Accanto a chi soffre e alla ricerca: dal ’79 le battaglie dello Ior contro il cancro

L’Istituto oncologico romagnolo ha raccolto tra la società civile e donato alla sanità pubblica in totale 80 milioni di euro. In provincia di Ravenna quattro sedi e un centinaio di volontari: dagli accompagnamenti per le cure alle parrucche per chi affronta la chemio

Foto DonazioneDalla consapevolezza che il servizio sanitario nazionale, da solo, non fosse all’altezza di affrontare tutti gli aspetti delle neoplasie, specialmente quelli umani che coinvolgono il malato in modo più profondo, nel 1979 a Forlì nacque l’Istituto oncologico romagnolo. Da oltre quarant’anni lo Ior accompagna l’Ausl su due percorsi paralleli in tutta la Romagna: il sostegno alla ricerca scientifica e la vicinanza a chi soffre. Dall’acquisto di macchinari per i reparti ospedalieri alla donazione di parrucche per chi affronta la perdita di capelli dovuta alla chemioterapia, dalla promozione delle campagne di screening al sostegno per la specializzazione medica. Sono circa trecento i medici che hanno beneficiato di una borsa di studio Ior per la specializzazione in oncologia nei reparti della Romagna, tra loro c’è ad esempio anche l’attuale dg dell’Ausl, Tiziano Carradori.

Il ravennate Mario Pretolani cominciò a fare volontariato alla fine degli anni Ottanta, nel tempo libero dal lavoro nel mondo agricolo con la Cia, e oggi è nel cda della coop e presidente dell’associazione. «In totale abbiamo stimato di aver raccolto 80 milioni di euro, ridistribuiti alla sanità pubblica che per noi è l’unico riferimento». Oggi parlare di Ior vuol dire parare di una organizzazione no-profit composta da una cooperativa sociale con 2.600 soci e un’associazione di volontari con 370 membri (dati disponibili sul sito web). In provincia di Ravenna quattro sedi: Cervia, Lugo, Faenza e il capoluogo con una sessantina di volontari. «L’associazione è quella gestisce tutti i servizi e le iniziative di raccolta fondi. Alla cooperativa compete l’attività scientifica».

Tra i servizi più importanti c’è sicuramente l’accompagnamento dei malati che hanno bisogno di trasporto per raggiungere i luoghi di cura: «In ogni nostra sede abbiamo una o due auto e un gruppo di volontari – spiega Pretolani –. I pazienti sono tutti autosufficienti ma dal punto di vista umano sono persone anche fragili perché se hanno bisogno di essere accompagnati significa che magari non hanno familiari in un momento così delicato. Con i nostri volontari si instaura un rapporto davvero stretto». In provincia di Ravenna nel 2020 sono stati 90 i pazienti che hanno beneficiato del servizio gratuito per un totale di 140 viaggi (il servizio è stato fermo per il lockdown da marzo a maggio).

Tra le iniziative più recenti c’è invece la distribuzione di parrucche a chi deve fronteggiare la caduta dei capelli a seguito di pesanti cicli di cura: «Soprattutto per le donne è un colpo psicologico forte. Ogni anno distribuiamo circa 500 parrucche (140 nel Ravennate, ndr): sembra un piccolo gesto solamente estetico ma aiuta a ridare serenità alle persone, lo vediamo nei loro occhi». E sempre per affrontare anche l’aspetto psicologico, lo Ior aiuta le pazienti a imparare come truccarsi il volto con prodotti giusti: «C’è un’azienda cosmetica che produce un kit specifico per pelli disidratate dai farmaci pesanti. Ne regaliamo uno e insegniamo a usarlo con la collaborazione di una professionista. Ultimamente abbiamo fatto anche un paio di lezioni online per imparare ad applicare i prodotti».

La soddisfazione di Pretolani è massima quando commenta la generosità della cittadinanza e delle imprese nel donare a favore dello Ior e quindi di fatto della sanità: «La lotteria di Natale ha dato un risultato incredibile. In provincia di Ravenna abbiamo venduto più di 19mila biglietti su ventimila totali, significa più di 19mila euro raccolti».

La ragione con cui è nato lo Ior,di fatto, è colmare le mancanze umane dell’Ausl nella cura dei malati oncologici. È giusto che la sanità pubblica manchi di questo aspetto? «Il pubblico ha scarsità di risorse però abbiamo diversi esempi di iniziative nate dallo Ior e poi entrate nel perimetro dell’Ausl. Penso gli hospice o ancora di più al sostegno psicologico. Il rapporto è reciproco nell’interesse dei malati».

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