sabato
25 Aprile 2026

Benzinaio dimentica il distributore aperto: in tre rubano quasi 700 euro di gasolio

Arrestati in flagranza padre, figlio minorenne e un loro conoscente

È finita con l’arresto in flagranza per furto aggravato in concorso la furbata di un 46enne faentino, del figlio 17enne e di un loro conoscente (un 31enne originario della Moldavia), che nella tarda serata di venerdì hanno fatto il pieno di carburante a un furgone e a un’auto, senza pagare. Non contenti, i tre hanno anche riempito nove taniche per un totale di circa 470 litri di gasolio (quasi 700 euro di valore) sottratto da una colonnina del distributore Agip che si trova a Faenza lungo la via Emilia Levante, alle porte della città.

I carabinieri sono stati avvisati da un solerte automobilista che transitando dall’area di servizio aveva notato l’atteggiamento furtivo dei tre.

Giunti sul posto, però, i carabinieri non hanno trovato i due veicoli sospetti, bensì il gestore dell’area di servizio che nel frattempo era tornato di gran carriera sul posto di lavoro perché si era ricordato di non aver attivato la modalità “self service”: di conseguenza le colonnine potevano erogare carburante così come avviene con la presenza dell’operatore quando il distributore è aperto.

Acquisita la prova del furto di carburante – anche ripreso dalle telecamere della videosorveglianza – l’equipaggio del Radiomobile ha raggiunto l’abitazione dell’intestatario della targa segnalata al 112 dal testimone. Sul posto i militari si sono trovati di fronte il 46enne che fra l’altro era un volto conosciuto, visto che già altre volte era stato arrestato e denunciato per reati contro il patrimonio. L’uomo stava ripulendo il furgone dal gasolio che si era rovesciato durante il trasporto, negando comunque in un primo tempo qualsiasi responsabilità. I carabinieri nel corso della perquisizione hanno però trovato tracce di gasolio e poi il nascondiglio dove erano state sistemate le taniche piene di carburante. Subito dopo sono stati rintracciati il figlio 17enne, anche lui già noto ai carabinieri per vicende di bullismo e furti che ha commesso sempre a Faenza, che si trovava insieme al terzo complice. Era stato proprio il minorenne a telefonare al padre per dirgli di precipitarsi presso l’area di servizio portando con sé il maggior numero di taniche possibile visto che la colonnina di rifornimento erogava carburante liberamente.

In caserma, dopo aver avvisato i magistrati della procura di Ravenna e della procura per i minorenni di Bologna, i tre sono stati arrestati per furto aggravato in concorso. Il 17enne è stato accompagnato presso la sua abitazione e affidato alla vigilanza della madre in attesa della convalida del gip che è avvenuta lunedì mattina a Bologna; i due adulti, invece, dopo aver trascorso la notte agli arresti domiciliari, nella tarda mattinata di sabato sono stati rimessi in libertà in attesa del processo rinviato a data da destinarsi.

Fibra ottica e banda ultra larga sono arrivate anche sui lidi ravennati

Grazie a Tim connessione fino a 100 Megabit al secondo in download

Dal 26 dicembre a Punta Marina, Marina Romea, Marina di Ravenna e Lido Adriano sono disponibili i servizi in fibra ottica di Tim per cittadini e imprese, che consentiranno di servire un bacino di circa 15.000 abitanti.

«La presenza della banda ultra larga – commenta l’assessore alle Attività produttive Massimo Cameliani – è fondamentale, oltre che in città, nei nostri lidi, perché si tratta di un servizio ormai indispensabile per le imprese e gli operatori del turismo. Per questo abbiamo a più riprese sollecitato gli operatori di telecomunicazione a portare la banda ultra larga anche nei lidi e siamo molto soddisfatti di quanto fatto da Tim. Si tratta di un risultato importante, che va a beneficio non solo delle imprese e dei turisti, ma anche dei cittadini che vivono nei nostri lidi tutto l’anno».

Questa iniziativa – ricorda Tim – fa seguito a quella intrapresa a Ravenna, che è già da tempo nella lista delle città italiane scelte per il lancio dei servizi a banda ultralarga sulla nuova rete in fibra ottica, che permette di utilizzare da casa e dall’ufficio la connessione superveloce fino a 100 Megabit al secondo in download.

Il lancio dei servizi in fibra ottica nei quattro lidi ravennati – spiegano sempre da Tim – è il risultato degli importanti investimenti per la realizzazione in città della rete NGAN (Next Generation Access Network).

Fibra ottica e banda ultra larga sono arrivate anche sui lidi ravennati

Grazie a Tim connessione fino a 100 Megabit al secondo in download

Dal 26 dicembre a Punta Marina, Marina Romea, Marina di Ravenna e Lido Adriano sono disponibili i servizi in fibra ottica di Tim per cittadini e imprese, che consentiranno di servire un bacino di circa 15.000 abitanti.

«La presenza della banda ultra larga – commenta l’assessore alle Attività produttive Massimo Cameliani – è fondamentale, oltre che in città, nei nostri lidi, perché si tratta di un servizio ormai indispensabile per le imprese e gli operatori del turismo. Per questo abbiamo a più riprese sollecitato gli operatori di telecomunicazione a portare la banda ultra larga anche nei lidi e siamo molto soddisfatti di quanto fatto da Tim. Si tratta di un risultato importante, che va a beneficio non solo delle imprese e dei turisti, ma anche dei cittadini che vivono nei nostri lidi tutto l’anno».

Questa iniziativa – ricorda Tim – fa seguito a quella intrapresa a Ravenna, che è già da tempo nella lista delle città italiane scelte per il lancio dei servizi a banda ultralarga sulla nuova rete in fibra ottica, che permette di utilizzare da casa e dall’ufficio la connessione superveloce fino a 100 Megabit al secondo in download.

Il lancio dei servizi in fibra ottica nei quattro lidi ravennati – spiegano sempre da Tim – è il risultato degli importanti investimenti per la realizzazione in città della rete NGAN (Next Generation Access Network).

Dai video sui monumenti al circo d’antan Continuano gli eventi delle feste

Aspettando il 31, ecco il calendario tra Ravenna, Cervia e Brisighella

Passati Natale e Santo Stefano sono ancora tante le iniziative natalizie in programma in provincia di Ravenna, in particolare ecco quelle del capoluogo e del cervese.

Ravenna. In piazza del Popolo martedì 27 dicembre dalle 16 va in scena lo spettacolo “Magia comica, Micromagia”, con giocolieri, trampolieri e maghi; mercoledì 28 e giovedì 29 dalla stessa ora spettacolo di bolle giganti, giochi, sculture con i palloncini.

A palazzo Rasponi dalle Teste martedì 27 dicembre alle 16.30 ci sarà il concerto di Natale del coro lirico Calamosca Mariani.
Sempre a palazzo Rasponi lo stesso giorno anche il laboratorio di mosaico per bambini a cura di Koko Mosaico; giovedì 29 e venerdì 30 “LRNZ – Live painting Dante”. Tutti e tre gli appuntamenti sono in programma dalle 15 alle 19 e si svolgono nell’ambito di Art X Mas, la manifestazione a cura di Bonobolabo sulla street art che accompagna tutte le feste fino all’8 gennaio con live paintings, installazioni, mostre, laboratori e workshop.

Continuano le proiezioni architetturali in videomapping 3D di “Visioni di Eterno” al mausoleo di Galla Placidia e al battistero Neoniano. I prossimi appuntamenti sono martedì 27 dicembre, mercoledì 28, giovedì 29 e venerdì 30 dalle 18 alle 22; sabato 31 dicembre e domenica 1 gennaio dalle 20 alle 22; lunedì 2, martedì 3 e mercoledì 4 gennaio dalle 18 alle 22; giovedì 5 e venerdì 6 gennaio dalle 20 alle 22; sabato 7 e domenica 8 gennaio dalle 18 alle 22.
Il 31 dicembre, poco dopo la mezzanotte, e l’1 gennaio, dalle 17 alle 22, in piazza del Popolo verrà presentato il videomapping inedito “Il cielo di Ravenna” realizzato sotto la direzione artistica di Andrea Bernabini da Prospectika Group, con lo sfondo del Palazzetto Veneziano.

Per il calendario completo di tutti gli appuntamenti delle feste www.turismo.ra.it.

Cervia-Milano Marittima. Nel villaggio di Mima On Ice, a Milano Marittima, continua il divertimento sulla rotonda di ghiaccio più grande d’Europa, nelle Casette Gourmet, nel Giardino degli Alberi di Natale Artistici e all’Area Family della 1° Traversa. Tra gli eventi prima del Capodanno da segnalare venerdì 30 dicembre l’inaugurazione del museo delle Scope artistiche alla Casa di Babbo Natale, a cui seguirà uno spettacolo di acrobati. Fino all’8 gennaio nell’area della 1° Traversa rimane poi allestito il Vialetto degli Artisti On Ice con esposizione di arte, artigianato, design ed eco-design, oltre al maxi scivolo di ghiaccio per i bob e, in esclusiva per l’Italia dal villaggio natalizio di Toulose, la Giostra a forma di Albero di Natale.

A Cervia il 27 e 28 dicembre alle 21 al teatro comunale “Gran Varietà 2016”, spettacolo di musica, canzoni e varietà a cura di Siamo sempre noi (i musicisti cervesi) e Coop Sociale Lo Stelo.
In centro resta aperto il villaggio di Natale con animazioni, la pista del ghiaccio e degustazioni. Martedì 27 dicembre alle 16 visita guidata gratuita al Musa in compagnia di un salinaro per andare a scoprire la storia di Cervia e della salina cervese. Il museo del sale con i suoi originali presepi nel periodo natalizio resta aperto tutti i giorni dalle 15 alle 19, fino all’8 gennaio.

A fare la spola fra il centro di Cervia (stazione Polo Sud) e quello di Milano Marittima (stazione Polo Nord) sarà il trenino Christmas Express, un mezzo a tema natalizio in partenza dalle rispettive stazioni ogni 20 minuti circa.

Info e calendario eventi: www.turismo.comunecervia.it

Brisighella. Infine, merita una segnalazione quello che è considerato probabilmente un po’ da tutti il borgo più suggestivo della nostra provincia, Brisighella, per la prima volta al centro di una serie di iniziative natalizie che lo rendono ancora più romantico. In particolare, continuano sotto al tendone allestito al parco Ugonia le repliche di “Petit Cabaret 1924”, un circo d’altri tempi con un gruppo di artisti che si ispirano alle forme di intrattenimento del dopoguerra, tra giocoleria, acrobatica, danza aerea e verticalismo. Le ultime repliche sono in programma il 29 e 30 dicembre alle 21, il 31 dicembre in occasione del Capodanno alle 23 e poi ancora alle 21 il 5 gennaio e l’ultima alle 17 del giorno dell’Epifania.

Tenta di rubare una pecora del presepe la notte di Natale a Milano Marittima

Studente 19enne “beccato“ dai Carabinieri con la statua sottratta nella Rotonda 1 Maggio grazie alle telecamere

I carabinieri della compagnia di Cervia-Milano Marittima, nel corso dei servizi straordinari per il controllo del territorio in occasione del Natale, hanno denunciato a piede libero G.N., un 19enne studente di Castiglione, per il reato di tentato furto aggravato.

La notte di Natale ha cercato di rubare una pecora dal presepe artistico della rotonda I maggio di Milano Marittima.

Le numerose telecamere disseminate per il centro hanno immortalato il suo blitz, permettendo l’immediato intervento della pattuglia dei carabinieri che ha sorpreso il giovane prima che potesse dileguarsi.

«George Michael, il numero uno»

Il ricordo della “fan” Laura Pausini  

«Non può finire così quest’anno…. George Michael era il mio cantante uomo preferito da sempre. La persona che ho ascoltato di più. L’artista che non ho voluto mai conoscere, come con Whitney, perché volevo rimanesse il mio idolo irraggiungibile. Amavo profondamente il suo talento». Così Laura Pausini su Facebook ricorda George Michael.

«Un artista così oggi non c’è. Anzi no, c’è lui per sempre. Come ascoltatrice lui è il numero uno per me. Nei lenti, nei funky, nei classici, nei pop, nei jazz… canta tutto e lo canta in un modo unico. Carico di empatia. Era bellissimo ma non occorreva guardarlo per sentire i brividi. Bastava ascoltare quello che voleva raccontare con quella voce che rimane qui».

Laura Pausini posta anche “The long and winding road” nella versione di George Michael: «mi sono innamorata dell’uomo che amo con questa canzone – scrive – entrando nella sua stanza e sentendo queste note di Paul McCartney. Cantata dalla mia voce preferita è un colpo al cuore, un sospiro lunghissimo».

«George Michael, il numero uno»

Il ricordo della “fan” Laura Pausini  

«Non può finire così quest’anno…. George Michael era il mio cantante uomo preferito da sempre. La persona che ho ascoltato di più. L’artista che non ho voluto mai conoscere, come con Whitney, perché volevo rimanesse il mio idolo irraggiungibile. Amavo profondamente il suo talento». Così Laura Pausini su Facebook ricorda George Michael.

«Un artista così oggi non c’è. Anzi no, c’è lui per sempre. Come ascoltatrice lui è il numero uno per me. Nei lenti, nei funky, nei classici, nei pop, nei jazz… canta tutto e lo canta in un modo unico. Carico di empatia. Era bellissimo ma non occorreva guardarlo per sentire i brividi. Bastava ascoltare quello che voleva raccontare con quella voce che rimane qui».

Laura Pausini posta anche “The long and winding road” nella versione di George Michael: «mi sono innamorata dell’uomo che amo con questa canzone – scrive – entrando nella sua stanza e sentendo queste note di Paul McCartney. Cantata dalla mia voce preferita è un colpo al cuore, un sospiro lunghissimo».

Arrestato stalker: aveva divulgato anche video di rapporti intimi con la sua ex

Nonostante il divieto del Tribunale di avvicinarsi alla ex, venerdì scorso, antivigilia di Natale, è andato sotto casa della giovane a Faenza, per tentare con lei un ennesimo chiarimento. Ma la polizia del locale Commissariato, già appostata, lo ha arrestato in flagranza di reato per stalking. Per questo un 37enne forlivese è finito in carcere.

La prima querela contro l’uomo è datata febbraio 2016, quando la giovane faentina aveva descritto comportamenti persecutori successivi alla fine della loro relazione: sms, mail e post su Facebook con contestuale divulgazione di filmati con loro rapporti intimi. Dopo un breve periodo di riavvicinamento, il rapporto tra i due si era definitivamente interrotto a causa di nuove presunte aggressioni da parte del 37enne denunciate dalla ragazza da giugno: minacce, appostamenti, pedinamenti, oltre a continue telefonate e messaggi persecutori. L’ultima denuncia lo stesso giorno dell’arresto. (Ansa.it)

Arrestato stalker: aveva divulgato anche video di rapporti intimi con la sua ex

Nonostante il divieto del Tribunale di avvicinarsi alla ex, venerdì scorso, antivigilia di Natale, è andato sotto casa della giovane a Faenza, per tentare con lei un ennesimo chiarimento. Ma la polizia del locale Commissariato, già appostata, lo ha arrestato in flagranza di reato per stalking. Per questo un 37enne forlivese è finito in carcere.

La prima querela contro l’uomo è datata febbraio 2016, quando la giovane faentina aveva descritto comportamenti persecutori successivi alla fine della loro relazione: sms, mail e post su Facebook con contestuale divulgazione di filmati con loro rapporti intimi. Dopo un breve periodo di riavvicinamento, il rapporto tra i due si era definitivamente interrotto a causa di nuove presunte aggressioni da parte del 37enne denunciate dalla ragazza da giugno: minacce, appostamenti, pedinamenti, oltre a continue telefonate e messaggi persecutori. L’ultima denuncia lo stesso giorno dell’arresto. (Ansa.it)

Violenta la compagna in auto, arrestato 40enne

Ha costretto la propria convivente a salire in auto per poi portarla in una zona appartata di Sant’Agata sul Santerno, dove ha abusato di lei.

Con questa accusa i carabinieri, coadiuvati dai colleghi della vicina Fusignano, hanno arrestato un quarantenne italiano già noto alle forze dell’ordine.

L’allarme al 112 è stato dato quando dopo l’accaduto, alla vigilia di Natale, il 40enne, con ancora a bordo la donna, è andato a Massa Lombarda; ma durante un suo momento di distrazione, la convivente è riuscita a fuggire a piedi e a cercare aiuto. I militari si sono subito messi alla ricerca dell’uomo, arrestandolo poco dopo nel centro di Massa.

Dopo le formalità l’uomo, come disposto dal Pm di turno Angela Scorza, è stato accompagnato in carcere. Deve rispondere di violenza sessuale, violenza privata e minacce. (Ansa.it)

Il porto ha dimenticato le sue origini: Marchesato e Fabbrica Vecchia cadono a pezzi

L’attuale Marina di Ravenna e lo scalo sono nati nel ‘700 con i due edifici da tutelare ma mai recuperati

Fabbrica VecchiaCi sono due edifici sul Candiano che vantano 250 anni di storia: il primo presidio del Porto Corsini che sarebbe diventato lo scalo attuale, attorno il quale si sviluppò il paese che prenderà il nome di Marina di Ravenna dal 1930, lasciando l’antica denominazione alla frazione sulla sponda sinistra del canale. Ma stanno crollando a pezzi, traditi dalle istituzioni pubbliche che hanno firmato impegni scritti per la loro conservazione. Uno accanto all’altro, oggi sono recintati e inaccessibili perché a rischio crollo, circondati da pantano e degrado, sulla sponda destra del Candiano dove si apre l’imboccatura per la piallassa Piomboni.

Per capire lo spessore della testimonianza che rappresentano la Fabbrica Vecchia e il Marchesato occorre aver ben chiaro cosa furono. Nel 1763 la Comunità di Ravenna, soggetto che oggi sarebbe paragonabile al Comune, diede inizio alla costruzione del Casone della Sanità poi conosciuto come Fabbrica Vecchia. Il progetto fu del perito Antonio Farini: come racconta il nome originario, serviva principalmente per l’alloggio del deputato di Sanità, cioè il responsabile del porto e addetto al controllo igienico delle barche. Ospitava anche il soldato corso che custodiva la chiave della catena posta all’ingresso del canale per regolare l’accesso ai natanti e la riscossione del dazio di ormeggio. La maggior parte dei locali dell’edificio era adibita a osteria-locanda. Una scala a quattro rampe conduceva a un sottotetto e al fanale posto sulla sommità del tetto «per scorta dei naviganti»: il primo faro del porto. Insomma lì hanno le radici le odierne Autorità portuale e capitaneria.

Fabbrica Vecchia

Nel 1781 è ultimata la costruzione del Marchesato, così chiamato perché edificato dai marchesi Cavalli che vivevano in centro a Ravenna ma lì trasferirono le proprie attività. Fu in quel frangente che l’espressione Fabbrica Vecchia prese piede nell’uso comune: fabbrica sta per fabbricato o costruzione, non è quindi da attribuire ad alcuna sede di attività produttiva o artigianale. Anche il Marchesato fu progettato dallo stesso Farini: ospitava a sua volta un’osteria e, tra le altre cose, le stanze di chi provvedeva alla riscossione delle regalie che le imbarcazioni in transito dovevano riconoscere ai nobili. Una stanza era consacrata a chiesa, per circa un secolo l’unica del paese.

Con il passare degli anni e il modificarsi del territorio, i due fabbricati si ampliarono con la costruzione di altri edifici a ridosso senza andare troppo per il sottile a proposito di criteri estetici e architettonici. Uno spaccato di cosa fossero viene dal censimento del 1849 dello Stato pontificio. Nella Fabbrica Vecchia vivevano il conte commissario di Sanità, un fante con moglie e figlia minorenne, il locandiere con moglie e due figli collaboratori nell’attività, il cancelliere di Sanità, il cappellano, il deputato di Sanità in pensione con moglie e un figlio pescatore e cacciatore. In totale 19 residenti. Nel Marchesato c’erano un calzolaio, un facchino di dogana, il picchetto di quindici finanzieri, un sarto, un cacciatore, un pescatore: in totale 46 residenti. Alla fine degli anni Sessanta del XIX secolo don Felice Montanari compra la parte comunale della Fabbrica Vecchia per quattromila lire e ne fa un condominio.

Avvicinandosi ai giorni nostri fu facile dimenticare il valore storico-monumentale, sia per l’opinione pubblica ma anche per le istituzioni. Il piano regolatore del porto del 1982 ne prevedeva l’abbattimento senza tanti fronzoli per smussare la curva di imbocco al Piombone (ipotesi modificata intervenendo sulla sponda opposta), nel 1991 il Comune vendette all’asta una parte del terreno retrostante dove ora sorge il capannone di un cantiere navale.

Fabbrica Vecchia

Agli inizi del terzo millennio la proprietà risultava frazionata fra una trentina di soggetti privati e il Comune. A 30-40 anni fa risale l’ultima presenza di residenti, in condizioni igieniche terribili (alcuni spazi erano usati come ricovero per animali). Poi l’abbandono.
La svolta nella telenovela pareva arrivata nel 2003. Il regista dell’operazione fu Pericle Stoppa, tra i fondatori del comitato di salvaguardia nato nel 1979. Il Comune e l’Autorità portuale firmarono un accordo: il primo avrebbe rilevato tutta la proprietà del complesso dai privati e poi lo avrebbe ceduto a titolo gratuito alla seconda che prendeva l’impegno di restaurarlo ridandogli un uso pubblico da definire spendendo i ribassi d’asta del bando per l’ampliamento del porto nel Piombone. La stima era tra quattro e sei milioni di euro.

Nonostante gli impegni, per anni non si è mosso nulla. Un primo passo pareva compiuto quando nelle voci del bilancio preventivo 2012 di Ap comparvero due milioni di euro destinati al recupero e altri 2,7 nel 2013. E invece nulla di fatto. Oggi il finanziamento per il recupero è condizionato alla concessione dal ministero di un finanziamento. È invece più vicino l’intervento di costruzione di una banchina al posto dell’argine in terra.

Fabbrica Vecchia

Ma cosa è andato storto? Dopo l’entusiamo di Remo Di Carlo, chi è arrivato dopo alla presidenza di Ap (Giuseppe Parrello e Galliano Di Marco) ha mostrato meno interesse. Ma a scoraggiare l’intervento è stato anche il peso dei vincoli posti dalla Sovrintendenza. Come detto, non tutto del costruito che si può vedere oggi risale alla seconda metà del Settecento. Ma tutto è coperto dal vincolo. Che, notoriamente, non agevola gli interventi edilizi. In vent’anni di discussioni sulla stampa si è affacciata anche una ricetta meno integralista: conservare solo i due nuclei storici e demolire il resto per ridurre i costi. Non è andata così.

Le tracce delle origini del porto sono ormai ruderi sempre più prossimi all’impossibilità del recupero: più passa il tempo e più sale il preventivo di spesa che per qualcuno oggi va stimato abbondantemente oltre i dieci milioni di euro.

La storia di Fabbrica Vecchia e Marchesato è ricostruita nel libro “Porto Corsini Marina di Ravenna, una storia” di Pericle Stoppa (edizioni Capit). Le foto nella pagina sono di Adriano Zanni (qui il suo fotoblog sul nostro sito “Fulmini e Saette”)

Il porto ha dimenticato le sue origini E la storia ora cade a pezzi

Marina di Ravenna e lo scalo sono nati nel ‘700 con la Fabbrica Vecchia e Marchesato: due edifici da tutelare ma mai recuperati

Fabbrica VecchiaCi sono due edifici sul Candiano che vantano 250 anni di storia: il primo presidio del Porto Corsini che sarebbe diventato lo scalo attuale, attorno il quale si sviluppò il paese che prenderà il nome di Marina di Ravenna dal 1930, lasciando l’antica denominazione alla frazione sulla sponda sinistra del canale. Ma stanno crollando a pezzi, traditi dalle istituzioni pubbliche che hanno firmato impegni scritti per la loro conservazione. Uno accanto all’altro, oggi sono recintati e inaccessibili perché a rischio crollo, circondati da pantano e degrado, sulla sponda destra del Candiano dove si apre l’imboccatura per la piallassa Piomboni.

Per capire lo spessore della testimonianza che rappresentano la Fabbrica Vecchia e il Marchesato occorre aver ben chiaro cosa furono. Nel 1763 la Comunità di Ravenna, soggetto che oggi sarebbe paragonabile al Comune, diede inizio alla costruzione del Casone della Sanità poi conosciuto come Fabbrica Vecchia. Il progetto fu del perito Antonio Farini: come racconta il nome originario, serviva principalmente per l’alloggio del deputato di Sanità, cioè il responsabile del porto e addetto al controllo igienico delle barche. Ospitava anche il soldato corso che custodiva la chiave della catena posta all’ingresso del canale per regolare l’accesso ai natanti e la riscossione del dazio di ormeggio. La maggior parte dei locali dell’edificio era adibita a osteria-locanda. Una scala a quattro rampe conduceva a un sottotetto e al fanale posto sulla sommità del tetto «per scorta dei naviganti»: il primo faro del porto. Insomma lì hanno le radici le odierne Autorità portuale e capitaneria.

Fabbrica Vecchia

Nel 1781 è ultimata la costruzione del Marchesato, così chiamato perché edificato dai marchesi Cavalli che vivevano in centro a Ravenna ma lì trasferirono le proprie attività. Fu in quel frangente che l’espressione Fabbrica Vecchia prese piede nell’uso comune: fabbrica sta per fabbricato o costruzione, non è quindi da attribuire ad alcuna sede di attività produttiva o artigianale. Anche il Marchesato fu progettato dallo stesso Farini: ospitava a sua volta un’osteria e, tra le altre cose, le stanze di chi provvedeva alla riscossione delle regalie che le imbarcazioni in transito dovevano riconoscere ai nobili. Una stanza era consacrata a chiesa, per circa un secolo l’unica del paese.

Con il passare degli anni e il modificarsi del territorio, i due fabbricati si ampliarono con la costruzione di altri edifici a ridosso senza andare troppo per il sottile a proposito di criteri estetici e architettonici. Uno spaccato di cosa fossero viene dal censimento del 1849 dello Stato pontificio. Nella Fabbrica Vecchia vivevano il conte commissario di Sanità, un fante con moglie e figlia minorenne, il locandiere con moglie e due figli collaboratori nell’attività, il cancelliere di Sanità, il cappellano, il deputato di Sanità in pensione con moglie e un figlio pescatore e cacciatore. In totale 19 residenti. Nel Marchesato c’erano un calzolaio, un facchino di dogana, il picchetto di quindici finanzieri, un sarto, un cacciatore, un pescatore: in totale 46 residenti. Alla fine degli anni Sessanta del XIX secolo don Felice Montanari compra la parte comunale della Fabbrica Vecchia per quattromila lire e ne fa un condominio.

Avvicinandosi ai giorni nostri fu facile dimenticare il valore storico-monumentale, sia per l’opinione pubblica ma anche per le istituzioni. Il piano regolatore del porto del 1982 ne prevedeva l’abbattimento senza tanti fronzoli per smussare la curva di imbocco al Piombone (ipotesi modificata intervenendo sulla sponda opposta), nel 1991 il Comune vendette all’asta una parte del terreno retrostante dove ora sorge il capannone di un cantiere navale.

Fabbrica Vecchia

Agli inizi del terzo millennio la proprietà risultava frazionata fra una trentina di soggetti privati e il Comune. A 30-40 anni fa risale l’ultima presenza di residenti, in condizioni igieniche terribili (alcuni spazi erano usati come ricovero per animali). Poi l’abbandono.
La svolta nella telenovela pareva arrivata nel 2003. Il regista dell’operazione fu Pericle Stoppa, tra i fondatori del comitato di salvaguardia nato nel 1979. Il Comune e l’Autorità portuale firmarono un accordo: il primo avrebbe rilevato tutta la proprietà del complesso dai privati e poi lo avrebbe ceduto a titolo gratuito alla seconda che prendeva l’impegno di restaurarlo ridandogli un uso pubblico da definire spendendo i ribassi d’asta del bando per l’ampliamento del porto nel Piombone. La stima era tra quattro e sei milioni di euro.

Nonostante gli impegni, per anni non si è mosso nulla. Un primo passo pareva compiuto quando nelle voci del bilancio preventivo 2012 di Ap comparvero due milioni di euro destinati al recupero e altri 2,7 nel 2013. E invece nulla di fatto. Oggi il finanziamento per il recupero è condizionato alla concessione dal ministero di un finanziamento. È invece più vicino l’intervento di costruzione di una banchina al posto dell’argine in terra.

Fabbrica Vecchia

Ma cosa è andato storto? Dopo l’entusiamo di Remo Di Carlo, chi è arrivato dopo alla presidenza di Ap (Giuseppe Parrello e Galliano Di Marco) ha mostrato meno interesse. Ma a scoraggiare l’intervento è stato anche il peso dei vincoli posti dalla Sovrintendenza. Come detto, non tutto del costruito che si può vedere oggi risale alla seconda metà del Settecento. Ma tutto è coperto dal vincolo. Che, notoriamente, non agevola gli interventi edilizi. In vent’anni di discussioni sulla stampa si è affacciata anche una ricetta meno integralista: conservare solo i due nuclei storici e demolire il resto per ridurre i costi. Non è andata così.

Le tracce delle origini del porto sono ormai ruderi sempre più prossimi all’impossibilità del recupero: più passa il tempo e più sale il preventivo di spesa che per qualcuno oggi va stimato abbondantemente oltre i dieci milioni di euro.

La storia di Fabbrica Vecchia e Marchesato è ricostruita nel libro “Porto Corsini Marina di Ravenna, una storia” di Pericle Stoppa (edizioni Capit).

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