Tra politica e terza età, lo scoppiettante esordio di Marco Trionfale

Edito da Marsilio, il romanzo: “Albeggerà al tramonto” dai tratti, fra personaggi e ambienti, indubbiamente ravennati

TriofnaleDivertimento, avventura, politica e venature di nostalgia sono gli ingredienti del romanzo appena uscito per i tipi della Marsilio dal titolo Albeggerà al tramonto, perfetto riassunto della trama che vede un gruppo di anziani ribellarsi alle decisioni di una futuribile amministrazione locale, erede più o meno diretto del fu Pci, e del governo nazionale.
Il tutto in un borgo che per tanto tempo fu chiamato “Stalin­grado”, molto simile a Ponte Nuovo, vicino a una città, Corvinia, che ricorda tremendamente Ravenna.

Del resto dietro il nome dell’autore, Marco Trionfale, si celano proprio tre penne ravennati che per la prima volta si sono unite per il romanzo pubblicato dallo storico editore veneziano: Franco Costantini, Mirta Contessi e Leonardo Fedriga.
Un’operazione maturata durante lunghi incontri conviviali dei tre e decisamente riuscita grazie innanzitutto a una scrittura fluida che passa da un registro all’altro senza soluzione di continuità (il cui merito, per pubblica ammissione degli stessi autori, va innanzitutto a Fedriga a cui è toccata la parte più imponente della stesura vera e propria), senza mai scadere nel sentimentalismo e nel rimpianto del tempo che fu e senza nemmeno eccedere nell’intento comico, anche se non mancano momenti di pura (e divertente) caricatura.

Uno su tutti: l’immagine dell’AperiChe al Bar New Age a base di CocktailRevolution di fronte agli sguardi attoniti dei protagonisti che ormai si trovano a condividere la “loro” Casa del popolo con discutibili gestori del bar.

Non mancano poi preziosi camei e giochi di parole (e come potrebbe essere altrimenti visto che tra i tre autori c’è appunto l’enigmista Costantini?) e personaggi ben costruiti, quasi archetipici di queste latitudini, sia maschili che femminili (e su questo il tocco di Contessi pare evidente): ex grigliatori da Feste dell’Unità, operai che hanno vissuto nella comunità del partito dove hanno trovato non solo un credo politico, ma anche un modo di stare insieme, donne decise e intraprendenti, pragmatiche e intelligenti. Tutti, indistintamente, abituati a commentare le notizie sgradite con un sonoro “fatinculé” e amanti di cappelletti e sangiovese.

Ora sono anziani, chi più chi meno, in pensione, sono nonni e padri, hanno acciacchi e preoccupazioni per la loro salute e per i figli. Ma anni prima erano stati i giovani che negli anni Settanta avevano cambiato il partito scandalizzando i più anziani di loro, figli della Resistenza e dal modello Togliatti. Cosa resta ora di tutto ciò?

Se lo chiedono a più riprese questi personaggi tra cui non mancano – del resto siamo in Romagna – nomi e soprannomi epici quali Ercole o Achille o tragici come Amleto e Alfredo. Pronti a fare ancora la loro parte, anzi, a smettere di recitare la parte in commedia ormai attribuita loro dall’evolversi della situazione, metteranno in piedi un piano rocambolesco per portare avanti battaglie per il loro territorio e per le nuove generazioni.

E nel fare tutto questo, senza paternalismi, ci mostrano come è cambiato il mondo negli ultimi cinquant’anni, a che punto siamo arrivati. Cosa sia andato storto, perché è evidente che qualcosa non è andato come speravano, è materia di riflessioni per chi legge.

Gli autori non indulgono in nostalgie fini a se stesse, né tantomeno suggeriscono troppo facili risposte. Di certo i loro protagonisti sono figli di un’epoca passata che ha qualcosa di unico, che fu senza precedenti e oggi appare irrepetibile.

Sarà proprio per questa unicità che pochi mesi fa, sempre da Ravenna, è arrivato nel panorama nazionale un altro romanzo che mette in scena un gruppo di personaggi di quell’età e con quel passato: Una giostra di duci e paladini di Alberto Cassani, uscito per Baldini+Castoldi.
Le analogie non mancano nei caratteri dei personaggi, nell’ironia e nell’amore per la battuta così tipiche di queste terre, ma anche, curiosamente, nella figura del più anziano degli anziani, che in entrambi i casi guarda caso è anche il più colto e per certi versi il più intrigante di tutti, il vero ideologo.

Albeggerà al tramonto è dunque un altro tassello che si aggiunge alla letteratura che da Malvaldi e i suoi avventori del Bar Lume in poi vede protagonisti della terza e quarta età quanto mai arzilli e partecipi che finiscono con il mettere il lettore di fronte anche al tema, quanto mai sfaccettato in quest’epoca, del rapporto intergenera­zionale, un rapporto difficile, contrastato, a volte conflittuale, ma capace anche di grandi complicità.

Un libro che proprio per questo può parlare a lettori di tutte le età con acume, intelligenza, molta ironia e guizzi stilistici non scontati per un esordio.

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