Quella bellezza nostalgica nella pittura gestuale di Giulia Dall’Olio

Un lavoro inedito sulla natura, creato appositamente per la Sala del Mosaico della Classense, visibile fino al 3 dicembre

Dall'Olio Equinozio Autunno 1Una pittura basata sul gesto: è questa una delle chiavi di lettura del lavoro di Giulia Dall’Olio, artista bolognese affermata grazie a molteplici personali e premi, che dopo aver varie volte esposto allo spazio Vibra e al Mar ritorna a Ravenna con un lavoro inedito – Equinozio d’Autunno – creato appositamente in dialogo con il mosaico pavimentale del Salone della Classense.
Prosegue in questo modo uno dei rari e attesi appuntamenti sull’arte contemporanea del ciclo di qualità “Ascoltare bellezza”, progettato e a cura di Paolo Trioschi.

Dicevamo pittura gestuale, in quanto l’esecuzione dei suoi dipinti parte dalla stesura di una tessitura monocroma sulla tela. Appoggiata a una superficie, la tela cattura tutte le sue imperfezioni e rilievi della base dando esito a un monocromo imperfetto su cui l’artista inizia ad applicare una tecnica a colpi di gomma in modo da far emergere il soggetto. Descrivendola in questo modo, questo gesto – inflitto a piccoli colpi veloci con gomme di varie dimensioni – appare molto vicino alla scultura, almeno a quella pratica che storicamente si basa sul “levare” l’eccesso di materia per giungere a liberare la forma. Vedendo l’artista lavorare – su Youtube è possibile verificare – il processo è interessante per la sicurezza dei colpi che a mano a mano esplorano la superficie facendo lievitare le forme.

I suoi cicli più recenti di lavori vertono su un solo soggetto, quello del mondo naturale: insiemi di foglie e rami danno vita a sagome arboree suggestive nel loro bianco e nero sfumato. Come fantasmi emergono dalla notte, la natura prende forme non legate a singole specie. Il lavoro non ha nessuna pretesa di classificazione scientifica, piuttosto lascia spazio a un ideale di spazio naturale, coltivato in modo interiore, che assomiglia molto per di- mensioni, tratteggio e chiaroscuro ai paesaggi boschivi dei dipinti fra Cinque e Seicento che ricreavano un paesaggio bucolico da incanto in cui la presenza umana era del tutto assente o piccola al punto da potersi considerare marginale.

Il lavoro di Dall’Olio non ha però nessuna pretesa nostalgica e quel tanto di idealità che dà ritmo ha solo lo scopo di aumentare il senso di rispetto e amore per il dato naturale e la sua fragilità. Secondo un semplice contrappasso descritto dall’artista, l’uomo aggredisce la natura circostante determi- nandone la progressiva scomparsa; per questo, nel far emergere la natura dal nero si compie l’atto opposto, quello di darle rilievo e respiro. Rimangono tracce dell’azione distruttiva umana nei rilievi del fondo – la tessitura di un muro, luogo chiuso che si dà come barriera – e in alcuni segni netti, geometrici, di un colore blu elettrico che attraversano lo splendore come scosse elettriche. Ma per quanto appaia semplice l’assioma, rimane nei lavori compiuti una bellezza nostalgica che invade e a cui è difficile sottrarsi. E sappiamo quanto può essere determinante la bellezza per spingersi ad agire.

Giulia Dall’Olio – “Equinozio d’Autunno”. Aperta fino al 3 dicembre; da martedì a sabato ore 9-18; lunedì 14-18. Ingresso libero.

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