Trivelle, accordo Lega-M5s: stop 18 mesi. Il sindaco in piazza: «Intesa disastrosa»

De Pascale annuncia la partecipazione alla manifestazione sindacale unitaria a Roma il 9 febbraio. E prosegue l’asse con Pini, presidente del Carroccio in Romagna: «Avrei barattato la caduta del Governo con la tenuta del settore oil & gas»

Lega e Movimento 5 Stelle sono arrivati a un accordo, raggiunto nel corso della notte tra il 23 e il 24 gennaio, sulle trivellazioni in mare. Il tema riguarda da vicino Ravenna dove il settore offshore è particolarmente radicato con alcune migliaia di posti di lavoro.

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L’intesa tra le due anime del governo Conte prevede non più uno stop di tre anni alle ricerche come proponevano i grillini ma diciotto mesi e un aumento dei canoni di concessione pari a 25 volte (rispetto alle 35 previste in una bozza precedente). La questione, come ormai noto, riguarda il cosiddetto decreto legge Semplificazioni: tra oggi e domani, 24 e 25 gennaio, le commissioni parlamentari Affari Costituzionali e Lavori pubblici termineranno l’esame degli emendamenti e il Dl arriverà al Senato lunedì 28 gennaio per essere approvato martedì.

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Il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, parla di «intesa disastrosa» e prosegue nel solco tracciato di un asse con il Carroccio per fare leva sulla componente meno integralista dell’esecutivo: «La Lega è ancora in tempo per alzare la testa sia al Senato che alla Camera e ribadisco la richiesta a Salvini di venire a Ravenna a incontrare i lavoratori e le imprese prima dell’approvazione definitiva». Il primo cittadino ipotizza che il provvedimento sia incostituzionale «perché l’emendamento interviene su una legge, il Dl Semplificazioni, che tratta tutt’altro argomento». Inoltre De Pascale afferma che «non ci sono le coperture finanziarie, perché l’aumento dei canoni sarà oggetto di ricorsi pesantissimi e porterà a rinunce alle concessioni; è dunque illusorio pensare che con un aumento dei canoni si determini automaticamente un aumento del gettito». Infine «questo provvedimento in nessun modo tutela l’ambiente anzi, aumenterà le emissioni poiché non riduce il consumo di fonti fossili, quello sì sarebbe un obbiettivo serio, ma semplicemente penalizza la produzione nazionale a favore delle importazioni e il gas estratto all’estero, per essere trasportato, ha una dispersione di circa il 30 percento con conseguente aumento delle emissioni». Il sindaco avanza il dubbio «che questo provvedimento non sia animato da interessi ambientalisti quanto da interessi stranieri». De Pascale annuncia che il 9 febbraio sarà a manifestare a Roma con i lavoratori, le imprese e i sindacati del comparto offshore di Ravenna che giorni fa hanno sottoscritto un appello pubblico per chiedere con forza al Governo di fermare l’emendamento e di indicare con chiarezza quale sia la strategia energetica nazionale.

Lega Nord. Da sinistra Jacopo Morrone, Matteo Salvini e Gianluca Pini: segretario della Romagna, segretario nazionale e ex deputato

Come già si era visto nei giorni scorsi, De Pascale ha trovato in Gianluca Pini, ex deputato leghista e presidente della sezione romagnola del partito di Salvini, il “suo uomo all’Havana”. Pini fa sapere che «lavoreremo fino all’ultimo, se serve anche durante la seconda lettura alla Camera, per salvaguardare il settore oil & gas: l’emendamento uscito dalla mediazione di stanotte infatti non tutela ancora a sufficienza il comparto; l’obiettivo finale è una legge che tuteli l’ambiente ma senza posizioni talebane che bloccano sviluppo e lavoro». È proprio il comunicato stampa del Carroccio a parlare di «impegno assieme a Giorgetti ed altri esponenti della Lega in un duro braccio di ferro con i 5stelle». Addirittura Pini arriva ad affermare che avrebbe «barattato volentieri la tenuta del settore con la fine di questa esperienza di governo che ha mostrato troppi, imbarazzanti limiti da parte dei 5 stelle; ma non sono io a decidere». Il riferimento è alle dimissioni minacciate dal ministro Sergio Costa e all’ipotesi che potesse innescarsi una crisi di governo.

Il sindacato Cgil definisce grottesca la risposta del Governo alla questione del comparto, «l’esatta fotografia del pressapochismo con il quale un argomento così importante venga trattato». Dimezzare il periodo di stop sarebbe un contentino: «Non si tratta di contrattare un periodo piuttosto che un altro, qui stiamo parlando di un settore che sta riprendendo vigore dopo un periodo dove si è rischiato lo stallo delle attività. Eni ha in programma investimenti per due miliardi di euro tra il 2019 e il 2020; tra l’altro il distretto centro-settentrionale di Marina di Ravenna ha ripreso ad assumere giovani. Stiamo parlando di un settore dove la sicurezza del lavoro e il rispetto di tutte le norme a tutela dell’ambiente sono ai massimi livelli. È un settore che da sempre fa da traino all’economia locale e che ha prodotto ricchezza sul territorio. È un settore che produce gas metano, da tutti indicato come la fonte di energia necessaria nel processo di transizione verso le rinnovabili». Il sindacato chiama i lavoratori alla protesta: «Non possiamo sperare che qualcun altro risolva il problema al posto nostro, ogni lavoratore dovrà mettersi in gioco, bisogna riempire i pullman, e il 9 febbraio a Roma ci metteremo la faccia come abbiamo sempre fatto».

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