martedì
31 Marzo 2026

Video: un lupo nel parcheggio dell’ospedale. La polizia provinciale: «Se lo vedete, ignoratelo»

Un lupo solitario a spasso nel parcheggio dell’ospedale di Ravenna, in viale Randi. È successo stamani, 7 luglio. La passeggiata dell’animale è stata filmata da qualcuno che si trovava nel parcheggio e il video (visibile in fondo alla pagina) sta rimbalzando tra le chat. La polizia provinciale è presente nella zona.

Dalla comandante Lorenza Mazzotti arrivano i consigli per chi dovesse avvistarlo: «Non spaventatelo e non trattatelo da animale di compagnia fornendo cibo: la cosa più corretta da fare è ignorarlo, come se fosse un gatto di passaggio, e avvisare le autorità. Di natura il lupo è un selvatico che ha timore spontaneo dell’uomo, se spaventato potrebbe reagire. Ma non deve prendere confidenza con l’uomo, quindi non alimentatelo».

Non ci sono certezze sulla provenienza del lupo arrivato nel centro abitato. È nota la presenza di tre branchi stanziati in zone boschive attorno alla città: due famiglie nella pineta di Classe e una nelle aree naturali a nord. «Al momento non ci risultano presenze stabili in zone verdi dentro l’abitato. Ma quando il branco cresce, il lupo cerca di espandersi altrove. L’animale avvistato era da solo, è probabile che fosse in esplorazione in cerca di nuovi luoghi in cui insediarsi».

 

In moto contro un camion: 22enne grave al Bufalini di Cesena

Un ragazzo di 22 anni è in gravi condizioni al Bufalini di Cesena a causa di un incidente avvenuto nella prima mattinata di oggi (7 luglio) in via Cella, all’altezza di San Bartolo. Il giovane era in sella a una moto da “enduro” (Ktm 600) e stava percorrendo la strada in direzione Ravenna, quando da un piazzale si è immesso lungo la strada (nella stessa direzione) un camion, che evidentemente non aveva notato il motociclista sopraggiungere.

Il ragazzo ha tentato di frenare ed evitare l’impatto, che si è rivelato però inevitabile. Le sue condizioni sono parse fin da subito molto gravi, ma il giovane – stando alle prime informazioni raccolte – non dovrebbe essere in pericolo di vita (è stato trasportato in elimedica al Bufalini dagli uomini del 118). Sul posto per i rilievi la polizia locale, che ha chiuso temporaneamente la strada.

Le fotografie sono di Massimo Argnani

Al Fem Garden il Movimento No Base per riprogettare il futuro

Giovedì 3 luglio, a Ravenna, al Fem Garden du via Rocca ai fossi 20, Davide Sicca e Leonardo Nencioni, rappresentanti del movimento NO BASE del territorio pisano, sono intervenuti all’incontro Fare pace con la terra, No al sistema fossile, No al riarmo per riprogettare il futuro, organizzato dalla campagna nazionale Per il Clima Fuori dal Fossile, dal coordinamento ravennate Per il Clima Fuori dal Fossile e dalla Casa delle donne Ravenna. L’incontro è stato pensato come spazio di interazione tra “attivismi”, preludio per possibili future collaborazioni, coordinamenti di azioni concrete, condivisioni di informazioni e risorse, confronti di idee.

Dossier Basi Militari

Dopo il saluto di Renato Di Nicola, portavoce nazionale della campagna nazionale Per il clima, fuori dal fossile, i giovanissimi e molto competenti Davide Sicca e Leonardo Nencioni hanno ampiamente informato il pubblico intervenuto sulla storia del Movimento No Base iniziata nell’aprile del 2022, dopo la scoperta da parte di una lista civica interna al Consiglio Comunale dell’esistenza di un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, datato 14 gennaio 2022, firmato dall’allora premier Mario Draghi, contenente il riferimento al progetto di costruzione di una nuova base militare nel territorio di Coltano, frazione del comune di Pisa, che prevedeva un intervento infrastrutturale per la realizzazione delle sedi del Gruppo Intervento Speciale, del 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti «Tuscania» e del Centro cinofili quale opera destinata alla difesa nazionale. Cittadine/i iniziano a incontrarsi per opporsi e diffondere informazione su quanto sta succedendo; nasce il Movimento No Base né a Coltano né altrove e, il 2 giugno 2022, viene organizzata una manifestazione a cui partecipano 10.000 persone giunte da tutta Italia per percorrere il perimetro della possibile area militare con lo slogan “nessuna base per nessuna guerra”. Si ottiene una temporanea battuta d’arresto del progetto. Nel 2024 emergono informazioni più dettagliate, eclissate dagli enti locali coinvolti, e si torna a parlare della base militare a seguito del decreto legge 29 giugno 2024, n. 89, cosiddetto DL Infrastrutture, approvato il 24 giugno dal Governo Meloni. Viene appurato che l’opera servirà a addestrare e ospitare il Reggimento carabinieri paracadutisti Tuscania e il GIS Gruppo d’intervento speciale, corpi dei carabinieri, che operano prevalentemente all’estero in situazioni di conflitto, reparti sempre attivi che preparano gli interventi militari italiani negli scenari bellici, burocraticamente inquadrati come “presidi di pubblica sicurezza”. I paracadutisti Tuscania sostengono, addestrano, armano e cooptano unità militari e di polizia estere, ma anche milizie paramilitari. Nel cosiddetto Mediterraneo Allargato svolgono il compito di protezione e sorveglianza delle piattaforme ENI ubicate nelle acque internazionali, svolgono anche una funzione anti-migratoria, con equipaggiamento, formazione e assistenza alla Guardia Costiera libica per il controllo delle acque territoriali. Il GIS, un’unità tattica nata per reprimere le rivolte in carcere, è attualmente impiegata in operazioni di pronto intervento anti-terrorismo, sia in Italia che all’estero, in scenari internazionali per operazioni di “protezione degli interessi italiani”, a difesa di piattaforme energetiche o di ambasciate e basi militari italiane e NATO sul suolo estero. Dal 2016 opera anche su richiesta dei servizi segreti italiani, per singole missioni riservate all’estero.

Mappa Progettuale Base Militare Ex Cisam, Coltano, Pontedera

Le aree individuate per il progetto sono strategiche per la loro vicinanza alla base USA di Camp Darby, all’aeroporto militare di Pisa, al porto di Livorno e a corpi dell’Esercito, venendo così a creare un inquietante hub logistico-militare. In poco più di 20 km tra l’aeroporto di Pisa (dove ha sede la 46° brigata aerea), aperto al traffico civile ma controllato dall’Aeronautica Militare, e il porto di Livorno (classificato come porto nucleare, dove transitano regolarmente navi con materiale bellico) sono presenti: il Centro Addestramento Paracadutismo, l’Aeroporto militare dell’Oro, il Centro Interforze di Studi e Applicazioni Militari CISAM della Marina Militare, il Comando delle Forze Speciali dell’Esercito COMFOSE, la Base Camp Darby (a tutti gli effetti, una base militare USA anche se ospita un comando NATO), i complessi addestrativi e logistici della Folgore, l’Accademia Navale della Marina Militare. Il progetto di costruzione della nuova base militare rafforzerebbe, quindi, il ruolo bellico/strategico di tutta l’aria riconosciuta come snodo cruciale per proiettare le forze armate nazionali, Usa, Nato ed extra Nato in eventuali azioni di guerra. Con il nuovo progetto della base militare a San Piero a Grado, previsto all’interno del Parco di San Rossore, e con parte dei lavori a Pontedera, l’impatto ambientale passa dall’utilizzo di 70 ettari previsti inizialmente a Coltano a quasi il doppio, in gran parte di superficie boschiva, diffusi tra San Piero a Grado e il Comune di Pontedera, così come i finanziamenti dai 190 milioni di euro originari sono arrivati a 520.

Camp Darby
Camp Darby

La base verrà finanziata, non come spesa militare esplicita, ma con soldi destinati a bilancio all’Edilizia Pubblica, prelevandoli dal Fondo per la Coesione sociale e lo Sviluppo. Nello specifico, il decreto convertito con il voto di fiducia già ad agosto del 2024 (legge 8 agosto 2024 n. 120, con testo coordinato DL 89/2024) prevede l’utilizzo di 20 milioni di euro delle riserve destinate a fronteggiare gli aumenti dei costi dei materiali a seguito della crisi in Ucraina e della crisi pandemico-sanitaria e viene aperta una contabilità speciale volta ad avviare il prima possibile i cantieri dell’opera. Le opere di compensazione sono specchietti per le allodole (per approfondimenti https://sbilanciamoci.info/no-base-contro-la-militarizzazione-della-toscana/). 

Dal 2024 il movimento No Base ha inaugurato un presidio permanente a San Piero a Grado, il Presidio di Pace dei Tre pini, distante pochi metri dalle reti dell’area Ex- CISAM (Centro Interforze Studi per le Applicazioni Militari), il luogo dove è prevista la costruzione di una parte della base militare che si estenderebbe anche dentro il Parco Naturale di San Rossore, dichiarato zona speciale di Conservazione e Sito di Interesse Comunitario, per il quale sono necessarie misure particolari di tutela. Poco distante, nell’area della tenuta Isabella, a Pontedera, è prevista la costruzione di un poligono di tiro a cielo aperto e di una pista di addestramento.

L’attuale governo è determinato a portare avanti questa ennesima infrastruttura militare, in un quadro generale di potenziamento della regione Toscana come hub nevralgico della logistica di guerra globale.

A oggi il movimento No Base ha polarizzato l’opposizione al progetto di movimenti sociali, pacifisti e ambientalisti, di singol* cittadine/i, per la smilitarizzazione del territorio. Il metodo del movimento si basa sull’apertura e la partecipazione alle attività che sono prevalentemente di studio e di approfondimento anche in un’ottica intersezionale (una prospettiva che considera come le diverse forme di oppressione si intrecciano, in questo caso, con le lotte per il pacifismo e la smilitarizzazione, riconoscendo che queste sfide non possono essere disgiunte dalle lotte per la giustizia sociale). 

Il 5-6-7 settembre è previsto il Campeggio No Base, un’iniziativa di mobilitazione per rafforzare il radicamento sul territorio (https://nobasecoltano.it/decalogo-no-base-obiettivi-di-azione-iniziativa-e-mobilitazione-del-movimento-no-base-per-lestate-2025-verso-il-campeggio-no-base-del-5-6-7-settembre/).

Sul sito https://nobasecoltano.it/ è possibile seguire le azioni promosse in opposizione alla realizzazione di quest’opera. 

Alla fine dell’incontro, tra le domande rivolte ai due giovani relatori, Renato Di Nicola ha chiesto loro la ragione per la quale avevano deciso di diventare attivisti. Leonardo Nencioni ha risposto che a seguito del massacro della popolazione palestinese ha sentito l’esigenza di avviare riflessioni critiche individuali e collettive; per Davide Sicca l’attivismo è un’opportunità di crescita che gli ha permesso di partecipare alla vita sociale con l’obiettivo di modificare determinate situazioni e progettare spazi più sicuri.

L’interrogativo che riguarda le ragioni sul senso dell’adoperarsi in azioni, collettive, intraprese, condivise e alimentate da esperienze e incontri significativi e avviate per provare a contribuire a migliorare le comunità in cui si vive, chiama in causa tutte/i noi. A volte prendere le distanze da tutto può sembrare la scelta pragmatica più sensata nei confronti di quella che però non può essere affrontata solo come una questione pragmatica. Si può realmente pensare che qualcosa cambi se non si partecipa (nel modo che a ognuno è più confacente) al Sistema mondo? «La resistenza attiva – partecipare alle proteste e prendere posizione e impegnarsi per introdurre dei cambiamenti anche al livello più basso, nei consigli scolastici e comunali – è fondamentale. La resistenza negativa – rifiutarsi di partecipare se partecipare significa abbassare la propria asticella morale – è fondamentale», scrive Omar El Akkad giornalista egiziano a pagina 167 del libro Un giorno tutti diranno di essere stati contro, tradotto da Gioia Guerzoni e edito da Feltrinelli nel 2025. Eppure, quando si assiste a sistemi politici mondiali che sempre più stringono le spalle di fronte a esseri umani che muoiono di fame, a massacri negli ospedali, nelle scuole, a uccisioni di giornaliste/i, di attiviste/i, a sistemi/regimi che controllano interessi petroliferi e industrie belliche, capita di interrogarsi sul senso della Resistenza. Ci si confronta sul se, sul come, sul dove e in quale forma, per giungere alla conclusione che c’è sempre e comunque una ragione per Resistere. «[…] quando si sta normalizzando un genocidio, ogni deragliamento alla normalità conta, anche il più piccolo atto di resistenza allena il muscolo che si utilizza per portarlo a termine, proprio come distogliere lo sguardo dall’orrore rafforza quel muscolo, lo prepara a ignorare un orrore ancora più orribile nel futuro», scrive ancora El Akkad a pagina 168. Libertà significa anche saper allenare in autonomia i muscoli del sentire, prendendo, ad esempio, la distanza da beni di consumo inutili, dalla produzione culturale di persone mostruose, non acquistando prodotti che crescono su terreni occupati illegalmente. Capita così, che una volta che si inizia a chiedere giustizia, si senta la necessità di farlo una volta ancora e poi ancora e che ci si senta in diritto di pretendere un sistema umano più giusto. Azioni minute, individuali, che possono rafforzarsi in cause collettive per il bene comune sono in grado di minacciare poteri politici ed economici. L’opinione che, rendersi autonome/i nei confronti di un “sistema” sia un fare fanciullesco, si fonda sull’incompetenza nel saper raffigurarsi un allontanarsi verso qualcosa, più che da, come se non fossero possibili altri punti d’arrivo. L’alternativa all’allontanamento dal sistema non può certo essere «[…] guardare il corpo di una bambina che penzola da un muro con gli arti staccati dalla violenza dell’esplosione, e dire, Mi sta bene questa cosa, mi rappresenta», scrive ancora El Akkad a pagina 171. 

Il 3 luglio, giorno dell’incontro al Fem Garden, ricorreva anche il trentesimo anniversario della morte, per suicidio, di Alexander Langer, una figura intellettuale e politica di straordinaria levatura, il cui pensiero e le cui azioni risuonano ancora oggi con particolare forza e attualità. La sua eredità continua a essere un faro per chi crede nella possibilità di un mondo più giusto e pacifico.

Il saluto al Ravenna Festival 2025 del maestro Riccardo Muti

Terzo e ultimo appuntamento per Riccardo Muti, ancora una volta sul podio della sua Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, sovrano incontrastato anche in questa 36/a edizione del Ravenna Festival in un Pala De André gremito di spettatori, molti dei quali provenienti dall’estero.

Pubblichiamo il report dell’Agenzia Ansa.

E consueto trionfo, ma non è più una sorpresa, per uno dei pochissimi artisti in grado ormai di far accorrere gente in maniera così numerosa e festante, in barba ai quasi 84 anni (li compirà il prossimo 28 luglio), sempre in forma smagliante.

Peccato che al termine, contrariamente al solito, il Maestro abbia deciso di non concedere l’attesissimo bis e neppure perorare la causa dei giovani musicisti da lui tanto amati. Amore che si è toccato con mano anche sabato sera verso i prediletti “cherubini” che guida e accompagna sempre con gesti e sguardi da “nonno amorevole”, corrisposto da esecuzioni entusiastiche, trascinanti e impeccabili, per il gaudio immenso del pubblico che ha risposto con applausi anche quando non doveva. Insomma, la gioia di far musica insieme.

E poi, la sorpresa di vedere sul palcoscenico molti strumentisti ormai “over” (per età o per periodo di permanenza per gli standard della Cherubini) ai quali Riccardo Muti non vuole rinunciare: è il caso della spalla storica dell’Orchestra, Valentina Benfenati (da poco approdata al Teatro alla Scala e in altre compagini internazionali), che è tornata dopo circa un anno, e di Federica Giani, concertino dei primi violini (ma spesso a ruoli invertiti).

Il programma scelto dal Maestro per questo saluto al Ravenna Festival 2025 è stato dei più popolari e amati dal grande pubblico ed esempio di come il genere sinfonico sia stato declinato nell’Ottocento dai vari compositori: la Sinfonia dai Vespri siciliani di Giuseppe Verdi (pochi minuti a introdurre e riassumere un melodramma di circa tre ore), l’Italiana di Felix Mendelssohn (la Sinfonia N. 4 in la maggiore, nei classici quattro movimenti) e la celeberrima (non che le altre due non lo siano!) Quinta di Beethoven, quella del “ta-ta-ta-tàaaaaa”, il “destino che bussa alla porta”. Successo straripante, annunciato e meritato. (fonte Ansa.it)

Investito mentre attraversa la statale Adriatica in bici, un 50enne in gravi condizioni

Sono gravi le condizioni di un 50enne che è stato investito da un’auto mentre attraversava la statale Adriatica a Cervia in bicicletta. L’uomo è all’ospedale di Cesena con un trauma cranico riportato dopo aver battuto sull’asfalto.

Erano circa le 11 di stamani, 6 luglio, e l’uomo era in sella a una bici elettrica all’altezza di via Vallone, in zona terme, ed era diretto verso le valli. Una Fiat Panda condotta da una 30enne ha colpito l’uomo, che prima è finito sul parabrezza dell’auto, per poi rovinare sull’asfalto e perdere conoscenza.

Per i rilievi di legge sono intervenuti i carabinieri che hanno gestito l’intenso traffico.

Si ribalta con il trattore nel fosso, gravi ferite a un braccio per un 63enne

Incidente stradale nel tardo pomeriggio di oggi, 6 luglio, a Bagnacavallo. Un uomo di 63 anni alla guida di un trattore agricolo stava percorrendo via Rotella Superiore, una strada stretta in campagna, e ha perso il controllo del mezzo finendo fuori strada. Il trattore si è ribaltato nel fosso.

I residenti nella zona hanno allertato i soccorsi. È stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco per liberare il conducente che era rimasto incastrato con un braccio. Gravi le ferite riportate all’arto superiore: il 118 ha deciso il trasporto in elicottero all’ospedale di Cesena. I rilievi dell’incidente sono affidati alla polizia locale della Bassa Romagna.

Critiche dal centrodestra al vicesindaco: «Non ha percezione dei disagi dei cittadini»

La lettera aperta del vicesindaco di Ravenna, Eugenio Fusignani, sul tema della sicurezza e dell’ordine pubblico ha suscitato le reazioni delle principali forze politiche di centrodestra, accusate di cavalcare paure e disagi per fini di propaganda.

«A Ravenna non serve cavalcare paure e disagi perché i ravennati si accorgono da soli del degrado e dell’insicurezza che incombono – scrive in una nota il segretario comunale della Lega, Luca Cacciatore –. Non si parla solo di violenza giovanile che c’è, è diffusa e si sarebbe potuta prevenire se le sinistre non avessero preferito chiudere gli occhi predicando lassismo e permissivismo, ma in generale si deve affrontare un’insicurezza diffusa a cui concorrono più fattori. E se Fusignani non ha ancora dati e analisi da sciorinare la responsabilità è solo sua».

Fusignani ha la delega Sicurezza da un decennio e Cacciatore si chiede perché il Pd lo abbia confermato in un ruolo così delicato «visti gli scarsi risultati raggiunti nei mandati precedenti».

I consiglieri comunali di Fratelli d’Italia ​​​​​​​​Nicola Grandi e ​​​​​​​​Patrizia Zaffagnini parlano di «sempre più numerose segnalazioni che arrivano sulle chat di vicinato, che solo nel mese di giugno a Ravenna, forese e lidi hanno raccolto la bellezza di ben 60 messaggi, tra furti in abitazione, biciclette, auto, danneggiamenti, lesioni, rapine, disturbo sugli autobus».

Grandi e Zaffagnini criticano anche la scelta di creare un’unità cinofila nella polizia locale di Ravenna: «Utilizzando contributi della Regione si intende spendere 70.700 euro  pubblici per l’acquisto, il mantenimento e l’addestramento di un cane, di un agente da addestrare, un’auto attrezzata preventivata a 50mila euro per le operazioni contro lo spaccio. Come si può pensare che con un solo cane antidroga si possano vigilare quotidianamente e contemporaneamente, parchi pubblici, scuole, stazione ferroviaria? Depositeremo nei prossimi giorni un’interrogazione affinché questa amministrazione dia risposte sulle scelte che hanno a che fare con questo progetto».

Fdi propone una convenzione con le associazioni zoofile e di addestramento cani per operazioni di polizia, come accade ad esempio nel comune di Forlì tramite la polizia locale: «Il  90 percento di contributi regionali possono essere impiegati in progetti molto più utili quali l’assunzione di personale civile nella polizia locale, per i compiti di segreteria, di back office, di risposta a telefonate informative, potendo dedicare più agenti sulle strade in collaborazione con le forze dell’ordine per contrastare e garantire quella sicurezza che è un diritto di ogni ravennate».

Sul tema interviene anche la Democrazia cristiana e lo fa con Giovanni Morgese, vicesegretario regionale, e Stefano Bandini, responsabile per la Sicurezza della Dc nella provincia di Ravenna. Il primo è un ex carabiniere, il secondo un ex poliziotto.

«Non possiamo restare in silenzio davanti a dichiarazioni che minimizzano una situazione reale e preoccupante. Se davvero Fusignani crede che Ravenna non abbia problemi, lo invitiamo ancora una volta a scendere per strada con noi, ogni venerdì notte. Non per propaganda, ma per rispetto verso chi quei problemi li vive ogni giorno. Paragonare la nostra città ad altre per dire che “non è peggio delle altre” è un modo per non affrontare i problemi. Qui servono pattugliamenti mirati, strumenti di prevenzione reale e non solo parole».

Ubriaca a 15 anni finisce al pronto soccorso, indagini sulla provenienza degli alcolici

La polizia locale di Ravenna sta svolgendo accertamenti per risalire alla provenienza degli alcolici consumati da una 15enne che nella notte tra il 4 e il 5 luglio si è sentita male a Marina di Ravenna ed è stata trasportata al pronto soccorso. La somministrazione di alcolici a minori di 16 anni è vietate per legge: le indagini puntano a stabilire eventuali illeciti da parte di attività commerciali o locali della movida nella località costiera.

L’intervento dei vigili è avvenuto poco la mezzanotte in Viale delle Nazioni. È stato contattato il padre e attivati i soccorsi: la 15enne è stata trasportata dal 118 all’ospedale di Ravenna.

Come ormai avviene di frequente nei weekend estivi, l’abuso di alcolici ha contraddistinto anche altri interventi svolti dalla polizia locale nel fine settimana.

Nella prima serata di venerdì 4 luglio, uno scontro tra due veicoli in via Canalazzo/via Cavina a Ravenna ha comportato l’intervento di un’ambulanza e di due pattuglie. Al termine dei rilievi, uno dei coinvolti è stato sanzionato per guida in stato di ebrezza con tasso alcolemico compreso tra 0,5 e 0,8 g\l.

Poco più tardi, un altro incidente in via Sinistra Canale Molinetto, tra un autoveicolo e un autocarro. La strada in direzione Ravenna è rimasta chiusa per circa mezz’ora. Sono in corso accertamenti sul tasso alcolemico di uno dei conducenti coinvolti, trasportato con ambulanza al pronto soccorso di Ravenna.

Sale sul cofano della pattuglia mentre gli agenti soccorrono due ragazzine ubriache

Gli agenti della polizia locale soccorrono due ragazzine ubriache e un giovane sale in piedi sul cofano della vettura della polizia locale di Ravenna. È successo nella notte tra il 5 e il 6 luglio a Milano Marittima. Il veicolo non ha riportato danni, ma si sta lavorando per identificare l’autore del gesto che rischia un divieto di ritorno nel Comune di Cervia per tre anni.

Erano circa le 2.30 e la pattuglia della polizia locale di Ravenna era di servizio nei pressi della rotonda Primo Maggio nell’ambito della collaborazione con il Comune di Cervia. Gli agenti sono intervenuti nel vicino viale Gramsci per soccorrere due minorenni, di 14 e 17 anni, in condizioni critiche per l’abuso di alcol: è stato necessario l’intervento del 118 e dei genitori delle ragazze.

In assenza degli agenti, impegnati per causa di forza maggiore a distanza, un giovane circondato da amici è salito sul cofano. La scena non è sfuggita ai passanti e la foto del gesto è stata pubblicata su Facebook sul gruppo “Sei di Cervia se…nza censura”.

Allerta meteo gialla per temporali nel comune di Ravenna

Dalle 12 alla mezzanotte di oggi, domenica 6 luglio, è attiva nel territorio del comune di Ravenna l’allerta meteo numero 74, gialla per temporali. L’allerta è emessa dalla protezione civile e da Arpae Emilia-Romagna.

Per domenica 6 luglio sono previsti temporali forti, più probabili ed intensi sul settore occidentale, le pianure settentrionali e sul settore orientale. Nelle zone interessate dai temporali, non si escludono localizzati ruscellamenti lungo i versanti, rapidi innalzamenti dei livelli idrometrici nel reticolo minore.

Si raccomanda di mettere in atto le opportune misure di autoprotezione, fra le quali, in questo caso: fissare gli oggetti sensibili agli effetti della pioggia e della grandine o suscettibili di essere danneggiati; prestare attenzione alle strade eventualmente allagate e non accedere ai sottopassi nel caso li si trovi allagati.

Consorzio di bonifica: bilancio in pareggio e un milione accantonato per spese future

Bilancio in pareggio e accantonamento di quasi un milione di euro a fondi spese future. È la sintesi del consuntivo dell’esercizio 2024 approvato nei giorni scorsi dal Consorzio di bonifica della Romagna occidentale. L’ente serve un comprensorio spalmato su cinque province – Ravenna (prevalente), Bologna, Forlì-Cesena, Ferrara, Firenze – e 35 comuni. Un’area geografica di circa 200mila ettari tra il Sillaro ad ovest, il Lamone a est, il Reno a nord e lo spartiacque del bacino idrografico a sud. Esso E’ articolato in due distretti: distretto di pianura e distretto montano.

Il totale dei costi e ricavi del consuntivo 2024 ammonta a circa 67 milioni di euro. Di questi: 54,5 milioni riguardano l’attività svolta nella pianura del comprensorio consortile (tra Sillaro a ovest, Lamone a est, Reno a nord e in gran parte la via Emilia a sud), 12,5 milioni si riferiscono all’attività nelle aree collinari e montane, che comprendono le vallate del Santerno, del Senio, del Lamone e del Marzeno, da ovest verso est.

Particolarmente rilevante è l’incidenza dei costi per la realizzazione di nuove opere e la manutenzione straordinaria, che rappresentano circa il 70 percento del totale del bilancio. A questi si aggiungono i costi per la manutenzione ordinaria, portando l’incidenza complessiva dei costi tecnici all’82 percento.

In pianura, l’ente si occupa del reticolo artificiale dei canali di bonifica (circa mille km e oltre mille opere di regimazione idraulica), degli impianti idrovori, delle centrali di pompaggio irrigue e relative reti di distribuzione (prevalentemente condotte interrate in pressione).

In ambito montano, l’attività si concentra sulla manutenzione di opere puntuali come le briglie, sulla progettazione ed esecuzione di interventi per il consolidamento di versanti, sulla gestione di reti acquedottistiche rurali a servizio di piccoli insediamenti non connessi alla rete del gestore idrico integrato, sulla manutenzione e sull’esercizio in convenzione di invasi irrigui di accumulo e relative reti di distribuzione, del monitoraggio generale delle criticità del territorio.

Una nota inviata dal Consorzio alla stampa sottolinea che «il risultato di bilancio dimostra la capacità dell’ente di mantenere i conti in ordine, nonostante l’enorme carico di lavoro che ha gravato sugli uffici». Il sovraccarico è stato principalmente determinato dalla mole di interventi per la realizzazione di nuove opere finanziate attraverso fondi Pnrr e contributi del ministero dell’Agricoltura, nonché dalle attività di ripristino necessarie a seguito dei gravi danni alle opere di bonifica provocati dalle rotte ed esondazioni fluviali durante gli eventi alluvionali di maggio 2023 e settembre-ottobre 2024.

La 13esima edizione dell’Urban Trail città d’acque richiama 800 partecipanti

L’edizione 2025 dell’Urban Trail Ravenna Città d’acque, camminata non competitiva organizzata da Trail Romagna, si avvicina ai numeri pre-pandemia con un’edizione particolarmente interessante per i camminatori e runners curiosi di scoprire le bellezze della Ravenna nascosta. Su tutte, l’apertura straordinaria del  torrione della Polveriera – appena recuperata dall’amministrazione comunale.

Erano circa 800 i partecipanti nell’esplorazione del tratto di mura di San Vitale che ingloba l’antica torre di guardia. La prima parte della cinta muraria, da Porta Gaza a via Cura, anch’essa oggetto delle prime cure per il progetto di restituzione definitiva alla cittadinanza, l’antico Molino Lovatelli e l’attraversamento degli Orti Siboni sono l’attrattiva principale di una manifestazione il cui richiamo quest’anno si è allargato oltre i confini provinciali e regionali.

L’Urban Trail, reso possibile grazie al contributo di BCC ravennate forlivese e imolese, la media partnership del Resto del Carlino e la collaborazione di Molino Spadoni, Millepiedi Viaggi, Natura Nuova e Reclam, ha visto primeggiare Francesco Facchini e Mariarosaria Valente.

In conclusione, oltre alla tradizionale colazione collettiva, i saluti del Sindaco Alessandro Barattoni che si è complimentato per l’esito della tredicesima edizione.

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