il fiato sospeso a ogni fine di capitolo, quasi che diventa impossibile, per citare un termine usato dallo stesso Ferrara, «non spararsene subito un altro» (anche se la seduta in bagno è finita…). «Certo ­– ci racconta – perché credo che per imparare sia necessario emozionarsi e allora ho preso, come in Pusher, un caso di cronaca letto sul giornale per raccontare ai ragazzi che esiste questo problema, e anche agli adulti. Ci sono zone di Napoli che non sono solo le periferie, ma riguardano anche il centro, a pochi passi dalle zone turistiche, dove due ragazzini su quattro abbandonano la scuola dell’obbligo prima di terminarla…». Tra gli spunti di riflessione che offre il libro c’è sicuramente il tema della famiglia e degli adulti che ruotano intorno a Tonino, il protagonista. Il suo riscatto e la sua speranza passano dall’allontanamento dal nucleo originario, una separazione anche dolorosa e in cui, vien da chiedersi, se non si debba vederci un messaggio più generale. «È così, tutti per crescere abbiamo bisogno di staccarci dal confort famigliare, metterci in gioco, correre dei rischi». Libri per crescere, quelli di Ferrara dove non si sfugge al dolore. «È vero, ma quello che voglio mettere nei miei libri è anche una speranza, che nasce dal superamento di un dolore e di un trauma, anche per far capire che morto un adulto, ce ne può sempre essere un altro».

Entusiasta e coinvolgente, Ferrara cita Dickens ed Hemingway, e ribadisce una semplice verità: «Tutti i libri per ragazzi possono essere letti dagli adulti, mentre non è vero viceversa». E ancora: «La letteratura per raagzzi è educazione sentimentale, e in questo diventa anche prevenzione del disagio». Cosa dire allora di serie tv Gomorra accusate da molti di fornire un pessimo modello educativo? «Eh, penso che non sia adatto ai ragazzi, che non dovrebbero vederlo. Perché purtroppo in Gomorra non c’è nemmeno un poliziotto, gli eroi sono solo loro e chi lavora a Napoli racconta che dopo ogni puntata i ragazzini escono in motorino e cercano di emularli. A differenza di quanto creda debba accadere nella letteratura per i ragazzi, qui non si organizza la speranza, non si crea illusione. Gli adulti dovrebbero fare da filtro». E, dovrebbero, lo si legge chiaro anche in Pusher far rispettare le regole, «per evitare che vinca sempre il più forte, per proteggere chi lo è meno». Lo scrive anche il meraviglioso e coraggioso professore del libro sulla lavagna. Ma in questo momento in cui si sembra così compromesso il rapporto per esempio tra scuola e famiglia, chi insegna le regole? «Eh, qui tocca parlare della famosa alleanza educativa! Beh, è tutta da costruire, non è mai esistito, non dobbiamo abbadonarci a nostalgie. Ma la scuola ha sicuramente un ruolo fondamentale che va potenziato».

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