martedì
28 Aprile 2026

«L’agenzia di scommesse Intralot non è uno sponsor delle Nazionali giovanili»

L’assessore allo Sport replica all’appello lanciato dal Gruppo dello Zuccherificio in vista delle gare dell’Italia Under 17 al Benelli

«Abbiamo avuto garanzie dalla Figc che la società inerente il gioco d’azzardo Intralot non è associata alle attività delle squadre nazionali giovanili. Infatti il logo non è presente né nel materiale promozionale, né nelle magliette». Così Roberto Fagnani, assessore comunale con delega allo Sport, risponde all’appello lanciato dall’associazione Gruppo dello Zuccherificio che chiedeva di non lasciare spazio alle sponsorizzazioni Intralot durante le partite dell’Italia Under 17 in progamma allo stadio Benelli di Ravenna. L’accordo commerciale tra Figc e Intralot riguarda solo la nazionale maggiore ma pare che possa esserci un dietrofront in questo caso. Fagnani ha poi voluto ricordare che «il sindaco e la giunta stanno lavorando su una serie di provvedimenti di contrasto al fenomeno del gioco d’azzardo».

Blitz notturno al parco naturale Aperte le gabbie degli animali

I gestori del piccolo zoo hanno recuperato le bestie, solo qualche volatile non è stato rintracciato. Nessuna rivendicazione

Blitz notturno al parco naturale in via Forlanini a Cervia: ignoti hanno scavalcato la recinzione e poi rimosso i lucchetti delle gabbie degli animali provocando l’uscita di numerose bestie selvatice e da fattoria. Da questa mattina gli operatori del parco sono stati impegnati per recuperare gli animali che si sono sparsi per il parco. Alcuni esemplari di uccelli si sono allontanati senza che fosse possibile il recupero: non è ancora stato possibile stabilire con esattezza quali manchino all’appello. Sulla vicenda indagano i carabinieri della compagnia di Cervia Milano Marittima che stanno visionando le immagini delle telecamere comunali presenti in zona. Il parco ospita numerosi esemplari, in alcuni casi si tratta di animali feriti o malati. I gestori non hanno mai avuto problemi e al momento non risultano rivendicazioni del gesto.

Evade dai domiciliari 12 volte in 20 giorni 27enne incinta ora starà in carcere

Usciva di casa per visite mediche ma rientrava solo dopo molte ore dalla dismissione dal pronto soccorso

Le visite mediche legate alla gravidanza erano il motivo per le uscite di casa dove era agli arresti domiciliari ma la permanenza fuori si prolungava ben oltre il tempo necessario: in venti giorni è stata denunciata dodici volte per evasione e alla fine il giudice ha ordinato che una 27enne di Casola Valsenio venisse portata in carcere. «Fa uso strumentale delle condizioni di avanzata gravidanza e non osserva le prescrizioni imposte», la motivazione della corte di appello di Bologna.

Il 13 ottobre i carabinieri di Casola sono rimasti per molte ore appostati nei paraggi dell’abitazione della donna e l’hanno vista rientrare solo in tarda serata, molte ore dopo le dimissioni dal pronto soccorso di Faenza dove era stata visitata a seguito di un malore. È quindi scattato l’arresto in flagranza. La striscia di dodici evasioni, tutte documentate dai militari al comando del luogotenente Maurizio Macaro, è la motivazione alla base della decisione del tribunale.

I giudici, valutato lo stato interessante della donna che è prossima a partorire, hanno disposto che venga trattenuta all’Icam di Venezia, acronimo che sta per Istituto a custodia attenuata per detenute madri: una struttura detentiva più leggera, istituita con una legge del 2011, dove può essere scontata la custodia cautelare di donne incinte o madri di prole non superiore a sei anni. In italia gli istituti di questo tipo si trovano a Milano, Venezia e Cagliari.

Cervia, riparte il dragaggio nell’avamporto La sabbia sarà portata a Milano Marittima

Dal 24 ottobre seconda fase dei lavori iniziati nel 2015: 30mila mq di materiale in tutto. A dicembre si scava anche lungo il canale

Comincerà il 24 ottobre e durerà due settimane la seconda fase dei lavori di manutenzione all’avamporto di Cervia: il progetto, iniziato l’anno scorso nell’area esterna ai moli, prevede il dragaggio di quasi 30mila metri cubi di sabbia in totale (23mila nel 2015 e 6mila quest’anno) usati poi per il ripascimento della spiaggia di Milano Marittima nord, dove l’erosione è più intensa. L’intervento complessivo 2015-2016 ha un costo di 185mila euro, di cui 145mila dalla Regione.

Al termine del porto di Cervia è presente una scogliera a pennello per limitare l’insabbiamento del canale. Il deposito di sabbia che si forma fra la barriera di scogli e l’arenile è utilizzato per il ripascimento. A novembre saranno prelevati seimila metri cubi di sabbia a ridosso del molo nord, di fronte al ristorante Kalumet. Quest’anno il lavoro, invece che con draga, potrà essere effettuato da terra con un disgregatore, una specie di grande aspiratore, che consente di prelevare la sabbia accumulata in mare. La sabbia servirà anche come rinforzo per la duna artificiale in fase di realizzazione a cura della Cooperativa bagnini.

Oltre agli interventi sull’avamporto, partirà a dicembre un dragaggio della parte interna del porto per un importo di 300mila euro per rendere pienamente navigabile l’asta canale; legata a questa vi sarà la sperimentazione, finanziata da fondi europei, di una tecnologia innovativa per garantire la profondità dei fondali. Si tratta di un primo intervento di una sistemazione complessiva che, con il progetto di riqualificazione del Borgo Marina, vede una riorganizzazione del sistema portuale, la rimessa in funzione del mercatino del pesce, fino ad arrivare a una valorizzazione delle aree vicino e oltre il ponte mobile.

Nei giorni scorsi Cna e Confartigianato hanno incontrato, assieme agli operatori del porto, l’amministrazione cervese per discutere delle problematiche, degli investimenti e delle prospettive di sviluppo del porto di Cervia. Il tavolo è concordato che garantire l’accessibilità del porto 365 giorni all’anno con fondali adeguati è una delle premesse principali per il rilancio del comparto, così come è importante continuare a garantire adeguati servizi a terra, di rimessaggio, alaggio e servizi al porto e anche un distributore di carburante per le attività diportistiche.

«Togliete gli sponsor del gioco d’azzardo per le partite della Nazionale al Benelli»

L’invito del Gruppo dello Zuccherificio al sindaco De Pascale: il 26 e il 31 ottobre l’Italia Under 17 allo stadio di Ravenna

«Chiedete alla Federazione calcio di non esporre lo sponsor Intralot, che opera nel gioco d’azzardo, durante le partite della Nazionale Under 17 che si giocheranno a Ravenna e Forlì dal 26 al 31 ottobre». È l’invito che il Gruppo dello Zuccherificio, associazione ravennate da tempo impegnata nella lotta alla diffusione del gioco d’azzardo, rivolge ai sindaci delle due città che ospiteranno le gare degli azzurrini, Michele de Pascale e Davide Drei.

L’invito del Gdz è arrivato dopo la presentazione ufficiale in municipio della spedizione azzurra in Romagna in cerca della qualificazione per l’Europeo di categoria. I ventitrè ragazzi guidati da Emiliano Bigica da lunedì scorso sono in ritiro a Milano Marittima: esordiranno mercoledì 26 ottobre allo stadio Benelli di Ravenna (ore 15), venerdì 28 affronteranno la Macedonia allo stadio Morganti di Forlì (ore 14.45) e lunedì 31 chiuderanno il girone contro la Serbia di nuovo al Benelli (ore 15). Tutte e tre le gare saranno trasmesse in diretta da RaiSport 1. Si qualificheranno per l’Elite round le prime due classificate dei 13 gruppi e le 5 migliori terze, che si giocheranno poi l’accesso alle finali del torneo continentale in programma dal 3 al 19 maggio in Croazia.

«Abbiamo appreso recentemente che il Comune di Cesena non concederà la disponibilità dello stadio Manuzzi, alla Nazionale di calcio, per gli Europei Under 21 se resterà attiva la collaborazione commerciale con Intralot», scrive il Gdz in una nota rivolta ai primi cittadini. E ricorda che di recente anche l’Associazione italiana dei calciatori ha criticato la sponsorizzazione: «Stiamo parlando di partite giocate da minorenni e stadi probabilmente frequentati per l’occasione da altri minorenni che diventerebbero piattaforme pubblicitarie per una società che opera nel settore del gioco d’azzardo».

Questo l’elenco dei convocati. Sabato, al termine dell’amichevole contro la squadra Under 17 del Cesena, il ct Bigica sceglierà i 18 giocatori che saranno chiamati ad affrontare questa prima fase. Portieri: Marco Carnesecchi (Cesena), Riccardo Daga (Cagliari), Simone Ghidotti (Fiorentina). Difensori: Matteo Anzolin (Vicenza), Raoul Bellanova (Milan), Davide Bettella (Inter), Axel Campeol (Milan), Antonio Candela (Spezia), Davide Grassini (Inter), Nicholas Rizzo (Inter), Moris Sportelli (Milan). Centrocampisti: Alessandro Ahmetaj (Cesena), Roberto Biancu (Cagliari), Federico Capanna (Genoa), Fabrizio Caligara (Juventus), Lorenzo Gavioli (Inter), Andrea Rizzo Pinna (Atalanta), Luca Scarlino (Spezia), Elia Visconti (Inter). Attaccanti: Davide Merola (Inter), Rilind Nivokazi (Atalanta), Pietro Pellegri (Genoa), Giacomo Raspadori (Sassuolo).

Faenza e Bagnacavallo in salsa asiatica

In Cina una piazza progettata dagli urbanisti manfredi con i simboli della città ravennate. In Giappone un edificio ispirato a Piazza Nuova

Si respira aria ravennate in estremo Oriente. A Jingdezhen, città da 1,5 milioni di abitanti in Cina, il 18 ottobre è stata inaugurata Faenza Square, uno spazio urbano progettato dai tecnici dell’urbanistica del Comune di Faenza in cui sono richiamati e riconoscibili alcuni simboli della città manfreda. A Joetsu, città da 200mila abitati in Giappone, il 5 novembre verrà inaugurato un edificio dal nome Piazza Nuova Shimo Monzen, esplicitamente ispirato all’originale di Bagnacavallo.

Dal 2013 la città di Jingdezhen è gemellata con Faenza nel segno della ceramica. La città della provincia dello Jiangxi, a ovest di Shanghai, è considerata la patria mondiale della porcellana, sede sin dalla metà del XII secolo della manifattura imperiale cinese. La realizzazione di una piazza dedicata a Faenza, idea nata dagli amministratori cinesi, vuole essere un riconoscimento per la tradizione ceramica faentina. Portata a termine in meno di tre anni da manodopera locale, Faenza Square copre un’area di di oltre 2.300 mq e si trova all’interno di un nuovo quartiere denominato Taoxichuan Ceramic District, sede di antiche manifatture e fornaci, interessato da un’importante opera di riqualificazione urbanistica. Alla cerimonia di inaugurazione ha partecipato una delegazione faentina guidata dal sindaco Giovanni Malpezzi e dall’assessore all’Urbanistica Domizio Piroddi: «Abbiamo cercato di ricreare l’atmosfera del centro storico di Faenza, con riferimento, in particolare, alla nostra Piazza del Popolo, in un grande spazio che possa trasmettere un messaggio di tradizione e di identità, ma allo stesso tempo di innovazione in ambito culturale, economico e turistico».

L’edificio ispirato all’architettura bagnacavallese che verrà inaugurato nel Paese del Sol Levante è stato realizzato dall’azienda Quals, catena giapponese di ristoranti italiani, per volontà del titolare Toshiyuki Takanami che visitando Bagnacavallo, «ha riscontrato – scrive l’ufficio stampa della Bassa Romagna – nella settecentesca Piazza Nuova una vera immagine di italianità». La settecentesca piazza ovale porticata fu costruita per ospitare il mercato, con le macellerie, le pescherie e le botteghe dell’olio. È il primo esempio in Romagna di centro attrezzato per il commercio. Restaurata negli anni ’90, oggi ospita un’osteria, un’enoteca e un laboratorio artigianale. All’interno della struttura realizzata a sua ispirazione è previsto trovino sede locali di vendita di prodotti alimentari e vini importati dall’Italia. Al taglio del nastro sarà presente il sindaco di Bagnacavallo, Eleonora Proni. «La trasferta – spiegano ancora dall’ufficio stampa – è frutto di un’iniziativa congiunta tra Massimo Randi, titolare insieme al fratello Denis dell’azienda agricola Randi di Fusignano, che fa parte del consorzio “il Bagnacavallo” e produce tra gli altri i vini Burson e Rambela, e Takanami». Momenti di promozione del territorio da parte di Proni sono in programma il 4 e il 6 novembre, a Tokyo e a Fukui, in occasione di degustazioni con i vini di Randi, che accompagneranno anche l’inaugurazione di Piazza Nuova Shimo Monzen.

Faenza e Bagnacavallo in salsa asiatica

In Cina una piazza progettata dagli urbanisti manfredi con i simboli della città ravennate. In Giappone un edificio ispirato a Piazza Nuova

Si respira aria ravennate in estremo Oriente. A Jingdezhen, città da 1,5 milioni di abitanti in Cina, il 18 ottobre è stata inaugurata Faenza Square, uno spazio urbano progettato dai tecnici dell’urbanistica del Comune di Faenza in cui sono richiamati e riconoscibili alcuni simboli della città manfreda. A Joetsu, città da 200mila abitati in Giappone, il 5 novembre verrà inaugurato un edificio dal nome Piazza Nuova Shimo Monzen, esplicitamente ispirato all’originale di Bagnacavallo.

Dal 2013 la città di Jingdezhen è gemellata con Faenza nel segno della ceramica. La città della provincia dello Jiangxi, a ovest di Shanghai, è considerata la patria mondiale della porcellana, sede sin dalla metà del XII secolo della manifattura imperiale cinese. La realizzazione di una piazza dedicata a Faenza, idea nata dagli amministratori cinesi, vuole essere un riconoscimento per la tradizione ceramica faentina. Portata a termine in meno di tre anni da manodopera locale, Faenza Square copre un’area di di oltre 2.300 mq e si trova all’interno di un nuovo quartiere denominato Taoxichuan Ceramic District, sede di antiche manifatture e fornaci, interessato da un’importante opera di riqualificazione urbanistica. Alla cerimonia di inaugurazione ha partecipato una delegazione faentina guidata dal sindaco Giovanni Malpezzi e dall’assessore all’Urbanistica Domizio Piroddi: «Abbiamo cercato di ricreare l’atmosfera del centro storico di Faenza, con riferimento, in particolare, alla nostra Piazza del Popolo, in un grande spazio che possa trasmettere un messaggio di tradizione e di identità, ma allo stesso tempo di innovazione in ambito culturale, economico e turistico».

L’edificio ispirato all’architettura bagnacavallese che verrà inaugurato nel Paese del Sol Levante è stato realizzato dall’azienda Quals, catena giapponese di ristoranti italiani, per volontà del titolare Toshiyuki Takanami che visitando Bagnacavallo, «ha riscontrato – scrive l’ufficio stampa della Bassa Romagna – nella settecentesca Piazza Nuova una vera immagine di italianità». La settecentesca piazza ovale porticata fu costruita per ospitare il mercato, con le macellerie, le pescherie e le botteghe dell’olio. È il primo esempio in Romagna di centro attrezzato per il commercio. Restaurata negli anni ’90, oggi ospita un’osteria, un’enoteca e un laboratorio artigianale. All’interno della struttura realizzata a sua ispirazione è previsto trovino sede locali di vendita di prodotti alimentari e vini importati dall’Italia. Al taglio del nastro sarà presente il sindaco di Bagnacavallo, Eleonora Proni. «La trasferta – spiegano ancora dall’ufficio stampa – è frutto di un’iniziativa congiunta tra Massimo Randi, titolare insieme al fratello Denis dell’azienda agricola Randi di Fusignano, che fa parte del consorzio “il Bagnacavallo” e produce tra gli altri i vini Burson e Rambela, e Takanami». Momenti di promozione del territorio da parte di Proni sono in programma il 4 e il 6 novembre, a Tokyo e a Fukui, in occasione di degustazioni con i vini di Randi, che accompagneranno anche l’inaugurazione di Piazza Nuova Shimo Monzen.

Il consulente smart che deve portare il Comune nel digitale: «Addio burocrati»

A Michele Vianello un incarico da 20mila euro. Tra i riferimenti dell’esperto di social e web il sito della Casa Bianca e le capacità di Obama

È in missione per conto del digitale. Michele Vianello ha ricevuto dal Comune di Ravenna due incarichi di consulenza esterna (20mila euro la spesa totale per le casse pubbliche) per la digitalizzazione dell’attività pubblica, in particolare nei rapporti con il cittadino. Vianello è esperto di smart city, agenda digitale, social network e web marketing. Conosce bene la macchina pubblica: in passato è stato per dieci anni vicesindaco di Venezia, la città dove è nato e dove vive. Ha scritto diversi libri sul tema e si occupa di formazione anche nel settore privato.

Di cosa si sta occupando con il Comune?
«Il quadro di riferimento è la digitalizzazione della pubblica amministrazione italiana. Non si tratta di comprare software o hardware, perché forse le Pa ne hanno anche troppi, ma bisogna lavorare per analizzare i processi di interazione con i cittadini, digitalizzarli il più possibile, renderli trasparenti, più efficienti. È un lavoro che faccio con molte amministrazioni da tempo».

Quanto erano smart gli uffici del governo locale?
«Non collaboro da molto, per ora posso dire di aver trovato punte di eccellenza in alcuni settori e altri dove invece bisogna proprio lavorare per rispettare gli obblighi legislativi. La legge mette il cittadino al centro di tutto garantendogli libero accesso agli atti pubblici. Questi sono i principi, poi c’è la pratica».

Qual è la città smart?
«Non è quella dove c’è il wifi nel lampione in strada ma quella dove le persone utilizzano le tecnologie come strumento».

Come uscirà la pubblica ammininistrazione ravennate dalla cura Vianello?
«Il biennio 2016-17 va considerato un periodo di transizione in cui mettere le basi per i prossimi dieci anni. Una delle cose da fare è sicuramente un nuovo portale internet perché quello attuale appartiene a un’altra generazione: il cittadino deve avere la possibilità di un accesso migliore a ciò che è pubblico e, per come la vedo io, deve trovare gli spazi per interagire con il Comune che non sono i social network anche se la presenza è indispensabile. Il nuovo sito deve essere un luogo dove il sindaco parla con i cittadini: nella mia idea ci devono essere i contatti per Whatsapp e per Skype».

C’è qualche esempio di riferimento?
«Whitehouse.gov».

Abbiamo già visto in altri settori che l’innovazione ha ucciso alcuni ruoli professionali e ne ha creati di nuovi. Succede anche nella pubblica amministrazione?
«Di sicuro i ruoli burocratici più tradizionali sono a rischio: dobbiamo digitalizzare il lavoro stupido, l’assistenza compilazione moduli. Questa parte deve essere interamente online. Faccio un paragone con Amazon: non vado a uno sportello per compilare l’ordine e allo stesso modo devono esserci sempre più procedure che riguardano la pubblica amministrazione in cui il cittadino può fare tutto dal suo computer. La digitalizzazione deve togliere burocrazia per esaltare la professionalità dei lavoratori. Avremo invece bisogno di nuove figure che assistano i cittadini nella fase di transizione: abbiamo bisogno di aumentare la cultura digitale, serve un front office che spieghi il metodo digitale all’utente».

Indispensabile la presenza sui social per la Pa? Il numero di follower o fan ha un significato?
«La prima lezione che cerco di trasmettere è che non mi frega niente di quei numeri; conta la qualità. Una pubblica amministrazione non è Madonna o Bruce Springsteen che hanno milioni di follower e solo pochi following, la Pa sui social deve prima di tutto ascoltare. In questo Obama è un maestro perché ha molta interazione con i cittadini, in prima persona o tramite il suo staff. Perché quando sbarchi sui social poi devi rispondere sempre, a patto ovviamente che le domande arrivino rispettando le regole che vanno fissate. La mia pagina Fb è casa mia, entri e ti pulisci le scarpe e parli educatamente. Altrimenti ti butto fuori. Regole di ingaggio chiare e fissate a priori».

Presenza necessaria in tutti i social?
«Twitter e Facebook di sicuro, ma ognuno utilizzato in un modo specifico. Twitter ad esempio si è ormai affermato come grande strumento per le attività di protezione civile, Facebook invece è quello del dialogo anche se ammetto di odiarlo con tutto me stesso perché è un luogo in cui succede anche di dare sfogo alle peggiori pulsioni umane. Anche Instagram secondo me può essere uno strumento importante per il pubblico».

La recente Notte d’Oro ha visto il primo hackaton a Ravenna (tra i correlati l’intervista ai vincitori). Che cosa portano queste iniziative?
«Per legge le pubbliche amministrazioni devono mettere i loro dati a disposizione, i cosiddetti open data. Allora l’intuizione è questa: mettiamo sul tavolo i dati del turismo per ottenere cose che servono all’economia della città. Il concetto di open data ha senso se ne viene un beneficio per l’economia della città. In questo caso sono state sviluppate delle app utili per il turismo. Un giorno si potrebbe andare a prendere quei progetti per realizzarli o svilupparli».

L’hackaton rientra tra le iniziative a sostegno di innovazione e startup come possono essere ad esempio gli spazi di coworking sostenuti dal Comune. È giusto che il pubblico sostenga l’iniziativa privata di questi settori?
«Giusto e corretto. Per legge il pubblico oggi deve sviluppare la cultura digitale, è una novità legislativa. Perché se non c’è cultura digitale poi il pubblico può mettere in piedi tutti gli strumenti migliori ma resteranno inutilizzati. Insomma è la solita legge del mercato: bisogna lavorare sia sull’offerta che sulla domanda. Il pubblico deve migliorare la sua offerta di servizi e al tempo stesso deve insegnare ai cittadini a fare domanda di quei servizi».

Il consulente smart che deve portare il Comune nel digitale: «Addio burocrati»

A Michele Vianello un incarico da 20mila euro. Tra i riferimenti dell’esperto di social e web il sito della Casa Bianca e le capacità di Obama

È in missione per conto del digitale. Michele Vianello ha ricevuto dal Comune di Ravenna due incarichi di consulenza esterna (20mila euro la spesa totale per le casse pubbliche) per la digitalizzazione dell’attività pubblica, in particolare nei rapporti con il cittadino. Vianello è esperto di smart city, agenda digitale, social network e web marketing. Conosce bene la macchina pubblica: in passato è stato per dieci anni vicesindaco di Venezia, la città dove è nato e dove vive. Ha scritto diversi libri sul tema e si occupa di formazione anche nel settore privato.

Di cosa si sta occupando con il Comune?
«Il quadro di riferimento è la digitalizzazione della pubblica amministrazione italiana. Non si tratta di comprare software o hardware, perché forse le Pa ne hanno anche troppi, ma bisogna lavorare per analizzare i processi di interazione con i cittadini, digitalizzarli il più possibile, renderli trasparenti, più efficienti. È un lavoro che faccio con molte amministrazioni da tempo».

Quanto erano smart gli uffici del governo locale?
«Non collaboro da molto, per ora posso dire di aver trovato punte di eccellenza in alcuni settori e altri dove invece bisogna proprio lavorare per rispettare gli obblighi legislativi. La legge mette il cittadino al centro di tutto garantendogli libero accesso agli atti pubblici. Questi sono i principi, poi c’è la pratica».

Qual è la città smart?
«Non è quella dove c’è il wifi nel lampione in strada ma quella dove le persone utilizzano le tecnologie come strumento».

Come uscirà la pubblica ammininistrazione ravennate dalla cura Vianello?
«Il biennio 2016-17 va considerato un periodo di transizione in cui mettere le basi per i prossimi dieci anni. Una delle cose da fare è sicuramente un nuovo portale internet perché quello attuale appartiene a un’altra generazione: il cittadino deve avere la possibilità di un accesso migliore a ciò che è pubblico e, per come la vedo io, deve trovare gli spazi per interagire con il Comune che non sono i social network anche se la presenza è indispensabile. Il nuovo sito deve essere un luogo dove il sindaco parla con i cittadini: nella mia idea ci devono essere i contatti per Whatsapp e per Skype».

C’è qualche esempio di riferimento?
«Whitehouse.gov».

Abbiamo già visto in altri settori che l’innovazione ha ucciso alcuni ruoli professionali e ne ha creati di nuovi. Succede anche nella pubblica amministrazione?
«Di sicuro i ruoli burocratici più tradizionali sono a rischio: dobbiamo digitalizzare il lavoro stupido, l’assistenza compilazione moduli. Questa parte deve essere interamente online. Faccio un paragone con Amazon: non vado a uno sportello per compilare l’ordine e allo stesso modo devono esserci sempre più procedure che riguardano la pubblica amministrazione in cui il cittadino può fare tutto dal suo computer. La digitalizzazione deve togliere burocrazia per esaltare la professionalità dei lavoratori. Avremo invece bisogno di nuove figure che assistano i cittadini nella fase di transizione: abbiamo bisogno di aumentare la cultura digitale, serve un front office che spieghi il metodo digitale all’utente».

Indispensabile la presenza sui social per la Pa? Il numero di follower o fan ha un significato?
«La prima lezione che cerco di trasmettere è che non mi frega niente di quei numeri; conta la qualità. Una pubblica amministrazione non è Madonna o Bruce Springsteen che hanno milioni di follower e solo pochi following, la Pa sui social deve prima di tutto ascoltare. In questo Obama è un maestro perché ha molta interazione con i cittadini, in prima persona o tramite il suo staff. Perché quando sbarchi sui social poi devi rispondere sempre, a patto ovviamente che le domande arrivino rispettando le regole che vanno fissate. La mia pagina Fb è casa mia, entri e ti pulisci le scarpe e parli educatamente. Altrimenti ti butto fuori. Regole di ingaggio chiare e fissate a priori».

Presenza necessaria in tutti i social?
«Twitter e Facebook di sicuro, ma ognuno utilizzato in un modo specifico. Twitter ad esempio si è ormai affermato come grande strumento per le attività di protezione civile, Facebook invece è quello del dialogo anche se ammetto di odiarlo con tutto me stesso perché è un luogo in cui succede anche di dare sfogo alle peggiori pulsioni umane. Anche Instagram secondo me può essere uno strumento importante per il pubblico».

La recente Notte d’Oro ha visto il primo hackaton a Ravenna (tra i correlati l’intervista ai vincitori). Che cosa portano queste iniziative?
«Per legge le pubbliche amministrazioni devono mettere i loro dati a disposizione, i cosiddetti open data. Allora l’intuizione è questa: mettiamo sul tavolo i dati del turismo per ottenere cose che servono all’economia della città. Il concetto di open data ha senso se ne viene un beneficio per l’economia della città. In questo caso sono state sviluppate delle app utili per il turismo. Un giorno si potrebbe andare a prendere quei progetti per realizzarli o svilupparli».

L’hackaton rientra tra le iniziative a sostegno di innovazione e startup come possono essere ad esempio gli spazi di coworking sostenuti dal Comune. È giusto che il pubblico sostenga l’iniziativa privata di questi settori?
«Giusto e corretto. Per legge il pubblico oggi deve sviluppare la cultura digitale, è una novità legislativa. Perché se non c’è cultura digitale poi il pubblico può mettere in piedi tutti gli strumenti migliori ma resteranno inutilizzati. Insomma è la solita legge del mercato: bisogna lavorare sia sull’offerta che sulla domanda. Il pubblico deve migliorare la sua offerta di servizi e al tempo stesso deve insegnare ai cittadini a fare domanda di quei servizi».

Primo gol in India per Succi, il bomber dell’ultima promozione del Ravenna in B

Le 18 reti del Cigno determinanti per arrivare in cadetteria nel 2007. Ora milita nel Chennaiyin allenato dall’ex interista Materazzi

Esattamente dieci anni fa trascinò il Ravenna alla vittoria della C1 2006-07 con un contributo di 18 gol fondamentale per conquistare l’ultima promozione in B dei giallorossi e oggi ha segnato il suo primo gol nel massimo campionato indiano con la maglia del Chennaiyin alla sua terza presenza (guarda il video): Davide Succi, detto il Cigno, non ha perso il vizio di segnare.

L’attaccante di Bologna che ha compiuto 35 anni una settimana fa occupa un posto speciale nel cuore dei tifosi ravennati: in totale 41 reti in 103 presenze dal 2005 al 2008. Con Vincenzo Chianese (19 reti nel 2006-07) costituì una coppia di lusso raramente apprezzata in altre epoche al Benelli. Nel campionato di B del 2007-08 si distinse con 17 reti ma non bastarono per la salvezza.

Le prestazioni in giallorosso gli valsero il passaggio al Palermo in serie A. Poi Bologna e poi Padova dal 2010. La prima stagione in Veneto iniziò in modo eccezionale con 15 reti in 20 partite. Fino all’infortunio di gennaio 2011: rottura del tendine d’Achille sinistro e lunghissimo stop. Fino al 26 marzo 2012 quando tornò titolare segnando a Vicenza. Nell’estate del 2012 il ritorno in Romagna, sponda bianconera: con il Cesena è rimasto quattro stagioni tra B e A. Lo scorso agosto il passaggio in India, agli ordini dell’allenatore Marco Materazzi.

Primo gol in India per Succi, il bomber dell’ultima promozione del Ravenna in B

Le 18 reti del Cigno determinanti per arrivare in cadetteria nel 2007. Ora milita nel Chennaiyin allenato dall’ex interista Materazzi

Esattamente dieci anni fa trascinò il Ravenna alla vittoria della C1 2006-07 con un contributo di 18 gol fondamentale per conquistare l’ultima promozione in B dei giallorossi e oggi ha segnato il suo primo gol nel massimo campionato indiano con la maglia del Chennaiyin alla sua terza presenza (guarda il video): Davide Succi, detto il Cigno, non ha perso il vizio di segnare.

L’attaccante di Bologna che ha compiuto 35 anni una settimana fa occupa un posto speciale nel cuore dei tifosi ravennati: in totale 41 reti in 103 presenze dal 2005 al 2008. Con Vincenzo Chianese (19 reti nel 2006-07) costituì una coppia di lusso raramente apprezzata in altre epoche al Benelli. Nel campionato di B del 2007-08 si distinse con 17 reti ma non bastarono per la salvezza.

Le prestazioni in giallorosso gli valsero il passaggio al Palermo in serie A. Poi Bologna e poi Padova dal 2010. La prima stagione in Veneto iniziò in modo eccezionale con 15 reti in 20 partite. Fino all’infortunio di gennaio 2011: rottura del tendine d’Achille sinistro e lunghissimo stop. Fino al 26 marzo 2012 quando tornò titolare segnando a Vicenza. Nell’estate del 2012 il ritorno in Romagna, sponda bianconera: con il Cesena è rimasto quattro stagioni tra B e A. Lo scorso agosto il passaggio in India, agli ordini dell’allenatore Marco Materazzi.

Halloween: la visita guidata tra i delitti fa indignare un’amica di Giulia Ballestri

La 39enne uccisa a bastonate un mese fa. Il volantino del Comune: «Ravenna misteriosa tra simboli nascosti e delitti dall’antichità a oggi»

Per il weekend di Halloween il servizio Turismo del Comune di Ravenna propone diverse iniziative tra cui le “Passeggiate tra mistero e delitto” che su un volantino promozionale vengono descritte come «visite guidate alla scoperta di una Ravenna misteriosa tra simboli nascosti e delitti dall’antichità a oggi»: i riferimenti nella descrizione hanno fatto indignare un’amica di Giulia Ballestri, la 39enne uccisa a bastonate un mese fa, che ci ha inviato una lettera alla redazione per manifestare il suo disappunto nei confronti di una iniziativa promossa dall’amministrazione pubblica. Ecco la lettera che abbiamo ricevuto via email da una lettrice che preferisce firmarsi semplicemente “un’amica di Giulia”.

Gentile Redazione,

stamattina vedendo il ricco programma che il Comune di Ravenna ha organizzato in occasione di Halloween, sono stata attirata da un evento in particolare: su prenotazione, “Visite guidate tra misteri e delitti dall’antichità ad oggi”. Il cuore mi sobbalza. Rileggo e mi chiedo se ho letto bene: “Ad oggi”. Guardo l’autore del volantino. È proprio l’ufficio del Turismo di Ravenna, patrimonio dell’Unesco. Mi vengono in mente in un lampo tante cose, i mosaici, la bellezza incredibile della nostra città, il volto di Giulia, gli articoli di giornale che non parlano d’altro e questa locandina. Così incredibilmente intrisa di superficialità.

Vorrei chiamare ma so che tanto mi sentirò rispondere: “Ma il programma era già stato scritto tempo fa”, “Ma non intendevamo assolutamente mancare di rispetto a nessuno”, “Ma non è previsto nessun riferimento agli ultimi fatti accaduti”.

Desisterei subito e lascerei cadere tutto nel vuoto se non fosse per quel volto che da un mese e più abbiamo tutti davanti agli occhi: noi comunità di donne, noi comunità silenziosa di mamme, noi comunità di cittadini. È Giulia, e tutte le persone tragicamente morte come lei, che mi spinge a scrivere. È per lei, per loro, che voglio chiedere per lo meno un po’ di rispetto. Un po’ di buon gusto. La passeggiata fatela tra i mosaici, fatela lungo le vie che parlano della nostra grande storia, fatela tra la tomba di Dante e San Vitale. E prima di scrivere, correggere la bozza, stampare, pubblicare, diffondere… pensate.

Si sa, la festa di Halloween ha meno valore, in una città come Ravenna, della sagra della castagna in una frazione dell’appennino. Ma ormai, la legge del mercato la prevede. Allora facciamola pure, facciamo un bel carnevale in noir, divertiamoci a tener lontane le nostre paure così, se ci può servire. Ma limitiamoci, per favore,a chiedere dolcetto o scherzetto. E per chi vorrà, a calendario, potrà ricordare la festa di tutti i Santi e dei nostri cari.

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