Il ministro Andrea Orlando, candidato per il Pd alla Camera dei Deputati, sarà a Ravenna domenica 18 febbraio alle 16 nella sala “Nullo Baldini” in via Guaccimanni 10 dove incontrerà i cittadini nel corso di un incontro dal titolo “Per un’Italia più giusta. Equità, legalità e territorio”.
Orlando è ministro della Giustizia in carica, e ricopre questo ruolo dal 2014. In precedenza ha rivestito la carica di ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare nel governo Letta.
Insieme a lui dialogheranno il candidato ravennate alla Camera dei Deputati, Alberto Pagani e il candidato faentino al Senato Stefano Collina. Aprirà un saluto del sindaco di Ravenna Michele de Pascale.
Per tutti i cittadini residenti in Emilia-Romagna, anche per chi l’ha comprata nel 2017
La Regione Emilia-Romagna concede un contributo fino a un massimo di 191 euro (pari al costo del bollo medio) a ogni cittadino residente nel proprio territorio che nel 2018 acquista un’auto ibrida di prima immatricolazione, incentivo esteso alle annualità 2019 e 2020. Un contributo che verrà accreditato direttamente in seguito alla registrazione su una piattaforma web della Regione e che verrà esteso anche agli oltre 7mila residenti che hanno acquistato un’auto ibrida, sempre di prima immatricolazione, in Emilia-Romagna nel 2017.
Una scelta a favore della mobilità sostenibile che vuole premiare chi si affida a veicoli più ecologici e a basso impatto ambientale soprattutto negli spostamenti alle basse velocità caratteristici dei centri urbani, mezzi sempre più diffusi in Emilia-Romagna: dai 2.776 veicoli ibridi immatricolati nel 2015 in regione si è infatti passati ai 4.369 (+57%) del 2016 e ai 7.056 del 2017 (+61% rispetto all’anno precedente).
La decisione della Regione arriva dopo l’esenzione dal bollo auto varata nel 2016 per chi acquistava l’auto ibrida quell’anno (per le annualità 2016-2017-2018), senza però che la misura potesse essere replicata l’anno successivo a causa dell’impossibilità normativa di portare a termine una revisione complessiva del bollo auto. Per questo motivo, nell’ultima seduta la Giunta regionale ha deciso di estendere la concessione del contributo di massimo 191 euro anche agli oltre 7 mila automobilisti che hanno acquistato e immatricolato un veicolo ibrido nel 2017.
Come ottenere il contributo: domande online da aprile (per il 2018) e da luglio (per il 2017) Nelle prossime settimane verrà ultimata l’attivazione di un portale regionale nel quale i cittadini residenti in Emilia-Romagna che hanno acquistato o che acquisteranno una auto ibrida nel 2018 potranno registrarsi, inserendo i dati anagrafici, quelli dell’auto ibrida e le coordinate bancarie: ogni anno la Regione accrediterà in automatico la cifra dovuta.
Per chi ha comprato l’auto nel 2018, la richiesta online del contributo sarà possibile già da aprile. Per gli emiliano-romagnoli che hanno comprato l’automobile nel 2017 occorrerà invece attendere luglio quando la Giunta metterà a disposizione le risorse necessarie con la manovra di assestamento del bilancio regionale.
Non appena il portale regionale sarà operativo, la Regione ne darà ampia informazione attraverso i suoi canali istituzionali e lo promuoverà anche in collaborazione con gli operatori del comparto.
Gli emiliano-romagnoli che immatricolano un’auto ibrida nel 2018 o che l’abbiano già fatto nel 2017 dovranno pagare regolarmente il bollo auto ogni anno, potendo poi chiedere il contributo regionale.
L’interrogatorio del killer sospettato di aver ucciso anche il metronotte alla cava Manzona di Savio
«Sono arrivato in Spagna il 21 settembre, in bicicletta». Parola di “Igor”, il serbo accusato di tre omicidi nel Paese iberico e di almeno altri due in Italia, commessi ad aprile 2017 tra le province di Bologna e Ferrara (e fortemente sospettato anche del delitto del metronotte 42enne Salvatore Chianese, alla cava Manzona di Savio nel dicembre del 2015). Lo avrebbe detto lo stesso Norbert Feher nell’interrogatorio davanti ai magistrati di Alcaniz, quando fu interrogato dopo il suo arresto, a metà dicembre.
Secondo quanto riportano i media spagnoli, il killer ha detto anche di aver usato 23 identità diverse nella sua latitanza e che dopo il suo arrivo in Spagna a settembre, avrebbe lavorato per un periodo nella raccolta della frutta a Lerida e che ha vissuto nei comuni di Xirivella e Catarroja, nei pressi di Valencia, prima di trasferirsi a Teruel dove sarebbe stato da fine novembre o inizio dicembre, e dove poi ha ucciso due agenti della Guardia Civil e due allevatori. Dopo, sempre secondo il suo racconto, sarebbe voluto tornare nella zona di Valencia, dove aveva alcune conoscenze. (Ansa.it)
Tra i firmatari il poeta Franco Costantini, il cantautore Gianluigi Tartaull e l’ex assessora Elettra Stamboulis
Il poeta Franco Costantini
Anche una serie di operatori a vario livello della cultura, dell’informazione e della conoscenza nel territorio ravennate aderiscono all’appello nazionale, promosso dal regista Citto Maselli, al mondo della cultura per il voto alla lista di sinistra Potere al Popolo alle prossime elezioni (tra i firmatari a livello nazionale Lidia Menapace, Moni Ovadia, Paolo Pietrangeli, Paolo Cacciari, Francesca Fornario, Massimo Dapporto, Christian Raimo, Guido Viale, Renzo Ulivieri, Vauro, Romano Luperini, Federico Sanguineti, Alessandro Dal Lago).
Tra i firmatari ravennati (28 in tutto) anche alcuni nomi noti in città come il poeta e attore Franco Costantini; lo storico anarchico, esperto di cinema, Domenico Gavella; l’islamologa Marisa Iannucci, il cantautore Gianluigi Tartaull, l’autrice e curatrice artistica Elettra Stamboulis (anche docente ed ex assessore della prima giunta di centrosinistra con il sindaco Fabrizio Matteucci), la direttrice artistica del Mama’s (che, come tutti, interviene naturalmente solo a titolo personale) Valeria Nonni, gli attori Caterina Marchetti ed Enea Melandri o l’esperto di cinema (attivo nel circolo Sogni) e docente Francesco Della Torre.
Gli altri firmatari sono i docenti Vladimiro Bacchini, Valentina Ciampi, Marisa Evangelisti, Alessandro Fiume, Giuliana Liverani, Rita Maioli, Loretta Masotti e Luisa Randi, il sociologo Tiziano Bordoni, il fisico Bruno Cignani, il preside Gianni Del Bene, la bibliotecaria Laura Gaeta, l’architetto Giacomo La Commare, Giancarlo Lugli della presidenza provinciale Anpi e del direttivo provinciale della Cgil, di cui fa parte anche l’altro firmatario Andrea Marchetti, il coordinatore provinciale dei Giovani Comunisti Matteo Marchetti, la mediatrice interculturale Liljana Picari, la sociologa Simonetta Scotti e infine Marina Zeccoli.
L’incidente a Faenza. L’uomo è ricoverato in gravi condizioni al Bufalini di Cesena
Lo hanno trovato ferito e insanguinato lungo la strada, poco dopo la mezzanotte della serata di San Valentino, nel fosso lungo via Ravegnana, a Faenza, all’altezza della farmacia comunale. L’uomo, un 32enne originario del Marocco molto noto a Faenza per la sua attività di venditore ambulante di fiori, è stato poi trasportato d’urgenza dai sanitari del 118 al Bufalini di Cesena con il codice di massima gravità.
La notizia è pubblicata sul Carlino di Ravenna oggi (venderdì 16 febbraio) in edicola, che riporta anche come i carabinieri abbiano rinvenuto nel fosso diversi mazzi di fiori e la bicicletta dell’uomo, oltre ad alcuni pezzi di un altro veicolo. Da qui l’ipotesi di un pirata della strada che, dopo aver travolto il 32enne, si sarebbe dato alla fuga, senza aspettare i soccorsi. Ma l’ipotesi è ancora tutta da confermare.
L’avvocato Zanforlini da Ferrara è il candidato nel collegio di Ravenna dei 5 Stelle. «Massoneria? No a caccia alle streghe. Ma non sono associato»
David Zanforlini
Avvocato, 58 anni, da 25 in Legambiente di cui gli ultimi sei nel direttivo, con l’hobby della lettura: David Zanforlini da Ferrara è il candidato alla Camera per il Movimento 5 stelle nel collegio uninominale di Ravenna. Dalla sua ha il fatto di essere un volto nuovo, lontano quindi dalle polemiche che stanno scuotendo il Movimento.
I ravennati non la conoscono. Ci dice intanto se ha mai fatto politica prima? E per cosa votava prima dell’arrivo del Movimento 5 Stelle?
«Non ho mai fatto politica se si vuole escludere il fatto di aver assistito Legambiente e aver partecipato a diversi processi importanti. A un certo punto però mi sono accorto che così non potevo cambiare ulteriormente le cose in favore di quelli che chiamo gli indifesi, cioè ambiente e animali, e così ho accettato di candidarmi. Per quanto riguarda ciò che votavo, mi trovo in linea con Grasso, ritengo che sia una questione privata che non c’entri. Posso solo dire che sono sempre stato un democratico e non ho mai guardato a destra». Si sente un paracadutato? Come pensa di farsi conoscere e, se fosse eletto, come pensa di render conto del suo lavoro ai cittadini che l’hanno scelta?
«Paracadutato fino a un certo punto. Forse voi non conoscete me, ma io conosco Ravenna e ho partecipato anche all’ultimo processo sull’amianto che ha coinvolto il Petrolchimico. E poi Ravenna non solo è un territorio limitrofo a quello di Ferrara ma anche molto simile soprattutto dal punto di vista ambientale, tra zone umide e costa. E se fossi eletto, do per implicito che il mandato lo riceverei dai ravennati (Zanforlini non è candidato altrove, ndr.) e, come faccio con i miei clienti sul lavoro, mi sentirei tenuto a rispondere loro». Cosa pensa dei meetup del capoluogo in conflitto tra loro? Tra i suoi obiettivi c’è anche quello di radicare il movimento nel territorio ripartendo da zero?
«Sto conoscendo tutti gli attivisti storici e mi sto facendo un’idea. Le incomprensioni locali sono frequenti, credo che in una situazione così tesa la cosa migliore sia fermarsi un attimo e meditare e per questo può servire un outsider, come sono io. Bisogna ricreare armonia sul territorio, perché tutti possono avere le loro ragioni, ma divisi non si ottiene nulla». Il Movimento 5 Stelle rifiuta collocazioni a destra e sinistra però esistono temi su cui puntualmente la politica si divide. Per esempio, secondo lei, il fascismo ha fatto anche cose buone in Italia?
«Non mi sentirei di dare una risposta perché non ero presente e mi sembra sbagliato porre la questione in questo modo. Il punto è che credo che questo sarà l’ultimo round dei partiti sia di centrodestra che di centrosinistra perché si rifanno a ideologie del Novecento, che erano costruzioni filosofiche ed economiche che sono diventate anacronistiche, perché la soluzione attuale politica è solo il movimento, che è liquido e rispetta le esigenze dei cittadini, che sono mutevoli. Per questo il Movimento non potrà mai contraddirsi, perché coordina la volontà e il mandato della gente». È a questo che dobbiamo l’atteggiamento ondivago sull’immigrazione, penso all’ultimo non voto sullo ius soli?
«Sì, è il risultato della democrazia. Non bisogna ingessare le idee in schemi precostituiti, questa è la ragione per cui tante promesse non vengono mantenute. I partiti non hanno capito che l’arrivo del web cambia tutto». Quindi le questioni importanti le decidono i simpatizzanti sulla rete?
«Sì, le si sottopone ai cittadini e si dà risposta alle loro necessità. La buona politica del resto è ottenere il miglior risultato possibile nel momento storico contingente. Prendiamo l’immigrazione: dobbiamo aspettare l’evento eclatante per accorgerci del problema dei nigeriani? Bastava ascoltare la gente. Oggi se il cittadino vuole una cosa, glieli devi dare». Uno dei temi da sottoporre sarà quello di un’eventuale alleanza dopo le elezioni se non esce la maggioranza? Lega? Leu?
«Io non ho sentito neanche una parola in questo senso. Di certo credo che vada cambiata la legge, perché oggi con i cento simboli un cittadino rischia di votare coacervi inaffrontabili». Se dalla base venisse l’indicazione di votare contro una sua convinzione morale?
«Rispetterò il mandato dei cittadini anche votando contro la mia convinzione personale a meno che non confligga con le mie regole etiche o con la legge costituzionale. L’unica legge che non avrei mai rispettato è quella razziale, nel 1938, perché in contrasto con la mia etica, che è cosa diversa dalla morale». Cosa pensa dei parlamentari che cambiano gruppo nel corso della legislatura? Lei ha firmato accordi precisi in questo senso?
«L’unico modo per me per cambiare è dimettersi. Certo, ho firmato il patto etico che condivido e non è appunto in contrasto con la costituzione». Di Maio ha detto di aver epurato le liste dalla massoneria, una realtà che qui ha una storia importante. Cosa ne pensa ?
«La distinzione che va fatta è sempre tra cosa è lecito e illecito, bisogna evitare di fare una caccia alle streghe sulla base di pregiudizi. Non voglio criticare Di Maio che avrà le sue ragioni, ma credo che ormai con il termine “massone” si identifichi in senso deteriore realtà come quella della P2 che ovviamente non andava bene, ma essere affiliati a un’associazione massonica è come essere membri delle Acli, il diritto a costituirsi in associazione è tutelato dalla Costituzione». Lei per caso è affiliato?
«No, non sono associato». Un indagato deve dimettersi da un incarico pubblico?
«Da avvocato non posso esigere da nessuno indagato che dia le dimissioni prima di una sentenza definitiva, ma capisco che in Italia prima della sentenza definitiva passa molto tempo. Se mi capitasse di essere indagato per un reato rilevante come corruzione, darei le dimissioni. Diverso sarebbe per esempio se fossi indagato per un reato che nulla a che fare con il ruolo politico». Tre priorità del territorio ravennate trascurate in questi anni a cui mettere mano.
«Sono le questioni ambientali quelle su cui sento di poter dare un contributo fattivo, da Punte Alberete, alla valutazione dell’impatto del Petrochilmico fino agli stoaccaggi di gas nella Bassa lughese».
Qui sotto il calendario degli incontri del Movimento 5 Stelle a Ravenna nei prossimi giorni
Terzo incontro della rassegna sul romanzo di Michela Murgia, in arrivo nella sua versione teatrale a Ravenna
Lunedì 19 febbraio alle 20.45 si terrà il terzo incontro del Circolo delle lettrici e dei lettori nela sala Mandiaye N’Diaye del teatro Rasi di Ravenna. L’appuntamento è con Laura Orlandini, ricercatrice presso l’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Ravenna, che introdurrà lo spettacolo “Accabadora”, in scena al Rasi nell’ambito della stagione dei teatri venerdì 23 e sabato 24 febbraio alle 21.
Si tratta dello spettacolo tratto dall’omonimo romanzo di Michela Murgia con Monica Piseddu e regia di Veronica Cruciani (sulla base anche della drammaturgia di Carlotta Corradi).
Il termine sardo femina accabadora, femina agabbadòra o, più comunemente, accabadora (s’accabadóra, lett. “colei che finisce”, deriva dal sardo s’acabbu, “la fine” o dallo spagnolo acabar, “terminare”) denota la figura storicamente incerta di una donna che si incaricava di portare la morte a persone di qualunque età, nel caso in cui queste fossero in condizioni di malattia tali da portare i familiari o la stessa vittima a richiederne l’eutanasia. Nel romanzo Michela Murgia racconta una storia ambientata in un paesino immaginario della Sardegna, dove Maria, all’età di sei anni, viene data a fill’e anima a Bonaria Urrai, una sarta che vive sola e che all’occasione fa l’accabadora aiutando le persone in fin di vita a morire. Maria cresce nell’ammirazione di questa nuova madre, più colta e più attenta della precedente, fino al giorno in cui scopre la sua vera natura. È allora che fugge nel continente per cambiare vita e dimenticare il passato, ma pochi anni dopo torna sul letto di morte della Tzia. È a questo punto della storia che comincia il testo teatrale. Maria è ormai una donna, o vorrebbe esserlo. Ma la permanenza sul letto di morte della Tzia mette in dubbio tutte le sue certezze.
La realtrice della serata, Laura Orlandini (Fusignano, 1981), è ricercatrice presso l’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Ravenna e provincia, e collabora con diversi istituti culturali ravennati in progetti didattici e di ricerca. Si è dottorata all’Universitat “Pompeu Fabra” di Barcellona dove si è occupata di anticlericalismo e laicismo tra Italia e Spagna nel primo Novecento. Autrice di alcuni studi sulla Settimana rossa, ha dedicato molta della sua attività di ricerca alla storia ravennate e romagnola, con particolare attenzione ai movimenti insurrezionalisti, alla risposta cattolica e al conflitto con la Chiesa. Collabora attivamente con l’Archivio Udi ravennate e si è occupata di Resistenza e partecipazione femminile al processo di costruzione democratica.
Il dermatologo Matteo imputato per l’uccisione della moglie, il padre Mario e il fratello Stefano chiamati dall’accusa a testimoniare: somiglianze e differenze emerse dopo le loro deposizioni davanti alla corte d’assise
Tutti e tre in aula nello stesso momento non ci sono mai stati. Uno c’è sempre perché è alla sbarra per uxoricidio, gli altri due che sono fratello e padre dell’imputato si sono dati il cambio al banco dei testimoni parlando in tutto per quasi sette ore a distanza di una settimana uno dall’altro. E così la dodicesima e la tredicesima udienza (2 e 9 febbraio) del processo per l’omicidio di Giulia Ballestri, trovata uccisa a bastonate il 19 settembre 2016 in una villa disabitata di proprietà dei Cagnoni in via Padre Genocchi a Ravenna, sono diventate la cornice per una fotografia della famiglia Cagnoni mettendo in mostra somiglianze e differenze, entrambe molto marcate, di tre uomini uniti dallo stesso sangue.
Matteo Cagnoni al banco degli imputati
L’imputato Matteo Cagnoni, dermatologo, è quello dei tre che già avevamo imparato a conoscere nelle puntate precedenti. È quello che non ha saltato un’udienza, che si presenta sempre in elegante abito blu e camicia (a volte la cravatta, quando ha avuto l’autorizzazione dal carcere), che prende appunti al tavolo, che gioca con i giornalisti lanciando occhiate e invitandoli a leggere il suo labbiale ma poi si nasconde dietro “La Repubblica” (mica legge la stampa locale…) per non farsi fotografare. È quello che ha avuto bisogno di qualche udienza per capire che non era il caso di intervenire e correggere i testimoni.
È quello iscritto a una loggia massonica, secondo l’amico e notaio Fabrizio Gradassi. È quello caduto a terra dalla sedia per un presunto mancamento mentre veniva proiettato il video girato dalla polizia scientifica nella cantina del massacro, lasciando più di una perplessità tra il pubblico sulla genuinità della cosa. È quello capace di rivolgere beceri insulti a voce sguaiata contro la suocera, che aveva appena concluso la sua testimonianza, per poi scusarsi genericamente della sua intemperanza, mettendoci una pezza che è sembrata peggio del buco visto che si è premurato di sottolineare che i suoi insulti non erano rivolti al pubblico ministero ma non ha sentito il bisogno di usare parole di scuse verso la madre della vittima.
Il professor Mario Cagnoni al banco dei testimoni. Sullo sfondo nella gabbia degli imputati il figlio Matteo
Il padre Mario Cagnoni, ex docente universitario di medicina interna al Careggi di Firenze, è quello più coinvolto tra i familiari dell’imputato (in principio era stato anche indagato per complicità). L’abbiamo prima conosciuto nei filmati della videosorveglianza della sua villa nel capoluogo toscano, lo si vede aggirarsi nel cortile in compagnia del figlio, nei tre giorni precedenti al ritrovamento del corpo, mentre insieme caricano e scaricano sacchi e oggetti dalle auto. Poi si è presentato di persona davanti alla corte d’assise, citato dall’accusa, e ha risposto alle domande. Giacca, gilet e cravatta. Passo sicuro che nascondeva quel difetto a una gamba che consuma diversamente le suole – dettaglio con cui la procura ritiene di poter stabilire che alcune impronte trovate sulla scena del delitto corrispondono a un paio di sue scarpe – e un piglio che emerge subito dalle prime parole. La procedura richiede di presentarsi con nome, cognome, data e luogo di nascita: il professore ha seguìto il protocollo e poi ha sottolineato con voce chiara «87 anni fa», tanto perché anche ai più scarsi in matematica non sfuggisse la sua età portata egregiamente.
Quando la corte ha respinto la richiesta avanzata dalla difesa affinchè il medico potesse sottrarsi all’interrogatorio – privilegio concesso ai congiunti degli imputati ma non se parenti affini alla parte lesa come in questo caso – ha guardato dritto in faccia i giurati: «Ma io voglio testimoniare, non mi sarei avvalso in ogni caso». Difficile allora attribuire a timidezza il suo continuo allontanarsi dal microfono durante le risposte costringendo il presidente della corte a invitarlo ogni volta a sistemarsi meglio. Ai più è sembrato quasi uno stratagemma studiato per spezzare il ritmo, per confondere, per non farsi mettere all’angolo. Ha risposto ad ogni domanda, non è mai rimasto zitto, non ha mai dato l’impressione di uno che brancolasse nel buio. Per convincere della sua sincerità ha raccontato del suo percorso, da padre che pensa di avere un figlio assassino a padre che percepisce l’innocenza del figlio dalla sua serenità in cella. A volte è sembrato forse anche troppo pronto. Ad esempio gli è sembrata la cosa più naturale del mondo dire che alle 3 di notte del 19 settembre, con la polizia in giro per casa e un figlio accusato di omicidio in fuga vattelapesca dove, lui sia andato in cantina a controllare i cuscini del divano della casa del delitto: non perché sporchi di sangue e quindi da far sparire (ipotesi accusatoria) ma per essere certo che fossero sistemati accuratamente dato il loro tessuto prezioso che meritava un lavaggio professionale per uno sporco generico.
A chiudere la triade è arrivato Stefano Cagnoni, professore associato di ingegneria informatica all’università di Parma. Lui che vive in Emilia, senza moglie e senza figli, con gli altri pare avere poco da spartire. A cominciare dallo stile, meno sofisticato negli abiti ma anche nei dettagli come quella montatura degli occhiali più da topo di biblioteca che da salotti televisivi come il fratello. E poi soprattutto il tono. Non c’è traccia della sicurezza vista negli altri due. Per pochi altri dei 51 testi già ascoltati quella sedia è stata così scomoda. Pareva chiodata. L’impressione era di qualcuno che avrebbe voluto essere altrove. È facile pensare che se avesse potuto avvalersi non l’avremmo sentito deporre.
Ha provato in ogni modo a scartare la raffica di domande del presidente che voleva sapere se il passaggio del patrimonio immobiliare e finanziario tra fratelli (1,8 milioni di valore ceduti da Matteo a Stefano per 160mila euro) fosse un negozio simulato. Alla fine ha ceduto e sì, in famiglia tutti sapevano che i beni rimanevano di fatto dell’imputato. Ma la precisazione fornita spiega molto: i Cagnoni guardano al bene della famiglia e in quel momento spostare il patrimonio era un interesse di famiglia. Stefano, soldatino diligente, ha risposto alla chiamata. Comunque andrà a finire questa vicenda, c’è materiale per una nuova edizione del libro Storie di una famiglia, la mia famiglia scritto dal padre.
Debora Fantini nei panni di una fidanzata che scopre i tradimenti del compagno mentre passeggia reggendo un cono gelato. La 22enne era apparsa anche nel video di J-Ax e Fedez
La coppia di fidanzati dallo stile sudamericano protagonista del nuovo ironico spot dei preservativi Durex è composta dal rapper sardo Salmo, alias Maurizio Pisciottu, e dalla modella ravennate Debora Fantini. I due innamorati passeggiano affiancati per le vie di una cittadina – il video è stato girato a Brescia per la regia dello stesso cantante – mentre lei regge un cono gelato a due gusti che lui le ha comprato: ogni volto maschile che incontrano, dai bimbi ai ragazzi, ha gli stessi baffi a manubrio di lui e lei ci mette poco a capire tutto: gli consegna il cono e va a comprargli una scatola di profilattici. Di recente il volto della 22enne era apparso anche nel videoclip musicale di “Sconosciuti da una vita” di J-Ax e Fedez.
Termina il 18 febbraio a Faenza l’esposizione dedicata ad Achille Calzi
Termina il 18 febbraio al Mic di Faenza la mostra “Tra Simbolismo e Liberty. Achille Calzi” a cura di Ilaria Piazza e Claudia Casali con una serie di visite guidate gratuite (incluse nel prezzo del biglietto) giornaliere per permettere a tutti, anche ai ritardatari, di vedere la mostra accompagnati da una guida esperta.
Si comincia il 16 febbraio, alle 18, con una visita guidata tenuta dalla curatrice Ilaria Piazza e seguita da un aperitivo, per proseguire sabato 17, alle 16, e domenica 18 febbraio con una doppia visita, la prima alle 10.30 e la seconda alle 18.
La mostra è il punto di arrivo di un lungo lavoro antologico condotto da Ilaria Piazza e durato 4 anni, cominciato dal fondo che gli eredi di Achille Calzi hanno donato al Mic nel 2013 e che ha inteso riportare alla ribalta un artista, prematuramente scomparso, ma che è stato una figura di rilievo per la produzione simbolista e liberty, non solo faentina.
Achille Calzi (1873 -1919) incarna la figura dell’artista progettista tipico dell’Arts and Crafts internazionale. Nonostante avesse scelto di vivere in provincia – viaggiò molto, ma non abbandonò mai Faenza – si tenne sempre aggiornato sui tempi (era un lettore avido di riviste e era in contatto con artisti, letterati, musicisti, tra cui Pellizza da Volpedo, Adolfo de Carolis, Arturo Martini, Giosuè Carducci, Alfredo Oriani, Gabriele D’Annunzio e Riccardo Zandonai) si confrontò prima con il Simbolismo poi con il Liberty lavorando molto per le arti applicate (ceramica, mobili, cartellonistica, illustrazioni, architettura).
In mostra si possono ammirare moltissimi inediti, scoperti nelle case di tanti collezionisti privati, che hanno collaborato alla ricerca, contribuendo alla ricostruzione del suo lavoro e al ritratto di un ecclettico artista e un fine intellettuale. Non mancano le numerose caricature che rivelano la vena ironica e umorista dell’artista. Celebri sono quelle di Gabriele D’Annunzio e Alfredo Oriani.
Chiude la mostra una galleria di 25 cartelloni satirici che Calzi cominciò a realizzare dallo scoppio della prima guerra mondiale. Sono vignette – di oltre un metro di altezza – di commento critico alle cronache di guerra. All’inizio i cartoni venivano esposti nella vetrina di una sartoria del centro storico di Faenza – subirono anche delle censure – ma poi, sul finire della guerra, Calzi li appendeva personalmente ogni mattina nella piazza principale, regalandoli alla città.
Il biglietto di ingresso per la visita guidata con aperitivo del 16 febbraio costa 12 euro (2 euro per aperitivo), 7 euro per i faentini (2 euro in più per l’aperitivo), nelle altre giornate la visita è inclusa nel prezzo del biglietto e costa: 10 euro intero, 7 euro ridotto, 5 euro per i faentini.
Siglato un accordo con Trenitalia, che chiude il 2017 con il 7 percento di viaggiatori in più sui regionali rispetto all’anno precedente
Dopo un 2017 che ha visto crescere del 7 percento i viaggi per turismo sui treni regionali di Trenitalia, questa vocazione trova nuovo impulso nella collaborazione tra Trenitalia e l’Associazione I Borghi più belli d’Italia presentata ieri (14 febbraio) a Roma.
La partnership – si legge nella cartella inviata alla stampa – nasce con l’obiettivo di valorizzare «il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni presente nei piccoli centri del Belpaese raggiungibili con il mezzo di trasporto più ecologico, conveniente, sicuro e, grazie anche all’arrivo di nuovi treni, sempre più confortevole».
Su 282 località promosse dall’associazione 23 sono facilmente raggiungibili con i treni regionali. Fra queste – unica in regione – Brisighella, il borgo medioevale in provincia di Ravenna, sulla linea ferroviaria che collega Faenza a Borgo San Lorenzo e Firenze.
L’accordo fra Trenitalia e I Borghi più belli d’Italia prevede alcune iniziative congiunte di promozione turistica e marketing territoriale, calibrate per le esigenze del crescente numero di clienti del trasporto ferroviario, oltre a uno scambio di visibilità sui canali di comunicazione delle due realtà. Le destinazioni dei Borghi più belli d’Italia saranno promosse sia sugli schermi delle self-service di Roma Termini che sul palinsesto video a bordo dei treni regionali: Trenitalia viene così designata Railway Official Carrier de I Borghi più belli d’Italia
Inoltre, a tutti gli abbonati regionali Trenitalia sarà riservato uno sconto di 4,90 euro sull’acquisto della guida ufficiale de I Borghi più belli d’Italia, contenente tutte le informazioni necessarie per organizzare un viaggio in uno dei borghi.
«Se nei giorni feriali sono soprattutto studenti e lavoratori a utilizzare per ovvi motivi i nostri regionali – dichiara la Direttrice della Divisione Passeggeri Regionale Trenitalia, Maria Annunziata Giaconia – nel weekend i treni diventano uno tra i mezzi preferiti per i viaggi di piacere e le classiche gite fuori porta. Questo perché coniugano la comodità e il comfort con il rispetto per l’ambiente, senza contare la convenienza e il relax di non doversi preoccupare di parcheggi o di traffico stradale. Ecco che l’alleanza fra Trenitalia e I Borghi più belli d’Italia diventa una partnership strategica, in favore di un turismo semplice e sostenibile».
L’uomo condannato a un anno di carcere e al pagamento di 400 euro di multa
Ha pagato tre caffè, in momenti diversi e con bariste diverse, con altrettante banconote false da 50 euro, intascando il resto. Un bottino di quasi 150 euro quindi che però ha dovuto restituire con gli interessi, essendo stato condannato a pagare una multa da 400 euro (oltre a un anno di reclusione). Il presunto truffatore è un 42enne ravennate, incastrato dalle telecamere di sorveglianza di un bar di Russi, dove aveva deciso di spendere le banconote false. La titolare ha chiamato i carabinieri nella mattinata del 14 febbraio, poco dopo aver ricevuto la terza banconota falsa. I carabinieri, grazie ai video, hanno quindi individuato e arrestato l’uomo, sorpreso ancora fuori dal bar intento a sorseggiare il suo caffè.
Le banconote sono state sequestrate è inviate alla Banca d’Italia per tutti gli accertamenti del caso; non è escluso infatti che attraverso l’analisi delle modalità di contraffazione, si possa risalire sino al produttore del denaro falso.