Farmacie: ricette in calo e politiche nazionali mettono in crisi il settore

Ma le due società pubbliche in provincia chiudono ancora con un buon utile. Intanto i bandi per le nuovi sedi vanno deserti: nell’ultimo ne sono state assegnate solo tre su undici

Closeup Hand Of Woman Pharmacist With Prescription And Medicine At Drugstore

Non è un momento facile per le farmacie. Sul banco degli imputati finiscono le politiche sanitarie del ministero e, di riflesso, dell’Ausl Romagna. Preoccupa la flessione dei fatturati: a livello regionale le ricette sono diminuite nell’ultimo anno del 2,34 percento, la spesa netta farmaceutica del 3,9 percento. Le farmacie romagnole hanno assistito ad un calo della spesa farmaceutica pari al 3,7 percento mentre Ravenna si assesta al 3,3 percento.

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I dati sono forniti dalla Regione e destano un certo allarme nelle due società che gestiscono le farmacie comunali in provincia (Ravenna Farmacie e Sfera) e i cui bilanci sono al vaglio degli enti territoriali. Il 2016 si chiude positivamente ma se il trend dovesse continuare in questo modo far quadrare i conti nei prossimi anni sarà sempre più difficile. Durissime le parole riservate dall’azienda di Ravenna alle politiche  nazionali: l’attenzione pubblica sembra «rivolta esclusivamente alla riduzione della spesa» che non avviene tramite  un progetto di razionalizzazione ma «solo attraverso la mortificazione di un settore, quello delle farmacie territoriali, visto come vacca da mungere».

Ricette in calo   La causa delle difficoltà delle farmacie è individuata nelle politiche che da Roma sono state imposte negli ultimi anni. In primo luogo «l’aumento del controllo delle prescrizioni dei medici», culminato con il decreto sull’appropriatezza prescrittiva firmato dal ministero della Salute. Misure che Ravenna Farmacie nella sua relazione di bilancio definisce «draconiane» e che «non hanno procurato gli sperati risparmi» e sono andate incontro ad una serie di contestazioni, tanto da essere abrogate a luglio. Il danno per le farmacie è stato notevole: soprattutto perché, decreto o no, le spese sanitarie sono ritenute insostenibili dalle Regioni ed è «facile immaginare che la spesa farmaceutica sia riducibile con sforzo relativamente poco elevato». Da qui il calo del numero delle ricette, pari al 3,03 percento a Ravenna.

Le politiche dell’Ausl   Non è finita qui. A pesare sui conti delle farmacie è anche la strana politica che l’Ausl Romagna sta portando avanti sulla distribuzione dei farmaci. Infatti la nuova direzione generale dell’Ausl – si legge sempre nella relazione di Ravenna Farmacie – «sta spostendo ricette e prescrizioni verso la distribuzione diretta dei farmaci preso le farmacie ospedaliere, di fatto ponendosi in aperta concorrenza con le farmacie territoriali che invece potrebbero, senza pesare sul bilancio della sanità, fornire un servizio molto più soddisfacente e diffuso».

In altre parole, mentre nel resto d’Italia sembra prendere sempre più importanza la Distribuzione per conto (Dpc) Ravenna, dove si aveva un livello molto alto di Dpc, sembra andare nella direzione opposta. L’Ausl «non ritiene infatti questa politica adatta al controllo dei costi». Risultato? Rispetto al 2010 – anno in cui entrò in vigore la Dpc – la spesa convenzionata in provincia è calata del 40 per cento. Sul tema si è aperto un tavolo in Regione ma l’azienda sanitaria sembra non sentirci, scrive Ravenna Farmacie, e anzi «non ha rinunciato ad implementare con ogni mezzo la distribuzione diretta» nonostante «mesi e mesi di estenuante negoziazione».

La situazione a Faenza e Lugo   Gli stessi fattori di difficoltà sono individuati da Sfera, società che gestisce le farmacie pubbliche – 16 in tutto – tra Lugo, Faenza e l’Imolese «Il Servizio sanitario con le sue iniziative sta destrutturando il servizio svolto dalle farmacie sul territorio sottraendogli gran parte delle competenze professionali/farmaceutiche». Così sono «sempre più numerose le farmacie che cominciano a mostrare difficoltà economiche che in alcuni casi portano irrimediabilmente al fallimento. Situazione che, invece, fino a pochi anni fa sembrava impensabile». In regione, la spesa farmaceutica pro capite è di 98 euro contro una media nazionale di 130. Sfera chiude il bilancio con un utile di circa 826mila euro, frutto della scelta di diversificare le entrate affrancandosi dal Servizio Sanitario Nazionale e puntando su un «mix di fatturato» che tocca maggiormente la parte commerciale. I prodotti che hanno segnato la performance migliore nel 2016 sono stati quelli dietetici (+13,78 per cento).

Le nuove farmacie non aprono   Tornando a Ravenna, la prova di quanto oggi il settore sia poco appetibile sarebbe il sostanziale fallimento del decreto Monti che in teoria avrebbe dovuto, tramite una serie di azioni, liberalizzare eliminando – forse lo si ricorderà – il diritto di prelazione dei Comuni ed aumentando il numero delle farmacie. Con questi criteri uscirono i bandi nel 2015 e le prime farmacie sono state assegnate a maggio dell’anno dopo. Non è stato un successo. Su dieci, ne sono state assegnate sette. Ma di queste solo tre hanno poi aperto: a San Pietro in Vincoli, in via dei Poggi e a Lido Adriano. Gli altri hanno rinunciato.

A gennaio del 2017 nuovo concorso, con 11 sedi a bando. Tre assegnate (due a Ravenna, una a Massa Lombarda) ma a questo punto bisognerà aspettare per vedere se apriranno. Di certo, fa notare Ravenna Farmacie, le nuove sedi hanno «inciso negativamente, come previsto, sulle farmacie più vicine». Per fare un termine di paragone, per la farmacia di Santerno nel 2013 concorsero in 150.

Conti in ordine per Ravenna Farmacie   Nonostante le difficoltà, anche i conti delle farmacie comunali  di Ravenna rimangono positivi, con un elevato gradimento da parte degli utenti. Il risultato economico del 2016 «è molto positivo», con numeri «addirittura superiori al 2015». Com’è possibile? Ravenna Farmacie individua nel risultato positivo una serie di azioni: «La formula adottata negli ultimi anni per l’ottenimento di tali risultati si sintetizza nella convergenza da una parte della modernizzazione della nostra offerta commerciale, il miglioramento dei punti vendita, dei servizi, del programma di fidelizzazione, della capacità commerciale dei dipendenti dell’assortimento disponibile nelle farmecie da noi gestite; dall’altra la ricerca continua costante e quasi ossessivo di miglioramento dell’efficienza e di razionalizzazione di tutti gli investimenti». Il bilancio consuntivo dell’azienda ravennate si chiude con un risultato positivo al netto delle imposte di oltre 750mila euro.

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