“Eldorato”, calda porta di luce dedicata alla speranza dei migranti

A Sant’Apollinare in Classe l’installazione artistica di Giovanni de Gara, simbolo di accoglienza e salvezza

Eldorato Esterno

L’ingresso della Basilica di Sant’Apollinare si ammanta del fulgore dell’oro, vivida luce che emerge dalla penombra del portico: è “Eldorato”, installazione artistica di Giovanni de Gara, inaugurata oggi, 3 ottobre, giornata dedicata al ricordo delle vittime dell’immigrazione.
«È questo lo splendore che il progetto Eldorato attende e annuncia – afferma l’artista – anche se tutto sembra andare in un’altra direzione. Una direzione in cui chi arriva sulle nostre terre sperando di trovare una terra dorata fatta di pace, lavoro e benessere, nel migliore dei casi trova solo l’oro di una copertina isotermica».

Quest’opera rientra nell’ambito di RavennaMosaico, la VI Biennale del Mosaico Contemporaneo (6 ottobre – 24 novembre 2019), fra le iniziative che il Polo Museale Emilia-Romagna sede di Ravenna ha intitolato “Intersezioni”, con installazioni a cura di Emanuela Fiori e Giovanni Gardini al Museo Nazionale di Ravenna e alla basilica di Sant’Apollinare in Classe.
Ancora una volta l’arte contemporanea fa il suo ingresso al Museo Nazionale, in stretto dialogo con le collezioni permanenti. L’evento “Intersezioni” raccoglie i lavori di tre giovani ma già affermati artisti italiani, Luca Freschi con Cariatidi, Sara Vasini con Corrispondenze al Museo Nazionale e Giovanni de Gara, per l’appunto, con Eldorato alla Basilica di Sant’Apollinare in Classe.

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Eldorato è un progetto pluriennale, ideato e prodotto dall’artista Giovanni de Gara (Firenze, 1977), che si articola in una serie di installazioni site-specific. Il materiale che l’artista utilizza è comune eppure sostanziale, un oggetto salva-vita: si tratta delle coperte isotermiche, normalmente usate per il primo soccorso in caso di incidenti e calamità naturali, entrate nell’immaginario collettivo come le “vesti” dei migranti.
Il viaggio del progetto Eldorato è iniziato nel 2018 a Firenze, dalle tre porte dell’Abbazia di San Miniato al Monte, ed è proseguito – e continuerà a proporsi poi – in varie città italiane: sono state e saranno rivestite con le coperte isotermiche le porte di chiese cristiane e di edifici di altri culti, luoghi simbolici, come simbolica è la porta in sé, luogo e non luogo, soglia e barriera, limite e passaggio, accesso negato o concesso, sintesi di luogo altro. Tra le tappe previste nel progetto-percorso di Eldorato l’allestimento alla Basilica di Sant’Apollinare in Classe riveste particolare significato.

La chiesa bizantino-ravennate, sorta nelle vicinanze dell’antico porto multietnico della flotta militare romana, risplende nella maestosa abside di mosaici dorati che proclamano la salvezza attraverso un’appassionata e rarefatta iconografia. La basilica, consacrata nel 549, custodì per secoli la tomba del protomartire e protovescovo di Ravenna, Apollinare. Figura fondante per l’evangelizzazione della regione, proveniva secondo la tradizione da Antiochia sull’Oronte, nella provincia romana di Siria. Un “migrante” dunque, che portò come pellegrino e straniero il messaggio di speranza di una nuova fede a Ravenna e altrove. Accolto in casa da taluni, cacciato oltre le porte della città e martirizzato da altri, Apollinare è nel racconto agiografico un personaggio cardine, portatore di frutti di carità e consolazione.

L’istallazione dell’opera di Giovanni De Gara secondo la volontà dell’artista promuove in ogni sede allestitiva un’analisi profonda sul tema dell’accoglienza verso ogni individuo, senza distinzione di razza, genere e credo. L’installazione a Sant’Apollinare in Classe apre ancora altre possibilità di riflessione. Per la sua natura duplice di monumento della Cultura e santuario della Fede, la Basilica è tra i siti più visitati della regione. Per la purezza architettonica e la bellezza della decorazione musiva parla a ognuno attraverso la forza attrattiva della perfezione artistica. Eldorato alle porte della Basilica diventa duplice segno, di calore e salvezza, in comunione con il mosaico, nel quale il prato paradisiaco si apre come promessa senza tempo e accoglie l’epifania della trasfigurazione avvolta nell’oro divino.

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