giovedì
02 Aprile 2026

Le Frecce Tricolori nel cielo di Punta Marina – VIDEO

Tutti con il naso all’insù anche nel pomeriggio di venerdì 6 giugno in spiaggia. Nei cieli dei lidi ravennati, sopra Punta Marina, sono andate in scena infatti le prove delle Frecce Tricolori in preparazione alla manifestazione aerea “Tricolore Air Show 2025”, in programma sabato 7 giugno, a partire dalle 15 (qui il programma).

Qui sotto il video di Azzurro Tricolore.

A questo link invece le info utili e le modifiche alla viabilità

La città vista da Goebbels, superando ogni limite

Alla scoperta di un artista poliedrico che porta il pubblico oltre il concetto di concerto, di teatro, di danza. Per un’esperienza da vivere senza pregiudizi

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Heiner Goebbels, tedesco classe 1952 – ospite del Ravenna Festival: al teatro Alighieri il 7 giugno, con la “messa in scena” della composizione Surrogate Cities – è un singolare artista poliedrico: musicista e compositore, coautore di opere teatrali, performance, installazioni sonore e musiche per la danza e il cinema. Negli anni 70 e 80 si cimenta in concerti e improvvisazioni in duo con Alfred Hart, spaziando fra jazz, art-rock, musica elettronica ma è noto anche per le collaborazioni con ensemble orchestrali e centri di ricerca di musica contemporanea come l’Ensemble Modern di Francoforte e l’Ensemble InterContemporain di Parigi, firmando composizioni e opere capaci di abbracciare e intrecciare diversi generi di arti performative. Fra l’altro, non bastasse la sua multiforme attività creativa, Goebbels è stato anche direttore artistico del festival triennale (2012-14) “Ruhrtriennale – Festival der Künste”, considerato uno degli eventi culturali internazionali più innovativi di inizio millennio.

«Goebbels fa parte quei rari casi di figure creative che hanno un seguito e attraversano i campi di musica, teatro, danza, superandone i limiti convenzionali, ma soprattutto è un artista che proviene da esperienza non accademiche – sottolinea Franco Masotti, uno dei direttori artistici del Ravenna Festival che nel corso delle edizioni ha ideato memorabili eventi e produzioni di musica contemporanea, pop, crossover, etnica e multimediale –. Come musicista è della generazione che appartiene alla musica improvvisata europea ma si è formato anche nell’ambito dell’art-rock. Oltre alla rock band avanguardista Cassiber e al duo Goebbels und Hart, sempre con Hart, mette insieme la “bizzarra” formazione orchestrale Sogenanntes Linksradikales Blasorchester che in italiano significa più o meno “Fanfara di ottoni cosiddetta di estrema sinistra”, che si ispira alla musica di Hanns Eisler, compositore tedesco di sinistra che ha collaborato con Bertolt Brecht, e rievoca pure Nino Rota e le orchestrazioni di Frank Zappa. Tanto per comprendere parte dei suoi orizzonti musicali e dei suoi riferimenti artistici».

Scrive a proposito il giornalista e musicologo Giordano Montecchi, in un testo critico redatto appositamente per il Ravenna Festival: «Ci sono percorsi molteplici che possono illustrare che cosa HG fa e perché lo fa. E perché il suo “comporre” con una pluralità di mezzi non corrisponde, non si pone in continuità coi generi musicali o teatrali ereditati dalla storia, e neppure si lascia ricondurre nella cerchia di certo postmoderno col suo consueto pluralismo disinvolto e qualunquistico […] Sullo sfondo, dunque, si delinea la silhouette di John Cage che, certo, per Goebbels è una fonte di ispirazione (in particolare l’ultimo Cage delle Europeras). La libertà dell’approccio, il culto dell’anticonvenzionale, le consapevoli sfumature di humor, l’arte dello spiazzare, sono certo comuni. Ma tanto Cage è profondamente americano nel sentirsi estraneo e libero da ogni tradizione o eredità storica, tanto invece Goebbels è profondamente europeo – termine che conserva ancora, nonostante tutto, un profondo significato. Europeo in quanto l’esercizio della critica è in lui incoercibile, in quanto radicato nelle riflessioni e negli insegnamenti di coloro che indubbiamente sono stati e restano i suoi maestri, in primis Heiner Müller, Bertolt Brecht, Gertrude Stein, Elias Canetti e, per la musica, Hanns Eisler».

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«Ecco, appunto – condivide Franco Masotti – negli ultimi decenni del ‘900 Goebbels si affaccia con una sua precisa poetica anche nel mondo del teatro collaborando con il drammaturgo e regista Heiner Müller, fra i più influenti autori della scena teatrale europea della seconda metà del XX secolo. Con Müller crea alcuni straordinari lavori per la scena e inventa una forma di teatro musicale contemporaneo particolarmente originale e dirompente, che esce dai canoni di vocalità eccessivamente impostate di certe produzioni attuali, preferendo esaltare il suono, i fonemi del testo, anche parlato, o contaminare il contesto con canti alieni. Sperimentando modi per rendere la musica un evento teatrale».

A proposito, possiamo inserire in questa ricerca anche l’opera per così dire multimediale di Goebbels proposta dal festival… «Certo, Surrogate Cities è una suite di brani composta nel 1994 – puntualizza Masotti –, e potrebbe apparire come un lavoro sinfonico per orchestra, tuttavia il compositore interviene nel concerto con una regia, per cui dispone in modo non ortodosso e “gioca” con la formazione orchestrale (80 elementi della compagine Cherubini), un campionatore di suoni e alcuni solisti, fra cui il vocalist John De Leo, che nella versione ravennate prende il posto del noto performer David Moss, che aveva assunto originariamente quel ruolo nell’opera. In ogni città, per l’appunto, in cui si svolge, Surrogate Cities è allestita ed eseguita in modi sempre diversi, che interrogano e si sintonizzano col luogo. L’opera che vedremo a Ravenna prevede un light design specifico e l’intrusione in scena di oggetti residuali e di archeologia industriale».

Riporta sempre il musicologo Montecchi, da una sua conversazione sull’opera con l’artista: «Surrogate Cities è un tentativo di avvicinarsi al fenomeno della città da diverse prospettive, di raccontare storie di città, esporsi ad esse, osservarle; è un materiale sulle metropoli accumulatosi nel corso del tempo. Il lavoro è stato ispirato in parte da testi, ma anche da disegni, strutture e suoni, e con la giustapposizione di orchestra e campionatore che gioca un ruolo considerevole in virtù della sua capacità di memorizzare suoni e rumori normalmente estranei alle sonorità orchestrali. Le mie associazioni rimandano a un’immagine realistica della città moderna, certamente contraddittoria, ma in fin dei conti positiva. Il mio intento non era ricavarne un primo piano, ma tentare una lettura della città come testo, per poi tradurre in musica qualcosa della sua meccanica e della sua architettura… A fronte delle dinamiche di potere della città, l’individuo è sempre la parte più vulnerabile. L’arte si ribella a questa struttura opprimente rafforzando l’elemento soggettivo. Anche la musica è composta da una prospettiva fortemente soggettiva, poiché i compositori di solito giustificano ciò che scrivono dicendo che “hanno bisogno di esprimersi”. Per me questo è vero solo in parte. Cerco di prendere un po’ più di distanza: costruisco qualcosa che si confronti col pubblico; e il pubblico reagisce, scoprendo nella musica uno spazio in cui può entrare insieme alle proprie associazioni e idee».

La novità dell’approccio artistico di Goebbels è anche la definizione da parte sua di una “estetica dell’assenza” dove i protagonisti dello “spettacolo” fanno altro di quanto ci si aspetti, in certi casi addirittura spariscono, o si trasferiscono affaccendati altrove. È l’irruzione dell’inatteso o della casualità, che a suo modo richiama un maestro dell’avanguardia musicale come John Cage, caro a Goebbels. Dove una scena spaesata o apparentemente inerte, sollecita chi ascolta e guarda a farsi attivo, e a riempire questi vuoti enigmatici, a immaginarli, a ri-compensarli. Insomma, parliamo di una “vetta” dell’arte performativa contemporanea che segna l’edizione del festival di quest’anno.

«Da un certo punto di vista è proprio una eccezione – conferma il direttore artistico Masotti –, che si allinea ad altre produzioni originali ed eventi sul versante della ricerca e della sperimentazione artistica che abbiamo ospitato negli ultimi trent’anni. Tanto per fare alcuni esempi molto recenti citerei fra i protagonisti i ritratti che abbiamo proposto di Philip Glass e Frank Zappa. Goebbels, nonostante il suo coraggio e valore avanguardistico e di genio creativo, in Italia non ha ricevuto la dovuta attenzione e credo che la sua presenza al festival sia un giusto tributo a un artista della ricerca musicale contemporanea estraneo a certi concettualismi, certamente non autoreferenziale o ideologico».

Per concludere, sul palcoscenico del festival, ecco l’offerta musicale di un autore, come si diceva, che mette in atto diverse dimensioni estetiche che possono convivere, confondersi ma anche entrare in conflitto. Questo genere di “concerto” può anche creare sconcerto, e talvolta esprimere un senso ironico e umoristico, compendio e distacco, divertito e divertente, del bello delle sue invenzioni musicali. Un obiettivo che potremmo definire anche politico, molto attento e partecipe, per quanto provocatorio, al ruolo autonomo, curioso, del pubblico e alla sua sensibilità, che diventa così uno dei soggetti della rappresentazione.
Un invito a un ascolto/visione esperienziale, senza pregiudizi.

Dodici aziende danno vita a una nuova fondazione per evitare «la fuga dei talenti»

Vitalis metterà al centro la formazione dei giovani con il coinvolgimento di università e scuole

Giovani Borse Di Studio

Dodici tra le più significative realtà imprenditoriali del territorio hanno firmato oggi (6 giugno), a Lugo, l’atto costitutivo della Fondazione Vitalis, un nuovo ente nato con l’obiettivo «di contribuire concretamente alla crescita del territorio, mettendo al centro la formazione dei giovani, la promozione della conoscenza, l’inclusione sociale e lo sviluppo culturale e tecnologico».

I fondatori sono i vertici di aziende operanti in diversi comparti: Bucci Automations, Cni Informatica, Eurovo, Futura, Geminiani, Icel, Marcegaglia Carbon Steel, Marini, Sica, Surgital, Unitec e Vulcaflex.

«Lo sviluppo di un territorio non nasce solo da infrastrutture o investimenti economici – afferma Angelo Benedetti di Unitec, presidente della fondazione -, ma dalla capacità di motivare i giovani, formarli, coinvolgerli e attrarli, offrendo loro strumenti, visione e fiducia. La cultura e lo studio della materia tecnologica sono la base del dna di questo nostro territorio. La nostra missione è fermare la fuga dei talenti e sostenere chi desidera studiare, produrre, innovare e costruire valore qui, dove le radici incontrano il futuro».

La Fondazione Vitalis opererà «con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale – si legge in una nota inviata alla stampa -, promuovendo iniziative volte a migliorare il tessuto educativo, culturale e tecnologico della provincia di Ravenna e della Romagna».

Tra le prime azioni concrete della fondazione è prevista l’attivazione di partnership con università, Its ed enti formativi per l’erogazione di borse di studio, contributi economici, stage, tirocini, scambi di competenze, con un coinvolgimento diretto delle aziende nel ruolo di incubatori di crescita e innovazione.

Vitalis svilupperà, inoltre, iniziative di orientamento in collaborazione non solo con università e istituti di formazione superiore, ma anche con le scuole secondarie di primo grado e con le scuole primarie.

Il nome “Vitalis” – come racconta Paolo Pasini, ideatore del nome e testimone d’atto della Fondazione – «è un omaggio a San Vitale, icona di Ravenna, e alla basilica paleocristiana che porta il suo nome, simbolo di bellezza, arte e spiritualità. È anche un riferimento alla via San Vitale, che collega idealmente Bologna a Ravenna, unendo Alma Mater alla Bassa Romagna, e ricordandoci che formazione e cultura sono ponti tra le persone e tra le generazioni. Ma, soprattutto, Vitalis è una dichiarazione di principio: la formazione non è un obbligo da assolvere, ma una scelta consapevole per vivere pienamente il proprio ruolo nella società. Parafrasando Seneca: Non studiamo per la scuola, ma per la vita».

Apre il Laura Pausini Museum, mostra permanente nell’ex casa di famiglia a Solarolo

L’annuncio della cantante che in settembre sarà anche al Palacattani di Faenza per incontrare i fan

Laura Pausini Museo

Laura Pausini ha annunciato l’apertura del “Laura Pausini Museum” che aprirà le porte al pubblico dal prossimo 7 settembre. Una mostra permanente nel suo paese d’origine, Solarolo, in provincia di Ravenna, dove l’artista ha vissuto dall’infanzia ai primi anni di carriera.

Un viaggio – si legge in una nota inviata alla stampa – “tra premi, riconoscimenti, abiti di inestimabile valore, oltre a lati inediti della sua storia e della sua carriera unica al mondo”.

Il primo museo in Italia dedicato ad un’artista italiana sorgerà tra le mura di quella che è stata prima la casa della famiglia Pausini e poi sede del Laura Pausini Official Fanclub, nato nel settembre 1995 e che proprio quest’anno taglierà il traguardo dei 30 anni di vita, un anniversario che Laura è pronta a festeggiare il 6 Settembre al Palacattani di Faenza, dove si svolgerà il Pau Party 2025, riservato proprio ai soci del Laura4U.com.

L’israeliana Noa: «State con il nostro popolo, ma non con il nostro governo»

Il discorso della cantante al Ravenna Festival: «Riconoscete la Palestina, insieme a Israele. La soluzione è due Stati»

Noa Riolo Terme
Noa con il Rotary Club Ravenna

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il testo integrale della testimonianza della cantante isrealiana Noa, ospite nei giorni scorsi a Riolo Terme di “Romagna in fiore”, la rassegna nella rassegna di Ravenna Festival. A inviare la testimonianza ai giornali è il Rotary Club Ravenna “Galla Placidia”, ospite a sua volta della rassegna.

Ecco il testo integrale del suo intervento. A questo link la nostra intervista, di qualche mese fa.

«Come donna, come ebrea, come madre, come essere umano, chiedo la fine immediata dell’orribile guerra condotta a Gaza che è stata giustificata all’inizio come rappresaglia per il mostruoso attacco contro i civili israeliani del 7 ottobre, dove Hamas ha massacrato, violentato, mutilato e rapito uomini, donne e bambini, ma che da allora si è mostruosamente trasformata in una guerra di attacchi messianici folli, illegali e immorali contro civili innocenti fra cui migliaia di bambini che vengono affamati e uccisi in modo indiscriminato.

Questo va al di là delle parole, al di là dell’immaginazione. Sono devastata, disgustata e furiosa, desidero innalzare la mia voce in modo chiaro e netto: non in mio nome si sta facendo questo, non in nome di milioni di israeliani che sono stati illusi, raggirati, ingannati, traditi e rapiti. Sì, rapiti da un gruppo demoniaco folle e corrotto di persone che condurranno non solo Gaza ma anche Israele alla morte se non verranno fermati.

È importante che voi sappiate che noi in Israele stiamo lottando valorosamente contro questi criminali, così come gli abitanti di Gaza, anche nella tragedia indicibile che stanno soffrendo, innalzano le loro voci coraggiose contro Hamas, spesso a costo della morte e abbiamo tutti bisogno del vostro aiuto. Vi chiediamo di stare con il popolo israeliano, non con il governo israeliano, proprio come dovreste stare con il popolo palestinese e non con Hamas.

Abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno della comunità internazionale ma non con altro odio, altri guerrafondai e veleni, non con altra propaganda, menzogne, antisemitismo e islamofobia, non con altre armi, mai più bombe. Abbiamo bisogno di un’azione diplomatica chiara e decisa, abbiamo bisogno che i nostri amici denuncino la folle leadership di entrambe le parti sostenendo una leadership moderata, insistendo per la fine immediata della guerra, per l’immediato ritorno di tutti gli ostaggi, un immediato avvio di un processo diplomatico che garantisca la sicurezza e la prosperità di entrambi, sia israeliani che palestinesi.

Riconoscete la Palestina insieme a Israele, non la Palestina al posto di Israele. Non cercate di risolvere una tragedia mentre ne create un’altra, questa è la ricetta per un eterno spargimento di sangue e nessuno sarà risparmiato, non in Medio Oriente, non in altre parti.

Sostenete la soluzione dei due Stati, abbiamo tutti bisogno di un luogo sicuro in cui prosperare con la nostra lingua, cultura e identità. Nessuno vuole imporsi sull’altro, occupare, governare e abusare l’altro; piuttosto da una posizione di equilibrio, da una posizione di fiducia, cerchiamo di avvicinarci e costruire ponti e legami per il benessere reciproco di tutti.

Ci vorrà tempo. Siamo due popoli profondamente feriti, ma questa è la strada che dobbiamo percorrere.

Non possiamo rimediare al passato ma possiamo rimediare al futuro».

Undici adolescenti a lezione dal comico Eleazaro Rossi: lo spettacolo all’Almagià

Va in scena l’esito del corso del Circolo degli Scrittori

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Eleazaro Rossi, comico e co-conduttore de Le Iene ha collaborato per alcuni mesi a Ravenna con undici ragazzi under 16 di una classe dell’Accademia Multidisciplinare de Il Circolo degli Scrittori – indirizzo teatro avanzato.

Rossi e Corinna Caso hanno condotto un laboratorio che è stato – scrivono i promotori – più di un semplice corso di teatro, «un viaggio dentro il personaggio, attraverso la voce, il corpo, il movimento».

Il risultato di questo intenso percorso andrà in scena giovedì 12 giugno alle 20.30 all’Almagià di Ravenna, in uno spettacolo di ricerca dal titolo “U&TdS”. I giovani interpreti si alterneranno in gruppi in brevi performance su cui hanno lavorato in questi mesi. Sul palco, si parlerà di amicizia trovata tra le rovine, di violenza e di sogni che si fanno cenere.

Lugo, posata la prima pietra della Casa della comunità. Investimento da 2,3 milioni

Sarà un edificio su due piani con ambulatori e servizi, nell’area dell’ex acetificio Venturi

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Nei giorni scorsi è partito il cantiere per la realizzazione della Casa della comunità di Lugo. L’intervento, in capo all’Ausl Romagna e finanziato interamente con risorse pubbliche, è contenuto nel Pnrr – nella missione 6, capitolo 1, dedicato alle reti di prossimità e l’assistenza sanitaria territoriale -, per un quadro economico di importo complessivo pari a 2,3 milioni di euro.

Il progetto prevede la realizzazione di un edificio articolato su due piani, per una superficie di circa 1.000 mq ubicata all’interno dell’area dell’ex acetificio Venturi, interessata negli ultimi anni da una completa riqualificazione.

Oggi, venerdì 6 giugno, si è svolta la cerimonia simbolica di posizionamento della prima pietra alla presenza della sindaca di Lugo e presidente dell’Unione, Elena Zannoni e del sindaco referente per per le politiche socio-sanitarie dell’Unione, Andrea Sangiorgi, mentre per l’Ausl erano presenti il direttore generale, Tiziano Carradori, la direttrice sanitaria Francesca Bravi e la direttrice del distretto di Lugo, Federica Boschi.

La Casa della comunità di Lugo sarà la struttura territoriale di riferimento (Hub) per l’intera rete delle Case della comunità del distretto sanitario di Lugo. Al suo interno, in linea con quanto stabilito dal Decreto ministeriale 77/2022 (provvedimento che ha rivoluzionato l’assistenza territoriale dopo la pandemia), troveranno spazio il Punto unico di accesso (Pua), l’Infermiere di famiglia e di comunità, l’ambulatorio infermieristico prestazionale e di telemedicina, l’ambulatorio delle patologie croniche, l’ambulatorio specialistico/psicologo di comunità e alcuni studi di medici di medicina generale con la relativa segreteria.

Il Pua è uno spazio dedicato alle persone non autosufficienti, in cui lavorano in stretta sinergia gli operatori sanitari e quelli dei servizi sociali. Anche la prossimità della sede dei servizi sociali dell’Unione, collocata a pochi metri dalla Casa della Comunità, sarà un ulteriore elemento a beneficio di questa integrazione.

«Questa nuova Casa della Comunità è uno dei perni della riorganizzazione assistenziale del nostro territorio – sottolineano gli amministratori dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna – e si inserisce in un quadro complessivo di interventi che mirano a rafforzare le risposte di prossimità ai bisogni sanitari dei cittadini, vedi l’apertura del Cau di Conselice e la nuova Casa della comunità di Fusignano. Il cambiamento demografico e sociale porta con sé nuove esigenze, tra cui i temi di appropriatezza e prossimità, oltre che di sempre maggiore integrazione tra la sanità e l’assistenza. Questo progetto va certamente in questa direzione».

I lavori dovrebbero completarsi entro l’estate del 2026.

La festa dei carabinieri: cerimonia in piazza, premi ai militari della provincia

La data della celebrazione ricorda quando fu concessa alla bandiera dell’Arma la prima Medaglia d’Oro al Valor Militare

L’Arma dei Carabinieri ha festeggiato il 211esimo annuale della propria fondazione che cade il 5 giugno. A Ravenna si è svolta una cerimonia in piazza del Popolo (in fondo alla pagina la galleria di foto) con la consegna delle ricompense ai militari distintisi in attività di servizio (qui l’elenco dettagliato dei riconoscimenti assegnati).

La data della celebrazione ricorda il 5 giugno 1920 quando fu concessa alla bandiera dell’Arma la prima Medaglia d’Oro al Valor Militare, per l’eroica partecipazione alla Prima Guerra mondiale. Bandiera che, a tutt’oggi, rimane la più decorata della Forze Armate italiane.

La fondazione dell’Arma risale al 13 luglio 1814, quando Re Vittorio Emanuele I, con le Regie Patenti, costituì i Carabinieri Reali, un Corpo di militari “per buona condotta e saviezza distinti” che, oltre a contribuire alla difesa dello Stato in tempo di guerra, erano “specialmente incaricati di vegliare alla conservazione della pubblica e privata sicurezza” in tempo di pace. Una duplice funzione che i Carabinieri conservano tuttora: la difesa dello Stato in qualità di forza armata e la difesa dei cittadini, come forza di polizia.

Consar, Rosetti non è più presidente dopo 36 anni: «Ha deciso una parte del cda»

Il consiglio di amministrazione ha accelerato i tempi per il cambio, nei piani del 76enne c’erano ancora due anni al vertice per individuare un successore: «I numeri del 2024 dicono che il consorzio è in salute, la continuità del Consar non è a rischio. Se me lo chiederanno darò il mio contributo». Ora il timone passa al 44enne Nakia Gardini di Forlì

RAVENNA 7/04/2023. VOLLEY PALLAVOLO. Conferenza Stampa CONSAR Porto Robur Costa.Dopo 36 anni il presidente del Consar di Ravenna non è più Veniero Rosetti. Si chiude un’era per il consorzio di autotrasporti nato quasi 50 anni fa e oggi composto da circa 380 imprese con un valore di produzione nel 2024 di 150 milioni di euro (in aumento del 2,8 percento rispetto al 2023) e un utile netto di 3,5 milioni. Il timone è passato dal più anziano al più giovane dei 13 membri del consiglio di amministrazione: dal 76enne Rosetti al 44enne Nakia Gardini, autotrasportatore forlivese, titolare di un’azienda con un solo mezzo (un cosiddetto padroncino) e membro del cda dal 2022.

La mancata conferma di Rosetti, però, è arrivata con modalità e tempi che hanno sorpreso il diretto interessato e anche il tessuto economico locale. Il 30 maggio scorso, nella riunione del cda, Gardini ha ottenuto 8 voti su 13 e gli altri 5 consiglieri, tra cui Rosetti, hanno lasciato la riunione dopo la votazione. Non ci sono state dimissioni, per il momento.

Ma, secondo il racconto di Rosetti, le cose non dovevano andare esattamente così: «C’era un accordo verbale per il rinnovo della mia carica e arrivare al cambio di presidenza con un percorso graduale da fare nei prossimi due anni, in cui avremmo individuato il mio successore, che avrei aiutato a entrare nei meccanismi e presentato a istituzioni e imprese. Avrei lasciato nel 2027, in anticipo di un anno sulla scadenza naturale del mandato». Alla vigilia del cda non c’è erano stati preavvisi ufficiali di una cordata pro Gardini, anche se qualcosa era nell’aria nei corridoi della sede. Qualcuno direbbe che è stata un’imboscata, Rosetti fa il pompiere: «C’è stato un cambiamento di opinioni tra alcuni consiglieri. Diciamo che la maggioranza del cda ha deciso di accelerare i tempi di un passaggio che ormai era deciso e che io stesso avevo condiviso. Questo renderà il percorso più frenetico, ma non dovrà essere un problema per l’azienda, l’ho detto a chiunque mi ha chiamato e lo ribadisco».

All’interno dell’universo Consar c’è anche chi ritiene che la successione potesse arrivare prima, in maniera autonoma. «Non è facile affiancare il presidente del Consar – dice Rosetti –, serve un profilo umano fatto di valori importanti. Anche la persona meno istruita di questa Terra può farlo se ha valori saldi come la collettività, il rispetto, l’onestà. Il resto si può imparare».

L’ormai ex presidente assicura la massima disponibilità verso l’azienda e verso i partner: «Resto un consigliere del cda e sono nel sistema Consar come presidente di una cooperativa associata che si occupa di piccola distribuzione. Vorrei che le persone lavorassero per dare continuità e un futuro di prospettiva a Consar. Se sarà richiesto, darò il mio contributo. La forza del consorzio non è nel singolo uomo, ma in un patrimonio sociale costruito in tanti anni. La ricchezza del Consar è nel tessuto di operatori economici sul porto e non solo».

Il 76enne ci tiene a sottolineare che nel cambio al vertice non c’è una ragione di crisi economica. I numeri del 2024, oltre a quelli già ricordati, dicono che il consorzio è in salute. Ai 160 dipendenti diretti del Consar è stato corrisposto un premio di produzione di mille euro netti e ai soci è stato distribuito un ristorno dell’uno percento per un totale di 950mila euro. Il patrimonio netto è arrivato a 28,9 milioni di euro, in aumento del 9 percento e il cash flow è stato 7,6 milioni.

«Non sono più presidente perché i numeri andavano troppo bene». Nella battuta di Rosetti c’è una lettura dei fatti: «La cantieristica ha sempre dato margini maggiori che hanno sostenuto i bilanci del Consar. Alcuni soci hanno pensato che questi margini, aumentati di recente, andrebbero gestiti diversamente». In questo clima si è nata la cordata di Gardini, costruita un po’ per volta con un lavoro di trattative. Per capire meglio occorre fare un passo indietro. Il 24 maggio l’assemblea dei soci ha ratificato (con 92 voti su 377 aventi diritto) la composizione del cda uscita dalle votazioni dei soci. Sono entrati sei nuovi membri più vicini alle posizioni espresse dalla divisione del consorzio che gravita sulla sede di Forlì. Con i due consiglieri già dentro, sono arrivati i numeri sufficienti per il cambio al vertice.

Ora il Consar, secondo Rosetti, ha bisogno solo di guardare al futuro: «Tra il personale della struttura ci sono tante persone capaci, sono dei guardiani che possono aiutare i nuovi arrivati per affrontare le nuove sfide dell’autotrasporto».

La Cna ha festeggiato i suoi primi 80 anni: «Un punto fermo in movimento»

Al teatro Alighieri anche la prima uscita pubblica da sindaco di Alessandro Barattoni

Tutto esaurito al teatro Alighieri di Ravenna, giovedì 5 giugno, per la festa degli 80 anni della Cna di Ravenna, un momento di riflessione e confronto sui temi centrali dell’artigianato, dell’impresa, dello sviluppo territoriale e sul ruolo culturale dell’Unione Europea.

Il 5 giugno del 1945, come recita il verbale di costituzione, “…alle ore 10 antimeridiane…in via Corrado Ricci n. 29…” il comitato promotore composto da Guido Montanari, Mario Benelli, Michele Missiroli, Renato Zanotti, Alfredo Celotti, Francesco Busa costituì “ex novo l’organizzazione degli artigiani in provincia di Ravenna con la denominazione di “Unione Artigiani della Provincia di Ravenna”, poi diventata Cna.

«La nostra organizzazione, con i suoi artigiani e i suoi imprenditori – ha affermato il presidente della Cna di Ravenna Matteo Leoni nella sua relazione – è stata una forza su cui il Paese, in questi ottanta anni di attività democratica, ha potuto contare. Una forza che si è alimentata con la grande capacità di rappresentare, nel migliore dei modi, interessi particolari senza mai perdere di vista l’interesse generale».

Ilaria Iacoviello, conduttrice dell’evento, ha dato la parola al direttore della Cna di Ravenna Massimo Mazzavillani, che ha spiegato il ruolo di congiunzione di Cna tra le istituzioni e il mondo delle imprese, concentrandosi sul senso delle celebrazioni e sul titolo dell’iniziativa, “Un punto fermo in movimento”, che voleva rendere il senso «sia dell’esperienza data dagli 80 anni di storia, della solidità e del radicamento sul territorio, sia dell’impegno, del continuo adattamento all’attualità, della continua ricerca di soluzioni e strumenti da offrire agli associati».

Tra gli interventi istituzionali, quello di Alessandro Barattoni, alla sua prima uscita ufficiale da sindaco di Ravenna, e di Valentina Palli, Presidente della Provincia, che ha affermato: «La missione della Cna oggi è portare avanti il dialogo e le relazioni con le Istituzioni a tutti i livelli per garantire la giusta rappresentanza agli artigiani e agli imprenditori. Deve, inoltre, avere lo stesso coraggio di ottant’anni fa, di essere punto di riferimento per chi fa impresa e per chi pensa che il benessere individuale sia anche benessere collettivo».

La relazione del presidente di Cna Ravenna, Matteo Leoni, ha portato il punto di vista dell’associazione sui temi che poi sono stati affrontati e approfonditi nel corso della serata, in una tavola rotonda dal titolo “Ravenna – Europa: Politiche e strategie integrate per un futuro di sostenibilità” a cui hanno partecipato l’assessora regionale Gessica Allegni, l’eurodeputata Annalisa Corrado e Dario Costantini, presidente nazionale Cna.

Si consegna il cellulare all’ingresso e si legge nel silenzio dei chiostri

Tre serate di “Silent reading party” alla Biblioteca Classense

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Dopo il successo della scorsa estate, anche quest’anno la Biblioteca Classense di Ravenna propone il Silent reading party, un appuntamento per riscoprire il piacere della lettura immersi nel silenzio dei chiostri classensi e disconnessi dal mondo digitale.

Giovedì 12 giugno si terrà la prima delle tre serate, con ingresso del pubblico a partire dalle 21. Dopo la consegna dei cellulari in sicurezza al personale della biblioteca, si potrà iniziare a leggere il proprio libro, fino alle 23 circa; seguirà un momento di scambio sulle letture e un piccolo rinfresco.

L’evento si svolgerà nel chiostro d’ingresso dove saranno a disposizione sedute e tavoli. Ognuno, oltre al proprio libro, potrà portare cuscini o teli per un maggiore comfort; è consigliato munirsi di una propria luce da lettura. L’evento è gratuito con ingresso libero fino a esaurimento posti.

Gli appuntamenti successivi sono già fissati per il 10 luglio e il 7 agosto.

Per informazioni: classense.ra.it e lettura@classense.ra.it.

L’amante era diventato un incubo: chiesta una condanna a 3 anni e mezzo

L’uomo accusato di stalking, violenza, estorsione e danneggiamenti

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La relazione clandestina si era tramutata in un incubo per una donna sposata: l’amante, un quarantenne calabrese, ora è imputato per stalking, violenza privata, estorsione e danneggiamenti. In tribunale è arrivata a suo carico una richiesta di condanna a tre anni e mezzo.

La notizia è riportata sul Carlino Faenza in edicola oggi, 6 giugno.

I fatti risalgono al 2019 a Riolo Terme e riguardarono appunta una relazione andata avanti una cinquantina di giorni, in cui i comportamenti dell’uomo sono passati da morbosi a minacciosi e violenti. Dopo averle vietato di dormire con il marito (chiedendole foto dal divano, dove avrebbe dovuto trascorrere la notte), l’uomo è arrivato a minacciare di morte la donna, aggredendola anche fisicamente. In un secondo momento avrebbe poi mostrato al marito foto e video intimi di sua moglie, chiedendole anche 400 euro di soldi che la donna non gli avrebbe restituito, arrivando poi a danneggiare l’auto del marito, al suo rifiuto di pagare.

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