Sciopero metalmeccanici, Fiom: «Industriali usano pandemia a danno dei lavoratori»

Presidio davanti a Marcegaglia: protesta contro Federmeccanica accusata di non modificare le sue posizioni nella trattativa per il rinnovo del contratto nazionale che va avanti da anni

1Dopo un anno di trattative ancora non si sblocca il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici perché, secondo i sindacati, «Federmeccanica resta ferma sulle proprie posizioni senza concedere vere aperture»: i delegati di fabbrica di diverse aziende di Ravenna hanno proclamato l’adesione allo sciopero nazionale proclamato da Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil per oggi, 5 novembre. Davanti ai cancelli della Marcegaglia in via Baiona si è tenuto un presidio di protesta in mattinata.

Nella provincia di Ravenna, a livello unitario, sono proclamati scioperi di 8 ore a Marcegaglia Carbon Steel Spa, Marcegaglia Ravenna Spa, Rosetti spa, Giuliani, Mariport, ICME, Senzani Brevetti, Cisa, Come, Fonderia Morini, Diamut, Aqseptence, Curti, Sigma 4, Kverneland, Stafer, Iemca, Ori, Twinergy, Horsa.

Sono diverse le richieste dei metalmeccanici, a partire da un aumento del salario rimasto sostanzialmente fermo negli ultimi 3 anni. I sindacati chiedono un aumento di 150 euro lordi al quinto livello, che permetterebbe di recuperare in parte, la perdita del potere di acquisto accumulata nella scorsa vigenza contrattuale. Le motivazioni dello sciopero riguardano anche i temi della precarietà, della formazione e dello smart working. Le rivendicazioni sindacali sono state completamente rifiutate dagli industriali. L’indisponibilità della controparte ha portato prima a scioperi spontanei e poi a un pacchetto di scioperi.

«La pandemia non aiuta a portare avanti una vertenza di questo genere – dichiara Ivan Missiroli segretario della Fiom Cgil di Ravenna -, ma è tempo di dare un segnale a Federmeccanica che ha deciso di mantenere costi bassi e lavoratori poveri. Questa pandemia rischia di essere sfruttata dagli industriali a discapito della capacità di spesa e dei diritti dei lavoratori e questo non è accettabile».

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