giovedì
07 Maggio 2026

Nella legnaia il deposito della droga 11 kg di marijuana, valore 110mila euro

Arrestato un 26enne: blitz dei carabinieri che avevano notato il giovane frequentare un uomo con precedenti per spaccio

Quel giovane che aveva iniziato a frequentare l’abitazione di un 37enne di Castel Bolognese già coinvolto in vicende di droga ha attirato l’attenzione dei carabinieri ed è stato così che i militari hanno scoperto un deposito di undici chilogrammi di marijuana che avrebbero fruttato circa 110mila euro sul mercato dello spaccio.

L’Arma ha trovato la droga nascosta nella legnaia in una casa rurale a marzeno dove da pochi mesi viveva il giovane, un 26enne originario dell’albania fino a poco tempo fa residente in Toscana dove ha conservato la residenza. Ora si trova in carcere a Ravenna a disposizione del pubblico ministero Garilù Gattelli. La partita di droga, la più grossa sequestrata negli ultimi anni nel Faentino, molto probabilmente è proveniente direttamente dall’Albania e secondo gli inquirenti è di ottima qualità e particolarmente ricercata sul mercato dello spaccio.

A casa del 37enne di Castel Bolognese dove è scattato il blitz sono stati trovati circa 200 semi di canapa indiana e pochi grammi di marijuana che gli sono costati la denuncia.

Denunciato ricettatore di spazzolini In auto merce per 750 euro

Nella stessa giornata arrestato anche un giovane trovato con 24 pacchetti di caffè (100 euro) rubati al supermarket

Al 112 erano giunte le segnalazioni di una vettura che si aggirava apparentemente senza motivo nella zona del forese e quando i militari della stazione di San Pietro in Vincoli l’hanno fermata, verso le 16.30 del 15 aprile, al volante hanno trovato un 29enne romeno residente a Latina che trasportava tre sacchi di cellophane contenenti numerose confezioni di prodotti per l’igiene orale: 30 testine per spazzolini elettrici, 30 adesivi per dentiere, 400 confezioni di gomme da masticare e caramelle per un valore di circa 750 euro, di cui non era in grado di dimostrare la provenienza. Il materiale è stato sequestrato e l’uomo denunciato per ricettazione. Chiunque avesse notizie sulla provenienza della refurtiva è pregato di contattare il 112 o il più vicino comando Arma.

Qualche ora prima invece a Cervia in viale Roma la pattuglia della compagnia di Cervia Milano Marittima notava un giovane in fuga: un 24enne moldavo trovato con 24 confezioni di caffè in un grosso zaino sulle spalle. La merce, per un valore superiore ai 100 euro, era stata rubata poco prima dagli scaffali della vicina Coop. Il tribunale di Ravenna, questa mattina, ha convalidato l’arresto.

Per entrambi è scattata anche la segnalazione per l’applicazione del rimpatrio con foglio di via obbligatorio e divieto di ritorno nei Comuni (rispettivamente) di Cervia e Ravenna.

«Cantieri pubblici con tempi sbagliati Aprono ora e ostacolano il turismo»

Il candidato sindaco Alberghini cita i casi ripascimento, rotonda sull’Adriatica e ciclabile a Marina: «Con noi sarà diverso»

«Non è possibile che il Comune tardi tanto a realizzare i lavori pubblici e arrivi a farlo a metà aprile, quando la stagione balneare ormai è alle porte e gli operatori del turismo iniziano ad avviare le loro attività», è la lamentela del candidato sindaco Massimiliano Alberghini a proposito di alcuni importanti cantieri recentemente aperti o in fase di apertura: il ripascimento dell’arenile nei lidi nord che limita l’accesso alla spiaggia, la pista ciclabile sul litorale di Marina di Ravenna che elimina centinaia di parcheggi, la rotatoria all’incrocio tra la Ravegnana e la statale Adriatica.

Alberghini, commercialista 50enne sostenuto da una coalizione di centrodestra che riunisce Lega, Lista per Ravenna, Forza Italia e Fratelli d’Italia, teme pesanti ripercussioni in vista del 25 aprile e 1 maggio, momenti clou per il turismo primaverile: «A Marina di Ravenna e Porto Corsini i gestori degli stabilimenti lamentano che gli interventi di ripascimento della spiaggia vengono effettuati a partire dal mese di aprile, con ruspe e camion al lavoro mentre la gente si vuole godere il primo mare della stagione. E vorrei sapere chi ha avuto la geniale idea di aprire il cantiere per la ciclabile a Marina ora per concluderlo il 31 maggio. Parliamo tanto di destagionalizzazione del turismo, della necessità di attirare turisti in Riviera e nella nostra città anche fuori dall’estate, poi gli impediamo l’accesso eliminando centinaia di parcheggi con un cantiere che poteva essere avviato qualche mese fa».

Sulla questione della rotonda tra la Ravegnana e la Statale Adriatica, il candidato sindaco Alberghini fa notare che «in questo caso il Comune avrebbe dovuto far sentire maggiormente la sua voce nei confronti di Anas per concordare una diversa programmazione dei lavori. Non oso immaginare cosa potrà succedere nelle prossime settimane quando partiranno i lavori in concomitanza con l’intenso traffico verso il litorale, per non parlare poi dei mesi di giugno e luglio».

Insomma secondo l’aspirante sindaco «il Comune non può penalizzare così pesantemente i cittadini aprendo cantieri poco prima dell’estate e a inizio estate proprio nelle località turistiche, non possiamo trovarci tutti gli anni a discutere dello stesso problema. Il cambiamento che noi vogliamo portare a Ravenna come alternativa al Pd passa anche da una diversa programmazione dei lavori pubblici, fatta con il coinvolgimento dei cittadini e di tutti gli operatori interessati».

«Cantieri pubblici con tempi sbagliati Aprono ora e ostacolano il turismo»

Il candidato sindaco Alberghini cita i casi ripascimento, rotonda sull’Adriatica e ciclabile a Marina: «Con noi sarà diverso»

«Non è possibile che il Comune tardi tanto a realizzare i lavori pubblici e arrivi a farlo a metà aprile, quando la stagione balneare ormai è alle porte e gli operatori del turismo iniziano ad avviare le loro attività», è la lamentela del candidato sindaco Massimiliano Alberghini a proposito di alcuni importanti cantieri recentemente aperti o in fase di apertura: il ripascimento dell’arenile nei lidi nord che limita l’accesso alla spiaggia, la pista ciclabile sul litorale di Marina di Ravenna che elimina centinaia di parcheggi, la rotatoria all’incrocio tra la Ravegnana e la statale Adriatica.

Alberghini, commercialista 50enne sostenuto da una coalizione di centrodestra che riunisce Lega, Lista per Ravenna, Forza Italia e Fratelli d’Italia, teme pesanti ripercussioni in vista del 25 aprile e 1 maggio, momenti clou per il turismo primaverile: «A Marina di Ravenna e Porto Corsini i gestori degli stabilimenti lamentano che gli interventi di ripascimento della spiaggia vengono effettuati a partire dal mese di aprile, con ruspe e camion al lavoro mentre la gente si vuole godere il primo mare della stagione. E vorrei sapere chi ha avuto la geniale idea di aprire il cantiere per la ciclabile a Marina ora per concluderlo il 31 maggio. Parliamo tanto di destagionalizzazione del turismo, della necessità di attirare turisti in Riviera e nella nostra città anche fuori dall’estate, poi gli impediamo l’accesso eliminando centinaia di parcheggi con un cantiere che poteva essere avviato qualche mese fa».

Sulla questione della rotonda tra la Ravegnana e la Statale Adriatica, il candidato sindaco Alberghini fa notare che «in questo caso il Comune avrebbe dovuto far sentire maggiormente la sua voce nei confronti di Anas per concordare una diversa programmazione dei lavori. Non oso immaginare cosa potrà succedere nelle prossime settimane quando partiranno i lavori in concomitanza con l’intenso traffico verso il litorale, per non parlare poi dei mesi di giugno e luglio».

Insomma secondo l’aspirante sindaco «il Comune non può penalizzare così pesantemente i cittadini aprendo cantieri poco prima dell’estate e a inizio estate proprio nelle località turistiche, non possiamo trovarci tutti gli anni a discutere dello stesso problema. Il cambiamento che noi vogliamo portare a Ravenna come alternativa al Pd passa anche da una diversa programmazione dei lavori pubblici, fatta con il coinvolgimento dei cittadini e di tutti gli operatori interessati».

Il Pala Costa si fa teatro e Buffa racconta Owens, l’eroe nero del 1936

L’atleta che superò gli ariani a Berlino davanti a Hitler nella narrazione-spettacolo in scena per il Ravenna Festival

Jesse OwensUna memorabile impresa sportiva, raccontata in forma di narrazione spettacolare, entra a pieno titolo nella programmazione del Ravenna Festival, grazie a una collaborazione con l’assessorato allo sport del Comune (e assieme al concept store Sporty e al bagno Quevida di Porto Corsini), in occasione degli eventi promossi per “Ravenna Città Europea dello Sport 2016“.

Si tratta di Le Olimpiadi del 1936 del giornalista sportivo e affabulatore Federico Buffa che ha scritto lo spettacolo assieme a Emilio Russo, Paolo Frusca e Jvan Sica. L’appuntamento è per il 31 maggio nella cornice, più che mai sintonizzata con il tema, del Palasport Angelo Costa. Peraltro il racconto messo in scena da Buffa riguarda in particolare l’eroica serie di vittorie conquistate dall’atleta di colore Jesse Owens nello stadio di Berlino pavesato dalle bandiere naziste e alla presenza di Aldolf Hitler. Con notevole smacco per la presunta superiorità della razza ariana. James Cleveland Owens, detto Jesse, praticamente sconosciuto fino a pochi mesi prima, alle olimpiadi di Berlino divenne un’icona dello sport mondiale. Superò non solo le proprie possibilità ma anche i limiti umani  facendo registrare quattro record: nei 100 metri stabilisce il record mondiale (10,3”), nei 200 metri il record olimpico (20,7”), nel salto in lungo il record olimpico (806 cm) e nella staffetta 4 x 100 di nuovo il record mondiale (39,8”). Una grande vittoria che fu emblematica rispetto al razzismo dilagante in Europa e per il riscatto dei neri d’America. E rappresentò una svolta nella lotta civile contro la discriminazione razziale. Federico Buffa«Nell’anno in cui siamo città europea dello Sport – ha commentato l’assessore comunale allo Sport Guido Guerrieri –  abbiamo posto come precisa peculiarità di Ravenna l’importanza e la vivacità della “cultura”. Questo affascinante spettacolo di Buffa, dimostra come narrare lo sport è raccontare la storia, Jesse Owens non può essere considerato solo un atleta ma un protagonista e un’occasione per riflettere sulla nostra civiltà». «Non è certo casuale la presenza di questo spettacolo nel cartellone del prossimo festival –  ha sottolineato il direttore artistico Franco Masotti –  il cui tema è riassunto in una breve frase di Nelson Mandela “Ho camminato sulla lunga strada per la libertà”. Accade che anche le piste olimpioniche di atletica leggera possano essere altrettante “strade” verso la libertà e l’uguaglianza, che consentano di superare le barriere razziali. Lo sport ha rappresentato nel secolo passato una potente quanto pacifica “arma” contro la vergogna dell’Apartheid e di ogni tipo di discriminazione. Così quella di Owens è un’icona potente e la sua vicenda straordinaria merita di essere raccontata assieme a quelle di Abebe Bikila, Tommie Smith e John Carlos o Muhammad Alì. Va anche ricordato che lo stesso Madiba nel 1995 spronò la squadra bianca degli Springboks alla vittoria nel mondiale di rugby come primo passo per avvicinare bianchi e neri». Nello spettacolo Federico Buffa interpreta la parte di Wolgang Furstner, comandante del villaggio olimpico. Con lui i musicisti Alessandro Nidi, Nadio Marenco e la giovane cantante Cecilia Gragnani. Ma il cantastorie Buffa non narra solo di Owens, molti sono i personaggi e le storie che si intrecciano alle musiche e alle immagini dello straordinario film documentario – moderno ancora oggi –  commissionato dallo stesso Hitler alla regista tedesca Leni Riefensthal: Joseph Goebbels, Albert Speer, Cornelius Johnson e Dave Albritton, poi Sohn Keechiung, il vincitore coreano della maratona che fu premiato però come atleta del Sol Levante, perché nel frattempo la Corea era stata occupata dal Giappone. Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org Biglietti (posti non numerati): platea 32 euro (ridotti 28) e tribuna 20 euro (ridotti 18).

Il Pala Costa si fa teatro e Buffa racconta Owens, l’eroe nero del 1936

L’atleta che superò gli ariani a Berlino davanti a Hitler
nella narrazione-spettacolo in scena per il Ravenna Festival

Jesse OwensUna memorabile impresa sportiva, raccontata in forma di narrazione spettacolare, entra a pieno titolo nella programmazione del Ravenna Festival, grazie a una collaborazione con l’assessorato allo sport del Comune (e assieme al concept store Sporty e al bagno Quevida di Porto Corsini), in occasione degli eventi promossi per “Ravenna Città Europea dello Sport 2016“.


Si tratta di Le Olimpiadi del 1936 del giornalista sportivo e affabulatore Federico Buffa che ha scritto lo spettacolo assieme a Emilio Russo, Paolo Frusca e Jvan Sica.
L’appuntamento è per il 31 maggio nella cornice, più che mai sintonizzata con il tema, del Palasport Angelo Costa.

Peraltro il racconto messo in scena da Buffa riguarda in particolare l’eroica serie di vittorie conquistate dall’atleta di colore Jesse Owens nello stadio di Berlino pavesato dalle bandiere naziste e alla presenza di Aldolf Hitler. Con notevole smacco per la presunta superiorità della razza ariana.
James Cleveland Owens, detto Jesse, praticamente sconosciuto fino a pochi mesi prima, alle olimpiadi di Berlino divenne un’icona dello sport mondiale. Superò non solo le proprie possibilità ma anche i limiti umani  facendo registrare quattro record: nei 100 metri stabilisce il record mondiale (10,3”), nei 200 metri il record olimpico (20,7”), nel salto in lungo il record olimpico (806 cm) e nella staffetta 4 x 100 di nuovo il record mondiale (39,8”).
Una grande vittoria che fu emblematica rispetto al razzismo dilagante in Europa e per il riscatto dei neri d’America. E rappresentò una svolta nella lotta civile contro la discriminazione razziale.

Federico Buffa«Nell’anno in cui siamo città europea dello Sport – ha commentato l’assessore comunale allo Sport Guido Guerrieri –  abbiamo posto come precisa peculiarità di Ravenna l’importanza e la vivacità della “cultura”. Questo affascinante spettacolo di Buffa, dimostra come narrare lo sport è raccontare la storia, Jesse Owens non può essere considerato solo un atleta ma un protagonista e un’occasione per riflettere sulla nostra civiltà».

«Non è certo casuale la presenza di questo spettacolo nel cartellone del prossimo festival –  ha sottolineato il direttore artistico Franco Masotti –  il cui tema è riassunto in una breve frase di Nelson Mandela “Ho camminato sulla lunga strada per la libertà”. Accade che anche le piste olimpioniche di atletica leggera possano essere altrettante “strade” verso la libertà e l’uguaglianza, che consentano di superare le barriere razziali. Lo sport ha rappresentato nel secolo passato una potente quanto pacifica “arma” contro la vergogna dell’Apartheid e di ogni tipo di discriminazione. Così quella di Owens è un’icona potente e la sua vicenda straordinaria merita di essere raccontata assieme a quelle di Abebe Bikila, Tommie Smith e John Carlos o Muhammad Alì. Va anche ricordato che lo stesso Madiba nel 1995 spronò la squadra bianca degli Springboks alla vittoria nel mondiale di rugby come primo passo per avvicinare bianchi e neri».

Nello spettacolo Federico Buffa interpreta la parte di Wolgang Furstner, comandante del villaggio olimpico. Con lui i musicisti Alessandro Nidi, Nadio Marenco e la giovane cantante Cecilia Gragnani. Ma il cantastorie Buffa non narra solo di Owens, molti sono i personaggi e le storie che si intrecciano alle musiche e alle immagini dello straordinario film documentario – moderno ancora oggi –  commissionato dallo stesso Hitler alla regista tedesca Leni Riefensthal: Joseph Goebbels, Albert Speer, Cornelius Johnson e Dave Albritton, poi Sohn Keechiung, il vincitore coreano della maratona che fu premiato però come atleta del Sol Levante, perché nel frattempo la Corea era stata occupata dal Giappone.

Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org Biglietti (posti non numerati): platea 32 euro (ridotti 28) e tribuna 20 euro (ridotti 18).

Referendum trivelle, dieci cose da sapere alla vigilia del voto

Il 17 aprile si vota sulla durata delle concessioni esistenti
entro le 12 miglia. Ecco un vademecum essenziale per le urne

La campagna referendaria in vista della consultazione popolare in calendario domani 17 aprile è stata particolarmente intensa a Ravenna dove l’offshore ha radici profonde e garantisce lavoro a migliaia di persone: alla vigilia del voto ribattezzato NoTriv proviamo a mettere in fila i temi sul tavolo con dieci domande e dieci risposte.

Ho sentito che che il 17 aprile c’è un referendum. Per cosa si va a votare?
Circa 47 milioni di italiani (cioè tutti i cittadini che votano per la Camera dei deputati, tra cui circa 300mila ravennati) saranno chiamati alle urne per un referendum abrogativo che riguarda una parte della normativa che regola le trivellazioni in mare per l’estrazione di idrocarburi: si chiede di cancellare la parte di una legge (comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006) che permette alle società che hanno ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio con piattaforme offshore entro 12 miglia (circa 22,2 km) dalla costa di rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento. Il referendum sarà valido solo se andrà a votare la metà più uno degli aventi diritto.

Quindi riguarda le concessioni esistenti. E per il rilascio di nuove invece cosa è previsto?
Il decreto già stabilisce che sono vietate le nuove attività di ricerca e di estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia marine delle acque nazionali italiane quindi la consultazione popolare non riguarda nuove trivellazioni (già impedite dalla legge che non sarà modificata in questa parte dal referendum) ma la possibilità per gli impianti già esistenti di continuare a operare fino a che i giacimenti sottostanti non saranno esauriti.

A giugno si voterà per le amministrative, perché non è stato fatto un unico election day?
Il Governo ha scelto di non accorparlo alla tornata elettorale delle amministrative, che avrebbe consentito un risparmio di circa 300 milioni di euro per le spese della macchina pubblica. Il ministro dell’Interno ha parlato di «difficoltà di natura tecnica e non superabili in via amministrativa» ma da più parti viene considerata una mossa finalizzata al tentativo di non raggiungere il quorum, obiettivo apertamente dichiarato dal premier Matteo Renzi. Va comunque detto che la legge (decreto 98 del 2011) non prevede che le elezioni possano svolgersi in concomitanza con un referendum e nell’ultimo precedente in tal senso (2009) per attuare l’abbinamento fu necessaria una legge ad hoc.

Se vince il sì le piattaforme esistenti entro le dodici miglia dovranno essere chiuse e smantellate alla scadenza della concessione in vigore ora. Di che numeri parliamo?
Sui numeri è scoppiata una vera e propria guerra in queste settimane di campagna referendaria. Una elaborazione di Legambiente dice che le piattaforme in Italia entro le 12 miglia sono 79 (collegate a circa 450 pozzi) di cui 47 in Emilia Romagna e di cui 32 (tutte di Eni) su una superficie di 770 km quadrati di fronte alle coste ravennati. Il ministero dello Sviluppo economico dice che in totale entro le 12 miglia sono 89 (collegate a 469 pozzi) su un totale di 131 nell’offshore italiano (collegate a 726 pozzi). Gli ultimi dati forniti da Filctem-Cgil per Ravenna parlano di 550 dipendenti diretti Eni e circa quattrocento aziende collegate per un indotto di alcune migliaia di posti di lavoro. L’assessorato regionale alle Attività produttive, citando dati del Roca (l’associazione ravennate dei contrattisti offshore), sosteneva che nel 2014 il distretto ravennate potesse contare settemila addetti e un fatturato di circa 2,35 miliardi di euro stimando per il 2016 una contrazione degli occupati del 27 percento e una perdita di fatturato del 44 percento. Secondo un rilevamento commissionato dalla Regione a Unioncamere, in regione ci sono976 imprese offshore che occupano 9.010 addetti, di questi rispettivamente il 13 percento e il 30 percento si concentrano su Ravenna. L’ipotesi della Cgil è che in caso di vittoria del sì al referendum possano chiudere 15 piattaforme entro il 2018. Le restanti 17 piattaforme fanno parte di concessioni che raggiungerano la scadenza tra il 2024 e 2027.

Quanto producono le piattaforme interessate dal referendum?
Secondo Legambiente la produzione italiana entro le 12 miglia nel 2015 è stata di 542mila tonnellate di petrolio e 1,84 miliardi di mc di gas (a Ravenna si estrae solo gas). Secondo i dati dell’associazione ambientalista l’anno scorso dal sottosuolo marino ravennate in acque territoriali sarebbero arrivati circa 670 milioni di mc, un terzo della produzione nazionale coinvolta dal referendum. Legambiente si spinge a conteggiare anche i consumi italiani: per il gas nel 2014 sono stati di 50,7 milioni di tep (milioni di tonnellate) corrispondenti a 62 miliardi di mc: la fascia costiera di 12 miglia a Ravenna quindi avrebbe contribuito al fabbisogno nazionale per l’uno percento».

È vero che le piattaforme offshore inquinano?
L’Ong ambientalista Greenpeace sostiene di sì e ha pubblicato un documento recente che si basato su dati raccolti fra il 2012 e il 2014 dall’Ispra, su commissione dell’Eni, relativi a 34 piattaforme a gas gestite dalla compagnia nell’Adriatico. Nei sedimenti marini e nelle cozze che vivono vicino alle piattaforme sono state trovate, in alcuni casi, sostanze chimiche in quantità superiori ai limiti di legge. La replica dell’Eni e delle cooperative che raccolgono le cozze dai piloni delle piattaforme intendono denunciare Greenpeace ricordando che le cozze sono sottoposte ai controlli delle Asl prima di essere messe in commercio e inoltre i limiti di legge presi a riferimento da Greenpeace valgono per le acque che distano un miglio dalla costa, mentre le piattaforme sono più lontane e sottostanno ad altre soglie.

La tragedia del Paguro però dovrebbe metterci in guardia sul rischio incidenti?
L’incendio e il crollo della piattaforma al largo di Ravenna avvenne nel 1965 ed è rimasto l’unico incidente nel mare italiano. Morirono tre persone ma l’impatto ambientale fu ridotto perché estraeva gas. 

A prescindere dal referendum, il settore come se la passa?
Occorre ricordare un dato: l’11 luglio 2008 la quotazione del petrolio toccò il massimo storico di 147,25 dollari al barile mentre le quotazioni del Brent di gennaio lo vedono precipitato a 28. In questo scenario le estrazioni di idrocarburi non sono più così convenienti e sono le stesse compagnie petrolifere che stanno bloccando gli investimenti ma a livello mondiale, dove l’incidenza delle 79 piattaforme nelle 12 miglia italiane è irrisoria.

Però sento parlare di royalties che le aziende devono pagare allo Stato. Se chiudono piattaforme si perderanno anche quelle entrate?
Chi estrae idrocarburi deve pagare imposte applicate sul valore di vendita del gas o del petrolio estratto. In Italia il 7 per cento per il gas e il 4 per il petrolio. Nel 2015 tutte le estrazioni, sia su mare che in terra, hanno prodotto un gettito da royalties pari a 352 milioni. La quota delle piattaforme entro le 12 miglia, dice il sito de L’Espresso riportando i dati del ministero dello Sviluppo, è stata di circa 38 milioni.

Quando si vota esattamente e cosa serve?
Domenica 17 aprile si vota dalle 7 alle 23. Gli elettori dovranno esibire la tessera elettorale e un documento di identificazione munito di fotografia. Nel caso la tessera elettorale non risulti più utilizzabile, per i cittadini del comune di Ravenna occorre richiederne una nuova presentando domanda all’ufficio elettorale in viale Berlinguer o in uno degli uffici decentrati delle ex circoscrizioni. Sulla tessera gli elettori troveranno indicato il numero e l’indirizzo del seggio dove recarsi a votare. L’ufficio elettorale sarà aperto sabato 16 aprile dalle 8.30 alle 18 e domenica 17 aprile dalle 7 alle 23.

Referendum trivelle, dieci cose da sapere alla vigilia del voto

Il 17 aprile si vota sulla durata delle concessioni esistenti
entro le 12 miglia. Ecco un vademecum essenziale per le urne

La campagna referendaria in vista della consultazione popolare in calendario domani 17 aprile è stata particolarmente intensa a Ravenna dove l’offshore ha radici profonde e garantisce lavoro a migliaia di persone: alla vigilia del voto ribattezzato NoTriv proviamo a mettere in fila i temi sul tavolo con dieci domande e dieci risposte.

Ho sentito che che il 17 aprile c’è un referendum. Per cosa si va a votare?
Circa 47 milioni di italiani (cioè tutti i cittadini che votano per la Camera dei deputati, tra cui circa 300mila ravennati) saranno chiamati alle urne per un referendum abrogativo che riguarda una parte della normativa che regola le trivellazioni in mare per l’estrazione di idrocarburi: si chiede di cancellare la parte di una legge (comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006) che permette alle società che hanno ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio con piattaforme offshore entro 12 miglia (circa 22,2 km) dalla costa di rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento. Il referendum sarà valido solo se andrà a votare la metà più uno degli aventi diritto.

Quindi riguarda le concessioni esistenti. E per il rilascio di nuove invece cosa è previsto?
Il decreto già stabilisce che sono vietate le nuove attività di ricerca e di estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia marine delle acque nazionali italiane quindi la consultazione popolare non riguarda nuove trivellazioni (già impedite dalla legge che non sarà modificata in questa parte dal referendum) ma la possibilità per gli impianti già esistenti di continuare a operare fino a che i giacimenti sottostanti non saranno esauriti.

A giugno si voterà per le amministrative, perché non è stato fatto un unico election day?
Il Governo ha scelto di non accorparlo alla tornata elettorale delle amministrative, che avrebbe consentito un risparmio di circa 300 milioni di euro per le spese della macchina pubblica. Il ministro dell’Interno ha parlato di «difficoltà di natura tecnica e non superabili in via amministrativa» ma da più parti viene considerata una mossa finalizzata al tentativo di non raggiungere il quorum, obiettivo apertamente dichiarato dal premier Matteo Renzi. Va comunque detto che la legge (decreto 98 del 2011) non prevede che le elezioni possano svolgersi in concomitanza con un referendum e nell’ultimo precedente in tal senso (2009) per attuare l’abbinamento fu necessaria una legge ad hoc.

Se vince il sì le piattaforme esistenti entro le dodici miglia dovranno essere chiuse e smantellate alla scadenza della concessione in vigore ora. Di che numeri parliamo?
Sui numeri è scoppiata una vera e propria guerra in queste settimane di campagna referendaria. Una elaborazione di Legambiente dice che le piattaforme in Italia entro le 12 miglia sono 79 (collegate a circa 450 pozzi) di cui 47 in Emilia Romagna e di cui 32 (tutte di Eni) su una superficie di 770 km quadrati di fronte alle coste ravennati. Il ministero dello Sviluppo economico dice che in totale entro le 12 miglia sono 89 (collegate a 469 pozzi) su un totale di 131 nell’offshore italiano (collegate a 726 pozzi). Gli ultimi dati forniti da Filctem-Cgil per Ravenna parlano di 550 dipendenti diretti Eni e circa quattrocento aziende collegate per un indotto di alcune migliaia di posti di lavoro. L’assessorato regionale alle Attività produttive, citando dati del Roca (l’associazione ravennate dei contrattisti offshore), sosteneva che nel 2014 il distretto ravennate potesse contare settemila addetti e un fatturato di circa 2,35 miliardi di euro stimando per il 2016 una contrazione degli occupati del 27 percento e una perdita di fatturato del 44 percento. Secondo un rilevamento commissionato dalla Regione a Unioncamere, in regione ci sono976 imprese offshore che occupano 9.010 addetti, di questi rispettivamente il 13 percento e il 30 percento si concentrano su Ravenna. L’ipotesi della Cgil è che in caso di vittoria del sì al referendum possano chiudere 15 piattaforme entro il 2018. Le restanti 17 piattaforme fanno parte di concessioni che raggiungerano la scadenza tra il 2024 e 2027.

Quanto producono le piattaforme interessate dal referendum?
Secondo Legambiente la produzione italiana entro le 12 miglia nel 2015 è stata di 542mila tonnellate di petrolio e 1,84 miliardi di mc di gas (a Ravenna si estrae solo gas). Secondo i dati dell’associazione ambientalista l’anno scorso dal sottosuolo marino ravennate in acque territoriali sarebbero arrivati circa 670 milioni di mc, un terzo della produzione nazionale coinvolta dal referendum. Legambiente si spinge a conteggiare anche i consumi italiani: per il gas nel 2014 sono stati di 50,7 milioni di tep (milioni di tonnellate) corrispondenti a 62 miliardi di mc: la fascia costiera di 12 miglia a Ravenna quindi avrebbe contribuito al fabbisogno nazionale per l’uno percento».

È vero che le piattaforme offshore inquinano?
L’Ong ambientalista Greenpeace sostiene di sì e ha pubblicato un documento recente che si basato su dati raccolti fra il 2012 e il 2014 dall’Ispra, su commissione dell’Eni, relativi a 34 piattaforme a gas gestite dalla compagnia nell’Adriatico. Nei sedimenti marini e nelle cozze che vivono vicino alle piattaforme sono state trovate, in alcuni casi, sostanze chimiche in quantità superiori ai limiti di legge. La replica dell’Eni e delle cooperative che raccolgono le cozze dai piloni delle piattaforme intendono denunciare Greenpeace ricordando che le cozze sono sottoposte ai controlli delle Asl prima di essere messe in commercio e inoltre i limiti di legge presi a riferimento da Greenpeace valgono per le acque che distano un miglio dalla costa, mentre le piattaforme sono più lontane e sottostanno ad altre soglie.

La tragedia del Paguro però dovrebbe metterci in guardia sul rischio incidenti?
L’incendio e il crollo della piattaforma al largo di Ravenna avvenne nel 1965 ed è rimasto l’unico incidente nel mare italiano. Morirono tre persone ma l’impatto ambientale fu ridotto perché estraeva gas. 

A prescindere dal referendum, il settore come se la passa?
Occorre ricordare un dato: l’11 luglio 2008 la quotazione del petrolio toccò il massimo storico di 147,25 dollari al barile mentre le quotazioni del Brent di gennaio lo vedono precipitato a 28. In questo scenario le estrazioni di idrocarburi non sono più così convenienti e sono le stesse compagnie petrolifere che stanno bloccando gli investimenti ma a livello mondiale, dove l’incidenza delle 79 piattaforme nelle 12 miglia italiane è irrisoria.

Però sento parlare di royalties che le aziende devono pagare allo Stato. Se chiudono piattaforme si perderanno anche quelle entrate?
Chi estrae idrocarburi deve pagare imposte applicate sul valore di vendita del gas o del petrolio estratto. In Italia il 7 per cento per il gas e il 4 per il petrolio. Nel 2015 tutte le estrazioni, sia su mare che in terra, hanno prodotto un gettito da royalties pari a 352 milioni. La quota delle piattaforme entro le 12 miglia, dice il sito de L’Espresso riportando i dati del ministero dello Sviluppo, è stata di circa 38 milioni.

Quando si vota esattamente e cosa serve?
Domenica 17 aprile si vota dalle 7 alle 23. Gli elettori dovranno esibire la tessera elettorale e un documento di identificazione munito di fotografia. Nel caso la tessera elettorale non risulti più utilizzabile, per i cittadini del comune di Ravenna occorre richiederne una nuova presentando domanda all’ufficio elettorale in viale Berlinguer o in uno degli uffici decentrati delle ex circoscrizioni. Sulla tessera gli elettori troveranno indicato il numero e l’indirizzo del seggio dove recarsi a votare. L’ufficio elettorale sarà aperto sabato 16 aprile dalle 8.30 alle 18 e domenica 17 aprile dalle 7 alle 23.

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Sold-out a Ravenna per il nuovo
fenomeno del pop-rock italiano

Edoardo D’Erme viene da Latina, non ha neppure 27 anni, fa musica da quando ne ha 18 senza che se ne fosse accorto praticamente nessuno. Fino all’anno scorso, quando ha pubblicato il secondo album con il suo nome d’arte, Calcutta, e niente è stato più come prima. Ora i locali in cui suona fanno il tutto esaurito (come accadrà domani sera 16 aprile al Bronson di Madonna dell’Albero, unica data in Romagna) , le sue canzoni passano alla radio, il primo singolo ha superato la soglia del milione di visualizzazioni su Youtube. Su Facebook spopolano i meme personalizzati sulla base dei testi delle sue canzoni, parlano di lui indistintamente Jovanotti, Linus, Selvaggia Lucarelli o Pierluigi Pardo, che essendo il conduttore delle principale trasmissione calcistica di Mediaset, ha pure comprato la sciarpa di “Mainstream”, quella che campeggia sulla copertina del suo ultimo disco

E così la sciarpa di Calcutta esiste, è vera.
«Sì, ancora non credo che ne stiano producendo di false».

E come ti è venuta quella copertina?
«Quello con la sciarpa è il mio amico Gaetano (come il titolo del primo pezzo dell’album, ndr), è stata un’idea dei ragazzi di Bomba (Bomba Dischi, l’etichetta romana che ha prodotto il disco, ndr)».

Da dove nasce invece il titolo “Mainstream”, che letto oggi sembra quasi una dichiarazione d’intenti?
«Ho detto talmente tante bugie rispondendo a questa domanda, in questi mesi, che sinceramente non ricordo più la verita. Forse sono stati sempre i ragazzi di Bomba, forse invece ci ho pensato mentre stavo scrivendo i pezzi, che avevano un sapore così, un po’ più radiofonico rispetto a prima».

Ecco, parlando di musica, il tuo primo album di ormai quattro anni fa, “Forse”, è sicuramente diverso. Ma in quelle canzoni registrate male e senza alcuna voglia di essere mainstream, riascoltate oggi, mi sembra ci sia anche il Calcutta di “Mainstream”…
«Può essere, sì, ci può stare se vuoi dire che è come se gli avessi cambiato vestito…».

I pezzi del tuo ultimo disco sono nati con questa intenzione? Di cambiare pelle?
«Volevo fare appunto qualcosa di più radiofonico, ma le canzoni mi sono uscite naturali».

C’è qualcuno o qualcosa che ti ha ispirato particolarmente?
«Mentre scrivevo l’album mi sarebbe piaciuto riuscire a comporre con lo stile di Conor Oberst (il cantautore folk-rock americano del progetto Bright Eyes, ndr), un flusso unico di musica e parole, con il suo trasporto. Poi c’erano altri che mi avevano influenzato, ma me li sono dimenticati…».

I cantautori storici italiani che spesso vengono tirati in ballo per parlare del tuo ultimo album, invece? Rino Gaetano?
«Non li ho mai ascoltati tanto, in realtà. Magari un po’ Battisti…».

E la storia che saresti un fan di Cesare Cremonini? È vero che suonavi sue cover?
«Massì, lui è bravo secondo me, facevo queste serate con le basi da karaoke, un po’ tutti ubriachi, io cantavo le sue canzoni, il pubblico strillava: tutto molto divertente…».

Ma tu che hai suonato per tanti anni davanti a poco pubblico, com’è oggi fare concerti in locali sold out, davanti a mille persone?
«Figo, sì è figo. Certo, anche più stancante. Io pensavo di fare un tour solo con tastiere e invece abbiamo messo su una band per cercare di riempire lo spazio di questi palchi improvvisamente grandi, senza troppo tempo per organizzarci».

Ti aspettavi questo successo?
«No».

Ora, oltre che amato, sei però anche odiato, come capita spesso a chi ha anche solo qualche minima forma di successo nella scena indipendente italiana…
«C’è perfino chi mi amava perdutamente e poi dopo un paio di settimane ha iniziato a odiarmi. Per alcuni rappresento davvero tutto il male del mondo. Un musicista, anche piuttosto famoso, non ricordo il nome però, ha invitato su Facebook ad ascoltare George Harrison, non “quella merda di Calcutta”. Cioè, non ti fa ridere? Che c’entra George Harrison? Comunque l’importante è non prendersela, che altrimenti fai il gioco loro. Fortunatamente io non riesco a prendere sul serio quello che faccio, cioè suonare, che altrimenti poi si distorcerebbe la realtà».

Qual è invece la realtà che racconti nelle tue canzoni?
«Mah, i testi nascono a caso, sulla base dei cazzi miei, le persone coinvolte si contano su tre dita, cerco di usare un linguaggio molto confidenziale. Stop. Ho letto che i critici hanno scritto di testi generazionali, che parlano a tutti, non saprei. Certe volte quando mi intervistano sulle interpretazioni dei miei testi mi verrebbe da buttare giù il telefono, non immagini la rottura di coglioni…».

Almeno però fammi domandare se ti interessa la politica: nei testi te la prendi con alcuni santini della sinistra come Celestini, e poi parli di svastiche, di campi rom in fiamme…
«No, non mi interessa. Quelle cose le ho scritte perché la mia ex fidanzata era di quella sinistra radical chic, “ma era solo per litigare” (ride, avendo volutamente citato un passaggio della sua canzone, “Gaetano”, ndr), una sorta di gioco…».

Lo sai che ora comporre il tuo prossimo disco sarà molto, ma molto, complicato con tutta l’attenzione che hai addoso? Ci hai mai pensato? Ci stai già lavorando?
«Ogni tanto sì, ci ho pensato. Sarà più difficile ma non impossibile, dai. Sono anche un po’ più incentivato. Poi quando ci penso mi dico anche che al massimo la cosa più brutta che potrebbe succedere è che potrebbe fare schifo alla gente. Me ne farei una ragione…».

Si svegliano tra le fiamme in casa La madre esce, i figli soccorsi dai vicini

Immediato intervento anche di due carabinieri di passaggio alla fine del turno notturno

Risveglio traumatico per una madre e due figli stamani ad Alfonsine: le stanze della loro abitazione in via Gessi erano invase dal fumo di un incendio che era scaturito in casa partendo probabilmente dal cortocircuito di un elettrodomestico. La donna è riuscita a raggiungere l’esterno da sola mentre i vicini di casa hanno aiutato i figli. Stanno tutti bene anche se sono stati ricoverati in ospedale per aver inalato fumo e per ulteriori accertamenti.

L’episodio è avvenuto attorno alle 6. I vicini, forse allertati dalla puzza o dal fumo, sono accorsi vedendo che la signora presente in casa era già fuori, anche se molto preoccupata perché i figli erano ancora dentro durante le prime fasi dell’incendio. Sono stati gli stessi vicini poi a mettere al riparo i due piccoli. In quel momento si trovavano a passare anche due militari della stazione carabinieri di Alfonsine che avevano appena terminato il servizio notturno; anche loro si sono immediatamente prodigati per domare l’incendio, uno di loro è corso a casa per recuperare un estintore ma l’incendio ormai aveva assunto dimensioni tali da non poter essere gestito se non con l’ausilio dei vigili del fuoco. I carabinieri hanno recintato l’area dell’abitazione e fatto evacuare i residenti della zona.

Turismo, porto, sociale, edilizia Le ricette del candidato De Pascale

Il segretario Pd in corsa per il dopo Matteucci provando
a cambiare rotta: «Trasparenza e merito i criteri guida»

Trasparenza e merito. I cittadini devono sapere e poter valutare la qualità dell’offerta. Si riassume così la risposta che il candidato sindaco del Pd e di altre liste di centrosinistra, Michele De Pascale, ha dato sulla polemica che sta infuriando in questi giorni, sollevata in particolare da La Pigna e, prima, dagli organizzatori del festival Komikazen, sui presunti favoritismi ricevuti dai compagni delle assessore Bakkali e Morigi in termini di convenzioni e sovvenzioni culturali. È stato questo solo uno dei temi toccati davanti alla nutrita platea del Mariani Lifestyle dove si è svolto il terzo incontro pubblico della redazione di R&D con i candidati sindaci di Ravenna.

La domanda per la verità riguardava più in generale l’eventuale necessità di codici etici nuovi per regolare i rapporti tra un’amministrazione comunale e chi con quell’amministrazione intrattiene rapporti di tipo anche economico e la risposta di De Pascale è stata appunto: «Le regole ci sono. Credo debbano valere sopra ogni cosa la massima trasparenza degli atti e il merito delle decisioni su cui i cittadini possono poi valutare». Il tutto rivendicando il lavoro svolto in questi anni sul piano culturale ma annunciando anche la necessità di cambiare senza escludere un “turn over” dei soggetti finanziati.

Molti invece i punti su cui più o meno esplicitamente ha evidenziato la necessità di un cambiamento di rotta rispetto alla giunta uscente targata Fabrizio Matteucci. Primo fra tutti il tema a De Pascale più congeniale, quello dello sviluppo turistico. «Il turismo è l’attività economica più bella perché porta ricchezza e migliora anche la qualità della vita dei residenti». Ecco allora la proposta di un calendario di eventi già per il prossimo Natale in grado di riempire la città e richiamare visitatori: Ravenna non deve conoscere stagionalità (e non è mancata una stoccata sull’errore di aver chiuso anticipatamente la tomba di Dante la vigilia di Pasqua).

Eventi dunque sempre, e soprattutto nella nuova piazza Kennedy pedonale dove, a differenza di Matteucci, De Pascale non sembra voler investire risorse pubbliche per valorizzare reperti che la sovrintendenza reputa di scarso valore, sottraendone magari ad altri siti. «Non siamo tutti archeologi, ascolteremo il parere degli esperti». E i lidi? Oltre a un leit motiv che ci accompagna per la verità da anni – «Ogni lido deve avere una sua vocazione» – anche idee più concrete compresa una struttura fissa per grandi eventi sportivi a Marina. Marina come capitale del turismo sportivo da spiaggia e anche del divertimento, con la convinzione che gli sportivi apprezzino maggiormente un divertimento sano. Una località intergenerazionale dove sviluppare strutture per il turismo all’aria aperta, troppo spesso snobbato da queste parti. Case mobili, strutture leggere e non impattanti per resort in mezzo alla natura senza consumare suolo.

Di consumo di suolo si è parlato anche sul tema dell’edilizia popolare e sociale da rilanciare e aumentare cominciando proprio dall’acquisto di appartamenti invenduti e dalle caratteristiche ormai obsolete in termini di risparmio energetico per risolvere il problema dell’invenduto e insieme dare risposte in termini abitativi. Insomma, la parola d’ordine deve essere rigenerazione e non più consumo di territorio per il residenziale, l’unica eccezione ammessa saranno eventuali investimenti produttivi. E anzi, grazie alla nuova legge regionale in termini di urbanistica, De Pascale non ha escluso l’ipotesi che possano addirittura ridursi i volumi per progetti già approvati come gli ampliamenti di centri commerciali e di lottizzazioni residenziali già approvati. «La nuova legge prevede un tempo massimo entro cui i privati possono realizzare i progetti, scaduto quel tempo, se il progetto non è stato realizzato, si possono rivedere i volumi».

Perché il tema resta: può una città come Ravenna reggere ampliamenti di centri commerciali di quelle dimensioni e intanto immaginare, come ha fatto De Pascale, un centro storico che si amplia fino al ponte mobile includendo un’eventuale Darsena riqualificata? «Ravenna deve rivolgersi a una platea di un milione di abitanti, è la capitale naturale della Romagna, mi dispiace per le altre». E dunque, una Darsena riqualificata grazie anche a una riduzione degli extraoneri per chi deve investire, a un’eventuale bonifica del canale in cui dovrebbe essere coinvolta Hera, tante attività temporanee da incentivare insieme all’idea, di recente un po’ tramontata, ma molto in auge anni fa, di un collegamento con il centro. Spostando la stazione? Qui la ricetta ancora non è delineata. «Certo una stazione passeggeri in una città come Ravenna deve essere in centro, mentre in centro non devono più passare le merci. Le ipotesi sono diverse, ci sono anche molte tesi di studenti ravennati da cui prendere spunti interessanti. Andrà tutto valutato con Rfi».

Invece una ricetta più dettagliata De Pascale la propone per quella che ha ammesso essere stata una sconfitta degli ultimi anni, dividendo equamente le responsabilità tra i due soggetti protagonisti: Comune e Autorità Portuale. Si parla ovviamente del mancato escavo dei fondali del Candiano. «Il Comune ha delegato troppo. Deve essere il Comune che decide se è il caso di procedere con espropri delle aree o con le casse a mare». Progetto quest’ultimo che anche De Pascale avrebbe bocciato. Ecco invece la sua ricetta: dobbiamo scavare tutta l’asta per arrivare a 12,5 metri. Si stima che saranno da collocare 5 milioni di metri cubi di materiale che «secondo me può andare così suddiviso: due milioni a mare, un milione per aree della logistica effettivamente utili (non insomma delle dimensioni dell’ormai celebre Progettone, ndr) e per gli ultimi 2 milioni immagino un bando per un impianto di trattamento del sedime. Già era stato immaginato da Autorità Portuale ma di piccole dimensioni, credo che invece dovremmo pensare a qualcosa di più grande. La formula? Vediamo, magari in project financing».

Ma non si è parlato solo di economia, durante la sera. Ampio spazio ha avuto il tema del sociale rispetto al quale De Pascale ha ribadito l’intenzione di immaginare un contributo in base all’Isee per servizi oggi non a pagamento, come quelli per i disabili. Mentre non si andrà, ha assicurato, in questa direzione per quanto riguarda le scuole materne comunali, come invece altrove in Regione si sta pensando di fare. «Credo anzi che sia necessario pensare ad alleggerire il peso sulle giovani famiglie con bambini piccoli rispetto ai costi dei nidi». Il reddito minimo comunale proposto da altre liste, come Ravenna in Comune e da Michela Guerra? «Non sono contrario a priori a misure di questo tipo, per quanto abbiano anche controindicazioni e rischi di abuso. Ma credo non possano essere lasciate all’iniziativa dei Comuni: un disoccupato ravennate avrebbe un reddito minimo e uno di Bagnacavallo no? Rischieremmo una sorta di turismo sociale. Il comune fa già tanto in termini di sostegno alla famiglie con vari fondi…». E annuncia anche che risorse aggiuntive per i servizi sociali non ce ne saranno a breve, la vera novità resta dunque il ritorno in capo al Comune dei servizi tolti all’Asp: «Una mia idea non di oggi. Magari si può pensare a una gestione all’interno di un’Unione dei comuni». Alla domanda se non sarebbe di nuovo una cessione di potere del Comune a un ente superiore, De Pascale difende il modello di organizzazione politica: «Non si tratterebbe di un’azienda come è oggi ma solo di una gestione comune a cui partecipano gli assessori delle Amministrazioni coinvolte che riferiscono poi alle rispettive amministrazioni». Discorso da politico navigato, come del resto è De Pascale, nonostante i 31 anni.

E da politico un po’ della vecchia scuola e, almeno in questo, in totale continuità con Matteucci, ci dice in chiusura che la sua giunta arriverà solo dopo le elezioni, in base anche a come andrà il voto. In effetti se si presentasse anche l’Idv a sostenerlo ci sarebbero addirittura sette simboli, la metà di quelli che a oggi è ragionevole pensare saranno sulla scheda elettorale. Un vero record. Chissà se lo sarà anche in termini di consensi.

Panama Papers e paradisi fiscali: anche due imprenditori di Ravenna nella lista

Sono tra i coinvolti nell’elenco pubblicato dal settimanale L’Espresso

Ci sono anche due ravennati nell’elenco degli italiani coinvolti nel caso Panama Papers. Si tratta degli imprenditori del settore ittico Davide Lorenzini e Mario Zavoli. Sono finiti nel secondo elenco di 100 nomi di italiani pubblicato dal settimanale L’Espresso in edicola oggi, venerdì 15 aprile.

Si tratta, come noto, dei documenti appartenenti al quarto studio legale al mondo specializzato in operazioni offshore – il panamense Mossack Fonseca – pubblicati grazie a una gigantesca indagine giornalistica e che testimoniano i meccanismi messi in atto da clienti di tutto il mondo per creare società in paradisi fiscali.

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