giovedì
23 Aprile 2026

«Caro sindaco, l’Accademia deve stare in centro e non tra le industrie»

Uno studente tedesco del corso Mosaico scrive a De Pascale: «Achtung! Il patrimonio dell’Italia è anche produrre nuova cultura»

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera aperta inviata al sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, da uno studente tedesco dell’Accademia di Belle arti di Ravenna per raccontare la sua incredulità avendo trovato la sede dell’istituto in una zona industriale tra benzinai e capannoni e non in centro storico come accade altrove con istituzioni simili.

Egregio sindaco Michele de Pascale,

sono un ragazzo tedesco della città di Heidelberg (padre italiano e madre tedesca), ho scelto di studiare a Ravenna per l’ammirazione verso il vostro patrimonio culturale e al riconoscimento indiscusso che possedete all’estero come città custode dell’antica arte del mosaico. Ho scelto L’Accademia di belle Arti di Ravenna per approfondire lo studio del mosaico (interessante percorso di studi in questa scuola). Con la speranza di avere notizie buone, anche per i cittadini ravennati, mi scuso per il mio italiano ancora imperfetto e le vorrei sottoporre una criticità, ed evidenziare il potenziale di un patrimonio di questa città.

La mia delusione è arrivata quando vivendo qui a Ravenna ho constatato che l’essere in un quartiere industriale fuori dal centro non dà la possibilità di studiare i mosaici storici e i monumenti che voi avete, l’unico modo per trarre ispirazione, all’interno della scuola, è quello di camminare per 200 metri e prendere l’autobus quando passa, perché non sono certo buoni i collegamenti. Parlando con i cittadini ho scoperto che la sede era precedentemene collocata entro il centro storico, come da sempre lo sono le Accademie antiche come Brera (Milano), Firenze, Bologna sempre legate alle pinacoteche, luoghi adorati e visitati da millioni di persone ogni anno, centri di cultura. Ho capito dai cittadini che qui è stata spostata per lasciare spazio al Museo della città. Ma mi pare di capire che anche questa realtà oggi non è così utilizzata come dovrebbe.

Per uno come mè che viene dall’estero è veramente incomprensibile questa collocazione. Riflessione da fare anche sul turismo? L’Accademia venne spostata da via di Roma in centro in via delle Industrie fuori città: ora è circondata da un benzinaio, un supermercato, un maxi negozio commerciale cinese e un vasto panorama di capannoni industriali. In via delle Industrie le macchine accellerano con pericolosa velocità. Molti in città non sanno neanche esista, pensano ancora che lì ci sia un centro professionale? Non c’è una via pedonale che collega l’ingresso dell’accademia al parco Teodorico. Ci sono stanze non agibili, mura in decomposizione.

L’Accademia del Mosaico per questa città deve essere una scuola importante che può portare a Ravenna moltissimi studenti dall’estero e quindi ricchezza ed economia. Venendo io da una famiglia di imprenditori, mi è stato insegnato che se si investe nel modo giusto, il ricavo aumenta. Questo per dirle che i materiali per il mosaico vanno aumentati, gli studenti lamentano una grande mancanza di materiale, sopratutto riguardando la varietà di vetro o marmi per poter creare nuovi lavori in mosaico. Il fatto di essere decentrati ci porta a stare dentro tutto il giorno e quindi a mangiare lì, dove dobbiamo accontentarci di una “sala mensa” di 20 mq, una stanza vuota per 120 studenti.

Non consideri l’ispirazione una motivazione futile, occorre analizzare le opportunità ed i vantaggi per la comunità. Achtung! Il vero patrimonio culturale dell’Italia non è solo quello tangibile, monumenti e beni culturali, che vanno conservati, ma è anche di produrre nuova cultura che arricchisce il patrimonio con la necessaria professionalità, con la valorizzazione di questa richezza, che trova nella sapienza e nella coscienza dei vostri meravigliosi professori e docenti delle Accademie Italiane, i massimi diffusori di cultura.

Un mio suggerimento, che mi sento di darle, e di rivalorizzare immediatamente l’Accademia di Ravenna, la sua produttività sociale e il suo potenziale economico. Lavorazioni in mosaico sono richieste in tutto il mondo, crederci, è ovviamente una risorsa importante. Il Mosaico, ad esempio, viene usato nell’arredo urbano, nelle decorazioni d’interni/esterni, in gioielleria, per pavimenti. Non immagina quanto interesse a livello internazionale, potrebbe avere questa scuola se avesse più risonanza anche se negli ultimi anni la tendenza è positiva. Circa una ventina sono oggi gli studenti sopratutto cinesi ed iraniani, portatori di cultura e ricchezza, pagano l´affitto, fanno la spesa, mangiano al ristorante.

Inoltre una mia passione, comunico la mancanza dell’insegnamento del famoso “pavimento alla veneziana”, una lavoro artigianale-artistico, incredibile modello di successo d’eccellenza italiana. Non esiste nemmeno l’attrezzatura per farlo, infatti, non fa parte dell’offerta formativa. Mentre in tutto il mondo, da California a Parigi, dagli Emirati a Singapore, questo artigianato è costantemente richiesto, c’è un mercato incredibile! Questo pensando all’arredo urbano e la sua forza integrativa per abbelire le città. Stanno già cominciando ad insegnare e fare il mosaico giovani imprese negli Stati Uniti ed in Canada. Mi viene da pensare a questo, trasformando l’oscenità estetica, dei bagni a Piazza Kennedy, in un’opera d’arte, ricoprendo con un tapeto di mosaico!

Le ho solo indicato alcuni dei potenziali vantaggi che una reintegrazione dell’Accademia nel centro potrebbe offrire. Ho tralasciato i dettagli dell’incredibile potenziale imprenditoriale che l’artigianato del mosaico possa avere, se ancora più interactive con le imprese del design. Con ciò mi rendo disponibile ad un confronto personale e con altri studenti dell’Accademia, che hanno bisogno del loro sindaco e della sua energia in nome di questa città. Spero che prenda in considerazione l’importanza di una sede artisticamente prestigiosa e più integrata nella città, azione che le riconoscerebbe un gran merito e che continurebbe a diffondere la professionalità e l’immenso valore che i vostri maestri mosaicisti hanno regalato alla cultura della storia dell’arte mondiale.

Distinti saluti

Carlo Montrasio

Cna spiega alle imprese le novità della legge di Bilancio dello Stato

Appuntamento alle 20.30 del 23 gennaio nella sede provinciale dell’associazione di categoria

Per spiegare alle imprese le principali novità contenute nella legge di bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2017 e per il triennio 2017-2019, che prevede misure di sostegno alla competitività e di stimolo agli investimenti, la Cna organizza un incontro lunedì 23 gennaio alle 20.30 alla sede provinciale in viale Randi 90 a Ravenna. Interverranno Claudio Carpentieri, responsabile Politiche Fiscali di Cna nazionale e Massimo Mazzavillani, direttore della Cna ravennate. Aprirà e presiederà i lavori il presidente provinciale, Pierpaolo Burioli.

«Il nostro giudizio sulle misure contenute nella legge di bilancio per il 2017 – sottolinea Burioli – è complessivamente positivo, soprattutto per quelle che riteniamo di fondamentale importanza per il mondo dell’artigianato e delle piccole imprese, a partire dalla sterilizzazione dell’aumento dell’Iva, previsto dalle clausole di salvaguardia, la determinazione del reddito per cassa per le imprese in contabilità semplificata, l’introduzione dell’Iri al 24 percento per le imprese individuali». Con la manovra di finanza pubblica – evidenzia Burioli – il Governo ha confermato e potenziato molti strumenti già adottati in precedenza, dalle agevolazioni fiscali relative agli interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica al rifinanziamento del Fondo di garanzia per facilitare il credito alle Pmi; dalla “Nuova Sabatini” al credito di imposta per la ricerca; dal cosiddetto “super e iper-ammortamento” alla detassazione dei premi di produttività.

Il direttore Mazzavillani evidenzia «l’importante risultato ottenuto dalla Cna con l’approvazione di un emendamento riguardante i lavoratori inviati in trasferta che chiarisce finalmente la norma relativa al corretto trattamento contributivo e fiscale delle indennità aggiuntive che i datori corrispondono ai lavoratori trasfertisti». Restano ancora sulla carta alcune misure che da tempo Cna chiede: «Solo per fare un esempio, la soppressione di Equitalia va accompagnata da ulteriori norme per definire una nuova disciplina della riscossione coattiva. Mancano poi ancora all’appello la totale deducibilità dell’Imu sui beni strumentali utilizzati dalle imprese e l’innalzamento della franchigia Irap. Occorre eliminare la ritenuta dell’8 per cento sui bonifici effettuati per il pagamento di spese relative alla riqualificazione energetica degli edifici e alla ristrutturazione delle abitazioni; vanno definiti i contorni dell’autonoma organizzazione che renderebbe certa l’esclusione dal pagamento dell’Irap di migliaia di autonomi e di piccole imprese individuali. Servono interventi a diretto sostegno del turismo dimensionati e allineati al Piano strategico di sviluppo del turismo 2017-2022, approvato lo scorso settembre. È poi fondamentale favorire l’accesso al credito in modo incisivo specie per le imprese di minori dimensioni rendendo maggiormente efficace il rifinanziamento del Fondo centrale di garanzia per le Pmi, va sostenuto il processo di riorganizzazione dei Confidi e va abolito lo split payment che sta sottraendo liquidità alle tante imprese che operano nei lavori pubblici».

«Trasporto sangue: è cambiato l’appalto e ci sono lamentele per stipendi ridotti»

La segnalazione di Ancisi (Lpr) che presenta un’interrogazione al sindaco. Il caso arriva anche in Regione con Foti (Fdi-An)

Per il 2017 è cambiata la società che ha in appalto il servizio di trasporto sangue per l’Ausl in provincia di Ravenna e Alvaro Ancisi, consigliere comunale di opposizione con Lista per Ravenna, riporta «lagnanza da parte dei dipendenti transitati nella nuova impresa di notevoli decurtazioni sia delle ore di servizio che dello stipendio». Per questo ha presentato un’interrogazione al sindaco per conoscere il contratto applicato e le motivazioni dei cambiamenti qualora fossero confermati. Il caso arriva anche sui banchi della Regione con Tommaso Foti, consigliere regionale di Fratelli d’Italia-An che ha presentato a sua volta una interrogazione.

«A seguito di una mia interrogazione al sindaco in data 22 ottobre 2016 – scrive Ancisi – ottenni il 25 novembre la risposta che il soggetto privato gestore da svariati anni di questa attività non era cambiato, ma che si era svolta una nuova gara d’appalto per il 2017. Il capitolato della gara aveva previsto la cosiddetta “clausola sociale”, in base alla quale l’eventuale nuova ditta appaltatrice avrebbe dovuto assumere in via prioritaria i dipendenti in attività. In effetti, la gara è stata vinta da un diverso operatore, ma mi è giunta lagnanza da parte dei dipendenti transitati nella nuova impresa di notevoli decurtazioni sia delle ore di servizio che dello stipendio». A giudizio del decano dell’opposizione «appare inderogabile invitare l’Ausl a verificare che il trattamento dei dipendenti del trasporto sangue non sia stato artificiosamente penalizzato rispetto alle condizioni contrattuali dell’appalto».

Trasparenza sul contratto applicato al personale addetto al trasporto sangue in provincia di Ravenna è invece la richiesta di Foti: domanda alla Giunta se «intenda appurare quali siano le condizioni contrattuali applicate al personale adibito al servizio, se le stesse differiscano – e sotto quali profili – da quelle applicate dal precedente gestore, e se le condizioni contrattuali risultino conformi ai principi e alla lettera del contratto nazionale di settore».

«Veleno sparso all’ex Banana Republic: morti 14 gatti di una colonia felina»

La segnalazione di una volontaria, usato un insetticida da agricoltura rilevato dalle analisi: «La questione va affrontata»

Un insetticida, usato abitualmente in agricoltura, sparso in una zona dove è stanziata una colonia felina: risultato quattordici gatti morti, tra cui anche quattro di proprietà di famiglie che abitano nei pressi. È quanto accaduto a Lido Adriano, nell’area dell’ex discoteca Banana Republic: l’avvelenamento risale a novembre ma è la lettera di questi giorni di una volontaria dell’associazione Ravenna Gatto a rendere pubblico l’episodio. Riceviamo e volentieri pubblichiamo per dare spazio alla vicenda e alle domande che si pone la volontaria.

Gentile Redazione,

non ricordo di aver letto nulla che riguardasse la notizia dell’avvelenamento di 14 gatti avvenuta il 22 novembre scorso a Lido Adriano nell’area dell’ex Banana Republic, già tristemente famoso per il suo irrisolto e irrisolvibile stato di degrado e criticità. In quel posto è stato perpetrato uno dei più odiosi e vigliacchi gesti verso creature indifese, che si vanno ripetendo in periodi e luoghi diversi.

Capisco che sono tempi grami per soffermarsi a parlare di animali, bersagliati come siamo da catastrofiche notizie di eventi naturali e sociali di una violenza e gravità che lasciano atterriti, ma non si può lasciar passare sotto silenzio episodi di ordinaria inciviltà sul nostro terriorio che sconcertano e allarmano chi con abnegazione e fatica custodisce animali che il più delle volte sono il frutto di un dissennato comportamento umano: non occorrono molte spiegazioni, il problema dell’abbandono è a conoscenza di tutti.

La carcassa di uno di questi gatti inviata, attraverso l’Ausl, all’Istituto zooprofilattico di Lugo e Brescia ha dato esito positivo: la sostanza tossica propinata è un insetticida usato in agricoltura per proteggere le colture di patate e aglio. Non sono una esperta del settore, ma mi chiedo: quante patate e quanto aglio sono stati piantati in quel cesso di posto? E da chi? E perchè in un’area privata? Si sa che in teoria i gatti liberi, per legge, possono avere habitat in area pubblica e privata, abitata o non e il loro alimentatore può accedervi con regolare permesso, e questo è il nostro caso, ma il piantatore di aglio e patate, da chi è stato autorizzato a sparpagliare veleno, in quello che sembra un porto di mare?

Mi dicono che il veleno usato è inodore e insapore e mi dicono che sono rimasti uccisi anche 4 gatti di proprietà che giravano tranquilli nella zona, oltre al gruppo numericamente più consistente appartenenti ad una colonia censita dal Comune e seguita da una volontaria da molti anni. Inodore e insapore, praticamente invisibile come quel gran personaggio coraggioso e audace che ha distribuito il veleno nelle pappe: complimenti!

L’Ausl ha fatto la sua parte e gliene siamo grati: tempestivamente ha segnalato al Comune e al Prefetto quanto accaduto e inviato notizia di reato alla procura della Repubblica. Ora, anche se in ritardo, chi di dovere all’interno dell’amministrazione comunale deve installare sul luogo la necessaria tabellonistica per evidenziare un potenziale pericolo per persone ed animali. Che si fa? Ci si muove, se ne parla o si trovano mille motivi per non affrontare questa situazione? In fondo, si tratta solo di 14 gatti e non è certo il problema più urgente che possa interessare la città. Vorrei che ogni tanto qualcuno rispondesse e intervenisse responsabilmente anche se l’argomento non lo reputa di pubblico interesse.

Vi ringrazio dell’attenzione e vi porgo cordiali saluti.

Stefania Mancini
Associazione Onlus Volontari Ravenna Gatto

Tra pedinamenti e legge sulla privacy: il (difficile) mestiere del detective privato

«Di questi tempi con i gruppi di vigilanza Whatsapp ci vuole davvero poco a essere scambiati per un ladro»

Spiare qualcuno a volte non significa entrare nel suo computer o nel suo telefonino ma vuol dire pedinamenti e appostamenti per seguire i suoi movimenti, gli incontri, i luoghi frequentati. Massimiliano Fiorentini fa l’investigatore privato a Ravenna dal 2005, titolare della Global Investigation Security (Gis): «La prima necessità è non farsi vedere dal target per non mandare a monte l’operazione e per avere margine per un altro tentativo nel caso qualcosa vada storto ma baffi finti e occhiali da sole non si usano. Magari mi lascio crescere la barba e la volta dopo me la taglio».

La professione da alcuni anni è stata regolamentata in maniera più stringente: per avere la licenza rilasciata dalla prefettura serve una laurea triennale, un corso di formazione, un periodo di lavoro in un’agenzia già riconosciuta e una fideiussione: «L’inquadratura normativa è stata utile soprattutto a noi professionisti per avere più chiari i limiti. E ha ridotto il numero di chi lo faceva con poca serietà. A Ravenna oggi saremo rimasti quattro o cinque». I confini dentro cui muoversi sono sostanzialmente quelli della legge sulla privacy: «Non possiamo in alcun modo violare quei limiti, a partire dalla proprietà privata. Non posso scattare foto a qualcuno attraverso la finestra di casa ma se cammina in giardino e io lo posso vedere stando in un luogo pubblico è diverso. Accorgimenti da sapere per evitare denunce». Ecco perché ad esempio l’installazione di un Gps sotto un’auto – uno degli strumenti più comuni per tracciare i movimenti dell’obiettivo sotto osservazione, che costa da 200 euro in su – si può fare solo quando l’auto è raggiungibile in un luogo pubblico, «magari di notte per non essere visti». Ma qualcuno che guarda può esserci sempre: «Di questi tempi con i gruppi di vigilanza Whatsapp ci vuole davvero poco a essere scambiati per un ladro». Così come non manca mai l’anziana che chiama i carabinieri vedendo un’auto ferma nella via: «Tu magari ti sei messo in una posizione per stare nascosto al tuo obiettivo e invece ti vede la vecchietta. Arrivano i carabinieri e devi spiegare che sei in servizio».

La cosa più richiesta dai clienti è l’intercettazione del telefono del partner, «ci sarebbe da diventare ricchi ma un investigatore privato non può farlo». Gli strumenti però si trovano sul mercato con poca difficoltà e li conosce anche Fiorentini: «Intanto più il telefono è moderno e più è facile. Più si è disposti a spendere per l’acquisto del prodotto e più è facile l’installazione. Basta inviare un messaggio da aprire o una foto da visualizzare e il programma spia si installa. Il trucchetto che usano tanti è quello del regalo di compleanno o di Natale: comprano il telefono e prima di darlo al partner ci montano il programma». I software più professionali partono da 500-600 euro con un abbonamento annuale: «Dopo l’installazione sparisce tutto e il telefono funziona tale e quale a prima. Ma chi ha il controllo può attivare il microfono e ascoltare l’ambiente, scattare foto, scaricare foto, ascoltare le registrazioni delle conversazioni».

Con una certa soddisfazione però Fiorentini può dire che le indagini sull’infedeltà coniugale non sono più la maggior parte del lavoro: «Mi occupo sempre più di attività in ambito industriale. Controlli sulla fedeltà di dipendenti o dirigenti oppure attività di controspionaggio con bonifiche ambientali per evitare che qualcuno si sia introdotto in azienda. È più gratificante che occuparsi di corna fra moglie e marito». Anche qui il repertorio di strumenti è vasto: una microspia può stare in una presa a muro o nell’aria condizionata. Ci sono poi genitori che lo ingaggiano per pedinare i figli e sapere che compagnie frequentano: «Magari finisci per scoprire un giro di spaccio e vanno informate le forze dell’ordine altrimenti rischi pure una denuncia per favoreggiamento». L’ammissione delle indagini difensive nei processi penali ha ampliato le possibilità di lavoro per i detective privati: gli studi legali si appoggiano alle agenzie per avere assistenza.

Quante contromisure mette in campo un investigatore privato per proteggersi? «Non sono un paranoico ma faccio questo mestiere e ci sto attento. Ad esempio i dati riservati ad esempio li tengo in un hard disk esterno che uso da un computer non collegato a internet perché è l’unico computer sicuro».

Incontro con l’esorcista Elia Giacobbe alla parrocchia del Torrione

Martedì 24 gennaio alle 20.45

Martedì 24 dicembre, alle 20.45, Padre Elia Giacobbe, Superiore della Fraternità Missionaria Mariana, esorcista della Diocesi di Roma, presenterà il suo libro “Il segreto di Fatima. Salvati da una profezia” (edizioni SugarCo,  2011) presso la Parrocchia di Santa Maria del Torrione (via Umberto Majoli n.8) a Ravenna. Padre Giacobbe Elia, medico, specializzato in teologia dogmatica, rendono noto gli organizzatori in una nota stampa, “è esperto di bioetica ed è stato il primo esorcista incaricato della Diocesi di Roma nel 1987, su richiesta del suo maestro, il Servo di Dio Candido Amantini. Da anni, Padre Elia è responsabile di un centro di ascolto a Roma per aiutare le  persone in difficoltà. Fra le sue pubblicazioni, “L’urlo muto” (1987), “Le preghiere del Popolo di Dio” (2007), “Le preghiere della Tradizione cristiana” (2009) e “L’inganno delle ideologie” (2015). L’incontro è organizzato dall’associazione culturale “San Michele Arcangelo” in collaborazione con la Parrocchia di Santa Maria del Torrione.

Criptolocker, epidemia a Faenza

Molte aziende colpite dal virus informatico: per restituire i dati rubati viene chiesto un riscatto

La sicurezza dei propri computer non riguarda solamente realtà che gestiscono dati sensibili come il Governo o l’Azienda sanitaria, ma è un problema che riguarda tutti, ed è anche tutelato per legge (Dlgs 196/03). Cosa succederebbe infatti se una azienda perdesse tutti i dati dei suoi computer? O se i dati dei clienti fossero sottratti da un concorrente o diffusi online? Non è raro sentire la storia di aziende che hanno rischiato il fallimento proprio a causa di questo tipo di danni. Da venti anni lavora anche per evitare ai propri clienti inconvenienti del genere Ottima srl, società ravennate che si occupa di soluzioni gestionali e servizi di consulenza per il mondo degli studi professionali, delle aziende e delle cooperative e che ha 800 clienti in 26 province italiane. Susanna Solaroli è consulente privacy e sicurezza informatica di Ottima.

Perché è così importante che anche aziende che non trattano dati sensibili tutelino i propri server da possibili attacchi di hacker?
«Il rischio è reale per questo è importante proteggerli, ed è anche obbligatorio per legge, visto che le aziende sono titolari dei dati dei loro clienti».

Come si proteggono i dati?
«È necessario intervenire sia sui server che sui singoli computer. Sui server si usano firewall, che nei casi di aziende con molti dati possono essere anche hardware oltre che software, perché più sicuri. Anche l’antivirus è obbligatorio e oggi si aggiornano automaticamente per stare al passo con i nuovi virus. C’è però la necessità anche di fare almeno due copie di backup dei dati giornalieri per salvare i file in hard disk o Nas esterni, che andrebbero conservati in un luogo diverso dall’ufficio. Questo tutela l’azienda anche da furti o da danni causati da incendi. È importante fare anche simulazioni di ripristino, perché è capitato che ci fossero malfunzionamenti del backup di cui nessuno si era accorto finché non è stato troppo tardi per rimediare, e le simulazioni prevengono questo tipo di problema».

Invece l’utilizzo delle password a cosa serve?
«Per accedere a ogni server, computer o anche a singoli programmi è fondamentale l’utilizzo della password che tutela chi ha i dati sul computer o sul programma e dall’altro lato può identificare chi accidentalmente o volontariamente cancella o modifica dei dati. Infatti tramite il controllo dei Log del Server, si può identificare chi entra, a che ora e cosa fa. Questo può difendere sia da esterni».

E le email quanto sono pericolose?
«Sono una delle cose più pericolose, perché sono un accesso con l’esterno. Possono arrivare file rovinati e infettare il computer. Assieme a siti pericolosi, sono il modo più comune per essere infettati».

Vi è capitato spesso di imbattervi in aziende colpite da hacker?
«L’anno scorso c’è stata una vera epidemia con Criptolocker, un virus diffuso da hacker che cancellava tutti i dati del computer e poi chiedeva un riscatto per riconsegnarli al legittimo proprietario. A Faenza ma anche in altre città sono state moltissime le aziende colpite. La mail arrivava da un indirizzo noto, anche di un collega o da quella del figlio. E poi c’era la richiesta del riscatto in denaro, al fronte del cui pagamento i dati non venivano nemmeno restituiti. La polizia postale sta indagando per identificare i colpevoli».

Anche per i computer di casa le procedure di sicurezza sono le stesse?
«Sì, uso di firewall, antivirus, backup giornalieri o settimanali. È fondamentale modificare le password ogni tre o sei mesi».

Qual è la password perfetta?
«Deve essere una combinazione di lettere, numeri e simboli senza attinenza con la realtà, ogni volta deve essere diversa. Insomma non il nome del cane o del gatto. È faticoso, ma necessario per tutelare la sicurezza».

Un convegno su legalità ed efficienza nell’amministrazione con Michele Vianello

Martedì 24 a Sala D’Attorre di Casa Melandri

Martedì, 24 gennaio, alle 9.30 alla sala D’Attorre (via Ponte Marino 2) è in programma un incontro pubblico sui temi della legalità e dell’efficienza nella Pubblica Amministrazione, promosso dal Comune di Ravenna in collaborazione con l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, nell’ambito della Giornata della Trasparenza.

Nel corso della mattinata si rifletterà su come possa realizzarsi il prioritario obiettivo, posto dalla nuova produzione legislativa alle Pubbliche Amministrazioni, di garantire ai cittadini l’accesso ai documenti, ai dati e alle notizie che esse producono; di far sì, in altre parole, che la trasparenza pervada l’intera vita e attività delle Pubbliche Amministrazioni.

Si spiegherà che, perché tutto ciò possa realizzarsi, la trasparenza “va organizzata” quotidianamente e va codificata nel suo divenire, affinché possa permeare ogni aspetto della vita delle Amministrazioni dello Stato. E che i processi di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione possono creare le condizioni infrastrutturali e culturali perché ciò possa avvenire. Si prefigura quindi un intreccio profondo e indissolubile tra trasparenza e digitalizzazione.

Dopo il saluto introduttivo del sindaco, Michele de Pascale, sono previsti gli interventi di Michele Vianello, consulente sui temi di smart city, e – government, web marketing, agenda digitale e digital evangelist, su “Organizzare la trasparenza. Nuovi processi di digitalizzazione, diversi modelli comunicativi”; Paolo Neri e Marco Mordenti, segretari generali e direttori generali rispettivamente del Comune di Ravenna e dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, su “Accesso civico: nuovo paradigma della libertà di informazione”.

L’hacker che è passato con i buoni e ora caccia i criminali sul web

A 15 anni una denuncia per pirateria, a 43 è consulente per le procure: «Posso clonare il telefonino di chiunque». Ma anche lui truffato online

La pergamena con la laurea in Informatica al Politecnico di Torino non l’ha appesa alla parete dell’ufficio perché dice che farebbe meglio a incorniciare la denuncia presa dalla guardia di finanza quando aveva 15 anni per un giro di pirateria creato da solo. Quella sì che fa curriculum per un hacker, anche se ormai è passato dall’altra parte della barricata: il ravennate Gabriele Gardella va a caccia di criminali in rete o di criminali tradizionali manovrando le infinite possibilità offerte dalla rete. Oggi il 43enne fa l’informatico forense con la società Cyberpolservice: «Il 70 percento dell’attività viene su incarico delle procure italiane, per reati che vanno dalla pedofilia al traffico di droga fino al terrorismo: intercettazioni, analisi di apparecchi sequestrati, estrazione di dati. Diciamo che adesso sto dalla parte delle divise ma siamo partiti tutti dal lato oscuro della forza».

Un mondo torbido dove a volte le grandi aziende si avventurano per mettersi alla prova: «Per i test di perforabilità di solito funziona così: nel deep web, la parte inaccessibile a chi naviga comunemente, si offre una ricompensa in denaro all’hacker capace di introdursi nei propri server e prelevare un file fittizio messo lì apposta per lo scopo. Se dopo qualche giorno ti arriva in ufficio una chiavetta con quel file capisci che hai una falla nel sistema: fai il bonifico della somma concordata e ti rivolgi a una società per mettere una toppa alla tua sicurezza». Timori di ricatti? «Non è mai capitato di trovare qualche hacker che abbia alzato la posta per avere più della cifra proposta. C’è un forte codice etico».

Introdursi in qualunque dei nostri telefonini è un’operazione che non presenta ostacoli per Gardella. Quando va a cena fuori, tra i suoi amici c’è chi arriva a togliere la batteria dal telefonino: unico sistema certo per impedirgli l’accesso ed evitare scherzi. «Clonare un cellulare è facile. Se è un incarico della magistratura che sta indagando si hanno le possibilità per fare tutto senza che l’utilizzatore del telefono si accorga di niente. Se invece qualcuno si muove con scopi di spionaggio magari serve qualche trucchetto per fare in modo che il proprietario del telefono clicchi su un link. A quel punto il gioco è fatto lo stesso e si ha accesso completo a tutto quello che passa dal telefono: conversazioni, messaggi, Whatsapp, Telegram, Facebook, geolocalizzazione…». Una miniera di informazioni: «Ormai il cellulare è un diario silenzioso che racconta tutto di noi, dalle nostre passioni ai luoghi che visitiamo alla compagnia che frequentiamo. È sempre con noi e non a caso l’installazione del Gps nelle auto sta perdendo utilità perché si può seguire tutto in altro modo». Gli strumenti però non sono a disposizione solo degli investigatori ma anche di chi si muove con scopi meno nobili. E allora bisogna sapersi difendere: «Ci sono dei software che si installano nel telefono e rilevano anomalie. Nella maggior parte dei casi il telefono viene tenuto con leggerezza e questo crea vulnerabilità». Telefoni a prova di hacker però esistono: «Se trovi ancora un Nokia 3310…».

Dice il detto che il figlio del calzolaio vada in giro con le scarpe rotte. E così succede che l’esperto di sicurezza venga truffato dall’hacker: «È successo anche alla nostra società. Siamo rivenditori online di prodotti Apple e ci siamo beccati una truffa da quasi diecimila euro. Non ce ne siamo accorti in tempo e quando abbiamo capito cos’era successo mi sono reso conto che avevo assistito davvero a una grande manovra. Ecco, uno capace di fare quel giochetto io lo assumerei per le indagini».

Millecinquecento messaggi in un mese La ex denunciata per atti persecutori

Un uomo di 57 anni esasperato dalle molestie si è rivolto al commissariato manfredo

 

Millecinquecento messaggi in un mese, telefonate profili fake su Facebook con toni minacciosi. Stanco di essere perseguitato dall’ex moglie, un forlivese di 57 anni che ora abita a Faenza con una nuova compagna, si è recato appunto ai poliziotti del commissariato manfredo per denunciare l’ex moglie. Si tratta di una donna di 58 anni residente a Forlimpopoli e che vanta precedenti specifici di Polizia per ingiurie e molestie, sempre nei confronti dell’ex marito, dal quale non accettava la separazione. La donna è stata immediatamente identificata e denunciata per molestie ed atti persecutori nei confronti dell’ex marito e della sua attuale compagna.

 

Sant’Alberto: aperta la prima Casa della salute nel comune

Il sindaco: “A breve aprirà anche a San Pietro in Vincoli”. I servizi erogati per malati cronici e non solo

In via Cavedone, a Sant’Alberto, è stata inaugurata la prima Casa della Salute nel comune di Ravenna. La struttura ha sede nello stesso edificio in cui hanno sede I servizi comunali decentrati e alcune associazioni come l’Auser. La Casa della Salute dovrà ora assicurare un punto unico di accesso ai cittadini garantendo la continuità dell’assistenza; rafforzando l’integrazione con l’ospedale per quanto riguarda la dimissione protetta, la presa in carico integrata di alcune patologie croniche e la condivisione di linee guida e protocolli assistenziali per patologie che richiedono accertamenti di elevata complessità. “Sarà aperta 7 ore al giorno dal lunedì al venerdì, ma l’obiettivo è di renderla operativa per 10 ore al giorno” ha spiegato Roberta Mazzoni, Direttore del Distretto di Ravenna. “Oltre all’importante gestione dei cittadini che presentano malattie croniche che necessitano di controlli periodici, l’obiettivo che i medici di base e il servizio infermieristico operativo nella sede si pongono è quello di sviluppare programmi di prevenzione rivolti ai singoli, alla comunità, a target specifici”.

All’interno della Casa della Salute è infatti presente una Medicina di gruppo formata da tre medici di Medicina Generale collegata in rete con un quarto medico di Medicina Generale che garantisce la sua presenza all’interno della Casa stessa. Inoltre è attivo l’ambulatorio infermieristico osservazione e terapia ed è stata avviata la gestione integrata con il Medico di Medicina Generale della patologia cronica, rivolta a pazienti affetti da Diabete Mellito tipo 2, per poi continuare con la gestione dei pazienti affetti da scompenso e BPCO, ipertensione, etc. Inoltre nella Casa della Salute è presente attualmente il servizio anagrafe, il CUP, il punto prelievi e il servizio/sportello sociale.

Il progetto prevede nei prossimi mesi un’integrazione con i servizi e la medicina generale presenti nella struttura di Mezzano al fine di garantire una maggiore continuità dell’assistenza e una pianificazione e organizzazione maggiore delle modalità di gestione delle patologie croniche.

“Nel febbraio 2016 – ha ricordato Massimiliano Venturi, presidente del Consiglio Territoriale di Sant’Alberto – abbiamo presentato alla cittadinanza un progetto che è ora realtà, e che dimostra che riequilibrare la presenza dei servizi sul territorio e metterli in rete, invertendo la tendenza degli ultimi anni e decentrando dalla città al forese, è possibile in ambito sanitario così come in tutti gli altri settori del welfare. Grazie alla fiducia concessaci dall’Amministrazione Comunale ed alla disponibilità ed alla capacità d’ascolto dimostrate dalla Direzione del Distretto Sanitario Ravennate, siamo riusciti a concertare insieme a tutti gli attori coinvolti un progetto a misura delle esigenze del territorio, e che presenta notevoli potenzialità di sviluppo nel tempo, in una prospettiva di crescita della qualità della vita in tutto il territorio”.

“L’inaugurazione della Casa della salute di Sant’Alberto, ha commenta il sindaco Michele de Pascale – è l’atto conclusivo di un importate lavoro, lungo e complesso, al quale hanno preso parte molti protagonisti: sicuramente il Comune e l’Azienda sanitaria locale, ma anche il Consiglio territoriale di Sant’Alberto, le associazioni di volontariato e tutta la comunità del forese nord. Fondamentale è stata la collaborazione con i medici di Medicina generale. Si tratta del primo atto concreto, oggetto di un impegno preciso, di una riorganizzazione della medicina territoriale che, dopo il completamento del riordino della parte ospedaliera, sarà il principale terreno di azione dei prossimi mesi. Oggi inauguriamo Sant’Alberto e a breve inaugureremo la Casa della salute di San Pietro in Vincoli, inoltre il tema è molto sentito anche per altre zone del forese e per il centro città. Grandi eccellenze dunque nell’ospedale di Ravenna e servizi sanitari di qualità su tutto il territorio del nostro comune e della nostra provincia”.

All’inaugurazione erano presenti anche il presidente dell’Ordine dei Medici, Stefano Falcinelli , la presidente del Collegio degli infermieri, Spadola Milena e il consigliere regionale, Mirco Bagnari.

Piazzale Aldo Moro: al via i lavori per bar, infopoint e sottopasso

Lunedì 23 gennaio apre il cantiere. Presto anche i nuovi bagni

Lunedì 23 gennaio partiranno i lavori del locale in piazzale Aldo Moro, accanto al sottopassaggio che collega la stazione alla Darsena di città. Il locale, finanziato da Darsena Futura srl secondo un progetto che risale al 2014 (vedi articolo correlato), sarà un bar-info point. Il nuovo esercizio, situato in uno dei principali punti logistici della città, permetterà a pendolari e turisti di avere un punto di ristoro. All’apertura del bar, anche il sottopassaggio sarà stato riqualificato.

Sempre lunedì, infatti, partirà anche la riqualificazione del sottopassaggio pedonale (tempi di realizzazione stimati circa quattro mesi). Il progetto è a cura dell’associazione culturale Naviga in Darsena, che lo finanzia con il contributo della Camera di Commercio e della Cassa di Risparmio.

Come noto, dal sindaco è stato inoltre annunciato i bagni pubblici collocati in piazza Kennedy che tante polemiche hanno suscitato saranno trasferiti proprio in piazzale Aldo Moro entro febbraio.

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