mercoledì
22 Aprile 2026

Turismo, il boom di Faenza e quell’alleanza con Imola

Il vicesindaco della città manfreda commenta il più 11 percento dei pernottamenti 2016: «Abbiamo tre fattori vincenti…»

Uno dei dati più interessanti del turismo provinciale nel 2016 è l’ottima performance di Faenza, terza città per numero di arrivi (52.928, +9,7 per cento) e protagonista di un incremento a due cifre per numero di pernottamenti (+11,1 per cento). Salta poi all’occhio il balzo degli stranieri, cresciuti del 35 percento (in totale sono stati 14.734).

La città delle ceramiche ha in questi anni portato avanti una strategia di posizionamento trasversale che l’ha spinta a spaziare fuori provincia: è dello scorso anno la costituzione di If, società di promozione creata insieme ad Imola, mentre è partita al Mic il 18 febbraio una mostra sull’Art Déco che è parente stretta di quella allestita a Forlì. Dei dati faentini parliamo con Massimo Isola, vicesindaco con delega al Turismo della città.

Isola, partiamo dalla bella performance 2016. Se l’aspettava?
«Devo dire di sì, perché non si tratta di dati occasionali ma di un’evoluzione e di una costante crescita del nostro territorio che dura ormai da vent’anni: dal 1997 ad oggi i dati turistici della città sono stati in costante aumento».

Un trend positivo che in certi anni è stato in controtendenza rispetto a quello provinciale. Quali sono i fattori vincenti?
«Essenzialmente tre. Il primo, bisogna dirlo chiaramente, è il miglioramento offerto dalle strutture private che oggi sono assolutamente concorrenziali. Il secondo riguarda una strategia che ha portato a rafforzare l’offerta lavorando al network delle città d’arte. Infine il tema delle ceramiche che ci ha rafforzato tantissimo e non soltanto grazie ad Argillà, che pure è un evento importante».

In che modo le ceramiche hanno aiutato Faenza?
«Soprattutto nella promozione all’estero. Si è registrato ad esempio un aumento incredibile dei turisti cinesi (i dati parlano di 1.652 arrivi e di una variazione del 621,4 per cento ndr.). Nella ceramica abbiamo consolidato le relazioni internazionali, ottenendo ad esempio la presidenza del Gruppo europeo città della ceramica».

La posizione geografica aiuta?
«Completa l’offerta, grazie al gran numero di agriturismi che fa sì che il territorio faentino sia concorrenziale: abbiamo la città d’arte e la collina e i numeri in costante crescita ci premiano».

Lo scorso anno avete dato vita insieme ad Imola ad IF, società di promozione turistica. Qual è il primo bilancio?
«È presto per dirlo e credo che i numeri si vedranno solo nel 2017 perché l’operatività della società è partita di fatto a metà del 2016. C’è un bel potenziale, ad esempio con il turismo che ruota attorno all’autodromo di Imola, e ci sono le prospettive per fare un bel lavoro insieme. Da poco If si è aggiudicata un bando della Regione relativo al turismo ciclabile».

L’alleanza con Imola, città bolognese, non è in contraddizione con l’appartenenza alla provincia di Ravenna?
«Dal mio punto di vista, assolutamente no. Anzi: io sono un sostenitore della Destinazione Romagna, promossa dalla Regione. Credo che Imola e Faenza possano dare una mano alla riviera, ad esempio nel turismo escursionistico, e portare dei numeri anche a Ravenna e Cervia che sono due fuoriserie rispetto a noi. Faenza, però, nell’ambito delle città italiane con circa 50mila abitanti e ormai una bella realtà dal punto di vista turistico».

Il barista rifiuta di servire alcolici a un ubriaco e viene preso a sassate

Un uomo denunciato dai carabinieri: pretendeva anche soldi dal titolare per poter giocare alle slot

Nel finesettimana è entrato in un bar di Fusignano che era già ubriaco e pretendeva dal barista altri alcolici e denaro da giocare alle slot: al rifiuto del titolare, l’uomo si è scatenato danneggiando il locale per poi andarsene e tornare poco dopo con due grossi sassi lanciati contro il gestore. Al termine di indagini e di accertamenti i carabinieri della stazione locale hanno identificato l’autore che veniva denunciato per tentata estorsione, minaccia e danneggiamento.

Monumenti statali, Mar e tomba di Dante: Ravennantica gestirà promozione e ticket

Siglato a Roma l’accordo tra Comune, ministero e Regione: nel pacchetto dei beni anche la basilica di Classe

La Fondazione Ravennantica gestirà tutti i servizi di ospitalità e strumentali – con particolare riferimento alla promozione, alla biglietteria e alle visite guidate – dei beni archeologici, storici e artistici del territorio di proprietà statale, provinciale e comunale. È il contenuto dell’accordo firmato stamani a Roma tra ministero dei Beni culturali, Regione Emilia Romagna, Provincia e Comune di Ravenna per incrementare e rafforzare, in un quadro di rapporti sinergici fra i diversi attori istituzionali, le politiche pubbliche di conservazione, valorizzazione e fruizione dell’area ravennate, «che rappresenta un unicum nel panorama italiano dei beni culturali – si legge nel comunicato di Palazzo Merlato – in ragione del patrimonio artistico di edifici e mosaici paleocristiani, tardo-antichi e bizantini del V e VI secolo e di quello non meno significativo di carattere archeologico risalente al periodo romano».

L’accordo riguarda il patrimonio dei beni archeologici, storici e artistici del territorio: le aree archeologiche di Classe denominate Podere Chiavichetta e area di San Severo; il museo archeologico di Classe che dovrà aprire nel 2018, la Cripta Rasponi e Giardini Pensili, la Domus dei Tappeti di Pietra, l’ex Convento degli Agostiniani di San Nicolò e sede del museo Tamo, i beni statali relativamente ai servizi di ospitalità e strumentali (come basilica di Sant’Apollinare in Classe, Mausoleo di Teodorico, Museo Nazionale di Ravenna, Palazzo di Teodorico, Battistero degli Ariani); i beni comunali o nella disponibilità del Comune relativamente ai servizi di ospitalità e strumentali (tomba di Dante, museo Dantesco e cosiddetta zona del silenzio, Museo d’arte della città di Ravenna). Prosegue il percorso alla ricerca di ulteriori forme di partecipazione e coinvolgimento di altri soggetti pubblici e privati, ad esempio la Curia, le fondazioni bancarie e altri comuni romagnoli.

La gestione di RavennAntica subentrerà man mano che scadranno quelle attuali. Inoltre attraverso l’accordo, tutte le convenzioni già attive con RavennAntica diventeranno ventennali (area archeologica di Classe, Cripta Rasponi e giardini Pensili, Domus dei Tappeti di Pietra, San Nicolò), in attesa che, per quanto riguarda l’area archeologica di Classe e San Nicolò, possa intervenire il trasferimento delle aree dallo Stato al Comune. Per i reperti che costituiranno la dotazione del futuro Museo Archeologico di Classe e per quelli che dovessero essere rinvenuti nell’area archeologica, le parti concordano di formalizzare il deposito a favore del Comune per la durata di vent’anni.

«Il nucleo portante di questo accordo – sottolineano il sindaco Michele de Pascale e l’assessore alla Cultura Elsa Signorino – è l’esperienza della Fondazione RavennAntica, lo strumento del Comune con il quale si è dato vita al percorso di valorizzazione del patrimonio archeologico ravennate, fatto soprattutto di restituzione alla fruizione pubblica di beni altrimenti indisponibili, grazie a collaborazioni tra la stessa RavennAntica, il Ministero, la Provincia e il Comune. Tali relazioni fanno del “caso Ravenna” un esempio virtuoso di collaborazione fra istituzioni centrali e locali nel settore della conservazione, valorizzazione e fruizione di beni culturali. Queste diverse esperienze su singoli progetti diventano ora un’intesa quadro di portata straordinaria su tutti i beni storico-artistici». «Siamo molto soddisfatti del riconoscimento per l’attività svolta da RavennAntica durante tutti questi anni – dichiara Lanfranco Gualtieri, vicepresidente della Fondazione RavennAntica –. Plaudiamo a questo importante risultato conseguito dal Comune di Ravenna, pronti a raccogliere questa nuova sfida che ci attende, consapevoli che richiederà un grande impegno, ma pronti ad assolverlo al meglio». «Comincia oggi un dialogo che mette al primo posto – ha dichiarato il ministro Dario Franceschini – la valorizzazione dei beni archeologici, storici e artistici della città di Ravenna. Questa collaborazione permetterà di sperimentare, tramite iniziative e attività culturali, forme innovative di promozione che possano far conoscere ancora di più le bellezze artistiche di questa città e migliorare la crescita turistica di questo territorio».

La famiglia al centro di una conferenza con l’avvocato Amato

Organizzata dal circolo La Croce e dall’Associazione Giuristi per la vita alla chiesa Santa Maria del Torrione alle 20.45 del 21 febbraio

Il Popolo della Famiglia di Ravenna ospiterà martedì 21 febbraio la conferenza dell’avvocato Gianfranco Amato, presidente dell’associazione “Giuristi per la vita” e segretario nazionale del Pdf: titolo della conferenza sarà “Quale speranza per la famiglia”, organizzata dal circolo La Croce e dall’Associazione Giuristi per la vita alla chiesa Santa Maria del Torrione alle 20.45. Sarà presente anche il ravennate Mirko De Carli, coordinatore regionale del Popolo della Famiglia è già candidato a Bologna come sindaco.

Turismo a Ravenna: altro che mosaici, sul web tira Mirabilandia

L’analisi su Google Trends è impietosa per il centro città, anche rispetto ai lidi. Nel 2016 gli uffici Iat hanno ricevuto 124mila richieste

Negli uffici informazioni ravennati sono arrivate 124.177 richieste nell’arco del 2016. Sono i dati forniti dal Comune di Ravenna. La maggior parte dei turisti si è rivolto allo Iat in piazza San Francesco (75.212 contatti) mentre sui lidi il più gettonato è quello di Lido Adriano, con 12.359 richieste. Il meno attivo è – un po’ a sorpresa – quello di Marina di Ravenna (774 contatti), probabilmente a causa della posizione logistica, molto lontana dai punti più frequentati dai turisti. Tutti gli altri lidi sono ben al di sopra dei mille contatti, con Lido di Classe a quota 3.482, e Lido di Dante, Lido di Savio e Porto Corsini sopra le duemila richieste. La grande maggioranza delle persone, come è naturale che sia visto il servizio, si reca direttamente negli uffici (113.790 contatti).

Il Comune fornisce anche i dati degli accessi al sito turismo.ra.it, che nel 2016 ha fatto registrare 621.806 sessioni per un totale di 454.602 utenti unici. Traffico in crescita rispettivamente del 12,6 e del 10,37 per cento sul 2015. Per quanto riguarda i periodi, il picco massimo degli accessi al sito è stato nel 2016 tra aprile e maggio, mentre negli anni precedenti il massimo si raggiungeva tra luglio e agosto. Segno forse che nell’ultimo anno il turista ha usato il sito più per programmare la vacanza che per avere informazioni una volta in loco.

Guardando i dati degli ultimi dodici mesi su Google Trends, uno strumento basato sul motore di ricerca che permette di conoscere la frequenza di ricerca sul web di una determinata parola o frase, si può osservare quanto le varie attrazioni di Ravenna siano cercate dagli utenti, facendo magari un confronto con le città della regione in qualche modo simili per dimensione e patrimonio storico. Ad esempio per quanto riguarda gli hotel, Ravenna è meno cercata di Parma ma batte Ferrara. Mentre le due città emiliane hanno però un andamento omogeneo, si notano i picchi ravennati nel periodo estivo. Segno evidente dell’asset rappresentato dal mare, che Parma e Ferrara non hanno. Del resto la keyword più cercata per quanto riguarda la città d’arte risulta essere Ravenna Centro, che viene surclassata come mole di ricerca da tutti i lidi, in particolare da Marina di Ravenna. Niente però in paragone alla keyword Mirabilandia, che ha un numero di ricerche tale da fare in pratica sparire dal grafico sia il centro di Ravenna sia Marina di Ravenna. Il termine di paragone più corretto a questo punto è quello di una corazzata del turismo come Cervia. Riprova, se ce ne fosse bisogno, che oggi più che i mosaici bizantini ad attirare i turisti nel territorio sono le montagne russe e le ruote panoramiche.

Sotto i grafici di Google Trends del 2016: in alto in rosso le ricerche degli utenti per “Marina di Ravenna” e in blu “Ravenna Centro”. Che nel grafico in basso quasi spariscono rispetto a Cervia (in verde) e Mirabilandia (in giallo).

grafico google 1

 

 

 

 

 

 

 

grafico google 2

Serie A: un ravennate torna in panchina. Mandorlini è l’allenatore del Genoa

Esonerato Juric, i rossoblù chiamano il 57enne ex Verona che da giocatore vinse lo scudetto dei record con l’Inter nel 1988/89

Il ravennate Andrea Mandorlini torna ad allenare in serie A: il 57enne rimasto senza squadra dopo l’esonero della passata stagione dal Verona, è stato chiamato dal Genoa a sostituire Ivan Juric, esonerato a sua volta dopo il ko per 5-0 rimediato a Pescara nella 25esima giornata del massimo campionato di calcio.

Nato a Ravenna, classe 1960, da giocatore è stato un difensore: ha vestito le maglie di Torino, Atalanta, Ascoli, Inter e Udinese. In particolare con i nerazzuri di Milano ha vinto quello che è noto come lo scudetto dei record nel 1988/89. La sua carriera in panchina ha mosso i primi passi proprio a Ravenna: fino al 1998 è stato vice allenatore. Poi Triestina, Spezia e Vicenza. Arriva nel 2003 all’Atalanta dove conquista la promozione in serie A. Quindi di seguito si siede sulle panchine di Bologna, Padova, Siena e Sassuolo. Arriva poi la parentesi rumena con il Cluj vincendo il campionato di Romania. Torna in Italia e siede per cinque anni sulla panchina del Verona, portandolo dalla serie C alla serie A.

Donne vittime di violenza sul palco del Rasi in uno spettacolo «liberatorio»

“Storie di ordinaria violenza” in scena giovedì 23 febbraio alle 21 al teatro Rasi di Ravenna con lo spettacolo dal titolo “LiberaTe” a cura di Ditutticolori, associazione nata il 30 agosto scorso la cui finalità è quella di promuovere attività culturali, ricreative, artistiche per condurre battaglie civili e combattere qualsiasi tipo di violenza e discriminazione.

Il gruppo è composto da donne che hanno subito violenza e che attraverso il percorso teatrale con un lavoro di elaborazione sono riuscite a trasformare le loro storie in racconti e attraverso la messa in scena teatrale a rielaborare in modo costruttivo, ciascuna il suo vissuto emotivo. Lo spettacolo “LiberaTe” non vede presenti professionisti in campo teatrale e la regia è frutto di un lavoro di gruppo.

Lo spettacolo – che ha il patrocinio del Comune di Ravenna – verrà inoltre presentato sempre al Rasi, nella mattinata di giovedi 23 febbraio, a circa 300 tra insegnanti e ragazzi delle scuole medie del comune.

Donne vittime di violenza sul palco del Rasi in uno spettacolo «liberatorio»

“Storie di ordinaria violenza” in scena giovedì 23 febbraio alle 21 al teatro Rasi di Ravenna con lo spettacolo dal titolo “LiberaTe” a cura di Ditutticolori, associazione nata il 30 agosto scorso la cui finalità è quella di promuovere attività culturali, ricreative, artistiche per condurre battaglie civili e combattere qualsiasi tipo di violenza e discriminazione.

Il gruppo è composto da donne che hanno subito violenza e che attraverso il percorso teatrale con un lavoro di elaborazione sono riuscite a trasformare le loro storie in racconti e attraverso la messa in scena teatrale a rielaborare in modo costruttivo, ciascuna il suo vissuto emotivo. Lo spettacolo “LiberaTe” non vede presenti professionisti in campo teatrale e la regia è frutto di un lavoro di gruppo.

Lo spettacolo – che ha il patrocinio del Comune di Ravenna – verrà inoltre presentato sempre al Rasi, nella mattinata di giovedi 23 febbraio, a circa 300 tra insegnanti e ragazzi delle scuole medie del comune.

Crescono gli ingressi nei monumenti E stop ai dati della Tomba di Dante

Dopo le polemiche dell’anno scorso i numeri non vengono diffusi Perde visitatori in centro la fondazione RavennAntica

tomba danteLa basilica di Sant’Apollinare in Classe è stato il monumento di gran lunga più visitato dell’Emilia-Romagna nel 2016, tra quelli di competenza statale, con circa 162mila ingressi, davanti al complesso momumentale della Pilotta di Parma (a quota 90mila). Il dato segna una leggera crescita rispetto al 2015 (quando furono 156mila). Ma è un numero ma ancora lontanissimo dagli anni Novanta, quando i visitatori erano circa il doppio (va segnalato che l’ingresso alla basilica però divenne a pagamento nel 1999). E in leggera crescita – a conferma del trend dell’ultimo quinquennio – sono in generale i monumenti statali con oltre 340mila ingressi complessivi a Ravenna a cui vanno aggiunti per completare il quadro della provincia i 10mila visitatori (anche qui in leggera crescita) registrati a Palazzo Milzetti a Faenza e i 2.600 (invece in leggero calo) della Villa romana di Russi. Analizzando nel dettaglio gli altri siti statali ravennati, invece, dietro la basilica di Classe si piazzano il Battistero degli Ariani (circa 73mila visitatori, in calo di poche centinaia di persone) e poi il Mausoleo di Teodorico, con quasi 68mila ingressi, circa 2mila in più del 2015 e il Museo Nazionale (che nel 2016 si ferma però a quota 20mila ingressi, perdendone circa 6mila in un anno). In leggera crescita infine il Palazzo di Teodorico (quasi 15mila biglietti, a ingresso gratuito, contro i 13mila del 2015) mentre sono stati staccati rispetto all’anno precedente alcune centinaia di biglietti unici in meno (circa 4.400 in totale), quelli che consentono l’ingresso a Museo Nazionale, Mausoleo di Teodorico e Sant’Apollinare in Classe.

Restano in testa, a Ravenna, i siti gestiti dalla Curia, che può contare su cinque (degli otto totali) monumenti patrimonio Unesco (tra i più noti la basilica di San Vitale e il mausoleo di Galla Placidia). Anche in questo caso il 2016 si chiude con un incremento: gli ingressi – è l’unico dato fornitoci dalla Curia – sono stati 438mila contro i circa 400mila del 2015.

Per quanto riguarda i siti della fondazione RavennAntica, dopo tre anni di crescita nel 2016 perdono oltre cinquemila visitatori i tre siti di Ravenna (stabile la Cripta Rasponi con circa 25mila biglietti, in calo San Nicolò, da 40mila a 38mila biglietti, e Domus dei Tappeti di Pietra, da 64mila a 60.592) mentre l’Antico porto di Classe ha chiuso il primo anno a regime a quota 21mila visitatori, il doppio del 2015 quando però aveva inaugurato e aperto i battenti solo a partire da luglio.

Per quanto riguarda infine i siti di competenza comunale, il Mar – il Museo d’Arte della città di Ravenna finito tra le polemiche in questi giorni per la scelta di non proporre quest’anno la tradizionale esposizione di punta – chiude il 2016 con circa 40mila visitatori (di cui 28.500 per l’ultima grande mostra, appunto), 3mila in meno rispetto al 2015; un gap colmato in qualche modo dal Museo Dantesco che è passato invece dai 5.680 ingressi del 2015 agli 8.341 del 2016.

Infine, dopo le polemiche dell’anno scorso con i 536mila ingressi stimati, dall’Amministrazione preferiscono non rendere pubblici i dati della Tomba di Dante, appunto perché solo una stima, per così dire, “a occhio” dei custodi, non sempre presenti fisicamente. «Non possiamo tenere in considerazione un dato che non è basato su alcuna bigliettazione ufficiale», taglia corto l’assessore Costantini per cercare di evitare il bailamme di un anno fa.

Crescono gli ingressi nei monumenti E stop ai dati della Tomba di Dante

Dopo le polemiche dell’anno scorso i numeri non vengono diffusi Perde visitatori in centro la fondazione RavennAntica

tomba danteLa basilica di Sant’Apollinare in Classe è stato il monumento di gran lunga più visitato dell’Emilia-Romagna nel 2016, tra quelli di competenza statale, con circa 162mila ingressi, davanti al complesso momumentale della Pilotta di Parma (a quota 90mila). Il dato segna una leggera crescita rispetto al 2015 (quando furono 156mila). Ma è un numero ma ancora lontanissimo dagli anni Novanta, quando i visitatori erano circa il doppio (va segnalato che l’ingresso alla basilica però divenne a pagamento nel 1999). E in leggera crescita – a conferma del trend dell’ultimo quinquennio – sono in generale i monumenti statali con oltre 340mila ingressi complessivi a Ravenna a cui vanno aggiunti per completare il quadro della provincia i 10mila visitatori (anche qui in leggera crescita) registrati a Palazzo Milzetti a Faenza e i 2.600 (invece in leggero calo) della Villa romana di Russi. Analizzando nel dettaglio gli altri siti statali ravennati, invece, dietro la basilica di Classe si piazzano il Battistero degli Ariani (circa 73mila visitatori, in calo di poche centinaia di persone) e poi il Mausoleo di Teodorico, con quasi 68mila ingressi, circa 2mila in più del 2015 e il Museo Nazionale (che nel 2016 si ferma però a quota 20mila ingressi, perdendone circa 6mila in un anno). In leggera crescita infine il Palazzo di Teodorico (quasi 15mila biglietti, a ingresso gratuito, contro i 13mila del 2015) mentre sono stati staccati rispetto all’anno precedente alcune centinaia di biglietti unici in meno (circa 4.400 in totale), quelli che consentono l’ingresso a Museo Nazionale, Mausoleo di Teodorico e Sant’Apollinare in Classe.

Restano in testa, a Ravenna, i siti gestiti dalla Curia, che può contare su cinque (degli otto totali) monumenti patrimonio Unesco (tra i più noti la basilica di San Vitale e il mausoleo di Galla Placidia). Anche in questo caso il 2016 si chiude con un incremento: gli ingressi – è l’unico dato fornitoci dalla Curia – sono stati 438mila contro i circa 400mila del 2015.

Per quanto riguarda i siti della fondazione RavennAntica, dopo tre anni di crescita nel 2016 perdono oltre cinquemila visitatori i tre siti di Ravenna (stabile la Cripta Rasponi con circa 25mila biglietti, in calo San Nicolò, da 40mila a 38mila biglietti, e Domus dei Tappeti di Pietra, da 64mila a 60.592) mentre l’Antico porto di Classe ha chiuso il primo anno a regime a quota 21mila visitatori, il doppio del 2015 quando però aveva inaugurato e aperto i battenti solo a partire da luglio.

Per quanto riguarda infine i siti di competenza comunale, il Mar – il Museo d’Arte della città di Ravenna finito tra le polemiche in questi giorni per la scelta di non proporre quest’anno la tradizionale esposizione di punta – chiude il 2016 con circa 40mila visitatori (di cui 28.500 per l’ultima grande mostra, appunto), 3mila in meno rispetto al 2015; un gap colmato in qualche modo dal Museo Dantesco che è passato invece dai 5.680 ingressi del 2015 agli 8.341 del 2016.

Infine, dopo le polemiche dell’anno scorso con i 536mila ingressi stimati, dall’Amministrazione preferiscono non rendere pubblici i dati della Tomba di Dante, appunto perché solo una stima, per così dire, “a occhio” dei custodi, non sempre presenti fisicamente. «Non possiamo tenere in considerazione un dato che non è basato su alcuna bigliettazione ufficiale», taglia corto l’assessore Costantini per cercare di evitare il bailamme di un anno fa.

Ingresso illegale di minori stranieri “abbandonati”. Denunciati per truffa

Indagine del Commissariato di Faenza. Si tratta di adolescenti albanesi favoriti da parenti e amici di famiglia.

PoliziaRagazzi minorenni in gran parte di origine albanese, fra i 13 e i 17 anni, vengono portati in Italia, soprattutto attraverso i porti di Bari e Brindisi, da amici, parenti o dagli stessi genitori per poi essere instradati verso le città del Nord, dove grazie all’appoggio di familiari o conoscenti, si stabiliscono in città per poi rivolgersi ai locali uffici di Polizia, simulando di essere abbandonati e bisognosi di assistenza. Una volta espletate le formalità di legge trovano accoglienza in strutture di servizi ed educative messe a disposizione dagli Enti Locali.
Il fenomeno è stato indagato per circa due anni dagli uomini del Commissariato di Polizia di Faenza, in collaborazione con il Comune, ed ha portato alla denuncia all’Autorità Giudiziaria di 22 minori e 6 maggiorenni – fra cui recentemente 3 cittadini albanesi di cui un minore – per il reato di truffa aggravata in danno dello Stato, ai sensi dell’art. 640 bis del codice penale.
L’ingresso dei minori albanesi nel territorio italiano è attuato con questo stratagemma “illecito” che di fatto permette loro il mantenimento e un elevato standard educativo fino al compimento della maggiore età, il tutto a carico dell’Amministrazione locale. Anche nei casi scoperti a Faenza diversi adolescenti sono stati inseriti nel sistema di tutela riservato ai “minori non accompagnati”, mentre le loro famiglie vivono altrove, spesso in Albania o a volte anche nel nostro Paese.
Le accurate indagini effettuate – che in questi ultimi mesi hanno consentito di effettuare anche alcune perquisizioni nei domicili di coloro che hanno ospitato o si sono resi partecipi nell’agevolare l’ingresso e la permanenza illegale del minore nel territorio italiano, quindi a commettere il reato di truffa aggravata in danno dello Stato – hanno portato a contestare anche il reato di ingresso illegale nel territorio nazionale da parte del minore.

Ingresso illegale di minori stranieri “abbandonati”. Denunciati per truffa

Indagine del Commissariato di Faenza. Si tratta di adolescenti albanesi favoriti da parenti e amici di famiglia.

PoliziaRagazzi minorenni in gran parte di origine albanese, fra i 13 e i 17 anni, vengono portati in Italia, soprattutto attraverso i porti di Bari e Brindisi, da amici, parenti o dagli stessi genitori per poi essere instradati verso le città del Nord, dove grazie all’appoggio di familiari o conoscenti, si stabiliscono in città per poi rivolgersi ai locali uffici di Polizia, simulando di essere abbandonati e bisognosi di assistenza. Una volta espletate le formalità di legge trovano accoglienza in strutture di servizi ed educative messe a disposizione dagli Enti Locali.
Il fenomeno è stato indagato per circa due anni dagli uomini del Commissariato di Polizia di Faenza, in collaborazione con il Comune, ed ha portato alla denuncia all’Autorità Giudiziaria di 22 minori e 6 maggiorenni – fra cui recentemente 3 cittadini albanesi di cui un minore – per il reato di truffa aggravata in danno dello Stato, ai sensi dell’art. 640 bis del codice penale.
L’ingresso dei minori albanesi nel territorio italiano è attuato con questo stratagemma “illecito” che di fatto permette loro il mantenimento e un elevato standard educativo fino al compimento della maggiore età, il tutto a carico dell’Amministrazione locale. Anche nei casi scoperti a Faenza diversi adolescenti sono stati inseriti nel sistema di tutela riservato ai “minori non accompagnati”, mentre le loro famiglie vivono altrove, spesso in Albania o a volte anche nel nostro Paese.
Le accurate indagini effettuate – che in questi ultimi mesi hanno consentito di effettuare anche alcune perquisizioni nei domicili di coloro che hanno ospitato o si sono resi partecipi nell’agevolare l’ingresso e la permanenza illegale del minore nel territorio italiano, quindi a commettere il reato di truffa aggravata in danno dello Stato – hanno portato a contestare anche il reato di ingresso illegale nel territorio nazionale da parte del minore.

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