giovedì
23 Aprile 2026

«La guerra cibernetica è già in corso, nel mondo un milione di attacchi al minuto»

Le analisi del presidente di Itway dal caso Eye Pyramid alla cyber security. L’azienda ha un team top secret di hacker etici

La webcam in cima allo schermo del computer nell’ufficio di Fornace Zarattini è coperta da un post-it giallo. Rustico ma impenetrabile accorgimento antispionaggio, «perché so, pur essendo protetti, che se qualcuno riesce a entrare in un computer può attivare la telecamera e vedere cosa c’è davanti senza che ci sia modo di accorgersene». Andrea Farina è il fondatore e presidente di Itway, il gruppo nato a Ravenna vent’anni fa che oggi è quotato in Borsa, vanta filiali in sette Paesi, conta 400 dipendenti e collaboratori, raggiunge un fatturato di cento milioni di euro all’anno nel settore delle tecnologie di informazione e comunicazione (Ict). Due mesi fa ha lanciato sul mercato il frutto di quattro anni di lavoro: Cerbero Cybersecurity Services, una piattaforma specializzata nella gestione dei servizi di cyber security, materia balzata agli onori delle cronache nazionali di recente con i due arresti a Roma per cyber spionaggio (riuscito o a volte solo tentato) ai danni di manager, banchieri e politici fino ai vertici più alti come l’ex premier Matteo Renzi o il presidente della Bce Mario Draghi.

Eye Pyramid è il nome del programma che usavano i fratelli Occhionero, i due arrestati, per l’attività di spionaggio. Come funziona? Nell’ambiente è qualcosa di noto?
«Esiste da anni ed esistono già gli strumenti per individuarlo ed eliminarlo. È un programma che si installa sul computer, magari facendo clic con troppa facilità sull’allegato di una email non sicura, e da quel momento quel computer e la sua attività sono controllabili con un collegamento in remoto da chi ha inviato l’email infetta».

Quanto è frequente ricevere email di quel tipo o simili?
«Io ne ricevo quasi ogni giorno. Che giro ai nostri operatori quando non sono sicuro della mia analisi».

L’operazione degli Occhionero andava avanti da qualche anno ed è stata individuata solo di recente. Lo Stato italiano non ha fatto un figurone…
«Il livello di alfabetizzazione informatica nazionale è purtroppo indecente. Fin quando sentiremo esponenti della classe dirigente dire di non capire nulla di informatica come se fosse un vanto, mancherà la cultura necessaria per capire l’importanza dell’argomento. Il massimo che sanno fare è affidarsi a qualche consulente a libro paga delle classiche cinque grandi società americane e ci ritroviamo nelle loro mani. Per fortuna il nuovo ministro degli Interni è un uomo che viene dal Copasir e si sta muovendo come uomo dei servizi».

Ha poca fiducia nei consulenti di società estere?
«La sicurezza nazionale deve essere in mano a italiani di specchiata virtù. Molti forse non sanno che l’attività di raccolta informazioni fatta da Edward Snowden, agente Cia, avveniva operando ufficialmente come consulente per la sicurezza della Booz Allen Hamilton, una delle grandi società americane cui si rivolgono in tanti. Una volta l’agente segreto si nascondeva nelle agenzie di import-export, oggi tra i consulenti informatici. E i numeri dicono che il 70-80 percento delle brecce nei sistemi informativi arrivano da figure interne».

E se qualche 007 si nascondesse tra gli ingegneri Itway?
«La sicurezza al cento per cento non c’è mai. Ma so anche che abbiamo un sistema di controllo dove ogni operazione è tracciabile e i nostri uomini hanno un nome e un cognome».

Che idea si è fatto del lavoro condotto dai due fratelli arrestati?
«Dalle informazioni in mio possesso direi che hanno fatto dossieraggio. Ma quando leggo che qualcuno pensa che agissero da soli mi viene da sorridere. Non perché non sia possibile ma ci sono troppi indizi che mi fanno pensare a un’attività seguita non in solitudine e con l’appoggio di qualche struttura del Paese dove sono ospitati i server (Stati Uniti, ndr)».

Del resto le rivelazioni di Snowden hanno messo in luce che l’agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa) faceva anche gioco sporco…
«Non mi ha sorpreso quando si è saputo. Come non mi ha sorpreso che intercettassero il Blackberry della Merkel e dei membri del Governo tedesco. Il gioco non pulito fa parte dei servizi segreti. Se sei la colomba bianca che pensa che tutto il mondo sia buono, purtroppo, ti sbagli. L’informatica è come una pistola: diventa letale in base all’uso che ne fai».

Quanti sono gli attacchi per tentativi di intrusione in sistemi informatici?
«Se sommiamo tutti i tipi a livello mondiale viaggiamo alla media di un milione al minuto. Un numero in crescita. Partono per la maggior parte da Stati Uniti e Cina ma va sottolineato che la Russia non permette alle sonde della rete di analizzare, in modo ufficiale, se un attacco parte da loro. E l’Italia è quasi sempre tra i primi dieci Paesi bersaglio, evidentemente siamo considerati una piattaforma interessante da colpire».

Come ci si difende?
«Con programmi basati sull’attività di analisti di cyber intelligence in grado di leggere come si stanno muovendo gli attacchi nella grande ragnatela mondiale del Www e quindi fare una previsione di quale sarà il target finale entro ore o giorni. Di recente è capitato che abbiamo captato in anticipo un bombardamento hacker diretto contro la rete di una importante banca italiana. Finalmente qualcuno ha cominciato a parlare di guerra cibernetica o cyber war».

Si combatterà sempre più da uno schermo all’altro e meno sul campo di battaglia con le armi?
«Sono profondamente convinto che gli scontri fra Paesi avverranno sempre più sul fronte cibernetico. Non solo fra Paesi ma anche come abbiamo visto da parte del terrorismo islamico con il Daesh. Gli Stati più importanti stanno investendo miliardi di dollari per gli strumenti di sicurezza, pensi che il solo budget di Obama approvato a febbraio 2016, prevede 12 miliardi di dollari all’anno. Mi auguro che qualcuno alzi il budget italiano, che va comunque detto è stato introdotto per la prima volta nel 2015 da Renzi, visto che siamo al penultimo posto in Europa prima solo della Grecia».

Chi combatte la guerra dalla parte dei buoni?
«Hacker etici, come quelli che compongono il nucleo consulenziale al nostro servizio. Ingegneri che hanno le capacità per fronteggiare le minacce facendo a tutti gli effetti attività di intelligence nel deep web, la parte di internet sconosciuta agli utenti comuni».

Per fronteggiare un milione di attacchi al minuto che esercito ci vuole?
«Nel deep web c’è un mercato grigio in cui avviene la negoziazione tra chi progetta l’antivirus e gli hacker che producono i virus per averli in anticipo ed essere già pronti quando viene diffuso. Chi non trova l’accordo arriva per secondo sperando di limitare i danni. Si fanno trattative con hacker che senza sapere dove siano e chi siano».

Qualunque strumento di chiunque è potenzialmente hackerabile?
«Sì. Il programma sicuro al cento per cento non esiste ma ne esistono alcuni più sicuri di altri».

E il privato che non può assoldare un plotone di hacker buoni?
«Si protegge con un antivirus che ha un canone annuale di alcune decine di euro e lo tiene aggiornato perché molti dei virus fanno leva sui ritardi negli aggiornamenti».

Ma a parte i grandi enti, il cittadino comune quanto deve preoccuparsi di proteggere il computer di casa che usa per le operazioni più banali?
«Deve. Lasceremmo la nostra abitazione senza porta o alla meglio con la porta aperta? Sicuramente no. Quindi noi privati cittadini possiamo informarci dei livelli di sicurezza che il gestore di telefonia scelto è in grado di garantire e avere un sistema di antivirus, meglio due, sempre aggiornato».

Fare l’hacker è ancora possibile a livello amatoriale?
«Solo per colpa dell’ignoranza in materia che ancora è diffusa. I tempi romantici del Condor Kevin Mitnick sono finiti. Oggi gli hacker sono ingegneri e come ho detto prima terroristi al servizio anche del Daesh, hanno studiato nelle nostre università o lavorato nelle nostre aziende».

Però a volte la cosa più sicura è un post-it sulla webcam. È un trucchetto introdotto dopo il film di Oliver Stone su Snowden?
«È un sofisticatissimo e costosissimo strumento manuale che è lì da parecchi anni e ogni tanto va sostituito».

«Per la sede decentrata dell’Accademia il Comune paga Inps, ma senza contratto»

Interrogazione dei consiglieri di Cambierà che rivelano i costi per l’Amministrazione: «Spende 180mila euro all’anno, sine titulo»

Mentre in città si è riaperto il dibattito sulla collocazione dell’Accademia di Belle Arti – grazie in particolare alla lettera dello studente tedesco che è possibile leggere tra gli articoli correlati qui a fianco – i consiglieri comunali del movimento civico Cambierà, pur anche loro favorevoli a far tornare l’Accademia in un luogo più consono, cercano di spostare l’attenzione nuovamente sulla situazione attuale.

In un’interrogazione al sindaco depositata lo scorso 11 gennaio, prima quindi del dibattito di questi giorni, Cambierà chiede risposte sui costi considerati eccessivi a carico del Comune per mantenere la sede decentrata dell’Accademia di via delle Industrie. Si tratterebbe di circa 180mila euro all’anno, di cui 107mila come indennità “sine titulo”, quindi senza alcun contratto – scrivono i consiglieri – e i restanti per la manutenzione. Somme che verrebbero corrisposte – secondo i documenti in mano al gruppo d’opposizione, che ha fatto un accesso agli atti – all’Inps regionale, proprietario dell’immobile.

Nell’interrogazione Cambierà chiede al sindaco di valutare una sospensione dell’accordo senza alcun tipo di contratto con Inps, chiedendo – oltre che se non sia il caso di individuare una sede più consona – di verificare la congruità delle spese sostenute.

La discussione dell’interrogazione era stata in un primo momento prevista ufficiosamente per il consiglio comunale del 24 gennaio, ma poi non è stata inserita nel calendario dei lavori.

«Intanto – è il commento sarcastico della capogruppo Michela Guerra – uno studente tedesco chiede, con lettera aperta ai media, al sindaco, di spostare l’Accademia in altro luogo più centrale. Previsione: il sindaco interviene e dice che sposta l’Accademia. Conseguenza: non si parla più dei centinaia di euro girati “sine titulo”, e per anni, tra Comune e Inps…».

«Per la sede decentrata dell’Accademia il Comune paga Inps, ma senza contratto»

Interrogazione dei consiglieri di Cambierà che rivelano i costi per l’Amministrazione: «Spende 180mila euro all’anno, sine titulo»

Mentre in città si è riaperto il dibattito sulla collocazione dell’Accademia di Belle Arti – grazie in particolare alla lettera dello studente tedesco che è possibile leggere tra gli articoli correlati qui a fianco – i consiglieri comunali del movimento civico Cambierà, pur anche loro favorevoli a far tornare l’Accademia in un luogo più consono, cercano di spostare l’attenzione nuovamente sulla situazione attuale.

In un’interrogazione al sindaco depositata lo scorso 11 gennaio, prima quindi del dibattito di questi giorni, Cambierà chiede risposte sui costi considerati eccessivi a carico del Comune per mantenere la sede decentrata dell’Accademia di via delle Industrie. Si tratterebbe di circa 180mila euro all’anno, di cui 107mila come indennità “sine titulo”, quindi senza alcun contratto – scrivono i consiglieri – e i restanti per la manutenzione. Somme che verrebbero corrisposte – secondo i documenti in mano al gruppo d’opposizione, che ha fatto un accesso agli atti – all’Inps regionale, proprietario dell’immobile.

Nell’interrogazione Cambierà chiede al sindaco di valutare una sospensione dell’accordo senza alcun tipo di contratto con Inps, chiedendo – oltre che se non sia il caso di individuare una sede più consona – di verificare la congruità delle spese sostenute.

La discussione dell’interrogazione era stata in un primo momento prevista ufficiosamente per il consiglio comunale del 24 gennaio, ma poi non è stata inserita nel calendario dei lavori.

«Intanto – è il commento sarcastico della capogruppo Michela Guerra – uno studente tedesco chiede, con lettera aperta ai media, al sindaco, di spostare l’Accademia in altro luogo più centrale. Previsione: il sindaco interviene e dice che sposta l’Accademia. Conseguenza: non si parla più dei centinaia di euro girati “sine titulo”, e per anni, tra Comune e Inps…».

Lega Nord: «Ribasso eccessivo nel bando per il trasporto sangue»

La consigliera comunale Gardin teme disservizi per i cittadini: «Gara vinta da Copura con il 36 percento in meno. Il sindaco deve chiarire»

«Il bando effettuato con il meccanismo del forte ribasso, sul servizio di trasporto di materiale sanitario, sembra la fotocopia di quello precedente sulla gestione degli ausili per l’incontinenza. Il timore è che un nuovo disservizio si riversi sui cittadini, costretti a ripetere analisi del sangue e vedere grandi ritardi nella consegna delle provette. Il sindaco, in qualità di membro della Conferenza provinciale sociosanitaria, chiarisca». Lo chiede il capogruppo ravennate della Lega Nord, Samantha Gardin, evidenziando tutti i punti a suo giudizio poco chiari dell’appalto: «La società Copura ha vinto un recente bando con un ribasso del 36 percento sul prezzo. L’appalto fissava la base d’asta a un milione e 120mila euro, per un anno (rinnovabile per altri 6 mesi); per un prezzo complessivo di 2 milioni e 160mila euro. La cooperativa che si è aggiudicata la commessa ha presentato un’offerta di poco superiore a 771mila euro per un solo anno». La Lega Nord manifesta i suoi dubbi sulla procedura: «Le pieghe del bando prevedono un aumento del 30 percento sul valore dell’offerta del vincitore ed anche che venissero tutelati (e riassorbiti) nell’organico del soggetto vincitore anche i lavoratori del precedente servizio».

«L’Ausl di Ravenna – ricorda Gardin – è già oggetto di critiche per l’aggiudicazione dell’appalto sulla fornitura dei ausili per l’incontinenza, aggiudicato da un bando con un forte ribasso, che ha prodotto ritardi pesanti sulle forniture ai cittadini, oltre al disagio arrecato per materiale e taglie non idonee ai pazienti. Ora, il rischio è che il tutto si ripeta, con ritardi nella consegna delle provette e il rischio per il cittadino di ripetere esami come quello del sangue». Per questi motivi, Samantha Gardin ha indirizzato al sindaco De Pascale un’apposita interrogazione, in quanto membro della Conferenza sociosanitaria. Per chiedere – precisa il capogruppo del Carroccio – che finisca la logica degli appalti al massimo ribasso, per servizi fondamentali per il cittadino. In questo caso, chi risponderà di eventuali disservizi?». Infine, il Carroccio chiede che siano tutelati «i lavoratori che dovranno essere riassorbiti – dice Gardin – assicurando il rispetto del loro corretto inquadramento, secondi i livelli conseguiti in anni di servizio».

Lega Nord: «Ribasso eccessivo nel bando per il trasporto sangue»

La consigliera comunale Gardin teme disservizi per i cittadini: «Gara vinta da Copura con il 36 percento in meno. Il sindaco deve chiarire»

«Il bando effettuato con il meccanismo del forte ribasso, sul servizio di trasporto di materiale sanitario, sembra la fotocopia di quello precedente sulla gestione degli ausili per l’incontinenza. Il timore è che un nuovo disservizio si riversi sui cittadini, costretti a ripetere analisi del sangue e vedere grandi ritardi nella consegna delle provette. Il sindaco, in qualità di membro della Conferenza provinciale sociosanitaria, chiarisca». Lo chiede il capogruppo ravennate della Lega Nord, Samantha Gardin, evidenziando tutti i punti a suo giudizio poco chiari dell’appalto: «La società Copura ha vinto un recente bando con un ribasso del 36 percento sul prezzo. L’appalto fissava la base d’asta a un milione e 120mila euro, per un anno (rinnovabile per altri 6 mesi); per un prezzo complessivo di 2 milioni e 160mila euro. La cooperativa che si è aggiudicata la commessa ha presentato un’offerta di poco superiore a 771mila euro per un solo anno». La Lega Nord manifesta i suoi dubbi sulla procedura: «Le pieghe del bando prevedono un aumento del 30 percento sul valore dell’offerta del vincitore ed anche che venissero tutelati (e riassorbiti) nell’organico del soggetto vincitore anche i lavoratori del precedente servizio».

«L’Ausl di Ravenna – ricorda Gardin – è già oggetto di critiche per l’aggiudicazione dell’appalto sulla fornitura dei ausili per l’incontinenza, aggiudicato da un bando con un forte ribasso, che ha prodotto ritardi pesanti sulle forniture ai cittadini, oltre al disagio arrecato per materiale e taglie non idonee ai pazienti. Ora, il rischio è che il tutto si ripeta, con ritardi nella consegna delle provette e il rischio per il cittadino di ripetere esami come quello del sangue». Per questi motivi, Samantha Gardin ha indirizzato al sindaco De Pascale un’apposita interrogazione, in quanto membro della Conferenza sociosanitaria. Per chiedere – precisa il capogruppo del Carroccio – che finisca la logica degli appalti al massimo ribasso, per servizi fondamentali per il cittadino. In questo caso, chi risponderà di eventuali disservizi?». Infine, il Carroccio chiede che siano tutelati «i lavoratori che dovranno essere riassorbiti – dice Gardin – assicurando il rispetto del loro corretto inquadramento, secondi i livelli conseguiti in anni di servizio».

Il programmatore: «Contro gli hacker è utile un generatore di password»

Il ravennate lavora nella Silicon Valley: «Per le aziende può servire la consulenza di un white hat, un pirata etico»

«Mi viene spesso chiesto se aziende ed utenti debbano preoccuparsi dei rischi legati al crimine cibernetico – dice Michele Sama (nella foto), un programmatore ravennate che lavora per una start up inglese tra Londra e Palo Alto in California –. Il mio consiglio è di capire le motivazioni socio-economiche che portano all’esistenza del crimine cibernetico, di valutare come tali motivazioni si applichino alla nostra realtà quotidiana e di proteggersi preventivamente». Con la diffusione dei sistemi cloud based la maggioranza dell’informazione è accessibile online ovunque.

Con l’avvento delle nuove tecnologie abitazioni ed uffici possono venire controllati da remoto: «Questo ha generato una crescita di quella che in termini tecnici viene definita la superficie di attacco, ovvero risorse che un malintenzionato può provare a sfruttare. Non mi sorprende pertanto che Cybersecurity Ventures abbia stimato che nel 2021 il crimine cibernetico costerà alla società 6 triliardi di dollari, con una crescita annuale superiore al 12 percento». Secondo Sama le aziende dovrebbero consultare un white hat, ossia un hacker etico, mettendo in atto un protocollo per la salvaguardia delle risorse digitali: «Per quanto riguarda invece noi utenti, nella nostra quotidianità possiamo in primis usare un password manager per generare password random, abilitare l’autenticazione a due fattori ed evitare software pirata che potrebbe contenere dei malware».

Carira: aumento di capitale a titolo gratuito da 174 milioni a 343

L’operazione avverrà attraverso un aumento gratuito del valore nominale delle azioni da 6 euro a 11,80 euro

Il consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio di Ravenna ha deliberato di proporre ai soci, in occasione della prossima assemblea straordinaria, un aumento gratuito del capitale sociale da 174 milioni di euro a 343 milioni da realizzare attraverso un aumento gratuito del valore nominale delle azioni da 6 euro a 11,80 euro. Lo rende noto una nota di Carira firmata congiuntamente dal presidente Antonio Patuelli e dal direttore generale Nicola Sbrizzi.

L’aumento di capitale è stato deciso «alla luce dell’attuale andamento del mercato finanziario ed in considerazione degli ingenti accantonamenti effettuati nel tempo» e avverrà «mediante utilizzo integrale della riserva statutaria e parziale utilizzo di riserve generate anche in sede di adozione dei principi contabili internazionali Ias». Il 13 gennaio la Banca d’Italia ha rilasciato il preventivo nulla osta all’operazione «accertando che la stessa non contrasta con il principio della sana e prudente gestione».

L’iniziativa è finalizzata «a riequilibrare il rapporto tra capitale sociale e riserve nonché a rafforzare il legame con gli azionisti» e nelle previsioni di Carira «determinerà un aumento della componente più stabile del capitale primario, ossia il capitale sociale, assicurando in tal modo in via permanente mezzi adeguati a supporto dell’attività aziendale, in particolare del credito all’economia reale». La nota precisa che «l’operazione prospettata non determina alcun effetto sulla situazione economica, finanziaria e patrimoniale della banca, non comportando un incremento del patrimonio, ma una variazione delle poste in bilancio, mediante passaggio e vincolo a capitale di componenti già presenti nel patrimonio».

Raccolta rifiuti: gara di nuovo deserta

Nessuna candidatura al bando Hera da 18 milioni. La multiutility pensa «a una diversa articolazione progettuale dei contenuti»

Alle 16 di ieri, 23 gennaio, scadevano i termini per la presentazione di candidature nella procedura di gara bandita da Hera per la raccolta rifiuti in provincia di Ravenna a partire dal prossimo aprile e si è ripetuto quanto accaduto due mesi fa: gara deserta e tutto da rifare.

La multiutility comunica che aveva «tenuto in considerazione gli effetti economici derivanti dai maggiori oneri conseguenti alla recente firma dei rinnovati Ccnl di riferimento». Ora Hera procederà con gli adempimenti e le opportune comunicazioni nei confronti delle autorità di regolazione: «Coerentemente con la normativa vigente, Hera si attiverà immediatamente per l’avvio di una ulteriore fase, a evidenza pubblica, per la ricerca di operatori in grado di svolgere il suddetto servizio, considerando anche una diversa articolazione progettuale dei contenuti».

Nel corso del 2016 il bando ha occupato spesso le pagine della cronaca locale ravennate per una serie di vicessitudini riassunte tra gli articoli correlati.

Rivenditore d’auto compra un’Audi con un assegno scoperto. Poi sparisce

Truffa da 30mila euro di un 39enne ai danni di un concessionario

Ha comprato una Audi Q3 semestrale con un assegno di conto corrente da 30mila euro grazie anche al rapporto di conoscenza e fiducia instaurato nel tempo con il concessionario, bolognese. Ma il conto corrente era in realtà estinto e l’assegno scoperto. Quando il concessionario se ne è accorto, però, era già troppo tardi, perché il truffatore si è reso irreperibile e ancora non è stato possibile trovarlo, nonostante la denuncia a suo carico della polizia.

Si tratta di un ravennate di 39 anni che da sempre tratta autovetture in compravendita, tanto da essere conosciuto nell’ambiente dai concessionari della regione.

Oltre 400 persone al Rasi per la chiamata pubblica delle Albe: Inferno entra nel vivo

Parte il lavoro commissionato da Ravenna Festival per mettere in scena la Commedia di Dante con la partecipazione di volontari

Si sono presentate oltre quattrocento persone il 21 gennaio al teatro Rasi di Ravenna come volontari per far parte dei cori dello spettacolo e della realizzazione in generale dell’ambizioso progetto del Teatro delle Albe, su commissione del Ravenna Festival: mettere in scena la Divina Commedia di Dante «in termini di sacra rappresentazione medievale» e quindi considerando tutta la città un palcoscenico dove ai giullari professionisti si affiancavano cittadini in veste di figuranti mentre altri pensavano a costruire le scene, i costumi, le luci.

Il progetto di Marco Martinelli e Ermanna Montanari si chiama “La Divina Commedia 2017-2021” e comincia con Inferno, 34 repliche al Ravenna Festival dal 24 maggio 2017. Potrebbe diventare il lavoro più complesso e articolato mai concepito dalla compagnia. Prima di sabato gli iscritti alla chiamata pubblica erano già 120 ma l’incontro a teatro era aperto anche a chi non si era ancora iscritto e voleva farlo: una folla di ravennati e non di tutte le età ha risposto alla chiamata pubblica per partecipare al “Cantiere Dante”.

Nel primo incontro Martinelli e Montanari hanno iniziato a lavorare sulla formazione dei cori che comporranno Inferno, trovando entusiasmo e partecipazione. All’appuntamento era presente anche Franco Masotti, della direzione artistica di Ravenna Festival.

Ora il prossimo incontro operativo è previsto per il 2 marzo alle 20.

Il 118 potrà volare anche di notte A Ravenna una delle 17 basi regionali

La Regione investe 3,2 milioni per estendere il servizio di elisoccorso. Oggi quattro elicotteri operativi: nel 2015 trasportati 1.283 pazienti

Il servizio di elisoccorso operativo in Emilia Romagna verrà esteso anche alle ore notturne a partire da maggio e Ravenna sarà sede di una delle prime 17 elisuperfici abilitate per il volo notturno e destinate all’uso esclusivo degli elicotteri. Oltre a quella dell’ospedale Santa Maria delle Croci, l’Ausl della Romagna avrà un’elisuperficie anche all’ospedale Bufalini di Cesena. Lo ha deciso la Regione destinando in totale al rafforzamento del servizio 3,2 milioni di euro in più l’anno.

L’impiego di elicotteri quali eliambulanze è un servizio presente in Emilia Romagna dal 1986. Attualmente sono quattro gli elicotteri di soccorso sanitario attivi in regione: le basi sono collocate all’ospedale Maggiore di Parma, all’ospedale Maggiore di Bologna, all’ospedale di Ravenna e a Pavullo nel Frignano (Modena). Quest’ultimo è dotato anche di verricello per le operazioni di ricerca e recupero ed è operativo su tutto il territorio regionale. Al momento i quattro elicotteri prestano servizio solo durante le ore di luce, per un periodo di operatività massima giornaliera di 12 ore e mezza. Nel 2015 sono state effettuate 2.992 missioni, per un totale di 1.283 pazienti trasportati.

Regione e aziende sanitarie hanno individuato le prime 17 aree idonee all’atterraggio notturno degli elicotteri, in modo da coprire la gran parte del territorio regionale, con priorità per le aree decentrate. La conclusione dei lavori necessari per gli adeguamenti delle elisuperfici, che hanno comportato un investimento complessivo di 1,4 milioni di euro, è fissata entro maggio 2017. È previsto inoltre l’utilizzo integrato di un elicottero della Regione Lombardia (sede Brescia) con funzioni di back up e di primo intervento se il tempo di soccorso dovesse risultare inferiore a quello di Bologna. Sono in corso di approfondimento ulteriori sinergie con altri enti e Regioni.

«L’estensione del volo di elisoccorso alle ore notturne – ha sottolineato l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi – consentirà di qualificare ancora di più il servizio di emergenza/urgenza per i cittadini, soprattutto per coloro che vivono nelle località più decentrate e con difficoltà di accesso, a partire da quelle montane. In questo modo, di conseguenza, si migliora anche la coesione territoriale, l’inclusività e la sicurezza complessiva del territorio regionale».

«Non si ferma il programma di investimenti per rafforzare e innovare la nostra sanità regionale – ha affermato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, oggi 23 gennaio, in conferenza stampa –. Dopo la ristrutturazione degli spazi, la costruzione di nuove e moderne strutture, il rinnovo delle strumentazioni diagnostiche, l’assunzione e la stabilizzazione di oltre 2.500 medici, operatori e infermieri, dopo i servizi portati sul territorio direttamente ai cittadini attraverso nuove Case della Salute, adesso attiviamo l’elisoccorso anche nelle ore notturne, rendendolo attivo 24 ore su 24, investendo 3,2 milioni di euro in più ogni anno. L’intervento per salvare una vita o rendere meno infausta una prognosi può dunque contare su un servizio rafforzato per non lasciare nulla di intentato quando, lo ribadisco, in ballo c’è la vita delle persone».

«Caro sindaco, l’Accademia deve stare in centro e non tra le industrie»

Uno studente tedesco del corso Mosaico scrive a De Pascale: «Achtung! Il patrimonio dell’Italia è anche produrre nuova cultura»

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera aperta inviata al sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, da uno studente tedesco dell’Accademia di Belle arti di Ravenna per raccontare la sua incredulità avendo trovato la sede dell’istituto in una zona industriale tra benzinai e capannoni e non in centro storico come accade altrove con istituzioni simili.

Egregio sindaco Michele de Pascale,

sono un ragazzo tedesco della città di Heidelberg (padre italiano e madre tedesca), ho scelto di studiare a Ravenna per l’ammirazione verso il vostro patrimonio culturale e al riconoscimento indiscusso che possedete all’estero come città custode dell’antica arte del mosaico. Ho scelto L’Accademia di belle Arti di Ravenna per approfondire lo studio del mosaico (interessante percorso di studi in questa scuola). Con la speranza di avere notizie buone, anche per i cittadini ravennati, mi scuso per il mio italiano ancora imperfetto e le vorrei sottoporre una criticità, ed evidenziare il potenziale di un patrimonio di questa città.

La mia delusione è arrivata quando vivendo qui a Ravenna ho constatato che l’essere in un quartiere industriale fuori dal centro non dà la possibilità di studiare i mosaici storici e i monumenti che voi avete, l’unico modo per trarre ispirazione, all’interno della scuola, è quello di camminare per 200 metri e prendere l’autobus quando passa, perché non sono certo buoni i collegamenti. Parlando con i cittadini ho scoperto che la sede era precedentemene collocata entro il centro storico, come da sempre lo sono le Accademie antiche come Brera (Milano), Firenze, Bologna sempre legate alle pinacoteche, luoghi adorati e visitati da millioni di persone ogni anno, centri di cultura. Ho capito dai cittadini che qui è stata spostata per lasciare spazio al Museo della città. Ma mi pare di capire che anche questa realtà oggi non è così utilizzata come dovrebbe.

Per uno come mè che viene dall’estero è veramente incomprensibile questa collocazione. Riflessione da fare anche sul turismo? L’Accademia venne spostata da via di Roma in centro in via delle Industrie fuori città: ora è circondata da un benzinaio, un supermercato, un maxi negozio commerciale cinese e un vasto panorama di capannoni industriali. In via delle Industrie le macchine accellerano con pericolosa velocità. Molti in città non sanno neanche esista, pensano ancora che lì ci sia un centro professionale? Non c’è una via pedonale che collega l’ingresso dell’accademia al parco Teodorico. Ci sono stanze non agibili, mura in decomposizione.

L’Accademia del Mosaico per questa città deve essere una scuola importante che può portare a Ravenna moltissimi studenti dall’estero e quindi ricchezza ed economia. Venendo io da una famiglia di imprenditori, mi è stato insegnato che se si investe nel modo giusto, il ricavo aumenta. Questo per dirle che i materiali per il mosaico vanno aumentati, gli studenti lamentano una grande mancanza di materiale, sopratutto riguardando la varietà di vetro o marmi per poter creare nuovi lavori in mosaico. Il fatto di essere decentrati ci porta a stare dentro tutto il giorno e quindi a mangiare lì, dove dobbiamo accontentarci di una “sala mensa” di 20 mq, una stanza vuota per 120 studenti.

Non consideri l’ispirazione una motivazione futile, occorre analizzare le opportunità ed i vantaggi per la comunità. Achtung! Il vero patrimonio culturale dell’Italia non è solo quello tangibile, monumenti e beni culturali, che vanno conservati, ma è anche di produrre nuova cultura che arricchisce il patrimonio con la necessaria professionalità, con la valorizzazione di questa richezza, che trova nella sapienza e nella coscienza dei vostri meravigliosi professori e docenti delle Accademie Italiane, i massimi diffusori di cultura.

Un mio suggerimento, che mi sento di darle, e di rivalorizzare immediatamente l’Accademia di Ravenna, la sua produttività sociale e il suo potenziale economico. Lavorazioni in mosaico sono richieste in tutto il mondo, crederci, è ovviamente una risorsa importante. Il Mosaico, ad esempio, viene usato nell’arredo urbano, nelle decorazioni d’interni/esterni, in gioielleria, per pavimenti. Non immagina quanto interesse a livello internazionale, potrebbe avere questa scuola se avesse più risonanza anche se negli ultimi anni la tendenza è positiva. Circa una ventina sono oggi gli studenti sopratutto cinesi ed iraniani, portatori di cultura e ricchezza, pagano l´affitto, fanno la spesa, mangiano al ristorante.

Inoltre una mia passione, comunico la mancanza dell’insegnamento del famoso “pavimento alla veneziana”, una lavoro artigianale-artistico, incredibile modello di successo d’eccellenza italiana. Non esiste nemmeno l’attrezzatura per farlo, infatti, non fa parte dell’offerta formativa. Mentre in tutto il mondo, da California a Parigi, dagli Emirati a Singapore, questo artigianato è costantemente richiesto, c’è un mercato incredibile! Questo pensando all’arredo urbano e la sua forza integrativa per abbelire le città. Stanno già cominciando ad insegnare e fare il mosaico giovani imprese negli Stati Uniti ed in Canada. Mi viene da pensare a questo, trasformando l’oscenità estetica, dei bagni a Piazza Kennedy, in un’opera d’arte, ricoprendo con un tapeto di mosaico!

Le ho solo indicato alcuni dei potenziali vantaggi che una reintegrazione dell’Accademia nel centro potrebbe offrire. Ho tralasciato i dettagli dell’incredibile potenziale imprenditoriale che l’artigianato del mosaico possa avere, se ancora più interactive con le imprese del design. Con ciò mi rendo disponibile ad un confronto personale e con altri studenti dell’Accademia, che hanno bisogno del loro sindaco e della sua energia in nome di questa città. Spero che prenda in considerazione l’importanza di una sede artisticamente prestigiosa e più integrata nella città, azione che le riconoscerebbe un gran merito e che continurebbe a diffondere la professionalità e l’immenso valore che i vostri maestri mosaicisti hanno regalato alla cultura della storia dell’arte mondiale.

Distinti saluti

Carlo Montrasio

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