Ex Pansac, immobili all’asta. Ma i 30 lavoratori non rischiano: sede garantita

La cooperativa nata sulle ceneri del fallimento è tutelata da una sorta di vincolo che impegna i futuri acquirenti a trovare una sede alternativa per il sito produttivo per poter avere un cambio di destinazione d’uso. Sugli altri tre lotti sono possibili interventi diversi

IMG 5268Tra desolanti fabbriche e magazzini abbandonati, lungo il Candiano, in darsena di città, c’è anche un’attività che gode di ottima salute, un caso che ha fatto scuola anche a livello nazionale. Si tratta della Raviplast, cooperativa attiva nel settore degli imballaggi industriali nata dalle ceneri del fallimento della Pansac su iniziativa degli stessi dipendenti che si sarebbero altrimenti trovati senza più un lavoro. Oggi sono in 30, cinque in più di quando è partita l’avventura, ormai quattro anni fa. «Stiamo proseguendo nel percorso di ricostruzione e consolidamento dell’azienda, stiamo crescendo e stiamo pure molto bene qui in darsena», commenta al telefono l’amministratore delegato Carlo Occhiali, che contattiamo anche per ottenere informazioni sulla proprietà dell’area che, vista la posizione affacciata sul canale, fa gola a molti.

IMG 5269Il terreno e i “muri”, infatti, appartenevano a una delle due società del gruppo Pansac (l’altra è quella a cui Raviplast è invece subentrata per la parte operativa), al momento anch’essa fallita e quindi in procinto di essere assegnati all’asta. La Raviplast è al momento in affitto e tenterà naturalmente di acquisire l’area, ma senza prendere parte – ci assicurano – ad alcuna asta al rialzo. D’altronde sull’area c’è una sorta di vincolo – a suo tempo promesso a gran voce dall’ex sindaco Fabrizio Matteucci – che impegna i futuri acquirenti a garantire in primis l’occupazione e a poter sperare in un cambio di destinazione d’uso solo una volta trovata una sede alternativa per il sito produttivo, un’ipotesi al momento piuttosto remota. Più probabile invece che un soggetto interessato a investire sulla riqualificazione del quartiere possa acquistare il terreno e poi sfruttare gli altri tre lotti dell’area dove non è presente lo stabilimento (quelli dove una volta c’era la villa del direttore, un’area al momento libera e un’altra con un piccolo condominio con nove appartamenti per gli ex dipendenti). Tre lotti “civili”, su cui sarebbero possibili investimenti in linea con i piani urbanistici, lasciando la Raviplast a operare nel quarto lotto, per cui continuerebbe a pagare l’affitto. Le offerte dovranno essere presentate entro il 29 gennaio.

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