martedì
30 Giugno 2026

Rosetti Marino acquisisce il 60 percento di Green Methane

 

Rosetti Marino Spa 02La Rosetti Marino ha acquisito il 60% di Green Methane, società leader in Italia nella progettazione, realizzazione e messa in marcia di impianti per la trasformazione di biogas in biometano.

L’accordo è stato raggiunto tra l’amministratore delegato della società ravennate, Oscar Guerra, e da Ferruccio Marchi e Luigi Tomasi, rispettivamente presidenti delle società fondatrici cedenti Marchi Energia e Giammarco-Vetrocoke Engineering. Le società cedenti manterranno comunque importanti quote nella nuova compagine societaria capitanata da Rosetti Marino.

Gli impianti di Green Methane purificano il biogas dalla CO2 e producono un metano verde con caratteristiche idonee, sia per l’immissione nella rete distributiva del gas che arriva alle nostre case, sia per autotrazione. La tecnologia di Green Methane è stata selezionata dal gruppo ravennate, si legge in una nota, perché produce biometano con un elevatissimo livello di purezza e perché i suoi impianti risultano compatibili con quelli di liquefazione del metano e di generazione di idrogeno da metano già sviluppati da Rosetti Marino tramite la sua controllata Fores Engineering.

L’obiettivo di Rosetti Marino è quindi quello di “proporsi al mercato come contrattista integrato sull’intera linea di trattamento del biogas, garantendo, in base alle esigenze della clientela, impianti per la produzione di metano verde, anche liquefatto, e idrogeno verde”.

Inoltre, per il gruppo ravennate la tecnologia Green Methane rappresenta anche “l’accesso diretto alle tecnologie per la cattura della CO2, essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione dettati dal Green Deal europeo e dalla Conferenza COP 21 di Parigi”, conclude la nota. (fonte TeleBorsa)

Ravenna, il sindaco De Pascale: «Crisi pericolosa: sostengo con convinzione Draghi»

 

De Pascale Conte
De Pascale con il premier Conte in una foto di alcuni mesi fa

«Al di là del merito dei singoli provvedimenti, che spesso ho condiviso e a volte criticato, credo vadano ringraziati il presidente del consiglio uscente e tutti ministri e le ministre per essersi dedicati con impegno alla Repubblica in un momento inedito ed estremamente complesso». Lo dichiara il sindaco di Ravenna e Presidente della Provincia, Michele de Pascale, sottolineando come «una crisi di governo nel frangente che stiamo vivendo è molto pericolosa per l’Italia».

«Come è sempre successo negli ultimi anni – continua –, nei momenti più bui e difficili per il nostro paese, si staglia una luce di saggezza e di grandezza politica, quella del presidente Mattarella che anche in questo caso può trasformare un momento pericoloso di crisi in un’opportunità per l’Italia. Personalmente sostengo con convinzione il tentativo del presidente incaricato, il professor Mario Draghi. Le sue prime parole hanno declinato le giuste priorità, così come è stato giusto rivolgersi subito alle forze sociali e ai gruppi parlamentari. All’Italia serve una prospettiva che metta al centro crescita, giustizia sociale, transizione ecologica e, giunti a questo punto, solo una guida autorevole, sostenuta dall’accordo e dall’impegno diretto delle forze europeiste presenti in parlamento, può garantirlo».

«Credo che a tanti, come a me, torni alla mente l’incredibile intervento fatto da Draghi nel 2012 in cui annunciava al mondo l’intervento della BCE per salvare l’Italia dalla speculazione finanziaria. Faremo tutto ciò che è necessario e sarà abbastanza. Ora la sfida è altrettanto impegnativa, siamo tutti e tutte chiamati a fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per arginare la pandemia, vaccinare le persone e rilanciare l’economia, anche grazie alle risorse europee. E magari imparare tutti dagli errori del passato».

Scuola, didattica in presenza al 50 percento alle superiori fino al 20 febbraio

Lo comunica l’Ufficio regionale, dopo la sentenza del Tar

Rientro Scuola Liceo
Ragazzi fuori dal liceo classico di Ravenna

Gli alunni delle scuole secondarie di secondo grado dell’Emilia-Romagna proseguiranno con una didattica in presenza al 50% fino al 20 febbraio. Lo comunica l’Ufficio scolastico regionale che dopo la sentenza del Tar che imponeva la riapertura elle superiori, aveva deciso per una didattica in classe al 50% inizialmente fino al 6 febbraio.

La decisione è presa d’intesa con la Regione e la Prefettura di Bologna.

Secondo le indicazioni aggiornate della direzione Cura della persona, salute e welfare della Regione, sull’epidemia da Covid-19, permangono necessità di “doverosa prudenza” nel definire livelli di circolazione delle persone superiori agli attuali. Confermata la “necessità di salvaguardare la riduzione delle interazioni fisiche tra le persone”. Dunque per le prossime due settimane il regime didattico per le scuole secondarie di secondo grado resta immutato. (ANSA.it)

Darsena, dal Governo 3 milioni per completare la passerella sopraelevata lungocanale

La passeggiata arriverà in prossimità del ponte mobile. Lavori da completare entro la fine del 2023

INAUGURAZIONE PASSEGGIATA LUNGO IL CANDIANO IN DARSENA A RAVENNAIl Comune di Ravenna ha ottenuto dal Governo i tre milioni di euro necessari per completare la passeggiata lungo il canale Candiano, arrivando in prossimità del ponte mobile. Il primo tratto, di 280 metri, è stato inaugurato nel luglio scorso e fin da subito molto apprezzato dai cittadini.

Lo scorso settembre la giunta aveva proposto al Comitato di monitoraggio della presidenza del Consiglio dei ministri la rimodulazione del progetto “Ravenna in Darsena – il mare in piazza”, chiedendo di reindirizzare parte dei fondi che il cosiddetto Bando periferie aveva assegnato ad alcuni dei 12 interventi ammessi ai finanziamenti nel 2018. Al Comitato di monitoraggio, in particolare, si era chiesto di poter utilizzare 3 milioni e 22mila euro per il prolungamento della passeggiata lungo il canale Candiano.

«Avevo promesso – dichiara il sindaco Michele de Pascale – che la nuova passerella della Darsena sarebbe stata completata e se fosse stato necessario avremmo finanziato i lavori con fondi dell’Amministrazione comunale. Ora questo riconoscimento, al di là del valore economico che comunque è molto significativo, ci conferma ulteriormente la strategicità di un intervento che ha restituito e restituirà alla comunità nuove possibilità di fruizione di un luogo così carico di significati per i ravennati quale la nostra Darsena. In questo momento storico, nel quale a tutela della salute la socialità è purtroppo sacrificata, rappresenta anche la visione di un orizzonte nel quale potremo tornare a vivere insieme le bellezze della nostra città».

«L’audizione con il Comitato di monitoraggio – spiega l’assessora all’Urbanistica Federica Del Conte – si è svolta il 13 gennaio e l’1 febbraio ci è stato comunicato l’esito positivo della richiesta. Ai rappresentanti del Governo abbiamo illustrato la parte del progetto già realizzata, l’apprezzamento che ha riscosso dalla cittadinanza e l’impatto positivo che potrà avere il completamento dell’intervento lungo tutto l’asse del Candiano, quindi anche in parti meno conosciute della Darsena».

«Adesso – aggiunge l’assessore ai Lavori pubblici Roberto Fagnani – ci attendono gli impegni della progettazione, dell’assegnazione e della direzione lavori, per terminare questo importante intervento, secondo quanto richiesto dal Governo, entro la fine del 2023. Lo seguiremo con la stessa attenzione e la stessa cura già profuse per la realizzazione del primo stralcio, che ha riscosso l’apprezzamento di tanti cittadini e cittadine».

Deco festeggia 70 anni con un fatturato annuo da 180 milioni e oltre 500 dipendenti

Un logo speciale e un calendario di eveni tra le iniziative dell’importante realtà cooperativa

Deco70 Per AlbertoIl Gruppo Deco Industrie, realtà cooperativa attiva nella produzione di prodotti di largo consumo per il settore alimentare, per la cura della casa e della persona con sede a Bagnacavallo, nel 2021 celebra 70 anni di attività.

Deco Industrie nasce il 27 Gennaio 1951 come cooperativa di produzione di detersivi. Oggi, nei suoi 6 stabilimenti dislocati in Emilia-Romagna (due in provincia di Ravenna, a Bagnacavallo e San Michele) progetta, realizza e confeziona detergenti per la cura della casa e della persona e prodotti da forno, dolci e salati per un fatturato annuo di 180 milioni. Il Gruppo oggi conta più di 500 dipendenti, in gran parte soci lavoratori della cooperativa.

Per celebrare i 70 anni di attività, è stato ideato un logo speciale che aggiunge ai tradizionali elementi che parlano della solidità e della dinamicità del gruppo, i colori del tricolore, un modo per raccontare il proprio legame con il territorio.

La cooperativa sta definendo una serie di azioni che verranno implementate nel corso dell’anno per festeggiare questo importante traguardo. Verrà proposto non solo un calendario di eventi, ma anche un vero e proprio piano di attività rivolte ai consumatori, ai dipendenti e ai principali stakeholder, il tutto all’insegna della sostenibilità, sociale, ambientale ed economica, principio che da sempre guida l’attività di Deco.

«Questo risultato – dichiara Antonio Campri, presidente di Deco – dimostra ancora una volta che la serietà e l’impegno con cui da sempre affrontiamo ogni giorno le sfide quotidiane vengono premiati e mi auguro di cuore che questa “ricetta” ci permetta di arrivare a festeggiare anche i prossimi anniversari».

«Ci apprestiamo a celebrare – ha dichiarato Francesco Canè, amministratore delegato di Deco – un compleanno importante per la nostra azienda. Un risultato non scontato ma frutto dell’impegno e dell’amore di tutti coloro che operano in questa grande cooperativa. Donne e uomini che si riconoscono nei valori di Deco e che ogni giorno contribuiscono a creare prodotti buoni, sani e giusti che entrano nelle case di tanti italiani. Il nostro slogan è  «C’è Deco nella vita di tutti i giorni» e da oggi possiamo, con orgoglio, aggiungere «da 70 anni”».

Covid, “solo” 24 nuovi casi giornalieri a Ravenna e sotto i 900 in regione

 

Sono “solo” 24 (a fronte di 1.260 tamponi) i nuovi casi di positività al coronavirus registrati nell’ultimo bollettino regionale (quello aggiornato alle 12 di oggi, 2 febbraio) per quanto riguarda la provincia di Ravenna. Si tratta di 9 maschi e 15 femmine; 11 asintomatici e 13 con sintomi; tutti in isolamento domiciliare.

Comunicati però altri 4 decessi ravennati: 3 pazienti di sesso maschile di 66, 78 e 90 anni e 1 paziente di sesso femminile di 96 anni. Sono state inoltre accertate circa 165 guarigioni.

IL BOLLETTINO REGIONALE DEL 2 FEBBRAIO

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 220.575 casi di positività, 879 in più rispetto a ieri (386 asintomatici), su un totale di 28.432 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. Si tratta del numero di contagi più basso registrato in Emilia-Romagna dalla prima settimana di ottobre. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 3,1%.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 2.096 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 165.681.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 45.312 (-1.289 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 42.938 (-1.275), il 94,8% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 72 nuovi decessi: 7 a Piacenza (due donne di 93 e 101 anni, e 5 uomini: uno di 67, uno di 71, due di 89 e uno di 95 anni); 5 in provincia di Parma (4 donne di 66, 71, 76 e 92 anni, e un uomo di 86 anni); 2 donne in provincia di Reggio Emilia (di 78 e 86 anni); 6 nella provincia di Modena (due donne – di 85 e 90 anni – e 4 uomini di 52, 72, 86 e 91 anni); 29 in provincia di Bologna (13 donne: di 75, 76, 79 anni, due di 81, una di 85, una di 88, una di 90, due di 91, poi di 92, 94 e 97 anni; 16 uomini: di 53, 62, 66, 73, 79, 80 anni, due di 81, e ancora di 82, 83, 87 anni, due 90enni, due di 93 e uno di 95 anni); 5 nella provincia di Ferrara (tre donne – di 80, 82 e 86 anni – e due uomini di 78 e 83 anni); 4 in provincia di Ravenna (una donna di 93 anni e tre uomini di 66, 78 e 90 anni); 9 in provincia di Forlì-Cesena (6 donne di 85, 89, 90, 91, 92 e 97 anni; tre uomini di 84, 85 e 88 anni); 5 nel riminese (due donne di 85 e 93 anni, e tre uomini di 74, 77 e 89 anni).
In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 9.582.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 198 (-9 rispetto a ieri), 2.176 quelli negli altri reparti Covid (-5).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 17 a Piacenza (+1), 14 a Parma (numero stabile rispetto a ieri), 16 a Reggio Emilia (-2), 39 a Modena (-5), 42 a Bologna (-2), 13 a Imola (-1), 28 a Ferrara (+1), 6 a Ravenna (invariato), 2 a Forlì (invariato), 2 a Cesena (-1) e 19 a Rimini (invariato).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 18.474 a Piacenza (+59 rispetto a ieri, di cui 37 sintomatici), 15.433 a Parma (+31, di cui 16 sintomatici), 29.306 a Reggio Emilia (+95, di cui 42 sintomatici), 38.870 a Modena (+166, di cui 108 sintomatici), 43.649 a Bologna (+215, di cui 144 sintomatici), 7.035 casi a Imola (+23, di cui 8 sintomatici), 12.831 a Ferrara (+78, di cui 22 sintomatici), 16.650 a Ravenna (+24, di cui 13 sintomatici), 8.307 a Forlì (+38, di cui 24 sintomatici), 9.501 a Cesena (+66, di cui 40 sintomatici) e a 20.519 Rimini (+84, di cui 39 sintomatici)./Ti.Ga.

«Troppi fumi nella zona industriale di Ravenna», Italia Nostra chiede chiarimenti

Numerose segnalazioni a partire da lunedì. Interpellata Arpae

Pialassa Italia Nostra fumiRiceviamo e pubblichiamo una segnalazione (con tanto di foto qui a fianco) della sezione di Ravenna dell’associazione Italia Nostra.

«A partire dalla mattinata di lunedì 1 febbraio numerosi cittadini hanno segnalato e potuto riprendere una poderosa colonna di fumi che si levava dalla zona industriale di Ravenna, già immersa nelle emissioni delle centinaia di camini presenti. Le  emissioni erano particolarmente visibili per la presenza di pochissimo vento e per le condizioni di bel tempo. La colonna si innalzava indicativamente dalla zona del petrolchimico ex Anic, ora Sito Chimico multisocietario ex EniChem, ma potrebbe anche essere riferita ad altri stabilimenti».

Italia Nostra ha inviato una richiesta di chiarimenti ad Arpae per comprendere di cosa si sia trattato.

Anche a Ravenna il food delivery “made in Romagna”: «Ai rider 4,50 euro a consegna»

L’esperienza di Foodstation: «Puntiamo sulla qualità, facendo selezione anche tra i ristoranti»

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Lo staff di Foodstation festeggia il quarto compleanno, pochi giorni fa

Tra colossi come Deliveroo e Just Eat, è sbarcato da poche settimane a Ravenna anche Foodstation, servizio di food delivery “made in Romagna”, che vuole differenziarsi rispetto alla concorrenza puntando tutto sulla qualità. Ce lo conferma Luca Lo Iacono, fondatore di questa startup cesenate nata quattro anni fa, quando il delivery in Romagna praticamente non esisteva, fatta eccezione per i portapizze. «L’idea era quella di cominciare a promuovere questo servizio, differenziandoci già allora dai competitor attivi nelle grandi città e che basano tutto sui grandi numeri, per cercare di puntare sulla qualità».

«Il delivery – continua Lo Iacono – è spesso associato al cibo veloce ed economico, mentre la nostra idea è quella di promuovere anche le cene gourmet a domicilio, ponendo una grande attenzione al cliente ma anche al rapporto con ristoratori e rider».

Partiti con 5 ristoranti a Cesena, ora Foodstation può costare su una rete di quasi 200 locali in Romagna – da poco anche appunto a Ravenna città (al momento unico centro servito in provincia) – sei persone al lavoro in ufficio e una quarantina di rider. «Con loro c’è un rapporto diretto, li conosciamo tutti personalmente, se ci sono problemi se ne parla. E i nostri sono tutti in auto, per maggiore sicurezza ed evitare di farli lavorare in condizioni poco favorevoli. Anzi, c’è un rider che a Cesena vuole usare il motorino, ma quando c’è maltempo lo rimuoviamo dal turno…».

Trasparenza totale, anche per quanto riguarda i pagamenti dei ragazzi, quasi tutti studenti in cerca di un lavoretto, inquadrati come collaboratori occasionali. Anche perché variano proprio a seconda della loro disponibilità. «Noi preferiamo pagare i rider a consegna. Nell’ordine è esplicitato un costo di trasporto elevato rispetto alla concorrenza, di 4,50 euro, che vanno però tutti al rider. Se consideriamo una consegna ogni mezz’ora, parliamo di una tariffa oraria di 9 euro».

Il guadagno di Foodstation arriva tutto quindi dalla percentuale sugli ordini, attorno al 25. «I ristoratori così non hanno costi fissi e il nostro compito è quello di promuovere i loro locali, per avvantaggiare anche noi stessi. Si crea una sinergia molto stretta. Cerchiamo di avere sempre un contatto diretto, con un numero dedicato o chat on line a cui rispondiamo in tempo reale».

A differenza di altre piattaforme, Foodstation non lavora con i fattorini dei locali. «Proprio per offrire un servizio di qualità – continua Lo Iacono –: i nostri rider sono puntuali, gentili, efficienti. Allo stesso modo facciamo anche selezione tra i locali, possono aderire alla nostra rete solo quelli che lavorano bene, in particolare come modi e come tempi, a partire anche dal packaging, che gradiamo sia compostabile, per esempio».

La pandemia, inevitabilmente, ha favorito la crescita dell’azienda cesenate. «Da quando abbiamo avviato il servizio siamo stati in crescita più o meno costante. Certo, il lockdown ha impennato questa crescita: nel 2020 il nostro fatturato è praticamente raddoppiato. Ovviamente anche noi speriamo però di poter tornare presto alla normalità, a potersi godere una cena fuori al ristorante. Il lockdown crediamo abbia comunque “normalizzato” questa abitudine di farsi portare il cibo a casa, che crediamo ovviamente possa proseguire anche in futuro».

«L’Europa post-pandemia va progettata mentre la crisi è ancora in corso»

Il professor Michele Marchi, docente di Storia contemporanea al campus universitario di Ravenna, è il curatore scientifico di quattro webinar gratuiti promossi dal dipartimento di Beni culturali con Fondazione Flaminia: docenti, esperti e professionisti per comprendere i cambiamenti di oggi e costruire il futuro di domani. Da Brexit al Recovery Fund: «La classe media vive una crisi drammatica»

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Il professor Michele Marchi, coordinatore del corso di laurea “Società e culture del Mediterraneo”

«La pandemia sta mostrando il ruolo fondamentale di entità sovranazionali come l’Unione Europea che diventano uno spazio intermedio decisivo tra due estremi, da una parte la propria comunità in una dimensione quasi di quartiere e dall’altra la necessaria globalizzazione internazionale. Parlare di Europa ora ci sembra quanto mai opportuno». Michele Marchi è il coordinatore del corso di laurea triennale in “Società e culture del Mediterraneo” al dipartimento di Beni culturali di Ravenna. Il docente di Storia contemporanea al campus di Ravenna dell’Università di Bologna – dove insegna tra le altre materie Storia dell’integrazione europea e Storia del Mediterraneo moderno e contemporaneo – è anche il curatore scientifico di un ciclo di incontri intitolato “Europa, cultura, innovazione”: quattro webinar, ogni mercoledì di febbraio alle 17.30 su Zoom, in cui docenti e professionisti offriranno spunti di riflessione su diversi ambiti (vedi calendario in fondo alla pagina). «La Storia insegna che l’uscita da ogni crisi è sempre stata progettata mentre la stessa crisi era ancora in corso – dice Marchi –. E così proviamo a fare anche noi, dando il nostro contributo».

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Boris Johnson, premier del Regno Unito

Il primo incontro mette sul tavolo il tema Erasmus, il noto programma che consente esperienze di studio universitario in altri Stati dell’Ue. Il Regno Unito non ne farà più parte: «Brexit avrà un impatto forte sulla mobilità studentesca. La reale portata del trauma si vedrà solo negli anni a venire e sarà peggiore di quanto ipotizzato: Brexit è esplosa nelle mani della classe dirigente britannica che adesso è molto preoccupata». Marchi prova a leggere quelle che potrebbero essere le intenzioni dell’amministrazione Johnson: «La scommessa è di sostituire gli studenti europei con studenti extra Ue, dietro c’è lo slogan del ritorno alla “global Britannia” con l’ambizione di avere migliaia di studenti asiatici».

Nel modo in cui verranno affrontati i temi in discussione nei quattro webinar c’è anche una convinzione di natura storica: «La pandemia come acceleratore, e allo stesso tempo acme, di un mutamento, di una crisi di lungo periodo. Possiamo individuare negli anni ’70 i primi cenni di un cambiamento del Vecchio Continente. La crisi ha messo in moto energie positive e negative che hanno influito su elementi economici e politici che oggi sembrano giunti ad un punto di non ritorno».

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Il premier Giuseppe Conte in una conference call con i leader dell’Ue

Quello su cui Marchi ha pochi dubbi, quando si parla di quali abitudini nate in tempi di pandemia resteranno anche dopo, è il mutamento della mobilità delle persone: «Possiamo chiamarlo smart working o lavoro agile, ma il concetto non cambia: abbiamo visto che possiamo ridurre gli spostamenti superflui». Ma non è un mondo solo via streaming quello che auspica il professore: «Facciamo attenzione a non uccidere la dimensione sociale connessa alle possibilità di incontro, che resta un aspetto fondamentale per la circolazione di idee e sviluppo. Non penso che una videocall possa essere il surrogato di un incontro magari a margine di un momento ufficiale: anche se informale può avere una funzione».

La necessità del distanziamento ha costretto a implementare gli strumenti di collegamento da remoto e ci siamo accorti che da un salotto di Ravenna si può lavorare per un’azienda di Milano. Sarà la riscossa della provincia che può offrire migliore qualità della vita senza rinunciare a opportunità professionali? «Potremmo assistere a una formazione di macro-aree metropolitane fatte di piccole realtà attorno a un fulcro. Ma ci sono due grandi condizioni necessarie: collegamenti efficienti, sia digitali che fisici. Devo avere una connessione stabile e una facilità di spostarmi con tempi accettabili quando necessario».

Pexels Vlada Karpovich 4050287Se da un lato il docente si augura che non tutti i meeting finiscano online, allo stesso tempo si augura che non tutta l’esperienza della didattica a distanza venga cancellata: «La modalità mista messa in campo in tempi rapidissimi dall’ateneo bolognese ha anche degli aspetti positivi. Può agevolare la partecipazione degli studenti lavoratori, diminuisce le differenze economiche e sociali permettendo anche ai meno abbienti di non doversi spostare». La maggiore diffusione della Dad potrebbe anche innescare un meccanismo di miglioramento della qualità dell’offerta non solo strettamente formativa: «I campus della Romagna potrebbero anche trarne beneficio, puntando sulla competitività e la specializzazione dei loro corsi, come ad esempio stiamo tentando a Ravenna con “Società e culture del Mediterraneo” e come accaduto con grande successo per la laurea magistrale in “International Cooperation on Human Rights”, punta di diamante dell’offerta formativa del campus ravennate. La piccola dimensione, l’ottimo rapporto tra numero degli iscritti e dei docenti, la comodità degli spostamenti cittadini, la vicinanza tra aule e biblioteche possono costituire importanti privilegi per gli studenti che scelgono un campus come quello ravennate».

Tra i temi che verranno toccati dal seminario ci sarà anche il turismo, quanto mai cruciale per un territorio come quello di Ravenna. «Ospiteremo esperti per riflettere. Dal mio punto di vista credo che il settore potrebbe maggiormente “politicizzarsi”: rivendicando di più e a ragione il proprio ruolo di industria culturale».

Un ciclo di incontri che vuole immaginare l’Europa post-pandemica non può fare a meno di affrontare la questione cruciale in questo campo: il Recovery Fund. «La crisi da pandemia ha ulteriormente evidenziato la drammatica situazione delle classi medie, non solo italiane ma europee. Stiamo assistendo a una chiusura della forbice fra classi più ricche e classi più povere con la riduzione della classe media che scivola verso il basso. Rischiamo che figli e nipoti della generazione attuale abbiano minori possibilità economico-sociali dei loro genitori e dei loro nonni. Proprio su questo fronte vuole agire il piano Next Generation Eu». Non ha dubbi il professore: «Se si interpreta il Recovery Plan per distribuire sussidi a pioggia e dare ristori ci ritroveremo nel 2027 con un Paese messo ben peggio che prima della pandemia. Diverso è se si fa debito ma si sono dati strumenti di formazione alle nuove generazioni per trovare nuovi rilanci».

“Europa, Cultura e Innovazione” è un ciclo di quattro webinar online con docenti, esperti e professionisti per comprendere i cambiamenti di oggi e costruire il futuro di domani. Il progetto è realizzato da Laboratorio Aperto Ravenna, Comune di Ravenna, European Training Network (Etn), centro per l’innovazione di Fondazione Flaminia (Cifla), Dipartimento di Beni Culturali del campus di Ravenna dell’Università di Bologna, fondazione Giacomo Brodolini. Gli incontri si terranno ogni mercoledì di febbraio alle 17.30 per una durata di circa un’ora sulla piattaforma Zoom. La partecipazione è gratuita ma con posti limitati e per questo si invita a registrarsi a questo link. I moderatori saranno Elisa Bonaccorso (Fondazione Flaminia) e Michele Marchi (Dipartimento di Beni culturali).

3 febbraio alle 17.30
Il trauma Brexit e la mobilità europea: Erasmus ma non solo. Qual è stato l’impatto del programma Erasmus nell’economie nazionali, che cosa succederà con Brexit quali possibili scenari caratterizzeranno il futuro dei giovani europei. Intervengono: Gianfranco Baldini (Università di Bologna), Marco Brunazzo (Università di Trento), Maria Antonietta Parrella (Etn), Alessandro Donati (Youth worker)

10 febbraio alle 17.30
Nell’Economia della conoscenza quale ruolo per Ambiente, Cultura e Turismo. Intervengono: Mario Neve (Dipartimento di Beni Culturali, Università di Bologna), Alessia Mariotti (Dipartimento di Scienze Per la Qualità della Vita, Università di Bologna). Luciano Donato Marino (fondatore Etn), Carol Galuzzi (Tueke), Massimiliano Venturelli (Save Italian Beauty s.r.l)

17 febbraio alle 17.30
Mondo del lavoro e Covid19: come evitare la tragica “terza ondata”. Intervengono: Roberto Rizza (Università di Bologna), Barbara de Micheli (esperta di gender equality), Lisa Dradi, Franco di Bello, Sara D’Attore (Art-Er).

24 febbraio alle 17.30
Europa 2021-2027: il Recovery Fund per scongiurare la drammatica crisi della classe media. Intervengono: Piera Magnatti (Nomisma, Invitalia, Lepida), Stefano Zamagni (Università di Bologna).

Ristrutturazioni: i sacconi di Astra anche per la raccolta delle macerie miste

Il consorzio di Faenza amplia le tipologie di rifiuti servite dal progetto “Cantiere pulito”

Il consorzio Astra di Faenza ha potenziato il servizio di raccolta differenziata di rifiuti dedicato ai cantieri di privati e aziende per ristrutturazioni, iniziativa nota con il nome di “Cantiere pulito”. Le cosiddette macerie miste (identificate con il codice Eer 17 01 07) – non più assimilabili ai rifiuti urbani a seguito del Dlgs 116/2020 – vanno a sommarsi alle altre tipologie come rifiuti misti da cantiere edile (plastica, legno, cartone, polistirolo e vetroresina), cartongesso, lana di vetro e di roccia, guaina bituminosa. Astra riesce a recuperare questi rifiuti neii propri impianti.

“Cantiere pulito” prevede la consegna al cliente di sacconi omologati (big bags) che vengono poi ritirati direttamente dal cantiere con camion gru, fornendo anche il servizio di emissione e compilazione del formulario, e portati negli impianti autorizzati allo stoccaggio e al recupero dei consorziati. Sul nostro territorio, ad esempio, si tratta di Recter e Car di Imola,  Ecoser  di Castenaso, Riolo Terme e Lugo, Remaind di Mordano.

Il Consorzio Astra  ha previsto una campagna di comunicazione per il mese di febbraio anche nei cantieri che usufruiscono del noleggio dei bagni mobili Sebach. Sono 3.300 i bagni posizionati nei cantieri da Modena fino a Pesaro-Urbino, concentrati soprattutto nelle province di Bologna e Ravenna.

Omicidio al chiosco di piadine di Lido Adriano: Maila Conti condannata a 21 anni

Il sostituto procuratore ne aveva chiesti 22. Risarcimento per i figli della vittima, Leonardo Politi

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Leonardo Politi con Maila Conti

La Corte d’Assise ha condannato Maila Conti a 21 anni di carcere per omicidio volontario nei confronti dell’ex compagno Leonardo Politi.

Il sostituto procuratore aveva chiesto 22 anni di pena.

L’omicidio era avvenuto la notte tra il 12 e il 13 agosto 2019 nel chiosco di piadine che la coppia gestiva a Lido Adriano.

Secondo i legali difensori (che hanno già preannunciato di voler fare appello) la donna aveva agito per legittima difesa.

Maila Conti poco prima la sentenza aveva ribadito tra le lacrime «di non essere una persona violenta e di non aver avuto intenzione di uccidere».

Alle tre figlie della vittima sono stati riconosciuti dal giudice anche risarcimenti per un totale di 700mila euro.

Covid, in provincia 58 nuovi casi. Morti altri 3 novantenni. In 6 in Rianimazione

 

Nel territorio provinciale di Ravenna oggi (1 febbraio) si registrano 58 nuovi casi di positività al coronavirus: si tratta di 29 maschi e 29 femmine; 30 asintomatici e 28 con sintomi; 54 in isolamento domiciliare e 4 ricoverati.

I tamponi eseguiti sono stati 1089. La Regione ha comunicato anche 3 decessi di ravennati: 1 paziente di sesso maschile di 90 anni e 2 pazienti di sesso femminile di 89 e 91 anni.

Sono state inoltre comunicate circa 139 guarigioni.

IL BOLLETTINO REGIONALE DI LUNEDì 1 FEBBRAIO

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 219.702 casi di positività, 1.051 in più rispetto a ieri (464 asintomatici), su un totale di 10.269 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 10,2%.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.278 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 163.585.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 46.607 (-261 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 44.219 (-331), il 94.8% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 34 nuovi decessi: 4 a Piacenza (due donne di 51 e 95 anni, e due uomini di 73 e 92 anni); 1 in provincia di Parma (un uomo di 76 anni); 5 a Reggio Emilia (4 donne – di 77, 80, 82 e 91 anni – e un uomo di 83 anni); 4 nella provincia di Modena (una donna di 96 anni e tre uomini di 59, 82 e 90 anni); 8 nel ferrarese (4 donne – di 79, 87, 88, 94 anni – e 4 uomini di 73, 81, 85 e 87 anni); 3 in provincia di Ravenna (due  donne di 89 e 91 anni – e un uomo di 90 anni); 4 in provincia di Forlì-Cesena (una donna di 87 anni – e 3 uomini di 68, 88 e 89 anni); 4 nel riminese (una donna di 72 anni  e 3 uomini di 64, 75 e 86 anni). Nessun decesso in provincia di Bologna. Infine, si segnala il decesso di una donna di 74 anni diagnosticata dall’Ausl di Piacenza ma residente in provincia di Lodi.
In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 9.510.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 207 (+1 rispetto a ieri), 2.181 quelli negli altri reparti Covid (+69).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 16 a Piacenza (+2), 14 a Parma (-1), 18 a Reggio Emilia (+1), 44 a Modena (+3), 44 a Bologna (-3), 14 a Imola (numero invariato rispetto a ieri), 27 a Ferrara (invariato), 6 a Ravenna (-1), 2 a Forlì (invariato), 3 a Cesena (invariato) e 19 a Rimini (invariato).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 18.415 a Piacenza (+16 rispetto a ieri, di cui 10 sintomatici), 15.402 a Parma (+84, di cui 69 sintomatici), 29.211 a Reggio Emilia (+120, di cui 38 sintomatici), 38.704 a Modena (+176, di cui 117 sintomatici), 43.440 a Bologna (+259, di cui 148 sintomatici), 7.012 casi a Imola (+46, di cui 23 sintomatici), 12.753 a Ferrara (+44, di cui 9 sintomatici), 16.626 a Ravenna (+58, di cui 28 sintomatici), 8.269 a Forlì (+57, di cui 43 sintomatici), 9.435 a Cesena (+98, di cui 63 sintomatici) e 20.435 a Rimini (+93, di cui 39 sintomatici).

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