martedì
12 Maggio 2026

Disagi piazza Kennedy: ecco le strade dove non si pagheranno tributi locali

Decisione a sostegno delle imprese: nel 2016 esentate da Tari, imposta di pubblicità e tassa di occupazione di suolo pubblico

Ecco l’elenco di strade e piazze del centro storico di Ravenna nelle quali per tutto il 2016 i titolari degli esercizi pubblici, commerciali, artigianali, turistici e ricettivi non pagheranno la tassa sui rifiuti Tari, l’imposta sulla pubblicità, sia temporanea che permanente, la tassa per l’occupazione di aree e spazi pubblici, sia temporanea che permanente, come misura di compensazione per i disagi causati dal cantiere di piazza Kennedy, aperto a giugno scorso e destinato a durare un anno per trasformare l’area da parcheggio a pedonale: via Cura, dall’incrocio con via Oberdan fino all’incrocio con via D’Azeglio, via Uccellini, via Agnello, via D’Azeglio, via Barbiani, via Cattaneo, via Camillo Morigia, via Pasolini, via Luca Longhi, via Zirardini, via Mafalda di Savoia, via Nove Febbraio, piazza Kennedy, piazzetta Paolo Serra ex piazzetta Ragazzini, via G. Rasponi, via Guerrini, via Fantuzzi, via Garatoni.

La giunta comunale ha approvato la delibera per le esenzioni tributarie nella seduta del 17 novembre ufficializzando quanto già concordato nei mesi scorsi con le associazioni di categoria. Il provvedimento sarà trasmesso a Hera, società affidataria della riscossione della Tari, e a Ravenna Entrate, società affidataria della gestione e riscossione della tassa per l’occupazione di aree e spazi pubblici e dell’imposta comunale sulla pubblicità, per gli adempimenti di competenza.

Quei libri sensoriali che aiutano a comunicare

Iil 20 e il 21 novembre la prima kermesse dedicata alla comunicazione aumentativa alternativa (Caa)

Il diritto alla comunicazione per chi ha difficoltà ad usare i più comuni canali comunicativi, con particolare riguardo al linguaggio orale e alla scrittura, è l’argomento principe del convegno “Altri Alfabeti” organizzato dal Centro di documentazione e formazione Reciprocamente della cooperativa sociale Il Cerchio: appuntamento il 20 e il 21 novembre, all’Almagià a Ravenna con la prima kermesse dedicata alla comunicazione aumentativa alternativa (Caa), un’area della pratica clinica che mira a compensare le disabilità legate alla comunicazione espressiva. Reciprocamente è specializzato nella creazione di libri modificati e sensoriali: libri scritti con simboli Caa per agevolare le prime esperienze di lettura dei bambini piccoli e per aiutare quelli con difficoltà di comunicazione. Il convegno a ingresso libero, con il patrocinio del Comune di Ravenna e dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, avrà più di 20 relatori di rilevanza nazionale presentandosi come un momento di approfondimento e di divulgazione, ma anche come un momento di scambio e di apertura verso il pubblico. Il programma dettagliato con gli ultimi aggiornamenti sul sito www.ilcerchio.ra.it.

Cervia, il dossier del Comune per cacciare il gestore del porto

In 22 pagine le motivazioni che avviano la procedura per la decadenza
della concessione demaniale. Il sindaco: «Poi cercheremo un sostituto»

Con un dossier di 22 pagine che contengono le argomentazioni di 14 presunte inadempienze a carico del concessionario, il Comune di Cervia ha avviato il procedimento di decadenza della concessione demaniale del porto turistico assegnata da quasi cinquant’anni alla società Marina di Cervia srl. Che ora ha trenta giorni per presentare le proprie controdeduzioni. A seguire 90 giorni per il Comune per concludere il procedimento. Qualora la decadenza dovesse divenire effettiva il Comune rientrerà nella disponibilità del porto. Il sindaco Luca Coffari delinea il futuro prossimo: «Ci aspettiamo ora la solita commedia sulla stampa da parte del Marina di Cervia, ma noi andiamo avanti con la decadenza della concessione per poi trovare un nuovo gestore».

Ecco un riepilogo delle violazioni, riportate nell’avviso di avvio del procedimento. Le riassume il Comune in una nota scritta: «Oltre alla violazione del dragaggio a cui Marina di Cervia da anni non provvede costringendo il Comune a garantire con propri interventi la navigabilità del porto canale e la sicurezza della navigazione, vengono individuate come inadempienze e violazioni, la negazione di qualsiasi competenza del Comune nel determinare tariffe e modalità di gestione del porto pur qualificato come servizio pubblico locale, una gestione monopolistica che ha portato ad un elevata conflittualità con gli utenti sulle tariffe reputate arbitrarie ed eccessivamente onerose e sui servizi connessi all’ormeggio, ritenuti inadeguati ed insufficienti; l’assenza, reputata grave, di una carta dei servizi; il mancato pagamento, per tutta la durata della concessione, del canone pattuito con il Comune; diversi episodi di sospensione di servizi fondamentali all’utenza come il distributore di carburante; alcuni ritardi in passato nel pagamento del canone demaniale; problemi sulla cauzione; l’inadeguata manutenzione delle strutture e degli impianti portuali e i ritardi nell’ottemperare agli obblighi di ripristino a seguito delle mareggiate del febbraio scorso; il mancato rispetto della quota di riserva (10%) dei posti barca per il naviglio in transito; problemi nel subentro della concessione; l’esecuzione di opere senza titolo ed in violazione di norme edilizie e dell’atto d’obbligo che garantisce l’accesso pubblico alla passeggiata turistica; violazioni tributarie commesse in passato ed altre in corso di accertamento; inadeguatezze organizzative».

Le vicende travagliate del porticciolo cervese (circa 300 posti) sono cosa nota, come ricostruito di recente anche su queste pagine (vedi articoli correlati). L’ultima puntata è la sentenza del tribunale di Napoli che impone alla Marina il pagamento di 627mila euro. Secondo l’amministrazione comunale l’atteggiamento di Marina di Cervia è stato «sempre e costantemente contrario o omissivo rispetto agli obblighi ed impegni legittimamente assunti verso Comune ed utenza, sempre e costantemente conflittuale ed orientato a promuovere o opporre un contenzioso estenuante, oneroso, peraltro inutile considerando gli esiti ad essa sistematicamente sfavorevoli». L’avvio del procedimento è stato predisposto ed adottato dall’apposita task force costituita dall’amministrazione per gestire la grana. Sarebbe emerso un quadro che «non solo individua a carico del concessionario molteplici e gravi violazioni ed inadempienze, ciascuna delle quali ritenuta idonea a giustificare la decadenza (a maggior ragione se valutate complessivamente), ma supporta anche una valutazione complessiva di inidoneità ed inaffidabilità del concessionario a gestire in modo corretto il bene ed il servizio pubblico, venendo così a mancare i requisiti fondamentali per rilasciare e mantenere una concessione demaniale».

Partita tra ragazzini: il mister ritira i suoi sul 17 a 0 per gli altri e viene squalificato

Intanto dopo l’arrivo dei carabinieri il Santerno (Seconda Categoria) viene multato e un dirigente inibito per un anno per insulti razzisti

Sul 17 a 0 per gli avversari, a una decina di minuti dal termine, l’allenatore ha deciso di sospendere la partita e mandare i propri giocatori negli spogliatoi. È successo a San Pietro in Vincoli nel corso di una partita del campionato provinciale categoria Giovanissimi, con in campo ragazzini dai 12 ai 14 anni. A subìre la goleada contro i padroni di casa la società ravennate Endas Monti. E l’allenatore (e presidente) Francesco Stucci, per aver interrotto la partita, è stato pure squalificato per un mese. Ai quotidiani in edicola oggi – Carlino e Corriere Romagna – ha dichiarato di aver agito da «padre di famiglia» per interrompere una vera e propria umiliazione, con gli avversari che avrebbero schernito platealmente i giocatori della Monti facendo di tutto per segnare sempre più gol anziché invece limitarsi a gestire la partita.

Dal San Pietro in Vincoli arriva una parziale conferma: «Il regolamento prevede che per accedere alle fasi regionali una discriminante sia anche il numero di gol fatti, ecco spiegata tanta determinazione – ha dichiarato il presidente Daniele Bandini al Carlino – ma garantisco che l’avversario è stato rispettato. E se così non fosse siamo pronti a scusarci».

Intanto ieri è stato pubblicato anche il referto del giudice sportivo con una lunga squalifica di un anno comminata al dirigente del Santerno protagonista degli insulti razzisti – anche se il diretto interessato, Fabrizio Bezzi, continua a smentire (vedi anche il nostro articolo tra i correlati) e annuncia ricorso – dieci giornate di squalifica complessive a due giocatori e un mese di sospensione anche all’allenatore, oltre a 500 euro di multa alla società per le intemperanze. Il caso è finito sulle pagine delle cronache locali anche per l’arrivo dei carabinieri, che hanno scortato arbitro (un 18enne di origine albanese) e vertici ravennati della classe arbitrale (presenti in tribuna e con in mano pure un video dei “fatti”) fuori dal centro sportivo di Santerno.

Caroli e l’arte vista dai grandi maestri

Lo storico ravennate, volto noto della tv, presenta Il suo nuovo
volume: «La critica italiana è la più futile, lavora per il mercatino…»

La storia dell’Italia è la storia della sua arte. Non tutti però la raccontano allo stesso modo, per questo c’è chi ha voluto ribadire quale sia la “vera” storia dell’arte italiana, che non è quella delle aste, e nemmeno quella dei musei chiusi, ma è quella delle opere viste e toccate da vicino. Flavio Caroli, ravennate di origine, è uno dei volti più noti tra gli storici dell’arte italiani. Docente universitario e divulgatore televisivo Caroli ha deciso di dare voce ai maestri della storia dell’arte con il suo nuovo volume Con gli occhi dei maestri che uscirà tra i Saggi Mondadori e che presenterà a Ravenna il 20 novembre alla Sala D’Attorre.

Qual è stata per lei l’importanza di avere buoni maestri?
«Per me hanno avuto una importanza decisiva, tutti, quelli che ho conosciuto e quelli che ho solamente letto. Per primo Longhi, che è il “nonno” di tutti gli storici dell’arte italiani, poi Arcangeli il “padre”, con cui mi sono laureato. Poi Graziani, che ha una storia straordinaria, era il primo allievo di Longhi, e morì a soli 27 anni nel ’43 dopo aver fatto dello cose fondamentali. Suo figlio, che era appena nato quando il padre morì, diventò poi mio grandissimo amico. Anche lui ebbe una fine infausta, perché morì suicida. Poi parlo di Briganti, maestro romano dell’eleganza della storia dell’arte. Morto Arcangeli c’era una insoddisfazione perché la scuola italiana stava diventando attribuzionista, a me non bastava. Io credo in una storia dell’arte delle idee, prima di tutto. Per questo per me è inoltre molto importante il lavoro con Gombrich, che contattai per proseguire questi studi assieme e che frequentai per tutta la vita. Da questo ceppo derivano tutti i miei studi.

Spesso i lettori si appassionano alle vite degli artisti, pare però che anche le vite degli storici dell’arte siano altrettanto interessanti…
«Assolutamente sì. Ognuno di loro a modo suo. Quando Bassani descriveva Longhi diceva “non sembra un professore, ma sembra un artista”. Graziani padre e figlio hanno storie da storici e da artisti. Arcangeli poi era un poeta! Briganti era un artista a modo suo, appassionato all’arte antica e anche a quella contemporanea. Gombrich era un artista mitteleuropeo, l’equivalente dei grandi scrittori inglesi della sua generazione».

Cosa caratterizza la linea che distingue la storia italiana dell’arte di cui lei parla dalla altre?
«Non esiste una storia dell’arte, ne esistono molte, perché ogni storico fa la sua. Quelle degli storici più autorevoli sono quelle più riconosciute. C’è chi dice la verità e chi racconta delle balle per avvalorare le proprie idee. Questo è il punto di fondo. La linea maestra Longhi-Graziani-Arcangheli-Briganti è la miglior scuola italiana. Come dice la fisica per due punti passa solo una retta, qui i punti sono quattro, ma la retta è comunque una sola. Si contraddistingue da altre scuole per il rapporto fisico con l’opera, un rapporto d’occhio che mantiene un rapporto di idee. La linea invece mitteleuropea è una linea di pure idee».

Insomma vuole dire che la scuola italiana è più concreta?
«Più concreta lo era ai tempi di Longhi e Arcangeli, poi è diventata la più futile di tutte. Finita quella grande scuola, gli storici italiani hanno lavorato per il mercato, anzi per il mercatino dell’arte, come se fossero in un negozio di antiquariato».

Cos’è quindi per lei il ruolo dello storico dell’arte? O quale dovrebbe essere…
«Mark Bloch diceva che la storia dell’arte non è un corteo che passa davanti a noi, e lo storico non è quello che guarda questo corteo passare. Lo storico deve stare dentro il movimento e assumere notizie, che possono essere vere o false».

Lei è ora uno dei maestri…
«Questo lo lascio dire agli altri, faccio quello che posso cercando di capire il passato».

…che cosa direbbe ai suoi “allievi” che diventeranno i maestri di domani?
«Bisogna essere ambiziosi. Bisogna cercare di capire il senso della storia. È necessario fuggire dei giochino del para-antiquariato, giochino a cui si è ridotta la grande storia dell’arte italiana».

L’insegnamento dell’arte a volte si è arroccato nelle accademie, altre volte si è invece aperto a molti, fino ad arrivare ai grandi numeri della televisione…
«Sì, parlando di arte a Che tempo che fa siamo arrivati a tre milioni di spettatori. Lasciando da parte il mio narcisismo, questi numeri significano che molte persone sono interessate all’arte. Vogliono capire come siamo arrivati fin qui».

Quindi meglio uscire dalle accademie?
«Sicuramente sì. Quando l’accademia era altissima, come quella di Ronchi, era un conto. Oggi le accademie sono fatte da figure piccolissime, e lo dico da dentro, visto che insegno anche all’università».

In questi giorni ci sono state molte polemiche sulla chiusura dei monumenti e sulle condizioni di lavoro dei dipendenti. Che idea si è fatto a riguardo?
«L’Italia non si può permettere di tener chiuso quello che è la sua grandezza nel mondo. I custodi però dovrebbero essere qualificati e pagati bene!»

Caroli e l’arte vista dai grandi maestri

Lo storico ravennate, volto noto della tv, presenta Il suo nuovo volume: «La critica italiana è la più futile, lavora per il mercatino…»

La storia dell’Italia è la storia della sua arte. Non tutti però la raccontano allo stesso modo, per questo c’è chi ha voluto ribadire quale sia la “vera” storia dell’arte italiana, che non è quella delle aste, e nemmeno quella dei musei chiusi, ma è quella delle opere viste e toccate da vicino. Flavio Caroli, ravennate di origine, è uno dei volti più noti tra gli storici dell’arte italiani. Docente universitario e divulgatore televisivo Caroli ha deciso di dare voce ai maestri della storia dell’arte con il suo nuovo volume Con gli occhi dei maestri che uscirà tra i Saggi Mondadori e che presenterà a Ravenna il 20 novembre alla Sala D’Attorre.

Qual è stata per lei l’importanza di avere buoni maestri?
«Per me hanno avuto una importanza decisiva, tutti, quelli che ho conosciuto e quelli che ho solamente letto. Per primo Longhi, che è il “nonno” di tutti gli storici dell’arte italiani, poi Arcangeli il “padre”, con cui mi sono laureato. Poi Graziani, che ha una storia straordinaria, era il primo allievo di Longhi, e morì a soli 27 anni nel ’43 dopo aver fatto dello cose fondamentali. Suo figlio, che era appena nato quando il padre morì, diventò poi mio grandissimo amico. Anche lui ebbe una fine infausta, perché morì suicida. Poi parlo di Briganti, maestro romano dell’eleganza della storia dell’arte. Morto Arcangeli c’era una insoddisfazione perché la scuola italiana stava diventando attribuzionista, a me non bastava. Io credo in una storia dell’arte delle idee, prima di tutto. Per questo per me è inoltre molto importante il lavoro con Gombrich, che contattai per proseguire questi studi assieme e che frequentai per tutta la vita. Da questo ceppo derivano tutti i miei studi.

Spesso i lettori si appassionano alle vite degli artisti, pare però che anche le vite degli storici dell’arte siano altrettanto interessanti…
«Assolutamente sì. Ognuno di loro a modo suo. Quando Bassani descriveva Longhi diceva “non sembra un professore, ma sembra un artista”. Graziani padre e figlio hanno storie da storici e da artisti. Arcangeli poi era un poeta! Briganti era un artista a modo suo, appassionato all’arte antica e anche a quella contemporanea. Gombrich era un artista mitteleuropeo, l’equivalente dei grandi scrittori inglesi della sua generazione».

Cosa caratterizza la linea che distingue la storia italiana dell’arte di cui lei parla dalla altre?
«Non esiste una storia dell’arte, ne esistono molte, perché ogni storico fa la sua. Quelle degli storici più autorevoli sono quelle più riconosciute. C’è chi dice la verità e chi racconta delle balle per avvalorare le proprie idee. Questo è il punto di fondo. La linea maestra Longhi-Graziani-Arcangheli-Briganti è la miglior scuola italiana. Come dice la fisica per due punti passa solo una retta, qui i punti sono quattro, ma la retta è comunque una sola. Si contraddistingue da altre scuole per il rapporto fisico con l’opera, un rapporto d’occhio che mantiene un rapporto di idee. La linea invece mitteleuropea è una linea di pure idee».

Insomma vuole dire che la scuola italiana è più concreta?
«Più concreta lo era ai tempi di Longhi e Arcangeli, poi è diventata la più futile di tutte. Finita quella grande scuola, gli storici italiani hanno lavorato per il mercato, anzi per il mercatino dell’arte, come se fossero in un negozio di antiquariato».

Cos’è quindi per lei il ruolo dello storico dell’arte? O quale dovrebbe essere…
«Mark Bloch diceva che la storia dell’arte non è un corteo che passa davanti a noi, e lo storico non è quello che guarda questo corteo passare. Lo storico deve stare dentro il movimento e assumere notizie, che possono essere vere o false».

Lei è ora uno dei maestri…
«Questo lo lascio dire agli altri, faccio quello che posso cercando di capire il passato».

…che cosa direbbe ai suoi “allievi” che diventeranno i maestri di domani?
«Bisogna essere ambiziosi. Bisogna cercare di capire il senso della storia. È necessario fuggire dei giochino del para-antiquariato, giochino a cui si è ridotta la grande storia dell’arte italiana».

L’insegnamento dell’arte a volte si è arroccato nelle accademie, altre volte si è invece aperto a molti, fino ad arrivare ai grandi numeri della televisione…
«Sì, parlando di arte a Che tempo che fa siamo arrivati a tre milioni di spettatori. Lasciando da parte il mio narcisismo, questi numeri significano che molte persone sono interessate all’arte. Vogliono capire come siamo arrivati fin qui».

Quindi meglio uscire dalle accademie?
«Sicuramente sì. Quando l’accademia era altissima, come quella di Ronchi, era un conto. Oggi le accademie sono fatte da figure piccolissime, e lo dico da dentro, visto che insegno anche all’università».

In questi giorni ci sono state molte polemiche sulla chiusura dei monumenti e sulle condizioni di lavoro dei dipendenti. Che idea si è fatto a riguardo?
«L’Italia non si può permettere di tener chiuso quello che è la sua grandezza nel mondo. I custodi però dovrebbero essere qualificati e pagati bene!»

Un aperitivo al Diana per aiutare Nicolò che ha bisogno di cure per la trisomia 18

Molte delle terapie che servono al bimbo di 8 anni non sono coperte dal servizio sanitario nazionale. Appuntamento all’hotel il 20 novembre

Secondo i medici la malattia rara di cui soffre – la trisomia 18 a mosaicismo, otto casi in tutto in Italia – è «incompatibile con la vita». Non sarebbe nemmeno dovuto nascere e invece Nicolò ha 8 anni e vive a Ravenna. Grazie un po’ alla sorte, molto alla sua forza e tantissimo a quella di mamma Cristiana, è sopravvissuto a un delicato intervento al cuore, a un’altra complicata operazione all’intestino e il suo ritardo evolutivo è stato il più possibile ridotto grazie alle molteplici terapie a cui è sottoposto. Molte delle terapie che gli servono non sono coperte dal servizio sanitario nazionale e allora il 20 novembre alle 18 all’hotel Diana in via Girolamo Rossi si svolgerà l’evento “Un aperitivo per Nicolò”, momento conviviale a sfondo solidale organizzato per aiutare la sua famiglia e tentare l’accesso a nuove cure e terapie.

Dietro l’organizzazione non c’è una associazione o una sigla, l’idea nasce semplicemente da un gruppo di amici, fra di loro professionisti, dipendenti pubblici e privati, persone qualunque, qualcuno arriva anche da fuori città, un gruppo nato sul web ma che non esaurisce il suo mondo nello spazio virtuale e che già in passato aveva organizzato eventi benefici, pensando, sotto l’egida dell’albergatore ravennate Filippo Donati (vera mente del gruppo), di rendere concreto e tangibile quello spirito di solidarietà che anima la comunità ravennate.

La Trisomia 18, nota come sindrome di Edwards, è una rara malattia genetica caratterizzata da un assetto cromosomico alterato: può essere individuata durante l’amniocentesi o dall’ecografia morfologica che però nel caso di Nicolò non aveva fatto emergere nulla lasciando che la situazione si scoprisse solo al momento della nascita. Quella di Nicolò è la forma a mosaicismo: dalla mappa cromosomica risulta che il 50% delle cellule esaminate non sono buone.

Chi volesse aiutare Nicolò può farlo anche attraverso l’associazione Agemo18 Onlus, facendo un’offerta al conto corrente depositato al Banco di Brescia (agenzia di Nuvolento) – Iban IT 33 B 03500 54810 000000009730 – specificando nella causale: “Per Nicolò”.

Casse per i fanghi tra le dighe? Il sindaco: «No alle lastre di cemento»

L’opposizione chiede un referendum e il Pri attacca: «È propaganda»
La proposta della Pigna: «Utilizzare aree ex Sarom e ex deposito Atm»

Dopo la proposta dell’opposizione per un referendum sull’eventualità di realizzare casse di colmata adiacenti al lato interno delle dighe foranee per i fanghi di dragaggio, il sindaco di Ravenna torna a sottolineare che «il Comune di Ravenna è contrario all’ipotesi di realizzare le casse di colmata nel mare di fronte a Marina di Ravenna». E Fabrizio Matteucci sarà a Marina il 26 novembre a un’assemblea pubblica promossa dal consiglio territoriale del Mare per illustrare la posizione

Nel frattempo la anticipa per sommi capi con una nota sulla sua pagina Facebook. La contrarietà è di due ordini: uno economico e uno di tempistica. «Il nostro territorio riesce a fare convivere i settori dell’economia più diversi, dalla chimica al turismo, perché facciamo la fatica quotidiana di renderli compatibili l’uno all’altro. Ma un settore dell’economia non può ammazzare l’altro. Per questo, ad esempio, dicemmo no al rigassificatore a mare. Le dimensioni della lastra di cemento che coprirebbero le due casse di colmata equivarrebbero a 60 campi da calcio (circa 27 ettari, ndr). Non si può fare. Bisogna trovare soluzioni diverse per depositare la sabbia degli escavi che sono indispensabili, adesso sotto il coordinamento del ministero delle Infrastrutture. Io poi penso, anche solo sulla base della documentazione del tutto insufficiente che è a nostra disposizione, i tempi per la realizzazione di queste casse di colmata sarebbero molto più lunghi di quelli ipotizzati e i costi molto superiori. Quello che rimane urgente per il nostro porto è un programma di manutenzione dei fondali attuali per rimuovere adesso le sabbie che compromettono la funzionalità di alcuni terminal e nuovi dossi che potrebbero riformarsi all’imboccatura del Candiano».

Dal Partito repubblicano arrivano critiche all’indirizzo dei promotori della consultazione popolare. L’iniziativa dei gruppi consiliari di opposizione rischia di diventare, ad avviso dei consiglieri del Pri, Alberto Fussi e Roberto Ravaioli, «una iniziativa promossa al solo scopo propagandistico visto che il Comune per voce dei suoi massimi esponenti ha già dichiarato che quelle opere non si realizzeranno mai». Oltre al primo cittadino già anche il numero due di Palazzo Merlato, il repubblicano Giannantonio Mingozzi, aveva espresso contrarietà proprio in presenza del presidente dell’Autorità portuale Galliano Di Marco quando presentò il progetto in commissione consigliare. «Ci sembra quindi inutile – dichiarano i consiglieri del Pri – continuare a dissertare su prese di posizione e coinvolgimento dell’opinione pubblica con quesiti già smontati in partenza. Piuttosto, occorre continuare a ricercare alternative utili a risolvere definitivamente il problema della destinazione degli escavi». La replica della Lega Nord è al veleno: «Se in tutti questi anni, più che ad ambire a qualche incarico in seno al Porto, il Pri si fosse impegnato per una sua gestione concreta e lungimirante, oggi non saremmo costretti a proporre una consultazione popolare per evitare una soluzione arrangiata e tardiva», dice il consigliere Paolo Guerra.

Lista per Ravenna ha portato in commissione consigliare Pietro Calvelli, presidente del Yacht club Romagna che propone la realizzazione di un’isola al largo. Ora arriva invece una proposta dalla lista civica La Pigna (dal link in fondo alla pagina il testo integrale della nota): «Utilizzare le zone ex Sarom a ridosso del Candiano e zone a nord del Canale Candiano, quali possono essere quelle dell’ex deposito Atm e quelle dismesse da attività industriali, fino al congiungimento delle Bassette Sud – propone Maurizio Bucci, consigliere comunale del gruppo misto e candidato sindaco per la Pigna –. Il tutto permetterebbe una fortissima riduzione dei costi, compresi anche quelli di trasporto dei materiali che provocherebbero anche disagi per la viabilità, prevedendo infatti il coinvolgimento di mezzi pesanti».

Casse per i fanghi tra le dighe? Il sindaco: «No alle lastre di cemento»

L’opposizione chiede un referendum e il Pri attacca: «È propaganda» La proposta della Pigna: «Utilizzare aree ex Sarom e ex deposito Atm»

Dopo la proposta dell’opposizione per un referendum sull’eventualità di realizzare casse di colmata adiacenti al lato interno delle dighe foranee per i fanghi di dragaggio, il sindaco di Ravenna torna a sottolineare che «il Comune di Ravenna è contrario all’ipotesi di realizzare le casse di colmata nel mare di fronte a Marina di Ravenna». E Fabrizio Matteucci sarà a Marina il 26 novembre a un’assemblea pubblica promossa dal consiglio territoriale del Mare per illustrare la posizione

Nel frattempo la anticipa per sommi capi con una nota sulla sua pagina Facebook. La contrarietà è di due ordini: uno economico e uno di tempistica. «Il nostro territorio riesce a fare convivere i settori dell’economia più diversi, dalla chimica al turismo, perché facciamo la fatica quotidiana di renderli compatibili l’uno all’altro. Ma un settore dell’economia non può ammazzare l’altro. Per questo, ad esempio, dicemmo no al rigassificatore a mare. Le dimensioni della lastra di cemento che coprirebbero le due casse di colmata equivarrebbero a 60 campi da calcio (circa 27 ettari, ndr). Non si può fare. Bisogna trovare soluzioni diverse per depositare la sabbia degli escavi che sono indispensabili, adesso sotto il coordinamento del ministero delle Infrastrutture. Io poi penso, anche solo sulla base della documentazione del tutto insufficiente che è a nostra disposizione, i tempi per la realizzazione di queste casse di colmata sarebbero molto più lunghi di quelli ipotizzati e i costi molto superiori. Quello che rimane urgente per il nostro porto è un programma di manutenzione dei fondali attuali per rimuovere adesso le sabbie che compromettono la funzionalità di alcuni terminal e nuovi dossi che potrebbero riformarsi all’imboccatura del Candiano».

Dal Partito repubblicano arrivano critiche all’indirizzo dei promotori della consultazione popolare. L’iniziativa dei gruppi consiliari di opposizione rischia di diventare, ad avviso dei consiglieri del Pri, Alberto Fussi e Roberto Ravaioli, «una iniziativa promossa al solo scopo propagandistico visto che il Comune per voce dei suoi massimi esponenti ha già dichiarato che quelle opere non si realizzeranno mai». Oltre al primo cittadino già anche il numero due di Palazzo Merlato, il repubblicano Giannantonio Mingozzi, aveva espresso contrarietà proprio in presenza del presidente dell’Autorità portuale Galliano Di Marco quando presentò il progetto in commissione consigliare. «Ci sembra quindi inutile – dichiarano i consiglieri del Pri – continuare a dissertare su prese di posizione e coinvolgimento dell’opinione pubblica con quesiti già smontati in partenza. Piuttosto, occorre continuare a ricercare alternative utili a risolvere definitivamente il problema della destinazione degli escavi». La replica della Lega Nord è al veleno: «Se in tutti questi anni, più che ad ambire a qualche incarico in seno al Porto, il Pri si fosse impegnato per una sua gestione concreta e lungimirante, oggi non saremmo costretti a proporre una consultazione popolare per evitare una soluzione arrangiata e tardiva», dice il consigliere Paolo Guerra.

Lista per Ravenna ha portato in commissione consigliare Pietro Calvelli, presidente del Yacht club Romagna che propone la realizzazione di un’isola al largo. Ora arriva invece una proposta dalla lista civica La Pigna (dal link in fondo alla pagina il testo integrale della nota): «Utilizzare le zone ex Sarom a ridosso del Candiano e zone a nord del Canale Candiano, quali possono essere quelle dell’ex deposito Atm e quelle dismesse da attività industriali, fino al congiungimento delle Bassette Sud – propone Maurizio Bucci, consigliere comunale del gruppo misto e candidato sindaco per la Pigna –. Il tutto permetterebbe una fortissima riduzione dei costi, compresi anche quelli di trasporto dei materiali che provocherebbero anche disagi per la viabilità, prevedendo infatti il coinvolgimento di mezzi pesanti».

Rampini: «Siamo in una fase di transizione dopo la pax americana»

A Lugo la presentazione di “L’età del caos”, il libro del giornalista di Repubblica inviato in Usa che aveva previsto lo scenario geopolitico

In questi giorni segnati dalla paura dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre sono in molti in Europa a chiedersi: “Cosa sta succedendo?”. Federico Rampini, giornalista e intellettuale cosmopolita (dal 2009 inviato di La Repubblica a New York) aveva annunciato in qualche modo lo spaesamento odierno nel suo ultimo libro L’età del caos (Mondadori) che presenterà a Lugo venerdì 20 alle 21 (hotel Ala d’Oro, corso Matteotti 56).

Nel suo libro si leggeva già ciò che sta succedendo in questi giorni: era prevedibile il tracollo della situazione in Medio Oriente e di conseguenza in Europa?
«In qualche modo il libro è stato profetico, è vero, anticipando gli eventi. Viviamo in una situazione di caos geopolitico che permea nella nostra quotidianità e che influenza non solo la politica, ma anche la vita di tutti i giorni, e questo era nell’aria da tempo».

Perché è così difficile comprendere ciò che è accaduto a Parigi?
«Non si capisce questo attacco se non inquadrandolo in una evoluzione secolare in cui l’Occidente ha perso la supremazia sul mondo. La consapevolezza di questo relativo indebolimento deve liberarci dall’idea che tutto ciò che accade nel mondo dipenda da noi, l’Occidente non ha più la bacchetta magica per risolvere a suo piacimento le crisi internazionali. Oggi viviamo in un mondo multi-polare dove né gli Usa né la Russia riescono più a far valere la propria posizione».

Osservando la storia si sono già verificate situazioni prive di egemonia, come si sono risolte?
«Tra la pace di Vestfalia del 1648, che pose fine alla cosiddetta guerra dei trent’anni, e il congresso di Vienna del 1815 la situazione era, sotto molti aspetti, simile a quella odierna. Si risolse con un equilibrio multiculturale senza egemonia che resistette abbastanza a lungo».

Siamo quindi in una fase di transizione o si sta già configurando un nuovo equilibrio?
«Siamo in una fase di transizione che segue la pax americana, ma è una fase destinata a durare molto a lungo perché nessuna nuova potenza, come la Cina o l’India, ha la forza per imporsi. D’altra parte una Pax cinese non sarebbe auspicabile perché è ancora uno stato autoritario, lo posso testimoniare bene perché ci ho vissuto molti anni».

La crisi in Siria interessa anche la Cina e l’India?
«Interessa moltissimo perché importano dal Medio Oriente il petrolio, contrariamente agli Usa che sono diventati autonomi. Però Cina e India non hanno ancora i muscoli per poter intervenire nel conflitto come potenze e far valere i loro interessi».

Quali aree geografiche sono da tenere monitorate per comprendere cosa sta succedendo?
«L’Iran, l’Arabia Saudita e la Turchia sono le nuove forze di questo equilibrio regionale attorno a cui gira ora l’equilibrio di quella zona del mondo».

La Turchia è una nazione che l’Europa ha sottovalutato?
«Ho seguito il G20 di Antalya. La Turchia stava per entrare in Europa stabilmente fino a pochi anni fa, ora pare in rotta di collisione su molti punti. Erdogan, era parso un leader innovatore ma si è dimostrato illiberale, autoritario e ha attaccato i diritti umani, in primo la libertà di stampa, ma soprattutto ha avuto una pericolosa deriva islamista. Però, che ci piaccia o no, abbiamo bisogno della Turchia».

In che modo la guerra in Siria influirà su questi equilibri?
«Influirà sugli equilibri e ne stabilirà di nuovi, ma quali? La situazione diventerà più stabile o più instabile? In Europa abbiamo molta esperienza di guerre. La Prima Guerra Mondiale sembrava che dovesse essere l’ultima guerra definitiva. Non è andata così…».

Vieri, vita da bomber: «I miei 18 anni? Li ricordo per la prima volta al Pineta»

Esce la biografia del 42enne ex calciatore e non mancano aneddoti legati a Ravenna dove giocò nel 93-94: «In B ti spaccavano le ossa»

I diciott’anni si possono ricordare per tanti motivi. Christian Vieri ci arrivò all’inizio degli anni Novanta e se li ricorda perché per la prima volta entrò nella discoteca Pineta a Milano Marittima, tempio del glamour e della vita notturna sulla riviera romagnola. È uno degli aneddoti che l’ex calciatore ricorda nella sua biografia “Chiamatemi bomber” uscita in questi giorni in libreria.

«A diciott’anni si diventa maggiorenni – si legge sulle pagine de La Gazzetta dello Sport di oggi, 19 novembre, che riporta uno stralcio del libro –. Si può finalmente guidare l’automobile, si può votare e tutta una serie di altre cose. Ma i miei diciotto li ricordo soprattutto perché fu in quel periodo che varcai per la prima volta la soglia del Pineta di Milano Marittima, che negli anni a venire sarebbe diventato per me un appuntamento fisso».

Se si parla di serate in discoteca vien da sè il collegamento con le tante love story attribuite al bomber, visto spesso sui divanetti di Milano Marittima con le sue compagne: «Elisabetta Canalis? Me la passò al telefono Iacchetti. Menava di brutto Eli quando la facevo arrabbiare… Melissa Satta la conobbi quando aveva 18 anni, era bellissima. Le dissi: “Ascolta Melissa, adesso sei troppo giovane, ma mi prenoto per diventare tuo fidanzato appena avrai compiuto vent’anni…”. Mi hanno attribuito molte storie in questi anni. Devo essere sincero, quelle inventate sono state poche, è quasi tutto vero ciò che avete letto sui giornali di gossip. Molte delle ragazze che vedete in tv e al cinema hanno avuto a che fare con il Bomber…».

Il 18esimo compleanno di Vieri risale al 12 luglio 1991. Due anni dopo l’attaccante arrivò anche a giocare nel Ravenna: stagione 1993-94 in serie B conclusa con 12 reti in 32 presenze. In cadetteria aveva già giocato l’anno prima nel Pisa: «Madonna, quante botte ho preso in B – è un altro passaggio del libro –. A quei tempi pure Inzaghi era fra i cadetti, eravamo già amici e mi divertivo a chiamarlo e spaventarlo alla vigilia delle partite per così dire critiche: “Oh Pippo, domani ti spaccano, quel matto che ti deve marcare mi ha detto che gli stai sui coglioni!”. In B ti facevi davvero le ossa. Uomo contro uomo, ogni partita una guerra. Un campionato che mi ha forgiato: campi bastardi, soprattutto al Sud, dove arrivavi, sorridevi e al tuo sincero “Buongiorno” ricevevi un “Buongiorno ‘sto cazzo” tanto per gradire. Esperienze che ti temprano. Sì, ti facevi le ossa, e qualcuno te le spaccava pure».

Una settimana dopo Parigi una fiaccolata interreligiosa per le vie del centro storico

Iniziativa della diocesi, parteciperà la comunità della moschea. Appuntamento alle 19.30 del 20 novembre in piazza San Francesco. Ci sarà anche il sindaco Matteucci con il gonfalone del Comune

A distanza di una settimana dai tragici attentati terroristici di Parigi che hanno causato la morte di 129 persone, la diocesi di Ravenna-Cervia organizza per venerdì 20 novembre una fiaccolata interreligiosa per la pace invitando i credenti di ogni fede a ricordare le vittime della violenza di ogni guerra. I rappresentanti della comunità islamica che si raccoglie attorno alla moschea delle Bassette hanno già dato la propria disponibilità alla partecipazione. Appuntamento alle 19.30 in piazza San Francesco. Anche il sindaco Fabrizio Matteucci ha annunciato la sua partecipazione con il gonfalone del Comune. L’invito della diocesi è per una preghiera in nome della pace e della fratellanza contro l’odio e il fondamentalismo per coltivare una cultura di integrazione e di dialogo.

La tensione successiva ai fatti parigini sta riportando di attualità il tema dei foreign fighter e di quanti siano passati da Ravenna tra quelli partiti dall’Italia: uno su dieci su 87 ha collegamenti più o meno diretti con il territorio ravennate. Matteucci ha voluto ribadire che «a Ravenna nel controllo del territorio la guardia è stata alzata da tempo e per tempo: su 87 passati o arruolati in Italia, una decina hanno avuto contatti con Ravenna ma va sottolineato che nessuno di loro è riuscito poi a mettere radici a casa nostra». Secondo quanto comunicato dal primo cittadino, da tempo intelligence e forze dell’ordine osservano il territorio con grande attenzione: «Credo che tutti capiscano perché non possono essere resi pubblici i dettagli di questa osservazione. In tutte le città vanno scovati reclutatori e punti di appoggio logistici delle cellule terroristiche».

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