martedì
12 Maggio 2026

Inseguita dall’ex in A14 chiede aiuto ai carabinieri che bloccano l’auto dell’uomo

Arrestato un 42enne per stalking: ha tentato la fuga dalla pattuglia dei militari poi è stato raggiunto

«Aiutatemi, il mio ex mi sta inseguendo in macchina in autostrada». Questa la richiesta di aiuto giunta ai carabinieri da una donna spaventata dall’ennesimo atto persecutorio di un 42enne che non vuole rassegnarsi alla fine della loro relazione. I militari della stazione di Bagnacavallo si sono portati con una pattuglia nelle vicinanze dell’uscita autostradale dove la donna aveva lasciato l’A14 Bis e lungo la via San Vitale veniva intercettata l’auto dello stalker: dopo un brevissimo inseguimento l’uomo è stato bloccavato e arrestato, da diverso tempo si rendeva responsabile di minacce ed ingiurie nei confronti di una coetanea.

Là dove il mercato coperto resiste e si dice «no» alla grande distribuzione

Ma gli orari sono ridotti, i giovani latitano e il Comune si è lasciato
sfuggire l’occasione di farci aprire un ristorante. Parla il sindaco Retini

Quello di Russi è l’unico mercato coperto in attività nella provincia di Ravenna. Nella scorsa legislatura (Sergio Retini del Pd è stato confermato sindaco nel maggio del 2014) l’Amministrazione per cercare di rilanciarlo da una lenta agonia (gli operatori per un certo periodo erano rimasti soltanto 4-5) ha cercato anche di semplificare le pratiche, sdemanializzandolo (in questo modo i contratti con gli operatori non sono più di concessione di suolo pubblico ma di locazione di immobile) e gestendolo in prima persona attraverso bandi pubblici. «Abbiamo così assegnato negli ultimi mesi due box, ne stiamo aggiudicando un altro in questo periodo e stiamo vagliando nuove richieste», commenta il sindaco Retini con soddisfazione.

E così nella struttura che risale al 1935 e si affaccia su piazza Gramsci, oggi adibita a parcheggio, stanno tornando gli operatori. «Sono solo tre i box ancora vuoti (sui 14 totali, ndr) e contiamo di riempirli anche attraverso trattative private, se possibile», continua il sindaco, che rivela di aver rifiutato nel corso degli ultimi anni anche diverse offerte dalla grande distribuzione, interessata a realizzare un supermercato nella storica struttura di piazza Gramsci. «Vogliamo mantenere il nostro tradizionale mercato coperto e se possibile legarlo ancor più al territorio», ribadisce il sindaco, non nascondendo però come l’offerta al momento sia poco innovativa, per usare un eufemismo. Banchi tradizionali (si va dalla macelleria alla pescheria, dai fruttivendoli alle “pasta fresca”) per un target di clienti di un’età media piuttosto avanzata.

L’occasione di rivitalizzarlo era arrivata sul tavolo del Comune proprio grazie a uno dei recenti bandi citati dal sindaco, aggiudicato a una società che aveva in progetto di realizzarvi un punto di ristoro veloce, con prodotti del territorio, aperto anche di sera e per il pranzo (al momento il mercato apre al mattino presto, chiude dopo pranzo e riapre per poche ore nel pomeriggio).

Un progetto di cui aveva parlato in maniera entusiastica anche il vicesindaco sulla stampa locale e che Retini continua a giudicare vincente: «Ci piacerebbe potesse entrare qualcosa del genere, in grado di dare nuova vita al mercato coperto, portarci giovani e aprirlo anche di sera, ma la società purtroppo si è ritirata…». In realtà, pare non esserci stato da parte del Comune il sostegno atteso e l’investimento economico necessario per attrezzare il box per un servizio di ristorazione, seppur veloce, non era sostenibile senza il contributo dell’Amministrazione, proprietaria dell’immobile e che avrebbe forse potuto farsi carico di parte dei lavori se davvero l’obiettivo era quello di dare nuova vita al mercato coperto. «Noi mettiamo a disposizione gli spazi – si limita a commentare Retini –, gli allestimenti sono a carico degli operatori…».

Là dove il mercato coperto resiste e si dice «no» alla grande distribuzione

Ma gli orari sono ridotti, i giovani latitano e il Comune si è lasciato sfuggire l’occasione di farci aprire un ristorante. Parla il sindaco Retini

Quello di Russi è l’unico mercato coperto in attività nella provincia di Ravenna. Nella scorsa legislatura (Sergio Retini del Pd è stato confermato sindaco nel maggio del 2014) l’Amministrazione per cercare di rilanciarlo da una lenta agonia (gli operatori per un certo periodo erano rimasti soltanto 4-5) ha cercato anche di semplificare le pratiche, sdemanializzandolo (in questo modo i contratti con gli operatori non sono più di concessione di suolo pubblico ma di locazione di immobile) e gestendolo in prima persona attraverso bandi pubblici. «Abbiamo così assegnato negli ultimi mesi due box, ne stiamo aggiudicando un altro in questo periodo e stiamo vagliando nuove richieste», commenta il sindaco Retini con soddisfazione.

E così nella struttura che risale al 1935 e si affaccia su piazza Gramsci, oggi adibita a parcheggio, stanno tornando gli operatori. «Sono solo tre i box ancora vuoti (sui 14 totali, ndr) e contiamo di riempirli anche attraverso trattative private, se possibile», continua il sindaco, che rivela di aver rifiutato nel corso degli ultimi anni anche diverse offerte dalla grande distribuzione, interessata a realizzare un supermercato nella storica struttura di piazza Gramsci. «Vogliamo mantenere il nostro tradizionale mercato coperto e se possibile legarlo ancor più al territorio», ribadisce il sindaco, non nascondendo però come l’offerta al momento sia poco innovativa, per usare un eufemismo. Banchi tradizionali (si va dalla macelleria alla pescheria, dai fruttivendoli alle “pasta fresca”) per un target di clienti di un’età media piuttosto avanzata.

L’occasione di rivitalizzarlo era arrivata sul tavolo del Comune proprio grazie a uno dei recenti bandi citati dal sindaco, aggiudicato a una società che aveva in progetto di realizzarvi un punto di ristoro veloce, con prodotti del territorio, aperto anche di sera e per il pranzo (al momento il mercato apre al mattino presto, chiude dopo pranzo e riapre per poche ore nel pomeriggio).

Un progetto di cui aveva parlato in maniera entusiastica anche il vicesindaco sulla stampa locale e che Retini continua a giudicare vincente: «Ci piacerebbe potesse entrare qualcosa del genere, in grado di dare nuova vita al mercato coperto, portarci giovani e aprirlo anche di sera, ma la società purtroppo si è ritirata…». In realtà, pare non esserci stato da parte del Comune il sostegno atteso e l’investimento economico necessario per attrezzare il box per un servizio di ristorazione, seppur veloce, non era sostenibile senza il contributo dell’Amministrazione, proprietaria dell’immobile e che avrebbe forse potuto farsi carico di parte dei lavori se davvero l’obiettivo era quello di dare nuova vita al mercato coperto. «Noi mettiamo a disposizione gli spazi – si limita a commentare Retini –, gli allestimenti sono a carico degli operatori…».

Preparano spinelli in aula sotto i banchi e i professori chiamano i carabinieri

Un 16enne e un 17enne di due scuole diverse trovati con marijuana e hashish in tasca: portati in caserma e perquisite le abitazioni

Preparavano spinelli sotto il banco mentre i professori facevano lezione: due studenti di 16 e 17 anni, che frequentano due istituti superiori del Faentino, sono stati sorpresi dai docenti con in tasca piccole dosi marijuana e hashish e in classe sono entrati i carabinieri che hanno accompagnato i minorenni in caserma e avvisato i genitori. È scattata anche la perquisizione nelle abitazioni: a casa di uno dei due è stata ritrovato un altro piccolo quantitativo di fum. Entrambi sono stati segnalati al prefetto per detenzione di stupefacenti per uso personale.

Invece i giovani controllati dai militari in viale Baccarini a Faenza venerdì mattina avevano fatto sboccia: tre diel gruppo erano minorenni e quindi non erano andati a scuola, inoltre uno di loro, il più agitato del gruppo, aveva nascosto nella manica del giubbotto uno spinello parzialmente bruciato che aveva spento appena accortosi dell’arrivo dei carabinieri. A tradirlo è stata la traccia di cenere sul palmo della mano, dove aveva appena spento lo spinello. L’unico maggiorenne del gruppo, un 18enne noto alle forze dell’ordine, pur non avendo alcuna droga addosso ha palesato sintomi da uso di stupefacenti: per i due è scattata la segnalazione al prefetto.

Salsiccia e pancetta cancerogeni? Coldiretti non ci sta: «Da noi carne sana»

L’allarme dell’Oms scatena la reazione dell’associazione di categoria «Studi su abitudini alimentari diverse da quelle italiane»

«La nostra carne è tra le più controllate al mondo e per quanto riguarda la Bovina Romagnola, essa è una carne a filiera totalmente tracciata, dalla nascita del vitello alla tavola del consumatore, e si caratterizza per il basso contenuto di grassi e l’alto valore di proteine». È quanto afferma la Coldiretti Ravenna – dando voce a Laura Cenni, presidente provinciale Donne Impresa, branca Coldiretti che unisce le imprenditrici agricole e che si occupa dell’educazione alla campagna amica nelle scuole, nonché allevatrice di bovini da carne di razza romagnola Igp sulle colline di Riolo Terme – nel sottolineare che il rapporto Oms, secondo il quale “la carne lavorata sarebbe cancerogena quanto il fumo di sigaretta”, è stato eseguito su scala globale su abitudini alimentari molto diverse come quelle statunitensi che consumano il 60 percento di carne in più degli italiani.

Coldiretti aggiunge: «Le carni Made in Italy sono piu sane, perché magre, non trattate con ormoni e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione Doc che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali tanto da garantire agli italiani una longevità da primato con 84,6 anni per le donne e i 79,8 anni per gli uomini».

Secondo l’associazione di categoria poi non si tiene conto che gli animali allevati in Italia non sono uguali a quelli allevati in altri Paesi e che i cibi sotto accusa come hot dog, bacon e affumicati non fanno parte della tradizione italiana. «Il consumo di carne degli italiani con 78 chili a testa – precisa la Coldiretti – è ben al di sotto di quelli di Paesi come gli Stati Uniti con 125 chili a persona o degli australiani con 120 chili, ma anche dei cugini francesi con 87 chili a testa. E dal punto di vista qualitativo la carne italiana è meno grassa e la trasformazione in salumi avviene naturalmente solo con il sale senza l’uso dell’affumicatura messa sotto accusa dall’Oms».

Quest’anno, secondo le rilevazioni raccolte da Confindustria, la carne è diventata la seconda voce del budget alimentare delle famiglie italiane dopo l’ortofrutta con una rivoluzione per le tavole nazionali che non era mai avvenuta in questo secolo. «La spesa degli italiani per gli acquisti è scesa a 97 euro al mese per la carne che, con una incidenza del 22 per cento sul totale, perde per la prima volta il primato», secondo l’analisi della Coldiretti.

Arrestate quattro persone in Bangladesh per l’omicidio del cooperante Tavella

Commando assoldato per uccidere «un bianco» e seminare caos nel Paese, sembra smentita la rivendicazione dell’Isis

Le autorità del Bangladesh hanno arrestato quattro persone ritenute coinvolte nell’omicidio di Cesare Tavella, il 51enne cooperante di Casola Valsenio ucciso il 28 settembre scorso in un agguato in strada a Dacca. Lo riferisce la testata Bdnews24 poi rilanciata anche dall’agenzia Ansa. Secondo quando riferito dalla polizia tre sarebbero direttamente coinvolti nell’omicidio ed è stata recuperata e messa sotto sequestro anche la motocicletta utilizzata per l’azione e fornita dal quarto uomo accusato di favoreggiamento.

Gli arrestati – secondo quando riportano le testate nazionali – sono Chakti Russell, Kala Russell (detto anche Bhagna Russell), Shooter Rubel e Sharif. Interrogati dalle autorità, avrebbero detto di essere stati assoldati da un mandante intenzionato a creare il caos nel Paese. L’omicidio di Tavella fu inizialmente rivendicato online da una cellula dell’Isis, una rivendicazione che non ha mai convinto le autorità bengalesi. Già a inizio ottobre il ministro dell’Interno, Asaduzzaman Khan, aveva detto che gli omicidi dei due cooperanti, Tavella e il cittadino giapponese ucciso pochi giorni dopo con modalità molto simili, «hanno la stessa origine e non riguardano i militanti dello Stato islamico, che non è presente in Bangladesh».

Tavella non sarebbe stato ucciso per il suo impegno come cooperante. Ma solo perché si sarebbe trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato. Gli investigatori hanno infatti spiegato che i killer, professionisti, l’avrebbero scelto solo «perché bianco», così come richiesto dal mandante. Tavella stava facendo jogging nel quartier diplomatico quando è stato freddato da tre colpi di pistola sparati da un commando armato a bordo di una moto.

Veterinario di Casola Valsenio, cooperante dal 1993, Tavella da pochi mesi era il project manager di “Proofs”, un progetto quadriennale di aiuti per migliorare la sicurezza e il reddito delle famiglie, il cibo, le abitudini alimentari per le donne, i neonati e i bambini. Un progetto in cui lavoravano 150 persone.

Il tributo al brodetto chiude il Giovinbacco

Il Premio del “Pdòcc d’Ör”, assegnato agli ambasciatori della cultura romagnola nel mondo, andrà a Cristina Mazzavillani Muti

L’evento di chiusura dell’edizione 2015 di Giovinbacco, la festa del Sangiovese a Ravenna, si terrà lunedì 26 ottobre al ristorante La Campaza di Fosso Ghiaia: alle 20 (evento a pagamento, info e prenotazioni al 339.4703606) un vero e proprio tributo al brodetto romagnolo, grazie all’esperienza di due chef di rango come Gian Paolo Raschi (chef stellato del ristorante Guido di Miramare a Rimini) e Raffaele Liuzzi (del Ristorante Liuzzi di Cattolica).

In serata verrà consegnato il Premio del “Pdòcc d’Ör”, assegnato annualmente alle grandi personalità ambasciatrici della cultura romagnola nel mondo. Gli anni scorsi sono stati premiati personaggi del calibro di Eraldo Baldini, Giuseppe Bellosi, Ivano Marescotti. Quest’anno, per la prima volta, sarà premiata una donna, Cristina Mazzavillani Muti, presidente e anima del Ravenna Festival.

Ecco il menù della serata. Aperitivo di benvenuto a cura dello chef Gabriele Coccorullo del ristorante La Campaza: Pizzette con acciughe; Aspic al salmone e aspic con alici; Cheesecake con gamberetti e salmone; Rustici con tonno e ricotta. Lo stesso chef prepara poi l’entreé con Tartare di tonno, riso venere e cubetti di avocado. L’antipasto di Gian Paolo Raschi sarà Vongole, ceci e rosmarino mentre il primo piatto preparato da Raffaele Liuzzi è un Cannolo di grano arso con baccalà, pomodori secchi, verza e guazzetto di canocchie ai semi di finocchio. Si passa poi ai due brodetti di pesce: uno dello chef Gian Paolo Raschi, l’altro dello chef Raffaele Liuzzi. Infine si chiude con i dessert e con la trilogia dello chef pasticciere Fabrizio Rossi del ristorante La Campaza. Il vino è quello di GiovinBacco.

Ravenna in Comune, Sutter candidata «Esperimento di nuova rappresentanza»

L’ex dirigente comunale pronta a diventare sindaco: «Ho lasciato l’incarico perché non capivo chi rappresentasse quella politica»

Dopo settimane di lavoro, sta per essere eletto il candidato sindaco del nuovo soggetto politico, Ravenna in Comune, cui stanno dando vita numerosi partiti di sinistra e singoli cittadini. E il nome, come anticipato, sarà quello di Raffaella Sutter, la quale presenterà la propria candidatura e, salvo clamorose sorprese, sarà eletta dall’assemblea del 29 ottobre (si parla di una possibile e non confermata candidatura di bandiera di Iuri Farabegoli per Ri­fondazione comunista). Sutter, sessant’anni, in pensione da due, da dirigente comunale si è occupata, tra le altre cose, di immigrazione, giovani, welfare. La sua è unanimemente considerata una candidatura di alto profilo dato il curriculum (i grillini addirittura la sognavano in una propria giunta), che sta peraltro preoccupando qualcuno in casa dem, e che è arrivata con la sorpresa di molti.

Sutter, ha lasciato il Comune da dirigente per tentare di tornarci in un ruolo politico, perché?
«Forse bisogna cominciare dalle ragioni che mi hanno spinto ad andare in pensione approfittando dell’opzione donna a 58 anni. L’ho fatto perché dopo la fase della fedeltà, della protesta per cercare di cambiare le cose da dentro, per me era arrivato il momento dell’uscita dal sistema, secondo le tre fasi immaginate da Albert Hirschman, uno studioso a cui mi sono sempre ispirata. Non riuscivo più a capire per chi stessimo lavorando, chi rappresentasse quella politica, non riuscivo più a sopportare l’incombere della macchina burocratica, la profonda demotivazioni di chi vi lavora, la mancanza di una strategia a lungo termine. Era venuto per me il momento di andarmene».

Lei è in realtà nota per aver interpretato il proprio ruolo con una certa autonomia, da alcuni ritenuta addirittura eccessiva.
«È vero, ma c’è un limite, che io rischiavo di superare. Credo che porsi il problema del rapporto tra politica e dirigenza comunale sia necessario. Non ho una soluzione a portata di mano, ma è evidente che c’è una questione aperta: in molte democrazie del nord, per esempio, i dirigenti sono tutti di nomina fiduciaria, ma sono in carica per la sola durata del mandato di chi li nomina».

In realtà, lei aveva vinto un concorso, al contrario della maggior parte dei dirigenti oggi in carica.
«Sì, per la verità ne vinsi due. Ma il rapporto di fiducia resta fondamentale, nel mio caso, per esempio, era venuto meno. Non ce l’ho con nessuno e non ho nulla di cui lamentarmi, ma poiché ho avuto la possibilità di andarmene e potermi dedicare alle attività che negli anni avevo comunque coltivato, ho deciso di fare un passo indietro».

In effetti è consulente editoriale, traduttrice, valutatrice di progetti di cooperazione internazionale…
«Sì, in particolare in questi due anni ho tradotto alcuni libri soprattutto dal tedesco, ho seguito alcuni progetti rivolti alla donne disabili a Gaza e sono stata anche un po’ in vacanza…».

E cosa l’ha convinta a imbarcarsi nell’avventura politica?
«Diciamo che la mia storia culturale ha avuto la meglio sullo spirito di sopravvivenza. Da sempre mi ha interessato il rapporto tra governo e società civile e il tema della crisi della rappresenta in generale. Se mi avesse chiesto di candidarmi un partito, non avrei accettato. Con Ravenna in Comune è diverso: c’è un appello che le persone hanno sottoscritto in quanto singoli e questo mi pare interessante. Non c’è la delega a essere rappresentati».

Un po’ grillino, no?
«Per la verità, le autocandidature dei grillini e il voto via web mi paiono speculari a quello che fa un partito tradizionale, mentre con Ravenna in Comune credo si possa tentare di sperimentare una politica fatta di relazioni che supera il concetto astratto di rappresentanza per ripartire dalle relazioni, dalle reti tra pari, dalla capacità di ascoltare, di mediare, di tessere rapporti. Una cosa che si può fare, come esperimento, solo a livello locale. Si tratta di un pensiero politico elaborato da donne come Annarosa Buttarelli e che credo dovrebbe diventare patrimonio anche degli uomini. Se c’è una differenza che possono fare le donne in politica credo stia proprio in questo. Si deve cambiare il modo di stare insieme e concepire il potere per far sì che sempre più donne si occupino del bene comune».

A oggi le donne sono state piuttosto assenti dal confronto pubblico locale.
«Sì e, a differenza del 2010, nemmeno si è aperto un dibattito, come se questa assenza fosse ormai data per scontata e questo mi sembra preoccupante. Anche perché le donne possono portare anche una certa concretezza e la capacità di partire da sé, dal proprio vissuto…».

A proposito di vissuto. Lei ha cresciuto un figlio come madre sola…
«Sì, mio figlio ha ventiquattro anni, devo però anche dire che tante scelte professionali non avrei potuto farle senza l’aiuto di mia madre. Anni fa scrissi sulle politiche sociali sulle madri sole. E da poco avevo iniziato a lavorare a interrogarmi sul tema di come crescere figli maschi, ma, se sarò eletta candidato sindaco, come spero, immagino dovrò sospendere la scrittura…».

Se sarà eletta candidato sindaco, cosa dovremo aspettarci?
«Non certo risposte pronte e rapide sul programma. Il lavoro che si sta facendo dentro Ravenna in Comune si basa sul confronto, su tavoli di lavoro che elaborano idee portando spesso a sintesi ragionamenti diversi. Non dobbiamo immaginare Ravenna tra dieci o vent’anni, ma piuttosto avere in mente scenari molto concreti e pensare a come le scelte di oggi possono influenzare la città di domani. Di certo posso dire che ciò che più interessa fare e che credo di saper fare è lavorare con i giovani, fare coaching, farli crescere. Non credo basti mettere persone giovani nelle giunte, se poi non si formano».

Una risposta a chi dice che una pensionata di sessant’anni potrebbe lasciare spazio ai giovani?
«È un tema che mi sono posta, ma devo dire che a farmi superare le remore è stata anche la reazione che ho visto delle tantissime persone, tra cui molti giovani, alle prime indiscrezioni di stampa sulla mia possibile candidatura. Una cosa che mi ha fatto piacere, ma soprattutto mi ha fatto capire di poter contare proprio sulle relazioni che ho costruito negli anni mediando, ascoltando, cercando di includere tutti».

Si ritiene di sinistra?
«Da sempre mi interessa il tema delle persone meno rappresentante e più escluse e questo naturalmente mi ha portato verso posizioni della sinistra, ma non sono mai stata iscritta a un partito. Come dicevo, di Ravenna in Comune, oltre naturalmente a condividere i principi cardini, mi convince l’aspetto sperimentale della forma partecipata».

Dopo la formazione, sono operativi i 27 assistenti dei vigili urbani di Ravenna

Saranno a disposizione per vigilare in centro storico. Superata una fase di sperimentazione, saranno anche ai giardini Speyer

Sono stati presentati nei giorni scorsi, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta in municipio, i 27 assistenti civici che fungeranno da supporto a Ravenna alle attività della Polizia municipale, mettendo al servizio di tutti le loro capacità di osservazione e di analisi.

Proprio queste facoltà sono state allenate durante un periodo di formazione che i 27 volontari hanno seguito, organizzato dalla stessa Polizia municipale, superando l’esame finale secondo la procedura determinata dalla normativa regionale.

«La loro presenza sul territorio – ha spiegato l’assessora alla sicurezza e Polizia municipale Martina Monti – ci aiuterà a promuovere l’educazione alla convivenza e il rispetto dei beni comuni poiché fungerà anche da deterrente al degrado. In particolare queste persone, che saranno riconoscibili dalla pettorina che indosseranno, interverranno in alcune zone del centro storico su richiesta specifica della Polizia municipale che li contatterà attraverso il coordinatore di Laboriosamente, il progetto che si occupa di volontari a vario titolo per il Comune».

Una volta superata la fase sperimentale che sta per iniziare – ha concluso Monti – «potremo allargare l’esperienza anche ai giardini Speyer».

Il gruppo degli assistenti civici è composto di 22 uomini e 6 donne; l’età media è sui 55 anni.

Folla all’Alighieri per l’anteprima di Finché giudice non ci separi

Grande successo per lo spettacolo il cui incasso sarà devoluto alle attività della Fondazione Lucè dedicate ai malati oncologici

Finchè giudice non vi separiGrazie! Ecco la semplice e commossa risposta da parte della Fondazione Lucé alla grande partecipazione dei ravennati che venerdì 23 ottobre hanno affollato il teatro Alighieri per lo spettacolo Finchè giudicie non ci separi, messo in scena in anteprima nazionale per sostenere l’organizzazione locale che si occupa di assistenza oncologica. La vendita di ben 643 biglietti, per un teatro da tutto esuarito, consentirà a Lucè di portare avanti il progetto che da 12 anni la vede impegnata a migliorare la vita dei malati di cancro. Lo spettacolo che debutterà presto a Roma – una commedia brillante con Nicolas Vaporidis, Luca Angeletti, Augusto Fornari, che firma anche la regia, Toni Fornari e Laura Ruocco (presidente della stessa Lucè) –  è stata l’occasione proprio per aggiornare il pubblico sull’attività e spiegare le novità di questa fondazione onlus.

In particolare il nuovo dispositivo medico per la Scrambler Therapy, finalizzato al trattamento cronico del dolore oncologico e neuropatico, affidato in uso gratuito, da pochi mesi, all’Hospice Villa Adalgisa di Ravenna. Un’apparecchiatura innovativa e poco conosciuta e, per questo, assieme all’impegno economico importante (65.000 euro) l’acquisto è stato molto ponderato. E i risultati ci sono – come ha spiegato Sara Ori direttrice dell’Hospice e Claudio Verlicchi, paziente guarito da un dolore cronico post terapia oncologica. E grazie anche al pubblico dell’Alighieri il ricavato, per l’appunto, sarà impegnato nel coprirne il costo. «Sono orgogliosa della mia stupenda città e della solidarietà che ha dimostrato» è stato il commento di Laura Ruocco che a Ravenna è nata.

Un grazie va anche a chi con passione ha collaborato alla realizzazione dell’evento:
Reclam edizione e comunicazione, Istituto oncologico Romagnolo e il dottor Mario Pretolani, Gymnasium e Accademia del musical, Tipografia Scaletta, Natura Sì, Gioielleria SiAnelli, Ottica Greco, Vittoria Parrucchieri, Albergo Cappello, il Labirinto del Gusto, Corte Cabiria.

Per chi desidera avere ulteriori informazioni sulla nuova strumentazione e per accedere alla terapia potrà chiamare il 370 319 2705.

Folla all’Alighieri per l’anteprima di Finché giudice non ci separi

Grande successo per lo spettacolo il cui incasso sarà devoluto alle attività della Fondazione Lucè dedicate ai malati oncologici

Finchè giudice non vi separiGrazie! Ecco la semplice e commossa risposta da parte della Fondazione Lucé alla grande partecipazione dei ravennati che venerdì 23 ottobre hanno affollato il teatro Alighieri per lo spettacolo Finchè giudicie non ci separi, messo in scena in anteprima nazionale per sostenere l’organizzazione locale che si occupa di assistenza oncologica. La vendita di ben 643 biglietti, per un teatro da tutto esuarito, consentirà a Lucè di portare avanti il progetto che da 12 anni la vede impegnata a migliorare la vita dei malati di cancro. Lo spettacolo che debutterà presto a Roma – una commedia brillante con Nicolas Vaporidis, Luca Angeletti, Augusto Fornari, che firma anche la regia, Toni Fornari e Laura Ruocco (presidente della stessa Lucè) –  è stata l’occasione proprio per aggiornare il pubblico sull’attività e spiegare le novità di questa fondazione onlus.

In particolare il nuovo dispositivo medico per la Scrambler Therapy, finalizzato al trattamento cronico del dolore oncologico e neuropatico, affidato in uso gratuito, da pochi mesi, all’Hospice Villa Adalgisa di Ravenna. Un’apparecchiatura innovativa e poco conosciuta e, per questo, assieme all’impegno economico importante (65.000 euro) l’acquisto è stato molto ponderato. E i risultati ci sono – come ha spiegato Sara Ori direttrice dell’Hospice e Claudio Verlicchi, paziente guarito da un dolore cronico post terapia oncologica. E grazie anche al pubblico dell’Alighieri il ricavato, per l’appunto, sarà impegnato nel coprirne il costo. «Sono orgogliosa della mia stupenda città e della solidarietà che ha dimostrato» è stato il commento di Laura Ruocco che a Ravenna è nata.

Un grazie va anche a chi con passione ha collaborato alla realizzazione dell’evento:
Reclam edizione e comunicazione, Istituto oncologico Romagnolo e il dottor Mario Pretolani, Gymnasium e Accademia del musical, Tipografia Scaletta, Natura Sì, Gioielleria SiAnelli, Ottica Greco, Vittoria Parrucchieri, Albergo Cappello, il Labirinto del Gusto, Corte Cabiria.

Per chi desidera avere ulteriori informazioni sulla nuova strumentazione e per accedere alla terapia potrà chiamare il 370 319 2705.

Di Marco: «Fermo le macchine in attesa di esiti della concertazione»

Dopo lo scontro istituzionale il presidente AP sospende la richiesta di approvazione del piano di rimodulazione per scavi fondali e banchine

Porto CorsiniGalliano Di Marco fa un passo indietro rispetto all’esigenza di approvazione entro breve termine da parte del Comitato Portuale del piano di rimodulazione del cosiddetto “progettone“ per interventi infrastrutturali di riqualificazione dello scalo di Ravenna.

Il presidente dell’ente porto, nel ricostruire il percorso che ha modificato il progetto originario – arenatosi fra ostacoli procedurali, amministrativi e legali e un progressivo logoramento dei rapporti fra l’iniziativa dell’Autorità Portuale e i vari soggetti pubblici e privati portatori d’interesse del sistema portuale – sospende  la tempistica che aveva ipotizzato per continuare spedito con il nuovo piano di approfondimento dei fondali e della ristrutturazione delle banchine. Questo per consentire – sottolinea Di Marco – la «necessaria concertazione fa le istituzioni».

In una nota inviata ai giornali (la versione integrale nei documenti allegati) il presidente  dell’Autorità Portuale spiega infatti: «Il 21 ottobre scorso, in Comitato Portuale, sono state illustrate le due possibili ipotesi di Rimodulazione del Progetto “Hub” aprendo una discussione, durata oltre due ore per coloro che sono rimasti fino al termine del Comitato, finalizzata ad acquisire ogni elemento utile nella consapevolezza che, come detto, non sarebbe comunque stata assunta alcuna formale decisione in quella sede. Ora, alla luce di quanto emerso nelle ultime ore dalla stampa, pur continuando a voler lavorare nell’esclusivo interesse del porto di Ravenna e del suo sviluppo economico, sociale ed ambientale, sul fronte della Rimodulazione fermo le macchine in attesa degli esiti della necessaria concertazione con le Istituzioni e della quale il Sindaco, in veste di loro rappresentante, informerà poi i cittadini».

 

Galliano Di Marco«Sono e rimango a disposizione delle Istituzioni, delle varie Associazioni e dei Comitati civici – conclude Di Marco – per chiarire ed illustrare ogni profilo delle soluzioni vagliate in questi mesi con il prezioso contributo delle strutture ministeriali competenti (Ministero dell’Ambiente, Ministero delle Infrastrutture, DIPE, Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e Provveditorato) nel corso di numerosi e costruttivi incontri, dei quali mai nessuna istituzione locale è stata tenuta all’oscuro. Fino alla fine del mio mandato, il mio impegno continuerà ad essere massimo per consentire al Porto di mantenere ed implementare il ruolo strategico che gli compete».

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