martedì
12 Maggio 2026

Allarme bomba nel viale della stazione Evacuata la Camera di commercio

Una valigia sospetta accanto ai contatori del gas Viale Farini chiuso al transito. Si attende l’arrivo degli artificieri

Una valigia incustodita acccanto ai contatori del gas ha fatto scattare un allarme bomba in mattinata a Ravenna in viale Farini: il viale della stazione ferroviaria è stato chiuso al transito per ragioni di sicurezza e le autorità hanno disposto l’evacuazione della Camera di commercio che si trova proprio di fronte al punto in cui è stata lasciata la valigia. Si attende l’arrivo degli artificieri mentre si valuta se evacuare anche il vicino albergo all’angolo con piazza Mameli. Sul posto la polizia.

Porto, cambia ancora il Progettone Ma gli enti locali sfiduciano Di Marco

Il presidente di Ap illustra la nuova versione del piano per i fondali
chiedendo un voto entro 2 settimane. La risposta: «No a ultimatum»

Dragaggio dei fondali del Candiano per avere 13,5 metri di profondità dall’imboccatura fino a Largo Trattaroli e poi 12,5 fino alla darsena San Vitale con il rifacimento di tutte le banchine lungo il canale e la collocazione dei circa 3,3 milioni di metri cubi di fanghi scavati in quattro casse di colmata: due definitive sommerse entro le dighe foranee e due provvisorie tra la città e Porto Fuori nelle aree di privati, denominate Logistica 1 e Logistica 2 rifacendosi alla destinazione d’uso per loro stabilita dal piano regolatore. Così va riassunta la nuova versione del Progettone per il porto di Ravenna ribattezzata Rimodulazione dal presidente dell’Autorità portuale, Galliano Di Marco. Ma su questa ennesima puntata della telenovela si consuma il definitivo strappo tra Di Marco e le istituzioni (Comune, Provincia, Camera di Commercio, Regione) che quattro anni fa lo indicarono al ministero per la nomina: in un comunicato del 21 ottobre, arrivato nelle redazioni nella tarda serata della giornata in cui il presidente aveva illustrato il piano al comitato portuale dove siedono anche i rappresentanti dei quattro enti sopra citati, rimane poco margine per ricucire la rottura. Il mandato dell’ingegnere abruzzese scadrà il prossimo 1 marzo: la riconferma appare impossibile. Scaricabili in pdf dai link in fondo alla pagina le due note in versione integrale.

Non è nei contenuti che è arrivata la spaccatura quanto nei toni e nei metodi. Perché in effetti esprimere valutazioni sui contenuti sarebbe stato difficile per chiunque: il 21 settembre l’illustrazione della Rimodulazione con la richiesta di Di Marco di avere un voto favorevole o contrario entro 2-3 settimane. «Se come dice Di Marco – scrivono congiuntamente il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci, il presidente della Provincia Claudio Casadio, il presidente della Camera di Commercio Natalino Gigante e il consigliere regionale del Pd Gianni Bessi – la struttura di Autorità portuale ha studiato in ogni minimo dettaglio l’ipotesi presentata, è chiaro che lo stesso diritto deve poter essere esercitato dalla comunità ravennate. Su un’ipotesi progettuale che, fra l’altro, ad oggi è tutt’altro che dettagliata. Due volte lo stesso errore no. Nè sono accettabili ennesimi penultimatum da qui a quindici giorni». Insomma il Progettone rimodulato potrebbe anche essere la cosa migliore del mondo per Ravenna ma non ci stanno a farsi imporre i tempi. E in particolare da Palazzo Merlato trapela grande sorpresa per una frase di Di Marco: «La Rimodulazione è una soluzione che considero addirittura migliore della precedente versione del Progettone». Per il 10 novembre è in programma un incontro con il ministro Delrio.

Raggiunto in tarda serata, il presidente Di Marco si dice «sorpreso e deluso» dalle parole del comunicato congiunto dei quattro enti locali. E aggiunge: «Durante il comitato ho dato la mia disponibilità a partecipare a qualunque incontro a partire dal 5 novembre nella commissione consigliare in Comune. E mi fa piacere che il 10 novembre ci sia un incontro con il ministro Delrio, se serve la mia presenza sono disponibile. Finora io non avevo mai contattato il ministro per non scavalcare le istituzioni locali». Sulle scadenze future mette in guardia in prospettiva di una data: «Il 27 novembre va approvato il bilancio dell’ente e dovrà essere chiaro cosa mettere alla voce investimenti». Le parole che suonano come una sfiducia a tutti gli effetti fanno pensare all’ipotesi di dimmissioni anticipate? «No, non è mia intenzione».

Ma cosa cambia con la Rimodulazione? Le differenze sostanziali rispetto al passato sono certamente la possibilità di non ricorrere a espropri di terreni per la collocazione dei fanghi e il posticipo a data da destinarsi della piattaforma logistica e del nuovo terminal container al Largo Trattaroli. E perché ora si cambia il Progettone che pareva intoccabile? In buona sostanza per l’inchiesta della procura che ha messo sotto sequestro le vecchie casse di colmata – per presunti permessi scaduti che quindi le trasformerebbero in discariche abusive con conseguenti reati ambientali – rendendole inutilizzabili. «L’intervento di Rimodulazione – si legge nella nota di Ap – si rende necessario sia a seguito delle problematiche emerse in merito all’utilizzo di alcune aree sia per l’avvio di procedimenti di indagine penale e, più in generale, per profili derivanti dalle previsioni pianificatorie vigenti».

Dei tre milioni di metri cubi da dragare due andrebbero nelle casse sommerse sul lato interno delle dighe foranee e uno a terra. L’idea sarà quella di proporre accordi per l’affitto delle aree per 5-6 anni ai proprietari dei terreni (di cui il 50 percento appartiene a Sapir) per depositare il materiale bagnato, lasciarlo asciugare e poi spanderlo innalzando il piano del livello come sarebbe previsto dal piano regolatore. Se non si troveranno accordi bonari si percorrerà la strada degli espropri, minori rispetto alle ipotesi da 40-50 milioni di euro pensati in un primo momento. Il costo totale della Rimodulazione, secondo quanto si apprende da via Antico Squero, resta invariato (220 milioni): le risorse risparmiate per i minori espropri verranno infatti destinate al rifacimento di tutte le banchine e non più solo di una parte. Allo stato attuale infatti le condizioni delle banchine non potrebbero reggere la rimozione di più di un milione di metri cubi.

Porto, cambia ancora il Progettone Ma gli enti locali sfiduciano Di Marco

Il presidente di Ap illustra la nuova versione del piano per i fondali chiedendo un voto entro 2 settimane. La risposta: «No a ultimatum»

Dragaggio dei fondali del Candiano per avere 13,5 metri di profondità dall’imboccatura fino a Largo Trattaroli e poi 12,5 fino alla darsena San Vitale con il rifacimento di tutte le banchine lungo il canale e la collocazione dei circa 3,3 milioni di metri cubi di fanghi scavati in quattro casse di colmata: due definitive sommerse entro le dighe foranee e due provvisorie tra la città e Porto Fuori nelle aree di privati, denominate Logistica 1 e Logistica 2 rifacendosi alla destinazione d’uso per loro stabilita dal piano regolatore. Così va riassunta la nuova versione del Progettone per il porto di Ravenna ribattezzata Rimodulazione dal presidente dell’Autorità portuale, Galliano Di Marco. Ma su questa ennesima puntata della telenovela si consuma il definitivo strappo tra Di Marco e le istituzioni (Comune, Provincia, Camera di Commercio, Regione) che quattro anni fa lo indicarono al ministero per la nomina: in un comunicato del 21 ottobre, arrivato nelle redazioni nella tarda serata della giornata in cui il presidente aveva illustrato il piano al comitato portuale dove siedono anche i rappresentanti dei quattro enti sopra citati, rimane poco margine per ricucire la rottura. Il mandato dell’ingegnere abruzzese scadrà il prossimo 1 marzo: la riconferma appare impossibile. Scaricabili in pdf dai link in fondo alla pagina le due note in versione integrale.

Non è nei contenuti che è arrivata la spaccatura quanto nei toni e nei metodi. Perché in effetti esprimere valutazioni sui contenuti sarebbe stato difficile per chiunque: il 21 settembre l’illustrazione della Rimodulazione con la richiesta di Di Marco di avere un voto favorevole o contrario entro 2-3 settimane. «Se come dice Di Marco – scrivono congiuntamente il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci, il presidente della Provincia Claudio Casadio, il presidente della Camera di Commercio Natalino Gigante e il consigliere regionale del Pd Gianni Bessi – la struttura di Autorità portuale ha studiato in ogni minimo dettaglio l’ipotesi presentata, è chiaro che lo stesso diritto deve poter essere esercitato dalla comunità ravennate. Su un’ipotesi progettuale che, fra l’altro, ad oggi è tutt’altro che dettagliata. Due volte lo stesso errore no. Nè sono accettabili ennesimi penultimatum da qui a quindici giorni». Insomma il Progettone rimodulato potrebbe anche essere la cosa migliore del mondo per Ravenna ma non ci stanno a farsi imporre i tempi. E in particolare da Palazzo Merlato trapela grande sorpresa per una frase di Di Marco: «La Rimodulazione è una soluzione che considero addirittura migliore della precedente versione del Progettone». Per il 10 novembre è in programma un incontro con il ministro Delrio.

Raggiunto in tarda serata, il presidente Di Marco si dice «sorpreso e deluso» dalle parole del comunicato congiunto dei quattro enti locali. E aggiunge: «Durante il comitato ho dato la mia disponibilità a partecipare a qualunque incontro a partire dal 5 novembre nella commissione consigliare in Comune. E mi fa piacere che il 10 novembre ci sia un incontro con il ministro Delrio, se serve la mia presenza sono disponibile. Finora io non avevo mai contattato il ministro per non scavalcare le istituzioni locali». Sulle scadenze future mette in guardia in prospettiva di una data: «Il 27 novembre va approvato il bilancio dell’ente e dovrà essere chiaro cosa mettere alla voce investimenti». Le parole che suonano come una sfiducia a tutti gli effetti fanno pensare all’ipotesi di dimmissioni anticipate? «No, non è mia intenzione».

Ma cosa cambia con la Rimodulazione? Le differenze sostanziali rispetto al passato sono certamente la possibilità di non ricorrere a espropri di terreni per la collocazione dei fanghi e il posticipo a data da destinarsi della piattaforma logistica e del nuovo terminal container al Largo Trattaroli. E perché ora si cambia il Progettone che pareva intoccabile? In buona sostanza per l’inchiesta della procura che ha messo sotto sequestro le vecchie casse di colmata – per presunti permessi scaduti che quindi le trasformerebbero in discariche abusive con conseguenti reati ambientali – rendendole inutilizzabili. «L’intervento di Rimodulazione – si legge nella nota di Ap – si rende necessario sia a seguito delle problematiche emerse in merito all’utilizzo di alcune aree sia per l’avvio di procedimenti di indagine penale e, più in generale, per profili derivanti dalle previsioni pianificatorie vigenti».

Dei tre milioni di metri cubi da dragare due andrebbero nelle casse sommerse sul lato interno delle dighe foranee e uno a terra. L’idea sarà quella di proporre accordi per l’affitto delle aree per 5-6 anni ai proprietari dei terreni (di cui il 50 percento appartiene a Sapir) per depositare il materiale bagnato, lasciarlo asciugare e poi spanderlo innalzando il piano del livello come sarebbe previsto dal piano regolatore. Se non si troveranno accordi bonari si percorrerà la strada degli espropri, minori rispetto alle ipotesi da 40-50 milioni di euro pensati in un primo momento. Il costo totale della Rimodulazione, secondo quanto si apprende da via Antico Squero, resta invariato (220 milioni): le risorse risparmiate per i minori espropri verranno infatti destinate al rifacimento di tutte le banchine e non più solo di una parte. Allo stato attuale infatti le condizioni delle banchine non potrebbero reggere la rimozione di più di un milione di metri cubi.

Lo shopping futuro tra online e offline

Elena Marinoni e le tendenze emergenti. Seminario del Cif (comitato imprenditoria femminile) alla Camera di commercio il 22 ottobre con la docente di Sociologia dei consumi

Trend watcher o forecaster per iCoolhunt e docente di Sociologia dei costumi per l’Istituto Marangoni, Elena Marinoni sarà a Ravenna per un seminario alla Camera di commercio il 22 ottobre in cui, ci dice, «cercheremo di delineare alcune delle principali tendenze dei consumi, magari situazioni oggi di nicchia ma destinate a crescere e a diventare realtà importanti, come la sostenibilità».

Cosa si intende per sostenibilità?
«La sostenibilità va intesa a 360 gradi, non riguarda solo l’ambiente, ma anche la corporate social responsability nella sua accezione più ampia. L’aspetto etico del prodotto si lega a una scelta di vita sempre più diffusa che ci porta a consumare volontariamente meno ma in modo migliore. Oggi c’è un’attenzione agli aspetti valoriali a cui marchi e aziende devono fare attenzione».

Dall’altra parte però c’è la crescita dell’online che rischia di mettere in crisi intere filiere di vendita, pensiamo ai libri, ma ormai è vero per molti altri beni…
«Certo, l’online cresce del 200 percento l’anno, anche perché le nostre identità sono sempre più digitali. Contemporaneamente, tuttavia, anche come reazione all’ipertecnologizzazione, stanno tornando le botteghe di prossimità dove a fare la differenza sono il rapporto uno a uno, la relazione, la possibilità di fare cose diverse dall’acquistare, come magari imparare. Il futuro sarà in un’integrazione tra offline e online».

A proposito di online, quanto è importante la comunicazione sui social?
«Lo è se si hanno contenuti e valori da esprimere, altrimenti può diventare un boomerang ed è meglio rivolgersi a canali più tradizionali. Comunicare non ci esime dal mettere un reale valore in ciò che facciamo e vendiamo».

Gli ipermercati continueranno a crescere o sono destinati a divenire “archeologie commerciali”?
«Vero è che negli Stati Uniti i grandi mall fuori dalle grandi città sono in grossa difficoltà e in alcuni casi sono stati abbandonati diventando luoghi di degrado. Credo che per queste strutture il futuro stia non tanto nella capacità di ampliare l’offerta ma piuttosto quella di offrire un pacchetto che includa anche sempre più esperienze ludiche e di intrattenimento».

C’è chi, anche nelle istituzioni, vede nei negozi la strada per salvare la vitalità dei centri storici…
«È sicuramente vero che il negozio può essere anche un luogo di socializzazione, ma pensare ai nostri centri storici come centri commerciali all’aperto mi sembra riduttivo e per certi versi avvilente. Credo che le istituzioni dovrebbero essere sempre più capaci di fare marketing investendo sulla cultura e sulla bellezza dei centri permettendo così peraltro a chi ha un negozio di beneficiare di flussi di persone e visitatori e di qualificare l’offerta».

È tornato in auge il tema degli orari di apertura dei negozi…
«Mi sembra sinceramente superato dai tempi. Credo sarà inevitabile tendere dell’estensione degli orari perché ci stiamo abituando ad avere sempre più possibilità meno vincolate. Basta pensare alla nuova app che collega pubblicità e acquisto: questo tipo di tecnologia potrebbe cambiare rapporto tra consumatori e aziende. Con quali tempi inciderà nel nostro quotidiano non possiamo dirlo ma di certo quello è il futuro».

Rissa e coltellata in discoteca Denunciati due ventenni

Individuati gli autori dell’aggressione che ha perforato un polmone a un 30enne al Planet Kart. Il giovane è stato operato e sta bene

A conclusione di un’indagine durata poco meno di due settimane è arrivata una denuncia per rissa e lesioni personali aggravate a carico di due albanesi di 23 e 27 anni, nullafacenti con precedenti: secondo i carabinieri loro sono gli autori dell’aggressione ai danni di un 30enne di Lavezzola avvenuta alla discoteca Planet Kart di Conselice nella notte dell’11 ottobre. La vittima è stata colpita con una coltellata al costato che gli ha perforato il polmone: dopo un’operazione chirurgica è stato dimesso e sta bene.

Secondo quanto raccontato dal 30enne tutto sarebbe scattato quando il giovane aiutato la barista impedendo il furto di una bottiglia dal bancone del locale. I due avrebbero reagito aggredendolo e poi colpendolo con una lama.

Il sindaco di Conselice, Paola Pula, esprime la più sincera gratitudine per il lavoro svolto dalle forze dell’ordine per avere rapidamente identificato e deferito all’autorità giudiziaria i due responsabili: «Esprimo gratitudine e soddisfazione alle forze dell’ordine e in particolare alla stazione dei carabinieri di Conselice, guidata dal maresciallo Massimiliano Campagnoli. Svolgere l’attività di indagine a seguito di accadimenti o per prevenire attività illegali è una prerogativa per presidiare al meglio il territorio facendo leva sulla professionalità dei nostri carabinieri e sulla collaborazione di cittadini e di imprese».

Il Comune affida il bagno Marinabay a una società in guerra con tre Comuni

Esclusa la cordata Zangaglia-Monaco ora la concessione nelle mani
della Symposion di Bergamo con contenziosi in Liguria e Toscana

La pagina Facebook è ancora aperta con tremila fan e le foto di gente che sorride con la camicia sbottonata sul pettorale, i top aderenti sul seno, l’abbronzatura di fine estate e il drink in mano. Erano i tempi d’oro. Era sabato 31 agosto del 2013. Ci fu da aspettare un paio di settimane e al Marinabay arrivarono i carabinieri a mettere i sigilli: tutto sotto sequestro preventivo per occupazione abusiva di suolo demaniale come conseguenza di dieci anni di mancati pagamenti di canoni per un debito totale della Marinabay srl di Reggio Emilia di 300mila euro verso lo Stato. I sigilli sono poi stati rimossi ma la concessione è stata revocata e da allora non ha più riaperto. Gli eventi degli ultimi giorni lasciano il dubbio concreto che anche nell’estate 2016 il più grande stabilimento balneare dei nove lidi ravennati (in totale 14mila metri quadrati tra spiaggia e strutture) resterà abbandonato alla malora dentro un recinto piantato per evitare l’intrusione di vandali e senzatetto per ragioni di sicurezza dopo un principio di incendio.

È sulla spiaggia con lettini e ombrelloni ma ufficialmente non è uno stabilimento balneare bensì un pubblico esercizio. Questo è l’inquadramento normativo della concessione ventennale messa a gara dal Comune di Ravenna, lo stesso inquadramento che definiva il Marinabay fino al 2013 quando è stato operativo. Una distinzione apparentemente solo formale ma che nei fatti si traduce in una maggiore libertà di orari (per questo poteva fare serate fino alle 3 di notte) ma anche nella possibilità di apertura tutto l’anno. La storia alle spalle del Marinabay parte dalla fine degli anni ‘50 quando nasce il Bagno Nello fondato da Nello Panzavolta (il fratello Urbano aprì l’omonimo Bagno Urbano). Negli anni ‘80 la compagine societaria viene rilevata da Vladimiro Trombini, nel 1997 entrano tra i soci Alessandro Papetti e Stefania Sintini attraverso la società Summer: la novità avviene in parallelo all’acquisizione dell’adiacente Bagno Lido e la fusione dei due stabilimenti, incentivata dal piano dell’arenile dell’epoca, concede una premialità in termini di metri quadri di superficie utilizzabile e nasce l’enorme struttura del Nello Beach. Tra i soci entrano Oliviero Garlini e Maura Cattaneo. Nel 2007 Trombini cede le sue quote alla Summer di Papetti-Sintini e Garlini-Cattaneo cedono le loro alla Viesse di Enrico Visconti e alla Sogno Verde di Giuliano Debbi. Che l’anno successivo acquista anche le quote della Summer facendo nascere la società Marinabay con sede a Reggio Emilia. Debbi, originario di Sassuolo, figura tra le persone indagate nell’ambito della vasta inchiesta Aemilia sulle presunte infiltrazioni ndraghetiste nella nostra regione. Le indagini hanno fatto emergere alcune ipotesi di estorsione nel nostro territorio: ci sarebbe stato il tentativo di prendere il controllo del Marinabay.

Eppure sembrava che il rilancio fosse partito e la prossima stagione balneare fosse quella in cui avremmo visto le novità. A sconvolgere il futuro del Marinabay è stato l’annuncio dato dal Comune di Ravenna l’8 ottobre con una nota ufficiale: «La costituenda associazione temporanea di imprese (Ati) è decaduta dall’aggiudicazione provvisoria e l’amministrazione procederà allo scorrimento della graduatoria e all’aggiudicazione della concessione demaniale al secondo classificato, previa verifica circa il possesso dei requisiti prescritti dal bando». Cinque mesi fa una commissione di gara a Palazzo Merlato aveva assegnato a una cordata di imprenditori ravennati la concessione per poter avviare l’attività del bagno: la sfida per la difficile rinascita sarebbe spettata a Alessandro Zangaglia, fondatore del Santa Fè e titolare della società Bbk che gestisce l’omonimo locale a Punta Marina, e Carlantonio Monaco, titolare della società Il Piccolo Mondo che gestisce il bagno White Beach a Marina. La valutazione della domanda, composta da un’offerta economica e da un progetto di restyling firmato dall’architetto Fabrizio Fontana, aveva ottenuto 84,2 punti su 100 contro i 68,3 della società Symposion di Bergamo, l’unica altra concorrente. Ora la classifica si ribalta perché a proposito della società di Monaco è emerso un mancato versamento di contributi Inail da 986,35 euro che equivale a un parere negativo per il Durc, il documento unico di regolarità contributiva rilasciato dalla Cassa edile competente per zona, necessario per l’inizio lavori di un cantiere in Italia.

La società Il Piccolo Mondo (ufficialmente registrata in Camera di Commercio con la ragione sociale “Il Piccolo Mondo di”) venne costituita a novembre 2011 dai ravennati Angela Chiara Focaccia e Palmiro Gaudenzi avviando un commercio al dettaglio di oggetti d’arte di culto e di decorazione, chincaglieria e bigiotteria. A febbraio 2014 tutte le quote passarono al 46enne Carlantonio Monaco, noto come Carlo e originario di Conselice, che oggi è titolare al 100 percento e amministratore unico. Alla fine di giugno aveva cinque dipendenti e un capitale sociale di 10mila euro. I diretti interessati non smentiscono la circostanza del mancato versamento Inail. Ma ritengono di aver sanato le mancanze in tempo utile per essere considerati in regola nella procedura di gara: «Un’omissione nel pagamento attribuibile a un errore di uno studio commerciale, prontamente regolarizzata non appena avuta la contezza, ben prima dell’assegnazione alle società della concessione demaniale». Ecco perché annunciano un ricorso al tribunale amministrativo regionale (Tar). E a chi nutre dubbi sulla buona fede fanno notare una circostanza: «Il solo versamento del deposito cauzionale per accedere alla gara è stato di oltre dieci volte superiore alla somma versata in ritardo. Tanto sembra sufficiente a far intendere che si sia trattato di mero infortunio e non di premeditazione nel versare in ritardo una cifra così modesta».

Adesso in pole position per dare un volto nuovo al Marinabay c’è, come detto, la Symposion di Bergamo. Nella mattinata del 13 ottobre è avvenuto un incontro tra l’amministrazione comunale e alcuni rappresentanti della società: entro una trentina di giorni dovrebbero essere completate le verifiche per arrivare all’aggiudicazione definitiva (attualmente si tratta infatti di una aggiudicazione provvisoria) ma va ricordato che con la cordata Monaco-Zangaglia il Comune ha impiegato cinque mesi e su tutto incombe la possibilità di una sospensiva concessa dal Tar per valutare nel merito il ricorso che potenzialmente potrebbe chiudersi con un nuovo ribaltone delle graduatorie a rimettere Ravenna davanti a Bergamo.

Il 90 percento della Symposion (capitale sociale di 10mila euro, fino a tre mesi fa 38 addetti) è di proprietà della 44enne bergamasca Maria Cristina Bolognini: è amministratore unico ma non siamo riusciti a contattarla pur telefonando diverse volte agli uffici, l’abbiamo trovata sempre in riunione o fuori per appuntamenti. L’altro 10 percento è dell’avvocato Vincenzo Cugno Garrano che ci informa di non seguire più le pratiche della società avendo lasciato tutto nelle mani del collega di studio Giacomo Radici con cui però non abbiamo potuto parlare. Siamo riusciti a parlare con il ragionere Michele Monteleone, responsabile commerciale: «Il Comune di Ravenna ha escluso la prima classificata e ha contattato noi per capire se siamo ancora interessati (in caso contrario verrebbe rifatta una nuova gara, ndr). Da quando il bando si è chiuso sono passati cinque mesi, un tempo lungo nella gestione di una società che ha progetti in molte parti d’Italia. Credo sia normale che prima di confermare o smentire il nostro interesse per la concessione in gara a Ravenna ci serva un po’ di tempo per riprendere in mano quello che avevamo progettato e fare delle valutazioni interne per capire se ha ancora senso investire in questa iniziativa. Daremo una risposta al Comune a breve. E al momento è inutile fornire dettagli sul tipo di progetto visto che si tratta di una aggiudicazione provvisoria».

Il passato recente della Symposion, fondata nel 2009, è costellato da alcune avventure simili a quella del Marinabay ma concluse anzitempo con contenziosi in corso tra la società e altre amministrazioni pubbliche locali che, a differenza della posizione tenuta da Piazza del Popolo, si sono rese disponibili a fornire spiegazioni e cifre dei singoli bandi.

Esattamente un anno fa il Comune di Forte dei Marmi revocò l’affidamento del servizio di somministrazione alimenti e bevande annesso alla spiaggia attrezzata di ponente «invitando la Symposion al pagamento dell’intero canone della stagione 2014». Con un sopralluogo della polizia municipale il 23 settembre era stata accertata la chiusura del servizio di somministrazione già a partire dal 17 settembre in violazione del regolamento degli arenili, che prevede il periodo minimo di apertura degli stabilimenti fino al 20 settembre, e dell’ordinanza di prolungamento della stagione balneare fino al 2 novembre. «Inoltre la società non si è presentata all’invito trasmesso dall’ufficio gare e contratti per stipulare il contratto».

È sempre di un anno fa il contenzioso con la società Porto Venere Servizi portuali e turistici (Srl controllata al 51 dal Comune di Porto Venere in provincia di La Spezia). La Symposion aveva vinto il bando triennale 2014-16 con un’offerta da 245mila euro per la gestione della spiaggia comunale e del bagno Arenella: a settembre 2014, dopo quattro mesi di operatività, la concessionaria ha deciso di rescindere il contratto avviando una causa per il recupero di circa 80mila euro che ritengono di dover avere.

Risalgono invece al 2013 le problematiche con il Comune di Celle Ligure. Tra le cinquemila anime della località in provincia di Savona la Symposion sbarcò con un’offerta sontuosa che sbaragliò la concorrenza nella gara per la gestione 2013-16 di quella che viene chiamata spiaggia libera attrezzata: due tratti di litorale con chioschi e ombrelloni e due porzioni a disposizione di chiunque. Proponendo 37mila euro annui la Symposion si aggiudica il servizio a ridosso della stagione estiva così pur in assenza di alcuni documenti la società di Bergamo avvia l’attività. Secondo quanto si apprende dal Comune quei documenti non sarebbero mai arrivati, il contratto non è stato mai firmato, dei 37mila euro del primo anno sono stati pagati solamente 5mila dopo ripetuti solleciti e non sono mancate manifestazioni del personale ingaggiato che lamentava ritardi nei pagamenti. A fine estate il Comune allontana la Symposion avviando una causa per il recupero crediti a cui aggiungere un richiesta danni di circa 10mila euro perché se ne sarebbero andati senza ricoverare le attrezzature causandone di fatto il danneggiamento con le prime ondate di maltempo. Non solo: il Comune fece segnalazione all’Anac, l’autorità nazionale anti corruzione al cui archivio possono accedere tutte le pubbliche amministrazioni per poi decidere se tenere in considerazione o meno le informazioni inserite in precedenza.

La Symposion, ancora per bocca di Monteleone, ha dato massima disponibilità per illustrare i contorni di queste vicende: «Le amministrazioni ritengono di avere le loro ragioni, noi riteniamo di avere le nostre, ci sarà una magistratura che dovrà decidere». Preferendo evitare spiegazioni via telefono, la società ha rinviato ogni chiarimento a un incontro futuro in cui intende mostrare a R&D i documenti e le pratiche a sostegno delle proprie posizioni nelle diatribe legali con i tre Comuni.

Il Comune affida il bagno Marinabay a una società in guerra con tre Comuni

Esclusa la cordata Zangaglia-Monaco ora la concessione nelle mani della Symposion di Bergamo con contenziosi in Liguria e Toscana

La pagina Facebook è ancora aperta con tremila fan e le foto di gente che sorride con la camicia sbottonata sul pettorale, i top aderenti sul seno, l’abbronzatura di fine estate e il drink in mano. Erano i tempi d’oro. Era sabato 31 agosto del 2013. Ci fu da aspettare un paio di settimane e al Marinabay arrivarono i carabinieri a mettere i sigilli: tutto sotto sequestro preventivo per occupazione abusiva di suolo demaniale come conseguenza di dieci anni di mancati pagamenti di canoni per un debito totale della Marinabay srl di Reggio Emilia di 300mila euro verso lo Stato. I sigilli sono poi stati rimossi ma la concessione è stata revocata e da allora non ha più riaperto. Gli eventi degli ultimi giorni lasciano il dubbio concreto che anche nell’estate 2016 il più grande stabilimento balneare dei nove lidi ravennati (in totale 14mila metri quadrati tra spiaggia e strutture) resterà abbandonato alla malora dentro un recinto piantato per evitare l’intrusione di vandali e senzatetto per ragioni di sicurezza dopo un principio di incendio.

È sulla spiaggia con lettini e ombrelloni ma ufficialmente non è uno stabilimento balneare bensì un pubblico esercizio. Questo è l’inquadramento normativo della concessione ventennale messa a gara dal Comune di Ravenna, lo stesso inquadramento che definiva il Marinabay fino al 2013 quando è stato operativo. Una distinzione apparentemente solo formale ma che nei fatti si traduce in una maggiore libertà di orari (per questo poteva fare serate fino alle 3 di notte) ma anche nella possibilità di apertura tutto l’anno. La storia alle spalle del Marinabay parte dalla fine degli anni ‘50 quando nasce il Bagno Nello fondato da Nello Panzavolta (il fratello Urbano aprì l’omonimo Bagno Urbano). Negli anni ‘80 la compagine societaria viene rilevata da Vladimiro Trombini, nel 1997 entrano tra i soci Alessandro Papetti e Stefania Sintini attraverso la società Summer: la novità avviene in parallelo all’acquisizione dell’adiacente Bagno Lido e la fusione dei due stabilimenti, incentivata dal piano dell’arenile dell’epoca, concede una premialità in termini di metri quadri di superficie utilizzabile e nasce l’enorme struttura del Nello Beach. Tra i soci entrano Oliviero Garlini e Maura Cattaneo. Nel 2007 Trombini cede le sue quote alla Summer di Papetti-Sintini e Garlini-Cattaneo cedono le loro alla Viesse di Enrico Visconti e alla Sogno Verde di Giuliano Debbi. Che l’anno successivo acquista anche le quote della Summer facendo nascere la società Marinabay con sede a Reggio Emilia. Debbi, originario di Sassuolo, figura tra le persone indagate nell’ambito della vasta inchiesta Aemilia sulle presunte infiltrazioni ndraghetiste nella nostra regione. Le indagini hanno fatto emergere alcune ipotesi di estorsione nel nostro territorio: ci sarebbe stato il tentativo di prendere il controllo del Marinabay.

Eppure sembrava che il rilancio fosse partito e la prossima stagione balneare fosse quella in cui avremmo visto le novità. A sconvolgere il futuro del Marinabay è stato l’annuncio dato dal Comune di Ravenna l’8 ottobre con una nota ufficiale: «La costituenda associazione temporanea di imprese (Ati) è decaduta dall’aggiudicazione provvisoria e l’amministrazione procederà allo scorrimento della graduatoria e all’aggiudicazione della concessione demaniale al secondo classificato, previa verifica circa il possesso dei requisiti prescritti dal bando». Cinque mesi fa una commissione di gara a Palazzo Merlato aveva assegnato a una cordata di imprenditori ravennati la concessione per poter avviare l’attività del bagno: la sfida per la difficile rinascita sarebbe spettata a Alessandro Zangaglia, fondatore del Santa Fè e titolare della società Bbk che gestisce l’omonimo locale a Punta Marina, e Carlantonio Monaco, titolare della società Il Piccolo Mondo che gestisce il bagno White Beach a Marina. La valutazione della domanda, composta da un’offerta economica e da un progetto di restyling firmato dall’architetto Fabrizio Fontana, aveva ottenuto 84,2 punti su 100 contro i 68,3 della società Symposion di Bergamo, l’unica altra concorrente. Ora la classifica si ribalta perché a proposito della società di Monaco è emerso un mancato versamento di contributi Inail da 986,35 euro che equivale a un parere negativo per il Durc, il documento unico di regolarità contributiva rilasciato dalla Cassa edile competente per zona, necessario per l’inizio lavori di un cantiere in Italia.

La società Il Piccolo Mondo (ufficialmente registrata in Camera di Commercio con la ragione sociale “Il Piccolo Mondo di”) venne costituita a novembre 2011 dai ravennati Angela Chiara Focaccia e Palmiro Gaudenzi avviando un commercio al dettaglio di oggetti d’arte di culto e di decorazione, chincaglieria e bigiotteria. A febbraio 2014 tutte le quote passarono al 46enne Carlantonio Monaco, noto come Carlo e originario di Conselice, che oggi è titolare al 100 percento e amministratore unico. Alla fine di giugno aveva cinque dipendenti e un capitale sociale di 10mila euro. I diretti interessati non smentiscono la circostanza del mancato versamento Inail. Ma ritengono di aver sanato le mancanze in tempo utile per essere considerati in regola nella procedura di gara: «Un’omissione nel pagamento attribuibile a un errore di uno studio commerciale, prontamente regolarizzata non appena avuta la contezza, ben prima dell’assegnazione alle società della concessione demaniale». Ecco perché annunciano un ricorso al tribunale amministrativo regionale (Tar). E a chi nutre dubbi sulla buona fede fanno notare una circostanza: «Il solo versamento del deposito cauzionale per accedere alla gara è stato di oltre dieci volte superiore alla somma versata in ritardo. Tanto sembra sufficiente a far intendere che si sia trattato di mero infortunio e non di premeditazione nel versare in ritardo una cifra così modesta».

Adesso in pole position per dare un volto nuovo al Marinabay c’è, come detto, la Symposion di Bergamo. Nella mattinata del 13 ottobre è avvenuto un incontro tra l’amministrazione comunale e alcuni rappresentanti della società: entro una trentina di giorni dovrebbero essere completate le verifiche per arrivare all’aggiudicazione definitiva (attualmente si tratta infatti di una aggiudicazione provvisoria) ma va ricordato che con la cordata Monaco-Zangaglia il Comune ha impiegato cinque mesi e su tutto incombe la possibilità di una sospensiva concessa dal Tar per valutare nel merito il ricorso che potenzialmente potrebbe chiudersi con un nuovo ribaltone delle graduatorie a rimettere Ravenna davanti a Bergamo.

Il 90 percento della Symposion (capitale sociale di 10mila euro, fino a tre mesi fa 38 addetti) è di proprietà della 44enne bergamasca Maria Cristina Bolognini: è amministratore unico ma non siamo riusciti a contattarla pur telefonando diverse volte agli uffici, l’abbiamo trovata sempre in riunione o fuori per appuntamenti. L’altro 10 percento è dell’avvocato Vincenzo Cugno Garrano che ci informa di non seguire più le pratiche della società avendo lasciato tutto nelle mani del collega di studio Giacomo Radici con cui però non abbiamo potuto parlare. Siamo riusciti a parlare con il ragionere Michele Monteleone, responsabile commerciale: «Il Comune di Ravenna ha escluso la prima classificata e ha contattato noi per capire se siamo ancora interessati (in caso contrario verrebbe rifatta una nuova gara, ndr). Da quando il bando si è chiuso sono passati cinque mesi, un tempo lungo nella gestione di una società che ha progetti in molte parti d’Italia. Credo sia normale che prima di confermare o smentire il nostro interesse per la concessione in gara a Ravenna ci serva un po’ di tempo per riprendere in mano quello che avevamo progettato e fare delle valutazioni interne per capire se ha ancora senso investire in questa iniziativa. Daremo una risposta al Comune a breve. E al momento è inutile fornire dettagli sul tipo di progetto visto che si tratta di una aggiudicazione provvisoria».

Il passato recente della Symposion, fondata nel 2009, è costellato da alcune avventure simili a quella del Marinabay ma concluse anzitempo con contenziosi in corso tra la società e altre amministrazioni pubbliche locali che, a differenza della posizione tenuta da Piazza del Popolo, si sono rese disponibili a fornire spiegazioni e cifre dei singoli bandi.

Esattamente un anno fa il Comune di Forte dei Marmi revocò l’affidamento del servizio di somministrazione alimenti e bevande annesso alla spiaggia attrezzata di ponente «invitando la Symposion al pagamento dell’intero canone della stagione 2014». Con un sopralluogo della polizia municipale il 23 settembre era stata accertata la chiusura del servizio di somministrazione già a partire dal 17 settembre in violazione del regolamento degli arenili, che prevede il periodo minimo di apertura degli stabilimenti fino al 20 settembre, e dell’ordinanza di prolungamento della stagione balneare fino al 2 novembre. «Inoltre la società non si è presentata all’invito trasmesso dall’ufficio gare e contratti per stipulare il contratto».

È sempre di un anno fa il contenzioso con la società Porto Venere Servizi portuali e turistici (Srl controllata al 51 dal Comune di Porto Venere in provincia di La Spezia). La Symposion aveva vinto il bando triennale 2014-16 con un’offerta da 245mila euro per la gestione della spiaggia comunale e del bagno Arenella: a settembre 2014, dopo quattro mesi di operatività, la concessionaria ha deciso di rescindere il contratto avviando una causa per il recupero di circa 80mila euro che ritengono di dover avere.

Risalgono invece al 2013 le problematiche con il Comune di Celle Ligure. Tra le cinquemila anime della località in provincia di Savona la Symposion sbarcò con un’offerta sontuosa che sbaragliò la concorrenza nella gara per la gestione 2013-16 di quella che viene chiamata spiaggia libera attrezzata: due tratti di litorale con chioschi e ombrelloni e due porzioni a disposizione di chiunque. Proponendo 37mila euro annui la Symposion si aggiudica il servizio a ridosso della stagione estiva così pur in assenza di alcuni documenti la società di Bergamo avvia l’attività. Secondo quanto si apprende dal Comune quei documenti non sarebbero mai arrivati, il contratto non è stato mai firmato, dei 37mila euro del primo anno sono stati pagati solamente 5mila dopo ripetuti solleciti e non sono mancate manifestazioni del personale ingaggiato che lamentava ritardi nei pagamenti. A fine estate il Comune allontana la Symposion avviando una causa per il recupero crediti a cui aggiungere un richiesta danni di circa 10mila euro perché se ne sarebbero andati senza ricoverare le attrezzature causandone di fatto il danneggiamento con le prime ondate di maltempo. Non solo: il Comune fece segnalazione all’Anac, l’autorità nazionale anti corruzione al cui archivio possono accedere tutte le pubbliche amministrazioni per poi decidere se tenere in considerazione o meno le informazioni inserite in precedenza.

La Symposion, ancora per bocca di Monteleone, ha dato massima disponibilità per illustrare i contorni di queste vicende: «Le amministrazioni ritengono di avere le loro ragioni, noi riteniamo di avere le nostre, ci sarà una magistratura che dovrà decidere». Preferendo evitare spiegazioni via telefono, la società ha rinviato ogni chiarimento a un incontro futuro in cui intende mostrare a R&D i documenti e le pratiche a sostegno delle proprie posizioni nelle diatribe legali con i tre Comuni.

In piazza il Pd raccoglie proposte per Ravenna «solidale, dinamica, felice»

Il 24 ottobre giornata conclusiva del progetto di partecipazione
per comporre il programma di governo del candidato Liverani

Gli organizzatori, cioè il Partito democratico, assicurano che «tutto si svolgerà in un clima informale, rilassato e diretto»: si tratta della giornata che concluderà il progetto “Immagina Ravenna”, campagna di partecipazione promossa dal Pd per raccogliere idee e proposte per il programma di governo in vista delle elezioni 2016. Appuntamento aperto a tutti il 24 ottobre in piazza Garibaldi: «Attraverso il metodo dell’Open Space, una particolare tecnica partecipativa, verrà dato modo a tutti i presenti di fare proposte e mettere in rete visioni ed esperienze per costruire un programma comune e condiviso, a partire dalla domanda “Immagina Ravenna tra dieci anni: quali proposte per una città solidale, dinamica e felice?”. Partendo dal tema dell’incontro chiunque potrà discutere di ciò che ritiene importante o per il quale prova interesse». La conclusione della giornata sarà con l’intervento di Enrico Liverani, candidato sindaco del Pd alle prossime elezioni.

Come si svolge la giornata? «Il metodo consente di gestire un confronto di gruppo e raccogliere, selezionare e omogeneizzare i diversi contenuti espressi dai partecipanti, evidenziando i diversi punti di vista su un determinato tema, per arrivare ad un’analisi che consideri le affermazioni di tutti e mantenga la ricchezza delle proposte individuali. Permetterà ad ognuno di condividere il proprio bagaglio di conoscenze, di idee e di proposte e di sperimentare nuove e piacevoli relazioni tra le persone».

Perché la scelta di un percorso partecipato? Così lo spiega il Pd in un comunicato: «L’esigenza di creare un dibattito aperto e inclusivo che facesse circolare le idee mettendole a confronto. Abbiamo provato a rendere più forte e più partecipata la politica, spalancando le porte a chi condivide i nostri valori, le nostre speranze e le nostre preoccupazioni e vuole prendere parte attivamente alla costruzione di nuovi progetti».

Si comincia alle 10 con la registrazione dei partecipanti e dopo la definizione dei temi di discussione per le 11.30 è previsto l’inizio dei tavoli di lavoro fino alle 14.45 (pausa pranzo dalle 13 alle 14). Conclusioni alle 14.45 e alle 15.15 l’intervento di Liverani.

In piazza il Pd raccoglie proposte per Ravenna «solidale, dinamica, felice»

Il 24 ottobre giornata conclusiva del progetto di partecipazione per comporre il programma di governo del candidato Liverani

Gli organizzatori, cioè il Partito democratico, assicurano che «tutto si svolgerà in un clima informale, rilassato e diretto»: si tratta della giornata che concluderà il progetto “Immagina Ravenna”, campagna di partecipazione promossa dal Pd per raccogliere idee e proposte per il programma di governo in vista delle elezioni 2016. Appuntamento aperto a tutti il 24 ottobre in piazza Garibaldi: «Attraverso il metodo dell’Open Space, una particolare tecnica partecipativa, verrà dato modo a tutti i presenti di fare proposte e mettere in rete visioni ed esperienze per costruire un programma comune e condiviso, a partire dalla domanda “Immagina Ravenna tra dieci anni: quali proposte per una città solidale, dinamica e felice?”. Partendo dal tema dell’incontro chiunque potrà discutere di ciò che ritiene importante o per il quale prova interesse». La conclusione della giornata sarà con l’intervento di Enrico Liverani, candidato sindaco del Pd alle prossime elezioni.

Come si svolge la giornata? «Il metodo consente di gestire un confronto di gruppo e raccogliere, selezionare e omogeneizzare i diversi contenuti espressi dai partecipanti, evidenziando i diversi punti di vista su un determinato tema, per arrivare ad un’analisi che consideri le affermazioni di tutti e mantenga la ricchezza delle proposte individuali. Permetterà ad ognuno di condividere il proprio bagaglio di conoscenze, di idee e di proposte e di sperimentare nuove e piacevoli relazioni tra le persone».

Perché la scelta di un percorso partecipato? Così lo spiega il Pd in un comunicato: «L’esigenza di creare un dibattito aperto e inclusivo che facesse circolare le idee mettendole a confronto. Abbiamo provato a rendere più forte e più partecipata la politica, spalancando le porte a chi condivide i nostri valori, le nostre speranze e le nostre preoccupazioni e vuole prendere parte attivamente alla costruzione di nuovi progetti».

Si comincia alle 10 con la registrazione dei partecipanti e dopo la definizione dei temi di discussione per le 11.30 è previsto l’inizio dei tavoli di lavoro fino alle 14.45 (pausa pranzo dalle 13 alle 14). Conclusioni alle 14.45 e alle 15.15 l’intervento di Liverani.

Giovinbacco in centro: non solo vino Cibo di strada in quattro piazze

Ecco il programma della manifestazione: mappa, orari e prezzi

In occasione di GiovinBacco 2015 Piazza del Popolo, a Ravenna, diventerà per tre giorni – da venerdì a domenica – la piazza del vino romagnolo: teatro di assaggi, degustazioni in compagnia e brindisi. Ma l’edizione di quest’anno dislocata negli spazi centrali del centro storico si presta al consumo di diverse varietà di street food, tra un calice e l’altro.

Ad ospitare il cibo di strada di qualità saranno ben quattro piazze. La prima, Piazza XX Settembre, è dedicata alla piadina e alle birre artigianali. Proporranno le loro piadine BiancoMangiare di Castiglione di Ravenna e Nud e Crud di Rimini; per accompagnarle si potranno scegliere le birre di ben cinque birrifici artigianali locali: Mazapegul di Civitella di Romagna, Birra Bizantina e Birra Diabolik di Ravenna, Birra Beerson di Bagnacavallo, e Birra Salinae di Cervia.
Momento importante per gli amanti della piadina sarà venerdì 23 ottobre, quando sulla stessa piazza si terrà il Trofeo della Piadina d’Oro organizzato da Cna e Confartigianato Ravenna.

La seconda piazza del cibo di strada di qualità sarà Piazza Einaudi. Qui si potranno gustare i piatti di quattro noti ristoranti romagnoli. L’Osteria del Gran Fritto di Stefano Bartolini presenterà i suoi famosi piatti di pesce, tra cui il cono di fritto. Si continua con i ravennati: L’Osteria Acciuga con i piatti dello chef Matteo Salbaroli e I Passatelli 1962 del Mariani, con i cappelletti della tradizione romagnola. A chiudere il BBQ o barbercue di carne e di pesce di Per Te Catering / La Cantinaza di Milano Marittima.

Infine in Piazza San Francesco c’è il cibo di strada della tradizione siciliana proposto dalla Pasticceria Palumbo. Ma piatti e assaggi saranno proposti anche in Piazza dell’Unità d’Italia nel grande spazio che ospita Slow Food e Il Lavoro dei Contadini.

In piazza del Popolo per gli appassionati saranno oltre 200 le etichette, tra vini bianchi, rossi e passiti, per un totale di 56 cantine del nostro territorio, divise in quattro grandi aree: Imola e Faenza; Ravenna e Rimini; Forlì e Predappio; Cesena e Bertinoro. Il grande spazio coperto in piazza del Popolo aprirà venerdì dalle 17 alle 23, il sabato dalle 11 alle 23, e la domenica dalle 11 alle 21.

Le degustazioni di vino sono a pagamento e i biglietti sono in vendita presso le casse dello stesso spazio coperto con queste modalità:
• Carnet di 4 tagliandi per 4 degustazioni: 7 euro con il calice / 5 euro senza calice
• Carnet di 6 tagliandi per 6 degustazioni: 9 euro con il calice / 7 euro senza calice
• Carnet di 10 tagliandi per 10 degustazioni: 12 euro con il calice / 10 euro senza calice
Per un assaggio di vino passito o di Sangiovese Riserva sono necessari 2 tagliandi degustazione. Per tutti gli altri vini rossi e bianchi 1 solo tagliando. Con l’acquisto di ogni carnet di degustazione è previsto un buono sconto del 10% per un piatto da consumare allo Spazio Slow Food.

Come per ogni edizione passata, anche quest’anno si premieranno il migliore Romagna Sangiovese Doc Riserva (annata 2012) e il miglior Albana Docg (annata 2014). I vini in competizione sono selezionati da una giuria qualificata presieduta da Fabio Giavedoni, curatore della guida nazionale Slow Wine di Slow Food, accompagnato da Mariella Caputo, sommelier Ais, Giuseppe Meglioli, enologo consigliere nazionale Onav, Francesca Bidasio sommelier Slow Food. La premiazione si terrà alle 17.30 di sabato 24 ottobre, presso la Sala Spadolini della Biblioteca Oriani.

Info: 339 4703606, www.giovinbacco.it e facebook.com/GiovinBacco.

Giovinbacco in centro: non solo vino Cibo di strada in quattro piazze

Ecco il programma della manifestazione: mappa, orari e prezzi

In occasione di GiovinBacco 2015 Piazza del Popolo, a Ravenna, diventerà per tre giorni – da venerdì a domenica – la piazza del vino romagnolo: teatro di assaggi, degustazioni in compagnia e brindisi. Ma l’edizione di quest’anno dislocata negli spazi centrali del centro storico si presta al consumo di diverse varietà di street food, tra un calice e l’altro.

Ad ospitare il cibo di strada di qualità saranno ben quattro piazze. La prima, Piazza XX Settembre, è dedicata alla piadina e alle birre artigianali. Proporranno le loro piadine BiancoMangiare di Castiglione di Ravenna e Nud e Crud di Rimini; per accompagnarle si potranno scegliere le birre di ben cinque birrifici artigianali locali: Mazapegul di Civitella di Romagna, Birra Bizantina e Birra Diabolik di Ravenna, Birra Beerson di Bagnacavallo, e Birra Salinae di Cervia.
Momento importante per gli amanti della piadina sarà venerdì 23 ottobre, quando sulla stessa piazza si terrà il Trofeo della Piadina d’Oro organizzato da Cna e Confartigianato Ravenna.

La seconda piazza del cibo di strada di qualità sarà Piazza Einaudi. Qui si potranno gustare i piatti di quattro noti ristoranti romagnoli. L’Osteria del Gran Fritto di Stefano Bartolini presenterà i suoi famosi piatti di pesce, tra cui il cono di fritto. Si continua con i ravennati: L’Osteria Acciuga con i piatti dello chef Matteo Salbaroli e I Passatelli 1962 del Mariani, con i cappelletti della tradizione romagnola. A chiudere il BBQ o barbercue di carne e di pesce di Per Te Catering / La Cantinaza di Milano Marittima.

Infine in Piazza San Francesco c’è il cibo di strada della tradizione siciliana proposto dalla Pasticceria Palumbo. Ma piatti e assaggi saranno proposti anche in Piazza dell’Unità d’Italia nel grande spazio che ospita Slow Food e Il Lavoro dei Contadini.

In piazza del Popolo per gli appassionati saranno oltre 200 le etichette, tra vini bianchi, rossi e passiti, per un totale di 56 cantine del nostro territorio, divise in quattro grandi aree: Imola e Faenza; Ravenna e Rimini; Forlì e Predappio; Cesena e Bertinoro. Il grande spazio coperto in piazza del Popolo aprirà venerdì dalle 17 alle 23, il sabato dalle 11 alle 23, e la domenica dalle 11 alle 21.

Le degustazioni di vino sono a pagamento e i biglietti sono in vendita presso le casse dello stesso spazio coperto con queste modalità:
• Carnet di 4 tagliandi per 4 degustazioni: 7 euro con il calice / 5 euro senza calice
• Carnet di 6 tagliandi per 6 degustazioni: 9 euro con il calice / 7 euro senza calice
• Carnet di 10 tagliandi per 10 degustazioni: 12 euro con il calice / 10 euro senza calice
Per un assaggio di vino passito o di Sangiovese Riserva sono necessari 2 tagliandi degustazione. Per tutti gli altri vini rossi e bianchi 1 solo tagliando. Con l’acquisto di ogni carnet di degustazione è previsto un buono sconto del 10% per un piatto da consumare allo Spazio Slow Food.

Come per ogni edizione passata, anche quest’anno si premieranno il migliore Romagna Sangiovese Doc Riserva (annata 2012) e il miglior Albana Docg (annata 2014). I vini in competizione sono selezionati da una giuria qualificata presieduta da Fabio Giavedoni, curatore della guida nazionale Slow Wine di Slow Food, accompagnato da Mariella Caputo, sommelier Ais, Giuseppe Meglioli, enologo consigliere nazionale Onav, Francesca Bidasio sommelier Slow Food. La premiazione si terrà alle 17.30 di sabato 24 ottobre, presso la Sala Spadolini della Biblioteca Oriani.

Info: 339 4703606, www.giovinbacco.it e facebook.com/GiovinBacco.

Sgombero all’ex Telecom di Bologna «Rimuovere prefetto e questore»

Interrogazione al ministro del deputato ravennate di Sel, Paglia
«Azione inaccettabile, il Comune sapeva che c’erano dei bambini»

È stata consegnata oggi al ministro degli Interni Angelino Alfano una interrogazione a firma anche del deputato ravennate di Sel, Giovanni Paglia, in cui si chiede la rimozione del prefetto e del questore di Bologna.

Il tema è naturalmente quello dell’ex Telecom, il palazzo di un fondo privato di via Fioravanti, a Bologna, che è stato occupato il 4 dicembre 2014 da quasi trecento persone, soprattutto famiglie con bambini. Famiglie che – denuncia il collettivo Social Log attivo sul fronte dell’emergenza casa, ripreso da un articolo di Repubblica Bologna – avevano fatto domanda per un alloggio popolare ma non avevano un tetto. Oggi è scattato lo sgombero, definito dallo stesso Paglia su Facebook, «inaccettabile».

Nell’interrogazione – firmata insieme ai colleghi di partito e onorevoli Arturo Scotto e Nicola Fratoianni – Paglia sottolinea come fosse nota la presenza di minori iscritti a scuola nell’immobile sgomberato, avendo il Comune di Bologna «più volte e pubblicamente ribadito di non essere nelle condizioni di offrire una soluzione abitativa ai residenti nelle diverse occupazioni presenti in città».

Nonostante tutto – scrivono i deputati di Sel, «la questura ha deciso di procedere ad un altro sgombero dopo quello della scorsa settimana in via Solferino, nonostante i problemi già verificatisi in quell’occasione».

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