mercoledì
13 Maggio 2026

Torna la stagione per famiglie all’Almagià tra spettacoli, feste e laboratori

Il cartellone delle Arti della Marionetta, a cura del Teatro del Drago

In occasione della Notte d’oro, sabato 10 ottobre dalle 17.30 all’Almagià (zona Darsena di Ravenna) si terrà una vera e propria festa per presentare la 27esima edizione della stagione teatrale Le Arti della Marionetta, appuntamento annuale domenicale con il teatro (con protagoniste alcune delle più interessanti compagnie del panorama italiano) rivolto al pubblico delle famiglie con bambini.

A curare la stagione in collaborazione con il Comune sarà ancora il Teatro del Drago, famiglia d’arte che lavora nel teatro di figura dal 1840 portando avanti un progetto culturale e di vita mirato alla diffusione e alla conoscenza delle arti. Con questo spirito organizza la stagione teatrale «con la convinzione che oggi, più di ieri – si legge in una nota del Teatro del Drago –, più di ieri, sia fondamentale per la crescita delle nuove generazioni, una forte impronta culturale e che il teatro può essere sia un momento di svago o di formazione, ma anche uno degli elementi indispensabili nello sviluppo dell’individuo, nelle varie fasi della sua vita, per poter conquistare una propria libertà intellettuale e migliorare la qualità del quotidiano».

Durante il pomeriggio del 10 ottobre verrà presentato il cartellone della stagione con approfondimenti sui singoli spettacoli e alcune sorprese per i più piccoli. Fra gli ospiti Fagiolino Fanfan e i collaboratori, i promotori e gli sponsor dell’iniziativa.

Entrando nel dettaglio del cartellone della manifestazione – presentato in questi giorni in una conferenza stampa con l’assessore alla Cultura del Comune, Ouidad Bakkali (nella foto a sinistra con Roberta Colombo del Teatro del Drago) –, ospiterà dodici titoli che si svolgeranno da ottobre a febbraio alle Artificerie Almagià, ma anche laboratori ed eventi che vedranno coinvolto un altro luogo importante della città: il museo La Casa delle Marionette di vicolo Padenna, in centro a Ravenna.

Per quanto riguarda i titoli che verranno proposti, si alterneranno fiabe classiche a testi della letteratura, spettacoli di arte popolare, arte circense e teatro comico d’attore; tornerà la mini rassegna dedicata ai piccolissimi e non mancheranno gli spettacoli di burattini del panorama italiano. Come si ripete da alcuni anni, da segnalare anche una presenza internazionale: Z le avventure di Zorro della compagnia italo-spagnola Ferrè & Ronga.

Una novità di questa edizione sarà lo spettacolo di apertura della stagione del 24 ottobre, in serale (ore 21), dedicato alle mamme e ai papà: I primi cento anni di Edith Piaf del Teatro Potlach, una delle compagnie storiche della ricerca italiana per un viaggio musicale nella Francia degli anni 30-50 (bambini ingresso gratuito under 16).

L’apertura ufficiale della stagione è invece in programma il giorno successivo, domenica 25 ottobre, alle 16.30 con I tre porcellini (nella foto in alto), uno dei cavalli di battaglia del Centro di produzione per l’Infanzia e la Gioventù, Fontemaggiore di Perugia.

Il 15 e il 22 novembre sul palcoscenico dell’Almagià rispettivamente la compagnia Teatro dell’Acquario di Cosenza presenterà un classico della letteratura, Il piccolo principe, e la compagnia I Ciarlatani di Rimini uno spettacolo sull’arte circense dal titolo All’incirca il circo.

Torna poi, come detto, la rassegna “Le Arti per i piccolissimi” in collaborazione con Ravenna Teatro/Drammatico Vegetale, con tre spettacoli dedicati appunto ai piccolissimi: il primo, Lo zoo di Pinocchio, debutterà venerdì 27 novembre (con doppia replica sabato 28) allo spazio Vulkano di San Bartolo, mentre alle Artificerie Almagià verranno presentati, nella giornata di domenica 29 novembre, Teo ha le orecchie curiose, co-produzione Teatro del Drago e Artesonoraperibambini/Immaginante, e Piccolissimo. Tutti e tre gli spettacoli sono adatti ai bambini a partire dai 20 mesi.

L’anno nuovo si apre con la sezione dedicata interamente alla figura del burattino e al mondo della commedia dell’arte di cui fanno parte tre spettacoli: La mirabilante istoria di Fasolino (6 gennaio), Storie di Arlecchino (17 gennaio), e Z le avventure di Zorro, coproduzione italo-spagnola (24 gennaio).

L’ultimo appuntamento è per domenica 21 febbraio: dopo l’ottimo successo di pubblico ottenuto nella scorsa stagione con Romanzo d’infanzia della compagnia Abbondanza/Bertoni, continua la collaborazione con il festival di danza contemporanea Today to Dance (ideata da Cantieri e condivisa anche da Ravenna Teatro e Ravenna Manifestazioni) con il curioso spettacolo Sherlock – Teatro delle Bricole/Fondazione Solares delle Arti – progetto affidato a CollettivO CineticO, con il sostegno di Ater Teatro.

A tutto questo si aggiungono le tre feste (per Halloween, Befana e Carnevale), durante le quali oltre agli spettacoli (il 31 ottobre L’orco del teatro di Eventi Culturali/Teatri Comunicanti e il 6 febbraio Pulcinella Mon Amour) si terranno all’Almagià laboratori, animazioni ed eventi ludici. 

Confermata l’iniziativa storica “Il piccolo giornalista”, che permette a ogni spettatore di esprimere il proprio parere critico sullo spettacolo visto, confrontandosi, a seconda della propria esperienza, con il disegno o la scrittura.

Ogni anno la stagione é supportata da imprenditori privati che credono nella cultura e nella qualità della vita che da essa deriva: tutto il lavoro sul settore privato é curato da Reclam Edizioni e Comunicazione.

Da sabato 10 ottobre in occasione della festa sarà possibile prenotarsi per tutti gli spettacoli in cartellone (i biglietti non hanno subito variazioni di prezzo rispetto alle trascorse stagioni) e sarà inoltre possibile acquistare la Fagiolino Card (un carnet di 10 spettacoli al prezzo vantaggioso di 50 euro).

Il programma della stagione é disponibile sia sul sito www.teatrodeldrago.it che sulla pagina Facebook. Infoline biglietteria 0544-509590; il sabato e nelle giornate di spettacolo 392 6664211, oppure info@teatrodeldrago.it.

Torna la stagione per famiglie all’Almagià tra spettacoli, feste e laboratori

Il cartellone delle Arti della Marionetta, a cura del Teatro del Drago

In occasione della Notte d’oro, sabato 10 ottobre dalle 17.30 all’Almagià (zona Darsena di Ravenna) si terrà una vera e propria festa per presentare la 27esima edizione della stagione teatrale Le Arti della Marionetta, appuntamento annuale domenicale con il teatro (con protagoniste alcune delle più interessanti compagnie del panorama italiano) rivolto al pubblico delle famiglie con bambini.

A curare la stagione in collaborazione con il Comune sarà ancora il Teatro del Drago, famiglia d’arte che lavora nel teatro di figura dal 1840 portando avanti un progetto culturale e di vita mirato alla diffusione e alla conoscenza delle arti. Con questo spirito organizza la stagione teatrale «con la convinzione che oggi, più di ieri – si legge in una nota del Teatro del Drago –, più di ieri, sia fondamentale per la crescita delle nuove generazioni, una forte impronta culturale e che il teatro può essere sia un momento di svago o di formazione, ma anche uno degli elementi indispensabili nello sviluppo dell’individuo, nelle varie fasi della sua vita, per poter conquistare una propria libertà intellettuale e migliorare la qualità del quotidiano».

Durante il pomeriggio del 10 ottobre verrà presentato il cartellone della stagione con approfondimenti sui singoli spettacoli e alcune sorprese per i più piccoli. Fra gli ospiti Fagiolino Fanfan e i collaboratori, i promotori e gli sponsor dell’iniziativa.

Entrando nel dettaglio del cartellone della manifestazione – presentato in questi giorni in una conferenza stampa con l’assessore alla Cultura del Comune, Ouidad Bakkali (nella foto a sinistra con Roberta Colombo del Teatro del Drago) –, ospiterà dodici titoli che si svolgeranno da ottobre a febbraio alle Artificerie Almagià, ma anche laboratori ed eventi che vedranno coinvolto un altro luogo importante della città: il museo La Casa delle Marionette di vicolo Padenna, in centro a Ravenna.

Per quanto riguarda i titoli che verranno proposti, si alterneranno fiabe classiche a testi della letteratura, spettacoli di arte popolare, arte circense e teatro comico d’attore; tornerà la mini rassegna dedicata ai piccolissimi e non mancheranno gli spettacoli di burattini del panorama italiano. Come si ripete da alcuni anni, da segnalare anche una presenza internazionale: Z le avventure di Zorro della compagnia italo-spagnola Ferrè & Ronga.

Una novità di questa edizione sarà lo spettacolo di apertura della stagione del 24 ottobre, in serale (ore 21), dedicato alle mamme e ai papà: I primi cento anni di Edith Piaf del Teatro Potlach, una delle compagnie storiche della ricerca italiana per un viaggio musicale nella Francia degli anni 30-50 (bambini ingresso gratuito under 16).

L’apertura ufficiale della stagione è invece in programma il giorno successivo, domenica 25 ottobre, alle 16.30 con I tre porcellini (nella foto in alto), uno dei cavalli di battaglia del Centro di produzione per l’Infanzia e la Gioventù, Fontemaggiore di Perugia.

Il 15 e il 22 novembre sul palcoscenico dell’Almagià rispettivamente la compagnia Teatro dell’Acquario di Cosenza presenterà un classico della letteratura, Il piccolo principe, e la compagnia I Ciarlatani di Rimini uno spettacolo sull’arte circense dal titolo All’incirca il circo.

Torna poi, come detto, la rassegna “Le Arti per i piccolissimi” in collaborazione con Ravenna Teatro/Drammatico Vegetale, con tre spettacoli dedicati appunto ai piccolissimi: il primo, Lo zoo di Pinocchio, debutterà venerdì 27 novembre (con doppia replica sabato 28) allo spazio Vulkano di San Bartolo, mentre alle Artificerie Almagià verranno presentati, nella giornata di domenica 29 novembre, Teo ha le orecchie curiose, co-produzione Teatro del Drago e Artesonoraperibambini/Immaginante, e Piccolissimo. Tutti e tre gli spettacoli sono adatti ai bambini a partire dai 20 mesi.

L’anno nuovo si apre con la sezione dedicata interamente alla figura del burattino e al mondo della commedia dell’arte di cui fanno parte tre spettacoli: La mirabilante istoria di Fasolino (6 gennaio), Storie di Arlecchino (17 gennaio), e Z le avventure di Zorro, coproduzione italo-spagnola (24 gennaio).

L’ultimo appuntamento è per domenica 21 febbraio: dopo l’ottimo successo di pubblico ottenuto nella scorsa stagione con Romanzo d’infanzia della compagnia Abbondanza/Bertoni, continua la collaborazione con il festival di danza contemporanea Today to Dance (ideata da Cantieri e condivisa anche da Ravenna Teatro e Ravenna Manifestazioni) con il curioso spettacolo Sherlock – Teatro delle Bricole/Fondazione Solares delle Arti – progetto affidato a CollettivO CineticO, con il sostegno di Ater Teatro.

A tutto questo si aggiungono le tre feste (per Halloween, Befana e Carnevale), durante le quali oltre agli spettacoli (il 31 ottobre L’orco del teatro di Eventi Culturali/Teatri Comunicanti e il 6 febbraio Pulcinella Mon Amour) si terranno all’Almagià laboratori, animazioni ed eventi ludici. 

Confermata l’iniziativa storica “Il piccolo giornalista”, che permette a ogni spettatore di esprimere il proprio parere critico sullo spettacolo visto, confrontandosi, a seconda della propria esperienza, con il disegno o la scrittura.

Ogni anno la stagione é supportata da imprenditori privati che credono nella cultura e nella qualità della vita che da essa deriva: tutto il lavoro sul settore privato é curato da Reclam Edizioni e Comunicazione.

Da sabato 10 ottobre in occasione della festa sarà possibile prenotarsi per tutti gli spettacoli in cartellone (i biglietti non hanno subito variazioni di prezzo rispetto alle trascorse stagioni) e sarà inoltre possibile acquistare la Fagiolino Card (un carnet di 10 spettacoli al prezzo vantaggioso di 50 euro).

Il programma della stagione é disponibile sia sul sito www.teatrodeldrago.it che sulla pagina Facebook. Infoline biglietteria 0544-509590; il sabato e nelle giornate di spettacolo 392 6664211, oppure info@teatrodeldrago.it.

Traffico, via alle limitazioni: associazioni di categoria infuriate con il Comune

Limitazioni tutti i giorni e in un’area maggiore della città rispetto
al passato. Commercianti e artigiani chiedono di rivedere l’ordinanza

A Ravenna, così come in tutta la regione, sono entrati in vigore (e lo resteranno fino al 31 marzo), le misure di limitazione alla circolazione stradale previste dal primo “Piano aria integrato regionale” (Pair). La novità di quest’anno è l’eliminazione del blocco del giovedì a favore di una limitazione più strutturata dei mezzi più inquinanti durante tutti i giorni feriali della settimana.

Il Comune di Ravenna ha recepito il provvedimento regionale in una ordinanza emanata mercoledì che prevede il divieto di transito (eccetto i giorni festivi) dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18.30 e in occasione delle “Domeniche Ecologiche” (la prima già il 4 ottobre, poi il 15 novembre, il 10 gennaio, il 7 febbraio e il 6 marzo).

Le limitazioni riguardano le seguenti categorie di veicoli, che il Comune di Ravenna ha stimato essere circa il 10 percento di quelli immatricolati sul nostro territorio: a benzina precedenti all’Euro 2; diesel precedenti all’Euro 4; diesel di tipo M2, M3, N2 o N3 precedenti all’Euro 4; diesel di tipo N1 precedenti all’Euro 3; ciclomotori e ai motocicli precedenti alla normativa Euro 1.

Potranno invece circolare liberamente i seguenti veicoli: alimentati a gas metano o GPL; con almeno 3 persone a bordo (car pooling), con almeno 2 persone, se omologati a 2 posti; autoveicoli elettrici e ibridi; ciclomotori e motocicli elettrici; autoveicoli per trasporti specifici e per uso speciale, così come definiti dall’articolo 54 del codice della strada e altri veicoli ad uso speciale.

A questi si aggiungono, in deroga alle disposizioni regionali (e secondo alcuni come gesto di avvicinamento del Pd al Pri, che proprio in questi giorni aveva chiesto garanzie sul traffico in vista anche delle amministrative del prossimo anno), le auto diesel M1 Euro 3 di cittadini residenti o domiciliati nell’area urbana sottoposta alle limitazioni (fino al 31 dicembre).

L’area cittadina in cui saranno in vigore i provvedimenti è più ampia rispetto al passato ed è rappresentata dall’area grigia della piantina a inizio articolo (info a questo link), che secondo il nuovo Piano regionale deve coprire almeno il 30 percento del centro abitato e potrà essere ulteriormente ampliata.

E proprio dall’aumento delle strade interessate parte l’attacco delle associazioni di categoria ravennati che in una nota congiunta (firmata da Cna, Confartigianato, Confesercenti e Confcommercio) chiedono di rivedere subito l’ordinanza al sindaco, lamentandosi anche di averla ricevuta solo poche ore prima l’entrata in vigore e pure della «scarsa informazione pubblica».

Entrando nel dettaglio, le associazioni lamentano l’eliminazione delle deroghe «per i lavoratori residenti o con sede di lavoro all’interno delle zone interessate ma non servite dal trasporto pubblico» e «per i veicoli delle imprese attrezzate per il pronto intervento e la manutenzione di impianti (elettricisti, idraulici etc.)», oltre all’allargamento dell’area interessata, «ad esempio alla zona di Viale Berlinguer, impedendo così l’utilizzo ai cittadini di alcuni importanti parcheggi (Sighinolfi e Viale Berlinguer) adiacenti al centro, nonché la fruizione degli uffici della Questura, di quelli comunali come l’Anagrafe ed al mercato cittadino del mercoledì».

«Gli artigiani così si ritroveranno a non potere più intervenire in città – si legge nella nota – così come verranno penalizzati i clienti del mercato cittadino». Una vera «doccia fredda» per le imprese che operano all’interno del nuovo perimetro, secondo le associazioni, che annunciano di voler intervenire «nei confronti dell’Amministrazione comunale per cercare di fare apportare le indispensabili e necessarie modifiche».

Traffico, via alle limitazioni: associazioni di categoria infuriate con il Comune

Limitazioni tutti i giorni e in un’area maggiore della città rispetto
al passato. Commercianti e artigiani chiedono di rivedere l’ordinanza

A Ravenna, così come in tutta la regione, sono entrati in vigore (e lo resteranno fino al 31 marzo), le misure di limitazione alla circolazione stradale previste dal primo “Piano aria integrato regionale” (Pair). La novità di quest’anno è l’eliminazione del blocco del giovedì a favore di una limitazione più strutturata dei mezzi più inquinanti durante tutti i giorni feriali della settimana.

Il Comune di Ravenna ha recepito il provvedimento regionale in una ordinanza emanata mercoledì che prevede il divieto di transito (eccetto i giorni festivi) dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18.30 e in occasione delle “Domeniche Ecologiche” (la prima già il 4 ottobre, poi il 15 novembre, il 10 gennaio, il 7 febbraio e il 6 marzo).

Le limitazioni riguardano le seguenti categorie di veicoli, che il Comune di Ravenna ha stimato essere circa il 10 percento di quelli immatricolati sul nostro territorio: a benzina precedenti all’Euro 2; diesel precedenti all’Euro 4; diesel di tipo M2, M3, N2 o N3 precedenti all’Euro 4; diesel di tipo N1 precedenti all’Euro 3; ciclomotori e ai motocicli precedenti alla normativa Euro 1.

Potranno invece circolare liberamente i seguenti veicoli: alimentati a gas metano o GPL; con almeno 3 persone a bordo (car pooling), con almeno 2 persone, se omologati a 2 posti; autoveicoli elettrici e ibridi; ciclomotori e motocicli elettrici; autoveicoli per trasporti specifici e per uso speciale, così come definiti dall’articolo 54 del codice della strada e altri veicoli ad uso speciale.

A questi si aggiungono, in deroga alle disposizioni regionali (e secondo alcuni come gesto di avvicinamento del Pd al Pri, che proprio in questi giorni aveva chiesto garanzie sul traffico in vista anche delle amministrative del prossimo anno), le auto diesel M1 Euro 3 di cittadini residenti o domiciliati nell’area urbana sottoposta alle limitazioni (fino al 31 dicembre).

L’area cittadina in cui saranno in vigore i provvedimenti è più ampia rispetto al passato ed è rappresentata dall’area grigia della piantina a inizio articolo (info a questo link), che secondo il nuovo Piano regionale deve coprire almeno il 30 percento del centro abitato e potrà essere ulteriormente ampliata.

E proprio dall’aumento delle strade interessate parte l’attacco delle associazioni di categoria ravennati che in una nota congiunta (firmata da Cna, Confartigianato, Confesercenti e Confcommercio) chiedono di rivedere subito l’ordinanza al sindaco, lamentandosi anche di averla ricevuta solo poche ore prima l’entrata in vigore e pure della «scarsa informazione pubblica».

Entrando nel dettaglio, le associazioni lamentano l’eliminazione delle deroghe «per i lavoratori residenti o con sede di lavoro all’interno delle zone interessate ma non servite dal trasporto pubblico» e «per i veicoli delle imprese attrezzate per il pronto intervento e la manutenzione di impianti (elettricisti, idraulici etc.)», oltre all’allargamento dell’area interessata, «ad esempio alla zona di Viale Berlinguer, impedendo così l’utilizzo ai cittadini di alcuni importanti parcheggi (Sighinolfi e Viale Berlinguer) adiacenti al centro, nonché la fruizione degli uffici della Questura, di quelli comunali come l’Anagrafe ed al mercato cittadino del mercoledì».

«Gli artigiani così si ritroveranno a non potere più intervenire in città – si legge nella nota – così come verranno penalizzati i clienti del mercato cittadino». Una vera «doccia fredda» per le imprese che operano all’interno del nuovo perimetro, secondo le associazioni, che annunciano di voler intervenire «nei confronti dell’Amministrazione comunale per cercare di fare apportare le indispensabili e necessarie modifiche».

Traffico, via alle limitazioni: associazioni di categoria infuriate con il Comune

Limitazioni tutti i giorni e in un’area maggiore della città rispetto al passato. Commercianti e artigiani chiedono di rivedere l’ordinanza

A Ravenna, così come in tutta la regione, sono entrati in vigore (e lo resteranno fino al 31 marzo), le misure di limitazione alla circolazione stradale previste dal primo “Piano aria integrato regionale” (Pair). La novità di quest’anno è l’eliminazione del blocco del giovedì a favore di una limitazione più strutturata dei mezzi più inquinanti durante tutti i giorni feriali della settimana.

Il Comune di Ravenna ha recepito il provvedimento regionale in una ordinanza emanata mercoledì che prevede il divieto di transito (eccetto i giorni festivi) dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18.30 e in occasione delle “Domeniche Ecologiche” (la prima già il 4 ottobre, poi il 15 novembre, il 10 gennaio, il 7 febbraio e il 6 marzo).

Le limitazioni riguardano le seguenti categorie di veicoli, che il Comune di Ravenna ha stimato essere circa il 10 percento di quelli immatricolati sul nostro territorio: a benzina precedenti all’Euro 2; diesel precedenti all’Euro 4; diesel di tipo M2, M3, N2 o N3 precedenti all’Euro 4; diesel di tipo N1 precedenti all’Euro 3; ciclomotori e ai motocicli precedenti alla normativa Euro 1.

Potranno invece circolare liberamente i seguenti veicoli: alimentati a gas metano o GPL; con almeno 3 persone a bordo (car pooling), con almeno 2 persone, se omologati a 2 posti; autoveicoli elettrici e ibridi; ciclomotori e motocicli elettrici; autoveicoli per trasporti specifici e per uso speciale, così come definiti dall’articolo 54 del codice della strada e altri veicoli ad uso speciale.

A questi si aggiungono, in deroga alle disposizioni regionali (e secondo alcuni come gesto di avvicinamento del Pd al Pri, che proprio in questi giorni aveva chiesto garanzie sul traffico in vista anche delle amministrative del prossimo anno), le auto diesel M1 Euro 3 di cittadini residenti o domiciliati nell’area urbana sottoposta alle limitazioni (fino al 31 dicembre).

L’area cittadina in cui saranno in vigore i provvedimenti è più ampia rispetto al passato ed è rappresentata dall’area grigia della piantina a inizio articolo (info a questo link), che secondo il nuovo Piano regionale deve coprire almeno il 30 percento del centro abitato e potrà essere ulteriormente ampliata.

E proprio dall’aumento delle strade interessate parte l’attacco delle associazioni di categoria ravennati che in una nota congiunta (firmata da Cna, Confartigianato, Confesercenti e Confcommercio) chiedono di rivedere subito l’ordinanza al sindaco, lamentandosi anche di averla ricevuta solo poche ore prima l’entrata in vigore e pure della «scarsa informazione pubblica».

Entrando nel dettaglio, le associazioni lamentano l’eliminazione delle deroghe «per i lavoratori residenti o con sede di lavoro all’interno delle zone interessate ma non servite dal trasporto pubblico» e «per i veicoli delle imprese attrezzate per il pronto intervento e la manutenzione di impianti (elettricisti, idraulici etc.)», oltre all’allargamento dell’area interessata, «ad esempio alla zona di Viale Berlinguer, impedendo così l’utilizzo ai cittadini di alcuni importanti parcheggi (Sighinolfi e Viale Berlinguer) adiacenti al centro, nonché la fruizione degli uffici della Questura, di quelli comunali come l’Anagrafe ed al mercato cittadino del mercoledì».

«Gli artigiani così si ritroveranno a non potere più intervenire in città – si legge nella nota – così come verranno penalizzati i clienti del mercato cittadino». Una vera «doccia fredda» per le imprese che operano all’interno del nuovo perimetro, secondo le associazioni, che annunciano di voler intervenire «nei confronti dell’Amministrazione comunale per cercare di fare apportare le indispensabili e necessarie modifiche».

Cesare Basile: «La musica indipendente? Non esiste»

«Esistono invece musicisti liberi…»
Parla il cantautore premiato al Mei

«La musica indipendente? È una minchiata». Parola di Cesare Basile, raggiunto al telefono poco prima di essere premiato come “Artista indipendente dell’anno” al Mei di Faenza (quattro giorni di eventi con un programma sterminato che è possibile consultare a questo link).

«Oggi la musica indipendente non esiste. E in questo sta anche il grosso errore di una manifestazione come il Mei, che cerca di farne un genere, come per esempio l’hip hop, e di conseguenza una categoria commerciale. Esistono invece artisti e musicisti liberi: non si diventa indipendenti perché si fa parte di un mondo che si autoproclama tale. La musica indipendente non per niente nasce negli anni Ottanta nella scena hardcore americana, con autoproduzioni e ragazzi che non trovando spazio nei circuiti ufficiali si organizzavano fuori di essi, con altri principi e ispirazioni. Come si fa a chiamare invece oggi musica indipendente una che poi alla fine ripropone gli schemi, le organizzazioni e le strutture gerarchiche di quella commerciale?».

Finita la parentesi. Il siciliano Cesare Basile, 51 anni, è uno dei più grandi cantautori che l’Italia abbia prodotto dagli anni novanta a oggi e ultimamente pare se ne siano accorti anche i fantomatici addetti ai lavori. Sabato 3 ottobre riceverà il premio del Mei di cui sopra e nel frattempo ha vinto la Targa Tenco per il miglior album in dialetto del 2015, il suo Tu prenditi l’amore che vuoi (che è solo in parte in dialetto siciliano, va precisato). La stessa targa che due anni fa rifiutò di ritirare in aperta contestazione al Club Tenco che organizza il premio.

Cesare, ma quindi verrai al Mei?
«Certo, di mestiere non faccio quello che non ritira i premi…».
E due anni fa al Tenco come andò?
«Quel gesto va contestualizzato: il Club Tenco ai tempi, in ossequio al suo sponsor maggiore, che è la Siae, annullò un evento al teatro Valle occupato di Roma, preferendo così non prendere posizione nella diatriba che si era scatenata in quel periodo (la Siae si era scagliata contro i teatri occupati parlandone come sorta di concorrenza sleale per gli altri, ndr). Io credo invece che il Tenco avrebbe dovuto schierarsi e ho fatto la mia scelta per essere in pace con me stesso, rispettare le mie convinzioni ed essere solidale con gli occupanti (Basile è esso stesso protagonista dell’occupazione del teatro Coppola di Catania, ndr)».
Non è certo la prima volta che prendevi posizioni politiche: perché credi sia giusto come artista? E perché siete in così pochi a farlo?
«Ognuno fa quello che sente più necessario. Personalmente in questi anni ho avuto questa esigenza forte di, appunto, prendere posizioni e schierarmi (Basile è noto anche per aver appoggiato la causa dei No Muos contro la base militare di Niscemi, per esempio, ndr). Non credo che l’arte abbia delle responsabilità, però può svolgere un ruolo. E può scegliere: può essere parte dell’intrattenimento e può essere parte anche di un conflitto. Io credo che questi siano tempi di conflitto: anche se il potere ci racconta di una riconciliazione, la frattura fra il potere e le persone è sempre più larga e io mi sento in dovere di raccontare questa frattura».
Seguendoti pare che nella tua Sicilia questa frattura sia più evidente…
«In questo momento la Sicilia è un posto dove il conflitto fra il territorio e chi governa il territorio è lampante: non c’è nessun tipo di comunicazione, nessun tipo di rispetto verso i cittadini, verso le esigenze di chi sta peggio. Rispetto al resto d’Italia forse qui non c’è neppure un tentativo di nascondere i problemi, neppure una falsa copertina per affrontare il freddo…».
E dal punto di vista musicale? La scena siciliana, catanese in particolare, era molto fervida…
«Non ho mai creduto molto alla “scena”, temo sia il più delle volte una semplificazione inventata da chi ha interesse a vendere delle scene. Sicuramente c’è tanta gente che fa tanto, a Palermo come a Catania, dove si sta ricomponendo un tessuto con fatti, nonostante sia sempre più complicato per la crisi, soprattutto di socialità, che stiamo vivendo».
Venendo alla tua carriera, con il tuo ultimo disco, il nono, confermi una coerenza invidiabile, un percorso musicale lontano dai compromessi.
«Forse fino a qualche anno fa prestavo troppa attenzione al riscontro del pubblico e ora posso dire che è stato uno dei miei grossi limiti. Mi sono ripreso il mio amore per la musica e ho ricominciato a farla senza aspettarmi niente, ritrovando in questo modo un equilibrio che in passato avevo perso. Ho ricominciato a masticare libertà. Non che le mie produzioni siano mai state davvero influenzate dal riscontro, ma sarei falso e ipocrita a dire che non mi dannavo per ottenerlo. E questo mi influenzava negativamente».
Perché negli ultimi album hai introdotto il dialetto siciliano nei testi?
«Il dialetto per me è uno strumento e gli strumenti li scegli in base a quello che vuoi dire. Da quando sono tornato a vivere in Sicilia l’ho riscoperto, ricostruendo il rapporto con la mia terra e trovandolo come una sorta di scrigno, di tesoro. Dal punto di vista narrativo è molto forte, non conosce compromessi. Ci trovi dentro la storia della mia terra: l’arabo, lo spagnolo, l’inglese, il francese. Una miniera inesauribile».
Anche per il dialetto ti hanno paragonato più volte a Fabrizio De André ma nella tua musica c’è sempre stato anche molto rock americano. Cosa ti ha più influenzato?
«Gli ascolti disparati, i libri, ma soprattutto un’attitudine alla non organizzazione delle fonti. Non mi sono mai sforzato di conciliare le fonti, arrivavano e si mischiavano, fino a comporre la mia strada»,
Com’è oggi fare musica in Italia?
«Tra assurdi diritti d’autore e case discografiche, agenzie che determinano situazioni di monopolio, alcuni locali che ne determinano altre di trust, fondamentalmente è innanzitutto l’amore che ti muove a fare musica. Mi rendo conto che è retorica, ma in questi tempi in cui tutti utilizzano il cinismo per cercare di essere superiori, credo che ci sia un po’ bisogno di retorica. E credo, tornando all’inizio, che si debba fare musica solo se l’esigenza di farla è forte, se non puoi farne a meno».

L’impegno del sindaco su piazza Kennedy per i reperti e per il rispetto dei tempi

I lavori nell’ex parcheggio continuano parallelamente con gli scavi
degli archeologi alla ricerca della chiesa di Sant’Agnese

Il sindaco Fabrizio Matteucci in un tweet conferma ufficialmente l’intenzione del Comune di voler valorizzare i reperti archeologici di piazza Kennedy (che senza un adeguato progetto di recupero dovranno essere ricoperti) ma allo stesso tempo tranquillizza i commercianti assicurando di essere al lavoro con l’assessore Enrico Liverani per rispettare i tempi del cantiere. Cantiere che, come noto, è partito circa a metà giugno con l’obiettivo di tagliare il nastro alla nuova piazza pedonale un anno dopo.

I lavori, infatti, nonostante i ritrovamenti (ampiamente preventivati) di questi giorni (vedi articoli correlati) stanno procedendo secondo i piani e continueranno anche nei prossimi giorni in maniera parallela a quelli degli archeologi che continueranno a sondare l’area dove sorgeva la chiesa di Sant’Agnese (all’angolo della piazza tra il palazzo del Mutilato e palazzo Rasponi) alla ricerca dei suoi resti.

Al momento – come spiega una funzionaria della Soprintendenza archeologica alla giornalista Chiara Bissi in un articolo sul Corriere Romagna in edicola oggi, giovedì 1 ottobre – è stato scoperto il piano di calpestio (nel quale è apparso anche un pilastro) del XII secolo, quando la chiesa (eretta nel V secolo) fu rialzata, prima di essere successivamente ridimensionata nel 1682. A questo periodo risalgono il muro, le arcate e il lastricato di mattoni emersi in questi giorni in piazza Kennedy dopo aver scavato a circa 1 metro e 20 centimentri di profondità. Come ha annunciato l’assessore Liverani, si proseguirà fino a 2 metri e mezzo per scoprire i resti di età romana, allargando l’area di scavo per definire il perimetro e le dimensioni della chiesa.

Ma gli eventuali reperti, che fine faranno? Il Comune si è detto disposto a rivedere il progetto di piazza Kennedy ma le ipotesi – come spiega anche l’architetto Paolo Bolzani sui quotidiani – sono tendenzialmente tre: coprire tutto in mancanza di fondi e di un progetto adeguati; prelevare i reperti per portarli in un museo; e infine la più affascinante, lasciarli nella piazza coprendoli mettendoli in sicurezza rispetto alla falda acquifera, illuminarli e magari installare lastre di cristallo trasparenti sulle quali poter camminare. Prima di prendere la decisione sarà necessario aspettare l’esito degli scavi e capire se sarà possibile reperire ulteriori fondi.

L’impegno del sindaco su piazza Kennedy per i reperti e per il rispetto dei tempi

I lavori nell’ex parcheggio continuano parallelamente con gli scavi
degli archeologi alla ricerca della chiesa di Sant’Agnese

Il sindaco Fabrizio Matteucci in un tweet conferma ufficialmente l’intenzione del Comune di voler valorizzare i reperti archeologici di piazza Kennedy (che senza un adeguato progetto di recupero dovranno essere ricoperti) ma allo stesso tempo tranquillizza i commercianti assicurando di essere al lavoro con l’assessore Enrico Liverani per rispettare i tempi del cantiere. Cantiere che, come noto, è partito circa a metà giugno con l’obiettivo di tagliare il nastro alla nuova piazza pedonale un anno dopo.

I lavori, infatti, nonostante i ritrovamenti (ampiamente preventivati) di questi giorni (vedi articoli correlati) stanno procedendo secondo i piani e continueranno anche nei prossimi giorni in maniera parallela a quelli degli archeologi che continueranno a sondare l’area dove sorgeva la chiesa di Sant’Agnese (all’angolo della piazza tra il palazzo del Mutilato e palazzo Rasponi) alla ricerca dei suoi resti.

Al momento – come spiega una funzionaria della Soprintendenza archeologica alla giornalista Chiara Bissi in un articolo sul Corriere Romagna in edicola oggi, giovedì 1 ottobre – è stato scoperto il piano di calpestio (nel quale è apparso anche un pilastro) del XII secolo, quando la chiesa (eretta nel V secolo) fu rialzata, prima di essere successivamente ridimensionata nel 1682. A questo periodo risalgono il muro, le arcate e il lastricato di mattoni emersi in questi giorni in piazza Kennedy dopo aver scavato a circa 1 metro e 20 centimentri di profondità. Come ha annunciato l’assessore Liverani, si proseguirà fino a 2 metri e mezzo per scoprire i resti di età romana, allargando l’area di scavo per definire il perimetro e le dimensioni della chiesa.

Ma gli eventuali reperti, che fine faranno? Il Comune si è detto disposto a rivedere il progetto di piazza Kennedy ma le ipotesi – come spiega anche l’architetto Paolo Bolzani sui quotidiani – sono tendenzialmente tre: coprire tutto in mancanza di fondi e di un progetto adeguati; prelevare i reperti per portarli in un museo; e infine la più affascinante, lasciarli nella piazza coprendoli mettendoli in sicurezza rispetto alla falda acquifera, illuminarli e magari installare lastre di cristallo trasparenti sulle quali poter camminare. Prima di prendere la decisione sarà necessario aspettare l’esito degli scavi e capire se sarà possibile reperire ulteriori fondi.

L’impegno del sindaco su piazza Kennedy per i reperti e per il rispetto dei tempi

I lavori nell’ex parcheggio continuano parallelamente con gli scavi degli archeologi alla ricerca della chiesa di Sant’Agnese

Il sindaco Fabrizio Matteucci in un tweet conferma ufficialmente l’intenzione del Comune di voler valorizzare i reperti archeologici di piazza Kennedy (che senza un adeguato progetto di recupero dovranno essere ricoperti) ma allo stesso tempo tranquillizza i commercianti assicurando di essere al lavoro con l’assessore Enrico Liverani per rispettare i tempi del cantiere. Cantiere che, come noto, è partito circa a metà giugno con l’obiettivo di tagliare il nastro alla nuova piazza pedonale un anno dopo.

I lavori, infatti, nonostante i ritrovamenti (ampiamente preventivati) di questi giorni (vedi articoli correlati) stanno procedendo secondo i piani e continueranno anche nei prossimi giorni in maniera parallela a quelli degli archeologi che continueranno a sondare l’area dove sorgeva la chiesa di Sant’Agnese (all’angolo della piazza tra il palazzo del Mutilato e palazzo Rasponi) alla ricerca dei suoi resti.

Al momento – come spiega una funzionaria della Soprintendenza archeologica alla giornalista Chiara Bissi in un articolo sul Corriere Romagna in edicola oggi, giovedì 1 ottobre – è stato scoperto il piano di calpestio (nel quale è apparso anche un pilastro) del XII secolo, quando la chiesa (eretta nel V secolo) fu rialzata, prima di essere successivamente ridimensionata nel 1682. A questo periodo risalgono il muro, le arcate e il lastricato di mattoni emersi in questi giorni in piazza Kennedy dopo aver scavato a circa 1 metro e 20 centimentri di profondità. Come ha annunciato l’assessore Liverani, si proseguirà fino a 2 metri e mezzo per scoprire i resti di età romana, allargando l’area di scavo per definire il perimetro e le dimensioni della chiesa.

Ma gli eventuali reperti, che fine faranno? Il Comune si è detto disposto a rivedere il progetto di piazza Kennedy ma le ipotesi – come spiega anche l’architetto Paolo Bolzani sui quotidiani – sono tendenzialmente tre: coprire tutto in mancanza di fondi e di un progetto adeguati; prelevare i reperti per portarli in un museo; e infine la più affascinante, lasciarli nella piazza coprendoli mettendoli in sicurezza rispetto alla falda acquifera, illuminarli e magari installare lastre di cristallo trasparenti sulle quali poter camminare. Prima di prendere la decisione sarà necessario aspettare l’esito degli scavi e capire se sarà possibile reperire ulteriori fondi.

Muoiono due motociclisti sulle strade nel giro di neanche 24 ore

Un 42enne e un 46enne perdono la vita a Massa e Bagnara

Nel giro di neanche 24 ore sono morti due motociclisti lungo le strade della Bassa Romagna. Il primo incidente (vedi articoli correlati) si era verificato nel tardo pomeriggio di martedì a Massa Lombarda. A perdere la vita il 42enne lughese (ma residente da un paio d’anni a Fusignano) Stefano Capanelli (nella foto) che si trovava alla guida di una Ducati di un amico. L’uomo lavorava alla Cevico. Lascia i genitori e una sorella di due anni più giovane.

Poco dopo il mezzogiorno di ieri, mercoledì 30 settembre, a perdere la vita è stato invece il 46enne faentino Christian Frassineti. In sella al suo scooterone ha tamponato un’auto finendo poi contro un Ducato poco dopo essere uscito dal lavoro (alla Cem di Bagnara, azienda che realizza macchinari in ambito elettromeccanico). Troppo violento l’impatto: l’uomo è morto sul colpo. Frassineti era separato, abitava da solo a Faenza e lascia una figlia 14enne.

Un nuovo servizio per giovani disabili in orari in cui sono chiusi centri o scuole

In programma attività in palestra o in piscina, ballo, giochi da tavolo ma anche cinema, pizzeria, pub e bowling. Sabato la presentazione

Verrà presentato sabato mattina (3 ottobre) alle 10 nella sede della Bottega dei Servizi in via Cassino 79/c a Ravenna il progetto «Libera il tempo», una proposta ludica destinata a ragazze, ragazzi e giovani adulti con disabilità, promossa dalla Bottega dei Servizi in collaborazione con le cooperative sociali Progetto Crescita e La Pieve.

Obiettivo del progetto quello di supportare i famigliari anche in orari in cui, normalmente, non è possibile affidare i propri ragazzi a strutture scolastiche o centri diurni: «Il progetto è realizzato con gli educatori delle nostre cooperative sociali che già operano quotidianamente con ragazze e ragazzi disabili – raccontano i soggetti promotori -. Crediamo che questa proposta possa inserirsi bene nel contesto territoriale fornendo, ai ragazzi e alle loro famiglie, un’opportunità in più per divertirsi in modo sicuro, flessibile e organizzato».

Le proposte, differenziate a seconda delle fasce orarie, sono così denominate: «Libera il pomeriggio», «Libera la sera» e «Libera il week end». A seconda degli orari e delle richieste si organizzeranno attività in palestra o in piscina, ballo, giochi da tavolo ma anche cinema, pizzeria, pub e bowling. Nel dettaglio le attività verranno definite nelle specifico sulla base delle richieste e delle singole esigenze delle famiglie, delle associazioni o gruppi di interesse che si rivolgeranno al servizio. «Per realizzarle – concludono i soggetti promotori – saranno a disposizione anche gli spazi di strutture utilizzate normalmente con servizi diurni o residenziali, che potranno fornire un appoggio logistico e di emergenza».

Per informazioni Bottega dei Servizi (via Cassino 79/c, Ravenna) / 0544 271321 / info@bottegadeiservizi.it.

L’Autorità portuale di Ravenna resterà autonoma. il Pd: «Risultato importante»

«Ora lavoriamo insieme per farlo diventare il principale motore
di sviluppo della nostra regione». Soddisfatti sindaco e vicesindaco

Il ministro Graziano Delrio avrebbe proposto in sede di commissione parlamentare la piena autonomia dell’Autorità portuale di Ravenna, eliminando ogni ipotesi di fusione o di accorpamento di cui si era parlato sulla stampa nei mesi scorsi.

Il primo a commentare la notizia è il sindaco Fabrizio Matteucci su Twitter, con un «molto bene», mentre il vicesindaco Giannantonio Mingozzi ha inviato una nota alla stampa in cui si riserva di attendere l’atto finale del governo sulla riforma dei porti ma dà anche atto all’onorevole ravennate del Pd Alberto Pagani (che fa parte della commissione competente) «di essersi impegnato al massimo in sede parlamentare».

«Nello stesso tempo – continua Mingozzi – bisognerà riconoscere a tanta parte dell’imprenditoria e delle istituzioni ravennati di aver sollecitato con convinzione una scelta come quella che si profila. Anche dal punto di vista politico è importante sottolineare come chi si è dichiarato sempre in difesa dell’autonomia oggi deve lavorare ancora di più per accelerare la realizzazione di un progetto che contempli fondali e aree logistiche adeguati. Comunque si conferma che fin dall’inizio avevamo ragione e che l’Autorità portuale di Ravenna è in condizione di raggiungere in autonomia quei risultati occupazionali e di sviluppo dei traffici che tutti si augurano».

«Ravenna manterrà la sua Autorità Portuale autonoma – è invece il commento più sicuro di Michele de Pascale, segretario provinciale del Partito democratico –. Un risultato importantissimo per il nostro territorio, frutto della disponibilità del ministro Delrio e dell’azione corale delle forze politiche ed economiche ravennati. In particolare un ringraziamento ad Alberto Pagani per l’impegno costante. Ora tutti al lavoro per aprire una nuova fase per il nostro Porto che può diventare il principale motore dello sviluppo della nostra Regione».

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