Soli e in angoli ostili: gli alberi di Zanni lottano per aggrapparsi alla vita

Un libro raccoglie il risultato di un lavoro durato alcuni anni, immagini scattate in varie parti del mondo: «Dall’Iran a Bagnacavallo: non importa dove sono, mi interessano gli alberi più improbabili». In bianconero «perché il colore è una distrazione»

Orizzontale 03Ha cominciato a raccogliere foto di alberi 4-5 anni fa e aveva già in testa l’idea di un libro. Ora c’è: “Soundtrack for falling trees” è il lavoro del ravennate Adriano Zanni (che da anni ha un blog sul nostro sito). «Mi interessano gli alberi più sfigati, quelli da soli, quelli abbandonati, quelli cresciuti in posti difficili, quelli finti, quelli che esistono solo come ombra». È un lavoro sull’ostinazione e sulla solitudine, sulla lotta e sulla rassegnazione, un lavoro sulla vita e sul mondo: «Non si sceglie dove nascere, il vento può trasportare un seme nel luoghi più impensati, si tenta di restare aggrappati alla vita, si resiste ostinatamente, talvolta non ci si riesce e si soccombe».

Il libro di 93 pagine è uscito a febbraio e raccoglie foto scattate in varie parti del mondo dove Zanni si è trovato: «Israele, Iran, Lanzarote ma anche dietro casa o nelle campagne ravennati. Non è tanto da dove vengano le foto, che sia Bagnacavallo o il Medio Oriente non importa, mi interessava più l’albero che la zona. Anche per questo non ci sono didascalie sui luoghi». Ma per quelli più vicini all’autore, si è instaurata una sorta di legame con la pianta: «Alcuni sono in punti dove ho occasione di passare spesso e li ho fotografati più volte. Li ho visti cambiare, in alcuni casi li ho visti seccarsi o essere abbattuti, in altri li ho visti riprendersi». Una volta raccolto tutto il materiale è arrivato il momento della selezione, quello più difficile perché c’è da scartare. E non è facile decidere cosa lasciare fuori: «Rispetto a quelle pubblicate sono partito da un gruppo che era il quadruplo. Appena fai una selezione ti penti subito di come l’hai fatta. Ne potresti fare una ogni dieci minuti e verrebbe diversa. Per questo c’è chi dice che dovrebbe farla qualcun altro al posto dell’autore. A un certo punto ti imponi di fermarti e fare con quello che hai». Scattate e stampate rigorosamente in bianco e nero, un po’ come è nello stile di Zanni per tutte le sue fotografie: «Cerco sempre che ci siano poche distrazioni e il colore distrae sempre un po’ di più».

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