sabato
02 Maggio 2026

Ruba lamette e colla al supermercato usando costume da donna: arrestato un 19enne

Il giovane aveva sottratto circa 300 euro di merce, con ogni probabilità per rivenderla. Condannato a otto mesi

112 CarabinieriI carabinieri hanno arrestato un 19enne romeno, residente a Chieti. Il giovane aveva rubato confezioni di lamette da barba e di “Attack”. L’arresto all’Ipecoop Maioliche di Faenza. Attorno alle 20.30 di venerdì la chiamata da parte della guardia giurata. Il giovane si era presentato alla cassa automatica pagando solo una sporta e stava per uscire quando è stato fermato dalla vigilanza privata. Dopo un po’ di insistenza ha tirato fuori dalle tasche 44 confezioni di colla e dieci di lamette da barba. Il valore complessivo è di circa 300 euro. Come fanno notare i carabinieri di Faenza la colla e le lamette, facilmente occultabili e da un valore piuttosto alto, sono tra gli oggetti più rubati nei supermercati. Finiscono poi nel giro del mercato nero

Durante la perquisizione i carabinieri hanno notato che il 19enne aveva sotto i vestiti un costume da mare intero da donna e una canottiera elastica sportiva utilizzati per trattenere gli oggetti rubati. Un “trucchetto” per aggirare i sistemi antitaccheggio: gli articoli rubati in quel modo erano nascosti facilmente sotto i vestiti. Il giovane è stato arrestato. E’ stato condannato a otto mesi di reclusione e 800 euro di multa, pena sospesa

Accattonaggio molesto, diversi interventi della Municipale della Bassa Romagna

Denunciate due persone: una chiedeva l’elemosina in modo molesto, l’altro non era in regola con il permesso di soggiorno. Sanzionato un parcheggiatore abusivo

1937 Accattonaggio E Sosta Selvaggia Boom Di Multe A CavaA Lugo in piazza Trisi un cittadino nigeriano è stato denunciato un nigeriano residente a Milano che chiedeva con insistenza l’elemosina agli anziani. L’uomo, inoltre, non era in regola con il permesso di soggiorno. È stato invece sanzionato per l’attività di parcheggiatore abusivo un cittadino straniero che, in un parcheggio pubblico nei pressi del centro storico, indicava i posteggi rimasti liberi ai veicoli in transito, richiedendo in cambio un compenso in denaro.

L’attività rientra nell’ambito di un servizio specifico portato avanti dalla Municipale della Bassa.  Nel centro abitato di Fusignano, nelle adiacenze del centro commerciale, gli agenti hanno controllato un cittadino nigeriano che, oltre a non mostrare alcun documento, ha dato false generalità sulla propria identità. Accompagnato al presidio di polizia locale gli operatori hanno identificato il soggetto, che risultava gravato da un provvedimento di espulsione. È scattata quindi la denuncia per false attestazioni a pubblico ufficiale e sono state avviate le pratiche per l’allontanamento dal territorio italiano.

Nel corso dei pattugliamenti con auto civetta sono state accertate anche gravi infrazioni al codice della strada, quali guida con il cellulare e mancata precedenza ai veicoli.

Nuovo bike sharing: potranno essere lasciate in zone diverse da quella di prelievo

In città 400 biciclette. Si tratta di bike sharing a flusso libero: i mezzi potranno essere lasciati ovunque. Il servizio costa 50 centesimi per mezz’ora di utilizzo

BiciDopo Torino e Roma, oBike sceglie la riviera romagnola – e anche Ravenna – per rafforzare la propria presenza sul territorio nazionale.Dal 24 marzo, le bici del servizio sono disponibili in molti punti della città, sia in centro storico che nelle aree di cintura. Sono 400 in tutto, in estate saranno molte di più. La start-up, con sede a Singapore, nel gennaio 2017 è stata la prima ad introdurre il bike sharing a flusso libero (“free floating”) nel sud-est asiatico. In poco più di un anno, oBike è operativa in oltre 50 città localizzate in una trentina di nazioni, grazie agli investimenti fatti sui mezzi, sulla tecnologia e sugli standard operativi.

«La scelta della riviera romagnola per implementare il nostro servizio di bike sharing free floating in Italia è legata alla possibilità di mettere in rete, per la prima volta, una serie di località limitrofe, con una forte e radicata vocazione al turismo: grazie anche alla sensibilità e all’interesse immediato dimostrati da tutte le amministrazioni locali – sottolinea Andrea Crociani, responsabile oBike Italia -. Nei prossimi giorni, infatti, oltre a Ravenna il servizio verrà introdotto anche in tutti gli altri Comuni della costa romagnola, fino a Cattolica: con un arrivo complessivo iniziale di circa 2000 biciclette, che nei prossimi mesi potranno crescere fino a 15 mila».

«Le possibilità offerte dalle nuove tecnologie permettono lo sviluppo di servizi come quello di free floating, che può dare molti vantaggi a una città come la nostra, da sempre legata all’utilizzo delle bici – ha aggiunto l’assessore comunale alla Smart City e al Turismo, Giacomo Costantini -. Per parte nostra, abbiamo già un accordo con oBike per poter fornire le biciclette gratuitamente agli utenti nella serata della Notte d’Orto, il prossimo 21 aprile. E confido anche che si possano costruire, magari di concerto con gli altri Comuni della Riviera, incentivazioni premianti per gli utenti più virtuosi o affezionati, come accessi gratuiti ai musei o altre cose analoghe».

Per “sbarcare” in riviera, l’azienda si è appoggiata a due realtà locali che da anni si occupano di mobilità ciclabile. Si tratta di Centroinbici di Fulvio Tura, ravennate pioniere  nell’ideazione e nell’inserimento di sistemi di bike sharing in Romagna, da quasi vent’anni, che si occuperà del controllo, della manutenzione e del riposizionamento delle biciclette. La cooperativa Etabeta, di Cervia, che si occupa di progetti in ambito turistico e ambientale, e che negli ultimi anni ha sviluppato la tematica dell’intermodalità costiera per conto della Regione Emilia-Romagna e per Apt Servizi, che segue gli aspetti relazionali e promozionali.

Il sistema di noleggio e condivisione delle bici basato sul flusso libero (“free floating”) è semplice. L’utente potrà scaricare gratuitamente l’app di oBike sul proprio smartphone. . Per utilizzare il mezzo, l’utente potrà sbloccare l’antifurto in dotazione attraverso il QR code fornito tramite la stessa App. La novità consiste nel lasciare libero l’utente di parcheggiare la bicicletta in qualsiasi punto della città.

Al fine di incoraggiare il corretto posizionamento delle biciclette – che sono state posizionate in una serie di aree cittadine in collaborazione con l’Amministrazione Comunale – oBike ha introdotto un sistema di premi e penalizzazioni. Alla registrazione l’utente riceverà 100 punti che andranno ad aumentare in caso di corretto uso del mezzo e a diminuire ad ogni uso improprio. Allo scendere del punteggio corrisponderà un innalzamento del costo del servizio. L’utilizzo del servizio costerà 50 centesimi ogni 30 minuti, a fronte del versamento di una cauzione di 5 euro rimborsabile in qualsiasi momento.

 

Tanti studenti dell’Artistico per l’ultimo saluto alla professoressa Pieranna Manara

Morta a 61 anni, la docente ha lasciato un ricordo indelebile tra studenti e colleghi. Il ricordo di un’ex alunna: «Grazie a lei ho seguito la mia passione»

Pieranna ManaraTantissimi suoi ex studenti si sono recati alla camera mortuaria per l’ultimo saluto alla professoressa Pieranna Manara. La docente, scomparsa pochi giorni fa a 61 anni, aveva partecipato a tantissimi progetti per la città. Fino a pochi giorni prima di morire, come ricorda l’associazione guidata dall’ex preside del liceo, Marcello Landi, il Dis-Ordine dei Cavalieri di Malta. «Pieranna era una cara amica, molto riservata, ma sempre partecipe in tutte le occasioni con la sua sensibilità. Solo poco tempo fa, con la consueta voglia di fare, ci ha contattato per partecipare al progetto per il giardino di fronte al carcere di Ravenna».

Molto toccante il ricordo di Agnese Navoni: «Io, oggi, vivo a Roma, dove studio Cinema.  E la Manara già lo sapeva, l’ha sempre saputo, prima di me. E in me, come nei miei compagni e compagne, ha sempre creduto. Una donna forte, determinata, mai sconfitta. Una donna appassionata che sapeva far appassionare i propri studenti, che sapeva ascoltarli e capirli. Oggi io, Prof, devo dirle Grazie.  Perché non ho solo imparato a costruire un telaio, non ho solo imparato che l’arte può nascere davvero da qualsiasi cosa se c’è passione, non ho solo imparato che si deve davvero faticare per raggiungere i propri obiettivi. Ho imparato questo, tanto altro e qualcosa di più».

Gli ex alunni ricordano la disponibilità della professoressa, l’affetto per gli studenti e la severità che veniva fuori soltanto quando serviva. La professoressa, poi, studiava i bandi rivolti agli alunni delle scuole d’arte, vedendo un’opportunità per gli studenti sia di farsi conoscere sia di entrare in contatto con il mondo esterno.  «Un dolce miscuglio di impegno ed affetto. Pochi insegnanti possono millantare una tale capacità di comprensione verso i propri studenti».

Il liceo in cui insegnava ha pubblicato le foto dei suoi lavori, ricordandola così: «Una donna sensibile e dolce, grande professionista e docente di pittura davvero attenta alle diverse sensibilità degli studenti. Vogliamo ricordarla con le foto dei lavori che ha svolto con i suoi alunni, oppure durante le premiazioni che spesso l’hanno vista protagonista insieme alle sue classi. Ci mancheranno tantissimo il suo sorriso discreto, la sua gioia nello svolgere il lavoro quotidiano, la sua competenza di artista e pittrice raffinata. Tutta la comunità scolastica abbraccia idealmente la famiglia porgendo le più sentite condoglianze».

 

Il Ravenna Festival omaggia l’icona del rock: cento chitarre suonano a Russi

Grazie alla collaborazione con Rockin’1000 un grande evento a Palazzo San Giacomo il 22 giugno. Prima, tre giorni di musica all’Almagià

Senza Titolo 1È diventata l’icona stessa del rock, ha attraversato tutti i generi e gli stili, ha lasciato un segno indelebile sulla storia della musica degli ultimi fragorosi decenni e ha un ruolo sempre più importante sulle traiettorie della musica contemporanea: chi altri, se non sua maestà la chitarra elettrica? Per l’edizione che celebra lo straordinario contributo degli Stati Uniti alla musica come la conosciamo oggi nella sezione Nelle vene dell’America, Ravenna Festival si prepara a una settimana di eventi dedicati allo strumento principe della popular music: dal 19 al 24 giugno, tra soli ed esibizioni di massa, We Sing the Body Electric non è un revival, ma uno sguardo sul futuro della chitarra elettrica.

L’avventura comincia con gli appuntamenti alle Artificerie Almagià del 19, 20 e 21 giugno: nell’ex-magazzino, la cui forma ricorda quella di una basilica a tre navate, si consumerà il rito profano della chitarra elettrica in tre serate. Le musiche? Firmano, tra gli altri, Ennio Morricone e Steve Reich, Alessandro Ratoci e Christopher Trapani, Steve Mackey dei Pulp e Bryce Dessner dei The National, la band vincitrice dell’ultimo Grammy per il miglior album di musica alternativa. Alla chitarra – ma anche al basso e contrabbasso – solisti e piccoli ensemble che si esibiranno anche in composizioni appositamente commissionate e in prima mondiale.

Venerdì 22 giugno In a Blink of a Night Palazzo San Giacomo a Russi sarà invaso dalle 100 chitarre elettriche, un’imponente orchestra che si esibirà sul tempo cangiante e ossessivo dei bassi e sull’immancabile pulsazione di una batteria, diretta da Tonino Battista e con Luca Nostro e Giuseppe Marino rispettivamente chitarra e batteria solista. Per misurarsi con una scrittura “sinfonica” – incluse nuove composizioni firmate da Elliot Cole, Glenn Branca e Michele Tadini, quest’ultimo con una partitura ispirata al tema musicale di Siamo soli di Vasco Rossi – il Festival ha esteso l’invito a tutti i chitarristi del territorio (ma anche oltre, senza limiti o confini) attraverso la collaborazione con Rockin’1000, la più grande rock band al mondo e community internazionale con base cesenate che ha già firmato alcuni dei più grandi eventi musicali collettivi degli ultimi anni, in concerto con That’s Live sabato 21 luglio a Firenze. Chi risponderà alla chiamata e sarà selezionato accederà anche alla masterclass gratuita con Cesareo di Elio e le storie tese (domande entro il 16 aprile, www.ravennafestival.org).

Sabato 23 giugno Il Blues dei Delta prende spunto dalle esperienze di contaminazione blues-mediterraneo di Antonio Gramentieri – Don Antonio su disco e palco – per una serata pensata su misura per Porto Garibaldi. Un’idea amplificata e allargata di blues, con profumi d’America, ma anche di Asia e Africa, in costante rimbalzo su due sponde dell’oceano e dei mari nostri.  Infine domenica 24 giugno un altro percorso si snoda lungo il Delta del Po e le Valli di Comacchio: il concerto trekking (e quest’anno anche bike) dalle tinte blues, realizzato in collaborazione con Trail Romagna. In bici, a piedi e in battello fino alle antiche saline dove, fra fenicotteri rosa e casoni, si erge il posto di guardia estense, la cinquecentesca Torre Rossa da cui oggi lo sguardo può spaziare fino a scoprire il mare e Comacchio, le valli e le saline.

Gli eventi sono supportati da uno sponsor unico. Si tratta di Deco Industrie, gruppo con oltre 70 anni di storia che nel settore alimentare ha fatto della qualità e del made in Italy la propria missione e la propria forza; non a caso il supporto di Deco si lega a un progetto che – con appuntamenti musicali a Ravenna, Russi e Comacchio – ne riflette la vocazione al dialogo con più territori.

Incidenti stradali: investiti due ciclisti, uno a Pezzolo e l’altro a Godo

Un uomo è stato travolto sulla provinciale Prada. Due ore dopo uno scontro simile sulla Faentina Nord, vittima una signora

Ciclista investito a Godo
Ciclista investito a Godo

Un grave incidente stradale è avvenuto questa mattina, attorno alle 9.20, a Pezzolo di Russi. Un ciclista è stato investito da un’auto all’incrocio tra la provinciale 52 e la provinciale Prada. Secondo i rilievi della polizia municipale lo scontro è avvenuto ad un incrocio: a travolgere il ciclista e è stata una Polo a che stava percorrendo la provinciale in direzione Forlì. Il ciclista è stato caricato sul cofano e poi è caduto sull’asfalto, incosciente. Soccorso dal 118, è stato portato al Bufalini. Sulle cause dell’incidente indaga la polizia municipale.

Secondo una prima nota del 118 il ciclista sarebbe un 25enne ma dalle prime verifiche pare che in realtà si tratti di un uomo non ancora identificato perché uscito senza documenti. Giovane invece l’autista dell’auto che l’ha travolto, un romeno.

Sempre in mattinata, a Godo, c’è stato un altro incidente. Anche in questo caso vittima è una persona in bicicletta, una donna che è stata investita attorno alle 11 in via Faentina Nord, la strada che attraversa il paese. E’ intervenuto il 118 che ha portato il ferito in ospedale. Indagano i carabinieri.  A scontrarsi con il ciclista un’utilitaria condotta da una signora che era in fase di parcheggio. La vittima dell’incidente è un’anziana del posto che, cadendo, si è procurata un trauma cranico ed è stata portata in ospedale in elicottero. Ha perso inizialmente conoscenza, poi si è ripresa.

Il sei per cento delle famiglie chiede di rateizzare le spese funebri

Per andare incontro alle difficoltà economica Aser dà questa possibilità, senza acconti. Le richieste sono state 61 nel 2017

FuneraleAser, l’azienda di onoranze funebri a controllo pubblico dei Comuni di Ravenna e Faenza , ha reso noti i dati relativi alle richieste di rateizzazioni avute nel corso del 2017. L’azienda permette a chi ne faccia richiesta di rateizzare la spesa relativa ai funerali, a condizioni particolarmente favorevoli e senza acconti sul servizio. La rateizzazione è effettuata direttamente dall’azienda, senza ricorso a istituti di credito.

Lo scorso anno le richieste sono state complessivamente 61, pari al 6% delle pratiche svolte dall’azienda nonché al fatturato legato alle onoranze. Mediamente, si parla di 8-9 rate complessive per ogni pratica. In tutto le pratiche sono state 1017.

«I dati registrati da questo specifico servizio ci confermano la validità della scelta fatta dall’azienda – sottolinea la presidente di Aser, Silvia Bagioni -. In un momento delicato come quello di un funerale, per alcuni utenti anche la spesa (magari improvvisa) può diventare un costo non irrilevante: abbiamo cercato di venire loro incontro con questa proposta, che effettivamente ha avuto il riscontro da parte di diverse persone. Per un’azienda come la nostra, particolarmente attenta anche alle fasce meno abbienti della popolazione, si tratta di un ulteriore servizio in linea con i nostri principi e la nostra filosofia operativa, che guarda prima di tutto agli interessi delle nostre comunità».

Parcheggio selvaggio per vedere Cagnoni, raffica di multe davanti al tribunale

In tutto 32 verbali: l’affluenza straordinaria ha riempito gli stalli e molti hanno lasciato l’auto in divieto di sosta

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Il palazzo di giustizia di Ravenna

Troppo piccolo il parcheggio del tribunale di Ravenna per il pubblico giunto per assistere alla deposizione di Matteo Cagnoni, a processo per l’omicidio della moglie Giulia Ballestri, e così molti invece di cercare un posto altrove fuori dai cancelli del palazzo di giustizia di viale Randi hanno preferito lasciare l’auto in divieto di sosta: il risultato è stata una pioggia di multe staccate dalla polizia municipale. In tutto al termine della giornata di ieri, 23 marzo, sono stati 32 gli automobilisti che hanno trovato il verbale sotto al tergicristallo. Uno schiaffo da 28,70 euro per chi pagherà entro cinque giorni.

Cagnoni parla 6 ore ma non sa spiegare le sue impronte con il sangue di Giulia

Diciannovesima udienza / L’interrogatorio del dermatologo: per quasi tutte le prove portate dall’accusa ha uno scenario alternativo a quello che lo inchioderebbe all’ergastolo per l’omicidio della moglie con premeditazione e crudeltà. L’imputato ipotizza che la donna sia stata uccisa da una banda di ladri acrobati. Pubblico in fila davanti ai cancelli chiusi prima del via, corte d’assise troppo piccola per tutti: diversi sono rimasti fuori

ZAN 4208 CopiaHa fornito una spiegazione alternativa a lui favorevole, più o meno verosimile, per tutte le circostanze del castello accusatorio tranne per quella che pesa più di tutte: di fronte alla prova regina del processo, le impronte rilevate dalla polizia scientifica sul sangue della vittima e attribuitegli con un sistema di dattiloscopia riconosciuto a livello internazionale, ha saputo solo dire che non sono sue perché quell’omicidio non l’ha commesso. Per cinque ore Matteo Cagnoni ha risposto alle domande della procura nella diciannovesima udienza in corte d’assise a Ravenna, stamani 23 marzo: rischia l’ergastolo se verrà ritenuto colpevole di aver ucciso la moglie Giulia Ballestri con premeditazione o crudeltà il 16 settembre 2016 nella villa disabitata di via Padre Genocchi di proprietà della famiglia dell’imputato. L’interrogatorio delle parti civili è durato un’ora, lunedì 26 dalle 14 l’esame della difesa.

Cagnoni«Non mi dichiaro responsabile», sono state le prime parole pronunciate da Cagnoni per rispondere alla domanda facilmente immaginabile. Gli sono bastati una decina di minuti per prendere confidenza con la scomoda sedia al banco dei testimoni, sorvegliato a vista da due agenti della polizia penitenziaria. Dieci minuti in cui la postura curva mostrava una comprensibile tensione e non bastavano l’elegante spezzato chiaro e la raffinata cravatta perla a darne un’immagine di uomo a suo agio. E confondere il 2016 con il 2017 come anno della morte della moglie non è sembrato un bell’inizio. Poi con il passare delle ore il dermatologo, che compirà 53 anni in aprile, ha guadagnato sicurezza nei gesti e nelle pose del corpo. Voce chiara, sguardo diretto alle parti, frequenti sorsate di acqua spesso prima delle risposte più delicate. A partire dall’agilità con cui maneggiava il microfono tenendolo in mano e non lasciandolo sull’asta, ha mostrato di essere abituato a parlare in pubblico, anche se in ben altre sedi. E di pubblico ce n’era mai come prima: «Solo posti in piedi», il commento sarcastico dell’avvocato Giovanni Trombini alla vista di oltre trecento persone in aula, con gente che si è presentata davanti ai cancelli del tribunale con oltre un’ora di anticipo rispetto all’apertura e in parte non è riuscita a entrare per l’eccessivo affollamento. Poco dopo l’inizio il presidente della corte Corrado Schiaretti è stato costretto a chiedere «religioso silenzio» ai presenti.

Gli assassini? «Ladri acrobati strafatti di cocaina»
Uno dopo l’altro il pubblico ministero, rappresentato dal procuratore capo Alessandro Mancini (intervenuto in una circostanza per la prima volta dall’inizio del processo) e dal sostituto Cristina D’Aniello, ha passato in rassegna i temi emersi in sei mesi di udienze in cui sono stati ascoltati ottanta testimoni dell’accusa. Ma è stato durante le domande dell’avvocato Giovanni Scudellari, che tutela i familiari della vittima, che l’imputato ha ipotizzato un altro scenario per spiegare l’omicidio di cui si dichiara innocente: «Siamo usciti insieme dalla casa e per un minuto sono rimasto seduto in auto fermo a guardarla nello specchietto retrovisore mentre si allontanava a piedi nel parco e mi rendevo conto che stava finendo il mio matrimonio. Poi io sono andato via. Forse lei aveva dimenticato il telefono nella casa e più tardi è rientrata ma ha trovato dei ladri. Esistono bande capaci di arrampicarsi anche ad altezze elevate, li chiamano ladri acrobati. È possibile che Giulia li abbia aggrediti perché è nella sua indole ma abbia scatenato la loro reazione. Per essere così violenta dovevano per forza essere più di uno e strafatti di cocaina».

L’ultimo incontro? «Sotto casa»
Se in quella casa è tornata non l’ha fatto subito. Se prendiamo per buona la versione dell’imputato infatti verso mezzogiorno del 16 settembre 2016 i coniugi si sarebbero incrociati casualmente sotto casa in via Giordano Bruno (per la procura a quell’ora Giulia era agonizzante nello scantinato). Lui era stato in casa a farsi una doccia – «Anche due o tre al giorno, ci tengo a essere in ordine e pulito» – ed era appena sceso con le valigie chiuse dalla domestica e stava andando a prendere i figli a scuola per andare a Firenze dai genitori: «Le mi confermò che non sarebbe venuta con noi e che si sarebbe organizzata per conto suo nel weekend. Io interpretai le sue parole come la volontà di passare il fine settimana con l’amante, non necessariamente il Bezzi perché sono convinto che avesse anche un altro. Ormai eravamo separati e io andai per la mia strada». Per tutta l’audizione Cagnoni parlerà della coppia usando l’espressione separati riferendosi all’incontro del 13 settembre da un avvocato di Forlì ma da quel confronto non era uscito alcun accordo e nessuna firma. Sotto casa la donna gli dice che stava per andare a fare la spesa, lui le allunga cento euro poi monta in auto «e non ho visto dove andò lei».

Killer mancino? «Io ho l’artrite»
La ricostruzione della scientifica ipotizza che l’aggressione alla donna si sia conclusa facendole sbattere il volto contro lo spigolo vivo di un muro in cantina, dopo 30-40 minuti di percosse a bastonate. L’impronta di una mano destra su quel muro fa pensare che sia dovuta all’appoggio dell’assassino mentre usa la sinistra per il massacro. Quindi un killer mancino, circostanza compatibile con Cagnoni: «Ormai sono destrimano a causa dell’artrite psorisiaca che mi permette solo di scrivere con la sinistra ma non di stringere o di prendere qualcuno e sbatterlo al muro come pensate voi».

Il sangue di Giulia sui jeans di Matteo? «Si tagliò con un vetro»
Nella villa dei genitori dell’imputato a Firenze furono trovati un paio di suoi jeans con tracce di sangue della vittima. Non sono l’esito della «mattanza», come l’ha più volte chiamata il pm, ma l’involontaria conseguenza di un gesto di cura. A luglio del 2016 la donna si sarebbe tagliata un dito ferendosi in un vetro che qualcuno aveva attaccato per dispetto sul lunotto posteriore della vettura dell’uomo nascondendolo sotto gli aghi di pino: «Penso fosse un regalino diretto a me – dice Cagnoni –. Il taglio aveva raggiunto un arteriola e zampillava. Qualche goccia arrivò sui pantaloni miei ma non così tanto da sembrare sporchi e così sono finiti in armadio come stavano». In quella stessa circostanza si sarebbero anche sporcati gli scarponcini Timberland del padre trovati a Firenze e, secondo Matteo, indossati dal genitore a Marina Romea quando lo aiutò a suturare il dito della consorte.

Il bastone nella villa? «Lo portò Giulia per difendersi dai ladri»
Al primo piano della villa del delitto – «La chiamavamo casa dei nonni, nessuno l’ha mai chiamata casa degli spiriti e non sono mai state fatte sedute spiritiche» – viene trovato un bastone di circa 55 centimetri di lunghezza e 6 di diametro con sangue di Giulia e dna della famiglia Cagnoni. La perizia botanica dice che è compatibile con i pini domestici abbattuti nell’aprile 2016 nel giardino della casa al mare e con la catasta trovata nel garage dell’abitazione familiare in via Giordano Bruno a Ravenna: «È possibile. E il mio dna può esserci perché mi sono occupato io di trasportare quei tronchi da Marina a Ravenna per il camino. Però non l’ho portato in via Genocchi, forse l’aveva portato Giulia in precedenza come strumento di difesa perché le dicevamo che in quella casa non doveva andare da sola». La procura invece pensa il contrario e lo giudica un elemento per la premeditazione.

Cagnoni ZaniLa fuga notturna a Firenze? «Il quarto attacco di panico dovuto alla polizia»
La notte tra il 18 e il 19 settembre del 2016 la polizia arriva a casa Cagnoni a Firenze e Matteo fugge da una finestra poco dopo l’1 per tornare solo alcune ore più tardi. Quel tentativo di fuga è uno dei motivi per cui l’uomo è ancora detenuto in carcere in custodia cautelare. «Ero in casa con mia madre e sentimmo dei rumori nel giardino e guardando dalla finestra vidi 7-8 persone nel buio che avanzavano con le pistole in mano. Cominciò a salirmi uno stato d’ansia fino a diventare insostenibile e scappai». Sarebbe il quarto caso davanti alle divise. Il primo, lo ricorda in aula, è quasi da film: «Avevo 20 anni, su un aereo incontrai una bella ragazza e ci scambiammo i numeri di casa, lei segnò il mio in un’agenda. Pochi giorni dopo arrivò la polizia a casa mia perché quella ragazza era dei Nar e stavano indagando su tutti i numeri della sua agenda». La polizia entrò 40 minuti dopo mezzanotte. Alle 0.43 il dermatologo manda un messaggio alla segretaria dell’ambulatorio per disdire gli appuntamenti del lunedì: «È successa una tragedia». Quale tragedia se a quel punto ancora non poteva sapere della morte di Giulia? «Mia moglie era scomparsa da due giorni, la polizia scientifica a casa mia a Ravenna e secondo voi non è abbastanza per chiamarla tragedia? Non sono così cretino da uccidere mia moglie e poi mandare messaggi».

La telefonata nel cuore della notte all’avvocato? «Volevo un consulto»
Ventinove minuti dopo la mezzanotte tra domenica e lunedì Cagnoni chiamò l’avvocato Giovanni Trombini, che oggi è il suo difensore ma da quasi cinquant’anni è un amico. «La polizia mi cercava al telefono (non è ancora arrivata la pattuglia in villa, ndr) e insisteva perché andassi subito a Ravenna. Ero stanco e non me la sentivo, sarei andato al mattino. Per quanto ne sapevo in quel momento credevo volessero solo la mia firma sulla denuncia di scomparsa fatta da mio cognato. Ho chiesto un parere a Giovanni. Mi ha detto di aspettare una convocazione formale ma io deciso lo stesso che sarei andato. Stavo per comunicarlo al poliziotto che mi aveva telefonato ma arrivarono gli agenti nel mio giardino». La morte di Giulia dice che verrà a saperla solo alle 5 del mattino del 19 quando rientra nella villa e un poliziotto lo ferma: «Mi disse se te non c’entri con l’omicidio di tua moglie io mi faccio prete».

Giulia scomparsa? «Pensai all’abbandono del tetto coniugale»
Nello studio di Trombini a Bologna Cagnoni era stato già il pomeriggio della stessa domenica con il padre: «Da mia suocera e mio cognato a Ravenna sapevo che mia moglie non dava notizie. Io ero convinto fosse con l’amante e in quel momento ragionai sul fatto come se potesse essere necessario un cambio di strategia nella causa di separazione. Così andai da Trombini per un consulto e per poter parlare con un divorzista». Al gip nell’interrogatorio di garanzia dopo l’arresto non menzionò Trombini (penalista) ma solo il divorzista: «Può darsi mi fossi confuso in quello stato di agitazione in cui ero».

I cuscini sporchi di sangue? «Forse un rapporto sessuale con un altro»
Nella cantinetta di Firenze la polizia trovò due cuscini verdi provenienti dal salotto della villa del delitto, sporchi di sangue di Giulia. Li portò a Firenze l’imputato il venerdì 16. «Li avevo in macchina da giorni, li avevo trovati sporchi dentro la casa in occasione di un sopralluogo con mia moglie. Il sangue di Giulia? So che lei andava là dentro, forse erano stati spostati e usati come materasso per consumare un rapporto sessuale con qualcun altro, non necessariamente violento ma magari nel periodo del ciclo». Li portò in Toscana perché a lui non interessavano ma i genitori erano fissati perché disegnati da un architetto. La domenica li caricò in auto prima di partire per Bologna e poi li scaricò di nuovo quando rientrò a casa: «Li avevo lasciati dietro una siepe e li volevo mettere al coperto prima di partire ma mio padre aveva fretta e me li fece caricare in auto per non perdere tempo». Il pm fa notare che la partenza per Bologna avvenne alle 15.52, il carico in auto alle 10.47.

Escavo dei fondali: le fasi dei lavori saranno concordate con i terminalisti

Incontro tra Comune, Ap e Confindustria. Gli imprenditori chiedono che si proceda il più velocemente possibile con l’approfondimento

2118 Navi Al PortoNella settimana trascorsa, è stato organizzato in Municipio un incontro tra Comune, Autorità di sistema portuale e gruppo di lavoro sulle tematiche portuali di Confindustria, per un confronto sul progetto di escavo dei fondali. Gli Industriali hanno chiesto che si passi i senza indugio all’esecuzione dei lavori di escavo del porto e che si riprenda quanto prima la costante manutenzione dello scalo, attorno al quale vanno sviluppate adeguate infrastrutture stradali e ferroviarie.

«A nome dell’amministrazione comunale voglio esprimere un ringraziamento sentito a Confindustria – ha commentato il sindaco – per la fiducia che ha offerto al Comune e all’Autorità di sistema portuale in questo anno e mezzo di lavoro; non era un fatto scontato, ma è stato un elemento che ha dato un contributo fondamentale. Confindustria, congiuntamente a tutte le altre realtà economiche e sindacali che operano a Ravenna – ha continuato Michele de Pascale – ha mostrato un atteggiamento estremamente responsabile e serio; soprattutto questo nuovo, e tutt’altro che sottinteso, investimento di fiducia nei confronti di questa amministrazione è stato un fattore determinante per l’esito positivo al Cipe»

Il primo cittadino ha poi ricordato le fasi di esecuzione concordate con l’Autorità di sistema portuale. Le fasi saranno condivise nel dettaglio con i terminalisti, poiché «dobbiamo avere ben presente che ci apprestiamo ad un cantiere che darà grandi prospettive a lungo termine, ma che, nel contempo, creerà una situazione complessa da gestire nei prossimi anni».

Con Confindustria – ha concluso il primo cittadino – «abbiamo stabilito un aggiornamento a breve rispetto all’iter di progettazione dei nuovi terminal ferroviari merce nel porto di Ravenna, sui quali abbiamo chiesto una collaborazione e un ruolo attivo nello spronare RFI. Inoltre, nei prossimi mesi appena si sarà insediato il governo, ho proposto a Confindustria, dopo essermi confrontato recentemente anche con il sindaco di Ferrara, un Comitato nazionale per la viabilità nel nord-est. Abbiamo bisogno di una mobilitazione di imprese, lavoratori, istituzioni e figure di riferimento del nostro territorio per porre con grande attenzione il tema degli investimenti e della viabilità nel nord-est».

Presenti all’incontro il sindaco Michele de Pascale, il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale Daniele Rossi, il direttore di Confindustria Romagna Marco Chimenti, il presidente della delegazione territoriale Ravenna di Confindustria Paolo Baldrati.

 

Banda dei parcometri, tre persone in manette: avevano colpito anche a Ravenna

La banda avrebbe messo a segno un totale di 56 furti alle macchinette in tutta Italia per un bottino di circa centomila euro

CarabinieriAveva colpito anche nel Ravennate, secondo gli inquirenti, la banda dei parcometri per la quale è scattato l’arresto ad Osimo, nelle Marche. Secondo gli inquirenti i tre, un 35enne e due 25enni tutti di origine romena, avevano rubato circa 100mila euro di bottino racimolato in un totale di 56 blitz, a colpi di trapano e piede di porco, ai danni di circa 200 parcometri in varie regioni d’Italia. Tra queste, anche la Romagna. Oltre a Ravenna, sono stati registrati furti a Forlì-Cesena e Rimini.

La banda si trova già in carcere. I tre sono stati infatti arrestati dai carabinieri a Macerata il 30 ottobre scorso, dopo un lungo inseguimento dei carabinieri. Le indagini hanno poi permesso di risalire alle loro scorribande.

Ultimi giorni per visitare la mostra di Enrico Minguzzi al museo Ugonia

L’esposizione  -Orama è al museo Ugonia. Gran parte delle opere sono state realizzate con tecnica digitale che si confronta con la tradizione figurativa

03 (2)Si chiude questo weekend la mostra  -Orama di Enrico Minguzzi, artista di Cotignola, esposte al museo Ugonia di Brisighella.  Gran parte delle opere di Minguzzi esposte sono state realizzate con quella tecnica digitale che, oggi, è a disposizione di tutti tra cellulari, iPad, tablet, computer, i sistemi elettronici più disparati e via dicendo. La mostra, che si conclude domenica 25 marzo, è visitabile sabato dalle 15 alle 17 e domenica con lo stesso orario pomeridiano a cui si aggiunge la fascia mattutina 10-12.30.

Artista di confine tra figurazione e astrazione, Minguzzi (a anche elaborato immagini tramite l’iPad, stampate a tiratura limitata. Facile è stato, per certa critica, assimilare il suo lavoro dall’apparenza liquida e metamorfica a recenti teorizzazioni di carattere sociologico. Con più ampio sguardo, occorre rilevare tuttavia che Minguzzi dimostra di sapersi confrontare con parte della grande tradizione figurativa ottocentesca (in specie di ambito preraffaellita, tra le velature e le nitidezze al microscopio di John Everett Millais o di William Henry Hunt, ma anche con qualche debito nei confronti di Caspar David Friedrich) offrendo di una realtà sublime (le alte vette, le catene montuose o brani di fulgida natura) una immagine comunque enigmatica, febbrile e pervasa da sottili sensi di inquietudine.

La mostra si intitola “-Orama”, come indicato dall’artista stesso, poiché si tratta del secondo elemento (derivato dal greco “veduta” o “vedere”) di parole composte come cosmorama, diorama, fotorama, georama e ortorama che, complessivamente, alludono a forme di visione.

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