martedì
21 Aprile 2026

Un drone ravennate per il controllo termico dei grattacieli degli sceicchi

La Italdron in missione negli Emirati Arabi Uniti: in volo a 300 metri di altezza attorno alle Etihad Towers

Per controllare e monitorare termicamente le vetrate continue delle Etihad Towers, i cinque grattacieli da 300 metri a Abu Dhabi, gli sceicchi degli Emirati Arabi Uniti si sono affidati a un’azienda ravennate, la Italdron: «Il lavoro ha messo a dura prova il drone e il pilota ma è stato un successo».

Le difficoltà da affrontare erano legate soprattutto al clima: «Volare con una temperatura di 45 gradi e un’umidità al 75 percento non è stato un gioco da ragazzi, oltre al fatto che tenere una distanza costante di 10 metri da un grattacielo alto 300 significava mantenere un controllo fuori dall’ordinario».

A guardare incuriositi la prima missione ufficiale di un drone ad Abu Dhabi erano presenti le autorità, ingegneri civili e addetti alla sicurezza interna. In totale oltre 40 voli e una grande raccolta dati, «a dimostrazione di quanto la combinazione di termocamera radiometrica su drone possa fornire risultati ottimi, risparmiando ai tecnici una notevole quantità di tempo e di rischio, eliminando le difficoltà proprie del dover acquisire questi dati manualmente».

Un drone ravennate per il controllo termico dei grattacieli degli sceicchi

La Italdron in missione negli Emirati Arabi Uniti: in volo a 300 metri di altezza attorno alle Etihad Towers

Per controllare e monitorare termicamente le vetrate continue delle Etihad Towers, i cinque grattacieli da 300 metri a Abu Dhabi, gli sceicchi degli Emirati Arabi Uniti si sono affidati a un’azienda ravennate, la Italdron: «Il lavoro ha messo a dura prova il drone e il pilota ma è stato un successo».

Le difficoltà da affrontare erano legate soprattutto al clima: «Volare con una temperatura di 45 gradi e un’umidità al 75 percento non è stato un gioco da ragazzi, oltre al fatto che tenere una distanza costante di 10 metri da un grattacielo alto 300 significava mantenere un controllo fuori dall’ordinario».

A guardare incuriositi la prima missione ufficiale di un drone ad Abu Dhabi erano presenti le autorità, ingegneri civili e addetti alla sicurezza interna. In totale oltre 40 voli e una grande raccolta dati, «a dimostrazione di quanto la combinazione di termocamera radiometrica su drone possa fornire risultati ottimi, risparmiando ai tecnici una notevole quantità di tempo e di rischio, eliminando le difficoltà proprie del dover acquisire questi dati manualmente».

Cmc, piano industriale 17-19: previsto boom di fatturato da 1,2 miliardi a 1,5

Il balzo sarà sostenuto dalle attività all’estero dove già oggi la coop realizza il 60 percento del suo giro d’affari

Un triennio per passare da 1,2 miliardi di euro di fatturato a 1,5: è la previsione della Cooperativa muratori cementisti di Ravenna che ha approvato il piano industriale 2017/2019 presentato dal direttore generale Roberto Macrì. La spinta per l’aumento di fatturato si prevede che arrivi dalle attività svolte all’estero. La coop conta circa ottomila dipendenti, è presente con attività produttive ed uffici commerciali in 25 Paesi sparsi tra quattro continenti e realizza all’estero circa il 60 percento del proprio giro d’affari.

Il dg Macrì ha commentato: «Pur dovendoci confrontare con il perdurare di una grave crisi del mercato domestico, il grande impegno profuso nell’internazionalizzazione ci consente di guardare al futuro con un cauto ottimismo che si riflette nel piano strategico approvato dall’assemblea dei soci. Le attività all’estero costituiscono una solida base per lo sviluppo programmato per i prossimi anni».

Nel 2016 Cmc ha raggiunto circa 1,2 miliardi di euro di ricavi, in linea con il 2015. Il portafoglio ordini, grazie a 1,1 miliardi di euro di acquisizioni effettuate nel 2016, si mantiene pari a circa 3,5 miliardi di euro. In Italia, nell’ultimo anno, Cmc ha acquisito nuovi lavori per circa 205 milioni di euro, tra cui la metropolitana di Cosenza e l’ospedale di Camerano ad Ancona. All’estero le acquisizioni realizzate ammontano a 920 milioni di euro; le più significative riguardano i progetti per la realizzazione di impianti idroelettrici in Laos e in Kenya e diversi progetti infrastrutturali negli Stati Uniti.

Il Ravenna calcio riapre gli abbonamenti per le ultime cinque partite di campionato

All’insegna dello slogan “Io ci credo”, per continuare a sognareil ritorno tra i professionisti. Attesa al Benelli anche la capolista

All’insegna dello slogan “Io ci credo”, il Ravenna Calcio riapre la campagna abbonamenti per le ultime cinque partite casalinghe del campionato di serie D che vede la squadra giallorossa lottare per la promozione, nel girone D. Dopo l’ultima, inaspettata, sconfitta casalinga, il Ravenna è ora a sei punti dal primo posto, quarta in classifica, in piena zona play-off (che però non garantiscono la promozione in Lega Pro). A essere certa di approdare tra i professionisti sarà solo la squadra che vincerà il campionato.

Su richiesta di tanti appassionati che in queste settimane stanno ripopolando il vecchio Benelli, la società ha quindi deciso di mettere in vendita un pacchetto che consente l’ingresso allo stadio di Ravenna nelle prossime cinque partite al costo di 25 euro in curva e 45 in tribuna. Le gare comprese nell’abbonamento sono quelle contro l’Adriese del 5 marzo, lo scontro diretto con il Lentigione (al momento terzo con tre punti in più del Ravenna) del 26 marzo, contro il Castelvetro il 9 aprile, l’attesa sfida all’attuale capolista Rovigo del 23 aprile e l’ultima di campionato, prima dei play-off, contro la Sangiovannese il 7 maggio.

Per sottoscrivere gli abbonamenti i tifosi potranno recarsi alla segreteria dello stadio dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 17, o in alternativa direttamente on line sul sito della società www.ravennafc.it/abbonamenti

Il Ravenna calcio riapre gli abbonamenti per le ultime cinque partite di campionato

All’insegna dello slogan “Io ci credo”, per continuare a sognare il ritorno tra i professionisti. Attesa al Benelli anche la capolista

All’insegna dello slogan “Io ci credo”, il Ravenna Calcio riapre la campagna abbonamenti per le ultime cinque partite casalinghe del campionato di serie D che vede la squadra giallorossa lottare per la promozione, nel girone D. Dopo l’ultima, inaspettata, sconfitta casalinga, il Ravenna è ora a sei punti dal primo posto, quarta in classifica, in piena zona play-off (che però non garantiscono la promozione in Lega Pro). A essere certa di approdare tra i professionisti sarà solo la squadra che vincerà il campionato.

Su richiesta di tanti appassionati che in queste settimane stanno ripopolando il vecchio Benelli, la società ha quindi deciso di mettere in vendita un pacchetto che consente l’ingresso allo stadio di Ravenna nelle prossime cinque partite al costo di 25 euro in curva e 45 in tribuna. Le gare comprese nell’abbonamento sono quelle contro l’Adriese del 5 marzo, lo scontro diretto con il Lentigione (al momento terzo con tre punti in più del Ravenna) del 26 marzo, contro il Castelvetro il 9 aprile, l’attesa sfida all’attuale capolista Rovigo del 23 aprile e l’ultima di campionato, prima dei play-off, contro la Sangiovannese il 7 maggio.

Per sottoscrivere gli abbonamenti i tifosi potranno recarsi alla segreteria dello stadio dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 17, o in alternativa direttamente on line sul sito della società www.ravennafc.it/abbonamenti

Blitz nei sexy shop, sequestrati medicinali illegali e pericolosi, simili a Viagra e Cialis

Oltre 10mila confezioni sequestrate, un fermo e undici arresti

I finanzieri del comando provinciale hanno dato esecuzione a un provvedimento di fermo emesso dalla procura della Repubblica di Ravenna, nei confronti di un uomo accusato di commercio di sostanze medicinali contraffatte. Le fiamme gialle hanno poi sequestrato e chiuso la sua attività commerciale ed effettuato 63 perquisizioni presso abitazioni e “sexy shop” riconducibili ad altri 36 altri soggetti indagati anche per ricettazione.

L’operazione arriva al termine di una complessa attività investigativa svolta dai finanzieri della compagnia di Faenza, sotto il coordinamento della procura, che ha consentito di individuare e smantellare un ramificato traffico di sostanze medicinali illegalmente commercializzate su tutto il territorio nazionale, pericolose per la salute e per la sicurezza dei consumatori.

L’attività di indagine ha preso avvio da un controllo fiscale eseguito dalle Fiamme Gialle di Faenza nei confronti di un “sexy shop” della nostra provincia, nel corso del quale sono state ritrovate alcune confezioni di prodotti che, a seguito di perizia disposta dalla procura, sono risultati essere veri e propri farmaci non autorizzati. Si trattava di bustine, pillole e capsule contenenti miscele dei principi attivi Sildenafil e Tadalafil, presenti nei noti farmaci “Viagra” e “Cialis”, nonché di spray contenenti il principio attivo della Lidocaina, normalmente utilizzata negli anestetici locali. Tutti prodotti provenienti per lo più dall’India e dalla Cina e che, proprio per la presenza di questi principi attivi farmacologici, sono qualificabili come medicinali secondo la normativa europea recepita dalla legislazione italiana (D.Lgs. 219/2006). Prodotti, dunque, che possono essere commercializzati solo dopo la preventiva autorizzazione del Ministero della Salute e dell’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), esclusivamente attraverso il canale delle farmacie e dietro prescrizione medica.

Le immediate investigazioni hanno puntato a ricostruire l’intera “filiera” distributiva dei prodotti illegali, al fine di interromperne i flussi di vendita. La finanza è così risalita al principale fornitore di tali medicinali, individuato nel gestore di un’azienda di commercio all’ingrosso di articoli per adulti della provincia di Pordenone, del quale peraltro risultava essere un semplice dipendente, ma che poi si è rivelato esserne il vero titolare effettivo. Sono quindi stati individuati 28 diversi sexy shop ubicati su gran parte del territorio nazionale (Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia e Sicilia), che acquistavano le sostanze medicinali illegali (“Kamagra”, “Cobra”, Super Dragon”, “P-Force”, “Cenforce”, Stud 100”, “Silde”, “Extra Strong”, questi i nomi di alcune).

Al fine di eludere i controlli, il fornitore friulano inviava a questi sexy shop, i cui titolari sono ora indagati dalla Procura, i farmaci non autorizzati occultandoli all’interno di scatole, insieme con articoli per adulti di tipo lecito che fungevano da carichi di copertura, che poi inviava ai destinatari attraverso spedizioni tramite corriere apparentemente normali.

Insomma, un vero e proprio mercato parallelo e clandestino di medicinali illegali, realizzato da soggetti non autorizzati e privi di conoscenze mediche al di fuori del circuito delle farmacie, in quanto perpetrato attraverso il canale non convenzionale dei sexy shop.

Il provvedimento di fermo disposto dalla Procura della Repubblica di Ravenna ha ora posto fine all’attività illecita gestita dal fornitore friulano, che è stato ristretto nel carcere di Pordenone e al quale la Guardia di Finanza ha anche sequestrato l’attività commerciale.

I sexy shop che vendevano i farmaci illegali sono stati perquisiti dalle Fiamme Gialle che, nel corso delle operazioni, hanno complessivamente rinvenuto oltre 10.000 confezioni di medicinali non autorizzati, tutte sequestrate e ritirate dal “mercato nero”. Proprio durante le perquisizioni dei sexy shop è stata riscontrata la flagranza del reato di commercio di sostanze medicinali contraffatte e, pertanto, per 11 titolari di alcuni esercizi di Milano e provincia, di Torino, Brescia, Ravenna, Forlì, Taranto e delle province di Bologna, Rimini, Macerata e Caserta sono scattati gli arresti.

Nel corso delle attività, sono state inoltre rinvenute e sequestrate banconote false per un valore di 780 euro, denaro contante per circa 40.000 euro, 47 proiettili per arma corta e circa mezzo chilo di marijuana oltre a un bilancino di precisione.

Titta, mito di provincia. «Quella volta che il sindaco si scusò per il nostro concerto»

Il cantante “demenziale” festeggia 25 anni di carriera. Lo abbiamo incontrato prima dello spettacolo in due atti del 12 marzo al Socjale

Titta patrimonio di Ravenna. Magari qualcuno potrà pure scandalizzarsi, ma difficile dare torto al Comune, che ha concesso il patrocinio al concerto-evento del 12 marzo al teatro Socjale con questa sorta di giustificazione, organizzando anche una conferenza stampa per l’occasione in municipio. «Mi hanno fatto sentire importante», ci dice Giuseppe Tittarelli, di fronte a un succo di frutta, al bar. Giuseppe, in arte Titta, per tanti ravennati è ancora “il dottore dell’amore”, un piccolo mito di provincia che al teatro Socjale di Piangipane festeggia (il 12 marzo dalle 16.30) i suoi primi 25 anni di carriera. Da cantante (e basta, perché «non so suonare nulla») di rock demenziale, che ha costruito il suo mito grazie a testi quasi sempre a sfondo sessuale, «non troppo volgari però – ci tiene a precisare – con la parolaccia solo quando viene naturale, da buon romagnolo».

Sicuramente le sue canzoni possono non piacere, per usare un eufemismo – a Tredozio il sindaco ha fatto affiggere in paese il giorno dopo un suo concerto dei manifesti di scusa a «tredoziesi e villeggianti» per lo spettacolo scandaloso –, ma non c’è probabilmente un solo altro artista locale che sia riuscito come lui a regalare almeno un ricordo divertente da conservare nel tempo a migliaia di ravennati, di quelli in particolare cresciuti negli anni Novanta.

Prima ancora di diventare Titta, Giuseppe inizia a scrivere le canzoni «per gioco» nel 1992, poco più che ventenne, una volta abbandonata l’ambizione di fare l’attore (e due anni di scuola di teatro a Roma), insieme all’amico di allora, e vicino di casa, Roberto “Roda” Rotondi. Quella prima cassetta piace agli amici e così in quello stesso anno arriva il primo concerto, in un bar di Godo. «Tremendo dal punto di vista musicale, ma divertente, per noi e per il pubblico». Tanto che al concerto successivo – al teatro Socjale, non per niente scelto come location per questo anniversario, 25 anni dopo – vincono il premio del pubblico del concorso per band emergenti organizzato dall’Arci. Il gruppo di Titta, in quel momento, si chiamava ancora Cerebrolesi, «ma abbiamo pensato che avrebbe potuto offendere qualcuno». E così, al momento di creare una vera e propria band, due anni dopo, nascono le Fecce Tricolori. Il 1994 è anche l’anno del loro primo album, omonimo, che vederlo adesso su Spotify, con tanto di bollino “Il gruppo rock che piace anche alle mamme”, fa un certo effetto. “Telepippa” (su un ragazzo sorpreso a masturbarsi dal padre) e “Figlio di butano” (una ballata «intima», nata nel camerino del Socjale), di quel debutto, sono ancora tra le canzoni a cui Titta dice di essere più affezionato (insieme alla sua prima da solista, “La ballata del tamarro” e a un altro pezzo storico come “Pane e prosciutto”, in cui si narra invece delle vibrazioni positive della “passera”, citando testualmente…). «Da dove nascono i miei testi? Dall’ironia. Anzi, dell’autoironia, in quei primi tempi volevamo parlare soprattutto di sesso, ma dal punto di vista degli sfigati come noi, di chi non riusciva a scopare: paradossalmente poi quando abbiamo iniziato a cantare quelle canzoni è invece arrivata anche la gnocca… Ricordo che telefonavano a casa per cercarmi, ma rispondeva mia madre perché io ero sempre fuori, peccato non ci fossero ancora i cellulari».

Del 1994 è anche il primo tour italiano, anche se Titta il successo lo ha ottenuto in particolare a Ravenna. «Non abbiamo mai avuto una vera distribuzione nazionale, quando ci siamo approcciati con case discografiche vere si è sempre creato fin da subito il problema dei testi, di togliere una parolaccia, sostituirne un’altra. Non ne avevamo voglia. Non ce ne fregava niente, volevamo solo divertirci e già trovare gente che ci pagasse per suonare, all’inizio, ci sembrava incredibile. Ricordo ancora la prima volta che successe, 50mila lire a testa alla Ca’ Bruna. Non pensavamo che poi sarebbe diventato una sorta di mestiere (Titta è riuscito a campare di musica fino ai 30 anni, oggi fa il magazziniere part-time, ndr)…».

Tra i concerti da ricordare, quello del 1995 per il Primo Maggio in una piazza del Popolo affollatissima e quello alla festa dell’Unità di fronte a 5mila persone, ma anche in vari locali in “trasferta”, in Lombardia e Veneto, dove Titta continua ad avere un certo seguito. «Poi c’è stato il caso di Torino, dove siamo finiti a suonare al parco del Valentino in un momento in cui era frequentato solo da spacciatori, delinquenti e prostitute. Durante le prove venne un tipo a parlarci con una pistola sotto il piumino e  alla sera il pubblico era più che altro composto da ubriachi, oltre a una coppia di nostri fan che ci aveva conosciuto in una vacanza al mare. Appena finito il concerto c’è stata una retata con diversi arresti: ci piace pensare che i poliziotti abbiano aspettato la fine perché si stavano divertendo…». Anche Titta e le Fecce furono arrestati, una volta, ma solo per finta. «Ci eravamo inventati una bufala radiofonica, d’accordo con il dj, facendo credere agli ascoltatori che ci avevano arrestato a Bucarest per istigazione all’omosessualità…». La festa di Pieve Cesato con il prete, invece, era vera. «Ci avevano invitato a sostituire un gruppo che aveva dato forfait a una manifestazione cattolica. Durante il concerto ho iniziato a non sentire più la mia voce, nonostante l’impianto funzionasse benissimo: beh, abbiamo poi scoperto che era il fonico, a ogni parolaccia abbassava il volume, per non far sentire nulla al prete…».

La storia delle Fecce finisce dopo circa 12 anni. «Non ci parliamo più da allora e preferisco non tornare sull’argomento». Resta il fatto che le ex Fecce hanno tentato di sostituire Titta senza successo, mentre Titta continua tuttora a fare dischi, coadiuvato per la composizione della parte musicale dall’unico membro storico che lo ha seguito, il chitarrista Giuliano Guerrini. Il nuovo album, il quarto solista, esce (per una nuova etichetta, la Pms Studio) proprio il 12 marzo, si chiama Canzoni di provincia. «Lo presenterò nella prima parte del concerto al  Socjale, mentre nella seconda ci sarà spazio per i pezzi vecchi, con coriste, foto, video realizzati per l’occasione…». E fan in arrivo appositamente anche da Lecce… «In molti verranno da fuori, per questo lo facciamo di pomeriggio». Il rapporto con il pubblico, d’altronde, è sempre stato molto stretto. «A parte le groupie, la cosa bella è che io non ce l’ho fatta, ma alcuni si sono invece sposati dopo essersi conosciuti ai miei concerti. Sono nate amicizie. Altri li vedo a distanza di anni e mi dicono che ora a sentirmi vengono i loro figli. E in effetti li noto tra il pubblico, diversi ragazzini…». Magari qualcuno che ha conosciuto Titta in tv, per la sua ormai storica audizione-lampo a X Factor, in infradito e con in mano un bicchiere di Sangiovese. «È stato un po’ come tornare nei militari, tutti in fila ad aspettare per ore. Devo dire che ritrovarmi faccia a faccia con Morgan mi ha un po’ intimorito, io lui non l’ho mai sopportato, avrei preferito la Ventura, con le donne mi sento più a mio agio, riesco a scherzare con più naturalezza». Il provino, naturalmente, è finito male. «Certo non avevo l’obiettivo di cantare cover a X Factor, l’ho fatto solo per farmi pubblicità, e per una settimana sono passato tutti i giorni su tutti i canali, o quasi. È andata bene per me e per loro, che cercano personaggi particolari da mandare in onda ogni tanto…».

Titta, mito di provincia. «Quella volta che il sindaco si scusò per il nostro concerto»

Il cantante “demenziale” festeggia 25 anni di carriera. Lo abbiamo incontrato prima dello spettacolo in due atti del 12 marzo al Socjale

Titta patrimonio di Ravenna. Magari qualcuno potrà pure scandalizzarsi, ma difficile dare torto al Comune, che ha concesso il patrocinio al concerto-evento del 12 marzo al teatro Socjale con questa sorta di giustificazione, organizzando anche una conferenza stampa per l’occasione in municipio. «Mi hanno fatto sentire importante», ci dice Giuseppe Tittarelli, di fronte a un succo di frutta, al bar. Giuseppe, in arte Titta, per tanti ravennati è ancora “il dottore dell’amore”, un piccolo mito di provincia che al teatro Socjale di Piangipane festeggia (il 12 marzo dalle 16.30) i suoi primi 25 anni di carriera. Da cantante (e basta, perché «non so suonare nulla») di rock demenziale, che ha costruito il suo mito grazie a testi quasi sempre a sfondo sessuale, «non troppo volgari però – ci tiene a precisare – con la parolaccia solo quando viene naturale, da buon romagnolo».

Sicuramente le sue canzoni possono non piacere, per usare un eufemismo – a Tredozio il sindaco ha fatto affiggere in paese il giorno dopo un suo concerto dei manifesti di scusa a «tredoziesi e villeggianti» per lo spettacolo scandaloso –, ma non c’è probabilmente un solo altro artista locale che sia riuscito come lui a regalare almeno un ricordo divertente da conservare nel tempo a migliaia di ravennati, di quelli in particolare cresciuti negli anni Novanta.

Prima ancora di diventare Titta, Giuseppe inizia a scrivere le canzoni «per gioco» nel 1992, poco più che ventenne, una volta abbandonata l’ambizione di fare l’attore (e due anni di scuola di teatro a Roma), insieme all’amico di allora, e vicino di casa, Roberto “Roda” Rotondi. Quella prima cassetta piace agli amici e così in quello stesso anno arriva il primo concerto, in un bar di Godo. «Tremendo dal punto di vista musicale, ma divertente, per noi e per il pubblico». Tanto che al concerto successivo – al teatro Socjale, non per niente scelto come location per questo anniversario, 25 anni dopo – vincono il premio del pubblico del concorso per band emergenti organizzato dall’Arci. Il gruppo di Titta, in quel momento, si chiamava ancora Cerebrolesi, «ma abbiamo pensato che avrebbe potuto offendere qualcuno». E così, al momento di creare una vera e propria band, due anni dopo, nascono le Fecce Tricolori. Il 1994 è anche l’anno del loro primo album, omonimo, che vederlo adesso su Spotify, con tanto di bollino “Il gruppo rock che piace anche alle mamme”, fa un certo effetto. “Telepippa” (su un ragazzo sorpreso a masturbarsi dal padre) e “Figlio di butano” (una ballata «intima», nata nel camerino del Socjale), di quel debutto, sono ancora tra le canzoni a cui Titta dice di essere più affezionato (insieme alla sua prima da solista, “La ballata del tamarro” e a un altro pezzo storico come “Pane e prosciutto”, in cui si narra invece delle vibrazioni positive della “passera”, citando testualmente…). «Da dove nascono i miei testi? Dall’ironia. Anzi, dell’autoironia, in quei primi tempi volevamo parlare soprattutto di sesso, ma dal punto di vista degli sfigati come noi, di chi non riusciva a scopare: paradossalmente poi quando abbiamo iniziato a cantare quelle canzoni è invece arrivata anche la gnocca… Ricordo che telefonavano a casa per cercarmi, ma rispondeva mia madre perché io ero sempre fuori, peccato non ci fossero ancora i cellulari».

Del 1994 è anche il primo tour italiano, anche se Titta il successo lo ha ottenuto in particolare a Ravenna. «Non abbiamo mai avuto una vera distribuzione nazionale, quando ci siamo approcciati con case discografiche vere si è sempre creato fin da subito il problema dei testi, di togliere una parolaccia, sostituirne un’altra. Non ne avevamo voglia. Non ce ne fregava niente, volevamo solo divertirci e già trovare gente che ci pagasse per suonare, all’inizio, ci sembrava incredibile. Ricordo ancora la prima volta che successe, 50mila lire a testa alla Ca’ Bruna. Non pensavamo che poi sarebbe diventato una sorta di mestiere (Titta è riuscito a campare di musica fino ai 30 anni, oggi fa il magazziniere part-time, ndr)…».

Tra i concerti da ricordare, quello del 1995 per il Primo Maggio in una piazza del Popolo affollatissima e quello alla festa dell’Unità di fronte a 5mila persone, ma anche in vari locali in “trasferta”, in Lombardia e Veneto, dove Titta continua ad avere un certo seguito. «Poi c’è stato il caso di Torino, dove siamo finiti a suonare al parco del Valentino in un momento in cui era frequentato solo da spacciatori, delinquenti e prostitute. Durante le prove venne un tipo a parlarci con una pistola sotto il piumino e  alla sera il pubblico era più che altro composto da ubriachi, oltre a una coppia di nostri fan che ci aveva conosciuto in una vacanza al mare. Appena finito il concerto c’è stata una retata con diversi arresti: ci piace pensare che i poliziotti abbiano aspettato la fine perché si stavano divertendo…». Anche Titta e le Fecce furono arrestati, una volta, ma solo per finta. «Ci eravamo inventati una bufala radiofonica, d’accordo con il dj, facendo credere agli ascoltatori che ci avevano arrestato a Bucarest per istigazione all’omosessualità…». La festa di Pieve Cesato con il prete, invece, era vera. «Ci avevano invitato a sostituire un gruppo che aveva dato forfait a una manifestazione cattolica. Durante il concerto ho iniziato a non sentire più la mia voce, nonostante l’impianto funzionasse benissimo: beh, abbiamo poi scoperto che era il fonico, a ogni parolaccia abbassava il volume, per non far sentire nulla al prete…».

La storia delle Fecce finisce dopo circa 12 anni. «Non ci parliamo più da allora e preferisco non tornare sull’argomento». Resta il fatto che le ex Fecce hanno tentato di sostituire Titta senza successo, mentre Titta continua tuttora a fare dischi, coadiuvato per la composizione della parte musicale dall’unico membro storico che lo ha seguito, il chitarrista Giuliano Guerrini. Il nuovo album, il quarto solista, esce (per una nuova etichetta, la Pms Studio) proprio il 12 marzo, si chiama Canzoni di provincia. «Lo presenterò nella prima parte del concerto al  Socjale, mentre nella seconda ci sarà spazio per i pezzi vecchi, con coriste, foto, video realizzati per l’occasione…». E fan in arrivo appositamente anche da Lecce… «In molti verranno da fuori, per questo lo facciamo di pomeriggio». Il rapporto con il pubblico, d’altronde, è sempre stato molto stretto. «A parte le groupie, la cosa bella è che io non ce l’ho fatta, ma alcuni si sono invece sposati dopo essersi conosciuti ai miei concerti. Sono nate amicizie. Altri li vedo a distanza di anni e mi dicono che ora a sentirmi vengono i loro figli. E in effetti li noto tra il pubblico, diversi ragazzini…». Magari qualcuno che ha conosciuto Titta in tv, per la sua ormai storica audizione-lampo a X Factor, in infradito e con in mano un bicchiere di Sangiovese. «È stato un po’ come tornare nei militari, tutti in fila ad aspettare per ore. Devo dire che ritrovarmi faccia a faccia con Morgan mi ha un po’ intimorito, io lui non l’ho mai sopportato, avrei preferito la Ventura, con le donne mi sento più a mio agio, riesco a scherzare con più naturalezza». Il provino, naturalmente, è finito male. «Certo non avevo l’obiettivo di cantare cover a X Factor, l’ho fatto solo per farmi pubblicità, e per una settimana sono passato tutti i giorni su tutti i canali, o quasi. È andata bene per me e per loro, che cercano personaggi particolari da mandare in onda ogni tanto…».

Torna SeDici Architettura: incontri a più voci sul senso del Progetto

Presentazione della rassegna giovedì 2 marzo (ore 18.30) all’Albergo Cappello

SeDici ArchitetturaDopo quattro intense stagioni di incontri e confronti – anche generazionali – dedicati ai protagonisti e al ruolo dell’architettura contemporanea nel nostro territorio (2013-2016, 32 appuntamenti, 56 relatori, oltre 3mila presenze fra il pubblico), torna la rassegna di conferenze “SeDici Architettura“ con un ciclo biennale (2017-2018) che si rinnova, allarga gli orizzonti e i temi di riflessione sul senso del progettare.

La presentazione pubblica è in programma giovedì 2 marzo (ore 18.30) all’Albergo Cappello di Ravenna. Per l’occasione è previsto anche un confronto sul tema “Nuove forme di progettazione urbana fra compartecipazione pubblico-privato e partecipazione sociale”. Argomenti quanto mai attuali di fronte alla scarsità di risorse pubbliche, alla crisi dell’edilizia e al varo di nuove normative, come la nuova legge regionale sul consumo di territorio e rigenerazione urbana.
Alla tavola rotonda partecipano Federica Del Conte (assessore all’Urbanistica del Comune di Ravenna), Valentino Natali (dirigente ufficio Progettazione Urbanistica
del Comune di Ravenna), Gabriele Montanari (dirigente ufficio Edilizia – Centri Storici, Beni Culturali dei Comuni della Bassa Romagna). Moderatore del dibattito Marco Turchetti (presidente commissione consiliare Assetto del Territorio del Comune di Ravenna).

Il nuovo ciclo di conferenze di “SeDici Architettura“ prosegue nella presentazione del lavoro sul campo di professionisti esperti ed emergenti in regione ma si apre anche a contributi di filosofi, storici, studiosi del territorio, designer e artisti, fotografi e grafici fra storia, estetica, esperienze.
La rassegna, prevede otto appuntamenti itineranti (da Ravenna a Faenza, da Cervia a Cesena e Forlì), dal 31 marzo al 16 novembre, quando si concluderà la prima parte con un incontro di notevole spessore culturale che vedrà protagonisti, a dialogare di metropoli, i filosofi Massimo Cacciari e Rocco Ronchi.

Le 8 conferenze – promosse dalla rivista dell’abitare Casa Premium e dalla società editoriale Reclam – sono patrocinate dai Comuni che ospitano gli eventi e dagli Ordini degli Architetti di Ravenna e di Forlì-Cesena, anche ai fini dei crediti formativi professionali.

Torna SeDici Architettura: incontri a più voci sul senso del Progetto

Presentazione della rassegna giovedì 2 marzo (ore 18.30) all’Albergo Cappello

SeDici ArchitetturaDopo quattro intense stagioni di incontri e confronti – anche generazionali – dedicati ai protagonisti e al ruolo dell’architettura contemporanea nel nostro territorio (2013-2016, 32 appuntamenti, 56 relatori, oltre 3mila presenze fra il pubblico), torna la rassegna di conferenze “SeDici Architettura“ con un ciclo biennale (2017-2018) che si rinnova, allarga gli orizzonti e i temi di riflessione sul senso del progettare.

La presentazione pubblica è in programma giovedì 2 marzo (ore 18.30) all’Albergo Cappello di Ravenna. Per l’occasione è previsto anche un confronto sul tema “Nuove forme di progettazione urbana fra compartecipazione pubblico-privato e partecipazione sociale”. Argomenti quanto mai attuali di fronte alla scarsità di risorse pubbliche, alla crisi dell’edilizia e al varo di nuove normative, come la nuova legge regionale sul consumo di territorio e rigenerazione urbana.
Alla tavola rotonda partecipano Federica Del Conte (assessore all’Urbanistica del Comune di Ravenna), Valentino Natali (dirigente ufficio Progettazione Urbanistica
del Comune di Ravenna), Gabriele Montanari (dirigente ufficio Edilizia – Centri Storici, Beni Culturali dei Comuni della Bassa Romagna). Moderatore del dibattito Marco Turchetti (presidente commissione consiliare Assetto del Territorio del Comune di Ravenna).
   
Il nuovo ciclo di conferenze di “SeDici Architettura“ prosegue nella presentazione del lavoro sul campo di professionisti esperti ed emergenti in regione ma si apre anche a contributi di filosofi, storici, studiosi del territorio, designer e artisti, fotografi e grafici fra storia, estetica, esperienze.
La rassegna, prevede otto appuntamenti itineranti (da Ravenna a Faenza, da Cervia a Cesena e Forlì), dal 31 marzo al 16 novembre, quando si concluderà la prima parte con un incontro di notevole spessore culturale che vedrà protagonisti, a dialogare di metropoli, i filosofi Massimo Cacciari e Rocco Ronchi.

Le 8 conferenze – promosse dalla rivista dell’abitare Casa Premium e dalla società editoriale Reclam – sono patrocinate dai Comuni che ospitano gli eventi e dagli Ordini degli Architetti di Ravenna e di Forlì-Cesena, anche ai fini dei crediti formativi professionali.

Il deputato Pini candidato al consiglio territoriale: tre capigruppo fanno ricorso

Contro la decisione del leghista gli ex candidati a sindaco di Pigna, Cambierà e Ravenna in Comune. Frecciate anche alla maggioranza

I capigruppo della lista civica La Pigna, Maurizio Bucci, di Cambierà, Michela Guerra, e di Ravenna in Comune, Raffaela Sutter, hanno presentato ricorso alla Commissione Tecnica prevista dall’art. 16 del Regolamento per l’Istituzione e il funzionamento dei Consigli Territoriali in merito alla candidatura del deputato Gianluca Pini alla carica di consigliere del Consiglio Territoriale del Mare per la lista Lega Nord.

I ricorrenti rilevano – si legge in una nota – il non possesso dei requisiti per la candidatura di Gianluca Pini che «come noto non risiede nel Comune di Ravenna» e, in alternativa, «non svolge la propria attività prevalente di lavoro e di studio nell’area territoriale in cui si candida», come prevede invece il regolamento.

«È infatti noto a tutti – scrivono i capigruppo – che Gianluca Pini svolge ininterrottamente dal 28 aprile 2006 a oggi la propria attività lavorativa prevalente in qualità di deputato per il gruppo Lega Nord e che tale prevalenza è testimoniata sia dai redditi da deputato presente nelle sue dichiarazioni che dall’attività parlamentare svolta».

Ma al di là di ogni valutazione oggettiva e legale, che spetterà alla Commissione Tecnica, i capigruppo nella nota sottolineano «il paradosso politico della candidatura di un Deputato della Repubblica presso un organismo quale il Consiglio Territoriale, che vede nella partecipazione dei cittadini comuni alla vita politica e nell’opportunità di agire su, e per, il proprio territorio, il fulcro stesso della propria esistenza. È legittimo chiedersi per quale motivo quindi un parlamentare dovrebbe essere interessato a occupare uno spazio nel consiglio territoriale del Mare? Che interesse potrebbe avere? Il dubbio che tutto ciò non derivi da un amore viscerale verso le nostre spiagge è forte».

«È inoltre assordante – si legge nella nota – il silenzio proveniente dai gruppi politici di maggioranza, gli stessi che hanno evidentemente beneficiato della fallimentare campagna elettorale dello stesso onorevole Pini per Alberghini, al ballottaggio dello scorso giugno, talmente goffa da sembrare fatta apposta, ma senz’altro così non è, per perdere le elezioni…. Gli amministratori della maggioranza, i quali per primi, durante le assemblee di presentazione dei candidati ai consigli territoriali in svolgimento in questi giorni, tramite gli assessori, proclamano e promuovono la costituzione di consigli basati principalmente sulla volontà di fare bene per il territorio al di là delle appartenenze politiche, perché ora tacciono? In un Italia oramai ridotta ai minimi termini sarebbe opportuno che un deputato avesse come priorità il bene del paese tutto e non perdesse il suo tempo prezioso, e profumatamente pagato da tutti i cittadini, per un consiglio territoriale che potrebbe essere seguito da cittadini comuni e volontari, ma questa, evidentemente, è solo la nostra opinione».

Il Guercino del Museo di Ravenna in viaggio verso Piacenza

L’opera d’arte che fa parte della collezione antica del Mar in prestito in Emilia dopo l’intervento conservativo

In occasione del progetto di riordino della loggia Guidarello, con la temporanea chiusura al pubblico della Collezione Antica (grazie al contributo regionale), il Comune di Ravenna e il Museo d’Arte della Città hanno accolto con favore la richiesta di prestito di uno dei suoi capolavori, il San Romualdo di Guercino (Cento 1591 – Bologna 1666).

Dal 4 marzo la grande pala sarà infatti esposta a Piacenza presso la Cappella Ducale di Palazzo Farnese nella mostra dal titolo “Guercino tra sacro e profano”, insieme a una ragionata selezione di opere di notevolissima qualità.

«Per valutare il prestito di un’opera altrimenti inamovibile per la superba qualità pittorica – dichiara l’assessora Elsa Signorino – grande importanza ha avuto la garanzia della remise en forme del capolavoro», che verrà condotta negli spazi del Mar con l’allestimento di un laboratorio di restauro nell’ottica di una piena interdipendenza di valorizzazione e conservazione che interessa sia il dipinto che la cornice.

Al termine dell’intervento conservativo, sostenuto dagli enti promotori piacentini e affidato alle mani esperte di Sandro Salemme di Imola, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, e la direzione della conservatrice del Mar, la grande pala – capolavoro tra capolavori – sarà trasferita a Piacenza, in Palazzo Farnese, dove resterà visibile fino al 4 giugno.

«Con questo prestito il percorso di valorizzazione del patrimonio civico conservato presso il Mar si arricchisce di nuove, importanti, occasioni di alto profilo istituzionale e di qualificato impegno scientifico», afferma la direttrice del Mar, Maria Grazia Marini. Dopo l’appuntamento alle Scuderie del Quirinale con la mostra “Il museo universale. Dal sogno di Napoleone a Canova”, nel bicentenario del rientro delle opere d’arte dal Louvre, è la volta del San Romualdo di Guercino, il dipinto un tempo all’altare maggiore della chiesa omonima del monastero camaldolese di Classe, e ora fra le opere a più alta intensità simbolica che si conservino al Mar, nella Collezione Antica.

L’iniziativa, promossa da Comune di Piacenza, Musei civici di Palazzo Farnese, Diocesi di Piacenza-Bobbio e Fondazione di Piacenza e Vigevano, intende celebrare l’anniversario dei lavori compiuti da Guercino nella cattedrale di Piacenza tra il 1626 e il 1627, nella ricorrenza del quarto centenario. La mostra, per la cura di Daniele Benati e Antonella Gigli, rientra in un più ampio progetto che prevede anche un convegno su Sir Denis Mahon che al pittore centese ha dedicato gli studi.

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