L’ottimismo di Cna: «Dopo la grande crisi c’è un vento nuovo che spinge la nautica»

Il referente provinciale del settore vede segnali incoraggianti e spiega così le difficoltà del territorio: «Da Ravenna uscivano le barche per la classe media che ha sofferto di più»

Da anni segue il settore della nautica per Cna provinciale e dal 2015 sta vedendo le prime avvisaglie di ripresa dopo la grande crisi: Alessandro Battaglia ci tiene a sottolineare che il suo è cauto ottimismo ma dalle sue parole si può dire che la nautica sia in mezzo ad un’inversione di tendenza. «Quest’anno molte realtà torneranno a Genova». Nella città ligure si svolge il più noto salone della nautica italiano, un appuntamento che fino ad un decennio fa era irrinunciabile per tutte le imprese del comparto ma che poi è naufragato in mezzo alla crisi.
I dati, dice Battaglia, è difficile darli perché la nautica è un comparto molto ampio che tocca i cantieri ma anche centinaia di piccole imprese artigiane inquadrate dal sistema camerale come falegnami, elettricisti, meccanici. Sono loro, che si occupano di componentistica e manutenzione, ad aver resistito meglio allo tsunami: «Possiamo dire che il fatturato per queste aziende è tornato ad essere quello del 2008».

Diverso il discorso per i cantieri: dai capannoni prima della crisi uscivano decine di barche ogni anno ma oggi non è più così. «Alcuni cantieri ora fanno soprattutto refitting», spiega Battaglia. Si tratta di una sorta di manutenzione dell’esistente per chi compra una barca usata o vuole rimodernare il suo yacht, un modo per sopravvivere nei cicli di crisi. A Ravenna i cantieri hanno sofferto molto perché producevano barche tra i 10 e i 18 metri, quelle che acquistava la classe benestante ma non ricchissima: sono state le prime spese – spiega Battaglia – tagliate. La classe media non poteva più permettersi barche a vela, posteggio e, soprattutto, tasse e controlli fiscali rigidissimi sui possessori di barche. «Con l’aumento della tassazione su questo tipo di beni, chi poteva è andato in Francia, poi in Croazia, poi magari in Montenegro, con tutte le conseguenze immaginabili per il settore». Il problema della nautica è essere «il bene voluttuoso per eccellenza».
Dopo sei anni di crisi, la nautica da un paio d’anni è tornata a mettere il naso fuori dal buio.

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Battaglia: «La dimensione  delle imprese a livello locale in genere è tra 10 e 20 dipendenti»

A livello nazionale, secondo un’indagine di Cna, gli operatori hanno aumentato il fatturato del 13 percento nel 2016. «Possiamo dire che Ravenna sia lo specchio della situazione italiana». Significativo l’aumento dell’export: il made in Italy nel lusso tira ancora molto ma non basta più perché «ci sono imprese anche all’estero che offrono qualità a prezzi competitivi». Per questo secondo Battaglia le prossime sfide si giocheranno anche nel marketing e nel sapere comunicare il motivo per cui una barca italiana sia meglio di una straniera. La dimensione delle imprese che portano avanti il settore è, in genere, di dieci o venti dipendenti anche se «alcune sono forse sottodimensionate». A loro, a livello provinciale, se ne affianca qualcun altra specializzata in componentistica e più strutturata, anche con un centinaio di dipendenti. «Aziende che hanno saputo diversificare e quindi hanno superato la crisi, rilanciandosi».

Barca Lega NavaleOggi le condizioni sono completamente diverse rispetto al primo decennio del Duemila, anche per questo il progetto più importante del settore, quella Cittadella della nautica che a tanti faceva gola (e di cui raccontiamo nella pagina accanto) è stato archiviato. Ci sono però le condizioni per guardare al futuro e non è poco. Battaglia aspetta prima di esultare: «Mi piacerebbe parlare quando ci sarà una ripresa consolidata, perché anche nel 2011 la nautica sembrava aver superato le difficoltà e poi non è stato così. Alcune aziende fanno ancora fatica: ci sono fasi in cui c’è molto lavoro e altre in cui si ricorre agli ammortizzatori sociali». La crisi si potrà dire superata davvero quando ripartiranno gli investimenti: «Gli imprenditori ci pensano su prima di assumere personale o fare grosse spese strutturali perché non è detto che poi rientreranno da quanto investito in questa situazione di mercato». Quando succederà la nautica avrà superato l’ultima boa e navigherà sicura in mare aperto.

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