Nautica, la Cittadella resterà un sogno. Intanto all’ex Sarom crescono alberi…

L’area tra via Trieste e il Candiano è di proprietà di Eni, nel 2009 per il ministero le opere erano avviabili subito. Poi la grande crisi. E resta da sciogliere il nodo sulle bonifiche

Cittadella

Un rendering del progetto per la Cittadella della Nautica

Tutto era pronto, persino finanziato. L’opera era addirittura “cantierabile”. Si poteva cioè partire dal giorno dopo con i lavori ma là dove sarebbe dovuta sorgere la Cittadella della nautica oggi ci sono erbacce, arbusti e alberi ad alto fusto che stanno crescendo e un’area di cui non si sa bene che fare. Sembra una canzone di Celentano al contrario ma è solo l’emblematica storia di un progetto mai realizzato: nel 2009 c’erano decine di manifestazioni di interesse da parte delle aziende artigiane del comparto e il Ministero annunciava che i lavori sarebbero potuti partire nel 2010. Il luogo deputato al progetto era l’ex Sarom di via Trieste, un’area su cui oggi ci sono molte idee ma, al momento, di concreto c’è solo la volontà di Eni (proprietaria dell’area) di vendere se in mezzo non ci fosse il punto interrogativo delle bonifiche dei terreni.

La cittadella doveva essere un innovativo polo artigianale e di ricerca nel quale l’allora florente settore avrebbe concentrato progettisti, cantieri e artigiani e in cui la filiera della nautica si sarebbe trovata in una manciata di ettari. Ad annunciarne il de profundis è stato nel 2014 Galliano Di Marco, ex presidente di Autorità portuale e successore di Giuseppe Parrello che quel progetto aveva fortemente voluto: «Non possiamo aspettare una ripresa del comparto nautico», aveva sentenziato Di Marco una sera di novembre ad un incontro del Propeller prima di spiegare che il protocollo di intesa siglato ai tempi era ormai scaduto senza essere rinnovato. Da allora, la questione è stata archiviata.

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La crisi, certo: metà delle imprese che erano interessate a quel comparto – era la stima di Cna – era fallita. A sentire gli addetti ai lavori oltre alle difficoltà economiche aveva pesato anche l’idea che vela, yacht e barche in generale fossero roba per ricchi. Idea che col governo Monti si è trasformata in una contestata tassa sul lusso che ha fatto migrare tra il 2011 e il 2012 tanti proprietari di scafi in Croazia. È stata una tempesta che ha spazzato via anche un altro progetto, che a differenza della Cittadella era allo stato embrionale: nel 2004 Autorità portuale lanciò un concorso di idee da 20.800 euro per il rifacimento degli arredi del molo di Marina di Ravenna. Tra i vincitori anche uno studio che proponeva in fondo alla palizzata una tribuna da cui guardare le tante regate in mare. Eventi che ai tempi richiamavano partecipanti e, soprattutto, sponsor. Finiti i soldi sono venute meno molte veleggiate e quindi anche la necessità della tribuna.

Alla fine, a trovare il lato buono della vicenda, si può dire che le torri Hammon dell’ex Sarom il cui destino non era ancora chiaro e per le quali si erano già mossi i difensori dell’archeologia industriale sono ancora lì che svettano, sempre uguali a loro stesse, mentre gli arbusti crescono attorno.

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