giovedì
23 Aprile 2026

Solarolo e Castel Bolognese studiano la fusione: referendum nel 2018?

Presentata l’analisi di fattibilità per l’unione dei due Comuni faentini Previsti risparmi a regime per circa mezzo milione di euro all’anno

Nella Sala “Bcc Città e Cultura” del Credito Cooperativo Ravennate e Imolese di Faenza, è stato ufficialmente presentato giovedì 19 gennaio lo studio di fattibilità per la fusione dei Comuni di Solarolo e Castel Bolognese, realizzato grazie alla borsa di studio per soci BCC erogata dalla Fondazione Dalle Fabbriche e dal Credito Cooperativo Ravennate ed Imolese.

Per Andrea Piazza, il curatore dello studio, la fusione ha una fattibilità tecnica ed organizzativa alta. Solarolo e Castel Bolognese, pur in presenza di alcune specificità territoriali dovute alla storia amministrativa dei due enti, presentano infatti secondo lo studio una serie di caratteristiche che escludono nettamente gravi impedimenti alla fusione fra le due amministrazioni. Eccoli sintetizzate.

1. Entrambi i Comuni fanno parte degli stessi distretti (distretto socio-sanitario ed ambito ottimale per le funzioni fondamentali), e di conseguenza si collocano nella stessa Unione di Comuni (della Romagna Faentina). Inoltre dal punto di vista geografico si situano allo stesso livello altimetrico, essendo entrambi due Comuni di pianura: non ci sono squilibri dovuti a presenza di dissesto idrogeologico collegato alla montanità di un solo ente, nessuno dei due enti appare marginalizzato a livello logistico.
2. Entrambi i Comuni presentano una situazione demografica positiva. Non vi sono sbilanciamenti nella piramide demografica verso le classi più anziane e le prospettive sono buone per entrambi; la distribuzione della popolazione sul territorio si aggrega attorno ai due centri maggiori e non vi sono frazioni periferiche che potrebbero essere marginalizzate da una fusione;
3. I due Comuni non hanno situazioni emergenziali di carenza di personale che possano minare l’attività istituzionale di uno dei due enti. Pur in presenza di organico sotto-dimensionato, non si sono registrate esternalizzazioni di servizi dovute alla mancanza di personale interno;
4. Entrambi gli enti hanno una buona sostenibilità a livello finanziario (valori pro capite inferiori alla media provinciale ed al dato della classe demografica di appartenenza a livello regionale; vi è in atto un processo di estinzione del debito residuo di Solarolo) e le disomogeneità delle entrate sono di entità contenuta (entrambi i Comuni si situano sotto la media provinciale e regionale per pressione finanziaria e tributaria, le aliquote più alte presenti a Solarolo potrebbero essere abbassate al livello di Castel Bolognese con un onere da parte del nuovo ente non gravoso).
5. Solarolo e Castel Bolognese hanno in essere una gestione associata di servizi e funzioni a livello estremamente avanzato, che ha portato le due amministrazioni a collaborare sempre in modo più stretto nell’ambito dell’Unione dei Comuni della Romagna Faentina, con conseguente armonizzazione di regolamenti ed applicativi software in uso nei Comuni.

Queste invece le principali opportunità della fusione secondo lo studio.
1. Creazione di un unico ente di dimensioni maggiori. Un unico Comune attorno ai 14.000 abitanti (con la prospettiva entro il 2020 di passare i 15.000 e divenire un “Comune superiore”) offre la possibilità di conseguire economie di scala importanti nell’ambito delle spese per segreteria generale. In particolare, razionalizzando le spese per la segreteria, la gestione economica e il servizio elettorale, si è calcolato di poter conseguire a regime un risparmio superiore ai 500.000 euro annui. Inoltre passare il limite dei 5.000 abitanti svincolerebbe Solarolo dall’obbligo di gestione associata di tutti i servizi fondamentali, cosa invece prevista dalla legge per gli enti più piccoli.
2. Portare ad una maggiore omogeneità dei territori. La fusione consentirebbe di parificare al ribasso la tassazione dei due enti, estendendo le aliquote più basse presenti a Castello anche a Solarolo (impatto sul bilancio e sgravio sui cittadini pari a 132.000 euro), mentre il debito residuo di Solarolo si potrebbe estinguere in tempi rapidi. La gestione comune del territorio consentirebbe alla nuova amministrazione di poter seguire in modo più organico i progetti che al momento si presentano a cavallo dei due enti: il nuovo casello autostradale in località Castelnuovo e la valorizzazione del fiume Senio come “asset” strategico.
3. La fusione porta con sé importanti incentivi straordinari da parte dello Stato e della Regione. Essi sono quantificabili in 1.368.024 euro annui per 10 anni di erogazione (quindi in totale oltre 13 milioni), pari al 14,2% in più di risorse rispetto al totale delle spese correnti 2015. Ciò consentirebbe la realizzazione di investimenti rilevanti per il territorio, la cui definizione potrebbe essere oggetto di un piano strategico realizzato in accordo con le associazioni di categoria, i sindacati e le associazioni di volontariato.

Queste invece le criticità da controllare e verificare.
1. La forte identità su base comunale. Per evitare che i cittadini percepiscano un deficit di rappresentanza e siano a prescindere contrari ad un nuovo ente, è possibile progettare prima della fusione i Municipi. Questi organi consultivi, introdotti dalla legge 56/2014 (legge Del Rio), consentono l’elezione di rappresentanti delle comunità originarie in contemporanea con l’elezione del nuovo Sindaco e Consiglio Comunale. I consiglieri di Municipio possono avere funzioni di raccordo con i cittadini delle due località principali e possono gestire in autonomia alcune risorse per finalità istituzionali come i rapporti con le associazioni e la promozione sociale / aggregativa sul territorio di competenza.
2. L’intreccio con l’Unione dei Comuni. Progettare un nuovo ente in un momento di conferimento di servizi a livello sovracomunale non è semplice. Il raccordo con le strutture tecniche dell’Unione – che continueranno ad esserci anche in caso di fusione – è estremamente necessario. Prima di prendere in considerazione l’articolazione degli uffici e dei servizi è quindi necessario attendere l’assestamento dell’Unione, di modo che l’ipotetico nuovo Comune che si propone ai cittadini tramite referendum sia coerente con l’impalcatura determinata dal conferimento di tutti i servizi all’Unione.

«Andrea Piazza è riuscito a produrre uno studio di sicuro interesse in termini generali – è la dichiarazione del sindaco di Solarolo, Fabio Anconelli –, con un’analisi rigorosa del contesto attuale e del possibile scenario di fusione. Ora verrà presentato ai due consigli comunali. Inoltre, il documento verrà diffuso alla cittadinanza, per consentire a ciascun cittadino di farsi un’opinione in merito alle opportunità e alle criticità della fusione».

«In qualità di amministratori locali – sono invece le parole del sindaco di Castel Bolognese, Daniele Meluzzi –: non possiamo accontentarci dell’esistente, ma occorre avere uno sguardo orientato verso il futuro. Lo studio della fusione va appunto in questa direzione, prendendo in esame le opportunità derivanti in particolare dall’aumento di risorse da utilizzare per investimenti, ma anche da una maggiore omogeneità per la tassazione locale a beneficio dei cittadini e delle imprese e dalla diminuzione delle spese di funzionamento dell’ente. Inoltre lo studio ci dà un quadro complessivo dei nostri territori che non avevamo, per cui sarà utile comunque».

L’iter in previsione. Nei prossimi giorni lo Studio di fattibilità verrà quindi presentato ai rispettivi consigli comunali. Sulla base delle indicazioni che arriveranno, le due amministrazioni valuteranno se proseguire il percorso, presentando una “istanza di fusione” alla Regione. La normativa prevede che la “finestra” per richiedere un’istanza di fusione si chiuda annualmente nel mese di marzo, per poi calendarizzare il referendum popolare nel successivo mese di novembre (la fusione verrebbe approvata solo se in entrambi i Comuni si superasse il 50 per cento dei voti favorevoli). Siccome le due amministrazioni comunali preferiscono che i cittadini siano adeguatamente informati e maturino una decisione consapevole, probabilmente non si forzeranno i tempi per arrivare ad un referendum già alla fine di quest’anno.

La polizia chiude per 7 giorni un bar diventato ritrovo di pregiudicati pericolosi

Sigilli al portone dopo il decreto del questore per motivi di sicurezza

La polizia ha chiuso il Bar Fantasia di Faenza, in via Naviglio 32, su disposizione del questore di Ravenna che ha emesso un decreto di chiusura dell’attività per 7 giorni in quanto il locale “era diventato ritrovo di avventori pregiudicati e pericolosi per la sicurezza pubblica”.

In particolare i carabinieri hanno effettuato continui interventi e controlli presso il bar dal 2013 al 2016.

Nella mattinata di giovedì, 19 gennaio, gli agenti hanno dato esecuzione al decreto apponendo i sigilli al portone del locale.

«Il Marchesato è del Comune: cosa vuole fare il sindaco dopo il crollo del tetto?»

L’interrogazione di Ancisi (Lpr) sull’edificio del Settecento, primo insediamento dell’attuale porto. Dal 2004 un accordo con Ap per il recupero

«Tenuto conto che nel piano comunale degli investimenti 2016-2018 figura una voce specifica per manutenzione straordinaria e accantonamento per lavori urgenti e adeguamenti normativi di edifici di proprietà del Comune di Ravenna e nel 2016 è stata di 1,2 milioni di euro, il sindaco intende intervernire su Fabbrica Vecchia e Marchesato?». È la domanda di Alvaro Ancisi, consigliere di Lista per Ravenna, a proposito dei due edifici a Marina di Ravenna, ultime tracce del più antico insediamento del Settecento dell’attuale porto, in stato di abbandono e recentemente interessati dal crollo di una parte del tetto (vedi articoli correlati). Il decano dell’opposizione ha presentato un question time in consiglio comunale a distanza di alcuni giorni dalla notizia del crollo, diffusa dal presidente del comitato sorto nel 1979 per la salvaguardia e il recupero degli immobili. Della richiesta è stata informata anche la soprintendenza che in passato ha vincolato le strutture.

«L’intero complesso edilizio – dice Ancisi – appartiene al Comune di Ravenna, su cui incombe dunque l’onere di provvedere a rimediare urgentemente i danni in cui il Marchesato è precipitato e a mettere in sicurezza l’edificio da ulteriore e più grave rovina, considerato il suo valore storico-monumentale e il dovere di salvaguardare da totale svalutazione un bene pubblico di proprietà della comunità ravennate».

Avevamo ricostruito le vicende dei due edifici in un recente approfondimento (vedi correlati). Ancisi si concentra sull’accordo del 2003 tra Comune di Ravenna e Autorità portuale finalizzato al recupero, valorizzazione e fruizione dell’intero complesso “con soluzioni che ne consentano l’autonomia economica e finanziaria”. Rispettando l’accordo del 2003, il Comune ha provveduto all’acquisizione dell’intero complesso della Fabbrica Vecchia, che possedeva solo parzialmente. L’Autorità portuale, da parte sua, ha redatto il progetto esecutivo del recupero, approvato dalla Soprintendenza alla fine del 2004. Ma si era anche impegnata «ad operare per reperire le risorse necessarie per il restauro e la ristrutturazione dell’immobile e a finanziare l’intervento», terminato il quale «verranno concessi in uso gratuito per 99 anni, all’interno del complesso immobiliare ristrutturato, spazi per ospitare uffici comunali, attività museali e attività associative».Tutto ciò in coerenza con l’originaria destinazione »di pubblica utilità a servizio del Porto» e per «favorire e promuovere la conoscenza, la diffusione e lo sviluppo della cultura d’acqua e marinara».

Fino al 2014, come ricorda Ancisi, il bilancio preventivo di Ap ha previsto per questo progetto un paio di milioni di euro derivanti dai ribassi d’asta sui fondi pubblici stanziati per i lavori nella piallassa Piombone. «Il decollo della nuova Autorità di sistema portuale di Ravenna, con la nomina di Daniele Rossi quale presidente e di Alessandra Romagnoli come membro del comitato di gestione designato dal sindaco di Ravenna, impone di chiedere al sindaco stesso se intende impegnare l’autorevolezza che gli deriva dalla carica di primo cittadino per sollecitare l’ente portuale a rispettare, senza ulteriore indugio, gli obblighi assunti nei confronti del Comune di Ravenna riguardo al pieno recupero della Fabbrica Vecchia e del Marchesato».

Un coordinamento delle opposizioni a Palazzo Merlato

Coordinatore Alvaro Ancisi, segretaria Michela Guerra

Da tempo lo chiamiamo “il decano dell’opposizione” e ora assume anche formalmente il ruolo di “coordinatore” di un nuovo soggetto che si sta formando a Palazzo Merlato, in consiglio comunale: il “coordinamento delle opposizioni”. Lui è naturalmente Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna che firma appunto un documento in cui si formalizza ciò che già è in realtà successo da luglio scorso e cioé la costituzione di una coordinamento a cui aderiscono tutti i gruppi di opposizione: Lega Nord, CambieRà, Lista per Ravenna, Ravenna in Comune, La Pigna, Forza Italia, Gruppo Alberghini.

«Tale coordinamento – si legge – ha la finalità di agevolare e semplificare, improntandoli a correttezza ed efficienza, i rapporti istituzionali attinenti alle attività del consiglio comunale e delle sue articolazioni, anche coordinando, su obiettivi e materie di interesse comune, le posizioni dei singoli gruppi componenti, quando possibile e compatibilmente con le rispettive peculiarità politiche».

Segretaria di questo coordinamento è invece Michela Guerra, capogruppo di CambieRà.

Massimiliano Larocca e il lato rock dei Canti Orfici di Dino Campana

Il cantautore fiorentino parla del suo progetto dedicato al poeta di Marradi, e non solo

Venerdì 20 gennaio al Cisim di Lido Adriano il cantautore fiorentino Massimiliano Larocca presenterà il suo progetto sul poeta di Marradi Dino Campana, accompagnato sul palco dal celebre organettista Riccardo Tesi e al “live painting” dall’illustratore Enrico Pantani (in apertura di serata, dalle 21, omaggio a Lucio Dalla con il rapper Max Penombra e il cantautore cesenate Enrico Farnedi).

Larocca aveva già lavorato in passato su Dino Campana, ma l’anno scorso ha pubblicato un vero e proprio disco (Un mistero di sogni avverati, acclamato dalla critica) in cui trasforma in canzoni i “Canti Orfici”, tra folk, rock e contemporanea.

Massimiliano, come e quando nasce il tuo rapporto con Campana?
«Questo lavoro chiude un cerchio iniziato più di 20 anni fa. Dino Campana è stato realmente il primo poeta italiano che abbia davvero amato alla follia. A ciò hanno contribuito molte cose, direi soprattutto la sua vicenda biografica che all’epoca in cui lo scoprii – grazie alla mia illuminata prof di letteratura al liceo – mi colpì molto, suscettibile come ero a tutte le figure maledette. Col tempo, per fortuna, la mia visione e il mio approfondimento sono andati ben oltre quell’approccio molto adolescenziale, e ad oggi posso tranquillamente dire che i “Canti Orfici” sono il libro della vita».
E quando diventa qualcosa anche di musicale?
«Il progetto nacque attorno al 2001: all’epoca ero parte di una compagnia teatrale fiorentina, Chille de la Balanza, che lavorava sui testi di Campana e che addirittura aveva la propria sede nell’ex manicomio di San Salvi, dove Campana stesso venne internato. Il regista Claudio Ascoli mi propose di provare a musicare queste poesie. Io mi approcciai senza molta convinzione, ma qualcosa di magico accadde: l’unica vola in cui posso davvero dire che mi sia capitato qualcosa di trascendente in musica. Così in pochi mesi nacquero queste canzoni nelle quali i testi non sono stati minimamente ritoccati e anzi vengono cantati esattamente per come possiamo leggerli. Sono poi occorsi altri 15 anni per trovare posto e per realizzare un progetto compiuto».
Quali sono state le reazioni a un disco così particolare?
«La risposta è stata ottima, sia da parte della critica che del pubblico, forse perchè è una cosa che in Italia ha pochi precedenti: pensando ai pochi illustri esempi, come De Andrè, spesso si trattava di riscritture ed ispirazioni. Ma di testi integralmente musicati qui da noi – a differenza che in Francia – ci sono pochi esempi».
Alla realizzazione dell’album hanno collaborato un maestro della tradizione popolare italiana contemporanea, il toscano Riccardo Tesi, e i romagnoli Sacri Cuori. Ci sono poi ospiti di rilievo come Nada, Cesare Basile e Hugo Race. Cosa puoi dirci di queste collaborazioni?
«È stato naturale far confluire in questo progetto le amicizie e le collaborazioni più recenti. L’incontro Tesi/Sacri Cuori è stato fantastico e oltretutto ha ricreato la natura stessa e l’origine di Campana che era di fatto un tosco-romagnolo. È stato l’incontro tra due sound straordinari e inconfondibili: quello tradizionale e contemporaneo al tempo stesso di Tesi da una parte e quello romagnolo, romantico, rock dei Sacri Cuori. Il mio rapporto professionale ed artistico con la Romagna continua con mia grande soddisfazione: è il secondo disco che realizzo qui e che esce per una vostra ottima etichetta (di Russi, ndr), Brutture Moderne».
Le numerose collaborazioni hanno modificato il tuo modo di intendere la musica?
«Il lavoro con i Sacri Cuori già prima di quest’ultimo disco e con Tesi adesso ha certamente spostato l’asse della mia musica. E non tanto (o non solo) in senso folk – io che vengo dalla canzone d’autore rock – ma quanto in termini di timbri, ambienti, colori. Ho ricavato da queste collaborazioni delle chiavi più cinematiche e orchestrali, una visione di insieme della musica che certamente voglio approfondire».

Violentata a 12 anni dal fidanzato della prof di ripetizione, con cui fumava spinelli

L’uomo condannato a 8 anni per stupro, la sua compagna invece a un anno per spaccio. Centomila euro di risarcimento per la giovane

Il fidanzato dell’insegnante di ripetizione, 20 anni più grande, l’aveva violentata quando era 12enne. Poi ebbero una relazione clandestina. Ora nei guai è finita pure la docente, perché i tre fumavano spinelli assieme.

L’uomo è stato condannato a 8 anni di carcere per violenza sessuale e atti sessuali con minorenne. La prof, con cui l’uomo ha poi messo su famiglia, a un anno per spaccio.

Il Gup di Ravenna Rossella Materia ha riconosciuto alla giovane 100mila euro di risarcimento.

La difesa sostiene che non ci fosse mai stata coercizione e che i rapporti erano iniziati quando la minore aveva compiuto i 14 anni: solo sotto tale soglia scatta in ogni caso l’accusa di violenza sessuale. Il padre aveva fatto denuncia temendo che avesse intrapreso una relazione con un uomo molto più grande.

Nella perquisizione, la polizia aveva scoperto un messaggio in cui l’uomo, dopo che la fidanzata aveva scoperto tutto dall’alunna, aveva raccontato a un familiare di avere perso la testa per la giovane. (Ansa.it)

Già 120 iscritti alla chiamata pubblica delle Albe per mettere in scena l’Inferno

Tutti i cittadini invitati possono far parte dello spettacolo: primo incontro operativo il 21 gennaio, iscrizioni aperte fino a marzo

In occasione di Inferno, prima parte del progetto teatrale sulla Divina Commedia di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari del Teatro delle Albe (commissionato da Ravenna Festival e che sarà in scena in maniera itinerante con oltre trenta repliche a partire dal 25 maggio), tutti i cittadini, senza limiti di numero, lingua o preparazione specifica, sono invitati a partecipare alla realizzazione (non sono previsti audizioni o provini, tutti possono partecipare) della messa in scena facendo parte del coro o di altre attività (scene, costumi, tecnica, eccetera).

Al momento gli iscritti alla chiamata pubblica sono 120 e sabato 21 gennaio è in programma dalle 17 al teatro Rasi di Ravenna il primo incontro operativo per tutti loro nonché per chi voglia iscriversi (c’è tempo fino ad aprile). Negli ultimi due mesi lo staff delle Albe ha incontrato a Ravenna al fine di illustrare il progetto tutti i dirigenti scolastici, gli assessori, le circoscrizioni comunali, i docenti e i ragazzi della non-scuola (che si aggregheranno alla chiamata pubblica in un secondo tempo), alcune associazioni e cooperative che lavorano con i migranti, le associazioni ricreative e sociali del territorio, le compagnie dialettali e di teatro amatoriale. Sono poi in programma incontri con la diocesi, i negozianti, gli albergatori e i ristoratori.

Si tratta di un progetto con un percorso di sei anni sul quale le Albe stavano ragionando da qualche tempo e che vedrà poi nei prossimi anni mettere in scena anche il Purgatorio (nel 2019) e il Paradiso (nel 2021).

Per informazioni su come partecipare al Cantiere Dante: tel. 0544 36239, cantieredante@ravennateatro.com, www.ravennateatro.com, su Facebook “Ravenna Teatro”.

Già 120 iscritti alla chiamata pubblica delle Albe per mettere in scena l’Inferno

Tutti i cittadini invitati possono far parte dello spettacolo: primo incontro operativo il 21 gennaio, iscrizioni aperte fino a marzo

In occasione di Inferno, prima parte del progetto teatrale sulla Divina Commedia di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari del Teatro delle Albe (commissionato da Ravenna Festival e che sarà in scena in maniera itinerante con oltre trenta repliche a partire dal 25 maggio), tutti i cittadini, senza limiti di numero, lingua o preparazione specifica, sono invitati a partecipare alla realizzazione (non sono previsti audizioni o provini, tutti possono partecipare) della messa in scena facendo parte del coro o di altre attività (scene, costumi, tecnica, eccetera).

Al momento gli iscritti alla chiamata pubblica sono 120 e sabato 21 gennaio è in programma dalle 17 al teatro Rasi di Ravenna il primo incontro operativo per tutti loro nonché per chi voglia iscriversi (c’è tempo fino ad aprile). Negli ultimi due mesi lo staff delle Albe ha incontrato a Ravenna al fine di illustrare il progetto tutti i dirigenti scolastici, gli assessori, le circoscrizioni comunali, i docenti e i ragazzi della non-scuola (che si aggregheranno alla chiamata pubblica in un secondo tempo), alcune associazioni e cooperative che lavorano con i migranti, le associazioni ricreative e sociali del territorio, le compagnie dialettali e di teatro amatoriale. Sono poi in programma incontri con la diocesi, i negozianti, gli albergatori e i ristoratori.

Si tratta di un progetto con un percorso di sei anni sul quale le Albe stavano ragionando da qualche tempo e che vedrà poi nei prossimi anni mettere in scena anche il Purgatorio (nel 2019) e il Paradiso (nel 2021).

Per informazioni su come partecipare al Cantiere Dante: tel. 0544 36239, cantieredante@ravennateatro.com, www.ravennateatro.com, su Facebook “Ravenna Teatro”.

Già 120 iscritti alla chiamata pubblica delle Albe per mettere in scena l’Inferno

Tutti i cittadini invitati possono far parte dello spettacolo: primo incontro operativo il 21 gennaio, iscrizioni aperte fino a marzo

In occasione di Inferno, prima parte del progetto teatrale sulla Divina Commedia di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari del Teatro delle Albe (commissionato da Ravenna Festival e che sarà in scena in maniera itinerante con oltre trenta repliche a partire dal 25 maggio), tutti i cittadini, senza limiti di numero, lingua o preparazione specifica, sono invitati a partecipare alla realizzazione (non sono previsti audizioni o provini, tutti possono partecipare) della messa in scena facendo parte del coro o di altre attività (scene, costumi, tecnica, eccetera).

Al momento gli iscritti alla chiamata pubblica sono 120 e sabato 21 gennaio è in programma dalle 17 al teatro Rasi di Ravenna il primo incontro operativo per tutti loro nonché per chi voglia iscriversi (c’è tempo fino ad aprile). Negli ultimi due mesi lo staff delle Albe ha incontrato a Ravenna al fine di illustrare il progetto tutti i dirigenti scolastici, gli assessori, le circoscrizioni comunali, i docenti e i ragazzi della non-scuola (che si aggregheranno alla chiamata pubblica in un secondo tempo), alcune associazioni e cooperative che lavorano con i migranti, le associazioni ricreative e sociali del territorio, le compagnie dialettali e di teatro amatoriale. Sono poi in programma incontri con la diocesi, i negozianti, gli albergatori e i ristoratori.

Si tratta di un progetto con un percorso di sei anni sul quale le Albe stavano ragionando da qualche tempo e che vedrà poi nei prossimi anni mettere in scena anche il Purgatorio (nel 2019) e il Paradiso (nel 2021).

Per informazioni su come partecipare al Cantiere Dante: tel. 0544 36239, cantieredante@ravennateatro.com, www.ravennateatro.com, su Facebook “Ravenna Teatro”.

“112? Mia figlia sta con uno spacciatore” Ritrovati insieme in una casa disabitata

I carabinieri aggrediti dal suo compagno, poi subito espulso dall’Italia

A chiamare i carabinieri nel pomeriggio di martedì i genitori di una 21enne ravennate, preoccupati per il fatto che la figlia (che vive di espedienti e fa uso di droghe) si sarebbe invaghita di uno straniero, molto più grande di lei, da cui dipende poiché le fornisce la droga.

I carabinieri iniziano a ricostruire la vicenda, riuscendo a identificare l’uomo e mettendosi quindi sulle tracce della coppia. I due sono stati trovati in una casa temporaneamente disabitata – messa in vendita – poco lontano dal centro di Ravenna che avevano occupato dopo aver divelto la serratura.

I carabinieri, insieme al proprietario, hanno fatto quindi irruzione nell’abitazione dove l’uomo, un 47enne tunisino, li ha colpiti con calci e pugni tentando di scappare. L’uomo – con una serie di precedenti alle spalle – è stato quindi arrestato per resistenza oltre che per violazione di domicilio. In tribunale l’arresto è stato convalidato, il tunisino è stato condannato ed è arrivato a suo carico l’ordine di espulsione immediato dallo stato, a cui i militari stanno dando esecuzione. Non potrà più varcare il confine dell’Italia prima di 10 anni.

«112? Mia figlia sta con uno spacciatore» Ritrovati insieme in una casa disabitata

I carabinieri aggrediti dal suo compagno, poi subito espulso dall’Italia

A chiamare i carabinieri nel pomeriggio di martedì i genitori di una 21enne ravennate, preoccupati per il fatto che la figlia (che vive di espedienti e fa uso di droghe) si sarebbe invaghita di uno straniero, molto più grande di lei, da cui dipende poiché le fornisce la droga.

I carabinieri iniziano a ricostruire la vicenda, riuscendo a identificare l’uomo e mettendosi quindi sulle tracce della coppia. I due sono stati trovati in una casa temporaneamente disabitata – messa in vendita – poco lontano dal centro di Ravenna che avevano occupato dopo aver divelto la serratura.

I carabinieri, insieme al proprietario, hanno fatto quindi irruzione nell’abitazione dove l’uomo, un 47enne tunisino, li ha colpiti con calci e pugni tentando di scappare. L’uomo – con una serie di precedenti alle spalle – è stato quindi arrestato per resistenza oltre che per violazione di domicilio. In tribunale l’arresto è stato convalidato, il tunisino è stato condannato ed è arrivato a suo carico l’ordine di espulsione immediato dallo stato, a cui i militari stanno dando esecuzione. Non potrà più varcare il confine dell’Italia prima di 10 anni.

A Sant’Alberto inaugura la prima Casa della salute

Nella sede comunale decentrata di via Cavedone offrirà servizi alla persona per la comunità del forese nord

Dal 21 gennaio entra in funzione la Casa della Salute di Sant’Alberto, la prima nel comune di Ravenna. L’inaugurazione avverrà alle 11, alla presenza del sindaco, dei dirigenti Asl e degli amministratori del territorio. Grazie a un’opera di razionalizzazione degli spazi nella sede comunale decentrata di via Cavedone, i servizi sanitari sono andati ad integrarsi con gli altri già erogati alla struttura, quali servizi sociali, cup, anagrafe. Nell’edificio continuano a svolgersi anche le attività del consiglio territoriale e continua a trovare sede anche la locale Auser.

I circoli del Partito Democratico di Sant’Alberto/Mandriole, Savarna e Ca’ Bosco esprimono soddisfazione per la prossima inaugurazione: «È questo un primo e concreto passo nel riequilibrio e nella messa in rete della presenza dei servizi sul territorio, in un’ottica di inversione della tendenza che negli ultimi decenni ha visto troppo spesso un accentramento verso la città a discapito del forese. Il lavoro dei medici di base che vi hanno trovato sede ed il servizio infermieristico recentemente attivato sono il nucleo dell’attività della Casa della Salute, che rivela così la grande prospettiva di espansione e sviluppo dei servizi negli anni a venire, verso un significativo arricchimento della qualità della vita di tutta la comunità del Forese Nord. Laddove c’era un immobile comunale sottoutilizzato ed aperto quasi solo il mattino, alla oramai prossima conclusione del mandato del Consiglio Territoriale riconsegneremo alla nostra comunità quello che sarà a pieno titolo il baricentro dei servizi alla persona del forese nord, dove la Casa della Salute è andata ad integrarsi con i servizi già erogati, a fianco dell’ala dell’edificio che sarà anche la nuova sede dell’Arma dei Carabinieri, per la quale sono già terminati i lavori di rifunzionalizzazione».

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