Vendemmia, mancano gli stagionali: «Meno burocrazia per la manodopera»

Coldiretti Ravenna chiede «una radicale semplificazione» del voucher agricolo

Il tempo della vendemmia si avvicina, ma Coldiretti Ravenna lancia l’allarme: «Mancano stagionali perché la maggior parte della manodopera estera è bloccata nei paesi d’origine dalle misure anti coronavirus».

Le aziende vitivinicole, a corto di personale, chiedono quindi una radicale semplificazione del voucher agricolo per ridurre la burocrazia e consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui tanti sono in cassa integrazione e le fasce più deboli della popolazione sono in difficoltà.

La provincia di Ravenna è quella in Emilia-Romagna con la superficie vitata più estesa e Coldiretti esprime preoccupazioni alla luce delle difficoltà di spostamento degli oltre centomila gli stagionali agricoli che arrivano dalla Romania in Italia ai quali si aggiungono più di diecimila cittadini bulgari.

Il necessario vincolo della quarantena ha frenato gli arrivi di questi lavoratori per la vendemmia che tradizionalmente inizia sulle colline ravennati a fine agosto e prosegue tra settembre ed ottobre con la raccolta delle uve rosse autoctone.

In questo contesto – sostiene la Coldiretti – potrebbero esserci disponibili tra le vigne migliaia di posti di lavoro occasionali se solo venisse radicalmente modificato il voucher “agricolo”. Dopo essere stato snobbato per decenni si registra infatti un crescente interesse degli italiani per il lavoro nelle campagne anche per la situazione di difficoltà in cui si trovano altri settori economici, «interesse – afferma il Presidente di Coldiretti Ravenna Dalmonte – che va accompagnato anche con misure per la semplificazione ed il contenimento del costo del lavoro che consenta di competere con Paesi come Francia e Spagna che godono di situazioni più favorevoli».

Con l’abrogazione della disciplina del voucher, il sistema agricolo – continua la Coldiretti – è stato doppiamente penalizzato in quanto, se da una parte non si riscontravano nel settore indizi di abnorme e fraudolento utilizzo da dover correggere, dall’altra certamente l’intero percorso di emersione intrapreso dal 2008 ad oggi è irrimediabilmente andato perduto. Un danno pesante per il vino dove a partire dalla data del 19 agosto 2008, prevista dalla circolare Inps per il rilascio dei primi buoni, è iniziata, sotto il pressing della Coldiretti, per la prima volta in Italia, la raccolta dell’uva attraverso voucher con l’obiettivo di ridurre burocrazia nei vigneti e dare una possibilità di integrazione del reddito a studenti e pensionati.

Dopo una rapida crescita iniziale, nel tempo si è verificata una sostanziale stabilizzazione dei voucher venduti a livello nazionale (nell’ultimo anno prima dell’abrogazione solo per la vendemmia ne sono stati impiegati circa 1,3 milioni) ora praticamente azzerati con l’entrata in vigore della nuova normativa.

«Non possiamo permetterci di perdere le grandi opportunità di lavoro che vengono da uno dei settori più dinamici dell’economia – afferma Dalmonte – bisogna ripensare ad uno strumento per il settore che semplifichi la burocrazia per l’impresa, sia agile e flessibile rispondendo soprattutto ad un criterio di tempestiva disponibilità all’impiego e dall’altra generi opportunità di integrazione al reddito per giovani studenti, pensionati e cassa integrati».

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