Manifestazione nazionale per le estrazioni: «Nuova legge contro il blocco trivelle»

Presentato l’appuntamento del 16 marzo a Ravenna, il sindaco De Pascale in prima linea tra i promotori fa il punto delle richieste al Governo gialloverde: un intervento legislatico che cancelli lo stop di 18 mesi introdotto con il Dl Semplificazioni oppure preparare la strategia energetica nazionale in due mesi al massimo

Un intervento legislativo del Parlamento per cancellare gli effetti dell’emendamento “Blocca trivelle” contenuto nel decreto cosiddetto Semplificazioni già convertito in legge, oppure la realizzazione dello studio sulla strategia energetica nazionale entro due mesi per impostare un piano concreto. Sono le richieste presentate al Governo Conte, nello specifico al ministero per lo Sviluppo economico in capo a Luigi Di Maio, dal mondo italiano delle estrazioni offshore che ha un baricentro importante a Ravenna dove il 16 marzo si ritroverà per una manifestazione nazionale con sindacati e aziende allineati con le amministrazioni locali.

A farsi portavoce delle richiesta è stato il sindaco Michele de Pascale in un incontro con la stampa stamani, 14 marzo, per presentare l’appuntamento di sabato in piazza del Popolo. “Per l’energia italiana, accendiamo il buon senso” è il titolo della manifestazione. Sono attese delegazioni di imprese e lavoratori da Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo e Basilicata. L’iniziativa, a cui aderiscono 11 organizzazioni imprenditoriali e sindacali. Ma al momento gli organizzatori non si sbilancio sulle previsioni di affluenza. Raduno alle 10.30, interventi a partire dalle 11. Apertura affidata al primo cittadino e poi a seguire gli esponenti di Confindustria, Cgil, Cisl, Uil, Cna, Confimi e l’assessora regionale alle Attività produttive Palma Costa. Ma il ventaglio degli aderenti è molto più ampio e comprende Legacoop, Confcooperative, Agci, Confartigianato e Confcommercio.

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La politica, l’amministrazione e il movimento offshore ravennati sono impegnati in questa battaglia sin da quando si è cominciato a parlare del decreto che avrebbe bloccato le estrazioni in mare per un tempo fino a 18 mesi in cui realizzare lo studio che dovrà poi essere il riferimento nell’impostazione del piano energetico nazionale per la transizione dalle risorse fossili alle rinnovabili. «Fermare tutto non serve a nessuno – dice De Pascale –. In uno scenario di incertezza avremo come conseguenza lo stop degli investimenti e non certo lo spostamento di risorse verso le rinnovabili. Questo blocco mette a rischio posti di lavoro, rende il Paese ancora più dipendente dalle importazioni di metano dall’estero e non aiuta le questioni climatiche». Il sindaco ci vede anche una palese contraddizione nell’azione del Governo gialloverde: «Da una parte si fermano le trivelle che estraggono metano e dall’altra si introducono incentivi per il passaggio alle auto a metano». E poi la critica a chi ritiene che le imprese del settore estrattivo non siano orientate alle rinnovabili: «È oggettivamente falso. Solo se il settore investe può stare al passo con le tecnologie, introdurne di nuove e quindi rispettare l’ambiente. Credo che si possa scendere in piazza sia il 15 che il 16 di marzo, sia per sostenere il rispetto dell’ambiente e sia per sostenere l’energia italiana».

I promotori dell’iniziativa chiedono di arrivare a definire un piano nazionale che stabilisca gli orientamenti dell’Italia in materia energetica. Se lo studio propedeutico che dovrà essere realizzato arriverà in un paio di mesi «allora non ci saranno problemi, ma conoscendo le vicenda italiane temo che quei diciotto mesi possano diventare anche di più». E allora la richiesta è quella di usare il primo strumento legislativo disponibile per invertire la rotta: «Se il blocco è stato inserito in un decreto Semplificazioni che non aveva nulla a che fare, credo si possa fare altrettanto per il dietrofront».

Su tutto poi incombe la possibilità di un ricorso alla Corte Costituzionale su tre possibili fronti distinti. Potrebbero farlo le Regioni per conflitto di competenze perché l’energia non è materia regolabile dallo Stato in via esclusiva. Potrebbero farlo i senatori perché l’iter di legge non ha rispettato le procedure. Potrebbero farlo per via incidentale le aziende che si vedranno respingere i permessi di nuove ricerche e quindi facendo ricorso al Tar costringerebbero i giudici a sollevare la questione di costituzionalità.

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