Ancisi (Lpr) è convinto che il rogo del 21 marzo si inserisca nelle ritorsioni dei vongolari abusivi che si vedono ostacolati dai pescatori regolari
«Tutto fa credere che l’incendio si inquadri nella spirale delle violenze brutali da parte dei vongolari abusivi contro i pescatori regolari». Alvaro Ancisi, consigliere comunale di Lista per Ravenna, ha pochi dubbi sull’origine del rogo che ha distrutto un capanno da pesca nella pialassa Baiona nella tarda serata di sabato 21 marzo. Il decano dell’opposizione da qualche tempo sta seguendo le vicende che riguardano la valle naturalistica tra Porto Corsini e Marina Romea e sottolinea una circostanza: «Essendo impedito agli abusivi l’ingresso allo stradello tramite cui vi si arriva in macchina, i presunti incendiari hanno potuto raggiungere il capanno solamente con uno o più dei tanti barchini disseminati in angoli della valle bene occultati, utilizzati per attività illecite. Se ne sono allontanati solamente perché in possesso di una profonda pratica del luogo e dei percorsi, oltremodo insidiosi e disagevoli».
In fiamme è andato un capanno mantenuto dai proprietari in ottimo stato, «non certo perché dediti alla pesca professionale, ma per amore della valle e della natura». Dei quattro soci è parte Walter Fusconi, presidente della cooperativa “Associazione elettrica Baiona” che rifornisce gli utenti della valle in regola, capannisti e pescatori e a lui è intestato il contratto Enel. «Si può dire che la chiusura dell’accesso a questa zona, sbarrando la strada agli autoveicoli non autorizzati, impedisce ai pescatori abusivi di nascondervi i propri mezzi in un’area totalmente nascosta, per procedere alla raccolta selvaggia delle vongole a fari spenti e con attrezzi da spogliazione, uscendone infine indisturbati». Il lucchetto della sbarra, spesso tranciato, è stato sostituito otto volte.
Non è il primo episodio di questo livello nella valle: di recente la barca di un pescatore è stata distrutta dalle fiamme.
La testimonianza di Diego Galizzi, direttore del Museo delle Cappuccine di Bagnacavallo. «Nel mio Paese d’origine l’epidemia è fuori controllo, mio cognato è in una bara che verrà portata via sui mezzi militari. In altre parti d’Italia, come a Ravenna, possono fare la differenza i comportamenti individuali»
Diego Galizzi
«Forse l’immagine dei mezzi militari che portano via le bare è stato l’unico momento in cui chi non è là ha potuto davvero rendersi conto della dimensione della tragedia». A parlare è Diego Galizzi, che «là» ci è nato e cresciuto, prima di trasferirsi a Ravenna, dove vive da più di vent’anni ed è direttore del Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo. «Là» è il Bergamasco, la Val Brembana e in particolare San Giovanni Bianco, paese di 5mila abitanti dove «una famiglia su due è contagiata», ci racconta al telefono Galizzi, colpito dalla tragedia coronavirus a distanza, ma comprensibilmente scosso come fosse stato presente personalmente. Nel giro di un paio di settimane ha perso la zia e il cognato. «E ora mia sorella piange da sola, in casa, senza nessuno che possa avvicinarla e abbracciarla, nella lacerante incertezza se a sua volta sia affetta o meno dal virus, visto che non fanno i tamponi».
Galizzi racconta di una realtà parallela a quella ravennate. «Stiamo vedendo due film diversi. Qui ci si preoccupa del disagio dell’isolamento, dell’attività motoria, delle preposizioni “per” e “con”, si tende a mettere in dubbio il numero dei morti. Nel Bergamasco, invece, tutti sanno che quel numero è perfino sottostimato, come scrivono anche i sindaci nei loro appelli al Governo. Nel mio paese, per esempio, nello stesso periodo l’anno scorso erano morte 3 persone, quest’anno 33, magari in casa, qualcuno forse con “patologie pregresse”, come si tende a dire in questi giorni in quella che sta diventando una grande, insopportabile mistificazione».
I mezzi militari che trasportano le salme a Bergamo
«Mio cognato aveva 70 anni – racconta ancora Galizzi –, era uno sportivo, in salute, faceva una vita normale. Mia zia aveva più di 80 anni e l’unica “patologia pregressa”, se la si vuole trovare, era l’anzianità». Un’ottuagenaria che viveva da sola, in una casa in pietra di montagna, e a fine febbraio ha iniziato a sentirsi male. «Mia sorella e mio cognato sono andati a controllare, l’hanno assistita, poi quando l’hanno portata in ospedale non capivo perché l’avessero ricoverata al reparto di Malattie Infettive; mi ero anche arrabbiato, mi sembrava impossibile che questo male avesse potuto raggiungerla. Ma al telefono i miei famigliari mi hanno aperto gli occhi: là stava succedendo l’inimmaginabile, quel virus era ovunque, in ospedale arrivavano a grappoli e non sapevano più dove metterli. Erano saltati gli schemi». Così a Galizzi facevano ancora più impressione i tanti ravennati usciti nei primi giorni di marzo per andare al mare, o al ristorante, o al parco. «Là è esploso tutto troppo presto e in poco tempo, come uno tsunami, che non sono riusciti a fronteggiare. I contagiati saranno venti volte tanto i numeri ufficiali, non fanno il tampone a nessuno, se non quando ormai sei in condizioni davvero critiche. Da due settimane che è morta mia zia, ancora non l’hanno fatto al resto della mia famiglia, che aveva avuto contatti con lei, neppure a chi nel frattempo aveva avuto la febbre. Penso comunque che nel Bergamasco sia ormai troppo tardi, l’epidemia è fuori controllo. Qui invece probabilmente siamo ancora in tempo ad adottare tutte le misure possibili per cercare di monitorare il fenomeno, a cercare di ricostruire l’indagine epidemiologica dei vari contagiati. Ma soprattutto ad adottare comportamenti individuali adeguati».
«Là – continua – ha preso velocemente la dimensione di una guerra, in cui se riesci a far ricoverare in ospedale un tuo caro con problemi respiratori sei fortunato, ma poi non hai più sue notizie, fino a che non ti arriva la chiamata che non vorresti mai ricevere, fino a che non te lo restituiscono già sigillato in una cassa e ti consegnano un sacchetto coi vestiti e il cellulare. Io ho perso mio cognato, una persona cara, tre giorni fa, ora è insieme ad altre bare in una camera mortuaria, a cui non ci si può avvicinare, dopodomani forse sarà portato a Bergamo dove sarà caricato sull’ennesima triste colonna di mezzi militari che lo porteranno da qualche altra parte, non sappiamo dove, da cui tornerà fra qualche giorno in una scatoletta con sopra un nome inciso. Non è forse una guerra questa?». Una guerra, continua Galizzi, combattuta «da un esercito di medici e infermieri molti dei quali si infettano, come mi racconta l’altra mia sorella, che lavora all’edicola davanti all’ospedale. Eppure continuano a lavorare come dei veri eroi, come in effetti sono, senza retorica, altrimenti l’ospedale chiuderebbe. Ne conosco molti personalmente. Vedo molto poco di eroico invece in un sistema che li manda a lavorare in quello stato, spesso senza protezioni adeguate, che costringe gli operatori a staccare un respiratore da un tuo caro per passarlo a un altro magari più giovane o con più possibilità di uscirne, e a iniziare a trattarlo con la morfina per “accompagnarlo”, perché non ci sono abbastanza respiratori. Questo è successo. Ma il tempo per questi discorsi, sono certo, arriverà dopo che sarà finito tutto questo».
È una tragedia insopportabilmente «fredda», sottolinea infine il direttore del museo di Bagnacavallo, dove «l’individualità degli affetti si perde in un dramma collettivo e le persone smettono di essere persone per apparire, agli occhi dei più, solo dei numeri».
La fornitura è stata assegnata dal dipartimento nazionale: si tratta di presidi Montrasio e di una donazione dalla Turchia con un volo militare
La protezione civile in Emilia-Romagna ha ricevuto dal dipartimento nazionale 280.000 mascherine Montrasio nella serata di ieri, 22 marzo. E oggi, sempre dal dipartimento sono arrivati 2.600 camici, 22mila guanti sterili, duemila copricapo, tremila copriscarpe, mille mascherine N95 (Ffp2). Inoltre, da donazione con volo militare della Turchia, sempre tramite il dipartimento, sono pervenute 396mila mascherine chirurgiche.
In precedenza erano già state assegnate, per ogni ambito provinciale, 85mila mascherine Montrasio (in totale 765.000) da distribuire sul territorio, principalmente a prefetture e Comuni, per le rispettive competenze sui Corpi dello Stato, e sulle polizie locali.
L’aumento provinciale è di circa il 10 percento: ora il totale è 342
In provincia di Ravenna il conto dei casi positivi alla malattia Covid-19 aumenta di altre 33 persone e arriva a 342. Si registra no anche due ulteriori decessi e sono così dodici in totale (pazienti compresi nel numero di 342 insieme a più di una ventina di guarigioni). Il dato di 342 è fornito dalla Regione, è aggiornato alle 12 di oggi, 23 marzo, e la variazione è rispetto allo stesso orario di ieri. Il primo caso diagnosticato risale al 27 febbraio.
I 33 nuovi casi di oggi sono 18 donne e 15 uomini (uno è residente fuori provincia). Ventotto pazienti sono in isolamento domiciliare poiché privi di sintomi o con sintomi leggeri, 5 sono ricoverati non in terapia intensiva. In massima parte si tratta di pazienti con contatti stretti già in isolamento e sorveglianza che hanno presentato sintomi nei 14 giorni di sorveglianza attiva; in particolare altri 4 fanno riferimento alla palestra di cui si è già parlato. Per 6 invece il contatto ha avuto luogo verosimilmente fuori dal territorio provinciale. Le quarantene attive sono 290.
I 342 ravennati rientrano nel numero complessivo dell’Emilia-Romagna che arriva a 8.535 (980 in più di ieri): 31.200 i test refertati, 3.178 in più sempre rispetto a ieri. Complessivamente, sono 3.669 le persone in isolamento a casa, poiché presentano sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi (443 in più rispetto a ieri); aumentano di poche unità quelle ricoverate in terapia intensiva, che sono 276, 7 in più rispetto a ieri. Ma crescono i decessi, passati da 816 a 892: 76, quindi, quelli nuovi, di cui 46 uomini e 30 donne. Al tempo stesso, continuano a salire le guarigioni, che raggiungono quota 423 (74 in più rispetto a ieri).
Continua il lavoro all’interno della rete ospedaliera per attuare il piano di rafforzamento dei posti letto disposto dalla Regione. Da ieri a oggi sono 307 i posti letto aggiuntivi allestiti per i pazienti colpiti da Coronavirus, che complessivamente passano da 3.454 a 3.761, tra ordinari (3.287, +300) e di terapia intensiva (474, +7). Nel dettaglio sono 568 in Romagna (in particolare 105 a Ravenna di cui 12 per terapia intensiva; 56 a Lugo di cui 6 per terapia intensiva; 9 a Faenza). L’Umberto I di Lugo, come noto, è stato riconvertito a Covid Hospital con il trasferimento di alcuni reparti.
Grazie a una deroga al regolamento dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile
Via libera dall’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) all’utilizzo di droni, da parte delle Polizie locali, per monitorare gli spostamenti dei cittadini sul territorio in questo periodo di limitazioni legate al contenimento della diffusione del coronavirus.
Si tratta di una deroga rispetto ad alcune previsioni delle disposizioni del Regolamento Enac ‘Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto’ Edizione 3 del 11 novembre 2019.
L’Enac – in una nota – chiede, quindi, all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani d’inoltrare «con l’urgenza del caso, la presente disposizione, a tutti i Comuni che ne forniranno successiva informazione ai Comandi delle Polizie locali».
Dal 23 marzo Hera ha attivato un servizio dedicato a chi vive in zone servite dal porta a porta: sospesa la differenziata, va tutto in un sacco unico
Hera ha attivato un servizio di raccolta rifiuti domiciliare dedicato alle persone contagiate da Covid-19 o in quarantena obbligatoria che vivono in zone attualmente servite dal porta a porta.
Le indicazioni delle autorità competenti prevedono di sospendere la raccolta differenziata per queste utenze che dovranno confezionare giorno per giorno il sacco dell’indifferenziato inserendo i propri rifiuti dentro due o tre sacchetti – nei quali andranno anche mascherine, guanti monouso e altri presidi sanitari – e chiuderli bene prima del conferimento. Hera continuerà a ritirare il rifiuto come da calendario standard di raccolta programmata e oltre a questo, per tutta la durata dell’emergenza, effettuerà un ulteriore ritiro settimanale.
Le persone affette da Covid-19 o in quarantena obbligatoria (a cui esclusivamente, come detto, è dedicato questo servizio aggiuntivo) potranno richiedere, di settimana in settimana, il ritiro straordinario chiamando il Servizio Clienti al numero verde 800.999.500 (attivo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 22, sabato dalle 8 alle 18, con chiamata gratuita sia da fisso sia da cellulare). L’operatore indicherà al cliente quando esporre i rifiuti. A tutela della privacy del cliente, non verranno richiesti dati personali in fase di prenotazione del servizio aggiuntivo, per attivare il quale sarà sufficiente comunicare l’indirizzo di ritiro.
Una volta terminato il periodo di quarantena obbligatoria, il diritto ad usufruire del servizio di ritiro aggiuntivo decade. Si chiede la massima collaborazione dei cittadini su questo punto, per consentire ad Hera di assistere in modo efficiente coloro che ne abbiano effettiva necessità.
Tutti i rifiuti raccolti tramite questa modalità saranno avviati ai termovalorizzatori del Gruppo Hera, presso i quali – al pari di quanto avviene per i rifiuti ospedalieri – verranno termovalorizzati.
Senza costi aggiuntivi. Lo ha deciso la giunta dell’Emilia-Romagna
La tassa auto in scadenza a marzo e aprile 2020 potrà essere pagata entro il 30 giugno, senza nessun aggravio di costi.
Lo ha deciso la giunta regionale dell’Emilia-Romagna.
«La Regione ha la possibilità di agire direttamente su questa tassa – ha spiegato l’assessore al Bilancio Paolo Calvano – e dunque abbiamo deciso di procrastinarne il pagamento per risparmiare ai contribuenti un ulteriore motivo di difficoltà, soprattutto in considerazione delle ripercussioni che stanno già subendo non solo sotto l’aspetto sanitario ma anche dal punto di vista economico e sociale. Sono giorni e settimane difficili. Questa misura agevola cittadini e imprese coinvolti nell’emergenza Covid-19, in analogia con le norme nazionali che hanno prorogato i pagamenti delle imposte statali al 31 maggio».
L’iniziativa dei sostenitori rossoblù per acquistare attrezzature nel nosocomio che verrà convertito per il ricovero di pazienti infetti dal coronaviru
Il Bologna Club Romagna, associazione con sede a Bagnacavallo che riunisce i tifosi della squadra rossoblù, ha fatto una donazione di duemila euro all’ospedale di Lugo che si appresta a essere riorganizzato in Covid Hospital, struttura dedicata all’accoglienza degli infetti da coronavirus con cento posti letto come prima sistemazione. L’iniziativa si inserisce tra le tante che i cittadini stanno portando avanti a sostegno della sanità pubblica nell’emergenza sanitaria (qui tutte le informazioni per chi volesse fare donazioni).
E lancia l’appello alla cittadinanza: «Stiamo esaurendo le scorte di mascherine»
La Pubblica Assistenza continua ad essere in prima linea in questa fase così delicata per tutta la nazione. I volontari e gli operatori lavorano senza sosta al fianco del personale medico per cercare di fornire un supporto quantomai indispensabile non solo nel territorio provinciale, ma anche al di fuori dei confini romagnoli.
Da diversi giorni la Pa di Ravenna ha allestito alcune ambulanze appositamente per il trasporto di casi conclamati di Covid-19. Mezzi di soccorso all’interno dei quali si è prestata particolare attenzione all’isolamento del vano sanitario, quello adibito ad ospitare il paziente, rispetto al vano guida dove prende posto l’autista dell’ambulanza e all’esterno. «Tale allestimento – si legge in una nota della Pubblica Assistenza –, unito ad alcune precauzioni che in questa fase si rendono assolutamente necessarie come l’utilizzo secondo norma di tutti i Dispositivi di Protezione Individuale, garantisce un livello di sicurezza fondamentale per gli operatori, il personale sanitario e tutta la popolazione. Senza dimenticare la necessaria decontaminazione, approfondita e scrupolosa, effettuata su ogni mezzo al termine di ogni singolo servizio».
Una di queste ambulanze allestite per il trasporto di pazienti Covid-19 è stata messa a disposizione nei giorni scorsi dell’Ospedale di Piacenza ed è stata impegnata nel trasporto di degenti dal reparto di rianimazione del nosocomio emiliano ad altre strutture della zona limitrofa. A guidare l’ambulanza un autista della Pubblica Assistenza di Ravenna, affiancato da personale medico e infermieristico dell’area vasta dell’Ausl della Romagna.
Inoltre, un mezzo della Pa è stato messo a disposizione del personale del 118 per gli interventi al di fuori del contesto Coronavirus ai quali è necessario anche ora prestare la massima attenzione, così come altre ambulanze, anch’esse allestite per l’emergenza Covid-19, stanno invece operando, con autista e soccorritore per le dimissioni e i trasferimenti in zona.
Tra questi anche i trasporti di pazienti da e per l’Ospedale Umberto I di Lugo, anche con il servizio di “taxi sanitario”, che da giorni è in fase di riorganizzazione come Covid Hospital a integrazione dell’Ospedale S. Maria delle Croci di Ravenna. Un servizio simile è quello che, sempre la Pubblica Assistenza, sta svolgendo grazie all’utilizzo di un pulmino, anch’esso allestito per l’emergenza, utilizzato per il trasporto dei nuclei familiari. «A tali compiti – sottolinea la Pubblica Assistenza –, che i volontari stanno assolvendo con il massimo impegno a fronte anche del rischio per la propria salute, si aggiungono poi le altre attività ordinarie come i servizi di trasporto sanitario di emergenza, quello assistito e quello non assistito, oltre ai servizi di guardia medica e ambulatoriali svolti direttamente o in collaborazione con le strutture pubbliche».
A fronte di questa intensificazione delle attività, la Pubblica Assistenza di Ravenna sta esaurendo tutte le scorte di Dpi, Dispositivi di Protezione Individuale, e per questo motivo chiede a cittadini, studi professionali e aziende di mettere a disposizione, se possibile, questo materiale.
È possibile sostenere la Pubblica Assistenza Città di Ravenna anche con un versamento sull’IBAN IT14A0627013181CC0810004858 o attraverso una delle diverse modalità indicate sul sito dell’organizzazione (link diretto: http://www.pubblicaassistenza.ra.it/donazioni-covid-19/).
Per contatti: Pubblica Assistenza Città di Ravenna ODV, Via Meucci n. 25 Ravenna, Tel. 0544.400777, mail info@pubblicaassistenza.ra.it.
In poche ore raggiunto l’obiettivo della prima campagna di raccolta fondi della piattaforma insiemeachichura.it
Sono bastate poche ore per raggiungere l’obiettivo della prima campagna di raccolta fondi della piattaforma insiemeachicura.it, nuovo portale di crowdfunding completamente gratuito dedicato alle strutture sanitarie lanciato nei giorni scorsi dall’Istituto Oncologico Romagnolo.
Aperto per rendere protagoniste della propria crescita le Oncologie del territorio a vantaggio dei tanti pazienti che si curano al loro interno, in questi giorni di emergenza il sito si è riconvertito per accogliere e far fronte a tutte le esigenze di ciascun reparto ospedaliero.
La prima campagna lanciata sulla piattaforma ha coinvolto l’Ospedale “Umberto I” di Lugo, ed è stata un autentico successo. La raccolta fondi è stata creata dalla dottoressa Vanna Verità, coordinatrice dell’Oncologia della struttura, che richiedeva il potenziamento della fornitura di gel antisettico per le mani a disposizione del personale e dei pazienti.
«In questo momento è di fondamentale importanza ridurre al minimo la possibilità di sviluppare un’infezione correlata alle procedure sanitarie», si legge nel progetto: a maggior ragione laddove i malati risultano spesso immunodepressi, dunque soggetti maggiormente a rischio di complicazioni relative al contagio da coronavirus.
Come detto sono bastate poche ore per raggiungere e superare l’obiettivo di 500 euro, grazie alla generosità di 20 donatori. Di lì ad alcuni giorni lo staff del dottor Claudio Dazzi si è visto recapitare 20 flaconi da 500 ml di gel antisettico per le mani, per poter minimizzare in questo delicato periodo i rischi relativi all’emergenza sanitaria.
«La velocità con cui è stato conseguito l’obiettivo può sembrare sorprendente, ma in verità personalmente non mi stupisce – afferma il direttore generale Ior, Fabrizio Miserocchi – sebbene mai come in questo periodo abbiamo riscoperto il valore della solidarietà e della vicinanza, il territorio di Lugo si è sempre contraddistinto per la sensibilità e la determinazione con cui si rende parte attiva della nostra mission. Sapere di aver dato una piccola mano affinché il dottor Dazzi e il suo staff possano portate avanti l’eccellente lavoro che svolgono quotidianamente accanto ai nostri pazienti, garantendo loro il massimo livello possibile di sicurezza, è per noi motivo di grande soddisfazione. Il portale insiemeachicura.it in fondo è nato proprio per questo: per dare eco e visibilità alle necessità concrete dei reparti che sono in prima linea, di modo da rispondere a tali esigenze in tempi rapidi. Stiamo ricevendo altre richieste da altre strutture sanitarie: cercheremo di replicare il successo e di fare il possibile per dare a tutti un riscontro».
Il monumento ravennate protagonista della campagna del ministero firmata da Giuseppe Palumbo
È il Mausoleo di Teodorico di Ravenna il protagonista della storia a fumetti oggi (23 marzo) gratuitamente online per la campagna #ioleggoacasa, firmata dal fumettista Giuseppe Palumbo per “Fumetti nei Musei”.
S’intitola “16 possibili usi di un Mausoleo” e, come del resto numerose altre storie a strisce della collana, è la narrazione di un tempo sospeso, un tempo più che mai attuale soprattutto in questi giorni.
La collana conta 51 albi ambientati nei musei italiani e, per regalare ai ragazzi ogni giorno un viaggio diverso, in questo momento di grande difficoltà, il Mibact grazie a Coconino Press Fandango e ai suoi autori rende disponibili online tutti i fumetti a rotazione.
L’iniziativa offre a tutti, grandi e piccoli, la possibilità di leggere gratuitamente online i fumetti e invita gli italiani a trascorrere il tempo al grido di #ioleggoacasa, campagna nata nell’ambito del più ampio battage #iorestoacasa, un modo divertente di avvicinarsi al patrimonio culturale nazionale con linguaggi differenti, più affini alle sensibilità di bambini e ragazzi. I fumetti sono normalmente distribuiti nei singoli musei coinvolti nel progetto, offerti gratuitamente ai ragazzi che partecipano alle attività educative, alle visite guidate e ai laboratori museali. In una situazione come quella attuale però, in cui le scuole sono chiuse e anche i musei non possono avvalersi della versione cartacea per la didattica, il digitale è di grande aiuto.
Ogni domenica saranno pubblicati online, tutti insieme, sei fumetti. Dal lunedì fino alla domenica successiva si potrà leggere, per 24 ore, una di quelle sei storie. E così via, a rotazione.
Ecco il link dove è disponibile il fumetto gratuitamente fino alle 11.30 di domani: issuu.com/coconinopress
Lettera aperta a sindaco e consiglio comunale: «Ci venga riconosciuto e retribuito al 100 percento il monte ore complessivo dei servizi»
Educatori ed educatrici dei servizi scolastici e dei centri diurni di Ravenna (quelli delle cooperative private) scrivono a sindaco, giunta e consiglio comunale per chiedere «il rispetto della nostra dignità».
«Vogliamo sia riconosciuto il lavoro di ognuno di noi al 100 percento – si legge nella lettera aperta –, così come la rispettiva retribuzione che già risulta essere bassa. Non chiediamo assistenzialismo, bensì offriamo disponibilità per un progetto educativo fattibile e organizzato con la scuola da attivare a distanza, volto a mantenere i rapporti professionali interrotti causa forza maggiore dal 23 febbraio».
«Nello spirito e nella sostanza – si legge nella lettera –, appunto di solidarietà comunitaria, sono molte le attività a distanza che noi educatori, preparati e formati, saremmo in grado di garantire, tipo: videochiamate, interrelazione tra insegnanti di sostegno ed educatori per progetti di ulteriore rafforzamento della didattica a distanza, tutoraggio on line attraverso dispositivi come pc e telefono, registrazioni di videolezioni, attività di consigli per i genitori, videochiamate ai propri utenti mantenendo così una continuità educativo-relazionale, video dimostrazioni di attività fattibili per gli utenti».
«Riteniamo che in un momento così ad alto rischio di contagio per tutta la popolazione, la didattica e la presenza relazionale pur a distanza, sia l’unica praticabile in piena sicurezza, cosa che non può essere garantita in un servizio di tipo domiciliare. Questa considerazione non ci lascia indifferenti, al contrario ci sentiamo lacerati ed affranti, ma ad oggi non esistono reali garanzie di sicurezza; di questo ne è testimonianza il personale medico ed infermieristico che, pur operando quotidianamente con tutti i presidi si ammala perché privo di tutela effettiva per sé e per gli altri, senza calcolare poi il rischio di essere portatori sani pur in maniera inconsapevole».
«Chiediamo pertanto al Comune che, a fronte del nostro impegno, ci venga riconosciuto e retribuito al 100% il monte ore complessivo dei servizi senza alcuna modifica rispetto a quello originale, garantendo in questo modo il servizio riprogettato e il monte ore contrattuale delle lavoratrici e dei lavoratori. A tal fine il Comune potrà utilizzare le proprie risorse già stanziate in precedenza, come previsto nel contratto d’appalto e come ora prevede il decreto “Cura Italia”.
Si eviterebbe in questo modo di ricorrere al Fis, che comunque copre solo in parte la retribuzione (75% lordo con un massimale lordo di 938 euro), lasciando più risorse libere per tutti quei settori lavorativi che non avrebbero altre possibilità».