martedì
12 Maggio 2026

È morto l’assessore Liverani, 39 anni Iniziative annullate, ritrovo in municipio

Auto fuori strada, forse un malore. Era candidato sindaco per il Pd Il primo cittadino Matteucci: «Rivivo il dolore del 2012 con Maraldi»

Tutte le iniziative pubbliche promosse dal Comune e dal Partito democratico in programma per il 21 novembre sono state annullate dopo la morte del 39enne Enrico Liverani, ex sindacalista Cgil nominato assessore comunale a gennaio 2015 e candidato sindaco per il Pd alle prossime elezioni amministrative del 2016. Liverani sarà ricordato alle 11 di questa mattina, 21 novembre, in un incontro che si svolgerà in municipio.

Questi gli appuntamenti in programma che sono stati annulati: la cerimonia di conferimento del Premio Pier Paolo D’Attorre in programma alle 10 alla Classense, l’iniziativa sulle infrastrutture con il Ministro Delrio in programma dalle 9 al Palacongressi di Largo Firenze e la presentazione del libro “Ravenna civica e patriottica” in programma alle 16 nella sala del Consiglio comunale.

La morte del 39enne è avvenuta nella serata di ieri mentre rientrava a casa a Mezzano dopo aver preso parte alla fiaccolata interreligiosa per le vittime delle violenze promossa dalla diocesi di Ravenna dopo i fatti di Parigi. Proprio da piazza San Francesco alle 20 ha pubblicato una foto su Facebook: «In piazza per la pace». Gli amici di partito l’avevano invitato a unirsi a loro al circolo Pd ma Liverani aveva declinato preferendo rientrare subito perché stanco. Al volante della sua Renault Twingo è finito fuori strada percorrendo via Reale all’altezza di Camerlona, nei pressi del ristorante Acqua e Vino. I rilievi dell’incidente sono affidati alla polizia municipale: al momento la dinamica non è ancora stata definita ma le prime sommarie informazioni trapelate parlano di un possibile malore improvviso che avrebbe causato il decesso e la conseguente sbandata.

Appena la notizia si è diffusa in città molti rappresentanti della politica locale ma anche semplici simpatizzanti e amici si sono radunati verso mezzanotte in municipio. Occhi lucidi e volti tirati, cercando di consolarsi a vicenda con un abbraccio e una pacca in un silenzio carico di dolore e ancora incredulità. Poche e commosse le parole del sindaco Fabrizio Matteucci per ricordare il suo assessore: «L’amicizia con Enrico era nata sul lavoro, non ho l’abitudine di frequentare i miei assessori fuori dal lavoro ma quando lavori fianco a fianco scopri che belle persone hai accanto. Ho portato le mie condoglianze e quelle del premier Matteo Renzi e del presidente della Regione Bonaccini alla madre e al fratello». Per il primo cittadino, così come per molti altri, la vicenda è un tragico dejavu: a settembre 2012 morì Gabrio Maraldi, all’epoca assessore comunale. Stroncato da un infarto mentre lavorava nella cucina della festa dell’Unità.

Auto fuori strada, muore Enrico Liverani L’assessore era il candidato sindaco Pd

Incidente sulla Reale all’altezza di Camerlona. Esatta dinamica ancora da accertare, potrebbe trattarsi di un malore alla guida 

È morto Enrico Liverani, assessore comunale a Ravenna e candidato sindaco del Pd alle prossime elezioni amministrative del 2016. Il 39enne è deceduto nella serata di oggi, 20 novembre mentre si trovava sulla sua auto: la vettura è uscita di strada in via Reale all’altezza di Camerlona, nei pressi del ristorante Acqua e Vino, ma non è ancora chiaro quale sia la causa dell’incidente. Al momento l’esatta dinamica della vicenda non è ancora stata chiarita: le prime informazioni parlano di un possibile malore mentre era al volante. L’ex sindacalista, residente a Mezzano, stava rientrando a casa dopo aver partecipato alla fiaccolata interreligiosa in piazza San Francesco organizzata dalla diocesi dopo le vicende di Parigi. Alle 20 sul suo profilo Facebook ha pubblicato una foto dal centro di Ravenna, un’ora dopo l’incidente.

In tanti alla fiaccolata in omaggio alle vittime di Parigi e del terrorismo

Il sindaco: «Non è uno scontro tra Occidente e Islam». Le foto

Centinaia i ravennati che hanno partecipato in centro alla fiaccolata interreligiosa in memoria delle vittime degli attentati di Parigi e del terrorismo.

La manifestazione, che ha avuto il suo clou in piazza San Francesco, è stata organizzata dalla diocesi «per una preghiera in nome della pace e della fratellanza contro l’odio e il fondamentalismo per coltivare una cultura di integrazione e di dialogo».

Il sindaco Fabrizio Matteucci, nel suo intervento, ha sottolineato come non si tratti di uno scontro tra due civiltà, tra Occidente e Islam, ma «fra diritti universali dell’uomo e fondamentalismo che vuole negarli». Matteucci ha poi letto uno stralcio della commuovente lettera che ha fatto il giro del mondo in questi giorni, scritta dal marito di una delle vittime ai terroristi, a cui dice di aver vinto perché loro non avranno mai il suo odio.

Qui sotto la fotogallery della fiaccolata di Fabrizio Zani.

In tanti alla fiaccolata in omaggio alle vittime di Parigi e del terrorismo

Il sindaco: «Non è uno scontro tra Occidente e Islam». Le foto

Centinaia i ravennati che hanno partecipato in centro alla fiaccolata interreligiosa in memoria delle vittime degli attentati di Parigi e del terrorismo.

La manifestazione, che ha avuto il suo clou in piazza San Francesco, è stata organizzata dalla diocesi «per una preghiera in nome della pace e della fratellanza contro l’odio e il fondamentalismo per coltivare una cultura di integrazione e di dialogo».

Il sindaco Fabrizio Matteucci, nel suo intervento, ha sottolineato come non si tratti di uno scontro tra due civiltà, tra Occidente e Islam, ma «fra diritti universali dell’uomo e fondamentalismo che vuole negarli». Matteucci ha poi letto uno stralcio della commuovente lettera che ha fatto il giro del mondo in questi giorni, scritta dal marito di una delle vittime ai terroristi, a cui dice di aver vinto perché loro non avranno mai il suo odio.

Qui sotto la fotogallery della fiaccolata di Fabrizio Zani.

In arrivo un nuovo semaforo sulla statale Adriatica

Sarà attivo entro dicembre a Fosso Ghiaia

Entro dicembre sarà attivo il nuovo semaforo pedonale sulla statale Adriatica nella località di Fosso Ghiaia. Lo annuncia in una nota il Comune di Ravenna.

Il semaforo sarà posto all’altezza della chiesa e consentirà di attraversare in sicurezza la Statale.

I lavori per l’installazione prenderanno il via lunedì; la spesa sostenuta dal Comune è di circa 40mila euro.

Quell’indagine top secret sul rilievo sismico 3d nel sito di stoccaggio gas

Interpellanza M5s in Regione: «Finanziata con 3,6 milioni pubblici
e l’Emilia Romagna nemmeno ha chiesto di avere i risultati»

La Regione ha finanziato con 3,6 milioni di euro un’indagine per un rilievo sismico 3d portato avanti dalla Edison sul sito di stoccaggio gas di San Potito e Cotignola ma non ha ancora chiesto i risultati delle rilevazione ultimate. È quanto sostiene Andrea Bertani, consigliere regionale del Movimento 5 stelle, che ha presentato un’interpellanza urgente alla giunta: «È inaccettabile che delle rilevazioni, finanziate anche con soldi pubblici e che potrebbero essere utili per una migliore pianificazione dell’uso di risorse naturali e per combattere meglio rischi come la subsidenza ed i terremoti non vengano neppure acquisite dalla Regione».

L’anomalia segnalata dai grillini è infatti questa: «I risultati sono al momento top secret. Sia i Comuni interessati che la Regione non sembrano avere intenzione di renderli disponibili. I primi, a una precisa richiesta della consigliera cotignolese dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, Ilaria Ricci Picciloni del M5s, hanno risposto che l’autorizzazione a fornire i dati doveva essere concessa da Edison, mentre la Regione ha risposto a un nostro accesso agli atti affermando che al momento non li ha nemmeno ancora chiesti. Un paradosso».

L’indagine si era resa necessaria perché dall’entrata in funzione degli impianti di San Potito e Cotignola la compagnia di stoccaggio aveva registrato valori di pressione diversi rispetto a quelli attesi. Si tratta di accertamenti effettuati in un’ottica commerciale «ma i cui risultati devono essere pubblici secondo le prescrizioni ministeriali e regionali. Di che cosa si ha paura? Noi crediamo che, alla luce di quanto è accaduto nella nostra regione nel 2012 e ai dubbi che sono nati sulla possibile correlazione tra attività estrattive e terremoti, i dati in 3d di questa indagine possano essere di fondamentale importanza per capire meglio la morfologia del nostro sottosuolo. Per questo chiediamo alla Giunta di sbloccare al più presto questa impasse ed in futuro, in casi analoghi, di rendere automatico il travaso di queste informazioni in banche dati pubbliche».

La vicenda ha poi anche una ramificazione europea: «Duecentocinquanta milioni di euro della Banca Europea per gli Investimenti destinati ad un progetto Edison di cui non sappiamo niente – aggiunge Marco Affronte, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, che ha presentato un’interrogazione Europea alla quale ancora non è stata data risposta -. O meglio, sappiamo che il progetto esiste solo in parte, e nonostante questo ha già avuto delle anomalie. Mi domando: possibile che la Banca conceda 250 milioni di euro, su un totale di 540 milioni di costo, sulla base di una scarna sintesi non tecnica? E per quale motivo dovrebbero essere pubbliche solo quelle poche informazioni?».

Quell’indagine top secret sul rilievo sismico 3d nel sito di stoccaggio gas

Interpellanza M5s in Regione: «Finanziata con 3,6 milioni pubblici e l’Emilia Romagna nemmeno ha chiesto di avere i risultati»

La Regione ha finanziato con 3,6 milioni di euro un’indagine per un rilievo sismico 3d portato avanti dalla Edison sul sito di stoccaggio gas di San Potito e Cotignola ma non ha ancora chiesto i risultati delle rilevazione ultimate. È quanto sostiene Andrea Bertani, consigliere regionale del Movimento 5 stelle, che ha presentato un’interpellanza urgente alla giunta: «È inaccettabile che delle rilevazioni, finanziate anche con soldi pubblici e che potrebbero essere utili per una migliore pianificazione dell’uso di risorse naturali e per combattere meglio rischi come la subsidenza ed i terremoti non vengano neppure acquisite dalla Regione».

L’anomalia segnalata dai grillini è infatti questa: «I risultati sono al momento top secret. Sia i Comuni interessati che la Regione non sembrano avere intenzione di renderli disponibili. I primi, a una precisa richiesta della consigliera cotignolese dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, Ilaria Ricci Picciloni del M5s, hanno risposto che l’autorizzazione a fornire i dati doveva essere concessa da Edison, mentre la Regione ha risposto a un nostro accesso agli atti affermando che al momento non li ha nemmeno ancora chiesti. Un paradosso».

L’indagine si era resa necessaria perché dall’entrata in funzione degli impianti di San Potito e Cotignola la compagnia di stoccaggio aveva registrato valori di pressione diversi rispetto a quelli attesi. Si tratta di accertamenti effettuati in un’ottica commerciale «ma i cui risultati devono essere pubblici secondo le prescrizioni ministeriali e regionali. Di che cosa si ha paura? Noi crediamo che, alla luce di quanto è accaduto nella nostra regione nel 2012 e ai dubbi che sono nati sulla possibile correlazione tra attività estrattive e terremoti, i dati in 3d di questa indagine possano essere di fondamentale importanza per capire meglio la morfologia del nostro sottosuolo. Per questo chiediamo alla Giunta di sbloccare al più presto questa impasse ed in futuro, in casi analoghi, di rendere automatico il travaso di queste informazioni in banche dati pubbliche».

La vicenda ha poi anche una ramificazione europea: «Duecentocinquanta milioni di euro della Banca Europea per gli Investimenti destinati ad un progetto Edison di cui non sappiamo niente – aggiunge Marco Affronte, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, che ha presentato un’interrogazione Europea alla quale ancora non è stata data risposta -. O meglio, sappiamo che il progetto esiste solo in parte, e nonostante questo ha già avuto delle anomalie. Mi domando: possibile che la Banca conceda 250 milioni di euro, su un totale di 540 milioni di costo, sulla base di una scarna sintesi non tecnica? E per quale motivo dovrebbero essere pubbliche solo quelle poche informazioni?».

«Licenziata perché sindacalista» Azione legale di Cgil contro Agrintesa

La Flai sostiene che si tratti di rappresaglia perché la donna si candida
alle elezioni Rsu. L’azienda parla di indisponibilità della lavoratrice

«Licenziata per rappresaglia perché intende candidarsi nuovamente per le prossime elezione per il rinnovo della Rappresentanza sindacale unitaria». Questa sarebbe, secondo la Flai-Cgil di Ravenna, la vera motivazione all’origine dell’interruzione del rapporto di lavoro deciso dalla cooperativa Agrintesa di Faenza per una lavoratrice componente Rsu dal 2006. Il sindacato ha quindi presentato ricorso contro la coop per condotta antisindacale.

«Siamo di fronte a un licenziamento discriminatorio – commenta il segretario provinciale della Flai-Cgil, Raffaele Vicidomini -. Reputiamo il licenziamento illegittimo e immotivato per cui ci siamo rivolti alle vie legali per tutelare, innanzitutto, la lavoratrice e tutti i lavoratori che intendono esercitare attività sindacale senza che questi subiscano ritorsioni o discriminazioni». Secondo quanto scrive la Cgil in una nota inviata alla stampa il licenziamento della donna sarebbe solo l’ultimo di una serie di atti persecutori perpetrati ai suoi danni fin dalla sua prima elezione nella Rsu.

E Agrintesa? L’azienda motiva il licenziamento per l’indisponibilità della lavoratrice, legata da un rapporto di avventiziato agricolo, a effettuare alcune giornate di lavoro. «L’impossibilità a recarsi al lavoro, dovuta tra l’altro a una delicata situazione familiare, era stata ampiamente giustificata». La vicenda presenta ulteriori elementi: «Non può essere solo una coincidenza il fatto che il giorno in cui la donna si è recata al lavoro, Agrintesa le ha contestato di non avere svolto correttamente il suo compito e per questo è stata sospesa in via cautelare e poi licenziata in tronco».

Autotrasporti: Ctf in liquidazione La Lega Nord critica il mondo coop

Una sessantina i soci del consorzio, il Carroccio: «Vigileremo per loro,
solita storia: lavoratori sul lastrico e i responsabili restano impuniti»

Dirigenti incompetenti incaricati per appartenenza politica che sono riusciti a portare al fallimento uno dei fiori all’occhiello del mondo imprenditoriale faentino mentre il mondo cooperativo e politico non vigilavano: è l’accusa mossa dalla Lega Nord a Faenza per il destino del Ctf, il Consorzio trasporti Faenza in liquidazione coatta amministrativa dall’inizio di novembre per decisione del tribunale di Ravenna a conclusione della procedura di concordato. La vicenda coinvolge una sessantina di soci: «Vigileremo sulla situazione e lo faremo in nome di tutti quei soci che ora sono sul lastrico», dichiarano il capogruppo Gabriele Padovani, il consigliere regionale Andrea Liverani e il consigliere provinciale Jacopo Berti.

Gli esponenti del Carroccio puntano il dito verso chi negli ultimi anni, a loro giudizio, avrebbe sottovalutato la situazione del consorzio trascurando i rischi e addirittura spendendo parole di ottimismo con i soci. La ricostruzione del declino fatta dai leghisti comincia a gennaio 2012 «quando il consiglio direttivo richiese ai soci un mutuo di 20mila euro a testa per continuare a lavorare e sui circa 150 soci, ben 100 aderirono alla richiesta». Dopo il sacrificio arrivarono ulteriori difficoltà: «Ben 16 mensilità non pagate, il dover far fronte al pagamento delle tasse e dell’Iva e il rischio che il consorzio potesse chiudere» mentre dai vertici di Legacoop, secondo il Carroccio, arrivavano rassicurazioni e incentivi a continuare. A maggio 2015 la richiesta di concordato preventivo «ma i soci continuavano a lavorare senza percepire stipendi, da quel momento il consorzio ha pagato ai soci un solo mese sui quattro lavorati. Ora la botta finale della liquidazione, in sostanza un vero e proprio fallimento ed è stato di conseguenza nominato un commissario liquidatore». La motivazione? «A giudizio del tribunale il Ctf versava in uno stato di insolvenza e non aveva presentato un piano di salvataggio».

Nel corso dell’estate i vertici di Legacoop espressero preoccupazione per la gravità della situazione mentre si cercava di elaborare un piano industriale capace di reggere e offrire una exit strategy. Si parlava già di quanto fosse a rischio la continuità aziendale ritenendo di difficile percorrenza la strada verso una nuova impresa dalle ceneri del Ctf mancndo il capitale e considerando le condizioni dei soci lavoratori, provati da anni di difficoltà. Nel 2010 la rivista di settore Uomini e Trasporti parlava di «classico consorzio di padroncini, con circa 160 soci che hanno la proprietà dei loro mezzi», fatturato oltre 40 milioni di euro all’anno, bilancio consolidato attorno ai 65, budget 2010 in linea con il 2009 che era stato in flessione tra il 9 e il 15 percento rispetto all’anno precedente.

Lo sfogo finale di Padovani, Liverani e Berti è rivolto al sindaco Giovanni Malpezzi: «Per quale motivo nessuno parla di questo scandalo? Per quale motivo Malpezzi alla dichiarazione di Padovani che il Ctf sarebbe fallito, andò su tutte le furie smentendolo categoricamente? È sempre la solita storia, i lavoratori sul lastrico e i veri responsabili rimangono impuniti».

Autotrasporti: Ctf in liquidazione La Lega Nord critica il mondo coop

Una sessantina i soci del consorzio, il Carroccio: «Vigileremo per loro, solita storia: lavoratori sul lastrico e i responsabili restano impuniti»

Dirigenti incompetenti incaricati per appartenenza politica che sono riusciti a portare al fallimento uno dei fiori all’occhiello del mondo imprenditoriale faentino mentre il mondo cooperativo e politico non vigilavano: è l’accusa mossa dalla Lega Nord a Faenza per il destino del Ctf, il Consorzio trasporti Faenza in liquidazione coatta amministrativa dall’inizio di novembre per decisione del tribunale di Ravenna a conclusione della procedura di concordato. La vicenda coinvolge una sessantina di soci: «Vigileremo sulla situazione e lo faremo in nome di tutti quei soci che ora sono sul lastrico», dichiarano il capogruppo Gabriele Padovani, il consigliere regionale Andrea Liverani e il consigliere provinciale Jacopo Berti.

Gli esponenti del Carroccio puntano il dito verso chi negli ultimi anni, a loro giudizio, avrebbe sottovalutato la situazione del consorzio trascurando i rischi e addirittura spendendo parole di ottimismo con i soci. La ricostruzione del declino fatta dai leghisti comincia a gennaio 2012 «quando il consiglio direttivo richiese ai soci un mutuo di 20mila euro a testa per continuare a lavorare e sui circa 150 soci, ben 100 aderirono alla richiesta». Dopo il sacrificio arrivarono ulteriori difficoltà: «Ben 16 mensilità non pagate, il dover far fronte al pagamento delle tasse e dell’Iva e il rischio che il consorzio potesse chiudere» mentre dai vertici di Legacoop, secondo il Carroccio, arrivavano rassicurazioni e incentivi a continuare. A maggio 2015 la richiesta di concordato preventivo «ma i soci continuavano a lavorare senza percepire stipendi, da quel momento il consorzio ha pagato ai soci un solo mese sui quattro lavorati. Ora la botta finale della liquidazione, in sostanza un vero e proprio fallimento ed è stato di conseguenza nominato un commissario liquidatore». La motivazione? «A giudizio del tribunale il Ctf versava in uno stato di insolvenza e non aveva presentato un piano di salvataggio».

Nel corso dell’estate i vertici di Legacoop espressero preoccupazione per la gravità della situazione mentre si cercava di elaborare un piano industriale capace di reggere e offrire una exit strategy. Si parlava già di quanto fosse a rischio la continuità aziendale ritenendo di difficile percorrenza la strada verso una nuova impresa dalle ceneri del Ctf mancndo il capitale e considerando le condizioni dei soci lavoratori, provati da anni di difficoltà. Nel 2010 la rivista di settore Uomini e Trasporti parlava di «classico consorzio di padroncini, con circa 160 soci che hanno la proprietà dei loro mezzi», fatturato oltre 40 milioni di euro all’anno, bilancio consolidato attorno ai 65, budget 2010 in linea con il 2009 che era stato in flessione tra il 9 e il 15 percento rispetto all’anno precedente.

Lo sfogo finale di Padovani, Liverani e Berti è rivolto al sindaco Giovanni Malpezzi: «Per quale motivo nessuno parla di questo scandalo? Per quale motivo Malpezzi alla dichiarazione di Padovani che il Ctf sarebbe fallito, andò su tutte le furie smentendolo categoricamente? È sempre la solita storia, i lavoratori sul lastrico e i veri responsabili rimangono impuniti».

Premio Guidarello alle inchieste di Gatti e Farruggia e all’ironia di Proietti

Le due firme e l’attore tra i premiati dalle giurie del riconoscimento per il giornalismo d’autore di Confindustria. Cerimonia il 29 novembre

C’è il giornalismo d’inchiesta che denuncia la corruzione, la malasanità e le distorsioni dell’immigrazione ma c’è anche il giornalismo che si occupa di esteri e difesa, quanto mai attuale in questo periodo, senza dimenticare lo spettacolo tra teatro e televisioni. La serata di premiazione della 44esima edizione del premio Guidarello per il giornalismo d’autore porterà sul palco del teatro Alighieri di Ravenna il 29 novembre (dalle 18) l’occasione per un dibattito su temi di respiro internazionale con le parole di firme come Fabrizio Gatti e Alessandro Farruggia. Ma non mancheranno punte di ironia con Gigi Proietti e Ivano Marescotti, attori di teatro e cinema contraddistinti da una verve ironica capace di guardare alla quotidianità e alle tradizioni con occhio diverso. La cerimonia di consegna dei premi sarà condotta da Bruno Vespa e presentata dalla giornalista Rai Margherita Ghinassi.

Per il giornalismo nazionale nella sezione cultura premio a Fabrizio Gatti: inviato di punta dell’Espresso, ha condotto inchieste sull’immigrazione, la malasanità e la corruzione negli appalti pubblici che gli sono valse importanti premi internazionali, da alcuni suoi libri sono stati tratti testi teatrali. Per la sezione società riceve il riconoscimento Alessandro Farruggia: giornalista del Qn, si occupa di esteri e difesa, è stato autore dello scoop sulle trattative segrete tra il governo statunitense e i talebani, ha partecipato alle maggiori conferenze Onu sul clima. Il premio della sezione radio-tv va a Gigi Proietti, attore di teatro e di cinema, protagonista di fiction televisive di successo e di programmi radiofonici, cantante, ballerino, regista, imitatore, doppiatore, conduttore, scrittore.

Il premio Guidarello Turismo è stato assegnato a Evelina Christillin, recentemente nominata presidente dell’Ente nazionale per il Turismo (Enit), manager di successo di grandi eventi internazionali, come i XX Giochi Olimpici Invernali del 2006, presidente della Fondazione del Teatro Stabile di Torino e della Fondazione Museo delle Antichità Egizie.

Per il giornalismo Romagna, la giuria ha attribuito il premio per la sezione audiovisivi a Ivano Marescotti, attore cinematografico e teatrale, impegnato nel recupero del dialetto romagnolo. Nella sezione società premio a Giuseppe Turani, giornalista economico tra i più seguiti e scrittore, ha costruito una galleria di personaggi significativi nella storia e nel costume tra Otto e Novecento, tra cui una figura femminile ravennate finita nell’oblio, Cordula (Lina) Poletti, e la rilancia nel panorama delle protagoniste del nascente femminismo italiano. La sezione cultura vede premiato Paolo Di Paolo, giornalista delle pagine culturali de La Stampa, per un articolo dedicato alla figura di Renato Serra, nel centenario della morte, in cui traccia un profilo di questo grande critico che ha lasciato una traccia profonda nella nostra letteratura.

Guidarello ad honorem assegnato all’ammiraglio Vincenzo Melone, da poche settimane comandante generale delle capitanerie di porto. La sua carriera di servitore dello Stato evoca il mare in tutte le sue declinazioni: una via per viaggiare, un patrimonio ambientale da tutelare, un confine strategico da preservare in sicurezza, un generatore di attività economiche che vanno regolate e controllate.

Disagi piazza Kennedy: ecco le strade dove non si pagheranno tributi locali

Decisione a sostegno delle imprese: nel 2016 esentate da Tari,
imposta di pubblicità e tassa di occupazione di suolo pubblico

Ecco l’elenco di strade e piazze del centro storico di Ravenna nelle quali per tutto il 2016 i titolari degli esercizi pubblici, commerciali, artigianali, turistici e ricettivi non pagheranno la tassa sui rifiuti Tari, l’imposta sulla pubblicità, sia temporanea che permanente, la tassa per l’occupazione di aree e spazi pubblici, sia temporanea che permanente, come misura di compensazione per i disagi causati dal cantiere di piazza Kennedy, aperto a giugno scorso e destinato a durare un anno per trasformare l’area da parcheggio a pedonale: via Cura, dall’incrocio con via Oberdan fino all’incrocio con via D’Azeglio, via Uccellini, via Agnello, via D’Azeglio, via Barbiani, via Cattaneo, via Camillo Morigia, via Pasolini, via Luca Longhi, via Zirardini, via Mafalda di Savoia, via Nove Febbraio, piazza Kennedy, piazzetta Paolo Serra ex piazzetta Ragazzini, via G. Rasponi, via Guerrini, via Fantuzzi, via Garatoni.

La giunta comunale ha approvato la delibera per le esenzioni tributarie nella seduta del 17 novembre ufficializzando quanto già concordato nei mesi scorsi con le associazioni di categoria. Il provvedimento sarà trasmesso a Hera, società affidataria della riscossione della Tari, e a Ravenna Entrate, società affidataria della gestione e riscossione della tassa per l’occupazione di aree e spazi pubblici e dell’imposta comunale sulla pubblicità, per gli adempimenti di competenza.

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