Con Ravenna Festival rivive a Cervia il rito del trebbo fra racconti e suoni inediti

Otto incontri e dialoghi dal 17 giugno al 16 luglio fra grandi protagonisti della cultura e della musica

Paolo Rumiz

Paolo Rumiz

Si stringe e si sviluppa nel 2020 il sodalizio fra Il Ravenna Festival e Cervia, dopo alcuni appuntamenti episodici (ma va sottolineato il memorabile concerto trakking con Ambrogio Sparagna alle Saline) di alcuni anni fa. Quest’anno si profila un vero e proprio festival nel festival che nelle parole del sindaco della citta Massimo Medri e del soprintendente del festival Antonio De Rosa rafforzano la vocazione della località nel legame fra cultura, ambiente e turismo, all’insegna di eventi di alta qualità sociale e artistica.

Si tratta di otto appuntamenti per una rassegna creata ad hoc intitolata “Per l’alto sale – Il Trebbo in musica 2.0”: un itinerario di incontri che si ispira alla tradizione romagnola del trebbo, celebrandone la dimensione di condivisione e confronto e al contempo traghettandola nel XXI secolo nell’alternare gli omaggi a “eroi” di Romagna – Tonino Guerra, l’Artusi, Fellini – a voci contemporanee e tematiche attuali. In collaborazione con il Comune di Cervia e con il contributo della Cooperativa Bagnini, dal 17 giugno al 16 luglio gli appuntamenti sono in programma al Palazzo dei Congressi di Milano Marittima, ad eccezione di due eventi in programma rispettivamente al Bagno Club Milano e alla Pieve di Pisignano.

Trebbo, italianizzazione del romagnolo trébb, ha nobili natali: dallo stesso termine latino trivium non solo deriva trebbio – l’incrocio di tre vie e, per metonimia, la conversazione di chi si incontra a quell’incrocio – ma anche trivio, che in epoca medievale designava le tre arti liberali della grammatica, retorica e dialettica o filosofia. Il Trebbo, in Romagna, è tutto questo: incontro, confronto, occasione sociale ed intellettuale, condivisione di idee e incrocio di culture e sensibilità. Una dimensione che era apparsa evidente, negli anni Cinquanta, a due giovani appassionati di poesia – Walter Della Monica e l’attore Antonio (“Toni”) Comello – che con una pionieristica iniziativa di letture pubbliche proposero dal 1956 al 1960, in tutta la loro freschezza, versi di poeti di tutti i tempi.

Ivano Marescotti

Ivano Marescotti

È proprio nel solco del trebbo poetico di quegli anni che, mercoledì 17 giugno, la rassegna si inaugura con un “Omaggio a Tonino Guerra”: in occasione del centenario della nascita del poeta –ma anche scrittore, sceneggiatore e artista a 360 gradi  – di Santarcangelo, è affidato a Ivano Marescotti il compito di restituirne un ritratto attraverso lettura e commento di testi, anche dialettali, con il contrappunto musicale di Paolo Damiani al contrabbasso e live electronics.

Mercoledì 24 giugno si celebrano invece i duecento anni dalla nascita dell’autore del più celebre dei trattati gastronomici, vero e proprio nume di ogni cucina dell’Italia unita: l’“Omaggio a Pellegrino Artusi“sarà tracciato da Alberto Capatti, autorevole storico dell’alimentazione e della gastronomia nonché direttore del comitato scientifico di CasArtusi, con un occhio di riguardo per il sale, l’oro bianco di Cervia. Accompagneranno l’incontro i Bevano Est, che condividono con l’Artusi le origini forlimpopolesi e hanno fatto del dialogo con strumenti e sonorità della tradizione contadina l’ingrediente distintivo del proprio stile. In questo caso l’evento sarà ospitato dal Bagno Club Milano e preceduto da una passeggiata gastronomica con menu artusiano a cura di CheftoChef.

Il trittico di ricorrenze non può che completarsi con l’“Omaggio a Federico Fellini” di sabato 27 giugno: classe 1920, proprio come Guerra (con cui firmò per altro la sceneggiatura del premio Oscar Amarcord), il regista riminese sarà celebrato attraverso le musiche di Nino Rota, compagno di strada di molte avventure cinematografiche. Gli arrangiamenti sono stati commissionati dal Festival a Fabio Petretti per la sua Italian Jazz Orchestra, accompagnata dalla fisarmonica di Simone Zanchini.

Se questi omaggi celebrano tre figure fondamentali dell’identità culturale della Romagna, è invece l’identità dell’Europa, quella intessuta di contatti con l’Oriente, al centro dell’incontro di domenica 21 giugno. La sapienza narrativa del giornalista e scrittore Paolo Rumiz svelerà Quell’Europa che viene da Oriente, in un percorso – anche musicale grazie al flauto di Fabio Mina – che si inserisce perfettamente sulla rotta della XXXI edizione del Festival. Il programma di quest’anno, esteso dal 3 giugno al 19 luglio, è infatti dedicato al Dolce color d’oriental zaffiro, che Dante descrive nel Purgatorio (I, v. 13), e quindi anche al lungo e mai interrotto confronto – e non solo scontro – fra Occidente e Oriente, di cui sono splendida espressione la Ravenna bizantina e i mosaici che il poeta stesso ammirò. Cornice di questo viaggio attraverso i secoli sarà in questo caso la Pieve di Santo Stefano, testimone – almeno dal X secolo – di una storia spirituale che si intreccia alle vicissitudini del territorio romagnolo.

Ilaria Capua

Ilaria Capua

Lo storytelling – la narrazione che valica i confini della letteratura per appropriarsi anche dei linguaggi del giornalismo, della televisione, della divulgazione scientifica e storica – è il fil rouge di quattro appuntamenti del giovedì, realizzati in collaborazione con Elastica Live & Comunicazione, destinati a discutere i grandi temi, e soprattutto le grande sfide, della nostra epoca.

A partire da quella della salute e della bioetica, con la conversazione fra Ilaria Capua e Gad Lerner, in programma il 25 giugno. Sostenitrice dello sviluppo scientifico open-source, cioè del libero accesso per tutti ai dati in particolare dei virus influenzali, la virologa è fra i cinquanta più rivoluzionari scienziati al mondo per la prestigiosa rivista “Scientific American” e autrice di Salute circolare, edito da Egea, storie di progresso reso possibile dalla capacità di non seguire sempre e solo la strada maestra di una conoscenza già consolidata. A seguire il momento musicale con Gianluca Petrella e Pasquale Mirra, rispettivamente al trombone e al vibrafono.

Fresu Di Bonaventura

Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura

È invece fra i cinquanta grattacieli più iconici del mondo, secondo il “Council on Tall Buildings and Urban Habitat” (organo internazionale sullo sviluppo urbano sostenibile), il Bosco verticale di Milano. Questo progetto di riforestazione metropolitana in verticale porta la firma dell’architetto e urbanista Stefano Boeri, a cui la parola passa il 2 luglio per “Architettura e Natura”. Le note sono, in questo caso, della tromba di Paolo Fresu e del bandoneon di Daniele Di Bonaventura. Dall’ecosostenibilità, tema ancor più saliente per una città che ha saputo istituire già nel lontano 1973 il Premio CerviaAmbiente rivelando una spiccata e lungimirante sensibilità, alla riscoperta di donne che hanno fatto la storia, cambiando le regole di un gioco quasi esclusivamente maschile.

L’incontro del 9 luglio è infatti con Melania Mazzucco e il suo nuovo libro L’architettrice (Einaudi), storia di Plautilla, misteriosa pittrice e primo architetto donna dell’età moderna nel torbido splendore della Roma barocca. Al pianoforte un’altra donna, Rita Marcotulli, musicista e compositrice che vanta collaborazioni con i migliori artisti della scena jazz americana.

Massimo Gramellini

Massimo Gramellini

La rassegna si conclude il 16 luglio con il reading di Massimo Gramellini: il giornalista e scrittore, che sulle pagine del “Corriere  della Sera” ha celebrato la capacità di Milano Marittima di fare comunità e reagire prontamente alla tromba d’aria che a luglio 2019 aveva flagellato il litorale e danneggiato gli stabilimenti, propone il suo libro Prima che tu venga al mondo (Solferino), una lettera al figlio che è anche un inno alla paternità e un delicato ritratto del rapporto fra generazioni. Seguirà il concerto della pianista e compositrice Virginia Guastella.

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