martedì
23 Giugno 2026

In provincia 65 startup con un giro d’affari di 16 milioni di euro

Una su cinque è nata nel 2022, una su tre ha sede nel capoluogo, sei su cento hanno titolari stranieri: la fotografia della Camera di Commercio

keyboardSono 65 le startup innovative in provincia di Ravenna, muovono complessivamente un giro d’affari di circa 16 milioni di euro, pari a 260mila euro per azienda, con un capitale sociale medio di 72mila euro. 26 hanno sede legale nella città capoluogo, 18 a Faenza, 4 a Lugo, 6 ad Alfonsine, 5 a Cervia e 1 nei Comuni di Brisighella, Castelbolognese, Fusignano, Massalombarda, Riolo Terme e Russi. Sono 12 quelle nate corso del 2022 e per circa il 14% sono guidate da ragazze e ragazzi con meno di 35 anni. Il 69 percento sono attive, in particolare, nella produzione di software, nella consulenza informatica, nella ricerca e sviluppo, nei servizi informativi ed in altre professioni tecniche e scientifiche, ma a proteggere il genio innovativo ravennate sui mercati internazionali sono soprattutto le startup depositarie di brevetti oppure quelle titolari di software registrato, che costituiscono il 23% della consistenza complessiva delle startup innovative a fine 2022. Il 18,5% di esse, invece, è a prevalenza femminile nei posti di comando ed il 6,2% del totale sono imprese a titolarità straniera. È quanto emerge da una recente indagine condotta dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ravenna sui dati del Registro imprese.

Possono ottenere lo status di startup, le società di capitali costituite da meno di cinque anni, con fatturato annuo inferiore a cinque milioni di euro, non quotate ed in possesso di determinati indicatori relativi all’innovazione tecnologica previsti dalla normativa nazionale vigente. Possono essere organizzate anche in forma cooperativa e devono avere come oggetto sociale, esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.  I vantaggi sono molteplici: minori oneri per la costituzione, rapporti di lavoro subordinato di più semplice attuazione, credito di imposta per ricerca e sviluppo, incentivi all’investimento, raccolta diffusa di capitali di rischio tramite portali online.

«La provincia di Ravenna – ha sottolineato Giorgio Guberti, commissario straordinario della Camera di commercio – ha tutte le carte in regola per diventare un “territorio delle startup”: beneficia di una forte specializzazione manifatturiera, poggia su un sistema avanzato della ricerca di base e applicata, vanta una elevata attrattività turistica ed istituzioni educative di livello, ha un costo competitivo dei servizi e delle facilities, gode di un’alta qualità della vita e di un sistema del welfare diffuso. Valorizzare le risorse e le competenze dei territori è un impegno necessario che qualsiasi progetto di sviluppo deve assumere come prioritario, facendo della creazione d’impresa e del consolidamento delle imprese esistenti un importante fattore di crescita. Quel che serve è un contesto favorevole all’imprenditorialità: chi ha “intenzione imprenditoriale”, infatti, ha bisogno di servizi, di esempi, di modelli di riferimento e di approvazione sociale (una visione positiva della funzione dell’imprenditore). Fare impresa non è solo e principalmente un fenomeno economico: è un fatto culturale che si alimenta di motivazioni e valori, come la ricerca dell’indipendenza professionale, il desiderio di incidere sulla realtà economica e sociale, l’orientamento al merito, la promozione del cambiamento».

Due nuovi ambulatori al centro di procreazione assistita dell’ospedale di Lugo

I nuovi spazi sono dedicati alla preservazione della fertilità e al trattamento dell’infertilità maschile

Centro Procreazione Ospedale LugoAll’ospedale di Lugo sono operativi due nuovi ambulatori al centro di procreazione medicalmente assistita (Pma), rispettivamente dedicati alla preservazione della fertilità e al trattamento di problemi legati alla infertilità maschile. Lo rende noto l’Ausl Romagna.

Il percorso legato alla preservazione della fertilità è rivolto ai pazienti che devono eseguire terapie gonadotossiche (cioè che possono ridurre la fertilità, come radio o chemioterapia). La procedura consente loro di crioconservare i propri  gameti (ovociti e spermatozoi) prima che la terapia oncologica possa danneggiarli.

Si tratta di un servizio riservato espressamente ai pazienti inviati principalmente dai reparti di oncologia, oncoematologia e senologia (ma anche neurologia o reumatologia). Questo percorso consente non solo la presa in carico tempestiva dei pazienti che devono in breve tempo accedere alle cure oncologiche, ma si prefigge anche di seguire questi pazienti negli anni successivi, per monitorare il loro potenziale riproduttivo, trattare pazienti con predisposizione genetica ad esaurimento ovarico precoce o pazienti che, magari in età pediatrica, sono stati sottoposti a terapie impattanti sulla fertilità senza avere potuto preservare i gameti.

Staff Operatori Centro LugoIl secondo ambulatorio è rivolto al partner maschile della coppia in cerca di gravidanza. Da sempre nella coppia infertile l’attenzione maggiore è riservata alla donna e spesso si soprassiede ad un adeguato percorso diagnostico del partner maschile. Questo nuovo ambulatorio nasce dalla collaborazione tra il centro Pma di Lugo diretto dalla dottoressa Valeria Rambelli e l’Unità Operativa di Chirurgia Urologica Mini-invasiva di Lugo-Ravenna guidato dal dottor Giorgio Bruno.

Si tratta di un ambulatorio multidisciplinare che vede la copresenza di un ginecologo, un andrologo e un biologo (ma che può poi avvalersi anche della consulenza di genetisti e endocrinologi) che valuteranno contestualmente il paziente per deciderne il percorso diagnostico e terapeutico più adeguato.

Per il secondo semestre le matricole di Medicina a lezione in un’aula alla Cna

Gli iscritti al primo anno useranno gli spazi nella sede dell’associazione di categoria in viale Randi in attesa degli ampliamenti all’ospedale

Aula CNA 2I cento studenti iscritti al primo anno del corso di laurea in Medicina a Ravenna, percorso attivo dal 2020, frequenteranno le lezione del secondo semestre 2022-2023 nella sede della Cna in viale Randi nell’aula Bedeschi messa a disposizione dall’associazione di categoria per far fronte all’aumento di iscritti in attesa che vengano attuati gli ampliamenti previsti all’ospedale Santa Maria delle Croci.

Matteo Leoni, presidente di Cna comunale di Ravenna, è intervenuto oggi, 3 marzo, in occasione della ripresa delle lezioni: «Abbiamo risposto con grande piacere alla richiesta dell’Università di Bologna e Fondazione Flaminia di ospitare i tanti studenti che si sono iscritti al corso di laurea di Medicina del Campus di Ravenna; crediamo fortemente che i campus universitari in Romagna siano di straordinaria importanza per rendere competitivo ed attrattivo il nostro territorio formando ed attraendo talenti e competenze. Per Cna il tema della formazione e del rapporto con il mondo produttivo è un elemento fondamentale ed in questo caso il corso di laurea di Medicina consente di mantenere ed accrescere alti standard di servizi sociosanitari che sono un fattore imprescindibile della qualità della vita ed elemento attrattivo di talenti per il territorio ed il sistema economico e produttivo».

I progetti dello zoo Safari di Ravenna per aiutare le specie in via di estinzione

Il 3 marzo è la giornata mondiale della vita selvatica e il parco faunistico accanto a Mirabilandia ricorda i progetti e le iniziative portati avanti da anni

Emu ZoosafariIn occasione della giornata mondiale della vita selvatica (World wildlife day) che cade il 3 marzo, istituita dalle Nazioni Unite per celebrare animali e piante selvatiche del mondo e il contributo che danno alla salute del pianeta, lo zoo Safari di Ravenna ricorda i progetti e le collaborazioni nazionali e internazionali in linea con lo spirito della giornata.

All’interno del parco accanto a Mirabilandia infatti, tra gli altri esemplari, si possono ammirare elefanti indiani, siamanghi, gibboni, gaur, addax, antilope roane e lichi del Nilo, tutti appartenenti a programmi con l’obiettivo di preservare la conservazione di specie minacciate in natura attraverso il regolare scambio tra giardini zoologici.

Dal parco poi ricordano il progetto Pan Italia finalizzato alla conservazione degli scimpanzé. Sempre rivolto alla tutela degli scimpanzé , il sostegno attivo al  progetto promosso da Pasa (Pan African Sanctuary Alliance) finalizzato a salvare quattro scimpanzé tenuti in condizioni non idonee  in Guinea-Bissau. «I quattro esemplari sono stati trasferiti con successo e in totale sicurezza nel santuario in Liberia , concludendo così positivamente una operazione senza precedenti a livello internazionale».

Da tre anni il Safari Ravenna è partner di Turtle Island, centro di eccellenza per la difesa, il mantenimento e la salvaguardia di esemplari rari di tartarughe. Si tratta di un’istituzione scientifica che con oltre 160 specie, rappresenta una vera e propria Arca di Noè per le specie in via di estinzione.

Da quest’anno è attiva la collaborazione con Matthias Otto, consulente e trainer specializzato in elefanti di fama internazionale che affiancherà periodicamente i keeper addetti al reparto per una ottimale gestione di questi esemplari così complessi.

A livello locale, da anni il Safari Ravenna affianca l’Università di Bologna nella formazione di giovani futuri veterinari attraverso workshop formativi, attività di tirocinio e stage, nonché nell’avvio di progetti di ricerca volti a misurare il benessere delle specie ospitate.

Inoltre lo zoo sostiene Cestha di Marina di Ravenna, Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat, ente di ricerca senza scopo di lucro la cui finalità è la protezione ambientale. Nello specifico, grazie al  contributo del Safari, Cestha si dota dell’Ecg per il monitoraggio durante le anestesie, garantendo una maggior tutela.

Al bar Moog le testimonianze di due autentici animatori e girovaghi

Nel locale di vicolo Padenna a Ravenna, sabato 4 marzo (alle ore 18) dialogo sull’arte di strada e in baracca con Monticelli e Palma

Mauro Monticelli Gianluca Palma
Mauro Monticelli e Gianluca Palma

Sabato 4 marzo alle 18 al Moog Slow Bar di Ravenna (vicolo Padenna 5), si tiene il diciassettesimo incontro della rassegna curata da Ivano Mazzani. Mauro Monticelli, storico burattinaio e animatore dell’omonima Famiglia d’arte ravennate, dialogherà con Gianluca Palma, artista di strada, fisarmonicista e marionettista sulla tradizione e l’attualità di una forma spettacolare dalle radici antiche ma ancora capace di soprprende il pubblico di piccoli e adulti.

Mauro Monticelli è burattinaio e marionettista professionista dal 1979. Ha intrapreso questo cammino proseguendo il mestiere dei suoi avi e della sua una famiglia di burattinai e marionettisti attiva alla prima metà dell’800. La famiglia d’Arte Monticelli  è una delle più longeve formazioni artistiche italiane, riuscendo a tramandare fino a oggi il lavoro artistico di padre in figlio e coinvolgendo in questo mestiere i propri collaboratori che, in alcuni casi, sono diventati essi stessi parte integrante della compagnia. Così si è tramandato il patrimonio teatrale e materiale, costituito da sapere ma anche da oltre cinquecento pezzi antichi (marionette, burattini, copioni manoscritti, scenografie, materiali fotografici attrezzistici e pubblicitari) conservati al Museo La casa delle Marionette di Ravenna.
Gianluca Palma, classe 1985, faentino, formato in psicomotricità è artista di strada, trampoliere, fisarmonicista autodidatta e marionettista curioso. Interessato alla musica popolare e a tutto ciò che è costruire ed inventare, dopo un decennio di collaborazioni con diverse compagnie, fonda insieme a Mariasole Brusa la compagnia All’InCirco con l’obiettivo di approfondire l’utilizzo delle tecniche di teatro di figura nei contesti di strada. Da alcuni anni collabora strettamente con Teatro del Drago di Ravenna in diverse produzioni spettacolari.

“La cura attraverso l’arte”: viaggio nella storia ospedaliera a Palazzo Rasponi

Dal 5 marzo al 16 aprile le opere più significative del patrimonio di Ausl Romagna esposte a Ravenna. In calendario anche una serie di incontri sull’idea di “museo diffuso”, con visite guidate nei poli sanitari di interesse storico e culturale

Il Comune di Ravenna e l’Ausl Romagna presentano, negli spazi di Palazzo Rasponi delle Teste a Ravenna, la mostra “La cura attraverso l’arte”, un racconto della storia ospedaliera del territorio e della sua evoluzione nel corso dei secoli. Si tratta di un’occasione per ammirare i pezzi più significativi del patrimonio storico e artistico stratificato nei seicento anni di storia di una delle più grandi aziende sanitarie italiane. L’inaugurazione è prevista sabato 4 marzo alle ore 17, e le opere resteranno esposte al pubblico dal 5 marzo al 16 aprile.

La rassegna, curata da Sonia Muzzarelli (Conservatrice Patrimonio Storico Artistico Ausl Romagna) e Paolo Trioschi (Mar) si divide tra un percorso articolato in sei sezioni (ognuna dedicata alla città d’origine delle opere) e una serie di eventi collaterali all’insegna della cultura sanitaria, tra incontri conviviali a Palazzo Rasponi e visite guidate all’interno degli ospedali della regione alla scoperta dei padiglioni dedicati all’arte. L’intera iniziativa è promossa congiuntamente da Comune di Ravenna, Ausl Romagna, Mar (Museo d’Arte della città di Ravenna) e Acosi (Associazione culturale ospedali storici italiani).

All’interno di Palazzo Rasponi il viaggio alla scoperta del tesoro artistico di Ausl Romagna parte da Rimini, in una sala che vede esposte alcune opere provenienti dal Museo della città  (che conta al suo interno oltre cinquanta opere di proprietà dell’azienda sanitaria). Tra i pezzi di maggior interesse in questa sala troviamo La Vocazione di San Matteo di Guido Cagnacci, Sant’Ubaldo che libera un’ossessa di Gian Francesco Nagli e il Crocefisso Ligneo di Johannes Teutonico.

La seconda sala è invece dedicata alla proiezione di un video: Non ti potrò scordar… Romagna mia, presentato nel 2021 alla quinta edizione dell’Alzheimer Fest, caratterizzato da testi semplici, letti da psicologhe dei centri Ausl per Disturbi Cognitivi e Demenze, che vuole presentare la Romagna alle persone con demenza stimolando, anche attraverso le opere d’arte di proprietà aziendale, il risveglio di ricordi e emozioni.

Si prosegue poi con lo spazio dedicato a Forlì che, grazie alla sua importante storia ospedaliera iniziata nel XIV secolo con l’hospitale Domus Dei, proseguita nel 500 con l’unione dei poli assistenziali nello Spedale Maggiore, la costruzione dell’Ospedale Morgagni nel Novecento e la creazione del blocco ospedaliero di Vecchiazano nel 2004, offre alla mostra pezzi come La Divina Commedia illustrata di Amos Nattini, le due tele dei Santi Andrea e Bartolomeo e i ritratti dei grandi donatori Delfina Cima e Rambaldo Bruschi.

Lo spazio che conduce alla sala cesenate – dove si trovano tra gli altri pezzi un raro ritratto frontale di Malatesta Novello, signore della città e artefice della sua storia ospedaliera e i due calendari liberty parte del complesso architettonico della Tomba Roverella – è dedicato agli ospedali storici italiani, al tempo stesso luoghi di cura e produzione medico-scientifica e straordinari compendi artistici.

In ultimo, si arriva infine alle stanze dedicate al Ravennate, che per via del nutrito numero di pellegrini che attraversava la città in direzione di Roma, annovera un elevato numero di ospitali nella storia del suo territorio. Qui è visibile quella che Muzzarelli ha definito la “regina” delle opere del patrimonio Ausl: il Grande Vaso di Pietro Melandri, oltre che al dipinto di Luigi Folli Saffo sulla rupe di Leucade, l’Abele Morente di Gian Battista Bassi (collezione di Massa Lombarda) e la Natura morta con libri (Francesco Verlicchi), il dipinto di San Girolamo, l’insegna storica del vecchio ospedale e la stampa fotografica del dottor Giuseppe Gotti (tutti provenienti dal museo San Rocco – ex Ospedale – di Fusignano).

In merito all’allestimento della mostra, i curatori Muzzarelli e Trioschi hanno voluto sottolineare l’intrinseco legame tra medicina e arte, in un contesto storico che ha portato i piccoli ospitali (strettamente legati alla religiosità) alla creazione dei grandi centri di cura polifunzionali odierni.
Le opere d’arte della collezione Ausl Romagna provengono dalle cappelle affiancate agli ospitali, dai monasteri dove alcuni avevano sede, e non ultimo dalle donazioni di abbienti benefattori che «ci ricordano come un tempo una buona assistenza medica non fosse un diritto di tutti, e chi veniva curato si sentiva in dovere di riconoscenza» come precisa Muzzarelli.
Per Trioschi, l’aspetto più importante è da ricercarsi nel profilo psicologico del legame tra arte e medicina, nell’attenzione al bello anche e soprattutto nei luoghi di sofferenza, quasi a voler curare il corpo attraverso lo spirito.
Questa connessione continua a mantenersi viva anche oggi, testimoniata dalle aree e dai reparti dedicati all’esposizione storica artistica e culturale all’interno degli ospedali del territorio – si pensi solo alle quattro teste mummificate di briganti giustiziati e alla biblioteca pubblica, nell’ospedale di Santa Maria delle Croci a Ravenna – da cui il progetto di “museo diffuso” che prevede, collateralmente alla mostra, visite guidate a poli universitari e padiglioni ospedalieri di interesse culturale (dai sotterranei alle aree espositive), il cui calendario è consultabile a questo link.

Obiettivo “Amianto Zero”: al via una mappatura dei fabbricati

Se ne parla ad Alfonsine sabato 4 marzo in un assemblea pubblica organizzata da Cgil e altre associazioni per la tutela della salute e dell’ambiente

Amianto Inquinamento RimozioneSabato 4 marzo è in programma ad Alfonsine, dalle 15 alle 18 al cinema Gulliver in piazza della Resistenza, l’assemblea pubblica “Amianto zero: un risultato possibile. Mappature, bonifiche, salute” organizzato dalla Cgil di Ravenna, dall’AFeVa (associazione familiari e vittime amianto Emilia Romagna), dal comitato “Salviamo le api, salviamo noi” e con la collaborazione del Comune di Alfonsine.
L’assemblea si propone di analizzare il fatto che il rischio, dovuto all’utilizzo massiccio dell’amianto fino al 1994 nell’edilizia civile e industriale, rappresenta un problema di salute pubblica ancora oggi, a causa del progressivo degrado dei manufatti contenenti amianto. Nel corso dell’assemblea si daranno informazioni ai cittadini su come segnalare la sospetta presenza di manufatti di cemento amianto ai Comuni e all’Ausl.

«Senza creare allarmismi – dicono gli organizzatori – è necessario avviare rapidamente programmi di mappatura dei fabbricati contenenti amianto per incentivare le bonifiche. Eventi come grandinate, terremoti, incendi possono disperdere nell’ambiente l’amianto».

Riapre il parco naturale di Cervia, con laboratori ed escursioni tra gli animali

Parco Naturale CerviaSabato 4 marzo riapre dalle 9.30 (fino alle 17) il parco naturale di Cervia.

Per l’occasione, è in programma l’iniziativa “Risveglio al Parco”, al via dalle 14 con i saluti istituzionali. Alle 15 il truccabimbi e alle 16 il laboratorio creativo “Che animale sei?” per costruire una maschera da portare a casa.

Le stesse attività verranno riproposte anche domenica, con in più alle 15 un’escursione lungo i sentieri del parco per conoscere gli animali autoctoni.

Nelle giornate di sabato 4 e domenica 5 marzo l’ingresso è gratuito per i residenti del Comune di Cervia.

Per informazioni 0544 995671 | parconaturale@atlantide.net

La deputata ravennate Bakkali spiega come fare comunicazione politica sui social

Bakkali Festa PdIl giusto tono di voce, i messaggi più incisivi e corretti, gli obiettivi e i tempi entro cui raggiungerli, la coerenza estetica e la chiarezza quando si vuole fare comunicazione politica. Saranno alcuni dei temi che verranno presentati sabato 11 marzo alle 14 al Mama’s di via S. Mama 75, a Ravenna, all’evento di formazione gratuito e aperto a chiunque, organizzato dall’associazione Agenda in collaborazione con la deputata ravennate Ouidad Bakkali. Durante il breve corso – rivolto a tutti – verranno mostrate strategie, buone pratiche, aspetti legali e consuetudini di una corretta ed efficace comunicazione attraverso i social da applicare sia durante una campagna elettorale che durante la comunicazione ordinaria.

Sparge bocconi con i chiodi nel cortile, poi denuncia la vicina. E insulta i vigili

Una donna faentina denunciata per calunnia dalla polizia locale

Polizia Locale FaenzaNei mesi scorsi una 40enne faentina si era rivolta al comando della polizia locale dell’Unione raccontando di aver visto una sua vicina cospargere bocconi di cibo contenenti chiodi destinati ai cani dei condomini. Ne era seguita una denuncia-querela.

Dopo qualche giorno, la donna si è lamentata sui social di un presunto immobilismo della stessa polizia locale, incassando centinaia di “like” e provocando molti messaggi contro il Corpo dei vigili manfredi.

Le indagini, in realtà, erano partite immediatamente – assicurano dalla polizia locale – ma dopo i primi servizi di appostamento e controllo da parte dei vigili sono emerse evidenze che stridevano con la versione della 40enne. Dall’indagine successiva, supportata da testimonianze e filmati, è quindi emerso che proprio la donna che aveva denunciato l’accaduto aveva disseminato, con l’aiuto del fratello, il cortile condominiale di “bocconi-esca”; probabilmente per screditare la vicina con la quale aveva avuto degli screzi condominiali.

La donna e il fratello 45enne in questi giorni sono stati quindi denunciati alla Procura della Repubblica per il reato di calunnia.

Si cercano volontari per ritirare le eccedenze dei negozi ed evitare gli sprechi

Il progetto di Stadera ha permesso di raccogliere in un mese 80 kg di prodotti. Il 10 marzo un incontro pubblico

Ce Ne Facciamo CargoRaccolti in un mese oltre 80 kg di prodotti grazie a Ce ne facciamo Cargo, progetto di volontariato che recupera, grazie a dei rider volontari che si muovono in bicicletta, gli alimenti avanzati dalle attività aderenti, che altrimenti finirebbero sprecati, per destinarli a usi solidali.

Con l’obiettivo di estendere il servizio, venerdì 10 marzo, allo Spazio Mercato Cooperativo di Stadera in via Cesari a Ravenna, si terrà una serata per presentare il progetto, approfondire il tema e sensibilizzare la cittadinanza a partecipare.

Vengono raccolti soprattutto prodotti della panificazione: pane, pizze, ciambelle, dolci, ma anche frutta, verdura e alimenti confezionati, oltre a qualche capo di abbigliamento per i profughi della nave Ocean Viking, consegnato alla Caritas diocesana di Ravenna-Cervia.

«Abbiamo tarato i ritiri sulle disponibilità delle prime attività che hanno convintamente aderito – spiega il referente del progetto Riccardo Ricci Petitoni -, il forno Nuovo Brunelli di via Santucci e il forno Tre Sorelle di via Bovini, a cui siamo grati, oltre alla cooperativa Stadera che è il nostro campo base oltre che la promotrice del progetto. Se potessimo contare su altri rider volontari e coprire altre giornate, potremmo letteralmente moltiplicare questi volumi».

«Abbiamo chiesto al Comune di Ravenna – afferma Massimiliano Miccoli, uno dei rider volontari di Stadera -, che patrocina il progetto, di coinvolgere anche le mense degli istituti scolastici primari, che per loro natura sono grandi produttori di eccedenze, ma per esprimere queste potenzialità, abbiamo bisogno dell’aiuto di altri volontari».

Per contribuire al progetto è possibile scrivere alla mail cenefacciamocargo@gmail.com, collegarsi alla pagina Facebook oppure contattare il numero 392 1136268.

Il Campus di Ravenna nello studio rivelatore sull’era glaciale

Il laboratorio di Osteoarcheologia di Beni Culturali ha contribuito a riscrivere la storia genetica dei nostri antenati

1. Gravettien Credit Tom BjoerklundIl laboratorio di Osteoarcheologia e Paleoantropologia del campus universitario della città di Ravenna, il cosiddetto Bones Lab, è tra i protagonisti dello studio pubblicato sulla rivista Nature che ha riscritto la storia genetica dei nostri antenati, con il più grande set di genomi di cacciatori-raccoglitori europei preistorici mai generato.

Lo studio ha coinvolto 125 scienziati internazionali, tra cui appunto anche studiosi dell’Università di Bologna, coordinati da ricercatori dell’Università di Tubinga (Germania), dell’Università di Pechino (Cina) e del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia (Germania).

Cosa è stato analizzato insieme al campus universitario della città di Ravenna

Il gruppo di ricerca internazionale, insieme ai ricercatori della Regione, ha analizzato i genomi di 356 cacciatori-raccoglitori preistorici di diverse culture archeologiche, inclusi nuovi set di dati di 116 individui provenienti da 14 diversi paesi europei e dell’Asia centrale.

Lo studio si concentra sui popoli vissuti tra 35.000 e 5.000 anni fa che sono, almeno in parte, gli antenati di chi oggi vive nell’Eurasia occidentale, includendo per la prima volta i genomi di persone vissute nell’Ultimo Massimo Glaciale, la fase più fredda dell’ultima era glaciale.

3. Oberkassel Credit Jürgen Vogel, LVR LandesMuseum Bonn (1)Sorprendentemente, il team di ricerca ha scoperto che le popolazioni che si stabilirono nel continente europeo tra 32.000 e 24.000 anni fa (cultura gravettiana) non erano strettamente imparentate tra loro. Erano legati da una cultura archeologica comune: usavano armi simili e producevano manufatti dello stesso tipo. Geneticamente, tuttavia, le popolazioni dell’Europa

occidentale e sudoccidentale (l’odierna Francia e la penisola iberica) erano differenti dalle popolazioni contemporanee dell’Europa centrale e meridionale (l’odierna Repubblica Ceca e l’Italia).

Il patrimonio genetico dei cacciatori-raccoglitori di questo periodo da sud-ovest si trova ininterrottamente per almeno 20.000 anni: i loro discendenti rimasero nell’Europa sud-occidentale durante il periodo più freddo dell’ultima era glaciale (tra 25.000 e 19.000 anni fa) dando vita alla cultura solutreana e magdaleniana, e successivamente si spostarono verso nord-est nel resto d’Europa.

«Con questi risultati, possiamo per la prima volta supportare direttamente l’ipotesi che l’Europa sud-occidentale abbia offerto condizioni climatiche più favorevoli durante l’Ultimo Massimo Glaciale affinché popoli di cacciatori-raccoglitori trovasse rifugio qui», afferma il primo autore della ricerca Cosimo Posth (Università di Tubinga).

Tuttavia, le popolazioni di cacciatori-raccoglitori associate alla cultura gravettiana che erano presenti nell’Europa centrale e meridionale scomparvero dopo l’Ultimo Massimo Glaciale. Questo significa che un nuovo pool genetico si insediò in queste aree. «Abbiamo scoperto che gli individui associati a una cultura successiva, l’Epigravettiano, erano geneticamente distinti dai precedenti abitanti dell’area», afferma il coautore He Yu (Università di Pechino). «Presumibilmente, queste persone provenivano dai Balcani, arrivarono prima nel nord Italia intorno al periodo del massimo glaciale e si diffusero verso il sud fino alla Sicilia».

Fondamentale per chiarire questi aspetti è stato il ruolo del Bones Lab di Ravenna, che ha documentato, studiato e campionato i resti umani dei siti archeologici di Riparo Tagliente (Verona) e Grotte di Pradis (Pordenone).

«Nell’ambito di questa ricerca abbiamo studiato in particolare il dente deciduo di Grotte di Pradis, nel Comune di Clauzetto, in provincia di Pordenone», spiega Stefano Benazzi, professore al Dipartimento di Beni culturali dell’Alma Mater, direttore del Bones Lab e co-autore dello studio. «Il reperto ha infatti rivestito un ruolo fondamentale nel retrodatare l’arrivo di nuovi gruppi umani dai Balcani nel nord-est della penisola italiana tra 24.000 e 20.000 anni fa: questi gruppi si sono poi diffusi nell’intera penisola, rimpiazzando la popolazione precedente e sostituendo quindi la cultura gravettiana con quella epigravettiana».

Insieme al professor Benazzi, il lavoro del Bones Lab ha coinvolto Matteo Romandini, Eugenio Bortolini e Gregorio Oxilia, tutti attivi al Dipartimento di Beni culturali dell’Università di Bologna (Campus di Ravenna).

I genomi analizzati mostrano anche che i discendenti di questi abitanti epigravettiani della penisola italiana si diffusero in tutta Europa circa 14.000 anni fa, sostituendo le popolazioni associate alla cultura magdaleniana. Il team di ricerca descrive un rimpiazzamento genetico su larga scala che potrebbe essere stato causato, in parte, dai cambiamenti climatici che hanno costretto le persone a migrare.

I risultati ottenuti dagli studiosi mostrano inoltre che per più di 6.000 anni non ci fu alcuno scambio genetico tra popolazioni contemporanee di cacciatori-raccoglitori nell’Europa occidentale e orientale. Le interazioni tra popoli dell’Europa centrale e orientale possono essere rilevate di nuovo solo a partire da 8.000 anni fa. «A quel tempo, cacciatori-raccoglitori con profili genetici e aspetto diversi iniziarono a mescolarsi tra loro. Erano diversi in molte caratteristiche, tra cui la pelle e il colore degli occhi», dice He Yu.

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