giovedì
07 Maggio 2026

Rifiuti fuori controllo nel weekend? Ecco le foto. È partito il nuovo appalto

Intanto il sindaco di Cervia invita i cittadini a fare segnalazioni: «Da
ditte locali conosciute siamo passati a ditte che vengono da lontano»

Sabato 16 aprile è partito il nuovo corso della gestione dei rifiuti sul territorio ravennate, con il consorzio lombardo Ambiente 2.0 che ha vinto l’appalto – a discapito delle cooperative locali al lavoro in precedenza – e che se ne occuperà per conto di Hera per i prossimi due anni.

Dopo il primo weekend sono già diversi i ravennati che su Facebook stanno postando indignati foto di cassonetti stracolmi e in redazione è arrivata anche la mail di un presunto lavoratore che, in maniera anonima, denuncia mancanze nella nuova organizzazione di lavoro e nei mezzi utilizzati.

Qui sotto tra gli allegati una gallery di foto di come si presentavano nel weekend o si presentano stamattina alcune zone del Ravennate, centro storico compreso.

In occasione del cambio di servizio, sabato il sindaco di Cervia Luca Coffari aveva pubblicato su Facebook le info utili per segnalazioni, che qui riportiamo. «Da oggi sono cambiate le ditte che svolgono per conto di Hera la raccolta dei rifiuti e lo spazzamento – scriveva Coffari –. Da ditte locali conosciute siamo passati a ditte che vengono da molto lontano e per me non è mai una buona cosa. Comunque come ho già avuto modo di scrivere ad Hera, vigileremo affinché le nuove ditte non peggiorino i servizi e li svolgano al meglio specie all’inizio della stagione, visto anche i nostri sforzi per far trovare ai turisti decoro e cura su strade e verde. Chiedo quindi a tutti i cittadini in particolare in queste settimane di collaborare con noi ed inviarci delle segnalazioni in caso si verifichino disservizi nella raccolta dei rifiuti o pulizia stradale». Per il Comune di Cervia è possibile effettuare la segnalazione a questo link.

Rifiuti fuori controllo nel weekend? Ecco le foto. È partito il nuovo appalto

Intanto il sindaco di Cervia invita i cittadini a fare segnalazioni: «Da ditte locali conosciute siamo passati a ditte che vengono da lontano»

Sabato 16 aprile è partito il nuovo corso della gestione dei rifiuti sul territorio ravennate, con il consorzio lombardo Ambiente 2.0 che ha vinto l’appalto – a discapito delle cooperative locali al lavoro in precedenza – e che se ne occuperà per conto di Hera per i prossimi due anni.

Dopo il primo weekend sono già diversi i ravennati che su Facebook stanno postando indignati foto di cassonetti stracolmi e in redazione è arrivata anche la mail di un presunto lavoratore che, in maniera anonima, denuncia mancanze nella nuova organizzazione di lavoro e nei mezzi utilizzati.

Qui sotto tra gli allegati una gallery di foto di come si presentavano nel weekend o si presentano stamattina alcune zone del Ravennate, centro storico compreso.

In occasione del cambio di servizio, sabato il sindaco di Cervia Luca Coffari aveva pubblicato su Facebook le info utili per segnalazioni, che qui riportiamo. «Da oggi sono cambiate le ditte che svolgono per conto di Hera la raccolta dei rifiuti e lo spazzamento – scriveva Coffari –. Da ditte locali conosciute siamo passati a ditte che vengono da molto lontano e per me non è mai una buona cosa. Comunque come ho già avuto modo di scrivere ad Hera, vigileremo affinché le nuove ditte non peggiorino i servizi e li svolgano al meglio specie all’inizio della stagione, visto anche i nostri sforzi per far trovare ai turisti decoro e cura su strade e verde. Chiedo quindi a tutti i cittadini in particolare in queste settimane di collaborare con noi ed inviarci delle segnalazioni in caso si verifichino disservizi nella raccolta dei rifiuti o pulizia stradale». Per il Comune di Cervia è possibile effettuare la segnalazione a questo link.

La gaffe del Pd con i musulmani: «Non rubare, niente alcol o bugie»

Donato un decalogo durante il tour elettorale alla moschea in Darsena
Ravenna in Comune: «Offensivo». L’autore: «De Pascale non sapeva»

Non uccidere, non rubare, non utilizzare droghe ed alcolici e non dire bugie. Sono alcune delle “regole universali di civiltà” che il Partito democratico ha consegnato in dono alla moschea di via Spadolini (la piccola sala di preghiera frequentata dai musulmani dissidenti rispetto a chi gestisce invece il più grande luogo di culto delle Bassette) nel corso del tour in bicicletta in darsena di sabato mattina del candidato a sindaco Michele de Pascale, che si è però dichiarato ignaro di tutto.

Un messaggio che su Facebook la candidata a sindaco di Ravenna in Comune, Raffaella Sutter, ha definito fin da subito «profondamente offensivo e discriminatorio, nella forma e nel contenuto».

«Come cittadina ravennate, musulmana, e frequentarice della moschea di via Spadolini – commenta invece rivolgendosi direttamente “al Pd e al suo candidato”, sempre su Facebook, Marisa Iannucci, presidente dell’associazione Life delle donne musulmane e tra i candidati in lista con Ravenna in Comune alle prossime amministrative –, mi aspetto delle scuse per questo gesto offensivo e discriminatorio. Andare ad offendere le persone nel loro luogo di culto, persone che vi hanno accolto con il sorriso e vi hanno offerto datteri, portandogli un oggetto come questo, ha messo in luce il vostro pregiudizio, l’etnocentrismo, l’incapacità di dialogare con i cittadini nella loro pluralità. Spero vivamente che si voglia cambiare approccio e che dalla gaffe si impari qualcosa. Prima di tutto che siamo cittadini e non bestie da civilizzare. Anzi se proprio la vogliamo dire tutta, questa moschea si è distinta negli anni scorsi per avere dato un grande esempio di impegno civile nel denunciare la mancanza di trasparenza nella comunità e qui ha visto la fondazione e ha la sua sede il Comitato una moschea per la città, che ha lottato a lungo perchè fossero rispettate non le vostre fantasiose regolette universali, ma principi costituzionali quali la libertà di espressione, il rispetto di processi democratici nella gestione delle associazioni, la parità di genere. Una storia ravennate, che forse il candidato sindaco non conosce, ma di cui doveva informarsi prima di venire proprio qui, a dirci di denunciare chi spaccia, non uccidere e di non usare droghe. Questo quadretto, se vi piace tanto, attaccatevelo nel vostro salotto».

A prendersi la responsabilità dell’accaduto è, sempre su Facebook, un militante del Pd del quartiere darsena, Guerrino Gatta. «Ho preso parte all’organizzazione dell’iniziativa di sabato con il candidato de Pascale – scrive rispondendo alla stessa Sutter –, che prevedeva una visita nella zona sigarone con tappa al centro islamico. Tale incontro è stato da me auspicato e curato nei giorni antecedenti tramite contatti con i referenti del centro, i quali hanno visto in anteprima il quadretto sotto accusa. Tale quadretto fu da me scritto circa 5 anni fa con l’intento di trovare punti comuni di dialogo, questo il mio unico intento. Mi dispiace se tale dono che ho fatto in assoluta buona fede e a totale insaputa di Michele de Pascale, abbia urtato la sensibilità di qualcuno e mi dispiace inoltre che un gesto che speravo fosse colto come simbolo di amicizia sia stato strumentalizzato a fini elettorali».

La gaffe del Pd con i musulmani: «Non rubare, niente alcol o bugie»

Donato un decalogo durante il tour elettorale alla moschea in Darsena Ravenna in Comune: «Offensivo». L’autore: «De Pascale non sapeva»

Non uccidere, non rubare, non utilizzare droghe ed alcolici e non dire bugie. Sono alcune delle “regole universali di civiltà” che il Partito democratico ha consegnato in dono alla moschea di via Spadolini (la piccola sala di preghiera frequentata dai musulmani dissidenti rispetto a chi gestisce invece il più grande luogo di culto delle Bassette) nel corso del tour in bicicletta in darsena di sabato mattina del candidato a sindaco Michele de Pascale, che si è però dichiarato ignaro di tutto.

Un messaggio che su Facebook la candidata a sindaco di Ravenna in Comune, Raffaella Sutter, ha definito fin da subito «profondamente offensivo e discriminatorio, nella forma e nel contenuto».

«Come cittadina ravennate, musulmana, e frequentarice della moschea di via Spadolini – commenta invece rivolgendosi direttamente “al Pd e al suo candidato”, sempre su Facebook, Marisa Iannucci, presidente dell’associazione Life delle donne musulmane e tra i candidati in lista con Ravenna in Comune alle prossime amministrative –, mi aspetto delle scuse per questo gesto offensivo e discriminatorio. Andare ad offendere le persone nel loro luogo di culto, persone che vi hanno accolto con il sorriso e vi hanno offerto datteri, portandogli un oggetto come questo, ha messo in luce il vostro pregiudizio, l’etnocentrismo, l’incapacità di dialogare con i cittadini nella loro pluralità. Spero vivamente che si voglia cambiare approccio e che dalla gaffe si impari qualcosa. Prima di tutto che siamo cittadini e non bestie da civilizzare. Anzi se proprio la vogliamo dire tutta, questa moschea si è distinta negli anni scorsi per avere dato un grande esempio di impegno civile nel denunciare la mancanza di trasparenza nella comunità e qui ha visto la fondazione e ha la sua sede il Comitato una moschea per la città, che ha lottato a lungo perchè fossero rispettate non le vostre fantasiose regolette universali, ma principi costituzionali quali la libertà di espressione, il rispetto di processi democratici nella gestione delle associazioni, la parità di genere. Una storia ravennate, che forse il candidato sindaco non conosce, ma di cui doveva informarsi prima di venire proprio qui, a dirci di denunciare chi spaccia, non uccidere e di non usare droghe. Questo quadretto, se vi piace tanto, attaccatevelo nel vostro salotto».

A prendersi la responsabilità dell’accaduto è, sempre su Facebook, un militante del Pd del quartiere darsena, Guerrino Gatta. «Ho preso parte all’organizzazione dell’iniziativa di sabato con il candidato de Pascale – scrive rispondendo alla stessa Sutter –, che prevedeva una visita nella zona sigarone con tappa al centro islamico. Tale incontro è stato da me auspicato e curato nei giorni antecedenti tramite contatti con i referenti del centro, i quali hanno visto in anteprima il quadretto sotto accusa. Tale quadretto fu da me scritto circa 5 anni fa con l’intento di trovare punti comuni di dialogo, questo il mio unico intento. Mi dispiace se tale dono che ho fatto in assoluta buona fede e a totale insaputa di Michele de Pascale, abbia urtato la sensibilità di qualcuno e mi dispiace inoltre che un gesto che speravo fosse colto come simbolo di amicizia sia stato strumentalizzato a fini elettorali».

Sequestri a Ravenna, un sospettato di terrorismo

Un cittadino quarantenne di origine curda che da tempo vive a Ravenna con la famiglia, è stato indagato dalla Dda di Bologna in seguito a specifica informativa dell’Antiterrorismo della polizia. All’uomo – come riportato da Corriere e Carlino di domenica – nei giorni scorsi sono stati sequestrati computer e altri apparecchi tecnologici.

Nel decreto a firma del pm bolognese Antonello Gustapane si fa riferimento a una non meglio specificata organizzazione terroristica attiva in Iraq. Nel documento sono contenuti pure riferimenti per un possibile soldo (la paga del soldato) da 2.500 euro e per parte di un bottino di guerra. Determinante per le verifiche in tal senso delle Digos di Ravenna e Bologna, sarà l’imminente analisi dei file contenuti nel computer.

«Un confronto pubblico sulla cultura tra tutti i candidati a sindaco»

L’appello di Mirada, che chiede il coinvolgimento delle associazioni
della città, dopo le polemiche dei giorni scorsi. Il 27 o il 29 aprile?

Dopo le polemiche dei giorni scorsi (vedi articoli correlati), l’associazione Mirada di Ravenna, che organizza il festival Komikazen (in programma per la prima volta in maggio a Rimini dopo 11 edizioni a Ravenna), chiede ai candidati a sindaco di partecipare a un confronto pubblico sul tema della cultura.

«Crediamo che il dialogo, la trasparenza e la chiarezza siano il presupposto per qualsiasi progetto, qualsiasi relazione, qualsiasi possibile azione – si legge nell’appello dell’associazione su Facebook –. Vorremmo quindi dialogare pubblicamente, coinvolgendo anche le altre associazione culturali, quelli che come noi dal basso operano in questa città producendo quell’humus non quantificabile che si chiama cultura, con i e le candidati e candidate sindaco di Ravenna. Vorremo un confronto vero, non una sfilata. Proponiamo come date il 27 o il 29 aprile. Se non sono disponibili cercheremo alternative in maggio».

Come funzionerà: «Raccoglieremo domande (vere, precise, reali) tra gli operatori culturali – scrivono da Mirada – che sottoporremo ai candidati. Coordineremo l’incontro, ma tutto il pubblico presente potrà presentare in una scatola domande che abbiano sempre le stesse caratteristiche, non siano “ma siete buoni”, ma chiedano posizioni specifiche e impegni reali. Le domande saranno estratte a sorte e sottoposte ai nostri invitati. Se lo vorranno al termine dell’incontro si potrà anche pensare ad un documento comune di impegni sul fronte della cultura tra candidati su singole questioni. Che la politica in democrazia non è “decide chi prende più voti”, ma un dialogo continuo e positivo con l’opposizione».

Finora all’appello hanno risposto positivamente su Facebook Raffaella Sutter e Gian Battista Neri.

«Un confronto pubblico sulla cultura tra tutti i candidati a sindaco»

L’appello di Mirada, che chiede il coinvolgimento delle associazioni
della città, dopo le polemiche dei giorni scorsi. Il 27 o il 29 aprile?

Dopo le polemiche dei giorni scorsi (vedi articoli correlati), l’associazione Mirada di Ravenna, che organizza il festival Komikazen (in programma per la prima volta in maggio a Rimini dopo 11 edizioni a Ravenna), chiede ai candidati a sindaco di partecipare a un confronto pubblico sul tema della cultura.

«Crediamo che il dialogo, la trasparenza e la chiarezza siano il presupposto per qualsiasi progetto, qualsiasi relazione, qualsiasi possibile azione – si legge nell’appello dell’associazione su Facebook –. Vorremmo quindi dialogare pubblicamente, coinvolgendo anche le altre associazione culturali, quelli che come noi dal basso operano in questa città producendo quell’humus non quantificabile che si chiama cultura, con i e le candidati e candidate sindaco di Ravenna. Vorremo un confronto vero, non una sfilata. Proponiamo come date il 27 o il 29 aprile. Se non sono disponibili cercheremo alternative in maggio».

Come funzionerà: «Raccoglieremo domande (vere, precise, reali) tra gli operatori culturali – scrivono da Mirada – che sottoporremo ai candidati. Coordineremo l’incontro, ma tutto il pubblico presente potrà presentare in una scatola domande che abbiano sempre le stesse caratteristiche, non siano “ma siete buoni”, ma chiedano posizioni specifiche e impegni reali. Le domande saranno estratte a sorte e sottoposte ai nostri invitati. Se lo vorranno al termine dell’incontro si potrà anche pensare ad un documento comune di impegni sul fronte della cultura tra candidati su singole questioni. Che la politica in democrazia non è “decide chi prende più voti”, ma un dialogo continuo e positivo con l’opposizione».

Finora all’appello hanno risposto positivamente su Facebook Raffaella Sutter e Gian Battista Neri.

«Un confronto pubblico sulla cultura tra tutti i candidati a sindaco»

L’appello di Mirada, che chiede il coinvolgimento delle associazioni della città, dopo le polemiche dei giorni scorsi. Il 27 o il 29 aprile?

Dopo le polemiche dei giorni scorsi (vedi articoli correlati), l’associazione Mirada di Ravenna, che organizza il festival Komikazen (in programma per la prima volta in maggio a Rimini dopo 11 edizioni a Ravenna), chiede ai candidati a sindaco di partecipare a un confronto pubblico sul tema della cultura.

«Crediamo che il dialogo, la trasparenza e la chiarezza siano il presupposto per qualsiasi progetto, qualsiasi relazione, qualsiasi possibile azione – si legge nell’appello dell’associazione su Facebook –. Vorremmo quindi dialogare pubblicamente, coinvolgendo anche le altre associazione culturali, quelli che come noi dal basso operano in questa città producendo quell’humus non quantificabile che si chiama cultura, con i e le candidati e candidate sindaco di Ravenna. Vorremo un confronto vero, non una sfilata. Proponiamo come date il 27 o il 29 aprile. Se non sono disponibili cercheremo alternative in maggio».

Come funzionerà: «Raccoglieremo domande (vere, precise, reali) tra gli operatori culturali – scrivono da Mirada – che sottoporremo ai candidati. Coordineremo l’incontro, ma tutto il pubblico presente potrà presentare in una scatola domande che abbiano sempre le stesse caratteristiche, non siano “ma siete buoni”, ma chiedano posizioni specifiche e impegni reali. Le domande saranno estratte a sorte e sottoposte ai nostri invitati. Se lo vorranno al termine dell’incontro si potrà anche pensare ad un documento comune di impegni sul fronte della cultura tra candidati su singole questioni. Che la politica in democrazia non è “decide chi prende più voti”, ma un dialogo continuo e positivo con l’opposizione».

Finora all’appello hanno risposto positivamente su Facebook Raffaella Sutter e Gian Battista Neri.

Il referendum non arriva al quorum In Italia 32 percento, a Ravenna 28,6

Nel capoluogo solo 26,6. La consultazione popolare sulla durata
delle concessioni esistenti entro le 12 miglia non è valida

Il referendum sulle trivelle non ha raggiunto il quorum necessario per essere valido: a livello nazionale l’affluenza si è fermata al 32 percento quindi ben lontano dal 50 percento più uno necessario per la validità. In provincia di Ravenna la partecipazione è stata più bassa della media italiana: 28,6. Il comune con la percentuale più alta è stato Bagnara (32,95) mentre la più bassa è stata registrata a Casola Valsenio (20,01). Nel capoluogo e a Cervia, i due comuni della nostra provincia che si affacciano sulle coste interessate dalle estrazioni hanno raggiunto rispettivamente il 26,6 e il 31,47.

Referendum, alle 19 affluenza al 21,2% Due punti in meno della media italiana

Alfonsine è l’unico dei diciotto comuni che raggiunge il 25
mentre nel comune capoluogo partecipazione sotto al 20

Alle 19 l’affluenza ai seggi in provincia di Ravenna per il referendum antitrivelle è arrivata al 21,2 percento, quasi due punti sotto la media nazionale (23,3). La consultazione popolare, che intende abrogare la possibilità di estrarre idrocarburi entro le dodici miglia dalla costa fino all’esaurimento dei giacimenti con proroghe alle scadenze delle concessioni, sarà valida solo se alle 23 di questa sera quando si chiuderanno le urne aperte stamani alle 7 sarà andato a votare il 50 percento più uno degli aventi diritto.

Così come registrato alle 12 al momento del primo risultato parziale, il comune ravennate con l’affluenza più alta è quello di Alfonsine (25,07), l’unico dei diciotto comuni che ha raggiungo il 25 percento. Nel comune capoluogo l’affluenza al voto si ferma al 19,7: insieme a Brisighella e Casola Valsenio sono i tre unici casi in cui la partecipazione non ha raggiunto la soglia del 20.

Referendum, affluenza in provincia 8,2% Alfonsine ha la partecipazione più alta

Dato provvisorio alle 12: tra i 18 comuni ravennati solo quattro
vanno oltre il 10 percento. La media nazionale è 8,3 percento

Il primo dato sull’affluenza al voto per il referendum popolare antitrivelle, aggiornato alle 12 dopo cinque ore dall’apertura delle urne, dice che in provincia di Ravenna ha votato l’8,2 percento degli aventi diritto. È il dato consultabile sul sito della prefettura che segue le operazioni di voto per il ministero dell’Interno.

Tra i diciotto comuni ravennati quello con la partecipazione più alta è Alfonsine, storicamente un feudo dove le affluenze sono particolarmente alte: 11,2 percento. In totale solamente altri tre comuni hanno superato la soglia del 10 (Bagnara, Sant’Agata, Conselice). Al capo opposto della classifica invece Casola Valsenio dove ha votato solo il 5,61 percento. Il comune capoluogo, quello più coinvolto nella campagna referendaria, registra un 7,4 percento di affluenza. Alle 12 il dato nazionale dice 8,3 percento.

«All’inizio le prove sulle cosce di pollo ora sono un artigiano del tatuaggio»

Mauro “Raion” Tampieri tra gli ospiti della mostra-esibizione del 17 aprile al Bonobolabo: stili, linguaggi, codici grafici… 

Da bambino faceva disegnini con i pennarelli sulle braccia dei Big Jim. Già da lì si poteva intuire il suo futuro: il ravennate Mauro Tampieri, 39 anni, è un tatuatore professionista da circa una quindicina d’anni. Due mesi fa ha aperto lo studio Raion Tattoo a Ravenna, in via Ruffilli, dopo aver lavorato a Rimini per dieci anni. Sarà tra i protagonisti di Ago Tattoo Art Exhibition oggi, domenica 17 aprile: dalle 12 alle 20 l’appuntamento è allo spazio Bonobolabo di via Centofanti, a Ravenna, con una mostra-performance (ingresso libero). L’esposizione presenta al pubblico il linguaggio visivo del tatuaggio, i suoi caratteristici codici grafici, gli stili e le iconografie di maggiore impatto. Saranno presenti: Piero Tat-twin (Phobos Tattoo Gallery), Lady Sara Tattoo (salottino rock), Marlen McKey (Beto Beto Tattoos), Mauro Tampieri (Raion Tattoo), Gavo Safarà (salottino rock), Lele & Rospo (Shanga Tattoo), Betties Kler Tattoo Parlour e Jam Ink Tattoo Family.

Mauro, dopo Big Jim chi è stata la prima cavia?
«Mi sono allenato molto sulle cosce di pollo, per prendere dimestichezza con gli attrezzi. Poi me ne sono fatto uno sull’interno della caviglia sinistra. È stato il primo tatuaggio che ho fatto su una persona. Ho scelto quel punto perché tenendo la gamba appoggiata sull’altra coscia era comodo per lavorare. A distanza di tanti anni devo dire che è ancora ben definito, forse la mano era già buona allora…».

Adesso quanti sono diventati i tatuaggi?
«Si fa prima a dire che ho ancora degli spazi liberi sulle gambe. Non ho nulla in faccia per scelta perché penso che non mi starebbero bene. Il primo l’ho fatto a 18 anni, il secondo due settimane dopo. Oggi non sono contabili».

L’ultimo a quando risale?
«Mi sto facendo fare tutta la schiena da un tatuatore svedese, Johan Svahn. È un lavoro lungo ancora in corso. Di solito vado in Svezia un paio di giorni e faccio sedute da sei ore al giorno. L’ultima volta è stato a novembre».

Sedute da sei ore. Non fa male?
«Fanno tutti e sempre male, deve esserci il dolore. È una pratica, ti vivi quel momento che devi portare a termine ».

E l’idea che sia qualcosa di indelebile non fa paura guardando al futuro?
«Io li faccio apposta perché non vanno via. Sarebbe stupido preoccuparsi di come staranno invecchiando, tanto si invecchia tutti e non si è un gran bel vedere in ogni caso».

Come si diventa tatuatori?
«Per quanto mi riguarda a un certo punto ho deciso che dovevo provarci. La passione per i tatuaggi l’avevo sempre avuta ma facevo altri lavori per mantenermi e mi sentivo frustrato. Ho iniziato a frequentare qualche studio prima come cliente e poi come apprendista e un po’ alla volta ho imparato».

Oggi il settore come è regolato?
«È un’attività artigianale con esigenze specifiche perché maneggiamo taglienti. Il requisito necessario è un corso di abilitazione gestito dalle Regioni con delle differenze enormi. Ad esempio in Veneto è di due settimane e costa 1.500 euro, in Emilia-Romagna è di due giorni e costa 50 euro ma sono entrambi validi. Poi siccome il business tira, tanti privati fanno corsi a pagamento che danno un attestato e mettono sul mercato gente che si sente autorizzata ad aprire uno studio».

Tra le righe si sente un po’ di nostalgia per i tempi passati…
«Io cerco di fregarmene ma ammetto che il lato romantico mi manca un po’. Il tatuaggio non è per tutti: lo dico con i miei clienti o con chi vorrebbe diventarlo. Non te lo devi fare per far parte della massa con il bollino. Una volta arrivavi a tatuarti braccia e collo perché magari eri già pieno da altre parti e facendolo era un modo per dire “Me ne frego, sono così e non mi nascondo”. Oggi vedi dei ragazzini di diciotto anni che ancora non sanno cosa faranno nella vita, si sparano un pezzo sul collo perché è di moda poi tolgono la maglietta e sono vuoti».

Invece che significato aveva il suo primo tatuaggio a 18 anni?
«In Italia, a Ravenna, a quel tempo era la realizzazione di un sogno da alternativo. Suonavo in una rock band, mi sentivo alternativo e ti distinguevi dai fighetti che andavano a fare le vasche e mai si sarebbero tatuati. Oggi invece…».

Quando entra un cliente in studio, chi decide davvero sul lavoro finale?
«Ci si confronta, però di solito cerco di indirizzare la persona verso quello che mi sembra più adatto. È capitato anche che mi sia rifiutato di fare quello che mi veniva chiesto perché non era fattibile e non era armonico con le linee del corpo».

Richieste assurde?
«Quello che voleva un serpente arrotolato attorno al pene…».

Cosa fa la differenza tra un tatuatore e l’altro?
«Siamo artigiani, la differenza sta nelle nostre mani. Ognuno si ispira a uno dei principali stili e cerca di metterci il suo tocco. Poi c’è la professionalità nel porti con le persone. La mia specializzazione ad esempio è lo stile giapponese ma mi piace fare tutto nel limite delle mie capacità».

Come viene dato un valore al lavoro del tatuatore?
«Di solito se i lavori sono grandi si fanno in più sedute quindi si tratta di dare un prezzo alle ore di lavoro ma anche alla posizione del tatuaggio. Ovviamente è un lavoro artigiano quindi ognuno ha il suo prezzo».

Ci sono ancora pregiudizi sul tatuato?
«Certo. Non vedrai mai un bancario con le braccia tatuate anche se pensandoci la sua professionalità non ha nulla a che fare con i tatuaggi. Però un po’ la mentalità sta cambiando. I tatuaggi in giro si vedono più spesso e la gente ci si abitua».

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