Quel «cinema della poesia» così pop, “Parole Note” a Lugo per Scrittura Festival

Giancarlo Cattaneo Di Radio Capital

Ne parla Giancarlo Cattaneo di Radio Capital: «La nostra volontà è quella di arrivare a un pubblico ampio»

«Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita» dice ai suoi studenti il professor John Keating interpretato da Robin Williams in L’attimo fuggente.

“Parole Note” è uno spettacolo che unisce poesia, musica e cinema nato dalla collaborazione tra Giancarlo Cattaneo e Maurizio Rossato di Radio Capital e sarà a Lugo domenica 11 giugno per la chiusura di ScrittuRa Festival (a questo link il programma completo della rassegna) in piazza del Pavaglione alle 21 (in caso di maltempo al teatro Rossini). Ne abbiamo parlato con Carlo Cattaneo.

Come spiegheresti cos’è “Parole Note” a chi non l’ha mai visto?
«Direi che è un “cinema della poesia”. Non è semplice spiegarlo, ce lo siamo chiesti diverse volte. “Un nuovo dialogo tra musica e poesia” è la dicitura che abbiamo trovato. È un progetto molto pop per avvicinare il pubblico alla prosa e alla poesia, ma soprattutto per emozionarlo».
Non hai paura ad usare la parola “pop” per il vostro spettacolo?
«No, mi piace perché la nostra volontà è quella di arrivare a un pubblico ampio, per questo ci piace fare spettacolo nelle piazze, come sarà a Lugo. Alcuni pensano che i festival e gli eventi culturali debbano essere per una piccola nicchia di persone, e tendono a chiudersi. Noi vogliamo invece aprirci, per questo credo che “pop” sia una bella parola».
Cosa cambia e cosa rimane della vostra trasmissione su Radio Capital nello spettacolo dal vivo?
«Cambia molto, ma rimane lo stesso. Ovvero dal vivo giochiamo molto sulle immagini che vengono proiettate, sulle scene dei film e sulla musica elettronica suonata come sottofondo dal vivo. Ma cerchiamo di far rimanere il mistero che è la cosa più bella della radio. Sentire una voce e lasciar guidare la propria immaginazione dalle parole senza chiedersi chi sia a parlare».
Come scegliete i testi? E le scene dei film?
«Le scegliamo assieme, anche con il poeta Mario De Santis, che ci ha dato una grossa mano nella selezione dei brani. Usiamo poeti contemporanei come la Szymborska o Franco Arminio, ma anche classici come Neruda, Salinas e Jodorowsky. Per il cinema i miei preferiti sono Massimo Troisi, anche per ragioni campanilistiche, e Woody Allen».
Per chi ha visto i vostri spettacoli precedenti cosa c’è di diverso in questo nuovo Parole Note Live?
«Nel nuovo spettacolo abbiamo introdotto testi che parlano di maternità e dell’essere figli. Non tutti siamo genitori, ma ognuno di noi è figlio. Abbiamo ragionato sia sull’essere genitori che sul non esserlo. Oltre a questi ci saranno anche i nostri pezzi più classici, quelli che non possono mancare. Molti tornano a vederci proprio per poterli risentire. Ci piace molto il rapporto che si crea col pubblico e siamo contenti che molti tornino a vederci più volte seguendoci in Italia».

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