Pochi giorni prima del delitto una condanna per pestaggio per il presunto killer

Pierluigi Barbieri è accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Ilenia Fabbri su commissione dell’ex marito Claudio Nanni: era a piede libero dopo la sentenza di primo grado per una vicenda di un anno fa

ilenia fabbri uccisa a faenza

Ilenia Fabbri, uccisa in casa a Faenza il 6 febbraio

Dopo la morte di Ilenia Fabbri, uccisa il 6 febbraio a Faenza, l’ex marito Claudio Nanni ha cancellato tutti i messaggi che aveva su Whatsapp, compresi quelli della chat con l’amico Pierluigi Barbieri. I due uomini da ieri, 3 marzo, sono in custodia cautelare in carcere con l’accusa di essere uno il mandante e l’altro il sicario di quell’omicidio. A entrambi viene contesta l’aggravante della premeditazione mentre solo a Nanni anche quelle di aver agito per motivi abbietti (evitare di pagare soldi alla donna che reclamava mancate retribuzioni lavorative) e contro il coniuge (i due infatti erano separati dal 2018 ma non divorziati). La circostanza della pulizia totale del telefonino di Nanni, titolare di un’officina a Faenza – riportata dai quotidiani locali in edicola oggi, Resto del Carlino e Corriere Romagna – emerge dal testo dell’ordinanza del gip. È un’intercettazione captata all’interno dell’auto dell’uomo ed è lui stesso a dirlo mentre parla con l’attuale compagna.

Ma la cancellazione dei messaggi non ha dato i risultati sperati. Gli inquirenti sono riusciti, con l’utilizzo di software dedicati, a recuperare almeno una parte di quei dati rimossi. I cellulari degli indagati, come spesso accade in queste vicende, hanno restituito elementi importanti. Le celle agganciate hanno permesso di collocare i due uomini nello stesso punto in diverse circostanze, il recupero di messaggi e vocali cancellati ha dato elementi utili, la cronologia dei contatti ha alimento le ipotesi. Se da metà agosto 2020 fino al 6 febbraio sono accertati almeno 36 contatti in varie forme fra Nanni e Barbieri, come mai dal giorno del delitto i due non scambiano più alcuna comunicazione?

La cronologia dei messaggi parte da metà agosto perché nei mesi precedenti Barbieri era in prigione. Originario di Cervia, il 53enne viveva da tempo in provincia di Reggio Emilia. Poche le occupazioni lecite note, più lungo il curriculum di precedenti nella criminalità dove era conosciuto con il soprannome “lo zingaro”. La conoscenza con Nanni è datata e affonda nella passione per le moto. Le porte del carcere per Barbieri si erano aperte ad aprile 2020: custodia cautelare per la partecipazione al pestaggio di un uomo a Predappio un anno fa. In ballo c’erano 500 euro: Barbieri era uno dei tre che usarono un manganello sulla vittima fino a spezzargli le dita di una mano. Il 20 gennaio scorso, cioè due settimane prima dell’omicidio, era arrivata la sentenza con rito abbreviato per quella rapina: cinque anni e quattro mesi, condanna in primo grado non definitiva e per questo Barbieri era in libertà.

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