sabato
09 Maggio 2026

«Innocente o colpevole? Non lo chiedo mai se difendo un accusato di omicidio»

Nel 1982 il primo caso di omicidio seguito dall’avvocato Benini Regola uno: «Mai rispondere a domande prima di leggere gli atti»

«Innocente o colpevole? Non lo voglio sapere e non lo chiedo, anche perché in genere nemmeno all’avvocato dicono la verità». Ecco la prima regola per difendere un presunto assassino di fronte alla giustizia, parola di avvocato. Carlo Benini ne ha visti parecchi di processi per omicidio in quarant’anni di carriera. Il primo è quello che non si scorda mai: «Inizio degli anni Ottanta, ero giovane. Un caso particolare, con molti colpi di scena». Il legale prese la difesa di Elio Baruzzi, nel 1982 accusato di uxoricidio dal figlio Mauro: la moglie Antonia Brunetti era scomparsa dal 1980. Assoluzione in primo grado, 18 anni in Appello, annullamento in Cassazione poi nel 1992 nell’Appello bis la conclusione: 12 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale.

«In quel caso avevo la sensazione che fosse innocente ma i processi si fanno sulle carte, quelle sono l’unica cosa che conta per difendere qualunque indagato, per questo non voglio farmi influenzare chiedendo all’indagato se è innocente o colpevole». Da cui anche il primo consiglio che Benini dà sempre agli assistiti: «Mai rispondere a nessuna domanda prima di aver visto i documenti dell’accusa. Da quelli si può capire come muoversi». La strada da imboccare è un bivio fondamentale: «La scelta di quale rito seguire è una discriminante importante, può incidere molto sull’esito del processo. In questo l’avvocato ha una grande responsabilità che con i vecchi codici non aveva perché non c’erano alternative».

Il peso maggiore delle responsabilità dell’avvocato non è l’unico cambiamento sostanziale per chi affronta un processo per omicidio: le nuove tecniche di indagine «che avrebbero fatto chiarezza in molti casi del passato anche se penso si possano ridurre a due o tre quelli su cui mi rimane qualche dubbio rispetto all’esito processuale». Aumentano gli strumenti a favore dell’accusa ma anche a disposizione della difesa. Con una condizione necessaria: «La disponibilità economica per sostenere indagini difensive. Ma devo dire che ho sempre trovato pubblici ministeri disposti a fare approfondimenti». Anche senza indagini aggiuntive, la difesa ha comunque un costo importante: «Affrontare un procedimento che arrivi fino alla Cassazione può costare molto, è vero, ma anche poco: sono un libero professionista e per prima cosa sono libero di non accettare un caso, poi sono libero di decidere di fare una difesa gratuita se vedo che siamo di fronte a una palese ingiustizia e l’ho già fatto».

Ma quando si esce dallo studio o dall’aula di tribunale, cosa ci si porta a casa? «Bisogna ricordare che in carcere c’è gente che soffre anche se magari ha fatto soffrire altre persone. Nel momento in cui non mi darà più fastidio il rumore delle manette cambierò mestiere e andrò a fare i decreti ingiuntivi».

L’inedita sfida elettorale per la cultura Ra in Comune: «Sistema da ripensare»

La lista di sinistra lancia la campagna ricordando le occasioni perse
e il Cinemacity… Ma gli operatori ravennati sono destinati a dividersi

Recuperare luoghi, creare spazi, immaginare eventi al di fuori dell’esistente perché non solo con la cultura «si mangia» ma senza cultura «si muore». Ne sono convinti a Ravenna in Comune, il soggetto politico di sinistra che candida Raffaella Sutter a sindaco e tiene insieme varie realtà politiche e associative e singoli aderenti e che ha lanciato la propria campagna elettorale partendo proprio dal tema cultura.

Non a caso i manifesti che campeggiano per la città partono tutti dai mosaici di Ravenna e non a caso lunedì 25 gennaio il primo incontro pubblico a Ravenna era proprio incentrato sul tema della cultura. In un caffè del Teatro stipato di pubblico, tra gli aspetti messi in rilievo dalla candidata Sutter in particolare la necessità di recuperare spazi, le occasioni perse con un edificio come l’ex Macello, tra i pochi che non sono stati oggetto di riqualificazione, perché ceduto dal pubblico al privato e da allora lasciato praticamente in stato di abbandono. E il dito è puntato anche sul caso del Mulino Lovatelli, anch’esso venduto al privato per farne appartamenti o spazi residenziali. E di occasioni perse in questi anni ha parlato anche Elettra Stamboulis, che ha espresso pubblicamente l’appoggio incondizionato a Sutter, raccontando di come il Comune di Ravenna si sia lasciato sfuggire l’occasione di ospitare il festival della rivista Internazionale che oggi fa il tutto esaurito a Ferrara.

Tra chi ha messo la faccia per supportare Sutter anche Gerardo Lamattina, videoartista, che ha puntato il dito sulla mediocrità diffusa e l’incapacità di fare scelte coraggiose che ormai permea il sistema culturale cittadino. E anche sulla necessità di cambiare il profilo di chi decide in ambito politico («Cassani? Bravo amministratore, ma un amministratore. Abbiamo bisogno di ritrovare la capacità di sognare», ha detto, dopo aver lasciato intendere come l’attuale assessore sia stata scelta rispondendo anche all’esigenza di non far appunto ombra allo stesso Cassani, ex assessore e ancora oggi nello staff del sindaco dove è stato responsabile della Candidatura a Ravenna 2019 e della Capitale italiana della cultura 2015).

Un sistema culturale, dunque, che è diventato, dicono dal tavolo, mediocre, una paccottiglia dove nuove eccellenze faticano a emergere e che se ha avuto meriti in passato oggi va comunque ripensato, rilanciato, con nuove idee e un nuova capacità di sognare in grande.

E se nel bel video proiettato Riccardo Testardi, della Compagnie delle biglie, sogna un festival legato al gioco e una ludoteca come punto di incontro, Lamattina punta il dito contro il modello “Cinemacity” e la bruttezza diffusa della periferia di Ravenna.  Stamboulis invece immagina un museo diffuso della Resistenza sul modello di Torino invece di Byron in via Cavour e le scuole aperte anche dopo le 16.30, per ampliare l’offerta culturale a disposizione dei ragazzi, e una nuova centralità dell’accademia per quanto, dice, “l’invenzione del mosaico” non possa più bastare.

A dare la cornice più filosofica all’incontro ci ha pensato lo scrittore Tahar Lamri che ha parlato della cultura come necessità, di una cultura che deve attraversare e mescolare i linguaggi e che quando si riduce allo spettacolo teatrale o al grande concerto rischia paradossalmente di diventare elemento di intimidazione e separazione. Di una necessità di cambiare la fruizione del patrimonio monumentale cittadino innanzitutto da parte dei ravennati costretti, per goderne, a trasformarsi essi stessi in turisti. Turisti, quelli veri, che peraltro sono in netta flessione.

L’argomento è vasto e molto alto il rischio di parlare per sistemi astratti, anche se ciò che hanno tenuto a sottolineare quasi tutti i “testimonial” (tra cui anche i fotografi Emiliano Biondelli e Luca Gambi) Sutter è nota in città per essere riuscita a rendere possibili o facilitare diverse esperienze culturali in veste di dirigente alle politiche giovanili o all’immigrazione.

Vero è che forse mai come in queste elezioni il mondo della cultura cittadino che spesso per contenuti e sensibilità, anche senza dichiarazioni pubbliche, ha rivelato simpatie di sinistra sarà destinato a dividersi tra Pd (tra le riconferme per la candidatura in consiglio comunale ci dovrebbe essere naturalmente quella di Fabio Sbaraglia, operatore culturale e presidente in carica della Commissione cultura), la lista di sinistra che sta per nascere in appoggio al Pd (basti dire che tra i firmatari e coloro che l’hanno incoraggiata ci sono Marco Martinelli e Luigi Dadina del teatro delle Albe) e appunto Ravenna in Comune.

In quanti si esporranno oltre a coloro che hanno già preso posizione? In tanti, a Ravenna in Comune e negli altri ambienti dell’opposizione (tra cui La Pigna) spiegano come ci sia chi tema di esporsi per ragioni di opportunità. Ma la vera domanda da porsi è forse quanti di questi possano davvero esercitare un ruolo e influenzare eventuali altri elettori alle amministrative del prossimo giugno.

L’inedita sfida elettorale per la cultura Ra in Comune: «Sistema da ripensare»

La lista di sinistra lancia la campagna ricordando le occasioni perse
e il Cinemacity… Ma gli operatori ravennati sono destinati a dividersi

Recuperare luoghi, creare spazi, immaginare eventi al di fuori dell’esistente perché non solo con la cultura «si mangia» ma senza cultura «si muore». Ne sono convinti a Ravenna in Comune, il soggetto politico di sinistra che candida Raffaella Sutter a sindaco e tiene insieme varie realtà politiche e associative e singoli aderenti e che ha lanciato la propria campagna elettorale partendo proprio dal tema cultura.

Non a caso i manifesti che campeggiano per la città partono tutti dai mosaici di Ravenna e non a caso lunedì 25 gennaio il primo incontro pubblico a Ravenna era proprio incentrato sul tema della cultura. In un caffè del Teatro stipato di pubblico, tra gli aspetti messi in rilievo dalla candidata Sutter in particolare la necessità di recuperare spazi, le occasioni perse con un edificio come l’ex Macello, tra i pochi che non sono stati oggetto di riqualificazione, perché ceduto dal pubblico al privato e da allora lasciato praticamente in stato di abbandono. E il dito è puntato anche sul caso del Mulino Lovatelli, anch’esso venduto al privato per farne appartamenti o spazi residenziali. E di occasioni perse in questi anni ha parlato anche Elettra Stamboulis, che ha espresso pubblicamente l’appoggio incondizionato a Sutter, raccontando di come il Comune di Ravenna si sia lasciato sfuggire l’occasione di ospitare il festival della rivista Internazionale che oggi fa il tutto esaurito a Ferrara.

Tra chi ha messo la faccia per supportare Sutter anche Gerardo Lamattina, videoartista, che ha puntato il dito sulla mediocrità diffusa e l’incapacità di fare scelte coraggiose che ormai permea il sistema culturale cittadino. E anche sulla necessità di cambiare il profilo di chi decide in ambito politico («Cassani? Bravo amministratore, ma un amministratore. Abbiamo bisogno di ritrovare la capacità di sognare», ha detto, dopo aver lasciato intendere come l’attuale assessore sia stata scelta rispondendo anche all’esigenza di non far appunto ombra allo stesso Cassani, ex assessore e ancora oggi nello staff del sindaco dove è stato responsabile della Candidatura a Ravenna 2019 e della Capitale italiana della cultura 2015).

Un sistema culturale, dunque, che è diventato, dicono dal tavolo, mediocre, una paccottiglia dove nuove eccellenze faticano a emergere e che se ha avuto meriti in passato oggi va comunque ripensato, rilanciato, con nuove idee e un nuova capacità di sognare in grande.

E se nel bel video proiettato Riccardo Testardi, della Compagnie delle biglie, sogna un festival legato al gioco e una ludoteca come punto di incontro, Lamattina punta il dito contro il modello “Cinemacity” e la bruttezza diffusa della periferia di Ravenna.  Stamboulis invece immagina un museo diffuso della Resistenza sul modello di Torino invece di Byron in via Cavour e le scuole aperte anche dopo le 16.30, per ampliare l’offerta culturale a disposizione dei ragazzi, e una nuova centralità dell’accademia per quanto, dice, “l’invenzione del mosaico” non possa più bastare.

A dare la cornice più filosofica all’incontro ci ha pensato lo scrittore Tahar Lamri che ha parlato della cultura come necessità, di una cultura che deve attraversare e mescolare i linguaggi e che quando si riduce allo spettacolo teatrale o al grande concerto rischia paradossalmente di diventare elemento di intimidazione e separazione. Di una necessità di cambiare la fruizione del patrimonio monumentale cittadino innanzitutto da parte dei ravennati costretti, per goderne, a trasformarsi essi stessi in turisti. Turisti, quelli veri, che peraltro sono in netta flessione.

L’argomento è vasto e molto alto il rischio di parlare per sistemi astratti, anche se ciò che hanno tenuto a sottolineare quasi tutti i “testimonial” (tra cui anche i fotografi Emiliano Biondelli e Luca Gambi) Sutter è nota in città per essere riuscita a rendere possibili o facilitare diverse esperienze culturali in veste di dirigente alle politiche giovanili o all’immigrazione.

Vero è che forse mai come in queste elezioni il mondo della cultura cittadino che spesso per contenuti e sensibilità, anche senza dichiarazioni pubbliche, ha rivelato simpatie di sinistra sarà destinato a dividersi tra Pd (tra le riconferme per la candidatura in consiglio comunale ci dovrebbe essere naturalmente quella di Fabio Sbaraglia, operatore culturale e presidente in carica della Commissione cultura), la lista di sinistra che sta per nascere in appoggio al Pd (basti dire che tra i firmatari e coloro che l’hanno incoraggiata ci sono Marco Martinelli e Luigi Dadina del teatro delle Albe) e appunto Ravenna in Comune.

In quanti si esporranno oltre a coloro che hanno già preso posizione? In tanti, a Ravenna in Comune e negli altri ambienti dell’opposizione (tra cui La Pigna) spiegano come ci sia chi tema di esporsi per ragioni di opportunità. Ma la vera domanda da porsi è forse quanti di questi possano davvero esercitare un ruolo e influenzare eventuali altri elettori alle amministrative del prossimo giugno.

«L’ora alternativa alla religione a scuola è un diritto per tutti»

L’unione degli atei e degli agnostici ricorda le scadenze e gli obblighi delle scuole: «Devono garantire i docenti per legge»

Fino al 22 febbraio sono aperte le iscrizioni in tutte le scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2016/2017. In tale circostanza si dovrà comunicare alla segreteria della propria scuola, e comunque anche in futuro nel mese di febbraio di ogni anno, se accettare l’insegnamento della religione cattolica (Irc) oppure avvalersi della cosiddetta ora alternativa. In quest’ultimo caso sono previste attività didattico formative di gruppo, oppure attività individuali con un docente. I Dirigenti scolastici sono obbligati per legge a garantire un insegnante di ora alternativa anche ad un solo studente – sottolinea in una nota il circolo ravennate della Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) – «così come la stessa garanzia viene offerta a chi frequenta l’ora di religione».

Inoltre – sottolineano gli atei – esiste un preciso impegno da parte del Ministero delle’Economia e delle Finanze per un apposito capitolo di spesa cui accedere per i fondi necessari a tale scopo.

La Uaar di Ravenna è disponibile a fornire ulteriori informazioni e chiarimenti in merito, scrivendo a: ravenna@uaar.it oppure collegandosi al sito: http://www.uaar.it/uaar/campagne/progetto-ora-alternativa/faq/

«Scegliere l’ora alternativa è un diritto, non una concessione – termina la nota –. Sta a noi rivendicarlo».

Omicidi, dal sopralluogo all’autopsia Così il dottore fa parlare i morti

Il medico legale: «Scordatevi i miracoli che vedete nelle serie tv. Il Dna è uno strumento potente per le indagini ma gli errori esistono»

Un termometro nel retto del cadavere, «nella parte più nascosta ai raggi solari…». Così si comincia un corretto sopralluogo sulla scena di un omicidio. E così ha fatto lei, nei tanti casi affrontati in oltre vent’anni di professione da medico legale sul territorio provinciale e non solo: «La rilevazione della temperatura corporea – dice la dottoressa che preferisce restare anonima – è un dato fondamentale per avvicinarsi a stabilire l’orario del decesso ma avremo sempre un intervallo di tempo, scordatevi Csi che fissa la morte alle 10.02 precise».

Partiamo con le critiche alle serie tv che celebrano la categoria?
«Raccontano sciocchezze e la gente comune poi si aspetta i miracoli da noi».

Niente miracoli, annotato. Allora cosa fate?
«Siamo liberi professionisti a disposizione per sopralluoghi sia diurni che notturni in occasione di rinvenimenti di cadaveri sulle cui cause di morte non ci sia chiarezza immediata».

Il medico legale si presenta sulla scena del crimine e…
«Prima di dedicarsi alla scena va fatta la registrazione delle temperature corporea e ambientale. Esiste una formula che associando queste misurazioni al peso della vittima può indicare l’orario di morte approssimativo. Ma dopo le 12 ore la precisione cala molto».

Come ci si muove sulla scena?
«Cristallizzare tutto è l’espressione che si usa, evitando contaminazioni nella raccolta dei reperti. Il medico lavora a stretto contatto con la scientifica e la polizia giudiziaria. Guarda tutto l’ambiente, anche le cose che sembrano stupide come lo stato delle porte per capire se erano chiuse o aperte. Poi si torna al cadavere».

Da dove si comincia?
«L’esame esterno in molti casi è più importante di quell’interno. Sul posto si fa solo l’indispensabile che occorre fare prima possibile. Il resto si fa in obitorio dove si può spogliare il corpo e la luce è migliore. Sulla scena si cerca di capire se è stato spostato: dopo la morte il sangue si ferma perché finisce l’effetto pompa del cuore e si deposita sul fondo dei vasi e poi entra nei tessuti evidenziando macchie rosse, quella che si chiama ipostasi da reflessione. Se questi segni sono sia davanti che dietro allora è stato girato».

Quali parti del corpo possono parlare al medico legale?
«I distretti da esaminare sono sostanzialmente due: il tronco e il capo. Poi tra questi due c’è un segmento molto importante che è il collo e va guardato nell’immediatezza anche se possono esserci dei piccoli segni che si vedono male subito ma diventano più visibili dopo qualche ora, i lembetti cutanei da escoriazioni si notano meglio quando evapora l’acqua dai tessuti corporei e ci possono dire se c’è stato lo sfregamento di qualcosa, magari una corda…».

E le mani?
«La causa di morte non starà certo lì ma le mani dicono se c’è stato contatto con l’assassino, se ci sono le caratteristiche lesioni da difesa di chi porta le mani avanti per proteggersi da coltellate con ferite sul dorso o tagli profondi al palmo se si cerca di afferrare la lama. Poi eventuali segni di costrizione a polsi e caviglie indicano che potrebbero essere state legate».

Fatto l’indispensabile arriverà il momento dell’autopsia giudiziaria…
«Andrebbe fatta anche questa prima possibile. È il naturale completamento verso l’interno dell’esame cominciato all’esterno. Ci consente di vedere lo stato degli organi. E si prelevano i liquidi corporei per le analisi».

È a questo punto che entra in gioco il Dna?
«Il Dna è roba da genetica forense, non spetta al medico legale. Se ne occupano i laboratori dei Ris o magari un istituto all’interno di una università: il medico legale preleva campioni che invia e il genetista ricava un profilo genetico da comparare con quello di un eventuale sospettato. Un esempio: il medico taglia le unghie del cadavere da inviare al laboratorio per rintracciare Dna estraneo».

Si risolve tutto con il Dna?
«La genetica ha fatto un grosso balzo in avanti. Però bisona maneggiare con cura il Dna. E se manca un sospetto per la comparazione diventa inutile. Senza dimenticare che le macchine non fanno tutto da sole: dietro c’è sempre l’uomo e l’errore dell’uomo esiste sempre». Andrea Alberizia

Escono dalla disco e tentano di rubare quattro casse di birra al supermercato

Arrestati due ventenni di Rimini, trovati anche con della droga in casa

Usciti da una discoteca di Pinarella, intorno alle 4.30, hanno ben pensato di prendere qualcosa da bere dal vicino supermercato, naturalmente a quell’ora di notte chiuso. Così, una coppia di ventenni di Rimini, entrambi gravati da alcuni precedenti, ha scavalcato la recinzione del Conad prendendo dal magazzino quattro casse di birra. Il supermercato, però, alla luce di una serie di furti notturni, è dotato di un sistema di allarme che ha portato in pochi minuti sul posto una guardia giurata, che a sua volta ha contattato i carabinieri.

I due giovani ladri sono stati bloccati ancora all’interno del Conad. In seguito, a casa della ragazza è stato trovato mezzo grammo di metanfetamina mentre in quella del ragazzo una pianta di marijuana e due bilancini di precisione. I due – arrestati per il furto – sono stati quindi segnalati alla prefettura anche per la violazione amministrativa in materia di stupefacenti.

Gli Europei di calcio femminile Under 17 tra Ravenna, Cervia e San Zaccaria

In marzo la fase Elite della competizione targata Uefa

La Romagna torna ad accogliere il calcio femminile azzurro con un calendario di gare ed eventi che interesseranno diverse aree del territorio per culminare con la disputa, dal 13 al 20 marzo, della Fase Elite del Campionato Europeo Uefa Under 17 Femminile.

Il calendario è stato illustrato a Milano Marittima. «La Romagna – ha dichiarato il Responsabile Organizzativo delle squadre nazionali Giorgio Bottaro – è una collocazione ideale sia per la qualità degli impianti presenti sia per il rapporto di collaborazione ottimale con gli enti locali e con le strutture alberghiere e sportive. Vogliamo trasmettere ai giovani le emozioni, gli ideali ed i valori azzurri».

Accompagnata dal capitano Beatrice Merlo, dal portiere Nicole Lauria, dal difensore Erika Santoro, dai centrocampisti Benedetta Brignoli e Maddalena Porcarelli e dall’attaccante Linda Casadio, tutte giovani promesse del vivaio romagnolo, il tecnico Rita Guarino ha chiamato a raccolta i tifosi: «Vogliamo portare allo stadio tantissime persone. Ci teniamo ad arrivare alla fase finale dell’Europeo, ci aspettano partite di altissimo livello e per questo motivo abbiamo bisogno del sostegno di tutti».

Il percorso di avvicinamento al torneo internazionale che vedrà le Azzurrine, vincitrici a punteggio pieno della Fase preliminare, opposte a Grecia (15 marzo al Benelli di Ravenna), Olanda (17 marzo al Todoli di Cervia) e Finlandia (20 marzo di nuovo a Ravenna) nella corsa alla qualificazione per la Fase Finale, sarà articolato nell’arco dei prossimi due mesi.

La squadra si è radunata lunedì a Milano Marittima per un primo stage di preparazione nel corso del quale disputerà due test amichevoli a San Zaccaria contro la formazione locale (oggi – martedì – alle 14.30), e quindi a Cervia con la Riviera di Romagna (giovedì alle 14.30). A febbraio la prima prova generale del torneo europeo: le Azzurrine sosterranno una doppia amichevole contro le pari età della Norvegia martedì 9 a San Zaccaria (ore 15) e giovedì 11 a Castiglione di Ravenna (ore 11).

Poi la fase Elite degli Europei con anche il campo di San Zaccaria che ospiterà due partite: Finlandia-Grecia e Olanda-Grecia. Completa il quadro Finlandia-Olanda che aprirà la manifestazione la mattina del 15 marzo a Cervia.

Gli Europei di calcio femminile Under 17 tra Ravenna, Cervia e San Zaccaria

In marzo la fase Elite della competizione targata Uefa

La Romagna torna ad accogliere il calcio femminile azzurro con un calendario di gare ed eventi che interesseranno diverse aree del territorio per culminare con la disputa, dal 13 al 20 marzo, della Fase Elite del Campionato Europeo Uefa Under 17 Femminile.

Il calendario è stato illustrato a Milano Marittima. «La Romagna – ha dichiarato il Responsabile Organizzativo delle squadre nazionali Giorgio Bottaro – è una collocazione ideale sia per la qualità degli impianti presenti sia per il rapporto di collaborazione ottimale con gli enti locali e con le strutture alberghiere e sportive. Vogliamo trasmettere ai giovani le emozioni, gli ideali ed i valori azzurri».

Accompagnata dal capitano Beatrice Merlo, dal portiere Nicole Lauria, dal difensore Erika Santoro, dai centrocampisti Benedetta Brignoli e Maddalena Porcarelli e dall’attaccante Linda Casadio, tutte giovani promesse del vivaio romagnolo, il tecnico Rita Guarino ha chiamato a raccolta i tifosi: «Vogliamo portare allo stadio tantissime persone. Ci teniamo ad arrivare alla fase finale dell’Europeo, ci aspettano partite di altissimo livello e per questo motivo abbiamo bisogno del sostegno di tutti».

Il percorso di avvicinamento al torneo internazionale che vedrà le Azzurrine, vincitrici a punteggio pieno della Fase preliminare, opposte a Grecia (15 marzo al Benelli di Ravenna), Olanda (17 marzo al Todoli di Cervia) e Finlandia (20 marzo di nuovo a Ravenna) nella corsa alla qualificazione per la Fase Finale, sarà articolato nell’arco dei prossimi due mesi.

La squadra si è radunata lunedì a Milano Marittima per un primo stage di preparazione nel corso del quale disputerà due test amichevoli a San Zaccaria contro la formazione locale (oggi – martedì – alle 14.30), e quindi a Cervia con la Riviera di Romagna (giovedì alle 14.30). A febbraio la prima prova generale del torneo europeo: le Azzurrine sosterranno una doppia amichevole contro le pari età della Norvegia martedì 9 a San Zaccaria (ore 15) e giovedì 11 a Castiglione di Ravenna (ore 11).

Poi la fase Elite degli Europei con anche il campo di San Zaccaria che ospiterà due partite: Finlandia-Grecia e Olanda-Grecia. Completa il quadro Finlandia-Olanda che aprirà la manifestazione la mattina del 15 marzo a Cervia.

Traffici porto: in crescita per il quarto anno di fila. E nei container è record

In totale movimentati 24,7 milioni di tonnellate e 244mila teu
Di Marco (Ap): «Presentati i tre progetti per i lavori di dragaggio»

Il 2015 è il quarto anno consecutivo in cui il porto di Ravenna registra traffici in aumento rispetto all’anno precedente e segna il nuovo record ravennate nei container. È il riassunto fatto dall’Autorità portuale a corredo dei dati di dicembre che consentono il bilancio consuntivo dei traffici. «Non posso che esprimere grande soddisfazione – di Galliano Di Marco, presidente di Ap – perché i numeri fanno giustizia delle parole e dimostrano che il porto di Ravenna è tutt’altro che abbandonato, come qualcuno ha osato dire di recente, e noi non ci siamo mai seduti sugli allori né ci siamo depressi dopo i quotidiani attacchi che abbiamo subito su stampa locale e nazionale dai soliti noti».

Nel dettaglio il 2015 ha totalizzato una movimentazione di 24,7 milioni di tonnellate (1,14 percento in più rispetto al 2014): gli sbarchi hanno avuto una crescita, rispetto al 2014 del 3,2 percento, arrivando a 21 milioni di tonnellate mentre gli imbarchi ammontano a 3,7 (-9 percento) «in linea con il trend sia italiano che regionale sull’export». Con 244.813 teu, 22.265 in più del 2014 (+10 percento), Ravenna supera il record precedente del 2013 di circa 226mila. «La crescita si è registrata sia al terminal Tcr che a quello Setramar, dove evidentemente il management è riuscito a trovare il modo di superare il problema dei fondali».

Ora in agenda la necessità di definire le modalità per i lavori di dragaggio. «Abbiamo inviato al tavolo tecnico del ministero il 19 gennaio scorso, esattamente a due mesi dalla riunione del 19 novembre 2015 nella quale erano presenti anche gli enti locali, la relazione di rimodulazione per il Cipe con tre soluzioni, due con casse a mare e una senza casse a mare. Di ogni soluzione sono stati studiati vantaggi e svantaggi, analizzati costi e benefici. Adesso il Mit invierà il documento alla Regione Emilia Romagna e al Comune di Ravenna per poi convocare nuovamente il tavolo tecnico anche con gli enti locali, al fine di decidere al più presto quale soluzione adottare per il dragaggio del porto. Quella è ormai la sede delle decisioni e bisogna decidere senza perdere altro tempo: rispetto al Comitato del 21 ottobre scorso abbiamo già perso tre mesi ed altri ne perderemo. Questo tempo purtroppo non si può recuperare».

Il mandato di Di Marco scade il prossimo 2 marzo. La scadenza si intreccia con la campagna elettorale per le comunali ma anche con l’approvazione della legge di riforma del porto che è avviata verso una modifica, tra le altre, degli enti coinvolti nella designazione: sarà una questione Stato-Regione senza che gli enti locali (Comune, Camera di Commercio e Provincia) presentino la terna di nomi come è stato finora. «Quanto alla Riforma Delrio, ancora una volta vediamo che alcune Regioni ed enti locali italiani si arrogano il diritto di decisione, dopo anni ed anni di blocco causati proprio dalla politica locale e speriamo che stavolta il Governo non abbia ripensamenti. Aldilà del numero delle Autorità Portuali, contano i contenuti del provvedimento, che è solo il primo passo verso una Riforma più radicale e che spinge le 15 Autorità di Sistema ad allearsi tra di loro. Stiamo lavorando con Venezia cui abbiamo proposto un’alleanza strategica sulla falsariga di importanti esperienze internazionali di successo. La riforma deve essere l’occasione per azzerare definitivamente quella politica marittima che non vuole la crescita, influenzata eccessivamente dalla politica locale, poco innovativa e molto consociativa, e vittima delle rendite di posizione di pochi contro l’interesse di tutti. In tal senso, la nomina dei nuovi presidenti delle Autorità di Sistema avrà un valore paradigmatico. Altrimenti sarà l’ennesima occasione persa per il nostro Paese».

Arbitro minacciato dai baby calciatori La società di casa: «Noi estranei ai fatti»

La Compagnia dell’albero precisa: «Da noi nessun insulto al direttore di gara, nessun ammonito o espulso». Dito puntato contro il Marina

«La Compagnia dell’Albero precisa che è rimasta totalmente estranea ai fatti. Nessuno dei suoi giocatori è stato ammonito o espulso né, tantomeno, ha insultato il direttore di gara». È la precisazione diffusa dalla società sportiva ravennate dopo che la partita della sua formazione Juniores contro il Marina è stata sospesa dall’arbitro che si è rifugiato negli spogliatoi da dove ha chiesto l’intervento dei carabinieri perché pesantemente insultato e minacciato. La vicenda è accaduta il 23 gennaio al campo di via Dismano Vecchio.

«Per la Compagnia dell’Albero – prosegue la nota della società – la sportività, il rispetto per l’avversario e per il direttore di gara costituiscono principi fondanti ai quali non vuole venire meno in nessuna occasione». La società poi ricostruisce gli eventi fornendo una versione che coincide con quella dei carabinieri intervenuti sul posto: «Dopo una prima espulsione avvenuta durante la partita che ha coinvolto un giocatore del Marina Calcio, l’incontro è proseguito finché a seguito di un episodio ritenuto dubbio, la squadra ospite ha protestato accerchiando l’arbitro che ha ritenuto non ci fossero più i presupposti per continuare la gara».

Arbitro minacciato dai baby calciatori La società di casa: «Noi estranei ai fatti»

La Compagnia dell’albero precisa: «Da noi nessun insulto al direttore di gara, nessun ammonito o espulso». Dito puntato contro il Marina

«La Compagnia dell’Albero precisa che è rimasta totalmente estranea ai fatti. Nessuno dei suoi giocatori è stato ammonito o espulso né, tantomeno, ha insultato il direttore di gara». È la precisazione diffusa dalla società sportiva ravennate dopo che la partita della sua formazione Juniores contro il Marina è stata sospesa dall’arbitro che si è rifugiato negli spogliatoi da dove ha chiesto l’intervento dei carabinieri perché pesantemente insultato e minacciato. La vicenda è accaduta il 23 gennaio al campo di via Dismano Vecchio.

«Per la Compagnia dell’Albero – prosegue la nota della società – la sportività, il rispetto per l’avversario e per il direttore di gara costituiscono principi fondanti ai quali non vuole venire meno in nessuna occasione». La società poi ricostruisce gli eventi fornendo una versione che coincide con quella dei carabinieri intervenuti sul posto: «Dopo una prima espulsione avvenuta durante la partita che ha coinvolto un giocatore del Marina Calcio, l’incontro è proseguito finché a seguito di un episodio ritenuto dubbio, la squadra ospite ha protestato accerchiando l’arbitro che ha ritenuto non ci fossero più i presupposti per continuare la gara».

Una discesa all’inferno nei tristi tropici di Malindi

cover malindi pasiDa tempo Malindi non è più la stessa mare blu, spiagge bianche, palme al vento. Il sogno di Briatore – già sbertucciato da Crozza – è evaporato, nell’enclave italo-africana sulle rive dell’Oceano indiano, fra crisi finanziaria, rapinatori e terrorismo. Addio celebrità, vip di seconda fila, attricette, paraculati e pensionati d’oro… La cittadina turistica del Kenya resta però rifugio e covo di falliti ed evasori fiscali, ex terroristi e mafiosi come ci informano anche le cronache. E come ci racconta, declinando al peggio questa decadenza, Guido Pasi nel suo recente romanzo noir Malindi senza via d’uscita (2015, Edizioni Moderna, 190 pp., 15 euro). Un titolo programmatico per una trama che è una vertiginosa discesa nell’inferno dei tristi tropici.

Sventurato protagonista della narrazione è tal Pierangeli, quarantenne fighetto velleitario che, nella Milano Marittina “da bere”, si gioca reputazione, soldi e fedina penale fra calcio-scommesse, spaccio di coca, donnine e bella vita. Incalzato da inquirenti e creditori, si nasconde a Malindi, ma è ossessionato dall’eccessiva esuberanza vegetale, animale e umana, dall’opprimente clima afoso e dalle piogge torrenziali dell’Africa equatoriale.
Senza arte ne parte, trova modo di sopravvivere grazie a uno dei tanti faccendieri italiani del luogo che lo ingaggia per spiare una donna, Daina, tanto spregiudicata sessualmente, quanto cinica e avida. Ma è solo un’illusione: Pierangeli inizierà il suo gioco su una scacchiera sempre più fitta di mosse a sorpresa, ignaro dell’intrigo in cui fatalmente verrà travolto.
A insinuarsi nelle trame con intelligenza e tenacia c’è anche un commissario di polizia locale, Madiga, idealista e africanista, consapevole del brodo di coltura della corruzione che sta marcendo la sua Africa, fra post colonialisti e indigeni compiacenti.

La narrazione incalzante e nervosa porta in primo piano altri spregevoli personaggi senza scrupoli, crimini e soprusi – dal commercio di organi umani a quello di scorie tossiche (chi si ricorda di Port Koko?) – in una nefasta ma anche beffarda deriva del racconto.
Dopo tre opere noir, rivolte al passato e a tormentati retroscena umani e politici della sinistra italiana, Guido Pasi ci propone ora la visione di un’umanità globalizzata, senza confini ma perdutamente spietata e immorale, che ha come epilogo una crudele e sanguinaria ecatombe shakespeariana. Dove non c’è scampo per nessuno. O quasi.

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